19 dic 2023  | Pubblicato in Ligucibario

Balestrino, un tour nella bellezza

Balestrino e il castello

Balestrino e il castello

20 anni di esplorazioni culturali insieme a Luisa, anche per via del nostro lavoro, e poi – pian piano – di camminate lungo i sentieri dell’alta val Bormida, della val Tanaro, della val Mongia mi hanno condotto alla scoperta di territori magnifici, che dal mare del Finale ascendono faggete, valicano in Piemonte (nel Cuneese già montano e malgaro), mescolano culture, riti, ricette.

Fra i borghi che più amo figura non da oggi Balestrino. Un grumo antico di case, inconfondibilmente Liguria, dominate dal castello carrettesco. Da una parte scendi verso Toirano, dall’altra sali a Castelvecchio di Rocca Barbena e poi al colle Scràvaion, verso Bardineto, quanta bellezza a lato dei finestrini dell’auto…

Ho frequentato e frequento Balestrino anche in virtù dei suoi ristoranti, uno in particolare, attivo dal 1900 e dotato di camere, con splendida terrazza vista ulivi dove in estate – serviti con cura premurosa dalla proprietaria – assaggiare sfiziose bruschette mediterranee, pesto, ravioli di borragine, pansoti con la salsa di noci, coniglio alla ligure, cima, qualche piatto di pesce, e freschi dessert.

Balestrino vanta tradizioni gastronomiche peculiari (anche grazie a patate, castagneti, fungaie, frutta…), fra cui il sugo di gherigli che accompagna pasta casereccia; i ravioli cosiddetti “al faraballa”, ricchi di verdure e conditi con sugo di coniglio, con ampi lembi di sfoglia attorno alla farcia; lo zemin di legumi, un tempo cucinato per la notte dei morti dopo la chiamata e il requiem; l’umile, irrinunciabile panizza di ceci tagliata a cubettoni e condita con olio aceto pepe; il turtelin di cavoli invernali, riso, formaggi ovini; e qualche volta la zeraria, con carni di gallina in gelatina, elegantemente disposta sulle foglie di alloro… Il tutto accompagnato why not da quel vino “Lappazucche” (un cerasuolo) che nasce da uve barbarossa coltivate in loco e a Pieve di Teco. E tutto ciò “compartecipa” di qualcosa che io caso per caso definisco genius loci, “buonessere”, cultivar autoctone, filiere accorciate, e si tratta di caratteristiche che – guarda caso? – il turismo esperienziale da qualche anno priorizza (se hai piacere a sapere quel che ne penso e ne scrivo, link qui).

Lo scorso settembre Luisa ed io, accolti da Alessandra Di Gangi, studiosa 27enne, abbiamo partecipato ad un interessantissimo tour del paese, che ci ha svelato anche aspetti meno noti, contestualizzando – come piace a me – la macrostoria dentro le microstorie (i giorni e le opere) di coloro che nei secoli questo paese hanno abitato… Un percorso fra chiese, affreschi, ruralità, antiche scuderie, che per alcune ore – anche grazie alle capacità e alla passione della storyteller – ha catalizzato la nostra attenzione.

alessandra di gangi al lavoro

alessandra di gangi al lavoro

Alessandra Di Gangi è non a caso l’autrice del recente Il patrimonio architettonico ed artistico di Balestrino (ed. Del Delfino Moro), output anche di una tesi di laurea sulle iconografie mariane del Ponente, dove si “catalogano” beni indagati in senso diacronico ed antropologico, dentro una storia locale millenaria le cui emergenze superstiti risalgono soprattutto ai 4 secoli dal ‘400 al ‘700…

“Venite a Balestrino”, reciterebbe dunque un noto format televisivo, ed è un invito al quale mi associo di tutto cuore, perché Alessandra Di Gangi stessa appartiene a quella meritoria tipologia di giovani dinamici i quali amano il proprio paese, ne tutelano e promuovono i valori, e si battono perché le comunità locali abbiano ancora un futuro dentro cui recitare il loro indispensabile ruolo (e da tanti anni, mi sia riconosciuto, questa è anche la “battaglia” di Ligucibario® e della mia saggistica…).

In tal senso, molto entroterra ligure necessita – nient’affatto utopisticamente – di infrastrutture e servizi, non di museificazioni oleografiche, necessita di “opportunità” grazie a cui trattenere i giovani, garantire lavoro, manutenere le risorse naturali ed antropiche, confermare positive qualità di vita. Aldilà di stereotipi e demagogie, gran parte dell’entroterra ligure ha sin qui scontato rispetto alle spiagge una marginalizzazione che ovviamente propone un dark side, specie in senso turistico, ma io milito fra coloro che auspicano un post-pandemia dalle tendenze socioeconomiche confortanti: sostenibilità, biodiversità, interesse verso destinazioni a misura d’uomo, autentiche, non massificate, lontane dalla folla che le usa-e-getta.

Ben vengano dunque iniziative come quelle di Alessandra Di Gangi a Balestrino, le quali – specie se ben supportate anche online – contribuiscono a divulgare una Liguria talora meno “immediata” ma forse – proprio per questo – dal fascino senza tempo… Quella Liguria, amico lettore, che io stesso seguiterò a cantare, a proporre nei miei corsi, a descrivere nei miei gustincontri. A porre al centro della mia attività professionale (se hai piacere a saperne di più link qui).

A presto, Alessandra, e buon Natale a te e al paese che tieni nel cuore: questo è solo un piccolo pensiero – di Luisa e mio – che spero ti sia gradito porre sotto l’albero.

Umberto Curti
umberto curti

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