Leggevo i giorni scorsi un approfondimento, sul “Corriere della sera”, a firma Paolo Conti, relativo all’overtourism che affligge le grandi città d’arte e alcune destinazioni too trendy. E relativo ai tanti bellissimi borghi italiani, poco noti, che attendono d’esser scoperti. Mi trovavo concorde circa ogni sua parola…
In Liguria, tuttavia, la terra dove vivo e prevalentemente lavoro, non poche aree sono affette da undertourism, ovvero dalla patologia opposta. Intendo luoghi dell’entroterra che sono andati via via disertati sia dalle tradizionali villeggiature del Novecento sia – in modo più residuale – dai flussi turistici.
Consuete dinamiche del tempo, si potrebbe commentare. Non fosse che, a causa dell’antropocene “globalizzante” in cui tutti siamo immersi, tali dinamiche, unite ad altre, stanno determinando l’agonia socioeconomica di varie valli e comunità, sempre più periferiche, sempre più marginalizzate da uno sviluppo che, mutuando un concetto di Pasolini, non è certamente progresso…
Personalmente, io da quasi 30 anni anni mi batto (nei miei corsi, nelle mie conferenze, nei miei libri) contro la piega che stanno prendendo o purtroppo hanno già preso le cose. Ligucibario® stesso, che non a caso non contiene pubblicità, è un portale – per quanto può – sempre militante: contro i cattivi alimenti, contro i demagoghi e cortigiani, contro la corruzione, contro i negazionismi privi di fondamento scientifico…
Ma, come ha malinconicamente sottolineato Attilio Mauro, il figlio del grande poeta Giorgio Caproni, in un’intervista al quotidiano genovese Il secolo XIX del 6m agosto 2026, “Viviamo in una fase storica molto pericolosa (…) le persone non leggono, non si interessano, ormai concentrati solo sui social network. Il livello culturale della nazione è bassissimo…”
Anche il livello della politica è mediamente bassissimo, aggiungo io, quasi tutto giocato su invettive del momento e “spot” di convenienza elettorale. Poi non ci si sorprenda che più d’un italiano su due disdegni votare.
Chi intenda rimboccarsi le maniche e agire qualcosa nei territori dove, come dicevo, regna l’undertourism, dovrebbe prima di tutto comprendere che il marketing turistico è una disciplina scientifica e operativa, che non ammette qualunquismi e improvvisazioni, e richiede competenza, dinamismo, sagacia, aggiornamento, e comprendere che un territorio, prima ancora di domandarsi cosa fare, dovrebbe domandarsi cosa intenda essere…
I giorni scorsi (sono un appassionato di escursioni nonché docente nei corsi che in Liguria abilitano alla qualifica professionale di GAE Guida Ambientale…) ho percorso con Luisa Puppo il tratto di Alta Via che dal Melogno, poco oltre l’osteria “Din”, conduce alla cappella della Madonna della Neve, in direzione Pian dei Corsi e infine Colla di San Giacomo (foto).
Percorsi pochi metri, ecco subito una discarica: sopreattutto ferri arrugginiti (lì chissà da quanto tempo) e bottiglie. Proseguendo, due alberi caduti imponevano due deviazioni rispetto al sentiero, ma mi sono detto sono cose che avvengono, non necessariamente “imputabili”, e ho cercato di godermi la bella e ombrosa passeggiata. Giunto alla meta intermedia e alla cappelletta, un angolo che sarebbe paradisiaco, l’area picnic proponeva solo 1-2 tavoli praticabili, essendo gli altri 6-7 tutti in rovina e/o vandalizzati. Forse, ove il problema sia di sua competenza, mi permetto di supporre che il Comune di Rialto dovrebbe presto occuparsi di un simile obbrobrio, pessimo biglietto da visita.
In compenso, sulla soprastante provinciale, due TIR stavano occupandosi, con gran fracasso, di caricare e portar via alcuni splendidi tronchi di faggi, che a mio parere, visto anche il cambiamento climatico, sarebbero stati benissimo vivi e vegeti e felici e longevi nel loro bosco di appartenenza. Speriamo bene…, speriamo soprattutto che chi deve vigilare sui tagli boschivi abbia sempre più uomini e mezzi per vigilare al meglio…
Ecco, prima ancora di domandarsi cosa fare, un territorio dovrebbe domandarsi cosa intenda essere.
Umberto Curti

