L’arquebuse è una tradizione fortemente piemontese, ma anche di Calizzano (SV): si macerano le foglie secche e fresche (lavate e asciugate) di Tanacetum crispum, un’erba profumatissima e dalle molte proprietà (curava le ferite da archibugio…), in alcol etilico alimentare, non – attenzione! – l’imbevibile denaturato; e alla tintura madre si aggiunge poi zucchero… Il prodotto raggiunge i 30°, molto gradevole al gusto. Pare che la ricetta origini a Lione, quando nel 1857 un frate, Emanuele, dei Maristi mise a punto la ricetta del distillato “Eau d’arquebuse”. Perfetto da meditazione, ma anche a fine pasto, e v’è chi lo impiega in ricette salate (il coniglio stufato) e dolci
Umberto Curti
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