Quasi in vista del Natale, il tardo autunno è il periodo in cui tradizionalmente escono le “Guide” ai ristoranti (Michelin in primis). Ciò forse non rappresenta più l’evento che era in passato, molte cose sono cambiate, e non saprei dire se Bruno Vespa gli dedica ancora una puntata specifica di “Porta a porta”…
Sia come sia, mangiar fuori, da un paio di decenni, è divenuta purtroppo un’esperienza non di rado assai costosa, e non di rado poco festosa. Guardavo il video di un relais ligure di un certo fascino, in cui si argomentavano i 22 euro (!) di un piatto di ravioli sommando tutte le voci che “entrano” a concorrere al prezzo finale del piatto…
Ligucibario® per ovvie ragioni si è ripetutamente occupato del tema, ognuno naturalmente è libero di pensare – e di scegliere – come meglio crede, ma qualche riflessione (né cortigiana, né critica a priori) mi sia consentita.
La Liguria nell’edizione Michelin di quest’anno conta 12 stelle, risultato peraltro poco lusinghiero per una regione da sempre turistica e che dispone di una cucina pienamente mediterranea. Si tratta de:
- Il Marin a Genova
- San Giorgio a Genova
- Cracco Portofino a Portofino (GE)
- Impronta d’acqua a Cavi di Lavagna (GE)
- Rezzano – Cucina e vino a Sestri Levante (GE)
- Il Vescovado a Noli (SV)
- Nove ad Alassio (SV)
- Vignamare ad Andora (SV)
- Sarri a Imperia
- Casa Buono a Ventimiglia (IM)
- Equilibrio a Dolcedo (IM)
- Paolo e Barbara a Sanremo (IM)
Si evince non solo che sono via via scomparsi dalla Michelin, beninteso per cause diverse, alcuni locali storici che era consueto incontrarvi, ma anche che da Sestri Levante sino al confine con la Toscana non risplende stella alcuna…
La scorsa estate i social mi reiteravano un video in cui un (costoso) ristorante genovese si promuoveva all’insegna del verbo “stupire”, di “esperienze” tutte improntate alla creatività, con impiattamenti ad effetto. Quel ristorante, di fatto, non è poi sopravvissuto fino al Natale. E, poiché monitoro vari trend negativi che in questi anni affliggono il comparto, ho il sospetto che alcuni ristoratori stiano aumentando i prezzi per compensare le perdite, ma in tal modo i clienti si ridurranno ancora… E la tendenza al declino è soltanto all’inizio, grazie ad una generazione, forse due, di pensionati che ricevono ancora buone pensioni e sostentano i figli, ma quando ciò cesserà il calo degli affari per ristoranti (e pizzerie) sarà turbinoso.
Mi chiedo, tanto più oggi che la cucina-convivio italiana è assurto a patrimonio UNESCO: non sarebbe quindi il caso che la ristorazione si riavvicinasse ai clienti (e ai comuni mortali) con toni e ricette maggiormente “alla portata”? Quante persone in Liguria davvero desiderano confrontarsi con le sorprese, le iper-tecnologie, le espressioni straniere, le complesse stravaganze? Non tutti i cuochi sono Ferran Adrià.
C’è tutta una platea di piatti liguri, anche meno noti dei soliti notissimi, che è una lezione di storia e di cultura (1): non potrebbe valer la pena tesaurizzare questa immensa, secolare tradizione, ove opportuno anche attualizzandola (con intelligenza…), se del caso alleggerendola, e sedurre finalmente l’ospite – italiano o straniero, leisure o business – con piatti che poggino sul territorio ed esplicitino il nostro genius loci?
(1) basta sfogliare qui su Ligucibario® la sezione “alfabeto del gusto” per trovarne qualche centinaio…
Umberto Curti
(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)

