5 dic 2025  | Pubblicato in Ligucibario

I canditi, a Genova: where else?

frutta candita

frutta candita

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 4 dicembre si è felicemente concluso, per quest’anno, il ciclo di conferenze tenute da Umberto Curti presso la Biblioteca Civica Saffi di Genova-Molassana. E’ una collaborazione che ci coinvolge ormai da molti anni, all’insegna di un comune sentire e di una operatività efficiente ed efficace. Colgo quindi già l’occasione di rivolgere alla direttrice Elena Ghigliani ed ai suoi staff un sincero augurio di buon Natale e sereno 2026.

Questa volta, viste le imminenti Festività e l’arrivo dell’anno nuovo, sono saliti in scena – dinanzi ad un pubblico numeroso e partecipe – i canditi. Come farne a meno, sul desco di Natale? I canditi appartengono a pieno titolo ai “mood” delle Feste, l’atmosfera famigliare, la preparazione dell’abete e/o del presepe, la Messa della vigilia, il rito dei regali, il ricongiungimento coi parenti, e tanto altro per chi ha la fortuna di poterle condividere.

I canditi sono un’arte che a Genova molte botteghe artigiane (i confiseurs-chocolatiers) praticano con successo da secoli. Essa ci giunse dal mondo arabo (qandi allude allo zucchero di canna, poiché quello di barbabietola era ancora ben di là da venire). E canditi di Genova vennero già serviti a Mantova nel 1581 per le nozze di Vincenzo Gonzaga con Margherita Farnese.

Nel corso dell’Ottocento, poi, Giuseppe Verdi, “di casa” da Klainguti, inviava canditi genovesi a Parigi, sbalordito dalla bontà. Scrisse: “…vivendo tra queste dolcezze, non mi ero mai accorto che qui sapessero candire tanto squisitamente ogni sorta di frutta”… Erano davvero divenuti un genere di lusso, una sorta di status symbol, servito anche negli eventi istituzionali e nei rinfreschi di nozze delle famiglie patrizie.

Quanto a Savona, vi si insediò da Apt nel 1877 la Silvestre-Allemand, per lavorare chinotti, un agrume proveniente dalla Cina che non può esser consumato come gli altri in quanto troppo amaro (vedi qui sull’alfabeto del gusto la relativa voce). L’azienda chiuse nel 1921, e via via i chinotti sul territorio della provincia si ridussero da decine di migliaia a 70 (correva l’anno 2004). Per fortuna essi sono stati oggetto di un recupero, che oggi li ripropone con successo sul mercato, anche immersi nel maraschino o dentro marmellate e mostarde, squisite coi formaggi… Long live chinotti, long live canditi!

Luisa Puppo

Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche LiguriabyLuisa, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com

luisa puppo, ligucibario

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