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	<title>Ligucibario &#187; zeraria</title>
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		<title>Baccicin du caru, Trattoria con t maiuscola</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 09:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_23698" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1251.jpg"><img class="size-medium wp-image-23698" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1251-225x300.jpg" alt="gianni bruzzone del &quot;baccicin du caru&quot; a mele" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">gianni bruzzone del &#8220;baccicin du caru&#8221; a mele</p></div>
<p><em>Che le autentiche – ed ammirevoli – trattorie siano un bene in via d’estinzione in questo Paese distratto, e che “<strong>Baccicin du caru</strong>” – in quel di Mele &#8211; incarni e rappresenti i valori migliori di ciò che alla parola trattoria un po’ tutti ancora associamo è incontestabile.</em></p>
<p>Ligucibario® in tanti anni non ha mai contenuto pubblicità né “dintorni”.<br />
Scrive di ciò che ama e di ciò che reputa importante divulgare anzitutto circa la cucina ligure.</p>
<p>Oggi, e avviene di rado, partirei da una “perplessità”, storcendo un po’ il naso: forse non ha molto senso definire una trattoria la migliore d’Italia. La migliore in assoluto secondo il giudizio (giocoforza arbitrario) di chi? E in base a quali parametri?</p>
<p>Premesso ciò, che le autentiche – ed ammirevoli – trattorie siano un bene in via d’estinzione in questo Paese distratto, e che “<strong>Baccicin du caru</strong>” – in quel di Mele &#8211; incarni e rappresenti i valori migliori di ciò che alla parola trattoria un po’ tutti ancora associamo, beh questo viceversa è incontestabile…</p>
<h2>Baccicin du caru: memorie lungo il passo del Turchino</h2>
<p>Quasi 50 anni fa e a 30 all’ora percorrevo il <strong>valico del Turchino</strong> in “Vespa”, diretto a Tarsoebi (Trisobbio, AL), dove i miei affittavano una casetta per agosto, e ricordo che in una curva a sinistra mi colpiva questo “presidio” dove immaginavo si mangiassero pietanze buone, e – vista l’atmosfera del luogo &#8211; si fermassero gli amanti della tradizione.</p>
<p>La gigantesca autostrada da metà anni Settanta ha un po’ tagliato fuori certi luoghi, ma io tuttora insieme a Luisa prediligo, ostinatamente, raggiungerli in <strong>treno</strong>, con quel <strong>binario unico di fine Ottocento</strong> che all’inizio fu a vapore e che regala – tra viadotti panoramici, santuari, neviere abitate da salamandre, e commoventi scorci rurali – <strong>Appennino allo stato puro</strong>…<br />
Partendo da Genova, ecco &#8211; iniziando a salire &#8211; Borzoli, Costa di Sestri, Granara, Acquasanta, Mele, poi il lungo tunnel e di là Campo Ligure, Rossiglione e infine Ovada, ormai in Piemonte (con le nocciole e i vini Dolcetto, e d’inverno magari la neve).</p>
<p><strong>Luoghi da</strong> <strong>trekkers</strong>, anzitutto col “sentiero” Frassati, e da archeologi (si pensi alla “pietra di Issel” crivellata di misteriose microcavità dette coppelle).<br />
L’area inoltre insiste su quell’interessante “cammino di Santa Limbania” la cui prima tappa congiunge Voltri con Roccagrimalda, per poi ripartirne verso Gavi.</p>
<h2>Baccicin du Caru: i cibi, i vini e il territorio</h2>
<p>Da Baccicin du Caru ho mangiato, nel corso del tempo, almeno una quindicina di volte, o forse ben di più, ricordo il sorriso di Gianni Bruzzone quando organizzava cene intorno ai formaggi della val Sangone, o ad altre prelibatezze scovate chissà dove. I suoi antenati commerciavano vino sfuso, e presumo che l’amore per il vino gli sia stato tramandato dritto dritto nel DNA.</p>
<p>Oggi i clienti approdano qui, oltre che da Genova e dalla Padanìa, anche da Francia e Germania, e sovente magari incontri, al tavolo accanto, il figlio del Professor <strong>Rebora</strong>, studioso che conobbi ai tempi dell’Università e cui ho dedicato molti scritti, gustando anche quel poderoso <strong>Barbera d’Asti</strong> che co-progettò con Franco Roero (<a title="umberto curti barbera del professore" href="https://www.ligucibario.com/una-barbera-dentro-la-storia/" target="_blank">leggimi qui</a>).</p>
<p>Di “Baccicin” ormai raccontano comprensibilmente in tanti, e ne sono davvero lieto, io anni e anni fa gli dedicai su un sito di viaggi la recensione, che bontà sua Gianni incorniciò, “Del mangiar benissimo sul Passo del Turchino”, colpito anzitutto dagli <strong>antipasti</strong> (lardo di pata negra, salame cotto piemontese, soppressata di cinghiale, spianatine di cervo, torta ai peperoni, Roccaverano su porcini, e, servita a parte, una salsiccia con uva), da <strong>cose arcirare come il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/mucci/" target="_blank">flan di mucci</a> e la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pute/" target="_blank">pute di Masone</a></strong>, e dal fatto che con gli gnocchi al <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pesto-di-basilico/" target="_blank">pesto</a> venisse fornita anche una coppetta da cui attingere, se necessario, ancora un po’ di “profumi”&#8230;</p>
<p>So che <strong>Mele</strong> – il cui nome si legherebbe al miele &#8211; è stata a lungo carta (di pregio), prodotta da varie officine lungo i corsi del Leira e del Cerusa, e talora esibisce fieramente qualche bella dimora di villeggiatura, visto il verde circostante e le vicine terme salso-sulfuree dell’Acquasanta (<a title="umberto curti a mele" href="https://www.liguriafood.it/2021/01/08/mele-miele-lacqua-le-coppelle/" target="_blank">leggimi qui</a>).</p>
<p>Tanto che già leggevamo nei preziosi “Annali” del Giustiniani (1537): “&#8230;e accanto ad essa villa (Mele) passa il fiume nominato Leira qual va in mare tra l’un borgo e l’altro (di Voltri), ed è il fiume celebre per l’utilità grande che produce agli uomini del paese, comeché su quelle siano edificati molti molini, molte ferriere, molte fabbriche per il papero e somiglianti edifici”.</p>
<p>Le cuciniere di quei luoghi in primis sciorinavano fügassin, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zeraria/" target="_blank">zraria</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zimino-di-ceci/" target="_blank">zimino</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/craston/" target="_blank">crastön</a>…</p>
<h2>Baccicin du caru: la salvaguardia di miti e riti alimentari</h2>
<p>Ma quando conobbi “Baccicin” innegabilmente mi seduceva l’immagine di una <strong>“osteria” nata (con cambio cavalli)</strong> per sfamare manodopera ferroviaria e tuttora, con sacrificio e passione, resiliente al tempo, ben salda sui propri ideali, <strong>paladina di quel che mi piace chiamare buonessere…</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1253.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23699" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1253-300x225.jpg" alt="DSCN1253" width="300" height="225" /></a>Con Gianni, via via, ci siamo conosciuti un po’ più a fondo, anche per via di alcune analogie biografiche (entrambi VAM in Aeronautica, entrambi guidatori di Giuliette nei primi anni Ottanta…).<br />
Il locale, lindo e quieto, non tradisce mai se stesso, e propone una trentina di coperti disposti su due salette.<br />
<strong>Rosella, la sorella di Gianni</strong>, Rosella e non Rossella come purtroppo leggo qui e là, ha ingentilito alcune ricette importanti, che raccontano una storia di famiglia e che sanno collegare il mare della Riviera di ponente all’Ovadese. Perché <strong>qui si salvaguardano miti e riti alimentari</strong> ma – ove opportuno – con una <strong>creatività che non scada mai a stravaganza</strong>. <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/galantina/" target="_blank">Galantina di vitella</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ravioli-di-carne-o-di-magro-col-tocco/" target="_blank">ravioli</a> del terroir, pasta fresca, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/trippe-accomodate/" target="_blank">trippe accomodate</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cima-alla-genovese/" target="_blank">cima</a>, brasato, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/coniglio-alla-ligurealla-carlona/" target="_blank">coniglio alla ligure</a>, lingua con la salsa verde, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/lumache/" target="_blank">lumache</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/funghi-funghi-funghi/" target="_blank">funghi</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/canestrelli-di-torriglia-rovegno-brugnato-taggia/" target="_blank">canestrelli</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/panera/" target="_blank">semifreddi</a>, mamma mia che meraviglia, il tutto sempre abbinato a <strong>vini significativi</strong> (c’è affetto anche verso la DOC val Polcevera che grazie a 3 vignerons è tornata a nuova vita), ma senza necessariamente dover firmare cambiali…</p>
<p>Che dirti, amico Lettore? Se prenoterai, buon appetito, e salutami caramente i titolari…<br />
Un’ultima precisazione: da “Baccicin” non troverai chips, né tataki, né chapati, né topping…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Lappazucche</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 12:35:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Lappazucche&#8230;, un tempo nelle zucche essiccate si beveva (vino), come fossero mestoli. Con questo nome un’azienda di Balestrino (SV), la “Berry &amp; Berry” (Berriolo), realizza oggi un rosato a base 80% barbarossa, vitigno fieramente locale. Nel borgo, peraltro, mi risulta sopravviva anche un cru di Pigato… Se Balestrino attrae il tuo interesse, col suo castello, le antiche scuderie, la quieta ruralità, il suo &#8220;faraballa&#8221; e il suo turtelin, e il sugo di gherigli, la panizza, lo zemin, la zeraria natalizia, <a title="umberto curti balestrino" href="https://www.ligucibario.com/balestrino-un-tour-nella-bellezza/" target="_blank">leggimi qui</a>&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Balestrino, un tour nella bellezza</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 13:27:12 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22069" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/balestrino.jpg"><img class="size-medium wp-image-22069" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/balestrino-300x179.jpg" alt="Balestrino e il castello" width="300" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Balestrino e il castello</p></div>
<p>20 anni di esplorazioni culturali insieme a Luisa, anche per via del nostro lavoro, e poi &#8211; pian piano &#8211; di camminate lungo i sentieri dell’<strong>alta val Bormida, della val Tanaro, della val Mongia</strong> mi hanno condotto alla scoperta di territori magnifici, che dal mare del Finale ascendono faggete, valicano in Piemonte (nel Cuneese già montano e malgaro), mescolano culture, riti, ricette.</p>
<p>Fra i borghi che più amo figura non da oggi <strong>Balestrino</strong>. Un grumo antico di case, inconfondibilmente Liguria, dominate dal castello carrettesco. Da una parte scendi verso Toirano, dall’altra sali a Castelvecchio di Rocca Barbena e poi al colle Scràvaion, verso Bardineto, quanta bellezza a lato dei finestrini dell’auto&#8230;</p>
<p>Ho frequentato e frequento Balestrino anche in virtù dei suoi ristoranti, uno in particolare, attivo dal 1900 e dotato di camere, con splendida terrazza vista ulivi dove in estate – serviti con cura premurosa dalla proprietaria &#8211; assaggiare sfiziose bruschette mediterranee, pesto, ravioli di borragine, pansoti con la salsa di noci, coniglio alla ligure, cima, qualche piatto di pesce, e freschi dessert.</p>
<p>Balestrino vanta tradizioni gastronomiche peculiari (anche grazie a patate, castagneti, fungaie, frutta…), fra cui il sugo di gherigli che accompagna pasta casereccia; i ravioli cosiddetti “al faraballa”, ricchi di verdure e conditi con sugo di coniglio, con ampi lembi di sfoglia attorno alla farcia; lo zemin di legumi, un tempo cucinato per la notte dei morti dopo la chiamata e il requiem; l’umile, irrinunciabile panizza di ceci tagliata a cubettoni e condita con olio aceto pepe; il turtelin di cavoli invernali, riso, formaggi ovini; e qualche volta la zeraria, con carni di gallina in gelatina, elegantemente disposta sulle foglie di alloro… Il tutto accompagnato why not da quel vino “Lappazucche” (un cerasuolo) che nasce da uve barbarossa coltivate in loco e a Pieve di Teco. E tutto ciò “compartecipa” di qualcosa che io caso per caso definisco genius loci, &#8220;buonessere&#8221;, cultivar autoctone, filiere accorciate, e si tratta di caratteristiche che – guarda caso? &#8211; il turismo esperienziale da qualche anno priorizza (se hai piacere a sapere quel che ne penso e ne scrivo, <a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/?product=libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>Lo scorso settembre Luisa ed io abbiamo partecipato ad un interessantissimo tour del paese, che ci ha svelato anche aspetti meno noti, contestualizzando – come piace a me &#8211; la macrostoria dentro le microstorie (i giorni e le opere) di coloro che nei secoli questo paese hanno abitato… Un percorso fra chiese, affreschi, ruralità, antiche scuderie, che per alcune ore – anche grazie alle capacità e alla passione della storyteller &#8211; ha catalizzato la nostra attenzione.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/di-gangi-a-balestrino.jpg"><img class="size-medium wp-image-22070" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/di-gangi-a-balestrino-300x225.jpg" alt="alessandra di gangi al lavoro" width="300" height="225" /></a></p>
<p>“Venite a Balestrino”, reciterebbe dunque un noto format televisivo, ed è un invito al quale mi associo di tutto cuore, perché so che anche qui ancora esiste quella meritoria tipologia di giovani dinamici i quali amano il proprio paese, ne tutelano e promuovono i valori, e si battono <strong>perché le comunità locali abbiano ancora un futuro dentro cui recitare il loro indispensabile ruolo</strong> (e da tanti anni, mi sia riconosciuto, questa è anche la “battaglia” di Ligucibario® e della mia saggistica…).</p>
<p>In tal senso, molto entroterra ligure necessita – nient’affatto utopisticamente &#8211; di infrastrutture e servizi, non di museificazioni oleografiche, necessita di “opportunità” grazie a cui trattenere i giovani, garantire lavoro, manutenere le risorse naturali ed antropiche, confermare positive qualità di vita. Aldilà di stereotipi e demagogie, gran parte dell’entroterra ligure ha sin qui scontato rispetto alle spiagge una marginalizzazione che ovviamente propone un dark side, specie in senso turistico, ma io milito fra coloro che auspicano un post-pandemia dalle tendenze socioeconomiche confortanti: <strong>sostenibilità, biodiversità, interesse verso destinazioni a misura d’uomo, autentiche, non massificate, lontane dalla folla che le usa-e-getta</strong>.</p>
<p>Ben vengano dunque iniziative come quelle di Balestrino, le quali – specie se ben supportate anche online – contribuiscono a divulgare una Liguria talora meno “immediata” ma forse &#8211; proprio per questo – dal fascino senza tempo… Quella Liguria, amico lettore, che io stesso seguiterò a cantare, a proporre nei miei corsi, a descrivere nei miei <em>gustincontri</em>. A porre al centro della mia attività professionale (se hai piacere a saperne di più <a title="luisa puppo e umberto curti" href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>A presto, Balestrino, e buon Natale a te: questo è solo un piccolo pensiero &#8211; di Luisa e mio &#8211; che spero ti sia gradito porre sotto l’albero.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Metti una cubaita d’inverno a Natale…</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 12:53:38 +0000</pubDate>
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<p>Manca poco al <strong>Natale</strong>, ogni luogo (ogni famiglia) “custodisce” i propri riti e i propri cibi.<br />
E’ così anche in Liguria, in una casa si addobba l’albero in una si allestisce il presepe (talora si “cede” a entrambi, per la gioia dei bambini…), a levante si prepara la <strong>spungata</strong> a ponente la <strong>cubaita</strong> (col pandöçe zeneize ben al centro…), in città si afferma la <strong>galantina</strong> e nelle campagne la <strong>zeraria</strong>, un paese organizza il confeugo un altro una processione.</p>
<p>Di cubaita Ligucibario®, notoriamente, si è già occupato. E’ un dolce antico, croccante, che <strong>a Triora chiamano “turùn”</strong>. La parola è dall’arabo qubbat = mandorla.<br />
Si presenta a mo’ di sottile cialda (poca farina, acqua, albume) con farcia soda di nocciole trite, noci, miele (acacia o millefiori) sciolto a fuoco tenue, zest di limone o arancia grattugiato…; non esiste una ricetta unica ed assoluta, ma propone una certa qual parentela anche e soprattutto con dolci dell’Africa nord-orientale, ad es. della Tunisia, e con <strong>le copate senesi</strong> “uscite” da un convento nel ‘400 (e parenti delle <strong>ostie ripiene pugliesi</strong>).<br />
Ogni etto di frutta secca prevede indicativamente 80 grammi di miele.<br />
Si consideri che già il ghiottone &#8211; e miliardario &#8211; romano <strong>Apicio</strong> o chi per lui (1) descrive un <em>nucatum</em> dolce (nux, nucis = noce), preparato con mandorle, miele e albume, in qualche modo progenitore di quei torroni che sono il vanto di Cremona ed altre città. Ed in Sicilia – ma anche in Calabria &#8211; incontriamo infine la <strong>giuggiolena</strong> (giulgiulan), con mandorle, miele, semi di sesamo.<br />
Come i croxetti, la cubaita può esser incisa tramite pinze a dischetto, ottenendo disegni e stemmi.<br />
Delicata e non stucchevole, ottimamente conservabile, calorica ma proteica (con Omega3, fibre, calcio, ferro), abbina bene ad es. un <strong>DOC Pigato passito, da servire a 8-9°C</strong>.<br />
(1) al famoso <em>De re coquinaria</em> dedicai 13 anni fa un approfondito studio, <em>Tempo mediterraneo. Quel che resta di Apicio in cucina</em>, si veda <a title="i libri di umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">a questo link</a><br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Liguria che vai, Natale che trovi</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 09:56:46 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/cogoleto.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-22011" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/cogoleto-225x300.png" alt="cogoleto" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Martedì <strong>12 dicembre alle h 17.00, presso la Biblioteca civica Saffi di Genova-Molassana, converserò sul Natale</strong> – come si dice – “di una volta”.<br />
Erano feste più felici delle attuali? Chissà, difficile rispondere a domande come questa. Ma quel 12 dicembre, quasi un solstizio ormai…, certamente varrà a viaggiare dentro rituali e menu che sono in parte scomparsi, in parte per fortuna sopravvissuti.<br />
Parleremo di lumini, natelli, sexendé, mandarini…<br />
Di vigilie, abeti, presepi, “processioni” alla Madonna della Guardia lassù a Ceranesi su monte Figogna…<br />
Di galantine, ravioli, scorzonere, pandolci…<br />
Ma – come sempre – la città poteva differire dalla campagna, la costa dall’entroterra, il ponente dal levante, il desco del ricco dal desco di chi meno aveva. E i vari territori proponevano usi natalizi diversi gli uni dagli altri.<br />
Ecco tanto per dire, da ponente a levante, <strong>le tagliatelle di “boraxe” e la doba* a Ventimiglia , le acciughe, il favoloso brandacujùn e il coniglio a Sanremo, la croccante cubaita in vari borghi dove talvolta è chiamata turùn (Triora), l’antico gran pistau a Pigna. Le triglie e la cima ad Alassio, la ruralissima zerarìa a Toirano. La torta cappuccina in val Fontanabuona. Il baccalà a Castelnuovo Magra, le anguille ad Ameglia…</strong><br />
E voi, amici lettori, che Liguria siete? Che Liguria “andate”? Che Natale trovate?<br />
Vi aspetto martedì 12 alla Saffi, ingresso libero fino ad esaurimento capienza.<br />
Nel frattempo, “godetevi” acciughe, brandacujùn, coniglio,  cubaita, gran pistau, cima, zeraria, baccalà ecc. qui nella sezione <em>Alfabeto del gusto</em>! Più di vent&#8217;anni di lavoro per il più ampio e completo &#8220;vocabolario&#8221; dell&#8217;enogastronomia ligure. Buona lettura e buona acquolina&#8230;</p>
<p>*la doba è uno stracotto di vitellone magro, cotto a fuoco lento con pomodoro e funghi. Mi parrebbe, vista la vicinanza e l&#8217;assonanza, legarsi alla daube provenzale&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Hiking in Pallare. Va’ dove ti porta il lisotto</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 10:02:46 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/06/pietre-napoleone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21043" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/06/pietre-napoleone-300x232.jpg" alt="smart" width="300" height="232" /></a>Con Luisa (alias la professoressa Puppo&#8230;) ho preso parte ad una nuova escursione, ideata da Mitch di “Wild Bormida” in sinergia col Comune di <strong>Pallare</strong>. Dal punto di vista gastronomico si tratta di una località che accentra nel lisotto – sorta di piadina da salumi e formaggi preparata con farina, acqua e dall’800 patate &#8211; una delle proprie più radicate tradizioni (e su lisotto di Pallare, lisone di Riofreddo, fassino di Mallare, fazzino di Bormida e sciaccarotto di Roccavignale <strong>l&#8217;alfabeto del gusto di Ligucibario®</strong> è come sempre prodigo di precisazioni…). Il <strong>lisotto</strong>, giacimento rurale, ricetta “delle nonne”, qui è davvero un simbolo di comunità. Di forma più o meno quadra e cotto sulle piastre, eccelle con cipolle, lardo, uova, salse agliate…</p>
<p>Il territorio peraltro regala anche <strong>zerarie, formaggette</strong> (magnifiche quelle a latte misto), <strong>mele della cultivar “boccone del prete”</strong> (una delle antiche varietà valligiane in via di convinto recupero), naturalmente funghi, castagne… Ma presso la bottega “Le cicce” (amico Lettore entra ed esplorala) ho trovato anche ottime tire, che sono tipiche di Cairo Montenotte e raccontano una vicenda di saccheggi napoleonici. Da alcuni anni, infine (last but not least), è attiva in Pallare la pasticceria <strong>“Cascina del sole”</strong>, che condivide la filosofia bio e delle filiere brevi, perpetuando fra l’altro le migliori <strong>pastafrolle</strong> di Liguria, gobeletti, baci di dama… Di solito, un’amica savonese mi regala a Natale la sua focaccia secca ed il suo <strong>pandolce (1).</strong> I cui unici ingredienti, Deogratias, sono farina bio (non cementi ogm a tutto glutine!), pasta madre, burro di alta qualità (non margarine!), zucchero di canna, tuorlo d’uovo, miele, aromi, vaniglia (non vanillina!), uvetta, scorze d’arancia, cedro (non zucca tinta di verde!). Questo panettone non a caso va posizionato in luogo caldo almeno un’ora prima del consumo.</p>
<p>La passeggiata di domenica 19 giugno, un tuffo dentro la storia agricola e socioeconomica dell’entroterra, è partita dalla secentesca, pregevole chiesa di S. Margherita d’Antiochia a <strong>Biestro</strong>, frazioncina di circa 70 abitanti posta a 626m sul livello del mare, con suggestivo laghetto artificiale (percorrendo via Germano). I nostri scarponi hanno raggiunto prima l’antichissima imponente <strong>Ca’ di Gamba</strong>, con tracce di meridiana in facciata, lungo un itinerario forse (forse) connesso anche ai Templari, e poi via via incisioni rupestri (l&#8217;area ne è ricca), “funghi” di pietra, e in località Bricco le cosiddette <strong>5 pietre di Napoleone</strong>, che di napoleonico verosimilmente hanno poco. Tagliate nell’arenaria, enigmatiche nella loro sagomatura geometrica ed immerse nella fitta vegetazione, potrebbero legarsi, più che ad un luogo cultuale celto-ligure (sebbene le felci intorno svelino presenza d’acque), ad attività edificatorie medievali, che necessitassero di strutturazione solida; ma immagino che la verità definitiva – leggende a parte – purtroppo non si acclarerà mai.</p>
<p>La gradevole iniziativa, un poco penalizzata dalla impattante calura e dagli insetti, si è conclusa ai tavoli della <strong>trattoria “Da Franca”</strong>, nella centralissima piazza San Marco a Pallare. Dopo un gentile amuse-bouche di salsiccia cruda, assai festosi i semplici antipasti (lisotto con affettati, zuncò (2), formaggetta…), e assolutamente commendevoli i raviolini al ragù, un po’ pizzicati, dalla forma “piemontese”. I più affamati potevano poi assaggiare la punta di vitello cotta al forno con patate, e concludere con dolci della tradizione fra cui il bunét, vero ponte culinario tra le due val Bormide, quella ligure e quella piemontese. Personalmente ho accompagnato le portate con un Dolcetto easy easy, e il conto, onestissimo, ha rappresentato – pur esso – una lieta sorpresa.</p>
<p>Se questi territori facendo sistema si dotassero di <strong>un piano di marketing turistico</strong> &#8220;su misura&#8221;, gli sforzi pubblico-privati potrebbero generare ben altri risultati&#8230;</p>
<p>Alla prossima, gourmet Ligucibariani!</p>
<p>(1) sulla mia &#8220;lotta&#8221; a favore del pandolce alto (il più antico, lievitato col crescente naturale), leggimi a <a title="pandolce alto umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/genova-derby-calcistico-e-derby-del-pandolce/" target="_blank">questo link</a></p>
<p>(2) anche circa lo zuncò puoi consultare qui l&#8217;alfabeto del gusto, ecco <a title="zuncò ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zunco-giuncata-savonese/" target="_blank">il link</a></p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Da Liguria Food a Baccicin du Caru</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 09:21:32 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/liguriafood20.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20076" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/liguriafood20-300x300.jpg" alt="liguriafood20" width="300" height="300" /></a>E’ in edicola il numero 20 del magazine bimestrale <em>LiguriaFood</em>. Ma pare ieri quel giorno, al convegno di Finalborgo che “Studiowiki” dedicò alle nuove forme di promotion turistica, in cui l’editore mi propose di salire a bordo del nuovo progetto, poi salpato di lì a poco…<br />
Editore che ovviamente collegavo al ricettario <em>Cucina e vini di Liguria</em> del marchese bonvivant Beppe Gavotti, e soprattutto al <strong>futurismo savonese-albisolese</strong>, di cui Marco Sabatelli fu – per chi conosca un minimo quelle strepitose vicende – paladino e insieme alfiere… Chapeau.<br />
Per questo numero 20 io ho redatto i pezzi su <strong>Mele/Acquasanta e su Lavagna</strong>, altre firme hanno ad esempio scritto di Tovo San Giacomo e di Airole. La rivista conferma sempre la propria attenzione anche verso i borghi liguri più defilati, dove – tuttavia ma non a caso &#8211; le tradizioni e la cucina si perpetuano religiosamente, e che (con un po’ di marketing pubblico sagace e di formazione agli operatori) si potrebbero candidare alla ribalta del turismo post-covid. Personalmente, infatti, appartengo a coloro i quali profetizzano un aumento di interesse del turismo – sia domestic sia incoming – verso mete meno affollate, verso <strong>località a misura d’uomo</strong> dove entrare davvero a contatto con gli habitat e le culture locali, l’artigianato, le biodiversità, e le ricette storiche che dai prodotti “autentici” trassero e traggono origine…<br />
Sabato scorso ho pranzato <strong>con Luisa presso l’Osteria Baccicin du Caru, al Fado, lungo il valico del Turchino, allietati e intrattenuti da Gianni Bruzzone</strong>, oste-patròn di quella genia che entusiasmava i Soldati, i Monelli, i Veronelli. La sorella Rosella, intanto, coordinava la brigata di cucina (e in quella cucina si cucina davvero). Con Gianni converseresti per ore, lo ascolti con immenso piacere, ti ascolta con immenso piacere. “Del mangiar benissimo sul passo del Turchino”, così intitolai tanti anni fa la prima recensione che gli dedicai, e che Gianni – bontà sua &#8211; conserva.<br />
Quella strada verso il Piemonte, e l’ardita ferrovia ottocentesca che le corre accanto (scampata ai tagli delle cosiddette “razionalizzazioni”), raccontano molte storie, e le storie – come noto &#8211; aiutano a ricostruire la storia. Qui, questo fazzoletto di terre ospita i fügassin, le neviere, il miele, i frutti di bosco, le terme, il santuario…<br />
Da Baccicin du Caru <strong>assaggi</strong> fra gli antipasti la galantina “maison”, la zraria natalizia, la pute della valle Stura, il flan di mucci (sono cavoli navoni), il brandacujùn di stoccafisso, piatti che quasi nessuno oramai osa in carta (1). Poi gli gnocchi di quarantina col pesto, o i taglierini coi funghi, o con il sugo di coniglio, o con il classico töccö alla genovese, perfetto sposo dei ravioli. I secondi assumono le sembianze – beninteso secondo mercato e stagioni &#8211; della faraona in casseruola, dei brasati di taglio perfilo (2), della lingua con salsa verde, delle trippe accomodate. Per chiudere, il gelato “maison” col Barolo chinato, i semifreddi, la pasticceria secca sempre ben abbinata ad un tulipanino di passiti.<br />
Ma in quelle due salette linde ed intime ti ci siedi specialmente perché – come detto &#8211; con Gianni converseresti per ore. Attorno a noi, intanto, è via via trascorso un millennio, mutato un mondo, la morte di alcuni che amavamo, l’avvento dell’euro cui demandavamo (errando?) equità più serene, le tecnologie incalzanti e stranianti, i viadotti che precipitano, i mutamenti climatici, addirittura una pandemia…, ma lasciando irrisolte infinite questioni di fondo, quelle che periodicamente si affacciano a chieder conto delle nostre azioni. Di questo passo, che sarà dell’umanità?<br />
Nondimeno, un’antica trattoria che continua (affettuosamente e cocciutamente) a presidiare benevola un valico (e centomila tradizioni) è certamente speranza, è tepore, è abnegazione di chi crede nel proprio lavoro. E’ buon segno in vista dell’anno che verrà. Ciao caro Gianni, alla prossima, presumo saremo ormai nell’anno domini 2021, che ti auguro felice.<br />
(1) ma che beninteso Ligucibario descrive: figurano qui nella sezione &#8220;alfabeto del gusto&#8221;, che invito i Lettori a navigare<br />
(2) taglio di terza categoria, che si ottiene dal lato basso del collo bovino. Ogni regione gli assegna nomi &#8220;diversi&#8221;. Ma la sua struttura lo rende ovunque ideale per lessi, stufati, macinati&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Ravioli, natalini e zerarie</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2020 15:31:44 +0000</pubDate>
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<p>Ravioli, natalini e zerarie, Natale a Genova e in Liguria…<br />
Non si può dire che Ligucibario® abbia in questi anni “trascurato” il tema del <strong>solstizio d’inverno</strong>, che si lega al dies solis invicti pagano, e della Festa cristiana più sentita dell’anno, stavolta così preziosa nel traghettarci verso un 2021 che tutti speriamo più felice, fra sentimento religioso, doni per &#8211; e dalle &#8211; persone amate, ed usi culinari specifici. Ligucibario® li ha percorsi come sempre nelle loro valenze storico-culturali, e simboliche, dato che <strong>ormai ciò che mangiamo non è più soltanto ciò che siamo</strong>, ma anche una risorsa dell’heritage che racconta compiutamente – a turisti, ad ospiti, a gourmet &#8211; la nostra identità e biodiversità, il <strong>genius loci</strong>, le tradizioni autentiche, e quelle filiere brevi che Deogratias ci scampano dagli acquisti indifferenziati e dai consumi alimentari dannosi…<br />
Eccoti ad esempio a <a href="https://www.ligucibario.com/genova-pranzo-natale/" target="_blank">questo link</a> <strong>l’antico pranzo del 25</strong>, che a Genova e dintorni iniziava con le galantine e terminava con l’alzatina di stracchino molle e coi passaggi del pirrön di mano in mano <a href="https://www.ligucibario.com/genova-pranzo-natale/"><br />
</a>Eccoti a <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2013/08/si-scrive-liguricettario-si-legge.html" target="_blank">questo link</a> il mio blog di ricette liguri (sono più di 100) dove troverai ravioli col sugo (pardon, <strong>raiêu a-ö töccö</strong>), natalini con le trippe, zeraria e molto, molto altro <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2013/08/si-scrive-liguricettario-si-legge.html"><br />
</a>Eccoti a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iQhIPGUiWfc" target="_blank">questo link</a> la videoricetta del <strong>pandolce basso</strong> insieme a Luca Traverso, anni fa uno dei miei allievi più promettenti, se già non sei uso cimentarti con quello alto, più antico, che lievitava ovviamente con la pasta madre e a letto coi “preti” attorno allo scaldino <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iQhIPGUiWfc"><br />
</a>Eccoti a <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/11/scorze-darancia-candite_2.html" target="_blank">questo link</a> il ritratto approfonditissimo della spongata/<strong>spungata</strong>, che lega Sarzana a mercanti e pellegrini lungo la Via Francigena, ed è uno dei miei “post” di maggior successo <a href="https://www.ligucibario.com/spungata-spungatae-magnifica-sarzana/"><br />
</a>Ed eccoti a <a title="umberto curti scorze d'arancia candite" href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/11/scorze-darancia-candite_2.html" target="_blank">questo link</a>, dal mondo arabo, <strong>l’arte della canditura</strong>, scorze di quell’arancia pernambuco (Washington navel) così tipica del Finalese con cui si realizzano anche eccelse marmellate <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/11/scorze-darancia-candite_2.html"><br />
</a>A presto per gli imminenti auguri, amico Lettore!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Natale fra Liguria e Piemonte</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2020 11:04:29 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN1642.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20038" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN1642-300x225.jpg" alt="DSCN1642" width="300" height="225" /></a>Natale fra Liguria e Piemonte. “Ritratto di famiglie”, e di sapori rurali, <strong>fra Pontinvrea e Pareto</strong></p>
<p>L&#8217;11 dicembre ricorre la &#8220;Giornata internazionale della montagna, in difesa della biodiversità&#8221;. Riflettevo che la Liguria montana è di rado sotto i riflettori, pur caratterizzata da cime quali il Saccarello a ponente (2.200 m) e il Maggiorasca (1.800 m) a levante&#8230;, e vantando culture <strong>malgare e rurali, d&#8217;Alpe e Appennino</strong>, profondamente identitarie anche nei riti delle feste e delle cucine.<br />
E&#8217; il 24 dicembre, anni &#8217;50 in un piccolo paese dell&#8217;entroterra savonese dove mio padre Berto, classe &#8217;39, lavora (di quei tempi non ci si formalizzava sull&#8217;età dei &#8220;dipendenti&#8221;) insieme a tutta la propria famiglia (4 fratelli più i due genitori) nell&#8217;osteria che porta il nome della mamma: &#8220;Da Anselmina&#8221;. Tutti coloro che poterono apprezzare l&#8217;arte culinaria di mia nonna mi ripetono, quando finiamo in tema, quanto fosse talentuosa come <em>cuciniera</em> &#8211; definirla cuoca o ancor peggio <em>chef</em> visti gli standard attuali per definirsi tale mi induce ad un&#8217;affettuosa ilarità &#8211; , ed infatti i suoi manicaretti richiamavano, soprattutto nella bella stagione, numerosi clienti dalle limitrofe località (ad esempio <strong>Savona e Cairo Montenotte</strong>, ma vi erano alcuni <em>habituè</em> addirittura da Nizza Monferrato e Canelli).</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201217_100415.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20066" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201217_100415-195x300.jpg" alt="cof_soft" width="195" height="300" /></a>Tuttavia, in questo particolare periodo invernale, a causa delle temperature rigide, delle abbondanti nevicate e comprensibilmente dell&#8217;assenza di autovetture circolanti, gli unici avventori (a piedi!) erano le famiglie delle vicine frazioni o dei numerosi minuscoli abitati <em>spersi </em>e sparsi qua e là nei boschi, avventori i quali, dopo la Messa di Natale celebrata allo scoccare di mezzanotte nella chiesetta parrocchiale &#8220;Santissimo Nome di Maria&#8221;, si riunivano numerosi in quell&#8217;osteria di famiglia, per una sorta di <em>veglia</em> fra parenti e vicini (passatempo consueto nei lunghi inverni), al fine di scambiarsi gli auguri delle Feste, bere un bicchiere di vino e, <em>perchè no?,</em> mangiare uno di questi <strong>immancabili</strong> piatti &#8211; segnalo che si era ormai fatta l&#8217;una di notte &#8211; , veri e propri <em>signature dish</em> sempre presenti in carta (segue elenco, astenersi vegani e salutisti):</p>
<p><em>- <strong>zaria o zrarìa</strong>: </em>in dialetto ligure deriva da gelo ed è una sostanziosa pietanza composta da un brodo nel quale vengono cotti, per almeno 5 ore, pezzi di carne di vitello e maiale, con l&#8217;imprescindibile aggiunta, meno nobile, di zampetta, testina, orecchie, lingua e sottogola (1); questa sorta di bollito misto veniva poi minuziosamente disossato ancora a caldo e messo in un capiente contenitore a &#8220;cassetta&#8221;, pressando per dargli una forma rettangolare e, una volta freddo e compattato, per tagliarlo a fette, posizionate poi in piatti fondi con l&#8217;aggiunta di alcuni mestoli del brodo di cui sopra e riposte infine ad &#8220;addensarsi&#8221; in alcune stanze fredde della casa (che non mancavano mai). Che dirvi…, piatto scarsamente <em>instagrammabile</em>, ho contato meno di 4 (temerari ma ammirevoli) post, ma ben noto a Ligucibario® (per esempio <a title="curti zeraria ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zeraria/%20" target="_blank">a questo link</a>) ed in quegli anni amatissimo e forse più diffuso rispetto al presente. <strong>Ad Alpicella</strong>, sopra Varazze, dove gli dedicano festeggiamenti, Umberto Curti mi precisa anche che lo chiamano zeaia, e verificherò se è diventato de.co.;</p>
<p>&#8211; <em>salame</em> di solo suino (rigorosamente macellato ed insaccato dalla casa);</p>
<p>&#8211; <em>salsiccia </em>(vedi sopra) &#8220;a pasta grossa&#8221;, caratterizzata da un&#8217; &#8220;appassitura&#8221; in prossimità del calore della stufa;</p>
<p>-<em> berodo: </em>in italiano è il sanguinaccio (dal latino &#8220;biroldus&#8221;), piatto natalizio della tradizione anche ligure, preparato col sangue raccolto dalla macellazione del maiale (tradizionalmente nella sola giornata di <strong>Santa Lucia il 13 dicembre</strong>, poi per praticità &#8211; all&#8217;occorrenza &#8211; durante tutto il periodo invernale). Altri possibili ingredienti di questo che potrebbe rientrare tra gli insaccati più <em>splatter </em>della storia gastronomica:  latte, cipolle, pinoli, uvetta, sale ed erbe aromatiche;</p>
<p>&#8211; <em>formaggette</em> di latte vaccino o di pecora oppure</p>
<p>&#8211; una scodella di <em>castagne</em> fumanti bollite con la loro buccia (in dialetto <em>baletti o vegette</em>), anche in Liguria, non a caso, il castagno è “<strong>l’albero del pane</strong>”.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN1756.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20039" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN1756-300x225.jpg" alt="DSCN1756" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Sul versante piemontese della mia famiglia troviamo invece mia mamma, l&#8217;adorabile Silvana, classe &#8217;47, che viveva insieme ai genitori ed alla sorella in un piccolo paesino in provincia di Alessandria, a confine con la Liguria. Ci trasferiamo dunque <strong>a Pareto</strong> (luogo colombaniano e aleramico e fino al 1880 provincia di Genova) e la sera della vigilia, il 24, alla tradizionale Messa di mezzanotte seguiva un veloce brindisi tra famigliari, analcolico ma non per questo meno ambito &#8211; di quei tempi anche quelle della <em>spuma </em>erano bollicine della festa… <em>-</em> , compagno di una fetta di <strong>panettone</strong>, chiamato in dialetto <em>l&#8217;ambrosiano alto,</em> rigorosamente homemade e cotto nel forno a legna del cortile<em>. </em>Ma da queste parti è il pranzo del 25 ad esser particolarmente ricco e ghiotto:</p>
<p>&#8211; antipasti misti comprendenti salumi (salame cotto e crudo, pancetta e lardo), cotechino, anche qui i <em>berodi</em>, formaggette fresche e funghi sott&#8217;olio;</p>
<p>&#8211; le <strong><em>frizze</em></strong>, o grive, vere regine del Natale, ovvero polpette composte dal fegato del maiale tritato, la pasta della salsiccia, uova, formaggio grana, noce moscata e bacche di ginepro a donare l&#8217;inconfondibile sentore, sale, pepe, ed infine avvolte nella rete del maiale (omento o retìna) e cotte (leggi fritte) nell&#8217;olio: probabilmente, se mi consentite un minimo d’autobiografia, il mio piatto preferito in assoluto, di quelli che porterei sull’isola deserta se costretta ad una rigidissima scelta;</p>
<p>&#8211; ravioli/agnolotti ripieni di carne e cavolo verza, serviti nelle capienti tazze della colazione in cui veniva versato vino rosso (<strong>Barbera o Dolcetto</strong> non importa, purché corposo);</p>
<p>&#8211; cappone bollito, o gallina, accompagnati da appetitoso <em>bagnèt verd; </em>e il brodo di cottura veniva utilizzato alla sera con i cappelletti e&#8230; (cito testualmente) &#8220;per rimanere leggeri&#8221;(!);</p>
<p><em>-</em> talvolta arrosto di maiale</p>
<p>&#8211; e, per finire, un trionfo di dolci: il panettone tagliato la sera prima, <strong>le pere cotte nel vino</strong> (aromatizzate con chiodi di garofano e cannella), il monte bianco i cui ingredienti erano tutti a km0 (castagne bollite, nocciole tostate e panna), i datteri e i fichi secchi…</p>
<p>Insomma, era veramente una gran festa!</p>
<p>(1) sull’uso del “quinto quarto” nelle regioni d&#8217;Italia ed anche in Liguria vedi U. Curti, <em>Il quarto numero cinque. Trippe, busecca, lampredotto… Storia e ricette</em>, ed De Ferrari, Genova, 2014 (<a title="curti il quarto numero cinque" href="https://www.deferrarieditore.it/prodotto/il-quarto-numero-cinque-trippe-busecca-lampredotto-storie-e-ricette/" target="_blank">al link</a>)</p>
<p><strong>Emanuela Baccino</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19998" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>Zeaia</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 21:02:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Zeaia è la zeraria &#8211; vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la relativa voce &#8211; ad Alpicella (Varazze), un &#8220;mosaico&#8221; &#8211; natalizio &#8211; di carne in gelatina, di cui trovi come sempre la ricetta sul mio blog Liguricettario. Prendono talora tale nome, però, anche ricette di coniglio (o pollo) in gelatina, che per sapori non distano ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zeaia/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Zeaia è la zeraria &#8211; vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la relativa voce &#8211; ad Alpicella (Varazze), un &#8220;mosaico&#8221; &#8211; natalizio &#8211; di carne in gelatina, di cui trovi come sempre la ricetta sul mio blog Liguricettario. Prendono talora tale nome, però, anche ricette di coniglio (o pollo) in gelatina, che per sapori non distano granché dall’aspic. Abbinagli ad es. un Rossese della DOC Dolceacqua, servito a 17°C in tulipani a stelo medio&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
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