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Fugazza durza di Castelvittorio

La fugazza durza di Castelvittorio (detta vuiun dulse a Pigna) è un goloso impasto dolce di farina, lievito di birra, olio extravergine, acqua, uvetta, noci, pinoli. Ligucibario® le abbina un Moscato più che un passito, fatta eccezione per his majesty il Moscatello di Taggia, la cui resurrezione si deve anzitutto ad un vignaiolo di Ceriana ...

Fugazza di Badalucco

Fugazza di Badalucco (Baauccu) è una torta dolce, semplice, assai lievitata, sovente con uvetta, pinoli… Essendo ponentina (sei nel paese dello stoccafisso alla baucogna e dei fagioli…), io privilegio l’extravergine rispetto al burro. Molte, comunque, le ricette disponibili anche sul web. Ligucibario® abbina un calice di Moscato più che un passito. Umberto Curti L’alfabeto del ...

Storytelling per la etnogastronomia

Storytelling per la etnogastronomia
STORYTELLING PER LA “ETNOGASTRONOMIA”  Storytelling per la etnogastronomia è il titolo dell’intervento che ho tenuto di recente durante il panel sulle Rolli Experience promosso dal Comune di Genova nell’ambito del recente WTE, svoltosi appunto in Genova. Poco tempo fa ho intervistato (per il blog BioVoci di cui sono cofondatrice) Salvatore Settis, nome che non richiede ...

Cucarde

Sei nel borgo del Rossese, di Monet, della michetta… Cucarde sono le bugie (frittelle) a Dolceacqua (IM), fritte nell’olio “annodate” tipo fiocco, e ovviamente poi cosparse di zucchero. Ligucibario® abbina loro per contrasto una coppa di fresco Moscato… Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ...

Faxeu de pollastro

Faxeu de pollastro sono popolarmente i testicoli (fagioli) del gallo. Un tempo le rigaglie erano prelibatezze, assai più cucinate di oggi. Si pensi al cibreo toscano e allo spezzatino ungherese con paprika… Ligucibario® ovviamente abbina loro un rosso di adeguata struttura, ad es. un DOC Dolceacqua servito a 18°C in tulipani a stelo medio. Umberto ...

Baxin

Ad Albenga (SV), ma anche nella vicina Ortovero, prendevano il nome di “baxin” (bacini) dei biscottini sovente quadrangolari con mandorle trite, ricetta ottocentesca ma assai “manipolata” – nel 1901 costavano quanto far risuolare un paio di scarpe! – . La ricetta “definitiva” dei baxin – farina, zucchero, limone fresco, aromi da finocchio selvatico e semi ...