6 mag 2024  | Pubblicato in Ligucibario

Giornata mondiale della lentezza

DSCN0467A maggio ricorre dal 2019 la “Giornata mondiale della lentezza”, istituita da un gruppo di attivisti per “incentivare” lo slow living… In Liguria esiste inoltre una località, Levanto, limitrofa alle Cinque Terre (la divide da Monterosso solo quella Punta Mesco cantata dal poeta, e premio Nobel, Eugenio Montale), che appartiene al circuito delle cosiddette città slow, località rispettose delle stagioni, del verde, della qualità della vita, del mangiar sano.
Insomma, lentezza è divenuta parola con un significativo futuro.

Ed “Elogio della lentezza” è non a caso un bel libro di Lamberto Maffei (ed. Il mulino, 2014), dove si descrive il tempo presente, che sembra sempre più contrarsi, “condannandoci” alla iperconnessione continua, ovvero e-mail, social e messaggistica, e ad una iper-sollecitazione da immagini, tipica di una società visiva la quale poggia su contenuti effimeri, prevalentemente usa-e-getta. Si pensi anche all’ipnotico “scroll up and down” sui telefonini. Il digitale è per natura frenetico e frammentario, l’artificiale non mostra pazienza verso il naturale… Ma il cervello umano (e l’autore lo sa bene) è geneticamente e culturalmente un sistema lento, che necessita di riflessività e di dinamiche più slow, e pertanto nell’inseguimento della velocità si espone a patologiche frustrazioni e ansietà.

A queste tematiche si legano evidentemente, prendendo caso per caso anche spunto da Cartesio e Oscar Wilde, da Walt Whitman e Robert Louis Stevenson, da Gilbert Keith Chesterton e Friedrich Nietzsche, saggi quali Pierre Sansot, Buon uso della lentezza, Tom Hodgkinson, L’ozio come stile di vita, e per alcune parti – benché apparso nel 1996 – Viviane Forrester, L’orrore economico. Lavoro, economia, disoccupazione, la grande truffa del nostro tempo.

Scriveva inoltre nel 2001, acutamente, la sociologa sanremese Antida Gazzola: “I tentativi di prendere più tempo per sé, di riappropriarsi di momenti “ritrovati”, qualitativamente consistenti, legati alle “cose che si facevano e che ora non si fanno più” devono comunque fare i conti con modalità postmoderne – che sono nostre e degli ambiti sociali in cui agiamo – del vivere in città oggi. Quindi il desiderio di riaccostarsi alla natura, allo sport, o allo stare comunque insieme alla propria famiglia – che può tradursi, per esempio, in escursioni giornaliere, per i genovesi che possono in barca, o in un pranzo in trattoria, in agriturismo, o in una sagra di paese – va inserito all’interno dei nostri modi di (ri)vivere il tempo. La voglia di riassaporare i piaceri dello slow food, di conoscere con altri le campagne e i paesini che hanno fortunatamente poco acquisito le velocità dei cambiamenti urbani, di dedicare, in sintesi, tempo alla cura del proprio benessere fisico testimoniano non solo una precisa richiesta, ma anche la possibilità effettiva di soddisfarla.” Il tema della “lentezza”, non a caso, ha riscosso in questi anni un vasto consenso ideologico anche in libreria. “Queste esigenze di lentezza, che hanno appunto terreno favorevole per nascere, perché aiutate da situazioni di benessere economico nella media crescente e a condizioni lavorative di frequente flessibili, vanno comunque valutate all’interno di ritmi urbani postmoderni, nei quali sono in atto una continua, talvolta frenetica riorganizzazione ed incastonatura dei propri tempi giornalieri, settimanali, annuali e dove il tempo, in generale, è vissuto come risorsa da investire, che deve rendere. Lo status dell’individuo, d’altra parte, è determinato più dalle entrate economiche che dalla disponibilità di tempo libero per sé, benché la ricerca di quest’ultimo sia oggi prioritaria”…
Umberto Curti
umberto curti

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