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	<title>Ligucibario &#187; lavanda</title>
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		<title>Cosio d&#8217;Arroscia, erbe buone e cucina malgara</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 13:54:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cosio-da.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30003" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cosio-da-219x300.jpg" alt="smart" width="219" height="300" /></a></p>
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<p>Susanna, una mia gentile allieva in quei corsi per GAE (Guida ambientale escursionistica) i quali abilitano alla professione a livello regionale, mi ha di recente omaggiato di un libro che “conoscevo” (avendolo notato in alcune librerie e in occasione di alcune fiere) ma che non avevo mai letto. “Piante e tradizioni a Cosio d’Arroscia” (ed. arabAFenice) è un amorevole percorso, non solo etnobotanico, dentro il cuore di un’alta valle dell’Imperiese, nonché un repertorio di 65 schede sulle principali piante d’interesse alimurgico, ovvero dotate di benefiche proprietà a vario livello, anche cosmetico, anche veterinario, anche artigianale, anche religioso.</p>
<p>Completa quest’opera una densa bibliografia, che suggerisco a tutti di “scorrere” non frettolosamente.</p>
<p>Per me, appassionato di preböggiön, di muretti a secco, di cucina malgara, di micromusei di cultura locale, eccetera eccetera, è stato un attimo, nel giro di un pomeriggio del weekend, godermi in lettura tutti quegli straordinari contenuti. Un viaggio nel tempo, dentro una dimensione agro-pastorale messa a rischio dall’incalzare dell’antropocene, dentro la memoria orale che malgrado tutto ha saputo custodire e tramandare un sapere – sovente femminile – antichissimo e quasi ancestrale, dentro una biodiversità (ove rispettata dall’uomo) sempre amica del buonessere, e delle api. Wildlife stays wildlife pays.</p>
<p>Cosio, grumo di case aggrappate alla montagna, sorge a 720m d’altitudine e conta oggi circa 170 abitanti. Vanta origini (e legislazione) preromane, e una colorata festa delle erbe in luglio (tra cui la magnifica lavanda) anima i porticati e le ombrose viuzze dell’abitato.</p>
<p>Qui si riunirono anche gli artisti internazionali che nel 1957, attorno ad Asger Jorn (1), fondarono il Situazionismo (e bevvero “Cosiate”, ovvero il locale Ormeasco (2), ottenuto da uve dolcetto…). Un decennio dopo, anche da quei semi, dalle idee e dagli scritti di quei giovani sensibili fruttificarono movimenti di massa destinati in senso sociale e culturale a segnare &#8211; ovunque &#8211; tutta la fine del Novecento e soprattutto di un’epoca.</p>
<p>La saggezza contadina a Cosio tuttora ci propone pan fritto, salvia fritta, brodi d’erbe, torte verdi e bernardun di porri e patate, minietti, turle e raviore, fettuccine alle ortiche o agli engari (spinaci selvatici), brüssö, catarinette, caniscelli, castagne in cento modi, torta stroscia, tisane di camomilla…</p>
<p>Ligucibario® ovviamente ha negli anni “tenuto il passo”, descrivendo tutte queste peculiarità, e come sempre confermando un (doveroso) occhio di riguardo agli entroterra liguri. Si nota immediatamente come le piante del territorio quasi sempre presenzino la cucina cosiate, conferendo profumi e caratteristiche specifiche ai diversi piatti. Tuttavia non si trattava – stop con i falsi miti e le retoriche – di “mediterraneità”, di vere e proprie sapienze ante litteram. Molto più semplicemente, nelle case si mangiava o si riciclava ciò di cui era possibile disporre, e si tesaurizzava l’impiego di tutto ciò che – meglio ancora! &#8211; in qualche modo risultava anche benefico…</p>
<p>Amici Lettori, arrivederci a Cosio, dunque! Storia, botanica, buon vino e buona tavola.</p>
<p>(1) poliedrico pittore danese (1914-1973), ad Albissola Marina – in via d’Annunzio, nell’area collinare dei Bruciati &#8211; è da alcuni anni visitabile la sua strabiliante Casa-Museo</p>
<p>(2) come noto, fu “imposto” in loco alla fine del secolo XIII da un decreto podestarile dei Marchesi di Clavesana. E’ questa, da allora, una viticoltura eroica, che dona un vino vivo, d’un bel rosso rubino tendente al violaceo, tannico e persistente, un po’ “spigoloso”, dai sentori di ribes e rosa selvatica. Perfetto coi tortelli di carne, le fettuccine al ragù, gli stufati (coniglio), la cacciagione… Si serve intorno ai 17°C in tulipani a stelo medio.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
<p>Umberto Curti</p>
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		<title>Rundi</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:09:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Rundi, cioè “rotondi”, a Vallecrosia (IM) sono friabili pastafrolle all’acqua di fiori d’arancio amaro, all’olio extravergine, alla lavanda, tutte piacevoli ideazioni della pasticceria “Gibelli”, avviata nel 1921… In questi casi Ligucibario® abbina ovviamente un passito a bacca bianca, bevuto fresco nei tulipanini. Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rundi/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Rundi, cioè “rotondi”, a Vallecrosia (IM) sono friabili pastafrolle all’acqua di fiori d’arancio amaro, all’olio extravergine, alla lavanda, tutte piacevoli ideazioni della pasticceria “Gibelli”, avviata nel 1921…<br />
In questi casi Ligucibario® abbina ovviamente un passito a bacca bianca, bevuto fresco nei tulipanini.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Shopping della tradizione a Imperia</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 13:41:01 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_28650" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20251118_173106.jpg"><img class="size-medium wp-image-28650" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20251118_173106-300x225.jpg" alt="imperia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">imperia</p></div>
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<p>Le docenze di enoturismo e di Wine English nell’àmbito di un ITS agroalimentare conducono Luisa Puppo e me ad Imperia, un buon “pretesto” – ancora una volta – per approfondire luoghi, tradizioni, produttori, com’è sempre stato, e sempre sarà, nello spirito di Ligucibario®… Nei giorni scorsi ho quindi acquistato in un emporio di Porto Maurizio i grissini integrali di Aurigo, il pandorzü di Molini di Triora e il pandolce basso di Vallecrosia. Ora vado a raccontarveli, <em><strong>e &#8211; attenzione &#8211; non si tratta di inserzioni pubblicitarie (Ligucibario® non ne contiene)&#8230;</strong></em></p>
<p>Aurigo, 300 abitanti e 400 m di altitudine, è terra anzitutto di olio extravergine; a Molini di Triora, 600 abitanti e 450 m di altitudine, furoreggia la sagra delle lumache; a Vallecrosia, località costiera più dimensionata (7.000 abitanti), si gustano i barbagiuai e si beve Rossese…</p>
<div id="attachment_28651" style="width: 156px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20251118_193219.jpg"><img class="size-medium wp-image-28651" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20251118_193219-146x300.jpg" alt="grissini di aurigo" width="146" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">grissini di aurigo</p></div>
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<p>I grissini, prodotti da Arrigo Antonello – classica impresa famigliare &#8211; a frazione Poggialto, sono un concentrato di naturalità, farina di grano tenero integrale, acqua, olio extravergine, lievito naturale, zucchero, semola di grano tenero, sale. Stirati a mano, croccanti e gustosi, accompagnano splendidamente i salumi e le formaggette, ma spazio alla fantasia. Luisa Puppo, gourmet in materia, li alterna ai migliori rubatà…</p>
<div id="attachment_28652" style="width: 153px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20251118_193304.jpg"><img class="size-medium wp-image-28652" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20251118_193304-143x300.jpg" alt="pandorzu di molini di triora" width="143" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">pandorzu di molini di triora</p></div>
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<p>Il pandorzü, lavorato artigianalmente a mano, è opera di “Oz”, ovvero Dino Ozenda. Si lega alla tradizione della carpasina, pane duro, ben conservabile, che i pastori in malga accompagnavano al pungentissimo brüsso… E’ una lavorazione che profuma d’antico (un filone che affettato cuoceva sino a seccarsi), e che accosta ottimamente pomodoro e acciughe, aglio ed erbe aromatiche, ma persino frutta e lavanda.</p>
<div id="attachment_28653" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20251118_193355.jpg"><img class="size-medium wp-image-28653" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20251118_193355-300x288.jpg" alt="pandolce di vallecrosia" width="300" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">pandolce di vallecrosia</p></div>
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<p>Il pandolce è un classico “Gibelli”, casa fondata nel 1921 da Ettore, che aveva collaborato (niente di meno che) a Torino con ottimi pasticceri… Le generazioni successive hanno garantito al meglio la prosecuzione aziendale, ed oggi “Gibelli” è in prima fila anche per quanto attiene alle de.co. locali. Ingredienti di qualità e “freschezza” di aromi e gusto fanno del suo pandolce una graditissima presenza sotto l’abete di Natale, da abbinare in primis a passiti a bacca bianca.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a><strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Sciarmuntan</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sciarmuntan/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 14:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sciarmuntan è nelle valli imperiesi la lavanda, detta anche stecadò o steccadò (vedi qui la relativa voce), Lavandula stoechas da &#8220;stecade&#8221;, che parrebbe derivare dall&#8217;antico nome delle isolette dell&#8217;arcipelago di Hyères. E&#8217; una pianta preziosa, per gli innumerevoli utilizzi, anche culinari. Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sciarmuntan/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sciarmuntan è nelle valli imperiesi la lavanda, detta anche stecadò o steccadò (vedi qui la relativa voce), Lavandula stoechas da &#8220;stecade&#8221;, che parrebbe derivare dall&#8217;antico nome delle isolette dell&#8217;arcipelago di Hyères.<br />
E&#8217; una pianta preziosa, per gli innumerevoli utilizzi, anche culinari.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Su BioVoci dieci interviste &#8220;d&#8217;autore&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 11:43:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN5869.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23675" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN5869-300x225.jpg" alt="DSCN5869" width="300" height="225" /></a>Siamo davvero onorati, grati e felici delle (10) interviste che – grazie alla solerzia della nostra Luisa Puppo – sono via via apparse su <a title="Biovoci" href="https://biovoci.blogspot.com/" target="_blank">BioVoci</a>, contribuendo subito a qualificare il nostro progetto.</p>
<p>Abbiamo sin qui potuto, con grande piacere ed interesse, ospitare:</p>
<p>il 16 maggio <strong>Federico Guadalupi</strong>, laureato in Psicologia del lavoro, degustatore di olii, e dal 2018 titolare di Biodiversamente, realtà del Ponente ligure centrata sulla coltivazione di lavanda, con cui abbiamo ampiamente discusso di sviluppo rurale, genius loci, agricolture sociali.</p>
<p>Il 27 giugno <strong>Annibale Salsa</strong>, antropologo savonese, il massimo esperto di socioeconomie montane, con cui – anche grazie al suo libro “Un’estate in alpeggio” &#8211; abbiamo ampiamente discusso di aree alpine ed appenniniche, scuola, sanità, trasporti pubblici e digital divide.</p>
<p>Il 4 luglio il celebre climatologo e divulgatore scientifico<strong> Luca Mercalli</strong>, con cui – anche grazie al suo libro “Salire in montagna” – abbiamo ampiamente discusso di microgeografia locale, di collegamenti stradali, e di rete internet.</p>
<p>Il 22 luglio <strong>Davide Fiz</strong>, creatore di Smart Working, “la mattina si cammina il pomeriggio si lavora”, un innovativa modalità per coniugare le quotidianità lavorative col diritto ad “altre” modalità di esistenza.</p>
<p>Il 7 agosto <strong>Salvatore Settis</strong>, archeologo e storico dell’arte, uno dei massimi difensori del patrimonio heritage italiano. Con cui – anche grazie al suo libro “Paesaggio, costituzione, cemento” – abbiamo ampiamente discusso di beni culturali, associazionismo, godendoci la sua voce giovane e il suo spirito polemista…</p>
<p>Il 7 agosto <strong>Maurizio Pallante</strong>, celeberrimo autore de “La decrescita felice”, con cui abbiamo ampiamente discusso di sistemi economici, ecologia, qualità della vita, una delle interviste, per così dire, più verticali e impegnative…</p>
<p>Il 9 ottobre <strong>Antonio Galdo</strong>, fondatore del sito “Non sprecare” e saggista di vaglia, con cui – anche grazie al suo libro “Ultimi” – abbiamo ampiamente discusso di sistema-Italia, differenza tra comunicazione e propaganda, overtourism…</p>
<p>Il 14 ottobre <strong>Andrea Membretti</strong>, docente di Sociologia del territorio all’Università di Pavia e tra i fondatori dell’associazione Riabitare l’Italia, con cui – anche grazie al suo libro “Migrazioni verticali. La montagna ci salvera?” – abbiamo ampiamente discusso di metro-montagna, sportelli di orientamento, e condizioni per agevolare chi intenda lavorare e vivere “in quota”…</p>
<p>Il 25 ottobre <strong>Stefano Fera</strong>, architetto, presidente della sezione genovese di Italia Nostra, con cui – anche grazie al suo impegno genuinamente e ammirevolmente militante – abbiamo discusso delle tante minacce che oggi incombono sui nostri territori e le nostre città. E’ tempo di darsi da fare, e mai quanto ora nessuno si senta escluso</p>
<p>Il 5 novembre <strong>Beatrice Verri</strong>, direttrice della Fondazione Nuto Revelli, con cui abbiamo ampiamente discusso di borgate cuneesi, accessibilità della montagna, e – come ovvio &#8211; salvaguardia della memoria.</p>
<p>Naturalmente, l’invito agli amici Lettori è di continuare a seguirci con continuità, perché presto realizzeremo nuove interviste e nuove iniziative, e BioVoci – per così dire – continuerà a dar voce…<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>BioVoci, voci che circolano&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 17:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/foto-pietre-napoleone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23074" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/foto-pietre-napoleone-300x232.jpg" alt="smart" width="300" height="232" /></a>E’ da 3 mesi online la piattaforma aggregativa “<a href="https://biovoci.blogspot.com/" target="_blank"><strong>BioVoci, territori, progetti, documenti della biodiversità</strong></a>”. Un impegno che Luisa Puppo ed io abbiamo convintamente intrapreso, là dove l’<em>antropocene</em> sta sempre più infliggendo duri colpi al pianeta Terra e dunque al suo/nostro avvenire… Ci è parso davvero opportuno – tenendo presente anche la professione che svolgiamo &#8211; “transitare” dai blabla generici a qualcosa di concreto, perché i fenomeni recenti (globalizzazione economica, cambiamento climatico, inquinamento, degrado della qualità della vita nelle città, agromafie…) stanno via via condizionando la quotidianità di tutti, e nessuno può ormai volgere altrove lo sguardo.</p>
<p><strong>BioVoci</strong> sin qui contiene:</p>
<ul>
<li>una serie di <strong>articoli di approfondimento</strong> (ambiente, turismo sostenibile…);</li>
<li><strong>spunti tematici d’àmbito gastronomico</strong> (grani antichi, olio extravergine, apicoltura, celiachia, fake news…) sempre con un occhio di riguardo – chi mi conosce e mi legge non si sorprenderà &#8211; alle cultivar autoctone, alle filiere brevi, ai prodotti “puliti”, al buonessere;</li>
<li>le <strong>“conversazioni”</strong> dirette con 6 delle 8 professionalità salite a bordo, che ringrazio per aver già dedicato tempo al progetto ed essersi presentati agli altri (Erika, Stefano, Giuseppe, Alessandra, Ludovico, Alessio);</li>
<li><strong>recensioni di libri</strong> la cui lettura riteniamo quanto mai preziosa;</li>
<li><strong>itinerari escursionistici</strong> (fra cui la splendida fioritura di narcisi del monte Antola) che curerà la nostra Guida ambientale Erika qualche volta consentendo miei contributi sulle valli Bormida, Tanaro e Mongia&#8230;;</li>
<li>e – grazie a Luisa Puppo &#8211; soprattutto 3 <strong>interviste</strong> tanto piacevoli a leggersi quanto formative nei contenuti (il coltivatore di lavanda Federico Guadalupi, il “montanologo” Annibale Salsa, e il notissimo meteorologo Luca Mercalli).</li>
</ul>
<p>Prima di chiudere, voglio ancora spendere qualche parola proprio circa <a href="https://biovoci.blogspot.com/2024/06/conversazione-con-annibale-salsa.html" target="_blank">Annibale Salsa</a> e <a href="https://biovoci.blogspot.com/2024/07/conversazione-con-luca-mercalli.html" target="_blank">Luca Mercalli</a>: infatti, pur essendo costoro reputati, nei rispettivi settori, degli autentici “numeri 1”, hanno entrambi aderito al nostro invito con un’immediatezza e una cordialità davvero rare, regalandoci – prima ancora del loro immenso sapere – <strong>la passionalità</strong> con cui si battono a difesa di ecosistemi e di comunità che il cosiddetto sviluppo (parola che già Pasolini non equiparava a progresso) riterrebbe sempre più residuali, ed insignificanti in termini di profitto.</p>
<p><strong>Come Ligucibario© (che da tanti anni milita sul medesimo fronte), anche BioVoci proseguirà con strategie e iniziative precise</strong>, costantemente col fine di intrecciare competenze, confrontare voci, condividere battaglie – proprio non ci piacciono l’inerzia, il silenzio (se non quello dei boschi), e l’indifferenza &#8211; . Del resto, il tema è così ampio e trasversale da poter attrarre mille competenze e mille punti di vista. Ed io tuttora mi riconosco in quel che tanti anni fa mi venne insegnato da una società di marketing operativo a Bologna, ovvero che se si vuol perseguire uno scopo occorre farlo convintamente&#8230;</p>
<p>Luisa Puppo ed io abbiamo in mente webinar, eventi, video, pubblicazioni, finanche ricettari all&#8217;insegna di una dieta mediterranea e della salubrità, anche facendo tesoro della saggistica prodotta negli anni (<a title="tutti i libri di umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">link qui</a>). Perciò stay tuned, amico Lettore, e chi vivrà vedrà…</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Agroproduzioni, marketing, turismo: quali prospettive?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2024 09:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dal genius loci al digitale. Esploriamo insieme i rapporti (esistenti e potenziali) tra marketing delle produzioni agroalimentari e turismo attraverso riflessioni di scenario, tendenze, input operativi, buone prassi, fabbisogni d’innovazione.   Il format che abbiamo scelto per questo articolo si ispira alla formazione-intervento, una modalità di aggiornamento professionale che proponiamo alle imprese e che prediligiamo per le sue ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/agroproduzioni-marketing-turismo/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20962" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/05/DSCN2117.jpg"><img class="size-medium wp-image-20962" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/05/DSCN2117-300x225.jpg" alt="tipico borgo del ponente ligure" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">tipico borgo del ponente ligure</p></div>
<p><strong><em>Dal genius loci al digitale.<br />
Esploriamo insieme i rapporti (esistenti e potenziali) tra marketing delle produzioni agroalimentari e turismo attraverso riflessioni di scenario, tendenze, input operativi, buone prassi, fabbisogni d’innovazione.  </em></strong></p>
<p>Il format che abbiamo scelto per questo articolo si ispira alla <strong>formazione-intervento</strong>, una modalità di aggiornamento professionale che proponiamo alle imprese e che prediligiamo per le sue doti di concretezza ed operatività (non a caso, apprezzatissime dai partecipanti). Lo utilizziamo anche online: a titolo di esempio, anche nei webinar che abbiamo tenuto nel 2022 nell’àmbito del <a href="https://interreg-maritime.eu/web/in.agro/-/ciclo-di-incontri-formativi-sul-marketing-operativo" target="_blank">progetto comunitario Interreg Maritime “InAgro”</a> e che vertevano sui temi che andiamo ad approfondire.</p>
<h2>Turismo esperienziale: dal dove al come</h2>
<p>Il nuovo millennio si è via via caratterizzato <strong>per forme di turismo sempre più relazionali ed esperienziali, attive e sensoriali</strong>, ovvero il cosiddetto passaggio “dal dove al come”, che ha proiettato i propri <strong>effetti anche su alcuni trend e alcuni approcci alimentari, compreso il mondo delle agroproduzioni</strong>.<br />
Emblematicamente, anche tutte le principali OTA aggiunsero – chi prima chi dopo – nei propri portali il pulsante “esperienze”, per non autoescludersi da quei nuovi business. Oggi, in una frazione di secondo, è dunque possibile scoprire come surfare a Bali, tessere kimono in Giappone, prenotare degustazioni di vino sulle magiche colline toscane…<br />
I “riti” del turismo (prenotare, scoprire, sperimentare…) hanno progressivamente accresciuto il bisogno di “reti”, di network in grado d’ottimizzare offerte efficaci, di operare in team (1+1=3), e in Italia nel 2023 le cosiddette <strong>reti d’impresa</strong> (ben dilatandosi anche nel settore turistico) sono cresciute del 7,4%.</p>
<h2>Un customer journey sempre più digitale</h2>
<p>Quanto al customer journey, esso è oggi sempre più<strong> digitale</strong>, sempre più nasce online, sulle piattaforme dove variamente il turista prefigura (e pre-modella) il viaggio, personalizzandolo, assemblandolo. “Elude”, app americana su I-phone, in tal senso consente di costruirsi le opportunità di vacanza/trasferta non più in base a data e destinazione, bensì a budget personale e scalo di partenza…<br />
Gli insegnamenti &#8220;copernicani&#8221; di <strong>Philip Kotler e di Chris Anderson</strong> (prevalenza della domanda sull&#8217;offerta, orientamento al target&#8230;) paiono non esser stati vani.</p>
<h2>Turismo enogastronomico: <em>genius loci</em> e qualità della vita</h2>
<p>Cosa offre l’Italia ai mercati (e ai gastronauti)? L’Italia è il made in Italy anche e fortemente in senso enogastronomico,<strong> cultivar autoctone, prodotti DOP</strong> (malgrado i gineprai di sigle), figure di cuochi celebri, usi e ricette che il mondo intero le invidia…<br />
Ma la qualità delle nostre agroproduzioni non basta. Talvolta, malgrado tutto, <strong>la qualità della vita</strong> nei luoghi* (essenziale per i residenti tanto quanto per gli incomers) si pone infatti come criticità: tutte le prime 10 città italiane più alte nella relativa classifica annuale sono tutte al Nord, il Sud presidia le parti basse della classifica. E purtroppo i luoghi poco accoglienti e curati inducono quella che i sociologi definiscono “sindrome del vetro rotto”, ovvero un ambiente sporco sembra purtroppo “legittimare” ulteriori condotte scorrette (in antitesi all’ambiente tutelato, che induce rispetto).</p>
<h2>Focus Liguria, le sfide: destagionalizzazione e presenza web del <em>food&amp;crafts</em></h2>
<p><strong>Quanto alla Liguria, e ad altre – non poche &#8211; territorialità italiane, vige l’urgenza di una miglior destagionalizzazione dei flussi</strong>, che spalmi arrivi e presenze su un maggior numero di mensilità, attenuando l’andamento a picchi e crolli, con relativo crowding out (ad es. delle Cinque Terre) in alcuni – di solito prevedibili &#8211; periodi dell’anno…<br />
Già in epoca pre-Covid, il TOC (occupancy rate) a Genova è stato nel 2019 del 72,1%, un ottimo risultato, che rafforza le nuove vocazioni cittadine, ma ovviamente le località balneari in riviera risentono maggiormente della stasi invernale.<br />
Il mare continua a non esser vissuto – e venduto &#8211; a 360°, <strong>molto mare italiano sèguita a non esser “mare d’inverno”</strong> (pescaturismo, diving, whalewatching…), e l’economia dimezza, per così dire, i propri asset…</p>
<p>S’aggiunga inoltre che – da nostra ricerca 2021 – <strong>solo il 35% dei 234 siti web istituzionali dei Comuni liguri contiene informazioni sul food&amp;crafts locale</strong>, cioè su 152 non v’è, sorprendentemente?, traccia di enogastronomia e tipicità.</p>
<h2>Sostenibilità e turismo, un decalogo e un <em>tool kit</em></h2>
<p>Il tema, sempre più cogente, è quello della <strong>sostenibilità</strong>. Se ieri un’offerta poteva dirsi eco-compatibile, oggi nessuna offerta potrebbe non dirsi tale. E&#8217; un imperativo categorico che &#8211; per così dire &#8211; dalle pedonalizzazioni dei centri storici giunge dentro le camere dei bed&amp;breakfast&#8230;. La “<a href="https://www.gstcouncil.org/agoda-sustainable-travel-trends-survey-2021/" target="_blank">Agoda’s sustainable travel trends survey 2021</a>”, realizzata a livello internazionale, ha addirittura prodotto una sorta d&#8217;illuminante <strong>decalogo</strong> delle priorità reclamate dal turismo, e fra queste spicca il desiderio di offerte assolutamente green, rispettose degli habitat e delle comunità, attente a tutte le biodiversità del terroir… Scrisse anni fa il romanziere napoletano Raffaele La Capria che “v’è più storia in un’onda del Mediterraneo che in tutti gli oceani messi insieme”.</p>
<p>Per l’Italia, è doveroso in tal senso segnalare il toolkit (manuale d’uso**) che <strong>la Val d’Aosta</strong> aveva redatto per i propri operatori, a fini di branding e in qualche modo di formazione a distanza, sin dal 2015: “Un prodotto turistico è quello che compri. Un’esperienza turistica è quello che ricordi”. Qualità “totale”, propensione all’ospite e sinergie per un riposizionamento della valle, magnifica ma pur essa chiamata a non bastarsi di rendite di posizione.</p>
<h2>Agroproduzioni e turismo, le lezioni da imparare</h2>
<p><strong>Genius loci, buonessere, produzioni a filiera breve, Italian way of life, dieta mediterranea, muretti a secco insigniti del titolo UNESCO, centri storici d&#8217;ineguagliabile charme</strong>…, ecco i plus che costantemente ritornano nel <em>wordcloud</em> delle agroproduzioni.<br />
Ciò si riverbera anche nella <strong>ristorazione</strong>: l’apprezzatissima trattoria “Ai due platani” di Coloreto (PR), ben reperibile su<strong> web e social</strong> e premiata da punteggi altissimi su TripAdvisor ecc., ne è un esempio virtuoso.</p>
<p>Ciò non toglie che in un Paese come il nostro, dove il 93% delle imprese è di piccola/minimale dimensione (donde, scarsità quantitative di prodotto), secondo una ricerca dell’università Bocconi <strong>un’impresa famigliare su 4 sia ormai a rischio chiusura</strong>, per problemi di natura finanziaria. Ed il settore agroalimentare sconta, come risaputo, un danno annuale di 55 miliardi di euro indotto dal cosiddetto e indecente <strong>“Italian sounding”</strong>.</p>
<p><em>Poiché, secondo una ricerca dell’università Bicocca del dicembre 2020 il passaggio generazionale si conferma tra gli step più difficoltosi, con figli che sovente non intendono ripercorrere il mestiere dei padri, urge verosimilmente un ripensamento complessivo circa i fabbisogni (marketing e management) di tale tipologia d’impresa, la quale sovente tende all’individualismo, si racconta meno del dovuto, e non riesce più a tenere il passo “globale” del mercato, un mercato peraltro sempre più accelerato e deregolamentato. </em></p>
<p>Urgono, pare evidente, momenti formativi ad hoc, sia in termini di hard che di soft skills.<br />
<strong>Oggi – piaccia o no &#8211; ci si deve aggiornare durante tutto l’arco della vita lavorativa</strong>. Solo così la tradizione si orienterà al futuro, solo così i presidii rurali tanto quanto gli artigiani e le botteghe storiche potranno affrontare il nuovo che avanza… Nel 2006 la sociologa olandese Marianne Stuiver, cui si deve il concetto di <strong>retro-innovazione</strong>, ha prodotto lungimiranti parole in tal senso. Lo scenario alternativo sarebbe purtroppo quello delle aree a rischio abbandono, delle microattività che si arrendono, dei borghi abitati via via solo da anziani, dove lavoro e servizi scarseggiano.<br />
<strong>Uno scenario che veramente non vogliamo vedere.</strong></p>
<h2>Turismo enogastronomico: l&#8217;interazione domanda-offerta ai tempi del <em>societing </em>e del digitale</h2>
<p>Food tourism… Negli anni recenti sono andate spalancandosi anche alcune nicchie di mercato che – per comodità di sintesi – aggreghiamo nel lemma “<strong>societing</strong>”. Si tratta di gruppi, sodalizi, associazioni, club, confraternite, la cui esistenza si lega ad un interesse specifico, un hobby, una passione condivisa. Il francese Bernard Cova e l’italiano Giampaolo Fabris (deceduto nel 2010) indagarono, meglio di altri, tali interessanti dinamiche “antropologiche”, di tribalismo partecipativo, che il web ovviamente facilita. Questi gruppi gettano ponti verso altri gruppi, tanto che sovente “chiedono” di visitare città, beni culturali, e negozi, non sotto la guida di un classico operatore professionale, bensì di un abitante di quella città. Nacque così il magnifico fenomeno “<strong>Big apple greeter</strong>” a New York nel 1992, nacque così “<strong>Parisien d’un jour</strong>” a Parigi nel 2007…</p>
<p>Anche questa interazione fra domanda e offerta si posiziona stabilmente sulla rete, tutto – come detto &#8211; accade sempre più online, buyer e seller si accordano a distanza. Risulta tuttora preziosa, a latere dei social, quella “teoria dei 3 pannelli” che l’esperto di architettura dell’informazione <strong>Jeffrey Veen</strong> mise a punto sin dal 2001… Alludendo all’importanza di quel layout iniziale che agevola – anzitutto visivamente &#8211; l’esplorazione e la fruizione di un sito web:</p>
<ul>
<li>Di che sito si tratta?</li>
<li>Sto vedendo quel che cercavo?</li>
<li>Come lo navigo?</li>
</ul>
<p>V&#8217;è pertanto da chiedersi:</p>
<ul>
<li>quanti siti &#8220;rispettano&#8221; tale teoria e possono dirsi realmente user friendly?</li>
</ul>
<h2>Partecipare a fiere-workshop: una <em>check list</em> operativa</h2>
<p>Infine, in virtù di alcune riflessioni nate durante il question time di webinar e incontri, accenniamo anche al<strong> tema fiere-workshop</strong>, che malgrado il crescente affermarsi dell’e-commerce conferma ancora elementi d’interesse, tanto più che sovente sono disponibili <strong>agevolazioni e supporti</strong> pubblici (Regioni, Camere di commercio, ICE…) per le aziende che intendono parteciparvi.</p>
<p><strong>CHECK LIST OPERATIVA</strong></p>
<ol>
<li><strong>Selezionare.</strong> Va naturalmente effettuata una scrupolosa selezione circa gli eventi caso per caso più interessanti e coerenti, là dove le piccole imprese abbiano modeste disponibilità di budget e di tempo (talvolta alcune location fieristiche non sono proprio dietro l’angolo). Si consideri che manifestazioni sovradimensionate o “incoerenti” possono deprimere le aziende che vi abbiano preso parte senza ottenere visibilità e occasioni di negoziati…</li>
<li><strong>Il moltiplicatore 5</strong>. Si consideri che, secondo molti esperti del settore, in fiera vige la cosiddetta regola <strong>del moltiplicatore 5</strong>, ovvero i costi complessivi sostenuti dall’azienda ammontano al quintuplo o anche più (a causa di voci quali trasporti, hotel, acquisto di pubblicità…) rispetto all’affitto dello stand, a maggior ragione dove la partecipazione includa anche l’organizzazione di eventi, il reperimento di staff specifici (hostess, interpreti, animatori)&#8230;</li>
<li><strong>Il prima e il dopo</strong>. Inoltre, in termini fieristici <strong>il prima e il dopo</strong> sono fondamentali tanto quanto il durante, nel senso che la partecipazione va ottimizzata con una serie di attività ad essa antecedenti (contatti, presa d’appuntamenti, azioni online…) e con strategie follow up ad essa susseguenti (capitalizzazione dei contatti, spedizione della merce, analisi di marketing per valutare la proficuità o meno della partecipazione…). Tenendo presente che di solito la prima partecipazione a una data fiera è meno remunerativa delle successive.</li>
</ol>
<h2><span style="color: #000000;"><em>Food for thought</em></span></h2>
<p><span style="color: #000000;">Non esiste formazione-intervento efficace senza la proposta di case history molto centrate, e di successo. Oltre a quelle già citate nell&#8217;articolo, terminiamo in &#8220;crescendo&#8221; con il “caso” <strong>lavanda a Sale San Giovanni</strong> (CN) e il “caso” Käsestrasse/strada dei <strong>formaggi a Bregenz (Austria)</strong>, su cui Ligucibario®, non a caso, aveva già in passato pubblicato articoli (tra gli altri, ti consigliamo<a href="https://www.ligucibario.com/cheese-marketing-il-caso-bregenz/" target="_blank"> Cheese marketing, il caso Bregenz</a>).<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Conoscere le best practice altrui è la via migliore per mutuarne eventuali strategie. E <strong>co</strong></span><strong>noscere</strong> è già di per se stesso intraprendere, porsi in gioco, rinnovare, progredire.</p>
<p>*sul tema, specie per le connessioni con le città che evolvono e che decadono, si veda l’evergreen R. Florida, <em>L’ascesa della nuova classe creativa</em>, ed. Mondadori, Milano, 2003</p>
<p>**strumento di commitment sfortunatamente poco impiegato in Italia</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti e Luisa Puppo</strong></a></p>
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		<title>Bianca (cucina)</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 13:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cucina malgara – con epicentro Mendatica (IM) a 800 m sul mare… &#8211; che “lega” alcuni Comuni alpini del ponente ligure, e cuneesi e occitani, prevedendo un forte impiego di farinacei, latticini, patate, porri, aglio, rape, pasta (sovente senza uova e condita sovente senza pomodori), castagne, miele. L’olio, pressoché assente, era infatti un “medicamento” prezioso, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bianca-cucina/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Cucina <strong>malgara</strong> – con epicentro Mendatica (IM) a 800 m sul mare… &#8211; che “lega” alcuni Comuni alpini del ponente ligure, e cuneesi e occitani, prevedendo un forte impiego di farinacei, latticini, patate, porri, aglio, rape, pasta (sovente senza uova e condita sovente senza pomodori), castagne, miele. L’olio, pressoché assente, era infatti un “medicamento” prezioso, da assaggiarsi con parsimonia, intingendo a malapena un rametto nell’oliera. La cucina bianca focalizza di solito “piatti unici”, sostanziosi perché corroboranti, il freddo e le fatiche agropastorali davano appetito. Siamo in terra mendaighina, ma anche a Cosio d’Arroscia (col Museo “In herbis salus” e l’Ormeasco), a Montegrosso Pian Latte (con le baite ad un passo dall’Alta Via), a Pornassio (oggi vigna verticale lungo l’antica via del sale), a Col di Nava (profumo di lavanda), e poi a Ormea in val Tanaro (CN), sempre magnifica&#8230; Il condimento trasversale è sovente il brusso, pungente amalgama casaro da latte ovino, le tome di pecora brigasca sono poco lontano.<br />
Panissa di cicerchie, agliè, pan fritu salato o dolce (si cuoceva sulle stufe), sugeli e minietti (dell’ampia famiglia di gnocchetti caserecci ben indagata da Sandro Oddo), streppa e caccia là (pasta a brandelli), bastardui (maltagliati “poveri”), brodu d’erbe amare (anche con uova sbattute), gran pistau di Buggio, frazione di Pigna (ricca minestra di grano, cotenne, porri e formaggio che si preparava a Natale), turle (ravioloni di patate e menta), rajore de Cuxe (Cosio) e raviore de Montegrossu (fagotti di magro, talora cotti sulla piastra), polenta bianca ormeasca, torta di patate, frittelle di mele e friscioi vari, s-ciumette, e poi i croccanti di frutta secca e miele, chiamati paese per paese ora turuin, ora cubaite, ora cuppette&#8230;<br />
Tipicamente occitani infine i gnocchetti croset (cuneese, alto Stura), orecchiette di pasta fresca all’uovo simili ai sugeli e ai corzetti (genovesi), che si condiscono con la bagna grigia – formaggio, panna, cipolla, pepe &#8211; o con una specie di bagna caöda.<br />
La cucina bianca, connessa alle stagioni della transumanza * , si “contrapponeva” alla verde, cucina di olio, verdure di costa, torte salate, fritti. Unica risorsa condivisa la farina (con gli altri derivati del grano, ad es. la crusca per il pane nero), di cui mettere da parte adeguate scorte per i momenti più duri dei lunghi inverni</p>
<p>* rito sempre suggestivo. “Au fricciu” era la consegna del bestiame ai pastori montani durante la stagione calda. “In sciuernu” l’opposto, per farlo svernare. La discesa settembrina di mandrie e greggi dall’alpeggio ai borghi è tuttora celebrata, in loco, con 3 giorni di cortei storici, mercatini, musica, menu a tema…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Asger Jorn a Cosio d’Arroscia</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 10:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Asger Jorn a Cosio d&#8217;Arroscia: la nascita del situazionismo. Con un amico conversavamo circa la “famosa” riunione” fondativa del situazionismo, a Cosio d’Arroscia (IM), nel luglio 1957, ad opera dell’artista danese Asger Jorn (1914-1973) insieme al farmacista albese Pinot Gallizio, al filosofo-sociologo-cineasta parigino Guy Debord e alla sua compagna, la scrittrice e critica parigina Michèle Bernstein, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/asger-jorn-a-cosio-darroscia/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/DSCN0852.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21495" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/DSCN0852-225x300.jpg" alt="DSCN0852" width="225" height="300" /></a><strong>Asger Jorn a Cosio d&#8217;Arroscia: la nascita del situazionismo.</strong></p>
<p>Con un amico conversavamo circa la “famosa” riunione” fondativa del <strong>situazionismo, a Cosio d’Arroscia (IM), nel luglio 1957, ad opera dell’artista danese Asger Jorn</strong> (1914-1973) insieme al farmacista albese Pinot Gallizio, al filosofo-sociologo-cineasta parigino Guy Debord e alla sua compagna, la scrittrice e critica parigina Michèle Bernstein, al musicista Walter Olmo, a Pegeen Guggenheim (figlia della collezionista cui dobbiamo il museo veneziano), e al pittore-fotografo inglese Ralph Rumney.<br />
E di Cosio era il pittore <strong>Piero Simondo</strong> (spentosi di recente), allievo di Casorati, che con la moglie Elena Verrone faceva da cicerone attraverso i carruggi del borgo.</p>
<p>Il <strong>situazionismo</strong>, in qualche modo filiazione del MIBI (Mouvement International pour un Bauhaus Imaginiste) e del lettrismo post-dada, fu movimento di caratura internazionale e riunì intelletti culturalmente rivoluzionari, d’ispirazione libertaria forse più che marxista.</p>
<p>Sempre nel 1957, fra l’altro, Asger Jorn acquisì dalla proprietaria, signora Parzano, un bel rustico in cattivo stato, <strong>a Bruciati, area pertinente ad Albissola Marina</strong>, luogo che via via – insieme al terreno limitrofo – diverrà il suo laboratorio creativo, un laboratorio piacevolmente policromo, con murales e ceramiche, dove le arti si fondevano, dove l’artigianato interagiva con la vita quotidiana.</p>
<h2>Cosio d&#8217;Arroscia: cucina bianca e profumi di erbe</h2>
<p><strong>Cosio d’Arroscia</strong> è un grumo di case dove il Mediterraneo pian piano incontra la montagna, e <strong>la cucina è bianca, malgara, con profumi di erbe</strong>, in primis la lavanda e l’aglio orsino. Di questa cucina, <strong>Ligucibario®</strong> s&#8217;è ovviamente occupato (ad es. qui <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wxyiIiuqVqA" target="_blank">cucina bianca malgara)</a> in ripetute occasioni.<br />
&#8220;In herbis salus&#8221;, come recita accogliente l’esposizione etnobotanica nel vecchio municipio, col “portico della conferenza degli uccelli”.<br />
Chi risalga l’Arroscia quindi incontra <strong>formaggi (e ricotte, e <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/brusso-dellalta-arroscia/" target="_blank">brüssö</a>), pan fritto, salvia fritta, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/turle/" target="_blank">turle</a> di patate con menta ed erba besa (achillea), <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/raviore-di-montegrosso-pian-latte-im/" target="_blank">raviole</a> da cuocere alla piastra, taglierini d’<a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/engari/" target="_blank">engari</a>, rinvigorente brodo d’uova, torte salate e verdure ripiene, castagne, miele e melata, dolci <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/caterinette/" target="_blank">catarinette</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torta-stroscia/" target="_blank">torte strosce</a>…</strong></p>
<h2>Asger Jorn a Cosio d&#8217;Arroscia: il vino Cosiate</h2>
<p>Ci chiedevamo dunque, con il mio amico, cosa vi mangiassero in quei lontani giorni i situazionisti. Difficile rispondere. Molte patate bollite, condite con buon olio, mi è stato suggerito, e soprattutto non mancarono generosi bicchieri di <strong><a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cosiate/" target="_blank">Cosiate</a>, com’è chiamato in loco l’Ormeasco, vino rosso tratto da uve dolcetto</strong>. Guy Debord, dalla Francia, successivamente scrisse “Qui non mi manca nulla, salvo il Cosiate”… Vociferano che bevesse Cosiate anche al momento della prima colazione. Prosit!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Agricoltura e biodiversità in aula</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2022 11:54:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nell’àmbito delle docenze al corso per Guida Ambientale Escursionistica tenuto dall’Ente F.Ire, 250 ore d&#8217;aula e 50 di escursioni sino all&#8217;esame abilitante, ho avuto il piacere d’invitare Gloria Manaratti, dirigente di Regione Liguria settore Agricoltura. Si è dunque svolto il primo dei numerosi interventi previsti in aula (ristoratori, giornalisti, presidenti di enti Parco e sindaci&#8230;), ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/agricoltura-e-biodiversita-in-aula/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/Primo-piano-focaccia-sangiorgio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21297" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/Primo-piano-focaccia-sangiorgio-300x200.jpg" alt="Primo piano focaccia sangiorgio" width="300" height="200" /></a>Nell’àmbito delle docenze al <strong>corso per Guida Ambientale Escursionistica tenuto dall’Ente F.Ire</strong>, 250 ore d&#8217;aula e 50 di escursioni sino all&#8217;esame abilitante, ho avuto il piacere d’invitare <strong>Gloria Manaratti, dirigente di Regione Liguria</strong> settore Agricoltura. Si è dunque svolto il primo dei numerosi interventi previsti in aula (ristoratori, giornalisti, presidenti di enti Parco e sindaci&#8230;), e che dunque via via “animeranno” il percorso didattico apportando visuali e contenuti molteplici.<br />
Con la consueta disponibilità e “vis” professionale Gloria Manaratti, accompagnata dall’agronomo Federico Ugolini, ha proposto ai corsisti una messe di informazioni e di riflessioni che ha occupato circa due ore di tempo, peraltro volate.<br />
Da un lato, <strong>alla voce “agricoltura” si connettono oggi tematismi fortemente legati alla rappresentazione enogastronomica del territorio, e di conseguenza al turismo esperienziale</strong>, ormai sempre più in cerca di genius loci, cultivar autoctone, buonessere, ricette della memoria… La Liguria è chiamata ad uno storytelling (anche e soprattutto online) a misura di turista, che sappia  integrare i valori della costa e quelli dell&#8217;entroterra, per un&#8217;offerta più destagionalizzata.<br />
Ancora una volta la tutela delle risorse naturali e agricole è emersa come forma prioritaria di valorizzazione, come conditio sine qua non in termini <strong>di garanzia delle tracciabilità e di competitività commerciale</strong>. Certificare la qualità, <strong>legare l’eccellenza al territorio d’origine</strong>, accorciare le filiere, favorire una interazione diretta – e biunivoca &#8211; consumatore-produttore, sono il viatico per una geografia del gusto che, dentro a quel forziere chiamato made in Italy, davvero caratterizzi le nostre regioni sino al più minuscolo dei poderi, al più appartato dei campanili. I marchi europei a denominazione d&#8217;origine, soggetti ad autorità di controllo terze, sono i punti fermi dentro ad un ginepraio di sigle che talora può disorientare il buongustaio.<br />
Ecco che quindi, a maggior ragione nel post-pandemia, <strong>sostenibilità e biodiversità</strong> si posizionano come valori entrambi centrali di un’unica mindmap, concettuale e operativa. Troppi fenomeni e troppi agenti avversi stanno mettendo a rischio l’avvenire delle nuove generazioni, attraverso un presente di già gravi disparità sociali ed economiche: il local si confronta oggi con un global gravato da inquinamento, cambiamenti climatici, ecomafie ed agritruffe. La black list è purtroppo interminabile. Ed i mari, gli arenili, le coltivazioni, i boschi sono parti di <strong>un insieme che si rivela fragile</strong>, non sempre trovando nel potere un leale alleato.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/054.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21298" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/054-300x225.jpg" alt="054" width="300" height="225" /></a>Gloria Manaratti, ripercorrendo trent’anni di esperienze lavorative, ha saputo da un lato sintetizzare il ruolo dell’istituzione regionale a fianco di territori ed economie, per uno <strong>sviluppo rurale</strong> di sistema, a contatto, sovente, con <strong>microimprese a gestione famigliare</strong>, cui tocca fronteggiare una deregulation sempre più brutale e veloce; dall’altro, tratteggiare alcuni “casi-studio” e percorsi di approfondimento (l’evo DOP, la rete d’imprese della lavanda, la reperibilità online di alcuni dati sulla piattaforma pubblica…) che, da “programma”, io stesso riprenderò in aula.<br />
Un grazie sincero e non formale a Gloria Manaratti e al suo collega, dunque.<br />
Come concludere la felice “conversazione” avvenuta? Forse con uno dei claim più evocativi che ci giunge (non a caso?) dal mondo anglosassone: “<strong>Wildlife stays, wildlife pays</strong>”: la natura, ove si perpetua, ripaga sempre degli investimenti…<br />
E’ un concetto che, presumo, sarebbe stato caro anche a <strong>Gino Veronelli</strong>, che ebbi la fortuna di conoscere, e di cui conservo gelosamente alcune lettere. Sua madre era di Finalborgo (SV), la &#8220;capitale&#8221; del marchesato dei Del Carretto, e un cordone ombelicale legò ben stretto alla Liguria il più intelligente e cordiale enogastronomo italiano.<br />
Personalmente, continuerò sempre a far tesoro del suo insegnamento (Ligucibario® non sarebbe neppur nato, senza il suo insegnamento). A Veronelli ho dedicato uno dei lemmi del mio &#8220;<em>Sostenibilità e biodiversità. Un glossario</em>&#8220;, in uscita ad inizio 2023, ma che sarà &#8220;anticipato&#8221; in occasione dell&#8217;evento &#8211; a ingresso libero &#8211; <strong>I mille volti della biodiversità</strong>, in programma mercoledì 14 dicembre dalle h 17.00 presso la Biblioteca Civica Berio di Genova. Vi aspetto!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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