1 dic 2023  | Pubblicato in Ligucibario

Eugenio Montale, esplorare un mito

il poeta genovese eugenio montale

il poeta genovese eugenio montale

Ho visitato ieri con Luisa, in un uggioso fine novembre “illuminato” dall’incontro col caro amico il pasticcere La Iacona, la piccola mostra Genova per Montale (1967-2023), presso la Biblioteca della scuola di scienze umanistiche, via Balbi 2.
Per me studente universitario solitamente annoiato da esami e programmi, Montale fu amore a prima vista, sebbene avessi letto qualche suo capolavoro già alle superiori, in vista della maturità (“Meriggiare” e poco altro). Un amore che non mi ha abbandonato mai, fatto in primis di ammirazione.
La piccola mostra percorre quel che Genova ha dedicato nel tempo al suo poeta “Nobel”(1), ma induce a pensare anche a quel che Genova non gli ha dedicato. L’interesse della città attorno a questa figura così sobria e coerente, ma mai severa o pedantesca, pare infatti tardivo e modesto, tenendo presente che Montale fu anche critico musicale, traduttore… Certo, vi fu chi – come il professor Croce Bermondi – lo “divulgò” ai propri corsisti sin dagli anni ’60, ma nel complesso Montale venne limitatamente decifrato e celebrato. Non è tanto il caso di ricorrere al frusto nemo propheta in patria, quanto forse al fatto che Montale risiedeva altrove, ed era uomo – non a caso un genovese? – dai modi misurati e talora schivi.
A latere della mostra, un video sciorinava poi alcune letture, a cura di voci celebri (Gassman, Cucciolla, Sbragia, Anna Proclemer, Ferzetti…), ma ancora una volta – salvo rarissime eccezioni – Montale nella mia visione riesce indeclamabile, i suoi paesaggi i suoi versi scabri i suoi smarrimenti non si prestano a letture solenni, ad orazioni imponenti… ”Spesso il male di vivere ho incontrato, era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato”… Montale infatti prefigurò in qualche modo la società liquida prefigurata da Bauman in cui oggi siamo purtroppo immersi, e dove progressivamente vengono meno certezze ed appigli.
Confessò: «L’argomento della mia poesia (…) è la condizione umana in sé considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio (…). Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.»
Personalmente, di costui ho scritto ogni volta che ho potuto, convinto come sono che verso Montale siamo tutti “debitori”, noi contemporanei, noi occidentali, noi genovesi… E di costui racconto ai miei allievi dei corsi di qualifica (ente formativo F.Ire di Genova) per Guida Ambientale Escursionistica, poiché Montale è riferimento centrale per comprendere la natura interiore di molto Levante ligure, tra le onde di Punta Mesco, le scogliere verticali, i limoni, la “pagoda” giallognola in stile liberty con le due alte palme, e quei clivi vendemmiati dove il volo felice delle coturnici rende omaggio alla memoria della madre, morta da poco.
La mostra prosegue sino al 15 dicembre, dal lunedì al venerdì con orario 9.00-17.00 (ingresso libero), non perdetela.
(1) premio ottenuto nel 1975, «per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni».
Umberto Curti
umberto curti

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