3 feb 2025  | Pubblicato in Ligucibario

Tavola bronzea, io turista nella mia città

museo archeologico di genova pegli

museo archeologico di genova pegli

 

 

 

 

 

 

 

 

Tavola bronzea, io turista nella mia città?

Domenica di inizio febbraio, ma temperatura mite mite, eccomi con Luisa salire il viale alberato di Villa Durazzo Pallavicini che, accanto alla stazioncina ferroviaria, conduce con lieve salita al Museo archeologico di Genova Pegli

Il Museo Archeologico di Genova Pegli

Accolti dal personale con cortesia premurosa, che emozione per me ritornare dentro 100mila anni di storia e nei luoghi con cui via via nutrii nel 2011 il mio “Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana” (ed. De Ferrari), un saggio che fu bellissimo scrivere, che ottenne tanti riscontri, e che avrebbe dovuto originariamente intitolarsi “Mezunemunius”, fra poco sarà chiaro il perché.

Entriamo (la Tavola Bronzea ci aspetta al secondo piano…), ed ecco tra gli altri “il Principe delle Arene Candide”, l’audace cacciatore quindicenne che 24mila anni or sono, nel Finalese, morì per la violentissima artigliata di qualche animale, e fu sepolto con tutti gli onori. Ecco gli orsi (quasi vegetariani) che trascorrevano il letargo nelle caverne, ecco le anfore vinarie lungo le trafficate rotte Roma-Spagna, ecco la prima statua-stele rinvenuta (a Zignago, SP), con la sua scritta verticale in caratteri etruschi “mezunemunius”, ecco gli oggetti della vita quotidiana fra cui i mortai, immancabili, ecco il tesoretto di monete recuperate a Niusci, presso il tracciato su cui oggi sferraglia il trenino di Casella, ecco i ritrovamenti dalla necropoli di Kainua-Genova, emporio etrusco…

resti di orso speleo

resti di orso speleo

 

 

 

 

 

 

 

 

La Tavola Bronzea del Polcevera

E poi eccola, lei, la Tavola Bronzea del Polcevera, rinvenuta là dove correva la via Postumia, verso Libarna e Derthona, verso le “autostrade” del Po dirette ad Aquileia e all’Adriatico… Una tavola del 117 a. C. (cm 47,5×37,5), prima testimone del latino in Liguria, rinvenuta da un contadino in un torrentello nel ‘500 (al ritrovamento della Tavola Bronzea è dedicato uno dei video di “Assaggi di Medioevo”, il progetto che ho curato per Biblioteca Civica Berio di Genova nel 2024), ivi condotta da un moto franoso. E nel 1978 restaurata pulendo nerofumo e grassi. La Tavola Bronzea – nella puntuale traduzione di Giulia Petracco Sicardi, riecco un mio lontano ricordo universitario… – oltre a riportare la prima menzione circa la via Postumia cita una sentenza d’arbitrato emessa a Roma per regolare una disputa territoriale fra Genuates e Viturii Langenses e sfociata nell’obbligo di un pagamento in vino locale, ovvero un vectigal – entrata erariale – sotto forma di “baratto”.

Tavola Bronzea del Polcevera

La Tavola Bronzea del Polcevera (photocredits www.museidigenova.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Tavola Bronzea svela la lingua parlata a Genova all’epoca (la latinizzazione sta concretamente entrando nell’onomastica) ed uno ius ancora autoctono rispetto alla successiva romanità della villa, dal quale si evince una suddivisione delle terre in ager publicus, ager privatus e compascuus (terreno da pascolo, fienagione e legnatico, policentrico, su crinali spartiacque, che svolse non di rado funzioni sociali e cultuali), ed è evidente come dalla proprietà pubblica siano via via socioeconomicamente derivate, molti secoli più tardi, le comunaglie, terreni con bosco e pascolo messi a disposizione di famiglie o individui dietro versamento annuo di un modico canone. Erano punteggiate di casoni in pietra a secco (caselle, casette, bàreghi, supenne, cabanei…) per il ricovero soprattutto degli attrezzi, costruzioni di cui ancora rinveniamo esempi, già meticolosamente indagati dagli etnologi, fra cui il compianto Pietro Scotti. Caselle punteggiano ad esempio anche monte Bignone, sopra Sanremo.

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Sulle tracce della Via Postumia

Circa poi la via Postumia, l’Itinerarium Antonini e la Tabula Peutingeriana indicano tra Genova e Libarna una distanza di 36 miglia (circa 50 km), riesce oggi difficile seguirne lo sviluppo, la zona si presenta accidentata e ha subìto molte trasformazioni, e la Postumia a tratti fu verosimilmente poco più che uno stretto sentiero, priva di ponti, con pendenze molto variabili per economizzare su tornanti ed altro, tra paesaggi giocoforza mutevoli. Fatta realizzare dal console Spurio Postumio Albino, essa riproponeva nel tratto a monte una pista già battuta da mercanti liguri e forse anche la medesima percorsa sia dal console Quinto Minucio Rufo, allorché nel 197 a. C. schiacciò i Liguri dell’Oltregiogo fino a Casteggio, sia dal console Quinto Opimio nel 154 a. C., allorché guidò truppe da Piacenza (importante intersezione con la Aemilia Lepidi) a Genova per raggiungere Nizza. I tempi erano quanto mai inquieti. Oggi se ne ragiona solo in via ipotetica ma la Postumia, “strada di arroccamento” per congiungere le colonie cisalpine create al fine di contrastare le locali tribù ribelli, indiscutibilmente accelerò il processo di romanizzazione dei territori interni toccati dal suo tracciato, ovvero apportò tecnologie e tipi di produzioni romane, usi romani e riti romani. Il proposito ampio di unire il Tirreno all’Adriatico veicolò inoltre progetti di nuovi centri e “risistemazioni”, anche per facilitare i movimenti delle truppe e delle navi. La Postumia riacquistò poi importanza allorché Genova e Milano nel III-IV secolo d. C. ebbero profondamente bisogno l’una dell’altra relativamente alla compravendita d’olio (dall’Italia meridionale e dall’Africa settentrionale) e di granaglie. In tal senso, alla vigilia e poi all’inizio dell’apocalisse barbarica – che obliterò molte vite e villae – , aree ospitali dell’Appennino, quali ad es. San Cipriano presso Serra Riccò, non a caso si ripopolarono, e le fasce terrazzate consentirono alcune delle coltivazioni ormai usuali in Liguria. Attraverso la Postumia, all’inizio del V secolo, fu ricondotta al magister militum Stilicone la figlia Termanzia, moglie ripudiata dall’imperatore Onorio. E del resto moltissime mulattiere diventarono durante il medioevo le vere vie di riferimento…

Tavola Bronzea (e molto altro). Con Luisa termino infine la visita ed esco, con un po’ d’attenzione occorrono circa 3 ore. Una parte di me farebbe dietrofront e rientrerebbe subito, per ricominciare.

E’ stato un pomeriggio meraviglioso, da turista che esplora la propria città? Perché no? Quanta archeologia, in Liguria! Una visione d’insieme saprà indurre un marketing che finalmente ne faccia quasi un prodotto turistico a sé, dai Balzi Rossi a Luni?
Poiché ormai rapidamente imbruniva, non restava che coccolarsi un po’ con una cioccolata calda al bar “Amleto”, dirimpetto al mare, luogo di cortesia e cose buone (dolci e salate). Chapeau.

Umberto Curti
Umbi bottiglia

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