cucina ligure

Scurigatto

Scurigatto, anzi scurigattö: a Ne in val Graveglia (GE) si tagliano fini alcune foglie di cavolo e alcune patate e si bollono in abbondante acqua salata per qualche minuto. Quindi si aggiungono l’olio extravergine e la farina di mais già un po’ impastata con acqua fredda. Cuoce tutto insieme per mezz’ora, al termine della quale ...

Pastö

Pastö: a Sarola, frazione di Chiusavecchia (IM), terra di taggiasche, i priori della Confraternita allestivano un pranzo di magro in memoria dell’ultima cena di Gesù (ingresso vietato alle donne). Occorreva presentarsi muniti di tovaglietta, bicchiere, posate. Il menu, preceduto da un Pater noster, comprendeva filetti d’acciuga sotto sale, maccheroni con sugo di cipolle, noci, acciughe, ...

Marmelinn-e

Marmelinn-e, ovvero “mignolini” (dal latino minimellus / minimellinus), è talora il soprannome delle trofiette nell’entroterra di Sori (GE), golfo Paradiso. Hanno forma di vermetto, di cavatappi, e come noto non contengono patate… Ma, come gli gnocchi (che peraltro i genovesi chiamavano trofie), sono ottime ove condite col pesto, magari arricchite da patate e fagiolini. Personalmente, ...

Mais quarantino

Il mais quando giunse dal Nuovo Mondo fu chiamato granturco in quanto alimento “esotico”. In alcune aree divenne protagonista di una dieta monoingrediente (nelle campagne si arrivava a consumare 4 chili di polenta per persona…), che presto fece esplodere il flagello mortifero della pellagra, di cui peraltro non si sapevano individuare le cause… La tragedia ...

Furagara

Furagara, torta furagara alla genovese, cioè una gattafura (vedi qui sull’alfabeto del gusto la relativa voce), dal francese gateau fourré. Ricorre (178v) in una sezione de “La singolare dottrina” del Panunto, M. Domenico Romoli (Firenze, 1560), insieme ai funghi di Genova con savor di noci fritti, le melaterane di Genova, e i persichi in cotognata ...

Lasagnari

La schiumarola, oggi impiegata per scolare la pasta, origina da un utensile antico di secoli. La sua forma deriva da colatoi, setacci e colini di vario materiale filtrante, tele, terracotte e poi rame, già d’epoca (quantomeno) etrusco-romana. Valevano a scolare qualsiasi alimento (e non solo), vini, ortaggi… E nel 1363, dunque molti secoli dopo, nella ...