30 ott 2024  | Pubblicato in Ligucibario

La storia dell’enogastronomia, indagare le fonti

teglia di focaccia di recco col formaggio

teglia di focaccia di recco col formaggio

Storia dell’enogastronomia, serve una validazione più scientifica. Come avviene per la storia “ufficiale” (e la storia dell’arte, e l’archeologia, e…), anche la narrazione storica dell’enogastronomia non è disciplina proprio per tutti. E deve sempre basarsi – grazie alla paleobotanica, alle citazioni letterarie ecc. – sull’indagine rigorosa delle “fonti” (talora le poche o pochissime di cui disponiamo).

In un tempo nel quale un po’ tutti sono ormai critici gastronomici, guru, recensori e cucinologi, diventa arduo destreggiarsi nel mare magnum delle riviste, del web e dei social e discernere i contenuti di qualità, separando – per così dire – il  grano dal loglio.

Storia dell’enogastronomia: tra sviste e leggende…

Tutti sanno tutto, tutti vogliono dire la propria su tutto (in barba a Wittgenstein?…).

Non pochi “articoli” tuttavia contengono sviste, o spacciano leggende per eventi storici, o sono palesemente cortigiani.

Le sviste sono perdonabili – è pur vero che solo chi non fa non sbaglia – , ma in spirito di servizio segnalo, tanto per dire, che perfino “La cucina italiana”, in un contenuto del 2022 circa la cucina ligure, a cura di un giornalista milanese, parla di bianchetti (la cui pesca è da anni, com’è bene che sia, categoricamente proibita), di pansoti conditi al sugo di noci (si tratta viceversa di una salsa, a crudo), e destinerebbe la prescinsêua, ovvero la cagliata, alla focaccia col formaggio (chiunque viceversa bazzichi Recco e dintorni sa che si utilizza solo e soltanto crescenza, e che la prescinsêua nuocerebbe a quella ricetta)…

Non mi reputo certo un conservatore, ogni fanatismo e snobismo è alieno da Ligucibario®, ma mi sia permesso dire che la valorizzazione – quella autentica e duratura – è anzitutto tutela.

Storia dell’enogastronomia: indagare le fonti

Come avviene per la storia “ufficiale” (e la storia dell’arte, e l’archeologia, e…), anche la narrazione storica dell’enogastronomia non è disciplina proprio per tutti. E deve sempre basarsi – grazie alla paleobotanica, alle citazioni letterarie ecc. – sull’indagine rigorosa delle “fonti” (talora le poche o pochissime di cui disponiamo). Ne so qualcosa io, che nel 2012, redigendo “Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana” mi mossi dentro un tempo di umanità primitiva, che mi forniva minimi indizi, qualche grotta, qualche resto fossile, qualche incisione e coppella, qualche passo in latino e poco altro.

Purtroppo, molti libri in commercio sono (e nei casi migliori non pretendono d’esser altro) ricettari un tanto al chilo, aneddotica, pubblicità, celebrazione dei locali e dei cuochi di moda in quel momento. E, come talvolta i locali ed i cuochi, dureranno lo spazio d’una stagione.

Storia dell’enogastronomia: una validazione scientifica

Dunque, fin quando la storia dell’enogastronomia non meriterà una “validazione” in qualche modo più scientifica, saremo sovente esposti a narrazioni sciatte. E le venti o più cucine regionali che costituiscono il meglio del made in Italy (ogni campanile rivendica una ricetta) stenteranno a perpetuare e posizionare ciò che sin qui le ha rese celebri nel mondo, perché l’eccesso di comunicazione – soprattutto online – oggi in corso mischia e frastorna.

Del resto, nel nostro Paese – dove abbondano gli assaggiatori di vini, formaggi, salumi, birre, mieli… – ci si ostina a non creare e normare una figura professionale che nello scenario di cui sopra sarebbe importantissima, ovvero la guida enogastronomica… Buon lavoro e auguri.

Umberto Curti
umberto curti

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