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	<title>Ligucibario &#187; cadrai</title>
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		<title>Minestrone con scucuzzun, leccornia “da cadrai”</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 15:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Minestrone alla genovese, che passione&#8230; A questa ricetta iconica del ricettario ligure sono legate antichi mestieri, tradizioni, varianti stagionali. Chi erano i cadrai? Minestrone e porto Cadrai rimanda alle chiatte (un catering ante litteram, l&#8217;etimologia delle parole pare la stessa) che affiancavano le navi all’àncora nel porto di ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/minestrone-con-scucuzzun-leccornia-da-cadrai/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_27861" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/DSCN9428.jpg"><img class="size-medium wp-image-27861" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/DSCN9428-300x225.jpg" alt="minestrone di verdure alla genovese con pesto" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">minestrone di verdure alla genovese con pesto</p></div>
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<p>Minestrone alla genovese, che passione&#8230; A questa ricetta iconica del ricettario ligure sono legate antichi mestieri, tradizioni, varianti stagionali.</p>
<h2>Chi erano i cadrai? Minestrone e porto</h2>
<p>Cadrai rimanda alle chiatte (un catering ante litteram, l&#8217;etimologia delle parole pare la stessa) che affiancavano le navi all’àncora nel porto di Genova (ma non solo), proponendo agli equipaggi sfiniti dalle lunghe rotte e dalle privazioni alcuni piatti freschi e golosi: minestrone anzitutto, e stoccafisso, farinata, torte di verdura, talora focacce.</p>
<h2>Genova, l&#8217;antica arte della pasta in una città-porto</h2>
<p>Pasta-verdure come noto è una diade di successo anche nella cucina genovese, del resto la mediterraneità ha nei secoli messo a punto piatti che, unendo vitamine e carboidrati, oggi si rivelano salutari anche in senso nutrizionale… Inoltre, Genova, un porto che dialogava nella lingua dei commerci con tutto il mondo conosciuto, Asia in particolare, aveva “appreso” – forse via Sicilia? – l’arte “nomade” di essiccare la pasta (e si badi, Marco Polo era ancora di là da venire…). Acqua e farina componevano un alimento assai pratico, di grano non v’era penuria, di vento neppure, e i più intraprendenti potevano anche fiutare un business, dopotutto Ianuensis ergo mercator, si soleva dire. Nella “Superba” nacquero dunque corporazioni artigiane ad hoc, i fidelari ecc. (1574), e nacquero formati di pasta idonei ai diversi impieghi.</p>
<h2>Pasta in Liguria; i formati</h2>
<p>Trenetta origina dall’antico termine per pasta, ovvero “<em>tria</em>”. A Natale alcuni ancora ritualizzano i maccheroni in brodo, o mostaccioli, o – appunto – natalini. Mandilli e picagge rimandano come vocaboli a fazzoletti e strofinacci. E, tra le paste da minestrone in grado di regger la cottura, incontriamo i “bricchetti” (fiammiferi, alla francese) e lo scucuzzun (la grafia varia ma è alterazione locale per cuscus…), ovvero grano duro che per la forma a micro palline, e per la consistenza, ricorda anche la fregola sarda. Ovviamente non esistono regole univoche, e quindi il minestrone sposa bene, secondo gusti, anche i ditalini rigati, i taggiaen, le conchiglie…</p>
<h2>Minestrone alla genovese: la ricetta</h2>
<p>Eccovi infine la ricetta, tenendo presente che le quantità degli ingredienti mutano in base al numero dei commensali, e che personalmente non utilizzo soffritti né, come insapori tori, i funghi secchi…</p>
<p>Secondo mercato e stagione si reperiscono fagiolini, zucchine, cavolo cappuccio, zucca mantovana, carote, patate, talora cardi… Legumi (piselli, fave, sia fagioli cannellini sia borlotti, più che ceci). Pomodori (non più d’uno o due)…</p>
<p>Occorrono poi olio extravergine d’oliva per la cottura, e pesto (senza pinoli) per la rifinitura finale, fuori fuoco. Croste di parmigiano, infine, a piacere.</p>
<p>La verdura, nettata e tagliata a tocchi non troppo piccoli, viene gettata in una capace pentola piena d’acqua non in ebollizione (circa 1,5 kg di verdure per 2 litri abbondanti d’acqua). La cottura, attenzione, dovrà poi essere a fuoco vivo, ideale sarebbe un fuoco a legna. La nota più apprezzata del piatto, come noto, è la sua densità finale (il cucchiaio dovrebbe restare ritto…), che si ottiene proprio e solo con la cottura. A metà cottura aggiungere mezzo bicchiere di olio d’oliva, le croste di formaggio se necessario ben raschiate all’esterno (sporco e inchiostro), e il sale grosso. E’ comunque bene, di tanto in tanto, rimestare il tutto, onde evitare che via via la verdura sfatta si attacchi al fondo producendo uno spiacevole sentore di scutizzo (bruciacchiato). Con schiumarola e forchetta schiacciare patate e fagioli per addensare maggiormente il minestrone. Quando i tocchi di verdure quasi non si distinguono e il composto è cremoso al punto giusto, si butta anche la pasta (30-40 g a commensale…), prescelta in genere fra quelle che ho prima elencate. A cottura ultimata si aggiunge fuori fuoco il pesto (ma nell’entroterra poteva essere un pestato di lardo), rimestando il tutto e impiattando in fondine. Meglio pazientare un po’ perché un quarto d’ora renderà il minestrone, tiepido, ancor più godibile&#8230; Un filo d’extravergine a crudo – specie se non si è aggiunto pesto &#8211; e una grattugiata di Parmigiano fresco assicurano il capolavoro. L’indomani, quello che avanzava veniva affettato e fritto in poco olio, arte del riciclo. Nei calici, beninteso, una Bianchetta o un Vermentino o un Pigato serviti a 11°C in tulipani a stelo alto&#8230; Zena in toua, buon appetito.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(32). Chi erano i cadrai?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 16:38:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; CUCINA LIGURE DOMANDE E RISPOSTE Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: corzetti o croxetti? Cuculli o friscêu? Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà? Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte32-chi-erano-i-cadrai/">leggi tutto</a></p>
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<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE.jpg"><img class="size-medium wp-image-25653" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251.jpg" alt="CUCINA LIGURE DOMANDE E RISPOSTE" width="300" height="251" /></a></p>
<p>CUCINA LIGURE DOMANDE E RISPOSTE</p>
<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Chi erano i cadrai?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>32. chi erano i cadrai?</strong> Cadrai proviene da caterer oppure da calderaio… Erano chiatte-ristori (“Ruscin”, “Dria”…) dotate di pentoloni in rame e cestini, che affiancavano le navi all’àncora nel porto di Genova proponendo e somministrando agli sfiniti equipaggi – ma anche ai caravana e ai camalli che dai moli non facevano in tempo a raggiungere le trattorie &#8211; alcuni piatti caldi e corroboranti, fra cui scodellate di minestrone, stoccafisso, torte salate, focaccia e farinata, vino locale (tendenzialmente bianco?)… Operarono per secoli e secoli, e a fine &#8216;800 sommiamo nello scalo della Superba una quarantina d&#8217;imprese. Consiglio anche, sul tema, la lettura di Ivana Ferrando, &#8220;Vendo l’argento del mare&#8221;, ed. Sagep, Genova, 1971&#8230;</p>
<h2>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</h2>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte31-cose-avvantaggiare/" target="_blank">la 31ma faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Storia della cucina ligure, tracce e percorsi</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 08:46:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Storia della cucina ligure: racconto di un mosaico (da vivere e da tutelare) che sa guardare all’entroterra e al mare, che dialoga con altre culture e che s’ispirò a lungo ad una frugalità non di rado geniale, sia nell’assemblaggio degli ingredienti che nell’arte del riciclo.  Se scrivere una storia della cucina ligure è forse impresa ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/storia-della-cucina-ligure/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/storia-della-cucina-ligure/">Storia della cucina ligure, tracce e percorsi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/acciughe-fritte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23127" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/acciughe-fritte-300x202.jpg" alt="acciughe fritte" width="300" height="202" /></a></p>
<p><em>Storia della cucina ligure: racconto di un <strong>mosaico</strong> (da vivere e da tutelare) che sa guardare all’entroterra e al mare, che dialoga con altre culture e che s’ispirò a lungo ad una frugalità non di rado geniale, sia nell’assemblaggio degli ingredienti che nell’arte del riciclo. </em></p>
<p>Se scrivere una <strong>storia della cucina ligure</strong> è forse impresa illusoria o titanica anche per la scarsità di fonti(1), un buon primo passo sarebbe tuttavia stare alla larga da molti siti web eccetera che pubblicano contenuti privi di un fondamento. Un secondo passo consisterebbe poi nel sottolineare come la <strong>cultura alimentare sia sempre effetto delle condizioni in cui si trovò a vivere una data comunità</strong>: cosa coltivò, allevò, produsse, importò…</p>
<h2>Storia della cucina ligure: biodiversità straordinarie di una terra che sale in quota</h2>
<p>A tal proposito, tanti descrivono la <strong>Liguria</strong> come una terra stretta tra mare e montagne, una terra ardua da lavorare (non a caso occorsero fasce terrazzate da quei muretti a secco che oggi assurgono a patrimonio UNESCO…), io viceversa “supererei” questo stereotipo e la definirei soprattutto <strong>una terra che in pochi chilometri sale in quota</strong>, dalle viticolture ascende agli alpeggi, e dunque consente <strong>biodiversità straordinarie</strong>. Dall’<a href="https://biovoci.blogspot.com/2024/04/long-live-evoo-extra-virgin-olive-oil.html" target="_blank">ulivo</a> al <a href="https://www.ligucibario.com/castagno-albero-del-pane/">castagno</a>, dagli ortaggi alle frutta, dalle erbe aromatiche (<a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/basilico-genovese-dop/">basilico</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/persa/"><em>persa</em></a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/boraggine/">borragine</a>!) sino a quelle erbe spontanee – sovente alimurgiche – alla base del preboggion. <a href="https://www.ligucibario.com/storytelling-per-la-etnogastronomia/">Biodiversità ed etnogastronomia</a>, <em>the perfect match</em>&#8230;</p>
<h2>Storia della cucina ligure: una terra che sa dialogare con altre culture</h2>
<p>L’ubicazione <em>pieds dans l’eau</em>, inoltre, la rese da ponente a levante, costantemente, <strong>una terra “capace” di dialogare con altre culture</strong>, anche in cucina. E da questo dialogo origina un ricettario tuttora colmo di parole “foreste”, da <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/buridda/" target="_blank"><em>buridda</em></a> a <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/scorzonera/" target="_blank"><em>scorzonera</em></a>, da <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/mosciamme-di-tonno/" target="_blank"><em>mösciamme</em></a> a <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/piscialandrea-sardenaira/" target="_blank"><em>pissalandrea</em></a>…</p>
<p>Nel frattempo, ai liguri <strong>il bosco</strong> donava <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castagna/" target="_blank">castagne</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/funghi-funghi-funghi/" target="_blank">funghi</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/miele/" target="_blank">miele</a>, selvaggina, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/lumache/" target="_blank">lumache</a>, qualche piccolo frutto, e immagino che la colazione contadina potesse sovente insaporirsi di <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/prescinseua/" target="_blank"><em>prescinsêua</em></a>.</p>
<div id="attachment_22224" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/panissa-e-fette-savona-029.jpg"><img class="size-medium wp-image-22224" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/panissa-e-fette-savona-029-300x265.jpg" alt="panissetta fritta" width="300" height="265" /></a><p class="wp-caption-text">panissetta fritta</p></div>
<h2>Storia della cucina ligure: cucina di bordo, di porto, dell&#8217;orto</h2>
<p>Quando, nel <a href="https://www.ligucibario.com/assaggi-di-medioevo-con-umberto-curti/" target="_blank"><strong>Medioevo</strong></a>, <strong>Genova</strong> divenne così Superba da dominare le <strong>rotte mercantili</strong>, il suo<strong> porto</strong> e la ricchezza dei business – quella che si protrasse nei successivi secoli aurei &#8211; permisero di conoscere via via <strong>merci che oggi definiremmo top di gamma</strong>. Le casate patrizie e i loro chef s’infatuarono delle <strong>spezie</strong> ben più che le campagne (i menu dei ricchi furono sempre diversi da quelli dei poveri). E specifiche <strong>corporazioni</strong> (fidelari, vermicellari…) lavorarono la <strong>pasta</strong> – prima di Marco Polo &#8211; tanto quanto avveniva in Sicilia, così che la pasta secca risultò una voce importante nell’export cittadino…</p>
<p>Dinanzi ai moli, e alle chiatte dei <strong><em>cadrai</em></strong> in partenza coi minestroni fumanti, ecco poi gli angiporti, i labirinti dei carruggi,<a href="https://www.ligucibario.com/sciamadde-fainotti-finger-food/" target="_blank"> i <em>fainotti</em> e le <em>sciamadde</em></a> col fuoco sempre acceso, ecco i <em>finger food</em> meravigliosamente “popolari”, la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/focaccia-anche-con-olive-cipolla-salvia-patate/" target="_blank">focaccia</a> la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/farinata-di-ceci/" target="_blank">farinata</a> la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/panissa/" target="_blank"><em>panissa</em></a> i <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cuculli-coccoli/" target="_blank"><em>cuculli</em></a> i <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/frisceu-baccala-cipollina-erbe-scorzonera-carciofi/" target="_blank"><em>friscêu</em></a>, ecco le <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torte-di-verdure/" target="_blank">torte di verdura</a> (inizialmente, certo, non quelle di patate né di zucca)…</p>
<div id="attachment_22175" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/canditi2.jpg"><img class="size-medium wp-image-22175" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/canditi2-300x225.jpg" alt="frutta candita" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">frutta candita</p></div>
<h2>Storia della cucina ligure: i piatti rituali</h2>
<p>Nel tempo, beninteso, nacquero anche <strong>piatti rituali</strong>, talora assai elaborati: la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cima-alla-genovese/" target="_blank">cima</a>, il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cappon-magro/" target="_blank">cappon magro</a>, la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torta-pasqualina/" target="_blank">torta Pasqualina</a>, e il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tacchino-alla-storiona/" target="_blank">tacchino alla storiona</a> quando il grosso volatile giunse in Europa dal Nuovo Mondo sbalordendo i cuochi.</p>
<p>La <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/canestrelli-di-torriglia-rovegno-brugnato-taggia/" target="_blank"><strong>pasticceria secca</strong></a>, le cotognate e la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/frutta-candita/" target="_blank">frutta candita</a>, e alcune torte dolci ideate da botteghe creative divennero progressivamente il fine pasto.</p>
<h2>Storia della cucina ligure: un mare poco pescoso vs la cucina bianca dei monti</h2>
<p>Il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pesce-stagionalita/" target="_blank"><strong>pesce</strong></a>, malgrado quel che molti pensano (e scrivono), costituì sui deschi liguri sempre una <strong>risorsa residuale</strong> (a parte le <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/acciughe/" target="_blank">acciughe</a>), poiché il Mediterraneo dinanzi alla Liguria è un mare poco pescoso, povero di plancton, talora burrascoso e talora fronteggiato da coste scoscese, dunque connotato da una serie di caratteristiche poco favorevoli alle &#8211; modeste &#8211; tecnologie della pesca d’un tempo.</p>
<p>Viceversa, sugli alpeggi andava affermandosi la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bianca-cucina/" target="_blank"><strong>cucina bianca</strong></a>, la cucina cosiddetta malgara (a base di alcune farine ad es. d’orzo, di porri, patate, prodotti caseari…), che oggi ritroviamo visitando bei luoghi come Mendatica, dove la transumanza è ancora momento solenne e sentito.</p>
<div id="attachment_20260" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN4480.jpg"><img class="size-medium wp-image-20260" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN4480-300x225.jpg" alt="ravioli" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ravioli</p></div>
<h2>Storia della cucina ligure: un mosaico da vivere e tutelare</h2>
<p>Sia come sia, la <strong>cucina ligure è</strong> pertanto <strong>un mosaico</strong> che sa guardare all’entroterra, e che s’ispirò a lungo ad una frugalità non di rado geniale, sia nell’assemblaggio degli ingredienti che nell’<strong>arte del riciclo</strong>. Chi le vuole bene, dovrà – come da tanti anni è uso fare <strong>Ligucibario®</strong> &#8211; tutelare i migliori piatti della memoria, le cultivar autoctone, le trattorie che perpetuano le tradizioni e si riforniscono da filiere brevi. Mai come oggi, qualità significa infatti <em>buonessere</em>, quanto amo questa parola&#8230;, ergo la qualità è un diktat.</p>
<p>(1)io stesso ne ho affrontato solo alcune parti, ad es. ne “Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana” (ed. De Ferrari, 2012), o analizzando la figura di <strong><a href="https://www.ligucibario.com/cuciniera-di-giobatta-ratto/" target="_blank">Giobatta Ratto</a></strong>, che nel 1863 pubblicò la prima cuciniera genovese…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>La Cuciniera di Giobatta Ratto: ciak, si gira!</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 09:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La Cuciniera di Giobatta Ratto, best seller dal 1863, è storyteller d&#8217;eccezione che racconta la Genova del XIX secolo. Scopriamo insieme il dietro le quinte di una video-intervista dedicata a questa icona della letteratura gastronomica. Ospite dell’attivissima Biblioteca civica &#8220;Saffi&#8221;, di Genova-Molassana, sono stato video-intervistato (si avvicina puntuale il “Maggio dei libri”…) su un autore ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cuciniera-di-giobatta-ratto/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22421" style="width: 308px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/saffi-ratto-Copia.jpg"><img class="size-medium wp-image-22421" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/saffi-ratto-Copia-298x300.jpg" alt="umberto curti ospite della biblioteca civica &quot;saffi&quot;" width="298" height="300" /></a><p class="wp-caption-text"><em>umberto curti ospite della biblioteca civica &#8220;saffi&#8221;</em></p></div>
<p><em>La Cuciniera di Giobatta Ratto, best seller dal 1863, è storyteller d&#8217;eccezione che racconta la Genova del XIX secolo. Scopriamo insieme il dietro le quinte di una video-intervista dedicata a questa icona della letteratura gastronomica.</em></p>
<p>Ospite dell’attivissima <a href="https://www.bibliotechedigenova.it/saffi" target="_blank"><strong>Biblioteca civica &#8220;Saffi&#8221;, di Genova-Molassana</strong></a>, sono stato video-intervistato (si avvicina puntuale il “<em>Maggio dei libri</em>”…) su un autore che non cessa di interessare e che consente uno “spaccato” sulla Genova dell’Ottocento.</p>
<h2>La Cuciniera di Giobatta Ratto: uno sguardo sulla Genova dell&#8217;Ottocento</h2>
<p>Si tratta di <strong>Giobatta Ratto e della sua “Cuciniera genovese” (1^ edizione 1863)</strong>, ricettario con un suo perché, precedente di 28 anni il più celebrato Artusi (&#8220;La scienza&#8230;&#8221; è del 1891), e opera pienamente made in Genoa (contiene perfino un’appendice lessicale del vocabolarista Giovanni Casaccia…), cui da parte mia ho dedicato nel tempo studi, conferenze, post, pubblicazioni…</p>
<p>L’intervista è ora disponibile grazie all&#8217;accurato montaggio/editing di Massimo Bracchi. Ha consentito di “esplorare” la Genova della seconda metà dell’Ottocento, nonché i principali eventi “a contorno” dell’uscita del ricettario di Ratto (<strong>nascita delle serre di basilico, Expo italo-americana, apertura del Mercato Orientale…</strong>).</p>
<h2>Genova: cucina di bordo, di porto, dell&#8217;orto</h2>
<p>Inoltre, l’opera del Ratto propone ancora aspetti di attualità per quanto attiene all’organizzazione del lavoro in cucina, l’igiene, la sicurezza nella manutenzione degli alimenti… Aspetti che non ci stancheremo mai di sottolineare, perché ci proteggono da pericoli talvolta gravi quali il botulismo, l&#8217;anisakis&#8230;<br />
Le (481) ricette, pur “scontando” un’impostazione qui e là internazionale, e dunque qui e là ancora debitrice dei menu d’hotel, confermano la nostra come una “cucina di bordo, di porto, e di orto” (mia vecchia definizione, che poi tanta eco ha suscitato)…<br />
Un <em>genius loci</em> &#8211; ieri come oggi &#8211; fatto di odori e voci, <strong>cadrai, acciughe, sciamadde, finger food, verdure, incontri di culture</strong>.<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/80zfC81v-2U?si=I9ZKHQtFLZmOe56Y" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>Genova, genius loci mediterraneo: consigli di lettura</h2>
<p>Poiché infine io amo scrivere &#8211; dentro Ligucibario® così come sulla carta &#8211; perché anzitutto amo leggere (attività che presso molti giovani la nostra stagione storica va “estinguendo”?), ho suggerito come piaceri irrinunciabili alcuni libri su Genova lato sensu (alcuni stanno benissimo anche sul comodino, come confortante compagnia di fine giornata).<br />
Libri che consentiranno ulteriori approfondimenti a chi autonomamente desideri approfondire la materia, mi riferisco ad es. a</p>
<ul>
<li>Fernand Braudel, Il Mediterraneo</li>
<li>Predrag Matvejevic, Breviario mediterraneo</li>
<li>Maurizio Maggiani, Mi sono perso a Genova</li>
<li>Ennio Poleggi, Genova.</li>
</ul>
<p>Buon viaggio attraverso quelle pagine, amici Lettori, e fatemi sapere le sensazioni che ne avete tratto!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Cadrai</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 12:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Erano di fatto ristori galleggianti, chiatte attrezzate per la somministrazione. Che affiancavano le navi all&#8217;àncora nei grossi porti liguri, in primis ovviamente Genova, per rifocillare, con minestrone caldo &#8211; e comunque piatti con verdure fresche &#8211; equipaggi sfiniti (decimati) dalle lunghe navigazioni*, durante le quali il vitto di bordo (dove igiene e catene del freddo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cadrai/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Erano di fatto ristori galleggianti, chiatte attrezzate per la somministrazione.<br />
Che affiancavano le navi all&#8217;àncora nei grossi porti liguri, in primis ovviamente Genova, per rifocillare, con minestrone caldo &#8211; e comunque piatti con verdure fresche &#8211; equipaggi sfiniti (decimati) dalle lunghe navigazioni*, durante le quali il vitto di bordo (dove igiene e catene del freddo erano miraggi), un vitto beninteso &#8220;condiviso&#8221; con topi e scarafaggi, si riduceva a gallette, cibi secchi, olive conservate, talvolta miele.<br />
Nei casi più fortunati si caricavano gabbie per il pollame, e qualche battuta di pesca fortunata regalava menu un poco più proteici e vari.<br />
Questi cadrai (<strong>catering</strong>) ebbero via via nomi famosi, Dria, Ruscin&#8230;<br />
*e da scorbuto e molte altre patologie<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>64 ricette liguri in compagnia di Umberto Curti</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2021 16:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>64 ricette liguri in compagnia di Umberto Curti E’ nelle edicole, con “Il Secolo XIX” (€ 9,90 oltre il prezzo del quotidiano) il mio ultimo lavoro, Abbecedario della cucina ligure, 152 pagine per 64 ricette, spiegate passo passo e completate dall’abbinamento enologico, con vini liguri e non. La parte conclusiva è poi un viaggio dentro ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/64-ricette-liguri-in-compagnia-di-umberto-curti/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/post-instagram.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-20696" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/post-instagram-300x300.png" alt="post instagram" width="300" height="300" /></a></p>
<p>64 ricette liguri in compagnia di Umberto Curti</p>
<p>E’ nelle edicole, con “Il Secolo XIX” (€ 9,90 oltre il prezzo del quotidiano) il mio ultimo lavoro, <em>Abbecedario della cucina ligure</em>, 152 pagine per 64 ricette, spiegate passo passo e completate dall’abbinamento enologico, con vini liguri e non. La parte conclusiva è poi un viaggio dentro gli olii extravergine della DOP ligure, compagni della buona tavola e della salute.</p>
<p>Sulla scia di Giobatta Ratto, autore di una prima <em>Cuciniera genovese</em> (1863), mi è piaciuto, e spero piaccia al Lettore, costruire un ricettario che tuttavia fosse anche altro. Un’introduzione non frettolosa tratteggia anche in senso storico i caratteri principali dell’arte culinaria regionale, che – come recita la quarta di copertina – è un’arte salubre, mediterranea, frugalmente creativa, sia sulle coste che negli entroterra. Evergreen perché nata dall’incontro di culture, profumi, <strong>biodiversità</strong>…</p>
<p>Inoltre, un’approfondita “avvertenza” accompagna il Lettore nella selezione dei migliori ingredienti, delle tecniche di conservazione, dei tipi di cottura. Con attenzione alle regole igieniche, alla stagionalità dei prodotti, al tema delle allergie oggi così “invadente”. Perché, come sottolineava Gualtiero Marchesi, il più grande chef del ‘900 italiano, “dal momento che la natura ci impone di nutrirci, facciamolo nel migliore dei modi, con criterio e con diletto”.</p>
<p><em>Abbecedario della cucina ligure</em> in tal modo si propone anche come pausa di riflessione e di buonessere dal caos stressante dei nostri giorni, che tutto velocizza e deregolamenta, compresa l’alimentazione quotidiana, troppo schiava delle pentole a pressione, dei fornetti a microonde, dei semilavorati industriali, o talvolta purtroppo del trash food.</p>
<p>Il volume è acquistabile anche online, ad es. sul sito di Editoriale Programma, dinamica realtà trevigiana. <strong>Attendo i vostri commenti, le vostre impressioni, i vostri consigli</strong>. Nell’auspicio che le vostre casseruole, le teglie, i mortai profumino dei grandi classici di Liguria. Genius loci, carruggi, sciamadde, la cima cantata da De André, gli street food con cui ungersi le dita, il ricordo dei cadrai, le voci delle acciugaie&#8230;</p>
<p>Le 64 ricette che ho scelto (costretto a qualche dolorosa rinuncia, prima fra tutte la mes-ciùa spezzina) riguardano:</p>
<p>Acciughe all’ammiraglia, Acciughe ripiene al forno, Acciughe sotto sale, Baccalà al verde, Bagnun, Barbagiuai, Brandacujùn di stoccafisso, Buridda (di seppie), Canestrelli, Cappon magro, Capponadda di Camogli, Castagnaccio, Ceci in zimino, Cima, Ciöppin, Cöndigiön, Coniglio alla carlona (alla ligure), Cubaita, Cuculli, Farinata di ceci, Fegato all’aggiadda, Focaccia genovese (pasta madre), Focaccia genovese facile (lievito di birra), Focaccia col formaggio, Friscêu di baccalà, Frittata di rossetti, Frittelle di San Giuseppe, Fritto misto di terra, Frittura di pesce, Funghi e patate, Gattafuin di Levanto, Imbrogliata di carciofi, Latte dolce fritto, Lattughe ripiene in brodo, Marmellata di arance “Pernambuco”, Marò di fave, Minestrone di verdure, Moscardini affogati (detti “alla camogliese”), Muscoli ripieni, Orata alle olive taggiasche, Pandolce basso, Pànera, Panissa/panissette fritte, Pansoti con salsa di noci, Pesto di basilico, Polpo e patate, Ravioli, Sardenaira, Seppie in zimino, Spaghetti alle vongole, Spungata di Sarzana, Stoccafisso accomodato, Straccetti di vitella all’uccelletto, Subricchi, Tomaxelle, Torta Pasqualina, Torta di patate (baciocca), Torta di riso, Torta Sacripantina, Totani ripieni, Tramezzino zeneize, Trippe accomodate, Verdure ripiene, Zembi con l’arzillo.</p>
<p>Mai come questa volta posso davvero concludere, quindi, con “buon appetito”…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Minestrone di verdure</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 13:18:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Minestrone di verdure. E&#8217; la ricetta 47 dell&#8217;Artusi (che però della Liguria ignora sia il pesto che la focaccia): «Il minestrone mi richiama alla memoria un anno di pubbliche angoscie e un caso mio singolare. Mi trovavo a Livorno al tempo delle bagnature l&#8217;anno di grazia 1855, e il colera che serpeggiava qua e là ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/minestrone-di-verdure-2/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20266" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN9425.jpg"><img class="size-medium wp-image-20266" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN9425-300x225.jpg" alt="minestrone alla genovese" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">minestrone di verdure alla genovese</p></div>
<p>Minestrone di verdure. E&#8217; la ricetta 47 dell&#8217;<strong>Artusi</strong> (che però della Liguria ignora sia il pesto che la focaccia): «Il minestrone mi richiama alla memoria un anno di pubbliche angoscie e un caso mio singolare. Mi trovavo a Livorno al tempo delle bagnature l&#8217;anno di grazia 1855, e il colera che serpeggiava qua e là in qualche provincia d&#8217;Italia, teneva ognuno in timore di un&#8217;invasione generale che poi non si fece aspettare a lungo. Un sabato sera entro in una trattoria e dimando: &#8211; Che c&#8217;è di minestra? &#8211; Il minestrone, &#8211; mi fu risposto. &#8211; Ben venga il minestrone, &#8211; diss&#8217;io. Pranzai e, fatta una passeggiata, me ne andai a dormire. Avevo preso alloggio in Piazza del Voltone in una palazzina tutta bianca e nuovissima tenuta da un certo Domenici; ma la notte cominciai a sentirmi una rivoluzione in corpo da fare spavento; laonde passeggiate continue a quel gabinetto che più propriamente in Italia si dovrebbe chiamar luogo scomodo e non luogo comodo. &#8211; Maledetto minestrone, non mi buscheri più! &#8211; andavo spesso esclamando pieno di mal animo contro di lui che era forse del tutto innocente e senza colpa veruna. Fatto giorno e sentendomi estenuato, presi la corsa del primo treno e scappai a Firenze ove mi sentii subito riavere. Il lunedì giunge la triste notizia che il colera è scoppiato a Livorno e per primo n&#8217;è stato colpito a morte il Domenici. &#8211; Altro che minestrone! &#8211; Dopo tre prove, perfezionandolo sempre, ecco come lo avrei composto a gusto mio: padronissimi di modificarlo a modo vostro a seconda del gusto d&#8217;ogni paese e degli ortaggi che vi si trovano. Mettete il solito lesso e per primo cuocete a parte nel brodo un pugnello di fagiuoli sgranati ossia freschi: se sono secchi date loro mezza cottura nell&#8217;acqua. Trinciate a striscie sottili cavolo verzotto, spinaci e poca bietola, teneteli in molle nell&#8217;acqua fresca, poi metteteli in una cazzaruola all&#8217;asciutto e fatta che abbiano l&#8217;acqua sul fuoco, scolateli bene strizzandoli col mestolo. Se trattasi di una minestra per quattro o cinque persone, preparate un battuto con grammi 40 di prosciutto grasso, uno spicchio d&#8217;aglio, un pizzico di prezzemolo, fatelo soffriggere, poi versatelo nella detta cazzaruola insieme con sedano, carota, una patata, uno zucchino e pochissima cipolla, il tutto tagliato a sottili e corti filetti. Aggiungete i fagiuoli, e, se credete, qualche cotenna di maiale come alcuni usano, un poco di sugo di pomodoro, o conserva, condite con pepe e sale e fate cuocere il tutto con brodo. Per ultimo versate riso in quantità sufficiente onde il minestrone riesca quasi asciutto e prima di levarlo gettate nel medesimo un buon pizzico di parmigiano. Vi avverto però che questa non è minestra per gli stomachi deboli. »</p>
<p>Torniamo ora a Genova (Artusi infatti era romagnolo di Forlimpopoli). Un critico teatrale ha definito il nostro minestrone “le fondamenta della cucina patriarcale dei liguri… un segreto che ha <strong>il profumo del basilico e dell’aglio</strong> ben pestati e intrisi di formaggio forte…” Quando ancora – o comunque ben più che oggi &#8211; si rispettavano le stagioni, esso era un uso “salutare” di primavera e autunno, e da zuppa si trasformava in minestra tramite l&#8217;aggiunta di <strong>alcuni e non altri tipi di pasta</strong>, i vermicelli, i corzetti della val Polcevera (<em>Cuciniera</em> del Ratto, 1863), i brichetti (fiammiferi), lo scucussùn (gragnuola) che per suono s’apparenta al couscous, i maccheroncini rigati o lisci (mostaccioli), le fettuccine di grani forse più &#8220;puliti&#8221; degli attuali…</p>
<p><strong>Giobatta Ratto</strong>, nella sua <em>Cuciniera genovese</em> testé citata (best seller dalle cento ristampe), preliminarmente friggeva le verdure con funghi secchi e acciughe salate, de gustibus&#8230; Mentre <strong>lo chef savonese Ferrer Manuelli</strong> – circa un secolo dopo &#8211; aggiungeva lardo, e malgrado prue e vele di una cucina marinara come poche (e come dimenticare le sue bretelle &#8220;ospiti&#8221; in tv di Veronelli?) questa si direbbe usanza forse quasi “longobarda”.</p>
<p>Il minestrone, sia come sia, c&#8217;era sempre nei pentoloni di quei <strong>cadrai</strong> (Ruscin, Dria&#8230;) e di quelle “spezzine” (chiatte attrezzate per il catering) che tentavano gli esausti marinai all&#8217;àncora con cibarie fresche – e vino &#8211; . E qualunque casalinga sa che il segreto del minestrone perfetto consiste sempre nella lunga cottura di molte verdure nell’acqua (all’inizio fredda, poi arricchita da un filo d’extravergine e da una crosta di parmigiano raschiata), e poi nella pressatura di alcune, schiacciandole sulla schiumarola con una forchetta (densità e gusto!). L&#8217;eventuale <strong>pesto</strong> va aggiunto al termine, fuori cottura, poiché il basilico ovviamente<b> non ama il calore..</b>. A <a title="curti minestrone genovese" href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/10/minestrone-di-verdure_10.html" target="_blank">questo link</a> amico Lettore hai come sempre la mia ricetta.</p>
<p>Vorrei infine, a maggior ragione quando servono turisti e buongustai stranieri, che le trattorie servissero il minestrone tiepido, e casomai freddo in estate, ma mai caldo. E nel calice sposassero sempre Bianchetta, Vermentino, Pigato, ovvero le nostre gloriose DOC.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong>(articolo di proprietà dell&#8217;autore, concesso originariamente ad altra piattaforma ed ora non più online)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Pandolce e solstizio d’inverno, il dies solis invicti</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 10:31:32 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Pandolce e solstizio d’inverno, il dies solis invicti&#8230;<br />
Dedico questo pezzo alla famosa pasticceria &#8220;Klainguti&#8221;, piazza di Soziglia, cuore di Genova, auspicandone la riapertura.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN4062.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20019" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN4062-300x225.jpg" alt="DSCN4062" width="300" height="225" /></a>Dicembre, mai come quest&#8217;anno si sente forte il bisogno di <strong>Natale</strong>&#8230;, di quel solstizio che confermerà vittorioso il sole. Nel 2015 Ligucibario® dedicò un pezzo specifico al pandolce, ricevendo in poco tempo oltre 1.200 like… In effetti, <strong>ö pandöçe a Genova</strong> * non è più soltanto un dolce natalizio, bensì un compagno frequente dell’alimentazione locale. Vanta (quello alto) una storia antica, sin dagli anni intorno al Mille, allorché Genova – non ancora regina finanziaria di molte rotte – via via si posiziona come “tappa” verso <strong>le crociate</strong> (gli eccidi dell&#8217;una parte e dell&#8217;altra m&#8217;impediscono la &#8220;c&#8221; maiuscola) per la Terrasanta. Esse non furono semplici contese militari, si legga anzitutto Jacques <strong>Le Goff</strong>, viceversa rappresentarono – in pieno Medioevo – una delle più importanti fasi culturali ed economiche della storia europea. Infatti, con gli armigeri “marciarono”, e per decenni, anche mercanti e artigiani&#8230; Molta è la saggistica sul tema, si veda ad es. <a href="https://www.museodiocesanogenova.it/25-marzo-ore-17-due-libri-su-genova-e-le-crociate/" target="_blank">questo link.</a></p>
<p>Genova poté così via via consolidare il proprio influsso sui territori e le città occupate, e come sempre avviene in questi casi (Graecia capta ferum victorem cepit…) gli occupanti appresero nuovi saperi, anche gastronomici (fra cui <strong>la canditura “araba”</strong>), e s’impossessarono di usi, prodotti e merci&#8230; In effetti, dopo le conquiste militari, anche (e soprattutto?) i mercanti genovesi si affermeranno in primis grazie alla concessione di privative commerciali, di esenzioni fiscali, di quartieri commerciali dove “sperimentare” tutte le novità e le transazioni (approfondimenti a <a href="https://www.archiviodistatogenova.beniculturali.it/index.php?it/212/i-genovesi-e-la-terrasanta" target="_blank">questo link</a>). L’immensa ricchezza che ne derivava, tornata in patria (<strong>piazza Caricamento</strong>) fece di Genova non a caso quella città che Francesco <strong>Petrarca</strong> nel 1358 esaltò come “Superba per uomini e per mura”.</p>
<p>Ho già scritto altrove (Liguria Food <a title="umberto curti storia delle spezie a genova" href="https://www.liguriafood.it/tag/spezie/" target="_blank">a questo link</a>) che Genova e Venezia per secoli si disputarono l’esclusiva di quelle erbe e spezie che rivoluzionarono cucine e consumi. Ma ai fini del nostro ragionare è opportuno tornare proprio alla canditura, che vide eccellere per primi i francesi, non a caso indefessi Crociati. Solo col voltaggino Pietro <strong>Romanengo</strong> essa approdò (1780) presso i confiseurs genovesi, ambientandosi perfettamente in <strong>piazza Soziglia</strong> (il giornalista Stefano Pezzini approfondisce tali vicende a <a href="https://liguriaedintorni.it/seduto-ad-un-tavolino-con-la-storia-da-romanengo/" target="_blank">questo link </a>). Quest’azienda, tuttora in attività, è di fatto – purtroppo &#8211; l’unica a Genova che agevoli la ricerca storica, avendo conservato parte di quei brogliacci e documentazioni commerciali con cui si riescono a ricostruire alcune vicende non solo gastronomiche.</p>
<p>Il “legame” del pandolce (un impasto con <strong>uvetta sultanina e frutta secca</strong>) con l’oriente è tale che, secondo Luigi Augusto Cervetto, storico genovese (1854-1923), esso deriverebbe, evolutivamente, da un antico, voluminoso dolce persiano con miele e canditi (suppongo il <strong>paska</strong> o dintorni), che secondo i riti del luogo un giovanissimo suddito offriva ogni capodanno al re (dalla Persia giunse in Europa anche quella <strong>maggiorana</strong> che a Genova chiamiamo persa). Ed in effetti a Natale, dopo i rituali della vigilia ** e la visita al <strong>presepe</strong>, a Genova può affettare il pandolce solo il pater familias, ma come noto è il più giovane di casa – prima di porgerglielo &#8211; ad ornarne la sommità, conficcandovi un rametto d’ofeuggiö (laurifolium→<strong>alloro</strong>), simbolo di armonia, di senno e di benessere…</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN4056.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20020" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN4056-300x225.jpg" alt="DSCN4056" width="300" height="225" /></a>Paolo Monelli</strong>, giornalista gourmand (che fra l’altro <strong>battezzò la “via dell’amore”</strong>), definì l’alloro ligure “così profumato che, assaggiandolo, ci sembrò di trangugiare tutte le glorie letterarie d’Italia”. Tutto il territorio regionale in effetti è cosparso di cespi e alberi, le foglie verde intenso rinviano sentori balsamici; inoltre l’alloro nelle credenze popolari scongiurava i fulmini, ecco perché s’incontra in giardini e parchi. Le lattaie che dall&#8217;immediato entroterra trasportavano il latte alle famiglie genovesi donavano rami d’alloro; e i macellai e i rosticcieri, durante le feste, ornavano la bottega con una grande «ramma». E<strong> fino agli anni Trenta del ‘900</strong> l’alloro rappresentò in Liguria il vero albero di Natale (più “ecologico” dell’abete nordico?), i rami abitavano tutti i vani della casa, ingresso bagno cucina…, e tutto l’arredo (porte, armadi, dipinti, specchi, carrelli…), ma l’alloro fungeva anche da prato del presepe. I rametti “assemblati” ai mandarini, infine, rallegravano ciotole di cristallo poste un po’ ovunque, anche sulla tavola del banchetto. Su quella tavola, poi, non mancavano mai alcuni “portafortuna”: lo scopino d’erica benedetto durante la Messa di mezzanotte, la manciata di sale, il mestolo forato (cassarea), due pani bianchi, uno per i poveri e l’altro per gli animali&#8230; Nel focolare, inoltre, un ceppo d’alloro ardeva fino a capodanno, a figurare l’exit dell’anno vecchio a beneficio dell’avvento del nuovo.</p>
<p>Alla madre intanto spettavano l’assaggio del pandolce e la recita di voti benauguranti.<br />
“Vitt-a lunga con sto’ pan, prego a tütti sanitæ, comme ancheu, comme duman, affettalo chi assettae, da mangialo in santa paxe, co-i figgeu grandi e piccin, co-i parenti e co-i vexin, tütti i anni che vegnià, comme spero Dio vurrià”.</p>
<p>A questo punto una fetta veniva riposta dentro un tovagliolo per farne dono al primo povero che picchiasse all’uscio (talora erano frati che raccoglievano offerte per il convento e i bisognosi), e un’altra si serbava ben protetta <strong>per S. Biagio, il 3 febbraio</strong>, protettore &#8211; come noto &#8211; del naso e della gola.</p>
<p>Tutto questo per dire che, storicamente, il (meraviglioso) panettone milanese, certo il grande lievitato più famoso d’Italia, è in qualche modo debitore al pandolce genovese, non il contrario, e che forse fu semplicemente la potenza di marketing di aziende quali <strong>Motta e Alemagna</strong> a rendere poi più nota la tradizione meneghina…</p>
<p>Oggi presumo che, ogni 10 pandolci genovesi, 9 siano “bassi” (il basso è una sorta di pastafrolla “ottocentesca” *** , più veloce e semplice, resa possibile dai <strong>baking</strong> del chimico Liebig), e che quasi tutti li acquistino in negozio. Ma nei tempi addietro la preparazione – a base beninteso di pasta madre &#8211; era casalinga, e per la lievitazione, lenta e costante, ovviamente occorreva calore, tanto che le massaie lo portavano a letto avvolto in stoffa, e sotto le coperte faceva compagnia ai “preti” contenenti <strong>lo scaldino</strong>. Dopodiché cuoceva nei <strong>runfò</strong> a legna di casa (i “caloriferi” dell’epoca), o presso i panettieri, beninteso di fiducia.</p>
<p>In linea generale, dunque, in passato gli ingredienti erano solo farina, olio, miele, “zibibbo”, acqua di fiori d’arancio, semi di anice e lievito naturale, oggi vengono aggiunti gli zest d’arancia e cedro canditi, i pinoli, il burro ha sostituito l’olio, e lo zucchero il miele…</p>
<p>Chi voglia cimentarsi con una ricetta, mia (<a title="umberto curti pandolce genovese" href="https://www.youtube.com/watch?v=iQhIPGUiWfc" target="_blank">a questo link</a>) o altrui, approfitti anche della “Cuciniera genovese” di <strong>Giobatta Ratto (1863)</strong>, primo ricettario ligure, precedente anche l’Artusi (1891), che s&#8217;impose maggiormente a livello nazionale. Il dolce è ieri come oggi, quanto a shelf-life, ben conservabile **** , e l’abbinamento enologico privilegia il <strong>Moscato</strong> per le versioni alte (buon appetito a Andrea Doria!), ma un passito a bacca bianca per quelli bassi. So bene che v’è anche chi abbina bollicine brut, rosolii o Marsala, ma francamente a costoro non mi riesce di dir altro, e volentieri, che Prosit.</p>
<p><strong>Note al testo</strong></p>
<p>* tanti qui e là i sinonimi, baciccia, pan dö bambin, focaccia sarzanese, pan del marinaio, e – come noto &#8211; <em>Genoa cake</em> nel mondo…</p>
<p>** il mattino del 24 le donne addobbavano la casa con semplici spaghi cui appendere le bacche di ginepro, l’alloro, i rametti di ulivo, i maccheroncini, le noci e le nocciole. E, nel frattempo, gli Abati del Popolo, rappresentanti le Podesterie di Bisagno, Polcevera e Voltri, donavano al Doge il tradizionale “<strong>confêugö</strong>” (un ceppo d’alloro) quale augurio dalle popolazioni fuori porta</p>
<p>*** ottocentesco è anche il <strong>Selkirk bannock</strong>, puro artigianato scozzese (Selkirk è un burgh della Scozia di SE), gustato di solito col thé del pomeriggio</p>
<p>**** a bordo dei mercantili le uvette e le scorze di arancia lavorate con sciroppo di zucchero rimpiazzavano la frutta fresca, che si sarebbe deteriorata durante le lunghe rotte. Ai tempi, infatti, diete senza frutta e verdura fresca uccidevano gli equipaggi con epidemie di scorbuto, fin quando nel Settecento la scienza scoprì l’antidoto della vitamina C… Non a caso, <strong>i “cadrai”</strong> &#8211; presidiando i moli col loro catering &#8211; accoglievano i ritorni issando a bordo scodelle di profumato minestrone fumante, the greenest of greens!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Cibi di bordo, di porto e di orto</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jul 2017 09:45:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Cibi di bordo, di porto e di orto &#8211; il racconto della cucina genovese, tra creatività e frugalità. L’alimentazione si situa sempre in lineare dipendenza dai territori che una popolazione abita e dalle relazioni e commerci che intrattiene. Genova, in tal senso, “sconta” in bene e male la propria orografia, e l’ubicazione privilegiata (sin da ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cibi-di-bordo-di-porto-e-di-orto/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17328" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/panissa-e-fette-savona-040.jpg"><img class="size-medium wp-image-17328" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/panissa-e-fette-savona-040-300x225.jpg" alt="panissa!" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">panissa!</p></div>
<p><strong>Cibi di bordo, di porto e di orto &#8211; il racconto della cucina genovese, tra creatività e frugalità.</strong><br />
L’alimentazione si situa sempre in lineare dipendenza dai territori che una popolazione abita e dalle relazioni e commerci che intrattiene. <strong>Genova</strong>, in tal senso, “sconta” in bene e male la propria orografia, e l’ubicazione privilegiata (sin da epoca etrusca) sul <strong>Mediterraneo</strong>.</p>
<p>E’ difatti una cucina, quella di Genova e dintorni, che sagacemente integra i cibi di bordo, i cibi di porto e i cibi di orto, componendo un bouquet di ricette che non di rado primeggiano quanto a profumi e salubrità, ricette creative finanche quando frugali (un ossimoro che presumo sarebbe piaciuto a Giovanni Rebora), e sempre attuali. Quanto al mare, ad esso – è stato notato – i genovesi parlando riservano lo stesso suono di “male”, dunque svelando un rapporto ambivalente, di amore per un “link” diretto verso altri mondi, di timore per un “confine” talora pericoloso e poco prodigo di pescato…</p>
<h2>Cibi di bordo…</h2>
<p><strong>La galletta</strong>, il pesce e i legumi secchi, la carne salata, le olive, qualche volta il miele e poco altro. I sacchi di gallette però, dopo un paio di mesi erano abitualmente infestati di vermi bianchicci (larve, “curculioni”…), e dai veneziani le briciole che residuavano in fondo erano dette spregiativamente “massamoro”, ovvero capaci di avvelenare anche un moro.<br />
Quando gli equipaggi attraccavano a Genova, chiatte e grossi gozzi (i <strong>“cadrai”</strong>, la parola proviene da caterer) li tentavano, non a caso, anzitutto coi minestroni di verdura fresca.<br />
I moli furono fondamentali per il check in degli alimenti scoperti nei Nuovi Mondi (scoperte che subito rivoluzionarono gran parte del menu locale), degli <strong>stoccafissi “incontrati” da Querini alle Lofoten</strong>, della frutta secca e disidratata &#8211; che progressivamente arricchì il semplice “<strong>pan döçe</strong>” della tradizione, quello beninteso lievitato con <strong>pasta madre</strong> &#8211; . Fra le frutta anche i fichi, tanto che lo spregiativo “cancarön” sembrerebbe, sottolineo sembrerebbe, derivare da una sorta di vino di fichi (carcaroun) giunto a Genova dalla Turchia, sebbene un vitigno cancarone sia anticamente segnalato a Valperga (TO)…</p>
<h2>Cibi di porto…</h2>
<p>L’angiporto, fiutando i business, si trapuntò di <strong>faïnotti, sciamadde, törtâe</strong>. I primi detenevano farine, ma la parola finì con l’indicare più genericamente il negozio di commestibili. Le seconde erano così dette in quanto una fiammata (sciamadda) ardeva sempre sotto pentole e teglie dei cibi in cottura. I terzi si specializzarono in torte di verdura, e certo<strong> non solo Pasqualine</strong>.<br />
A pieno titolo dunque Genova può fregiarsi del titolo di “Superba” anche quanto a street food, questi magnifici <strong>cibi da piluccare ungendosi le dita</strong>, col naso all’insù per ammirare i palazzi dei centri storici che si contendevano spazio, le edicole votive, i bagliori azzurri dei cieli stretti fra ardesie.<br />
Street food è un concetto assurto a moda, e di fatto ogni regione italiana vanta eccellenze peculiari, chi non ha mai sentito (o gustato) la <strong>piadina con lo squacquerone</strong> in Romagna, il semelle col <strong>lampredotto</strong> a Firenze, la <strong>ciriola con la porchetta</strong> a Roma, la <strong>vastedda ca meusa</strong> a Palermo?… Ma, a maggior ragione, la miglior forma di tutela di una tipicità oggi più che mai consiste nel promuoverla rispettandone i fondamenti, la miglior difesa consiste nel valorizzarla senza mai mai tradirla.<br />
Duemila anni fa, come noto, la Liguria fu investita dalla romanizzazione (e nulla più che gli eventi storici si lega costantemente agli usi alimentari). I Romani in cucina abbondavano coi <strong>ceci</strong>, e viceversa non “praticavano” i fagioli, conoscendo solo la varietà cosiddetta dolica (dall’occhio), di provenienza africana. Di (farina di) ceci sono gli originari <strong>cuculli</strong> – non certo i frisciêu… &#8211; , così come la <strong>panissa</strong> che deriva da panìco, cereale poverissimo, ghiottoneria in insalata tanto quanto fritta, e come la <strong>farinata</strong>, la cui storia richiederebbe pagine e pagine, coinvolgendo mezzo Mediterraneo (<strong>Provenza Toscana Corsica Sardegna Gibilterra Marocco…</strong>) e il poeta scapigliato <strong>Olindo Guerrini</strong> alias Lorenzo Stecchetti che la divorava in un’osteria di piazza Ponticello. Coi ceci a Genova si prepara anche lo squisito <strong>zimino</strong>, parola – guarda caso &#8211; araba al pari di <strong>buridda</strong>, et caetera et caetera. Chi vorrà cimentarsi con le etimologie della gastronomia ligure (quasi tutte precisate qui su Ligucibario nella sezione &#8220;alfabeto del gusto&#8221;) sarà premiato con moltissime sorprese, che confermano questa costa cosmopolita, alacre, interculturale. Ma la panissa si preparava anche di gasce (cioè cicerchie), ammorbidita con patate lesse schiacciate, le cicerchie sono state via via abbandonate soprattutto a causa del latirismo, disturbo agli arti inferiori cui si era esposti in caso di abbondante consumo. Ed anche arricchita di granella di nocciole (dono di Leivi e Mezzanego…), sfiziosissima con le trigliette, abbinando certamente un vino bianco, magari la <strong>Bianchetta DOC</strong> valpolceverasca o tigullina, o una <strong>birra artigianale</strong>, una lager o pils.</p>
<h2>Cibi di orto&#8230;</h2>
<p>infine, là dove ai coltivi autoctoni, in una terra penalizzata da inesistenti pianure, si affiancarono, come detto, le scoperte dai Nuovi Mondi, benché – a puro titolo d’esempio – la patata rappresentò per due secoli oggetto di diffidenza (ipogea ergo diabolica? ergo velenosa?), e solo le omelie d’un <strong>prete-agronomo della Fontanabuona, Padre Dondero</strong>, valsero a sdoganarle nell’immaginario collettivo prima ancora che nei campi. Dalle Americhe giunsero in Italia un poco alla volta <strong>pomodori, zucche e zucchini, fagioli e fagiolini, peperoni e peperoncini, mais…, e quelle fave di cacao</strong> che i maîtres-chocolatiers più avveduti iniziarono a sperimentare, con esiti sempre più seducenti, in pasticceria.<br />
Ma la Liguria e il Genovesato si confermano ancora, e prima di tutto, patrie del <strong>preböggiön</strong>, qui non mi sembra il caso di scomodare Goffredo di Buglione e una leggenda che propone troppi tratti d’inverosimiglianza, bensì di anteporle <strong>il calore dei tanti muretti a secco</strong>, e perciò una sbalorditiva varietà di piante (quasi sempre <strong>alimurgiche</strong>, “pimpinella erba forte salva l’uomo dalla morte”), che selezionate e mixate con saggezza fanno la gloria dei <strong>pansoti</strong> più ricchi, quelli nei quali, lodevolmente, non scompare la <strong>prescinsêua</strong>, ma qui occorrerebbe dedicare un capitolo anche alla pastorizia e alla cagliata, altro esempio rurale di frugalità sagace, e lo spazio tiranneggia, sarà per la prossima volta.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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