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	<title>Ligucibario &#187; street food</title>
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		<title>Assaggiatori di Genova 2026: cultura gastronomica in città</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 12:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>  &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Un nuovo ciclo di incontri dedicato alla storia e alla tradizione gastronomica genovese. Un progetto di divulgazione culturale radicato nel territorio che il prossimo autunno torna alla Biblioteca Civica Saffi di Genova con Assaggiatori di Genova 2026, ideato dallo storico dell’alimentazione Umberto Curti (Ligucibario®). Cultura gastronomica e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/assaggiatori-di-genova-2026/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26669" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/DSCN6059.jpg"><img class="size-medium wp-image-26669" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/DSCN6059-300x219.jpg" alt="farinata di ceci" width="300" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">farinata di ceci</p></div>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/assaggiatori-di-genova-2026-IG.png"> </a></p>
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<p><em>Un nuovo ciclo di incontri dedicato alla storia e alla tradizione gastronomica genovese. Un progetto di divulgazione culturale radicato nel territorio che il prossimo autunno torna alla Biblioteca Civica Saffi di Genova con Assaggiatori di Genova 2026, ideato dallo storico dell’alimentazione <a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Umberto Curti (Ligucibario®)</a>.</em></p>
<h2>Cultura gastronomica e consapevolezza alimentare</h2>
<p>Assaggiatori di Genova è un’iniziativa dedicata all’approfondimento dell’identità gastronomica della città, curata da Umberto Curti, docente, divulgatore e autore di studi sulla <a href="https://www.ligucibario.com/storia-della-cucina-ligure/" target="_blank">storia della cucina ligure</a> e sul turismo esperienziale.</p>
<p>Il format del progetto si articola in un ciclo di gustincontri tematici che mettono al centro storia e simboli della tradizione genovese. L’approccio unisce narrazione storica, analisi delle pratiche alimentari e valorizzazione del patrimonio immateriale, trasformando l’ascolto e l’approfondimento in strumenti di conoscenza attiva.</p>
<p>Accanto a Umberto Curti, nell’<a href="https://www.visitgenoa.it/it/assaggiatori-di-genova-un-viaggio-fra-tradizione-cultura-e-sapori" target="_blank">edizione 2025 di Assaggiatori di Genova</a>, Mara Fiorese, medico di medicina generale, ha contribuito con spunti di educazione alimentare, costruendo un dialogo tra cultura gastronomica e consapevolezza nutrizionale.</p>
<h2>Public history e cibo: raccontare comunità, territorio e scelte consapevoli</h2>
<p>Attraverso l’attività di ricerca, formazione e divulgazione, Umberto Curti da sempre pone il cibo al cuore della public history, strumento per raccontare territori, tradizioni, legami culturali e storie di comunità.</p>
<h3>Cosa è la public history? Come si applica al cibo?</h3>
<p>La public history non si limita a studiare il passato, ma lo rende accessibile e utile al pubblico, trasformando conoscenze storiche in strumenti per comprendere culture, territori e pratiche quotidiane. La <a href="https://www.ligucibario.com/una-public-history-al-servizio-di-cibo-e-salute/" target="_blank">public history al servizio di cibo e alla salute</a>, permette di narrare le tradizioni gastronomiche come storie di comunità e memoria condivisa, valorizzando il territorio e promuovendo scelte alimentari consapevoli.</p>
<h3>Storia del cibo, identità locale e buonessere</h3>
<p>In questo modo, la storia del cibo (l&#8217;<a href="https://www.ligucibario.com/storytelling-per-la-etnogastronomia/" target="_blank">etnogastronomia</a>) diventa uno strumento per educare, informare e valorizzare le identità locali, aiutando a comprendere il legame tra ciò che si mangia e il benessere. Conoscere l’origine e il ruolo culturale degli alimenti contribuisce a preservare il patrimonio gastronomico e a promuovere stili di vita più sani, unendo memoria, cultura e responsabilità e mostrando come ciò che portiamo in tavola sia parte di una storia più ampia, che riguarda la comunità e le generazioni future.</p>
<h2>Assaggiatori di Genova 2026, i nuovi protagonisti</h2>
<p>Visto il grande successo di pubblico della prima edizione di “Assaggiatori di Genova”, come Ligucibario® abbiamo deciso – in piena sinergia con la Biblioteca civica Saffi di Genova Molassana – di programmare una seconda edizione (Assaggiatori di Genova 2026), che prenderà il via giovedì 22 ottobre alle 17.00 e proseguirà poi il 5 e il 19 novembre, fino al 3 dicembre. Tutti gli incontri saranno di nuovo a ingresso libero.</p>
<p data-start="770" data-end="1128">Anche quest’anno, ogni conferenza sarà arricchita da contenuti extra e suggerimenti videobibliografici, già apprezzati nella prima edizione. Al termine del ciclo, i partecipanti più assidui riceveranno la “Pergamena” di partecipazione, simbolo dell’impegno e della passione per la cultura gastronomica locale, che nel 2025 aveva riscosso grande favore.</p>
<p data-start="1130" data-end="1511">Continuando sulla scia del progetto originale, il ciclo si conferma un’occasione per approfondire<a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/" target="_blank"> la cucina e la cultura gastronomica genovese</a>. Ogni appuntamento sarà dedicato a un elemento simbolo della tradizione ligure, proponendo un percorso che ne racconta storia, tradizioni e significati, unendo divulgazione culturale, partecipazione e radicamento nel territorio.</p>
<h2>Il progetto culturale dietro Assaggiatori di Genova</h2>
<p>Assaggiatori di Genova è un format di divulgazione culturale ed etnogastronomica, che assume il cibo non già come semplice occasione conviviale, bensì come documento storico, traccia viva di civiltà, linguaggio identitario.</p>
<p>Nasce da qui l’idea: portare la storia dell’alimentazione fuori dai perimetri accademici, e restituirla a luoghi che della conoscenza fanno pratica quotidiana. La biblioteca, in tal senso, non è cornice ma sostanza; spazio naturale in cui il racconto può dispiegarsi, e il cibo trasformarsi in strumento di lettura culturale.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/NAR6zYa8bJ4?si=NsH9PzoEnGl-O4eY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il contributo video, realizzato dal <a href="https://www.bibliotechedigenova.it/evento/26712" target="_blank">Comune di Genova &#8211; Biblioteche di Genova</a>, restituisce l’iniziativa nella sua dimensione visiva ed esperienziale. La rassegna Assaggiatori di Genova 2026 è stata inoltre raccontata anche su <a href="https://www.visitgenoa.it/it/assaggiatori-di-genova-2026-cultura-gastronomica-tra-storia-e-tradizione" target="_blank">Visit Genoa</a>, portale ufficiale del Comune di Genova. Ma il senso più profondo risiede altrove: nell’idea che ogni ingrediente, ogni gesto del fare culinario, ogni preparazione, siano strumenti per leggere la storia e l’identità di un territorio.</p>
<p>Assaggiare, dunque, non nel senso comune del termine, ma come esercizio di comprensione. Un modo – forse tra i più immediati e coinvolgenti – per accostarsi al genius loci e riconoscere, dentro ciò che osserviamo e ascoltiamo, le stratificazioni di una storia che ancora ci appartiene.</p>
<p>Partecipare ad Assaggiatori di Genova significa, in questa prospettiva, entrare in un percorso di interpretazione e scoperta, non di degustazione.</p>
<h3>Quattro icone della cultura gastronomica genovese e ligure</h3>
<p>Le 4 portate che scandiranno Assaggiatori di Genova 2026 sono la farinata, i ravioli, lo stoccafisso e il castagnaccio. Ovvero risorse della gastronomia tradizionale che permettono viaggi in qualche modo antropologici dentro la storia delle comunità. Ed in tal senso la Liguria inscrive nel made in Italy più autentico i propri muretti a secco, la dieta in gran parte mediterranea, gli street food che connotano tante sciamadde e carruggi, ma anche le interazioni non solo economiche con l’altrove (ecco lo stoccafisso) e la cultura dell’Appennino che tuttora abita gli entroterra (ecco il castagnaccio). <a href="https://www.ligucibario.com/dieta-mediterranea-patrimonio-unesco/" target="_blank">Genova, cucina di bordo, di porto, dell&#8217;orto</a>.</p>
<h3>La farinata: storia, leggenda e sapori mediterranei nei carruggi</h3>
<p>La <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/farinata-di-ceci/" target="_blank">farinata di ceci</a>, conosciuta dai romani come scribilita, è legata a una leggenda secondo cui i prigionieri pisani, dopo la vittoria genovese alla Meloria, si sarebbero nutriti con farina di ceci mescolata all’acqua di mare e cotta al sole sugli scudi. Alimento semplice e quasi mono-ingrediente, adatto anche ai celiaci, è uno dei principali cibi di strada della città, legato alla tradizione dei fainotti e delle sciamadde.</p>
<h3>I ravioli genovesi: sapori e tradizioni delle feste</h3>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ravioli-di-carne-o-di-magro-col-tocco/" target="_blank">Ravioli alla genovese</a>. Preparati anche con verdure ed erbe spontanee come la borragine e accompagnati dal “töccö”, sugo di carne cotto lentamente, i ravioli rappresentano a Genova il piatto delle feste, spesso legato al periodo natalizio. La combinazione tra ripieno e condimento ne fa un piatto centrale nella tradizione cittadina.</p>
<h3>Lo stoccafisso: un viaggio dalla Norvegia alle tavole genovesi</h3>
<p>Lo stoccafisso, gadus morhua scoperto nel Quattrocento alle isole Lofoten da un mercante veneziano, racconta un percorso che unisce commercio e cultura. Il gadus morhua essiccato prende il nome di stoccafisso, sotto sale diventa baccalà. A Genova lo <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/stoccafisso-accomodato/" target="_blank">stoccafisso</a> è da secoli parte della tradizione gastronomica, con preparazioni diffuse come lo stoccafisso accomodato.</p>
<h3>Il castagnaccio: memoria dell’Appennino ligure e civiltà del castagno</h3>
<p>Il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castagnaccio-pattunn-a-in-val-fontanabuona/" target="_blank">castagnaccio</a> richiama la cultura dell’Appennino e la civiltà del castagno, fondata sull’uso completo delle risorse. Nato come polenta di farina di castagne, oggi è arricchito con pinoli, scorze d’arancia e aromi. Diffuso con nomi diversi tra Liguria e Toscana, rappresenta un esempio di trasformazione di ingredienti semplici in una preparazione strutturata.</p>
<h3>Assaggiatori di Genova 2026: location, calendario e partecipazione</h3>
<p>Gli incontri di “Assaggiatori di Genova 2026” si terranno presso l’Auditorium del Municipio IV Media Val Bisagno, secondo il seguente calendario:</p>
<ul>
<li>Giovedì 22 ottobre, ore 17:00 – La farinata</li>
<li>Giovedì 5 novembre, ore 17:00 – I ravioli alla genovese</li>
<li>Giovedì 19 novembre, ore 17:00 – Lo stoccafisso</li>
<li>Giovedì 3 dicembre, ore 17:00 – Il castagnaccio</li>
</ul>
<p>La partecipazione è gratuita.<br />
Come già scritto. al termine di Assaggiatori di Genova 2026, ai partecipanti che avranno preso parte a tutti gli incontri verrà consegnata una pergamena attestante la partecipazione e il riconoscimento simbolico del titolo di “Assaggiatore di Genova”, a testimonianza della competenza acquisita e della passione per la cultura gastronomica locale.</p>
<p>Cari Amici di Ligucibario®, che da tanti anni non siete poi pochi, so di avervi scatenato l’acquolina in bocca.<br />
A tempo debito s’apriranno le iscrizioni, e so che molte persone presenti alla prima edizione saranno nuovamente con noi…</p>
<p>Grazie, buon appetito e buona Liguria a tutti.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Luisa Puppo</a></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info[at]ligucibario.com</p>
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		<title>Bistecca sanremasca</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 10:39:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Quando dal Nuovo Mondo il pomodoro giunse in Europa, al pari della patata non fu subito ben accetto. Ma col passare del tempo determinò (al pari della patata ma anche di mais, peperoni, zucchini, fagioli, cacao…) una vera rivoluzione alimentare. Questa bistecca sanremasca &#8211; curioso ingegnoso nome &#8211; altro non è che un “panino” molto ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bistecca-sanremasca/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando dal Nuovo Mondo il pomodoro giunse in Europa, al pari della patata non fu subito ben accetto. Ma col passare del tempo determinò (al pari della patata ma anche di mais, peperoni, zucchini, fagioli, cacao…) una vera rivoluzione alimentare.<br />
Questa bistecca sanremasca &#8211; curioso ingegnoso nome &#8211; altro non è che un “panino” molto imbottito, preparazione semplice, mediterranea, tutta sapore e profumo (Sanremo del resto è la città dello chef Fulvio Bordogna, cui si deve la mitica frase &#8220;Voi siete come quelli che vanno al ristorante per provare nuove sensazioni, per riequilibrare lo spirito mediante introspezioni guidate dai sensi  e farvi coinvolgere dalla spirale spazio-temporale del gusto o siete come me che ci vado per mangiare?&#8221;).<br />
Vediamo la preparazione in dettaglio. Il pane artigianale della frazione quasi montana di San Romolo (vescovo protettore di Sanremo), sorta di grissa quadrangolare e crunchy al morso, che tradizione vorrebbe spolverizzato di semola alla base e cotto in forno a legna, è da alcuni secoli &#8220;condito&#8221; con (aglio), pomodoro cuor di bue ben maturo, un pizzico di sale fino, basilico a foglioline piccole cotto dal sole, e – superfluo dirlo &#8211; abbondante olio evo (taggiasco) &#8220;dalla giara&#8221;.<br />
Il pomodoro tuttavia, come narra ad es. Mino Beghello nel dialetto di Taggia, viene &#8220;spegazà&#8221;, cioè spaccato e schiacciato (col pollice), non affettato né ridotto in pezzetti. Così si &#8220;sbrignacca&#8221; creando una &#8216;bistecca&#8217; pastosa che si deposita, arrossandolo, dentro il pane, precedentemente semi-svuotato della mollica. Sopra ad una delle due &#8220;s-ciappe&#8221; si pressa poi con forza l’altra, e questo bendidio si mangia ovviamente con le mani, senza sofismi e senza null’altro. Di solito ci si unge ‘fino ai gomiti&#8217;, ma è il piacevole prezzo da pagare per assaporare questo street food “della memoria”, che già &#8220;â prima murdà o te inamua&#8221;, e all&#8217;ultima ti lascia sazio… Debbo dire però che intorno al 1990 ho assaggiato qualcosa di analogo anche vicino a Marsiglia.<br />
In questi casi Ligucibario® abbina un bianco della DOC locale, ad esempio Vermentino, servito a 10°C in tulipani a stelo alto, oppure (per via del pomodoro) un DOC Ormeasco sciac-trà, ovvero dolcetto vinificato cerasuolo in quel di Pornassio, presso quelle vigne quasi verticali che sedussero anche Mario Soldati.<br />
Buon appetito e cin cin. Vedi comunque qui sull&#8217;alfabeto del gusto anche la voce pan e pumata.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Pan bagnau</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 10:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il pan bagnau è una &#8220;remise en forme&#8221; del pane raffermo nata a Bordighera (IM). Ricetta quanto mai semplice ma profumata e gustosa, s&#8217;imbottisce una pagnotta casereccia ampia e tonda &#8211; preventivamente strofinata con aglio (di Vessalico) &#8211; con pomodori (cuore di bue), olive (taggiasche), acciughe&#8230; Chi l&#8217;ha può aggiungere tonno&#8230; Si nota una parentela ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pan-bagnau/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il pan bagnau è una &#8220;remise en forme&#8221; del pane raffermo nata a Bordighera (IM).<br />
Ricetta quanto mai semplice ma profumata e gustosa, s&#8217;imbottisce una pagnotta casereccia ampia e tonda &#8211; preventivamente strofinata con aglio (di Vessalico) &#8211; con pomodori (cuore di bue), olive (taggiasche), acciughe&#8230; Chi l&#8217;ha può aggiungere tonno&#8230;<br />
Si nota una parentela col pan bagnat nizzardo e corso, uno street food che talora ho mangiato come antipasto.<br />
Nei calici Ligucibario verserebbe un Vermentino della DOC locale, a 10°C in tulipani a stelo alto, più che un rosato Sciac-trà.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pan-bagnau/">Pan bagnau</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Cucina italiana patrimonio UNESCO</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 08:59:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Da alcuni giorni la cucina italiana è assurta a patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO, ed è cosa – notoriamente &#8211; di non poco conto potersi insignire di tale qualifica. Dopo la dieta mediterranea (2010) e i muretti a secco (2018) ecco dunque un altro riconoscimento che in qualche modo investe il forziere delle tradizioni regionali ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-italiana-patrimonio-unesco/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/DSCN4475.jpg"><img class="size-medium wp-image-22542" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/DSCN4475-300x197.jpg" alt="pasta fresca al ristorante &quot;roma&quot; di montoggio" width="300" height="197" /></a></p>
<p>Da alcuni giorni la cucina italiana è assurta a patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO, ed è cosa – notoriamente &#8211; di non poco conto potersi insignire di tale qualifica. Dopo la dieta mediterranea (2010) e i muretti a secco (2018) ecco dunque un altro riconoscimento che in qualche modo investe il forziere delle tradizioni regionali italiane, le agroproduzioni ecc., configurando trasversalmente un Italian way of life, e dunque investendo anche la Liguria.</p>
<p>È, si badi, la prima volta che una cucina nazionale viene iscritta nella sua globalità, dopo precedenti riconoscimenti per singole tradizioni (quali la pizza napoletana o appunto la succitata dieta mediterranea)</p>
<p>La nomina, accolta da un convinto applauso, di fatto celebra tutto un modo di stare a tavola che vanta radici millenarie, riconoscendo al (nostro) cibo un ruolo di nutrimento non solo alimentare.</p>
<p>Questa cucina italiana, sempre sulla bocca di tutti in quanto celeberrima, viene interpretata come “rito” e convivio delle comunità, trasferimento di memorie, ponte intergenerazionale, cura di sé, del territorio che si abita e del prossimo. Ciò, peraltro, via via consoliderà i propri significati se sempre più conterrà i valori della sostenibilità, della tutela della biodiversità, della lotta agli sprechi, perpetuando una cucina “degli affetti”, basata sulle cultivar autoctone (sull’accorciamento delle filiere), sui generi ortofrutticoli di stagione, sulla qualità che genera buonessere. Una cucina che incarnerà compiutamente il genius loci, e sarà sempre più attrattiva anche in senso culturale e turistico. La cucina ligure stessa, che non è né mai sarà solo pesto, potrà con le sue ascendenze e le sue peculiarità (gli orti a picco sul mare, l&#8217;olivo e la vigna, il pescato, gli street food&#8230;) giocare un ruolo di primo piano.</p>
<p>L’impegno collettivo, concludendo, sarà perciò anche quello – in primis – di sensibilizzare a dovere le nuove generazioni, l’antropocene sta infatti caratterizzandosi per cambiamenti climatici, inquinamento, crescenti disparità socioeconomiche&#8230; E ciò si specchia giocoforza nei consumi globalizzanti, nella frequenza e intensità delle truffe e degli scandali alimentari, nel trash food, nei prodotti di cui non è affatto semplice capire la provenienza e che largheggiano quanto ad additivi chimici. Non occorre tuttavia essere un medico né un dietologo per cogliere, aldilà dell’abusato proverbio “siamo quel che mangiamo”, come una cattiva alimentazione sia causa di innumerevoli disturbi e patologie, ed impedisca una vita di salute e longevità cui l’uomo contemporaneo potrebbe legittimamente ambire.</p>
<p>Per questo post di Ligucibario®, che con piacere omaggia un reale successo dell’italianità, la lettura che suggerisco agli Amici lettori è e non potrebbe che essere M. Montanari-P.L. Petrillo, “Tutti a tavola. Perché la cucina italiana è un patrimonio dell’umanità”, ed. Laterza, 2025.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Focaccia, uno street food d&#8217;elezione</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:22:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Focaccia, a fügassa, proprio in questi giorni sono usciti gli Atti del convegno “Emigrazione: dalla Liguria al mondo” (svoltosi il 15 marzo 2025 presso il MEI, Genova) contenenti anche un mio intervento, nel quale ricostruisco il suo viaggio verso l’America Latina, dove oggi – in alcune caratteristiche differenziandosi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/focaccia-uno-street-food-delezione/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26672" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/focaccia-da-cuocere.jpg"><img class="size-medium wp-image-26672" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/focaccia-da-cuocere-300x210.jpg" alt="focaccia genovese prima della cottura in forno" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">focaccia genovese prima della cottura in forno</p></div>
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<p>Focaccia, a fügassa, proprio in questi giorni sono usciti gli Atti del convegno “Emigrazione: dalla Liguria al mondo” (svoltosi il 15 marzo 2025 presso il MEI, Genova) contenenti anche un mio intervento, nel quale ricostruisco il suo viaggio verso l’America Latina, dove oggi – in alcune caratteristiche differenziandosi tuttavia dalla nostra &#8211; è nota col nome di fugazzeta…</p>
<p>E’ un alimento antico, e popolare nel senso migliore del termine, che prende il nome da focus (focolare), e che certamente fu prodotto, sino a metà Ottocento e agli studi di Pasteur, con pasta madre e non con lievito di birra. Per i genovesi la striscia da quasi un etto (o persino la slerfa) mattutina è una sorta di rito, beninteso inzuppata nel cappuccino, ma in realtà la focaccia è un finger food che si apprezza a tutte le ore, merenda, aperitivo, magari abbinata ad un calice di Bianchetta o di Vermentino… Farina, acqua, sale, olio evo, maltosio (d’orzo) e un agente fermentante sono i basici ingredienti di un cibo evergreen che, col pesto e la farinata, sovente fa da ambasciatore ligure nel mondo. Io sono tra coloro che oggi senza sosta combattono la presenza – malsana &#8211; dello strutto: che renda più morbido l’impasto è teoria arcinota, ma secondo me fu “adottato” solo in quanto più economico dell’olio, si badi che Giobatta Ratto, autore competente &#8211; ma non snob &#8211; della prima “Cuciniera genovese” (1863), utilizza infatti l’olio e certo non lo strutto…</p>
<p>Alla focaccia – compresa quella “mitica” di Voltri, più sottile, e cotta non in teglia ma sulla platea del forno cosparsa di farina di mais… &#8211; Ligucibario® ha dedicato ovviamente innumerevoli contenuti, e dunque amico Lettore puoi ancora una volta utilizzare una directory di risorse completa. Ti suggerisco di iniziare il viaggio leggendomi a questo link&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>Palazzo della Meridiana, gusto di Rolli Experience</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 11:38:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Palazzo della Meridiana, gusto di Rolli Experience&#8230; Venerdì 17 gennaio, su incarico del Comune di Genova, la nostra Luisa Puppo è intervenuta, presso il Palazzo della Meridiana, ad una &#8220;Rolli Experience&#8220;. Intrattenendo come sempre i convenuti, in una location realmente d’eccezione, sulla storia della cucina genovese/ligure. Una cucina ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/palazzo-della-meridiana-gusto-di-rolli-experience/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25071" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN2248.jpg"><img class="size-medium wp-image-25071" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN2248-300x221.jpg" alt="il porto di genova" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">il porto di genova</p></div>
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<p>Palazzo della Meridiana, gusto di Rolli Experience&#8230; Venerdì 17 gennaio, <strong>su incarico del Comune di Genova, la nostra Luisa Puppo è intervenuta, presso il Palazzo della Meridiana, ad una &#8220;<a href="https://www.ligucibario.com/a-genova-gusto-di-rolli/" target="_blank">Rolli Experience</a>&#8220;</strong>. Intrattenendo come sempre i convenuti, in una location realmente d’eccezione, sulla storia della cucina genovese/ligure. Una cucina di bordo, di porto, d&#8217;orto.</p>
<h2>Rolli Experience, gusto di <em>genius loci</em></h2>
<p>L’intreccio di risorse architettonico-artistiche ed enogastronomiche, all’insegna di un coinvolgente <em>edutainment</em>, che “giova e appassiona”, si sta rivelando volàno fondamentale anche per i destini turistici della “Superba”, la quale – come si suol dire – detiene un <strong>genius loci</strong> (porto, carruggi, dimore patrizie, verticalità…) che non teme concorrenze. Le persone presenti, fra cui alcuni operatori trade e una coppia di turisti francesi, ed in generale tutte molto curiose e attente, hanno mostrato davvero di gradire molto il collaudato <em>storytelling</em> proposto da Luisa Puppo, uno storytelling che da tanti anni è nello stile distintivo di <strong>Ligucibario®, piattaforma tra le prime a riconoscersi nel concetto di etno-gastronomia. L&#8217;enogastronomia (e la sua storia) è infatti la rivelatrice numero uno della cultura di una comunità, poichè intreccia innumerevoli aspetti socioeconomici; un popolo infatti è in primis quel che coltiva, trasforma, caccia, pesca, alleva, importa ed esporta&#8230;</strong> Tanto più in una stagione storica come l’attuale, che impone di “verificare” a fondo l’autenticità, la qualità e la salubrità di cibi, vini, olii, perché desinare è piacevole, ma non a scapito delle digestioni.</p>
<p><strong>Le cultivar autoctone, le filiere brevi, gli alimenti “puliti”, la mediterraneità</strong> (muretti a secco e dieta mediterranea appartengono non a caso ai cosiddetti patrimoni UNESCO) sono in tal senso la strada maestra per garantire tracciabilità, sapori genuini, <em>buonessere</em>.</p>
<div id="attachment_25072" style="width: 223px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/luisa-rolli.jpg"><img class="size-medium wp-image-25072" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/luisa-rolli-213x300.jpg" alt="luisa puppo, ligucibario" width="213" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">luisa puppo, ligucibario</p></div>
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<p>Dopo un aperitivo di benvenuto very local sono entrati in scena – a buffet – la <strong>focaccia</strong> genovese all’olio, alla cipolla, alla salvia e con le olive, sempre regina degli street food, e poi le <strong>torte, i ripieni e il polpettone di verdura </strong>della tradizione. Quindi, spazio dal forno alla tavola alla rovente <strong>focaccia col formaggio</strong>, capolavoro di farina forte e crescenza, alla farinata di ceci, e alle lasagne cosiddette alla Portofino, col pesto. A seguire, last not least, gli squisiti amaretti di Voltaggio, i baci di dama e i canestrelli, i savarin da credenza che a Genova allietavano e allietano il dolce momento finale. Nei calici, vini bianchi e rossi regionali hanno ben figurato in abbinamento a cotanto bendidio…<br />
Quanto ai Rolli days, l&#8217;appuntamento &#8211; arricchito da nuove splendide aperture &#8211; è per il 15-16 febbraio con visite, visto il concomitante Giubileo, dedicate al legame tra Genova e Roma (prenotazioni dal mattino del 4/2), poi tra aprile e maggio con le due edizioni per Euroflora, e infine in autunno con l&#8217;edizione ottobrina. Sono momenti di &#8220;convivio&#8221; per scoprire i modi di vita di un patriziato genovese che dialogava col mondo intero, e fanno positivamente riflettere i dati sulle due edizioni 2023 (152mila visitatori totali), e la percentuale di giovani tra i 18 e i 35 anni, ovvero oltre 4 su 10&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Sciaccarotti</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2024 07:41:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gli sciaccarotti sono tipicità savonesi, di Roccavignale, Millesimo, Murialdo (recente de.co.), si tratta di “focaccette” di un impasto lievitato tipo pizza, coperte da pomodoro, aglio, erbe aromatiche (origano in primis ma non solo), e cotte al forno, ma un tempo poteva esser la stufa. Perfetto street food da sagre. Ligucibario® abbina loro una bollicina, o ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sciaccarotti/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli sciaccarotti sono tipicità savonesi, di Roccavignale, Millesimo, Murialdo (recente de.co.), si tratta di “focaccette” di un impasto lievitato tipo pizza, coperte da pomodoro, aglio, erbe aromatiche (origano in primis ma non solo), e cotte al forno, ma un tempo poteva esser la stufa. Perfetto street food da sagre. Ligucibario® abbina loro una bollicina, o a “causa” del pomodoro un rosato, ad es. l’Ormeasco sciac-trà. Vedi qui, per parentela tra finger food valbormidesi, anche la voce fassini/fazzini (e lisotto/lisone), quest&#8217;ultimi tuttavia hanno patate nell&#8217;impasto.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Fainotto</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 08:10:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il fa(r)inotto era il “commestibili” che vendeva farine. Cosa diversa dal tortaio (ö tortâ, che preparava specialmente torte, e farinate) e dalle sciamadde (con la fiamma sempre accesa per preparare piatti vari a camalli ecc.). Erano i fumosi ristori, con le grandi teglie in rame stagnato e il forno a legna, tipici dei centri storici, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/fainotto/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il fa(r)inotto era il “commestibili” che vendeva farine. Cosa diversa dal tortaio (ö tortâ, che preparava specialmente torte, e farinate) e dalle sciamadde (con la fiamma sempre accesa per preparare piatti vari a camalli ecc.). Erano i fumosi ristori, con le grandi teglie in rame stagnato e il forno a legna, tipici dei centri storici, a un passo dal porto, dove avventori d’ogni sorta – compresi avvocati, giornalisti, intellettuali… &#8211; sedevano a tavoli spartani, e trovavano anche e talora anzitutto quel che oggi chiamiamo street food, finger food (farinate, friscêu di baccalà, panissa…). Studenti e turisti ovviamente li adorano, ed io pure (che spero sempre d&#8217;incontrare Giovanni Ansaldo e le sue 24 bellezze&#8230;).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>La teglia &#8220;pe&#8217; a fainâ de çeixi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 08:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22214" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/DSCN6059.jpg"><img class="size-medium wp-image-22214" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/DSCN6059-300x219.jpg" alt="farinata genovese" width="300" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">farinata genovese</p></div>
<p><strong>La farinata</strong>, “oro di Genova”, antica <em>scribilita</em>, è una specialità ligure molto popolare e semplice, vegana e in toto senza glutine, si prepara “diluendo” farina di ceci con abbondante acqua, salando e oliando il tutto (immediate le consonanze con la <em>panissa</em>). Questo composto fluido si versa in un’ampia <strong>teglia tonda, di rame stagnato</strong>, strumento fondamentale, e cuoce pochi minuti in forno (a legna), ad alta temperatura&#8230; Noi genovesi la colleghiamo ad una leggenda che rievoca la vittoria navale contro Pisa alla <strong>Meloria</strong> (1284), e la condividiamo, come noto, con Piemonte, Provenza, Toscana, Sardegna…, talvolta anche la arricchiamo con <strong>carciofi, rosmarino, cipolline, salsiccia, formaggi</strong>…</p>
<p>A <strong>Savona</strong>, viceversa, la prediligono bianca, ovvero con 90-100% farina di grano, e dunque vige un derby di cui è impossibile decretare il vincitore.</p>
<p>Il rame in cucina vanta una storia importante, costituiva addirittura un bene di lusso, una sorta di status symbol, nell’antichità infatti si privilegiavano giocoforza materiali più economici, poiché i giacimenti noti e sfruttati erano pochi e la procedura di estrazione onerosa. Ergo, il pentolame domestico e quotidiano della gente comune era di terracotta, mentre solo in pochi potevano permettersi di possederne di rame o di altri metalli “preziosi”.</p>
<p>Ormai scarseggiano anche a Genova &#8211; ne sopravvive uno a Rivarolo? &#8211; quegli artigiani che, un tempo numerosi, realizzavano (e martellavano) le teglie di rame, robuste e belle a vedersi, quasi opere d’arte plasmate con maestria, oggi quasi oggetti mitologici. Erano fogli di lamiera di rame di qualità, rame il quale sul lato delle cotture veniva stagnato a caldo, onde proteggere il manufatto dall’ossidazione e igienizzarlo. Lo spessore della lamiera si adattava e si adatta in base al diametro previsto: ad es., per una teglia Ø 325 mm, si prevede uno spessore 0,8 mm&#8230; Fra le molteplici caratteristiche, il bordo che tutt’intorno dev’essere ovviamente rialzato affinché le pastelle non fuoriescano, una serie di incisioni sul fondo appena percettibili, a raggiera, ove trattenere un minimo di olio durante le cotture, e l’anello di sospensione esterno, così da appendere comodamente le teglie (che diventavano un po’ l’arredo di <em>sciamadde e fainotti</em>)&#8230; Una punzonatura, col marchio del fabbricante, la sua firma-brand, suggellava il lavoro eseguito.</p>
<p>La stagnatura, tuttavia, era/è duratura ma non è perenne: dopo alcuni anni, quando lo stagno via via si danneggia, è bene ripeterla, e questa rapida operazione garantirà di nuovo alla teglia le sue salubri e migliori performance… Una teglia, in tal senso, è poi eterna.</p>
<p>Da nuove occorre strofinarne manualmente la faccia superiore con un mix di sale e olio, per poi asciugarla con carta da rotoli tipo Scottex. Quindi vi si versa un sottile strato d’olio, che s’estenda su tutta la faccia, e si colloca in forno molto caldo sin quando l’olio prenderà a crepitare. Dopodiché andrà raffreddata fuori forno, si monderà via l’olio con carta straccia, e a quel punto la teglia può finalmente entrare in funzione.</p>
<p>Le teglie da farinata – attenzione &#8211; non si lavano, bensì si puliscono a secco e si mantengono sempre lievemente unte.</p>
<p>Quanto alla <strong>ricetta, per una teglia da 30cm</strong>, si pongono in un’ampia bacinella 170g di farina di ceci setacciata e si uniscono lentamente 600ml di acqua fredda, rimestando bene e pazientemente con un cucchiaio di legno o ancor meglio una frusta a mano, sincerandosi che il composto s’amalgami a dovere e non faccia grumi. Terminata l’operazione, si copre la bacinella con un panno pulito, “dimenticandola” per almeno 5-8 ore, fuori frigo. Andrà schiumato quel che affiora in superficie, perché in cottura annerirebbe. A questo punto si unisce il sale (2 presine), nuovamente rimestando, e si versano 8 cucchiai di extravergine nella teglia fredda (100ml abbondanti), distribuendo bene, dopodiché si versa anche la pastella, uno strato di circa 4mm; il tutto va smosso delicatamente con un cucchiaio, affinché si emulsionino tante microgocce di olio sulla pastella. Si preriscalda il forno alla max temperatura possibile (in casa 240-250°C…, il forno dev’essere in bolla!) e si cuocerà la farinata indicativamente almeno e sottolineo almeno un quarto d’ora, verificando che sopra si formi una crosticina bruno-dorata, color nocciola… La farinata è migliore se “riposata” per qualche minuto, ove necessario dentro il forno spento, poi si porziona tradizionalmente a quadrettoni, se piace si spolvera con una macinata di pepe nero, e si abbina ad es. ad <strong>un Vermentino, servito a 11°C in tulipani a stelo alto</strong>. Rappresenta uno street food con cui è gradevole ungersi le dita un po’ a tutte le ore, magari passeggiando per i carruggi del centro storico di Genova, la casbah medievale, dedalo labirintico di voci, gatti oziosi, lenzuola stese…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Una focaccia a Santa Margherita Ligure</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 10:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quand’ero ragazzino, mio padre mi regalò (fors’anche incuriosito dal titolo) “L’orso sogna le pere”, che Mondadori pubblicò nei primi anni ’70 del secolo scorso. Fu così che conobbi il giornalista-scrittore sammargheritese Vittorio G. Rossi, che viaggiò &#8211; soprattutto per mare &#8211; il mondo intero, instancabilmente raccontandolo, ma al tempo stesso rimase uno dei più affettuosi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/una-focaccia-a-santa-margherita-ligure/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/100.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21928" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/100-300x154.jpg" alt="100" width="300" height="154" /></a>Quand’ero ragazzino, mio padre mi regalò (fors’anche incuriosito dal titolo) “L’orso sogna le pere”, che Mondadori pubblicò nei primi anni ’70 del secolo scorso. Fu così che conobbi il giornalista-scrittore sammargheritese <strong>Vittorio G. Rossi</strong>, che viaggiò &#8211; soprattutto per mare &#8211; il mondo intero, instancabilmente raccontandolo, ma al tempo stesso rimase uno dei più affettuosi cantori della sua terra (una targa lo celebra nel borgo natio, dov’è anche sepolto, e qualcosa di lui – oggetti, libri, quadri &#8211; si “recupera” in un piccolo meritorio museo allestito a <strong>Villa Durazzo Centurione</strong>). Giramondo ottimista, ingegnoso artista, Rossi adorava ed evocava le tradizioni delle genti dei luoghi. E, da buon ligure, il suo rito del mattino prevedeva <strong>a fügassa</strong>. Quella che cuoce nelle “lame”, alta 1 cm e poco più, tutta “bucata” in superficie, avvolta nella carta che s’unge subito fra le dita. <strong>Street food</strong> per eccellenza (come la farinata, i friscêu, le panissette&#8230;) da gustare magari in riva a qualche mare, una <em>striscia</em> (circa un etto) ove si sia morigerati, una <em>slerfa</em> ove si sia più ghiottoni (quanto al resto, alcuni berranno cappuccino, altri Vermentino&#8230;). E in occasione delle novene per i morti, ecco poi anche a fügassa cö-e pörpe, ovvero con piccoli frammenti di olive sopravvissuti alla spremitura, delizia mediterranea.</p>
<p>Scrive Rossi in <em>Maestrale</em>, 1976, la sua penultima opera:</p>
<p>&#8220;Il mio fornaio ha una parte importante nella mia vita spirituale, più di tanti libri che ho letti e non mi hanno dato niente, non sono riusciti a diventare me; sono rimasti libri. La focaccia del mio fornaio ogni mattina è come una cosa nuova, come devono essere le cose che non restano fuori ma entrano dentro; come una donna che si ama; e ogni mattina la focaccia del mio fornaio diventa me. Essa è la nostra focaccia ligure, niente a che fare con le pizze cosparse di condimenti; essa è una delle cose più semplici che ci sono, semplice come l&#8217;acqua di sorgente; è pasta di farina, sale, olio; è cotta nel forno, su una lamiera di ferro rettangolare; ha lo spessore di un dito mignolo, anche di meno. Con la punta delle quattro dita lunghe di una mano, il fornaio la copre di buchi; in essi si raccoglie l&#8217;olio di oliva, come le lacrime di un pianto, ma è un pianto di gioia. La focaccia bisogna mangiarla appena esce dal forno; allora brucia le mani; ha tutto il suo olio vivo, sano e caldo; la carta bigia e porosa che accoglie il prodigioso rettangolo si imbeve subito di olio; e bisogna mangiarla camminando lentamente, come se si pensasse alla fondazione del mondo, e non si deve pensare a niente, solo alla focaccia che si sta mangiando. E se si è in vista del mare, è meglio ancora: allora la focaccia si condisce anche di mare. E per questo bisogna mangiarla da soli, senza nessuno accanto, neanche il più grande amore; un etto e mezzo di focaccia può sostituire nella storia di un uomo molte cose spirituali, almeno a quell&#8217;ora del giorno&#8221;…</p>
<p>E ancora:</p>
<p>“Quando c’era la Novena dei Morti, mia madre ci portava alla novena; era ancora notte, non c’erano neanche i primi segni dell’alba; si usciva nell’aria fredda di novembre, gli occhi pieni di piombo, alzarsi dormendo, fare i primi passi dormendo, imbattersi in quell’aria, sentire come una ferita e poi entrare nella chiesa coi lumi e le preghiere. E poi lei ci portava nel forno appena aperto, c’era la “focaccia con le polpe”. Era calda, nerastra, piena d’olio; c’erano dentro i piccoli pezzi di polpa di olive spremute nel frantoio e adesso ogni tanto mi tornano quelle mattine buie di novembre, quella luce tremolante che faceva chiaro ai morti e il sapore oliato e caldo della focaccia, e mia madre che amministrava quelle nove mattinate di cerimonia funebre, e riuniva i vivi e i morti, e le preghiere e la focaccia, come se tra il mondo di là e quello di qua lei sapesse, senza dubbio alcuno, quello che c’era, e come bisognava comportarsi”.</p>
<p>Quando, nei corsi e altrove (e talora insegno proprio all&#8217;ITS in Villa Durazzo Centurione&#8230;), mi domandano cosa sia in concreto il turismo esperienziale, ogni volta – anziché rispondere in prima persona – vorrei proporre in lettura brani come questo… Magie (e di magie questo tempo ha profondamente bisogno).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21488" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord-300x189.jpg" alt="smart" width="300" height="189" /></a><br />
</strong></p>
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