13 mar 2026  | Pubblicato in Ligucibario

Cogoleto e una giovinezza

cogoleto

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Una vita fa, trascorsi molte estati a Cogoleto (che via via iniziammo a chiamare Cogobeach). Se ripenso a quel “mondo di ieri” pare trascorsa un’era geologica…

Di fatto, mi allieta che il borgo sia nato a nuove vite, passando dalla vocazione anzitutto industriale a quella turistico-balneare.

Inevitabilmente, però, un filo di saudade affettuosa mi costruisce qualche intenso “amarcord”, che oggi volentieri condivido in senso gastronomico coi Lettori di Ligucibario® (che da tanto non sono poi pochi). Beninteso, sarò come sempre arci-felice se vorrete integrare con spunti vostri il mio racconto.

Il carröggiö centrale (via Rati) era – ed è – il classico percorso, un po’ più riparato rispetto al lungomare, dove incontrare numerose botteghe.

La pasticceria “Rossi Lino” d’estate era il tempio dello zuccotto.

La rosticceria “Erasmo” aveva un’amplissima vetrina lato monte (oggi è lato mare), dove ricordo in particolare la savoiarda, una “insalata” che in casa mia valeva da antipasto, e la zuppa inglese, che non necessita di descrizione.

Mia madre poi, favolosa cuoca, aveva una pescheria ed una macelleria di fiducia, dove acquistava – rispettivamente – anzitutto il pescespada, di cui cucinava in padella i succulenti tranci, “alla mediterranea”, e (in macelleria) alcune parti del cosiddetto quinto quarto, che le piacevano, fegato, rognoni, cervella… Cogoleto è tuttora famosa per le sue pescherie e macellerie, provare per credere.

La focaccia – o talvolta la pizza – era un must vicino all’incrocio con la salitella che porta alla stazione ferroviaria, ove anche oggi due gastronomie assai tentatrici si fronteggiano.

Quanto alla frutta e alle verdure, non v’era, anche grazie alla stagione, che l’imbarazzo della scelta.

La sera, la passeggiata si legava inevitabilmente ai gelati, e ricordo ben 5 gelaterie (che in compagnia chiamavamo familiarmente “Checco”, “Battista”, “Angela”, “Maxian”, ed una qualche metro più a levante di cui non ricordo il nome, ma tuttora attiva). Ad un certo punto, primi anni Ottanta?, s’aggiunse anche il gelato, buonissimo, dei “Bagni Marisa”. Non vorrei sbagliarmi, ma tutti e 6 questi esercizi commerciali sono ancora in attività, sebbene qualcuno abbia in toto o in parte cambiato la proposta merceologica.

Altre volte la giornata terminava al cinema, dall’amico Mario, negli spazi all’aperto (Arena estiva) oppure, in caso di maltempo, al chiuso (Verdi). Lì vidi – o rividi in quanto usciti mesi prima a Genova – molti capolavori, da “Un mercoledì da leoni” a “Il paradiso può attendere”, da “Manhattan” a “Urla del silenzio”…

La mia famiglia organizzava anche, con gli amici e i vicini di sdraio, qualche cena al ristorante, e tre erano le nostre mete principali: la “Benita” all’Arrestra, famosa per il pesce coi funghi; “Gustin” sempre all’Arrestra, famoso per le “braghe”; e l’”Albese”, in centro sull’Aurelia, famoso per i suoi “merellin” fritti. Qualche volta tradivamo Cogoleto per “I marmi” ad Alpicella, sopra Varazze, dove il signor Piero accoglieva i clienti come amici.

Cogoleto (Cogobeach), riviera della mia giovinezza, e della mia spensieratezza, rammento come fossero “qui e adesso” i tuffi temerari dentro le mareggiate, i riti del condijùn sulle spiagge sottostanti la vecchia ferrovia, le collette per pagare un taxi che ci trasportasse ai laghetti, le prime discoteche “Lido” fra Donna Summer e i Bee Gees, i picnic sopra via Gioiello, le serate al villaggio olandese sperando fantomatici incontri amorosi…

Ti auguro mille splendenti stagioni, e che chi ti scopre possa respirarti lentamente, come ormai faccio io (magari anche d’autunno e primavera), e come meriti.
Umberto Curti

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