26 feb 2025  | Pubblicato in Ligucibario

Triora, profumo di piante ed erbe curative

zafferano di triora (im)

zafferano di triora (im)

 

 

 

 

 

 

 

 

Triora, profumo di piante ed erbe curative

Curiosavo (più che altro facevo un po’ d’ordine…) nella mia biblioteca-archivio, ricuperandone anche ricettari genovesi/liguri – forse meno noti dei tanti altri di cui parlo e si parla continuamente – come quello di Marisa Avigdor del 1969 (ed. Bietti), o quello di Italia Adami del 1977 (ed. Del Riccio), con le deliziose copertine d’epoca su cui campeggiano selvaggine e ricche fritture…

Ho estratto anche miei appunti, relativi ad un viaggio a Triora con doverosa visita al panificio Asplanato, nonché alle coltivazioni di zafferano reintrodotte nel 2014, e relativi anche alla figura di Antonietta Chetta, cui Erica Balduzzi già aveva dedicato un racconto e che in questi giorni, grazie ad una preziosa trasmissione di Raitre (“Le ragazze”, condotta da Francesca Fialdini), ha meritato un po’ di quell’attenzione che merita. Ovviamente, mi sono gustato la puntata con particolare piacere.

Antonietta Chetta, la “fata” delle erbe medicinali

Antonietta appartiene infatti a quei “ponentini” cui il territorio ligure deve tanto: penso all’onegliese Lucetto Ramella, all’archeologo Nino Lamboglia, a Libereso Guglielmi che fu giardiniere a casa Calvino, al triorese Sandro Oddo, infaticabile divulgatore, a Luigino Maccario dei “Ventemigliusi”…, menti libere e fertili che, in modo diverso, hanno saputo svelare e custodire un sapere talvolta ancestrale, mescolando in modo sagace storia, tradizioni, ricette, rimedi popolari… Via via Ligucibario® ha reso omaggio a tutti costoro.

Antonietta, nata in Salento nel 1928, oggi cittadina onoraria di Triora, ha raccontato con grazia e pathos la propria biografia, che traversa quasi un secolo. Giunta bambina in Liguria, figlia di contadini fittavoli che lavoravano la terra a piedi nudi (la povertà costringeva a sacrifici oggi quasi impensabili), grazie al padre si appassionò alle piante e alle erbe medicinali, via via accumulando conoscenze che la misero in grado di utilizzarle come “farmaci”, il sambuco per le vie respiratorie, il biancospino per l’apparato cardiaco, la salvia per la digestione, il capelvenere (prediletto da Antonietta) e cento altri… Alleati della salute che la natura – malgrado la nostra crescente insipienza e trascuratezza – continua a metterci a disposizione con prodigalità.

La lunga, toccante intervista, abbracciava anche i momenti tristi della vita di Antonietta, il fratello maggiore morto durante la tragica campagna di Russia, e altri inevitabili travagli di un percorso esistenziale difficile, appartato lassù in valle Argentina, ma sempre felice e generoso. Non una strega da inquisire, dunque, ma una fata benevola da ascoltare, e di cui perpetuare le conoscenze erboristiche e i valori umani.
Umberto Curti
umberto

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