Fidelini, o fedelini, sono sottilissimi spaghettini, che in verità – malgrado sull’etimo non vi siano certezze (fidiculae, filelli, fidaws…) – raccontano una lunga storia, “araba” e di riflesso siciliana, che coinvolge il geografo Al-Idrisi e cui viceversa Marco Polo è estraneo (vedi qui sull’alfabeto del gusto la voce pasta)…
Fu non a caso a Genova che nel 1574 si costituì la prima Corporazione dei Pastai con un proprio statuto (Capitoli dell’arte dei Fidelari), seguita poi dall’Arte dei Fidelari del 1577 a Savona, ove si producevano maccheroni e tria.
La supremazia della Liguria durò per tutto l’Ottocento, ma ancora fino alla metà del secolo scorso era comune parlare di “pasta all’uso di Genova”. La pasta da metà Cinquecento viaggiava anche a bordo delle navi, inizialmente riservata a una parte dell’equipaggio, poi due secoli dopo concessa a tutti.
I fidelini – che verosimilmente nacquero ben più corti degli odierni… – in Liguria si gustano sia in brodo sia asciutti, in questo caso variamente conditi.
Umberto Curti
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