Spesso si specifica l’antica a provenienza storico-geografica del basilico, noto già ai Romani, ma quanto al suo “sbarco” specificamente a Genova, taluni (usando il condizionale) risalgono al capitano di galea Bartolomeo Decotto, praino di quella Pra’ che si scrive con l’apostrofo e non con l’accento, compagno d’arme alla I crociata del famoso condottiero genovese Guglielmo “testadimaglio” Embriaco, che condusse a Genova, verosimilmente non da Cesarea, il “Sacro Catino” dell’ultima cena. Decotto, viceversa, condusse in patria, si dice approdandoli a Palmaro, proprio un sacchettino di semi di miracoloso basilico (anno domini 1101?), oltre naturalmente a crociati e pellegrini… Da lì principierebbe quella luminosa storia che, grazie alle serre vitree di fine Ottocento, e ai mortai d’ascendenza romana, regala ai giorni nostri basilico senza più rigidi “vincoli” stagionali, ergo odorosissimo pesto.
Umberto Curti
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