9 gen 2024  | Pubblicato in Ligucibario

Mood di Genova, mood di Liguria

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Venerdì 5 gennaio, su incarico del Comune di Genova, la nostra Luisa Puppo ha cooperato, presso Palazzo Tobia Pallavicino, alla quarta “Rolli experience” attinente ad un package turistico il quale – considerate le risorse della Superba – aggrega piacevolmente il momento culturale e quello enogastronomico.

Palazzo Tobia Pallavicino, in via Garibaldi, è uno splendido esempio di residenza aristocratica cinquecentesca, ed uno dei Palazzi dei Rolli, riconosciuti dall’UNESCO nel 2006 come patrimonio mondiale dell’umanità. Le sue architetture, ideazione del Bergamasco, “rievocano” quella Genova mercantile che nei secoli d’oro accumulò immense ricchezze, elevò il proprio stile di vita, ed attrasse businessmen ed artisti da ogni dove. Dal ‘700 il Palazzo fu ampliato dalla famiglia Carrega, cui si deve anche la risistemazione della nuova ala, risalente al 1727-1746, e peculiarmente la strabiliante decorazione della Galleria Dorata, affidata a Lorenzo De Ferrari, tra le cose più alte del cosiddetto rococò genovese. Oggi è sede della Camera di Commercio di Genova.

 

Genova: il cibo storyteller della cultura e del’economia di una comunità

Terminata la visita, Luisa Puppo ha conversato coi molti presenti di cucina genovese/mediterranea (il buffet successivo comprendeva focacce, “gattafure”, trofie col pesto, pansoti ed altre prelibatezze).

Il successo e la positiva eco suscitata da questo storytelling confermano da un lato (non sorprendentemente) quanto l’enogastronomia di qualità sia sempre gradita, ma dall’altro soprattutto che essa costituisce un eccezionale volano per dischiudere gli aspetti culturali caratterizzanti una comunità. Se siamo ciò che mangiamo – espressione abusata e che spesso viene erroneamente attribuita a Brillat-Savarin – , è parimenti vero che un popolo è ciò che via via coltiva, pesca, alleva, apprende, importa, produce. La Liguria verosimilmente non rappresenta un terroir, ma certamente propone un genius loci inconfondibile, millenario, aggrega coste ed entroterra, borghi pieds dans l’eau e ruralità, garantisce uno stile alimentare superlativo (si badi che la contemporaneità pone un nuovo dilemma: non più ciò che è ottimo versus ciò che è pessimo, ma ciò che giova alla salute versus ciò che le nuoce).

Genova: posizionamento di una destinazione

Ed il turismo esperienziale – anzitutto gli arrivi da oltre frontiera – vuole relazionarsi intensamente con tali nostre ritualità, è un turismo immersivo, sensoriale, che non a caso e sempre di più predilige le atmosfere autentiche, far from the madding crowd, l’interazione coi residenti, le botteghe storiche, i cibi genuini…

Genova, e la Liguria, hanno tanto da dire (presumo che ormai si sia nel merito tutti concordi), c’è un filo rosso che dagli uomini e mura di Francesco Petrarca agli ascensori castellettini di Giorgio Caproni cattura il lettore e lo calamita verso una destinazione turistica che troppo a lungo è risultata “underrated”. Personalmente, ero e rimango dell’idea che – eccettuati i “turisdotti” come Roma, Venezia e Firenze – Genova possa posizionarsi come città fra le più affascinanti d’Italia, per le vicende storiche che l’hanno interessata, per la varietà dei patrimoni che custodisce, e last not least per la gastronomia che, nelle sue varie forme, l’ospite può apprezzare tanto in una sciamadda o un fainotto quanto in un ristorante di fascia alta.

“Se ci sei batti un colpo”, scrivevo riferendomi a Genova nel mio primo saggio, una ventina di anni fa(1). L’auspicio oggi come ieri si conferma il medesimo, ovvero che i management pubblici e privati si rivelino coesi e all’altezza di una sfida da cui dipende, anche in senso socioeconomico, gran parte del futuro della città…

(1) Alte stagioni. Modelli per il marketing turistico, ed. Erga (Genova), 2005. Molto tempo è scorso da quelle mie pagine, ma sinceramente qualcuna risultò profetica.
Umberto Curti
umberto curti

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