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	<title>Ligucibario &#187; superba</title>
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		<title>Genova, meta di principi nei palazzi dei Rolli</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 09:01:55 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/Foto0473.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29652" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/Foto0473-225x300.jpg" alt="Foto0473" width="225" height="300" /></a></p>
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<p><em>I Palazzi dei Rolli testimoniano una stagione in cui la Repubblica di Genova gestì l’accoglienza di sovrani e ambasciatori grazie a un sistema codificato, integrato da strategie di comunicazione istituzionale ante litteram. Non solo magnificenza architettonica e artistica, ma un modello organizzato fondato su procedure e ritualità che anticipano le moderne pratiche dell’Event Management e dell’Hotel Management. Le docenze di Hospitality English di Luisa Puppo propongono i Rolli come caso studio di eccellenza storica e prototipo delle moderne SOP (Standard Operating Procedures) del settore.</em></p>
<h2>Palazzi dei Rolli. Un’eredità culturale che ispira l’hospitality moderna</h2>
<p data-start="144" data-end="646">Le docenze di Hospitality English di Luisa Puppo presentano i Palazzi dei Rolli come un laboratorio di eccellenza storica, un modello che anticipa le moderne SOP nei settori di Event Management, Hospitality Management e accoglienza turistica. Le lezioni offrono l’occasione per analizzare e identificare buone prassi, dove storia e pratiche contemporanee si incontrano in un caso di studio concreto, da cui trarre spunti applicabili oggi. In tale prospettiva, Luisa Puppo condurrà gli allievi di vari percorsi formativi post diploma su cui attualmente svolge docenze (sempre attinenti alla lingua inglese e alla fruizione turistico-culturale della Liguria) alla mostra <strong><a href="https://archiviodistatogenova.cultura.gov.it/valorizzazione-mostre-ed-eventi/valorizzazione-del-patrimonio-archivistico/laccoglienza-a-genova-e-il-sistema-dei-rolli" target="_blank">L&#8217;accoglienza a Genova e il sistema dei Rolli</a></strong>, lodevolmente gratuita, in corso presso l’<strong>Archivio di Stato di Genova</strong>, forziere che custodisce oltre 40 km lineari di documentazioni. Mostra nella quale i “Libri delle cerimonie” (dal 1588 al 1796 * ) svelano il galateo che connotava l’ospitalità a principi e notabili negli sfarzosi palazzi dei Rolli, da vent’anni assurti – non casualmente… &#8211; a patrimonio UNESCO.</p>
<h2>I Palazzi dei Rolli, simbolo dell’ospitalità genovese</h2>
<p>Se, in occasione di particolari visite (Luigi XII, l’Infanta di Spagna, Massimiliano d’Austria) la città si rifaceva il look e le strade di collegamento, e s’illuminava a festa, per non nuocere alla qualifica di “Superba” che secoli prima le aveva tributato niente meno che Petrarca, anche l’accoglienza “privata” non poteva esser da meno ** . Stiamo riferendoci al siglo de oro (metà ‘500 – metà ‘600), allorquando Genova, capitale mercantile, si sforzava (con successo) di differenziarsi e di eccellere in ogni aspetto della vita pubblica.</p>
<h2>I “Libri delle cerimonie” e il galateo dell’accoglienza</h2>
<p>Lo scopriamo da carte delicatissime, impegnative a conservarsi, fitte di calligrafie ardue a leggersi ma meticolose. Centinaia di “vip” del potere e dell’economia (categorie sovente intrecciate), della nobiltà, del clero e della diplomazia, tutti illustrissimi e adusi al lusso, scoprivano Genova o vi tornavano, fatti oggetto di cerimoniali, di rinfreschi e d’intrattenimenti, ora solenni ora religiosi ora mondani, finalizzati ad accrescere l’immagine della città, oggi quasi diremmo la sua brand reputation. Beninteso, i costi di tutto l’apparato risultavano sempre impegnativi per non dire enormi (per Luigi XII si spesero 12mila ducati!). Inoltre, occorreva sistemare anche l’ampio seguito che “scortava” costoro, sempre inclusivo di carrozze, carriaggi e cavalli. Tanto che talvolta a Genova occorreva richiedere prestiti per non precipitare in default le proprie casse.</p>
<h2>Accogliere principi e ambasciatori: tra rituali e banchetti</h2>
<p>Ma l’etichetta, di fatto, veniva prima d’ogni altra urgenza, e nulla era casuale, gli imprevisti non trovavano spazio per esistere all’interno di un’esperienza che via via aggregava alloggi di charme, itinerari di visita, concerti, cene, cortei, maschere, barcheggi, regalie, tutto puntigliosamente scandito, senza fretta, e calibrato ad personam. Affinché Genova apparisse porto fiorente, urbanità compatta, eleganza fusa a ricchezza, e forza verticaleggiante verso le sue immediate colline.</p>
<p>E quanto alla gola dei “foresti”, ovvero i non genovesi, essa – presumiamo con piacere &#8211; incontrava il tacchino “esotico”, il rosolio, le note speziate, e cioccolate calde da sorbirsi in tazza, classica novità da corte, ma anche cioccolato (solido) donato, insieme a biscotti che oggi chiameremmo caporali o savoiardi, su vassoi avvolti nel broccato. La Liguria, non a caso, è tuttora terra di velluti, damaschi, pizzi al tombolo…</p>
<h2>Una città che costruisce la propria reputazione</h2>
<p>Chi ripartiva, certo affascinato da ciò che aveva visto, e lusingato da ciò che aveva vissuto (e ricevuto), garantiva in genere passaparola notevoli, che giovavano al “marketing” genovese. A buon intenditor…</p>
<p>La mostra all’Archivio di Stato, realtà sempre dinamica e cuore pulsante dell’offerta culturale cittadina, è visitabile, su prenotazione, mercoledì e giovedì dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00.</p>
<p>Per i gruppi, dal lunedì al venerdì, rivolgersi direttamente al numero telefonico 010 537561. Buona visita!</p>
<p>*incombe ormai anche su Genova il terremoto bonapartiano</p>
<p>**come noto, nel 1588 un bombardiere venne rasato, suppliziato e condannato a 10 anni di remi “soltanto” per aver sbagliato una salva di cannone durante un evento di rappresentanza<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(<a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Luisa Puppo e Umberto Curti</a>, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
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		<title>Natale al profumo di pandolce</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 13:43:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29417" style="width: 197px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/ciccar.jpg"><img class="size-medium wp-image-29417" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/ciccar-187x300.jpg" alt="natale a genova. racconti al profumo di pandolce" width="187" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">natale a genova. racconti al profumo di pandolce</p></div>
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<p>Al termine della conferenza sul pandolce (ö pandöçe zeneize) con cui ho concluso alla Biblioteca Civica Saffi la prima edizione de “Assaggiatori di Genova”, che ha riscosso grande successo, sono stato avvicinato dalla gentile Viviana Ciccarelli, la quale ha inteso farmi dono del libro “Natale a Genova. Racconti al profumo di pandolce” (ed. Neos, Torino, 2019), libro al quale costei ha contribuito col racconto “Il quaderno di ricette”.</p>
<p>Poiché – come ben sa chi mi conosce &#8211; molto mi piace scrivere poiché molto e forse ancor di più mi piace leggere, nei giorni successivi mi sono dedicato a questa pubblicazione, che riunisce coralmente 24 narrazioni, molto diverse tra loro. La sera, era un piacere costante ritrovarla ad attendermi sul comodino. Debbo dire che tra le mie narrazioni preferite segnalerei proprio quella di Viviana, la quale non a caso ha dedicato molti spazi della propria vita ai libri e alla promozione della lettura, e si definisce una &#8220;cartolibraia&#8221;. Non spoilero la trama (a lieto fine), tuttavia essa incastra in modo avvincente un antico quadernetto di ricette, la ricerca dell’essenza d’arancia per profumare il pandolce, e un drammatico incidente stradale.</p>
<p>Sia come sia, il libro è in toto meritevole d’attenzione, e potrebbe risultare anche un piacevole cadeau ai piedi dell’abete… Fra le pagine, e qualche bella foto di 3 note pasticcerie (una di Genova, una di Campomorone, una di Chiavari * ), si fa infatti strada la possibilità di gettare uno sguardo nuovo e ulteriore anche sul Natale, sulla “Superba” per uomini e per mura, ed anche &#8211; why not &#8211; un po’ su noi stessi…<br />
* vi agevolo, amici Lettori, nell&#8217;identificazione: la prima è celebre (anche) per un ritorno d&#8217;amore; la seconda (anche) per il panmorone; la terza (anche) per la torta &#8220;u Ciàvai&#8221; (rigorosamente al maschile)&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
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		<title>Storia della cucina ligure, tracce e percorsi</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 08:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Storia della cucina ligure: racconto di un mosaico (da vivere e da tutelare) che sa guardare all’entroterra e al mare, che dialoga con altre culture e che s’ispirò a lungo ad una frugalità non di rado geniale, sia nell’assemblaggio degli ingredienti che nell’arte del riciclo.  Se scrivere una storia della cucina ligure è forse impresa ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/storia-della-cucina-ligure/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/acciughe-fritte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23127" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/acciughe-fritte-300x202.jpg" alt="acciughe fritte" width="300" height="202" /></a></p>
<p><em>Storia della cucina ligure: racconto di un <strong>mosaico</strong> (da vivere e da tutelare) che sa guardare all’entroterra e al mare, che dialoga con altre culture e che s’ispirò a lungo ad una frugalità non di rado geniale, sia nell’assemblaggio degli ingredienti che nell’arte del riciclo. </em></p>
<p>Se scrivere una <strong>storia della cucina ligure</strong> è forse impresa illusoria o titanica anche per la scarsità di fonti(1), un buon primo passo sarebbe tuttavia stare alla larga da molti siti web eccetera che pubblicano contenuti privi di un fondamento. Un secondo passo consisterebbe poi nel sottolineare come la <strong>cultura alimentare sia sempre effetto delle condizioni in cui si trovò a vivere una data comunità</strong>: cosa coltivò, allevò, produsse, importò…</p>
<h2>Storia della cucina ligure: biodiversità straordinarie di una terra che sale in quota</h2>
<p>A tal proposito, tanti descrivono la <strong>Liguria</strong> come una terra stretta tra mare e montagne, una terra ardua da lavorare (non a caso occorsero fasce terrazzate da quei muretti a secco che oggi assurgono a patrimonio UNESCO…), io viceversa “supererei” questo stereotipo e la definirei soprattutto <strong>una terra che in pochi chilometri sale in quota</strong>, dalle viticolture ascende agli alpeggi, e dunque consente <strong>biodiversità straordinarie</strong>. Dall’<a href="https://biovoci.blogspot.com/2024/04/long-live-evoo-extra-virgin-olive-oil.html" target="_blank">ulivo</a> al <a href="https://www.ligucibario.com/castagno-albero-del-pane/">castagno</a>, dagli ortaggi alle frutta, dalle erbe aromatiche (<a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/basilico-genovese-dop/">basilico</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/persa/"><em>persa</em></a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/boraggine/">borragine</a>!) sino a quelle erbe spontanee – sovente alimurgiche – alla base del preboggion. <a href="https://www.ligucibario.com/storytelling-per-la-etnogastronomia/">Biodiversità ed etnogastronomia</a>, <em>the perfect match</em>&#8230;</p>
<h2>Storia della cucina ligure: una terra che sa dialogare con altre culture</h2>
<p>L’ubicazione <em>pieds dans l’eau</em>, inoltre, la rese da ponente a levante, costantemente, <strong>una terra “capace” di dialogare con altre culture</strong>, anche in cucina. E da questo dialogo origina un ricettario tuttora colmo di parole “foreste”, da <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/buridda/" target="_blank"><em>buridda</em></a> a <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/scorzonera/" target="_blank"><em>scorzonera</em></a>, da <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/mosciamme-di-tonno/" target="_blank"><em>mösciamme</em></a> a <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/piscialandrea-sardenaira/" target="_blank"><em>pissalandrea</em></a>…</p>
<p>Nel frattempo, ai liguri <strong>il bosco</strong> donava <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castagna/" target="_blank">castagne</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/funghi-funghi-funghi/" target="_blank">funghi</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/miele/" target="_blank">miele</a>, selvaggina, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/lumache/" target="_blank">lumache</a>, qualche piccolo frutto, e immagino che la colazione contadina potesse sovente insaporirsi di <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/prescinseua/" target="_blank"><em>prescinsêua</em></a>.</p>
<div id="attachment_22224" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/panissa-e-fette-savona-029.jpg"><img class="size-medium wp-image-22224" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/panissa-e-fette-savona-029-300x265.jpg" alt="panissetta fritta" width="300" height="265" /></a><p class="wp-caption-text">panissetta fritta</p></div>
<h2>Storia della cucina ligure: cucina di bordo, di porto, dell&#8217;orto</h2>
<p>Quando, nel <a href="https://www.ligucibario.com/assaggi-di-medioevo-con-umberto-curti/" target="_blank"><strong>Medioevo</strong></a>, <strong>Genova</strong> divenne così Superba da dominare le <strong>rotte mercantili</strong>, il suo<strong> porto</strong> e la ricchezza dei business – quella che si protrasse nei successivi secoli aurei &#8211; permisero di conoscere via via <strong>merci che oggi definiremmo top di gamma</strong>. Le casate patrizie e i loro chef s’infatuarono delle <strong>spezie</strong> ben più che le campagne (i menu dei ricchi furono sempre diversi da quelli dei poveri). E specifiche <strong>corporazioni</strong> (fidelari, vermicellari…) lavorarono la <strong>pasta</strong> – prima di Marco Polo &#8211; tanto quanto avveniva in Sicilia, così che la pasta secca risultò una voce importante nell’export cittadino…</p>
<p>Dinanzi ai moli, e alle chiatte dei <strong><em>cadrai</em></strong> in partenza coi minestroni fumanti, ecco poi gli angiporti, i labirinti dei carruggi,<a href="https://www.ligucibario.com/sciamadde-fainotti-finger-food/" target="_blank"> i <em>fainotti</em> e le <em>sciamadde</em></a> col fuoco sempre acceso, ecco i <em>finger food</em> meravigliosamente “popolari”, la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/focaccia-anche-con-olive-cipolla-salvia-patate/" target="_blank">focaccia</a> la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/farinata-di-ceci/" target="_blank">farinata</a> la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/panissa/" target="_blank"><em>panissa</em></a> i <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cuculli-coccoli/" target="_blank"><em>cuculli</em></a> i <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/frisceu-baccala-cipollina-erbe-scorzonera-carciofi/" target="_blank"><em>friscêu</em></a>, ecco le <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torte-di-verdure/" target="_blank">torte di verdura</a> (inizialmente, certo, non quelle di patate né di zucca)…</p>
<div id="attachment_22175" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/canditi2.jpg"><img class="size-medium wp-image-22175" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/canditi2-300x225.jpg" alt="frutta candita" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">frutta candita</p></div>
<h2>Storia della cucina ligure: i piatti rituali</h2>
<p>Nel tempo, beninteso, nacquero anche <strong>piatti rituali</strong>, talora assai elaborati: la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cima-alla-genovese/" target="_blank">cima</a>, il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cappon-magro/" target="_blank">cappon magro</a>, la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torta-pasqualina/" target="_blank">torta Pasqualina</a>, e il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tacchino-alla-storiona/" target="_blank">tacchino alla storiona</a> quando il grosso volatile giunse in Europa dal Nuovo Mondo sbalordendo i cuochi.</p>
<p>La <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/canestrelli-di-torriglia-rovegno-brugnato-taggia/" target="_blank"><strong>pasticceria secca</strong></a>, le cotognate e la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/frutta-candita/" target="_blank">frutta candita</a>, e alcune torte dolci ideate da botteghe creative divennero progressivamente il fine pasto.</p>
<h2>Storia della cucina ligure: un mare poco pescoso vs la cucina bianca dei monti</h2>
<p>Il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pesce-stagionalita/" target="_blank"><strong>pesce</strong></a>, malgrado quel che molti pensano (e scrivono), costituì sui deschi liguri sempre una <strong>risorsa residuale</strong> (a parte le <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/acciughe/" target="_blank">acciughe</a>), poiché il Mediterraneo dinanzi alla Liguria è un mare poco pescoso, povero di plancton, talora burrascoso e talora fronteggiato da coste scoscese, dunque connotato da una serie di caratteristiche poco favorevoli alle &#8211; modeste &#8211; tecnologie della pesca d’un tempo.</p>
<p>Viceversa, sugli alpeggi andava affermandosi la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bianca-cucina/" target="_blank"><strong>cucina bianca</strong></a>, la cucina cosiddetta malgara (a base di alcune farine ad es. d’orzo, di porri, patate, prodotti caseari…), che oggi ritroviamo visitando bei luoghi come Mendatica, dove la transumanza è ancora momento solenne e sentito.</p>
<div id="attachment_20260" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN4480.jpg"><img class="size-medium wp-image-20260" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN4480-300x225.jpg" alt="ravioli" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ravioli</p></div>
<h2>Storia della cucina ligure: un mosaico da vivere e tutelare</h2>
<p>Sia come sia, la <strong>cucina ligure è</strong> pertanto <strong>un mosaico</strong> che sa guardare all’entroterra, e che s’ispirò a lungo ad una frugalità non di rado geniale, sia nell’assemblaggio degli ingredienti che nell’<strong>arte del riciclo</strong>. Chi le vuole bene, dovrà – come da tanti anni è uso fare <strong>Ligucibario®</strong> &#8211; tutelare i migliori piatti della memoria, le cultivar autoctone, le trattorie che perpetuano le tradizioni e si riforniscono da filiere brevi. Mai come oggi, qualità significa infatti <em>buonessere</em>, quanto amo questa parola&#8230;, ergo la qualità è un diktat.</p>
<p>(1)io stesso ne ho affrontato solo alcune parti, ad es. ne “Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana” (ed. De Ferrari, 2012), o analizzando la figura di <strong><a href="https://www.ligucibario.com/cuciniera-di-giobatta-ratto/" target="_blank">Giobatta Ratto</a></strong>, che nel 1863 pubblicò la prima cuciniera genovese…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Genova, un lungo weekend di Rolli Experience</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Oct 2024 14:45:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Si è tenuta lo scorso weekend (18-20 ottobre) una nuova, ricchissima “Rolli Experience”, cui ho preso parte con grande interesse. L’iniziativa infatti ha con diversi eventi abbracciato diversi luoghi, attraverso alcune delle vie, dimore e botteghe cittadine più affascinanti. Venerdì, su incarico del Comune di Genova, ho avuto anzitutto il piacere, presso il salone consiliare ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/genova-un-lungo-weekend-di-rolli-experience/">leggi tutto</a></p>
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<p>Venerdì, su incarico del Comune di Genova, ho avuto anzitutto il piacere, presso il salone consiliare della Camera di commercio (Palazzo Tobia Pallavicino), d’intrattenere gli ospiti con uno storytelling etno-gastronomico che a quei luoghi legasse anche i sapori, il tutto in sinergia con un’apericena virtuosamente allineata alle tradizioni.</p>
<p>Il sabato ha focalizzato al mattino ancora l’aurea via Garibaldi (“Strada nuova”) con la sequenza di Palazzo Rosso, Palazzo Bianco, Palazzo Tursi (dove fra l’altro si conserva il “cannone” di Niccolò Paganini realizzato dal liutaio cremonese Guarneri del Gesù), sino al ninfeo e al giardino segreto di Palazzo Nicolosio Lomellino, ovvero con una serie di esperienze che davvero lasciano chiunque, come si suol dire, a bocc’aperta.</p>
<p>Per trasferirsi nel pomeriggio in via San Lorenzo, presso il Duomo, in visita a Palazzo Sinibaldo Fieschi, dove il padrone di casa ha ricevuto gli ospiti, fra mirabili affreschi, intermezzi musicali e narrazioni letterarie, con tè e prelibate dolcezze, rievocando l’atmosfera che autenticamente si creava durante quei secoli in cui i “Rolli” &#8211; oggi patrimonio Unesco &#8211; altro non erano che splendide residenze patrizie dove alloggiare le personalità in visita alla Superba&#8230;</p>
<p>La cena serale, infine, si è svolta poco lontano, presso Palazzo Gio Vincenzo Imperiale in piazza Campetto, con un menu a tema rinascimentale anche per celebrare l’edificazione dell’edificio, risalente al 1560 e dotato di una facciata e di una serie di affreschi che lo rendono indimenticabile.</p>
<p>Che dirvi, amici Lettori? Forse che, pur genovese, e attiva nel turismo da 30 anni (come vola il tempo!), esplorando Genova non smetto di stupirmi.</p>
<p>E in tal senso mi sia permesso allora anche di aggiungere, in termini di destination marketing, che la fase “pionieristica” di promozione della città (fino a due decenni fa assente dagli atlanti o quantomeno “underrated”…) può dirsi felicemente conclusa, Genova c’è, e le &#8220;Rolli Experience&#8221; la divulgano nel modo migliore. La sfida cogente è ora quella di non precipitare in un overtourism che ha sempre (e sottolineo sempre) conseguenze socioeconomiche nefaste, e che a lungo andare genera più criticità che positività; bensì di posizionare Genova (che ha risorse non solo immense ma anche “diversificate”) presso i pubblici giusti, presso un incoming consapevole, evoluto, slow, non impattante. Chi fa il mio mestiere sa che i sinonimi sono mille, ma importante è cogliere di tali aggettivi il significato più profondo&#8230;</p>
<p>Luisa Puppo</p>
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		<title>Per una storia dei canditi a Genova&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 12:30:48 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_23423" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/10/canditi2.jpg"><img class="size-medium wp-image-23423" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/10/canditi2-300x225.jpg" alt="frutta candita" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">frutta candita</p></div>
<p>La canditura – di cui <em>Ligucibario®</em> si è occupato spesso &#8211; è un’antica prassi alimentare di conservazione e “valorizzazione”, che s’applica non solo alle frutta, ma ad un ampio universo di delizie. La dobbiamo al <strong>mondo arabo</strong>, alla sua sapienza – per così dire &#8211; agro-gastronomica.<br />
Come noto, le “ripe” del <strong>porto di Genova</strong> via via misero in contatto mercantile la città con tutti i prodotti che oggi definiremmo top di gamma, <em>Ianuensis ergo mercator</em>, recita non a caso un detto. E dalla fine del ‘700 la “Superba” divenne un polo (preindustriale) anche della canditura, esportando interessanti quantitativi e quindi internazionalizzando una sorta di brand.<br />
La frutta candita (cioè candida, la canditura la schiarisce) è – come detto &#8211; dono del mondo arabo (<strong>qandat</strong>=area semantica dello zucchero…), che in Sicilia col succo degli agrumi e la neve dell’Etna dava vita anche a dolcissimi <strong>sorbetti</strong> (dall’arabo-turco sherbeth/sherber?). A Genova, dove i <em>confiseurs</em> con l’arrivo del cacao dal Nuovo Mondo divennero poi anche maîtres chocolatiers (1), essa è, come noto, una tradizione irrinunciabile.<br />
Nel secolo successivo, il progresso dei metodi di conservazione consentì un incremento della produzione (una lenta bollitura di frutta ecc. in soluzioni zuccherine via via più sature), con realtà in positiva concorrenza fra loro, produzione che tuttavia rimaneva “artigianale” in termini di qualità. Giobatta <strong>Ratto stesso, nella sua “Cuciniera” apparsa nel 1863</strong>, menziona i marroni ricoperti di zabaglione realizzato con Madera, doveva trattarsi di leccornia non da poco…<br />
Gli investimenti, con capitali anche “da fuori”, confermarono un prodotto vario e apprezzato, “innovativo” e al passo coi tempi, classico genere di lusso in occasione di eventi e banchetti, ma purtroppo i primi del ‘900, con la guerra ed altre sventure (fra cui <strong>alcune gelate che compromisero i chinotti (2) savonesi “introdotti” dalla francese Silvestre &amp; Allemand</strong>), ridimensionarono un àmbito dalle grandi potenzialità commerciali. Da allora ad oggi sopravvivono piccoli laboratori e limitate distribuzioni, in primis quel “Romanengo 1780” che, nel cuore dei <em>carruggi</em>, è ormai tappa a pieno titolo di un turismo culturale oltre che gourmet.</p>
<p>Fra i tanti messaggi inutili (o stolti, o truffaldini) che si ricevono sulle mail, ho viceversa nei giorni scorsi ricevuto, dal Professor Andrea Zanini dell’Università di Genova (Scienze del turismo presso il Dipartimento di Economia), il contributo suo e della collega Maria Stella Rollandi “<strong><em>La lunga traiettoria di una produzione di nicchia. La frutta candita in Liguria tra Otto e Novecento</em></strong>”, apparso in “Storia Economica”, XXV, 2022, n.2, da pagina 611. Lavoro ricchissimo anche di note, il quale dimostra ancora una volta – ove tuttora ce ne fosse bisogno, dalle “Annales” in poi… – che la “minuta” storia, in questo caso alimentare, di un luogo è volàno privilegiato per comprendere <strong>le mille sfaccettature della comunità che lo abita</strong>, delle imprese che lo vivificano, delle socioeconomie che lo caratterizzano.<br />
Buona lettura!</p>
<p>(1) del tema mi sono occupato sia nel mio saggio &#8220;A scuola di cacao. Conosci e degusta il cioccolato&#8221; (ed. Erga, 2016), sia nell&#8217;articolo<a title="il cioccolato a genova" href="https://www.liguriafood.it/2017/12/18/genova-viaggio-nel-cioccolato/" target="_blank"> a questo link</a>, nel quale doverosamente menzionavo gli studi della Professoressa Elisabetta Tonizzi<br />
(2) particolarissimi agrumi d’origine orientale.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Le &#8220;Rolli Experience&#8221; al WTE di Genova</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2024 13:43:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Genova consacra giovedì 12 settembre e parte di quel weekend a WTE, un “Salone mondiale del turismo” centrato in primis sulle città ed i siti patrimonio UNESCO. Una “tre giorni” dedicata a Rolli, Cinque Terre (con la riaperta Via dell’amore), Geopark Beigua, e Portovenere col suo prezioso arcipelago da un lato, ed alle criticità del cambiamento ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/le-rolli-experience-al-wte-di-genova/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/10/Foto0474.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21891" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/10/Foto0474-300x225.jpg" alt="Foto0474" width="300" height="225" /></a>Genova consacra giovedì 12 settembre e parte di quel weekend a <strong><a href="https://smart.comune.genova.it/comunicati-stampa-articoli/genova-tutto-pronto-il-15esimo-world-tourism-event-2024" target="_blank">WTE</a></strong>, un “Salone mondiale del turismo” centrato in primis sulle città ed i siti patrimonio <a href="https://whc.unesco.org/en/list/" target="_blank">UNESCO</a>.</p>
<p>Una “tre giorni” dedicata a Rolli, Cinque Terre (con la riaperta Via dell’amore), Geopark Beigua, e Portovenere col suo prezioso arcipelago da un lato, ed alle criticità del cambiamento climatico, dell’overcrowding e dei flussi usa-e-getta dall’altro.</p>
<p>I momenti b2b a Palazzo della Meridiana, con una cinquantina di buyer prescelti da ENIT, si alterneranno ad un’ottantina di Relatori non solo nazionali.</p>
<p>A WTE si parlerà anche di turismo delle radici, data la profonda bilateralità di Genova e della Liguria con numerosi territori oltremare, da cui grazie alle nuove generazioni, curiose di scoprire le proprie origini, sta provenendo significativo turismo del ritorno.</p>
<p>E per l’occasione, Palazzo Tobia Pallavicino riproporrà la facciata su via Garibaldi nelle tinteggiature settecentesche in rosa e verde.</p>
<p>Sarà fra i Relatori di uno dei panel WTE della mattina di venerdì 13 anche la nostra Luisa Puppo, dal 2018 ambasciatrice di Genova nel mondo, la quale intitola “Storytelling per la etno-gastronomia” il proprio intervento, ciò che la dice lunga circa i contenuti e le finalità del suo speech: ancora una volta la storia alimentare di una comunità, a supporto delle &#8220;<strong><a href="https://www.ligucibario.com/a-genova-gusto-di-rolli/" target="_blank">Rolli Experience</a></strong>&#8220;, come vettore di eccellenza per divulgarne la cultura, in modo accurato e piacevole, all’insegna di un edutainment di oraziana memoria che renda un buon servigio alla Superba, così ricca – grazie anzitutto al suo porto-emporio – di eccellenze e tradizioni (la cucina ligure non fu, non è, e mai sarà soltanto pesto&#8230;).</p>
<p>Buon lavoro, Luisa!</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mood di Genova, mood di Liguria</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 09:05:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Venerdì 5 gennaio, su incarico del Comune di Genova, la nostra Luisa Puppo ha cooperato, presso Palazzo Tobia Pallavicino, alla quarta “Rolli experience” attinente ad un package turistico il quale – considerate le risorse della Superba – aggrega piacevolmente il momento culturale e quello enogastronomico. Palazzo Tobia Pallavicino, in via Garibaldi, è uno splendido esempio ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/mood-di-genova-mood-di-liguria/">leggi tutto</a></p>
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<p>Venerdì 5 gennaio, su incarico del Comune di Genova, la nostra Luisa Puppo ha cooperato, presso Palazzo Tobia Pallavicino, alla quarta “<a href="https://www.ligucibario.com/genova-natale-rolli-experience/">Rolli experience</a>” attinente ad un package turistico il quale – considerate le risorse della Superba – aggrega piacevolmente il momento culturale e quello enogastronomico.</p>
<p><strong>Palazzo Tobia Pallavicino</strong>, in via Garibaldi, è uno splendido esempio di residenza aristocratica cinquecentesca, ed uno dei Palazzi dei Rolli, riconosciuti dall&#8217;UNESCO nel 2006 come patrimonio mondiale dell&#8217;umanità. Le sue architetture, ideazione del Bergamasco, “rievocano” quella Genova mercantile che nei secoli d’oro accumulò immense ricchezze, elevò il proprio stile di vita, ed attrasse businessmen ed artisti da ogni dove. Dal ‘700 il Palazzo fu ampliato dalla famiglia Carrega, cui si deve anche la risistemazione della nuova ala, risalente al 1727-1746, e peculiarmente la strabiliante decorazione della Galleria Dorata, affidata a Lorenzo De Ferrari, tra le cose più alte del cosiddetto rococò genovese. Oggi è sede della Camera di Commercio di Genova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Genova: il cibo <em>storyteller</em> della cultura e del&#8217;economia di una comunità</h2>
<p>Terminata la visita, Luisa Puppo ha conversato coi molti presenti di cucina genovese/mediterranea (il buffet successivo comprendeva focacce, “gattafure”, trofie col pesto, pansoti ed altre prelibatezze).</p>
<p>Il successo e la positiva eco suscitata da questo storytelling confermano da un lato (non sorprendentemente) quanto l’enogastronomia di qualità sia sempre gradita, ma dall’altro soprattutto che essa costituisce un eccezionale volano per dischiudere gli aspetti culturali caratterizzanti una comunità. Se siamo ciò che mangiamo – espressione abusata e che spesso viene erroneamente attribuita a Brillat-Savarin &#8211; , è parimenti vero che un popolo è ciò che via via coltiva, pesca, alleva, apprende, importa, produce. La Liguria verosimilmente non rappresenta un terroir, ma certamente propone un genius loci inconfondibile, millenario, aggrega coste ed entroterra, borghi pieds dans l’eau e ruralità, garantisce uno stile alimentare superlativo (si badi che la contemporaneità pone un nuovo dilemma: non più ciò che è ottimo versus ciò che è pessimo, ma ciò che giova alla salute versus ciò che le nuoce).</p>
<h2>Genova: posizionamento di una destinazione</h2>
<p>Ed il turismo esperienziale – anzitutto gli arrivi da oltre frontiera &#8211; vuole relazionarsi intensamente con tali nostre ritualità, è un turismo immersivo, sensoriale, che non a caso e sempre di più predilige le atmosfere autentiche, far from the madding crowd, l’interazione coi residenti, le botteghe storiche, i cibi genuini…</p>
<p>Genova, e la Liguria, hanno tanto da dire (presumo che ormai si sia nel merito tutti concordi), c’è un filo rosso che dagli uomini e mura di Francesco Petrarca agli ascensori castellettini di Giorgio Caproni cattura il lettore e lo calamita verso una destinazione turistica che troppo a lungo è risultata “underrated”. Personalmente, ero e rimango dell’idea che – eccettuati i “turisdotti” come Roma, Venezia e Firenze – Genova possa posizionarsi come città fra le più affascinanti d’Italia, per le vicende storiche che l’hanno interessata, per la varietà dei patrimoni che custodisce, e last not least per la gastronomia che, nelle sue varie forme, l’ospite può apprezzare tanto in una sciamadda o un fainotto quanto in un ristorante di fascia alta.</p>
<p>“Se ci sei batti un colpo”, scrivevo riferendomi a Genova nel mio primo saggio, una ventina di anni fa(1). L’auspicio oggi come ieri si conferma il medesimo, ovvero che i management pubblici e privati si rivelino coesi e all’altezza di una sfida da cui dipende, anche in senso socioeconomico, gran parte del futuro della città…</p>
<p>(1) <em>Alte stagioni. Modelli per il marketing turistico</em>, ed. Erga (Genova), 2005. Molto tempo è scorso da quelle mie pagine, ma sinceramente qualcuna risultò profetica.<br />
<strong><a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/sapere-professionale">Umberto Curti</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>A Genova, gusto di Rolli</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 10:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Venerdì 15 dicembre, su incarico del Comune di Genova, la nostra Luisa Puppo ha cooperato all’accoglienza, in Palazzo Tobia Pallavicino, di gruppi di ospiti pertinenti a target cultural-enogastronomici. L’iniziativa appartiene all’offerta “Rolli experience”, calendarizzata dalla Direzione turismo anche i prossimi 30 dicembre e 5 gennaio… Dopo una visita del magnifico Palazzo, a cura di Anna ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/a-genova-gusto-di-rolli/">leggi tutto</a></p>
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<p>Venerdì 15 dicembre, su incarico del Comune di Genova, la nostra Luisa Puppo ha cooperato all’accoglienza, in <strong>Palazzo Tobia Pallavicino</strong>, di gruppi di ospiti pertinenti a target cultural-enogastronomici. L’iniziativa appartiene all’offerta “<strong>Rolli experience</strong>”, calendarizzata dalla Direzione turismo anche i prossimi 30 dicembre e 5 gennaio…<br />
Dopo una visita del magnifico Palazzo, a cura di Anna Galleano della Camera di commercio e di due divulgatrici specializzate, il gruppo dei partecipanti ha seguito – prima del buffet vero e proprio allestito da Welcome ricevimenti – <strong>uno speech di approfondimento di Luisa Puppo circa la cucina genovese</strong>, ingredienti e tradizioni culinarie.</p>
<h2>Rolli experience e turismo esperienziale</h2>
<p>Il turismo esperienziale – di cui la nostra società di consulenza si è davvero occupata fin dal suo affermarsi (1) – ha sancito <strong>la priorità del come rispetto al dove</strong>, ovvero la progressiva prevalenza delle destinazioni che, aldilà del proprio nome più o meno reputato, garantiscono ai visitatori full immersion nella vita locale, sensazioni, momenti relazionali, senso di comunità. Uno degli eobiettivi del progetto Rolli experience.<br />
Ecco dunque che la cultura dell’accoglienza deve ergersi a sistema, padroneggiando le lingue del mercato, presidiando al meglio i pianeti web e social (perché già lì inizia il customer journey e già lì nasce l’interesse), praticando quello <strong>storytelling</strong> che compiutamente svela tradizioni, artigianato, botteghe, ricette.</p>
<h2>Rolli, storytelling tra heritage e senso di appartenenza</h2>
<p>Cultura, che in ambito turistico il mondo anglosassone sagacemente rende con <strong>heritage, è proprio quel che l’antropologo definirebbe l’insieme di sapienze ed usi che caratterizzano un popolo</strong>, un luogo. Ed in tal senso Genova e il Genovesato, da millenni “baricentro” di rotte e commerci, hanno tanto da offrire.<br />
La dieta mediterranea, i muretti a secco, i Rolli sono via via assurti non a caso a “<strong>patrimoni UNESCO</strong>”.<br />
Io ricordo bene – tanto per dire &#8211; quando in città non si avvistava un turista, il porto antico era varco buio e inaccessibile, dentro Palazzo Ducale posteggiavano le auto, via San Lorenzo e via Balbi morivano affumicate dal traffico… Ma qualcuno temeva che la Superba si abbassasse a città di camerieri…<br />
Deogratias molt’acqua è scorsa sotto i ponti sciacquando la vista ai miopi, ed io stesso ho militato fra coloro che più si sono battuti affinché Genova prendesse coscienza della propria bellezza, e finalmente si concedesse ai suoi spasimanti. Il turismo, ove ben gestito, reca vantaggi incommensurabili. E, last but not least, incentiva quel <strong>senso di orgoglio e di appartenenza</strong> che per tanto tempo (e forse Petrarca se ne stupirebbe) ci era mancato.<br />
In alto i cuori, dunque, e avanti i carri, il 2024 ci attende!<br />
(1)uno fra i miei saggi più recenti s&#8217;intitola <em>Libro bianco del turismo esperienziale. Prospettiva (in Liguria) per territori, cultura, imprese</em>, ed. Sabatelli, Savona. Approfondimenti <a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/?product=libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts" target="_blank">a questo link</a><br />
<strong><a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/chi-siamo" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Food tourism in Genoa&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 10:23:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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<p><strong>Luisa Puppo</strong></p>
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		<title>Genova in televisione</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2022 13:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Genova in televisione Domenica 2 gennaio in prima serata, per il ciclo “Città segrete” curato da Corrado Augias, è andata in onda su Raitre la puntata dedicata a Genova. Tutto sommato, contenuti video e testuali di buona fattura, piacevoli, “divulgativi” come si suol dire (e forse non può esser diversamente), senza eccesso di luoghi comuni ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/genova-in-televisione/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto0482.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20767" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/01/Foto0482-225x300.jpg" alt="Foto0482" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Genova in televisione</p>
<p>Domenica 2 gennaio in prima serata, per il ciclo “Città segrete” curato da <strong>Corrado Augias</strong>, è andata in onda su Raitre la puntata dedicata a Genova.<br />
Tutto sommato, contenuti video e testuali di buona fattura, piacevoli, “divulgativi” come si suol dire (e forse non può esser diversamente), senza eccesso di luoghi comuni (ci è stato &#8220;risparmiato&#8221; il pesto), e forse con un lieve eccesso di droni.<br />
Contenuti che hanno evidenziato, nel bene e nel male, il ruolo centrale di <strong>Genova e del suo affaccio al mare</strong> in molte vicende della storia &#8211; civile ed economica &#8211; nazionale.<br />
Inoltre, se ogni scelta è forzatamente una rinuncia, dunque anche di Genova non si riuscirebbe certo a narrare tutto (dall&#8217;archeologia a Gilberto Govi?) in 2 ore di trasmissione. Beninteso, anche a detta di Corrado Augias (che ha difeso gran parte delle proprie scelte autoriali), la “omissione” di poeti quali <strong>Montale e Caproni</strong> è stata grave, una “dimenticanza” non commendevole. Certo più grave che corso Torino trasformato in via Torino.<br />
Ma i giorni successivi, come al solito, s’è accesa la polemica (specie online), mossa da chi non ha apprezzato la puntata, e magari ha anche cavalcato un’onda per così dire emotiva.<br />
Non provo per Augias alcuna simpatia o antipatia personale, ma immagino si tratti di critiche – come accade sovente – avanzate talora da persone le quali su Genova, in tutta la vita, non hanno scritto un rigo o girato una ripresa, e che pur si sentono titolate a giudicare e disapprovare, in questo caso un product mediatico di buon livello professionale, parte di un format veicolato con successo da un canale pubblico…<br />
Premesso che la televisione, come noto, mira ad alcuni target di pubblico e si prefigge come fine l’audience, personalmente ho trovato molto positivo che Genova abbia trovato spazio sotto i riflettori (con uno share serale del 7,3%) accanto &#8211; addirittura &#8211; a capitali come Berlino e Istanbul.<br />
Sugli atlanti turistici, sinceramente, fino a due-tre decenni fa della “Superba” non v’era traccia, e pochi (ma fra costoro <strong>Luisa Puppo</strong> e me) osavano scommettere su nuove vocazioni cittadine. Il bicchiere è oggi mezzo pieno, non mezzo vuoto, e non lontano dal recuperato Porto Antico transitano frequenti, e affollati, i sightseeing bus a due piani. V’è ancora molto da fare, ma (ante Colombiadi del 1992) chi l’avrebbe detto?<br />
Perciò, anziché sentenziare e mugugnare su quel che la puntata non è stata e non ha raccontato (vane beghe da cortile?), sarebbe ben più produttivo confrontarsi – online e altrove – su <strong>quel che Genova ancora non è</strong>, promuovere un’analisi seria, audace e stimolante delle urgenze (perdita di residenti, bassa qualità della vita, infrastrutture, marginalizzazioni economiche, sacche urbane di criminalità…) cui la politica locale dovrebbe al più presto porre mano con efficacia, individuare strenghts e prioritari margini di miglioramento per una Zena moderna, competitiva, davvero attrattiva per imprese, lavoro, giovani che vogliano viverla, in un’ottica che ovviamente vada ben oltre l’incoming turistico.<br />
Una Zena il cui avvenire “prescinda” da slogan corporativi ed elettorali e da cambi di giunte.<br />
Ad alcuni di questi temi (dato che come tanti provo per la mia città sentimenti ambivalenti) io ho dedicato capitoli di miei libri(1), potendomi permettere &#8211; dopotutto sono co-founder di una società di consulenza &#8211; una diagnosi lucida e sincera, inclusiva del molto che andrebbe maggiormente valorizzato: acquedotto storico, Staglieno, ghetto, Lanterna, fortificazioni, trenino di Casella&#8230; Ma le prognosi competono ad altri, e fuori dalla pagina stampata.<br />
Sarò lieto, amici Lettori, di conoscere la vostra opinione. Dibattere è sempre una dialettica salutare.<br />
<strong>Umberto Curti</strong><br />
(1) dapprima in <em>Alte stagioni. Modelli per il marketing turistico</em>, ed. Erga, Genova, genn. 2006. Poi in <em>Libro bianco del turismo esperienziale e food&amp;crafts. Prospettive (in Liguria) per territori, cultura, imprese</em>, ed. Sabatelli, Savona, dic. 2017, <a title="curti libro bianco turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/?product=libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts" target="_blank">a questo link</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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