12 ott 2026  | Pubblicato in Ligucibario

Ad Acqui Terme una mostra di menu

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Ogni anno, con Luisa Puppo trascorro un paio di sabati ad Acqui Terme. Vi giungo con la ferrovia Genova-Asti, un capolavoro ingegneristico di fine ‘800 che regala viadotti panoramici e un’infilata di località interessanti: Acquasanta col santuario, Campo Ligure con la filigrana, Rossiglione col Museo “passatempo”, Ovada col bel centro storico e i mercatini vintage che 7 volte l’anno lo vivificano…
La città di Acqui Terme è un bellissimo salotto di circa 19mila abitanti, in gran parte pedonalizzato, dove un Museo archeologico presso il castello dei Paleologi ricostruisce le vicende di Aquae Statiellae, e dove una fornita Enoteca regionale invita a concedersi qualche bottiglia di pregio (Cortese di Gavi, Dolcetto, Moscato di Strevi…), fra cui naturalmente il Brachetto DOCG.
I gastronauti trovano poi farinata, formaggette, filetto baciato di Ponzone, in stagione i funghi, nonché varia pasticceria secca e i celebri acquesi al rhum…
Ligucibario® stavolta – veronelliano com’è – non poteva perdersi a Palazzo Robellini (dimora che già di per sé varrebbe una visita) la mostra “Menu alla carta, carta menu”, dove ammirare una parte della amorevole collezione di Rosalba e Adriano Benzi.

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300 menu, antichi e contemporanei, che di fatto costruiscono un viaggio dentro pasti caso per caso serviti a tavole nobiliari, o a matrimoni, o pasti a bordo delle grandi compagnie di navigazione e aeree, o pasti ambientati presso noti chef (non di rado piemontesi) da altrettanto noti sodalizi. Menu per Presidenti, menu per Papi, menu ricchi di illustrazioni di grandi artisti…

Alcuni dei miei Lettori si staranno chiedendo donde origini la parola menu. Quasi certamente da “minuta”, ovvero il classico foglio e dintorni, una nota, una distinta, su cui appuntare liste, promemoria… Tra la fine del secolo XVIII e l’inizio del successivo iniziarono a diffondersi, con epicentro guarda caso Parigi, questi elenchi di portate, ovviamente correlati al passaggio dal cosiddetto servizio alla francese a quello alla russa, poi impostosi presso la borghesia.
Alcuni dei menu esposti ad Acqui sono autentici capolavori, fra l’altro molto particolareggiati, che non rivelano solo la cura del dettaglio, ma anche “lo spirito dei tempi” che li produsse. Certo, si rimane stupiti che alcune convivialità “imponessero” una serie di portate la cui successione oggi ci pare discutibile, così come lo sforzo gastrico necessario per consumarle. Ma anche questo – verosimilmente – non est disputandum, poiché la nostra sensibilità non può e non deve agire in modo retroattivo.

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Rosalba, che abbiamo avuto modo di conoscere (e che come noi prova saudade per il “Bel soggiorno” di Cremolino e altri favolosi locali oggi non più attivi), ci raccontava peraltro di una mostra che riscuote sempre grandissimo successo, visitata anche da istituti alberghieri ecc., una mostra che dalla microstoria permette di comprendere meglio anche l’altra storia, quella più “ufficiale” e tramandata, e una mostra che lei ed il marito circuitano e allestiscono sempre volentieri, poiché il bene culturale è poca cosa se non viene condiviso.
Mi piace segnalare infine, last but not least, le bacheche della piccola ma preziosa biblioteca tematica che fisicamente corredano la mostra, omaggiando anche la seconda edizione de “La scienza in cucina” artusiana.
Grazie, Rosalba, del buon tempo che ci hai garantito. E davvero arrivederci a presto.
Umberto Curti
umberto

 

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