20 feb 2026  | Pubblicato in Ligucibario

Genova, meta di principi nei palazzi dei Rolli

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I Palazzi dei Rolli testimoniano una stagione in cui la Repubblica di Genova gestì l’accoglienza di sovrani e ambasciatori grazie a un sistema codificato, integrato da strategie di comunicazione istituzionale ante litteram. Non solo magnificenza architettonica e artistica, ma un modello organizzato fondato su procedure e ritualità che anticipano le moderne pratiche dell’Event Management e dell’Hotel Management. Le docenze di Hospitality English di Luisa Puppo propongono i Rolli come caso studio di eccellenza storica e prototipo delle moderne SOP (Standard Operating Procedures) del settore.

Palazzi dei Rolli. Un’eredità culturale che ispira l’hospitality moderna

Le docenze di Hospitality English di Luisa Puppo presentano i Palazzi dei Rolli come un laboratorio di eccellenza storica, un modello che anticipa le moderne SOP nei settori di Event Management, Hospitality Management e accoglienza turistica. Le lezioni offrono l’occasione per analizzare e identificare buone prassi, dove storia e pratiche contemporanee si incontrano in un caso di studio concreto, da cui trarre spunti applicabili oggi. In tale prospettiva, Luisa Puppo condurrà gli allievi di vari percorsi formativi post diploma su cui attualmente svolge docenze (sempre attinenti alla lingua inglese e alla fruizione turistico-culturale della Liguria) alla mostra L’accoglienza a Genova e il sistema dei Rolli, lodevolmente gratuita, in corso presso l’Archivio di Stato di Genova, forziere che custodisce oltre 40 km lineari di documentazioni. Mostra nella quale i “Libri delle cerimonie” (dal 1588 al 1796 * ) svelano il galateo che connotava l’ospitalità a principi e notabili negli sfarzosi palazzi dei Rolli, da vent’anni assurti – non casualmente… – a patrimonio UNESCO.

I Palazzi dei Rolli, simbolo dell’ospitalità genovese

Se, in occasione di particolari visite (Luigi XII, l’Infanta di Spagna, Massimiliano d’Austria) la città si rifaceva il look e le strade di collegamento, e s’illuminava a festa, per non nuocere alla qualifica di “Superba” che secoli prima le aveva tributato niente meno che Petrarca, anche l’accoglienza “privata” non poteva esser da meno ** . Stiamo riferendoci al siglo de oro (metà ‘500 – metà ‘600), allorquando Genova, capitale mercantile, si sforzava (con successo) di differenziarsi e di eccellere in ogni aspetto della vita pubblica.

I “Libri delle cerimonie” e il galateo dell’accoglienza

Lo scopriamo da carte delicatissime, impegnative a conservarsi, fitte di calligrafie ardue a leggersi ma meticolose. Centinaia di “vip” del potere e dell’economia (categorie sovente intrecciate), della nobiltà, del clero e della diplomazia, tutti illustrissimi e adusi al lusso, scoprivano Genova o vi tornavano, fatti oggetto di cerimoniali, di rinfreschi e d’intrattenimenti, ora solenni ora religiosi ora mondani, finalizzati ad accrescere l’immagine della città, oggi quasi diremmo la sua brand reputation. Beninteso, i costi di tutto l’apparato risultavano sempre impegnativi per non dire enormi (per Luigi XII si spesero 12mila ducati!). Inoltre, occorreva sistemare anche l’ampio seguito che “scortava” costoro, sempre inclusivo di carrozze, carriaggi e cavalli. Tanto che talvolta a Genova occorreva richiedere prestiti per non precipitare in default le proprie casse.

Accogliere principi e ambasciatori: tra rituali e banchetti

Ma l’etichetta, di fatto, veniva prima d’ogni altra urgenza, e nulla era casuale, gli imprevisti non trovavano spazio per esistere all’interno di un’esperienza che via via aggregava alloggi di charme, itinerari di visita, concerti, cene, cortei, maschere, barcheggi, regalie, tutto puntigliosamente scandito, senza fretta, e calibrato ad personam. Affinché Genova apparisse porto fiorente, urbanità compatta, eleganza fusa a ricchezza, e forza verticaleggiante verso le sue immediate colline.

E quanto alla gola dei “foresti”, ovvero i non genovesi, essa – presumiamo con piacere – incontrava il tacchino “esotico”, il rosolio, le note speziate, e cioccolate calde da sorbirsi in tazza, classica novità da corte, ma anche cioccolato (solido) donato, insieme a biscotti che oggi chiameremmo caporali o savoiardi, su vassoi avvolti nel broccato. La Liguria, non a caso, è tuttora terra di velluti, damaschi, pizzi al tombolo…

Una città che costruisce la propria reputazione

Chi ripartiva, certo affascinato da ciò che aveva visto, e lusingato da ciò che aveva vissuto (e ricevuto), garantiva in genere passaparola notevoli, che giovavano al “marketing” genovese. A buon intenditor…

La mostra all’Archivio di Stato, realtà sempre dinamica e cuore pulsante dell’offerta culturale cittadina, è visitabile, su prenotazione, mercoledì e giovedì dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00.

Per i gruppi, dal lunedì al venerdì, rivolgersi direttamente al numero telefonico 010 537561. Buona visita!

*incombe ormai anche su Genova il terremoto bonapartiano

**come noto, nel 1588 un bombardiere venne rasato, suppliziato e condannato a 10 anni di remi “soltanto” per aver sbagliato una salva di cannone durante un evento di rappresentanza
Umberto Curti

(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)

Umberto Curti

 

 

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