Sfuggo (in parte) a quest’estate canicolare – ma con buona pace dei cosiddetti “negazionisti” il cambiamento climatico purtroppo renderà più o meno così anche le prossime… – a Calizzano, un luogo al quale Ligucibario® ha dedicato negli anni tante, proprio tante attenzioni. Perché Calizzano è diventato il mio buen retiro.
Perché a Calizzano?
Lavoro da una vita nel turismo, e ciò volente o nolente mi permette di prefigurare alcuni fenomeni legati alle dinamiche dei viaggi e alle socioeconomie, e non da oggi sono docente nei corsi per la qualifica regionale alla professione di GAE Guida Ambientale Escursionistica, nei quali “promuovo” più che posso anche località liguri non abituate ai riflettori. Non potrei quindi – tantopiù che ho spento in aprile 63 candeline – lasciarmi “coinvolgere”, anzi travolgere da vacanze massificate, in luoghi gremiti, dove tutto, parcheggiare, tuffarsi in mare, prenotare in pizzeria, comprare un gelato, risulta incasinato.
Perciò, come dicevo, dal 2003 Calizzano è per Luisa e me il buen retiro, e dal 2016 ospita il nostro smart working l’agriturismo “La Brinetta” di Frassino, ad un passo da faggi e larici.
Turismo lento in Val Bormida: opportunità e criticità
Tuttavia sono un consulente e saggista che si occupa di marketing e formazione, pertanto da “addetto ai lavori” non è che non veda tutte le criticità, i negozi che chiudono * , i ritardi e le incongruenze che connotano l’offerta turistica anche qui in Val Bormida, in primis lo stato dei sentieri e persino qualche dépliant con eventi… senza indicazione dell’orario, ma certamente le passeggiate nei boschi (quelli superstiti ** ), i piccoli musei di cultura materiale ed altro (Altare, Millesimo, Riofreddo di Murialdo…), le buone tavole cui sedersi, le botteghe nei carruggi dei paesi dove trovare qualità sono ancora un richiamo importante, una risorsa che dobbiamo a ogni costo “difendere” dalla globalizzazione.
Poi, beninteso, occorrerebbero anche efficaci strategie formative in cui coinvolgere le imprese, per irrobustirle, per diffondere sul territorio una buona conoscenza dell’inglese, l’uso (non l’abuso) dei social media per risultare realmente visibili sul mercato, l’attitudine allo storytelling, che non significa raccontar storie (o tantomeno “musse”), bensì interagire al meglio con quel turismo esperienziale che vuol sapere tutto di noi, il nostro passato, le nostre quotidianità, le nostre tradizioni, le nostre ricette, il nostro artigianato…
E al turismo esperienziale in Liguria ho dedicato già anni fa un saggio, perché proprio quello è il mio lavoro quotidiano, e in un certo senso il mio credo.
Insomma, i Lettori di Ligucibario® – che da tanti anni non sono poi pochi, anche perché Ligucibario® non contiene alcuna pubblicità – lo avranno ormai compreso: sono talmente affezionato a Calizzano e dintorni che vorrei certamente vederli più conosciuti, frequentati, apprezzati, narrati, ricordati. Io stesso non possiedo la bacchetta magica, ovviamente, ma presumo, proprio in un’ottica di creazione del “prodotto” e di marketing turistico, che qualcosina di più efficace si potrebbe tentare…
Calizzano, un baricentro di esperienze
In questi giorni che riesco a spendere fra questi luoghi e la torrida città dove abitualmente risiedo e dove prevalentemente lavoro, non mi piace oziare, anzi detesto oziare.
Ho così messo insieme (Calizzano è baricentrica rispetto a molti percorsi) tutta una serie di attività che, impegni di lavoro permettendo, riempiono bene il mio tempo libero, se ne ho: escursioni escursioni escursioni (ma quelle davvero alla portata di tutti), una passeggiata serale lungo l’ombroso Urneiru (Rio Nero), un aperi-Hugo e la cordialità al bar “Odissea”, una cena di onomastico nell’incanto dell’agriturismo “Ca’ di voi”, una coppetta di gelato (cremino e variegato mandarino tardivo…) al bar “K2”, un ottimo calice all’enoteca “Farmacia Chimica” da Enrico, un picnic nel mezzo della Barbottina, faggeta così bella da esser riserva demaniale protetta, un pranzo alle “Collette” di Bardineto dove Valentina e Pedro coccolano i buongustai (e poi un po’ di shopping da “Frascheri” e all’allevamento-caseificio “Brigné”), una cenetta sulla terrazza vista castello di “Cecchin” a Balestrino (la terra del mitico faraballa), un chinotto nella piazza più affascinante di Toirano, un gelato da “Pastorino” a Calice Ligure, un divino hamburger al “Mazut” di Osiglia (chiedete di Carlo), le farinate di “Berbora” a Millesimo, le verdure e le frutta di “Bozzolo” a Bagnasco lungo la SS28, una capatina a Battifollo per salutare il mio amico Silvano di “Primopan” (maestro della panificazione), una pizza d’autore alla “Fabbrica del Cotone” a Garessio, un sacchetto di garessini di “Cagna”, una salita al rifugio “Giàs del Roccassone” (dove Claudio prepara focaccine e polente), un tour tra la Reggia di Valcasotto e le tome preziose di “Occelli”, e poi le melighe di Pamparato, e la raschera di Frabosa (le stanno dedicando un museo), e una sgambata sulla deliziosa ciclopedonale tra Priola e Pievetta, con sosta alla pasticceria “Canavese” per i baci di dama, due passi sotto i portici di Ceva, o lungo il biale di Ormea… E qui mi fermo perché di altre imprese e “soste” ho parlato in precedenti articoli.
Ecco, tutto questo mi regala Calizzano.
Tutto questo è sinora per me, piano piano, Calizzano duemilaventisei.
Vi pare poco?
Un territorio da vivere e da custodire
Gli allievi dei corsi GAE (a proposito, stiamo per cantierare la nona edizione, iscrizioni aperte presso l’ente F.Ire di Genova, piazza Matteotti, 010 9820702 e formazione@entefire.it) non a caso mi “rimproverano”, mi definiscono calizzano-dipendente, ma io sono fatto così, “folgorato” sulla via del Melogno, da tanti anni adoro immergermi con Luisa nel profondo silenzio dei boschi, praticare una geografia “verticale” – un townsizing – che mi permette di conoscere bene gli spazi in cui mi muovo, e di imparare alberi, faune, tecci da castagne, caselle di pastori, scapitte, gunbi, trevi, riti e ritmi che nelle città sono ormai preclusi.
Vi pare poco?
Parliamone insieme, Ligucibario® è quanto di più aperto una piattaforma possa offrire…
Scrivetemi, manifestatevi.
* La crisi del commercio
L’ecatombe di attività commerciali non è solo ligure. Negli ultimi 7 anni hanno chiuso in Italia 96mila imprese del settore (- 14,4% rispetto al 2018).
Soffrono in modo particolare i negozi di alimentari (- 17,9%) e gli esercizi dedicati a consumi ricreativi e culturali (- 21,9%). Pertanto le località sono sempre più prive di edicole, librerie, negozi di articoli musicali, e di giocattoli.
In alcuni casi le serrande abbassate hanno determinato vere e proprie “desertificazioni”, ad un tempo causa ed effetto dei tanti acquisti effettuati soprattutto online e/o presso i grandi discount delle periferie cittadine.
** I boschi, il cambiamento climatico e la responsabilità di tutti
Luisa Puppo ha avuto il piacere prima ancora che l’onore di intervistare il famoso climatologo Luca Mercalli. Ascoltandolo, si comprende come la tutela dei boschi sia una delle urgenze più importanti per sperare ancora nella salvezza del Pianeta Terra… E come la siccità renda sempre più devastanti gli incendi (nei primi 6 mesi del 2026 in Liguria gli ettari interessati da incendi sono quadruplicati…).
Nella storia dell’uomo, peraltro, i boschi innegabilmente sono da sempre materia prima. E ancora nell’Ottocento, tanto per dire, nel Mezzogiorno furono tagliate brutalmente un’infinità di querce per realizzare le traversine ferroviarie del nuovo Regno d’Italia.
Il boom economico dell’ultimo Dopoguerra, non basato sul legno, permise però ai boschi di espandersi nuovamente, e oggi la superficie boschiva italiana è il 36% del territorio nazionale (Toscana al primo posto).
Gli alberi proteggono i suoli dall’erosione, “ricaricano” le falde idriche, ospitano biodiversità, intercettano il 14% delle emissioni di CO₂ (circa 5,5 t/ha l’anno).
La manutenzione, oggi più che mai, deve perciò ad ogni costo preservare le piante migliori.
Infatti, se l’urgenza di ridurre le energie fossili oggi provoca un sensibile interesse verso il legno come combustibile, il processo riesce virtuoso solo se oculatamente si impiegano gli scarti della filiera, altrimenti si rischiano nuovi disboscamenti superiori alle capacità di rinnovamento naturale.
In altre parole: ok ad un bilanciato sfruttamento, monitorato, “scientifico”, ecologico, ma non a tagli predatori o incontrollati, altrimenti il cambiamento climatico esploderà ancor più velocemente e si manifesteranno molte altre conseguenze negative. A buon intenditor, prima che sia troppo tardi…
Umberto Curti
Umberto Curti e Luisa Puppo, grazie a competenze ed esperienze maturate in oltre trent’anni di attività a fianco di territori e imprese, sviluppano consulenze e percorsi formativi per destinazioni turistiche, operatori e realtà impegnate nella valorizzazione territoriale.
Attraverso Ligucibario® promuovono strategie fondate su marketing territoriale, turismo esperienziale, storytelling e identità dei luoghi, con particolare attenzione alle relazioni tra comunità, patrimonio culturale, enogastronomia e nuove forme di fruizione sostenibile.
Umberto Curti e Luisa Puppo collaborano con enti, imprese e territori attraverso consulenza, formazione e valorizzazione territoriale. Per informazioni e approfondimenti, scrivi a info@ligucibario.com.




Grazie Umberto peri tuoi, sempre, preziosi spunti su quell’incredibile caleidoscopio di natura, biodiversità e non ultimo enogastronoia quale l’entroterra di Fnale Ligure. In poco più di 40/50 min di macchina passi da un ambiente caldissimo, affollato e caotco a un’autentco paesaggio da fondovalle alpino. Calizzano, Bardineto e su fino a Garessio sono un respiro fresco che và assaporato a pieni polmoni. Lo consiglierei vivamente a chi soggiuorna sulla costa. Una giornata da usare come rigenerante per il fisico e per lo spirito. E magari poi scoprire che varrebbe la pena spenderci anche una settimana ed oltre….