Crocefieschi. Ha pur esso i colori dei Fieschi, nell’altero stemma comunale, questo delizioso paesino dell’entroterra genovese, una “Rio Bo” di circa 600 abitanti (1) a 750 m sul livello del mare, dove alcuni zeneixi, la facoltosa borghesia del capoluogo, un secolo fa non a caso eressero – com’era loro abitudine – dimore eleganti, per la villeggiatura estiva.
Da qui non a caso originava quel percorso “classico” per l’Antola (lungo i fianchi del Monte Schigonzo, la dorsale che serra a nord la Val Brevenna, poi il Monte Buio), percorso seguito soprattutto dai primi escursionisti che, per puro svago, vi salivano proprio verso la fine dell’Ottocento. L’uso delle famiglie era di inerpicarsi in serata (con muli per i viveri e per chi poco camminava) per giungere in vetta a notte inoltrata, sistemarsi in stalle e fienili, e così attendere di ammirare con l’alba i tre cosiddetti “salti” del sole. Si soleva farlo anzitutto la notte del 28 giugno, per i Santi Pietro e Paolo; si mangiava all’osteria “Musante” e nel pomeriggio una fisarmonica induceva i balli…
Situata nella media Valle, fra le valli dei torrenti Seminella, Vobbia e Brevenna, tutti affluenti della Scrivia, Crocefieschi (l’antica Palixono o Parissone) ha strette viuzze acciottolate le quali conducono i visitatori attraverso un dedalo di case in pietra e d’angoli nascosti, che narrano storie – e valichi – di secoli.
Il paese, di crinale ma lineare, è ancora distribuito intorno ad un asse centrale in pavé (macadam), che è per così dire il viale dei commerci. Commerci antichi di secoli, se Crocefieschi – già abitata nell’Età del bronzo e romana – è risultata sin dal Medioevo un crocevia per quelle carovane che viaggiavano fra la costa ligure e la Padanìa, lungo la cosiddetta “Via della Salata”.
Sappiamo da un documento fondamentale che nel 1164 il Barbarossa, acerrimo nemico delle autonomie comunali, donò il luogo ai Malaspina, i quali – come tutti i potenti del tempo – lucravano con le “volte” ovvero i dazi (e Opizzo Malaspina accompagnò il Barbarossa in un tortuosissimo viaggio dalla Lunigiana a Pavia (2)). Barbarossa intese punire la Diocesi di Tortona per la condotta a lui avversa durante la campagna in Italia. Poi il luogo tornò ai Marchesi di Gavi. Che lo cedettero poco dopo a Genova. Attorno alla metà del secolo XIII (1242-1252) il feudo di Savignone, comprendente anche Croce, finì sotto i Fieschi, Conti di Lavagna. I due feudi (Savignone e Croce) furono suddivisi amministrativamente nel 1678. Il dominio Fieschi si prolungò fino al 1797, quando come noto i Feudi Imperiali cessarono per mano di Napoleone. L’ultima Signoria feudale fu quella di Agostino Innocenzo Fieschi, con investitura l’8 maggio 1794.
Il toponimo si lega dunque al fatto che i Fieschi, qui e lungo tratti della Liguria di levante, pur con alterne vicende furono signori un po’ dappertutto, e in particolare a Crocefieschi dal 1253 (al 1797)…
Tutto questo e tanto altro vado in questi mesi approfondendo nel manuale operativo “Valle Scrivia, l’appetito vien camminando” in via di ultimazione, anche grazie al contributo di Luisa Puppo (anglista ed esperta di turismo internazionale) e di Riccardo Poggio, Guida ambientale escursionistica. Stay tuned!
Umberto Curti
Umberto Curti e Luisa Puppo, grazie a competenze ed esperienze maturate in oltre trent’anni di attività a fianco di territori e imprese, sviluppano consulenze e percorsi formativi per destinazioni turistiche, operatori e realtà impegnate nella valorizzazione territoriale.
Attraverso Ligucibario® promuovono strategie fondate su marketing territoriale, turismo esperienziale, storytelling e identità dei luoghi, con particolare attenzione alle relazioni tra comunità, patrimonio culturale, enogastronomia e nuove forme di fruizione sostenibile.
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