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Torta di Mazzini

Con mandorle, ricaviamo le necessarie notizie da una lettera che il patriota scrisse, dalla svizzera Grenchen dove scontava un esilio in clandestinità * , alla madre Maria Drago il 28 dicembre 1835 e che si conserva a Genova presso l’Istituto Storico del Risorgimento ** . Insieme ai ravioli di Paganini (passione recuperata da una lettera del violinista del 1838 all’amico Luigi Germi), un menu dunque di pieno ‘800, cui si potrebbero collegare anche le predilezioni di Garibaldi (minestrone col pesto, stoccafisso in brandade, pesce, bouillabaisse, carni alla brace, formaggi e olive)…
* se vuoi approfondire le relazioni fra Genova e la Svizzera, leggimi estesamente al link http://www.ligucibario.com/genova-a-zurigo-per-fespo/

** “[… ]Prima di dimenticarmi, voglio attenere la mia promessa e soddisfare un mio capriccio. Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste, e provaste, perché a me piace assai. Traduco alla meglio, perché di cose di cucina non m’intendo, ciò che mi dice una delle ragazze in cattivo francese: pelate, e pestate fine fine tre once di mandorle, tre once di zucchero, fregato prima ad un limone, pestato finissimo. Prendete il succo del limone, poi due gialli d’uovo, mescolate tutto questo, e movete, sbattete il tutto per alcuni minuti, poi, sbattete i due bianchi d’uovo quanto potete: en neige, dice essa, come la neve – cacciate anche questi nel gran miscuglio – tornate a movere. Ungete una tourtière, cioè un testo da torte, con butirro fresco, coprite il fondo della tourtière con pasta sfogliata, ponete il miscuglio sul testo, su questo strato di pasta sfogliata, spargete sopra dello zucchero fino, e fate cuocere il tutto al forno. Avete inteso? Dio lo sa. Mi direte poi i risultati: intanto ridete”.
Umberto Curti
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