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	<title>Ligucibario &#187; garessio</title>
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		<title>Ligucibario® in trasferta al Giàs del Roccassone</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 18:44:11 +0000</pubDate>
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<div id="attachment_26502" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/gias-del-roccassone-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-26502" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/gias-del-roccassone-1-300x231.jpg" alt="Il Gias del Roccassone" width="300" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">Il Gias del Roccassone</p></div>
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<p>“Con te, con te, con te che sei la mia passione, io salgo <strong>al Giàs del Roccassone</strong>”, così qualche volta scherzando dedico a mia moglie questo pezzetto di canzone, mentre “scaliamo” la breve e non impegnativa salita che dalla scenografica <strong>Colla di Casotto, sopra Garessio</strong>, conduce appunto al Giàs del Roccassone (giàs in piemontese significa grosso modo baita), quasi a 1.600m sul livello del mare. Il luogo, per gli escursionisti come <strong>Luisa Puppo e me</strong>, è un piccolo paradiso, da cui raggiungere la zona del rifugio Manolino dove alpeggiano le mandrie, oppure il vicino rifugio Savona (di recente ristrutturato) che dall’altra parte scende a Valdinferno, oppure la certosa-reggia di Valcasotto e beninteso <strong>i formaggi strabilianti di Beppino Occelli</strong>, vicino allo scroscio d’acqua del mulino…<br />
L’estate 2025 qui mi è parsa positiva, e anche il Giàs – con la sua splendida terrazza panoramica – mi è parso un po’ rinato a nuova vita. <strong>Michela e Nicola</strong>, giovani coniugi genovesi con una nutrita tribù di figli, sono (presumo in sinergia con la Pro Loco ma non mi addentro in dettagli che non conosco) gli artefici di questa bell’aria che si respira in baita, unitamente ad un menu – semplice e per questo adattissimo al contesto – che sciorina alcune portate quanto mai piacevoli (Nicola mi precisa che a suo tempo si diplomò cuoco a Mondovì): dai panini con salumi niente meno che di <strong>“Gonella” di Ceva</strong> alla polenta, dalle lasagne al forno alla salsiccia alla piastra, sino alle profumate e leggere torte della casa. Il tutto condito dal sorriso e dal garbo di Michela, che instancabilmente si destreggia fra i tavoli interni ed esterni e la cura dei figli. Alcune bottiglie di vino, “ragionevoli” anche nel prezzo, e alcune birre affermate ma non ordinarie, fra cui Ichnusa, completano l’offerta enogastronomica di un presidio montano importantissimo per il territorio ed il turismo, cui augurare successo e lunga vita. Buon appetito dunque da Ligucibario®, per una volta in trasferta fuori regione…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>Seccherecci</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 16:13:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I seccherecci sono piccole, caratteristiche costruzioni monolocale in pietra, per essiccare le castagne presso i boschi, con finestrella di carico e solaio a graticci, e tetto in scandole (tegole di legno di castagno). Per circa 2 mesi le castagne vengono raggiunte, grazie ad un fuoco sottostante sempre tenuto tenuemente in vita, da fumo e calore, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/seccherecci/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I seccherecci sono piccole, caratteristiche costruzioni monolocale in pietra, per essiccare le castagne presso i boschi, con finestrella di carico e solaio a graticci, e tetto in scandole (tegole di legno di castagno). Per circa 2 mesi le castagne vengono raggiunte, grazie ad un fuoco sottostante sempre tenuto tenuemente in vita, da fumo e calore, e rivoltate. In Liguria e immediati dintorni (Garessio in val Tanaro) prendono vari nomi: tecci (Calizzano e Murialdo), canissi (valle Arroscia), uberghi, scau (Garessio, provincia di Cuneo)… L&#8217;Appennino italiano &#8211; e ligure &#8211; è un terroir dove tenere in vita anche la cosiddetta civiltà del castagno (era detto l&#8217;albero del pane!), e tutte le tradizioni che essa ha nutrito&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Le vie del sale (in Liguria)</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Apr 2023 13:20:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Vie del Sale: cosa sono? Dove si trovano? Una prospettiva che dalla Liguria &#8220;varca&#8221; Alpi ed Appennini, tra storie, leggende, paesaggi &#8211; e una bibliografia dedicata. Prosegue la II edizione del corso GAE Guida Ambientale Escursionistica presso l’ente formativo F.Ire in Genova. Di recente una corsista, Francesca, mi ha domandato approfondimenti conoscitivi e operativi sulle cosiddette ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/vie-del-sale-in-liguria/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21528" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/04/paolo-e-roberto.jpg"><img class="size-medium wp-image-21528" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/04/paolo-e-roberto-300x168.jpg" alt="con paolo e roberto non lontani dal saccarello..." width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">con paolo e roberto non lontani dal saccarello&#8230;</p></div>
<p><em>Vie del Sale: cosa sono? Dove si trovano? Una prospettiva che dalla Liguria &#8220;varca&#8221; Alpi ed Appennini, tra storie, leggende, paesaggi &#8211; e una bibliografia dedicata.</em></p>
<p>Prosegue la II edizione del <strong>corso GAE Guida Ambientale Escursionistica</strong> presso l’ente formativo F.Ire in Genova. Di recente una corsista, Francesca, mi ha domandato approfondimenti conoscitivi e operativi sulle cosiddette <em>vie del sale</em>.<br />
Mi è parso peraltro utile “condividerli” su questa piattaforma, a disposizione di tutti i Lettori. Ai quali, anzitutto, suggerisco la lettura del capolavoro di <strong>Nico Orengo</strong> (che visse a Villa Hanbury) <em>Il salto dell’acciuga</em>, pubblicato da Einaudi (Torino) nel 1997. Coloro che non lo conoscono, comprenderanno sùbito le ragioni di questa mia esortazione, ed i motivi per cui nella montana <strong>Val Maira</strong> – e altrove in Piemonte &#8211; si può incontrare la golosa <em>bagna caöda</em>…</p>
<h2>Cosa sono le Vie del Sale?</h2>
<p>Le vie del sale erano, e in parte sono, un reticolo di antichi percorsi, fasci di mulattiere che soprattutto collegavano, clima e predoni permettendo, <strong>il mare della Liguria alla Padanìa</strong> (Piemonte, Lombardia, Emilia) per favorire il commercio dell’oro bianco.<br />
Il sale, his majesty, sin dall’antichità (Neolitico, 10.000 anni or sono) non era un materiale/alimento qualunque. Favoloso conservante, si offriva agli dèi, si impiegava in medicina, o per la concia delle pelli… Sale fu sparso dai Romani sulle rovine di Cartagine. A sale si legano – e non a caso &#8211; salario, Salsomaggiore, Salisburgo. Alla possibilità di usare sale si lega anche la progressiva stabilizzazione di alcuni popoli, che dandosi all’agricoltura, e cucinando, si civilizzarono e favorirono la nascita delle prime comunità e <em>urbes</em>.</p>
<h2>Dove sono le Vie del Sale?</h2>
<p>Oggi le vie del sale (o vie/roe marenche) più note sono quelle <strong>del Col di Tenda, del Col di Nava, quella che da Albenga ascende a Garessio intersecando l’Alta Via al colle di San Bernardo, quella che da Varzi valica l’Appennino e scende al Tigullio, connettendo l’Oltrepò Pavese al mare, quasi un lampo improvviso all’orizzonte…</strong><br />
Lungo i tracciati non è affatto raro scorgere antiche rocche come segno della presenza di feudi imperiali, di abbazie e pievi medioevali, che davano ospitalità, o di piccoli oratori e cappelle votive. Un patrimonio di storie, leggende, paesaggi, costruzioni, economie, ricette, perfetto per i “pellegrini” della contemporaneità, un patrimonio da esplorare slowly, a piedi, a cavallo, in mtbike, come avviene notoriamente per il <em>camino de Santiago</em>, o per la strada che chiamiamo Francigena (a Sarzana buona spungata a tutti)&#8230;<br />
Su quei percorsi del sale a fine ‘800 s’incontravano ancora numerosi <em>cartuné</em> (carrettieri), che sostavano nelle osterie e nelle stazioni di cambio dei cavalli, luoghi dove poi, talvolta, sorsero anche stazioni ferroviarie, là dove oggi è difficile perfino immaginarle, perché purtroppo il “taglio dei rami secchi” le ha soppresse (<strong>ferrovie abbandonate.it</strong> è uno dei database che non dovrebbero suscitare solo saudade, ma concreti ripensamenti anche a beneficio di quella sostenibilità ambientale di cui tutti parlano…).</p>
<h2>Vie del Sale: una bibliografia</h2>
<p>Per chi voglia saperne di più e approfondire autonomamente i rapidi cenni sulle vie del sale di cui sopra, è anche disponibile molta ottima bibliografia (e cartografia). Ad esempio</p>
<p>Gianni Amerio, <em>La via del sale da Varzi a Recco</em>, ed. Morellini,<br />
Alberto Di Monte, <em>La via del sale. Un sentiero lungo mille anni</em>, ed. Mursia,<br />
Giovanni Portinari, <em>Le vie del sale e del mare</em>, ed. Primula,<br />
AA.VV., <em>La via del sale piacentina</em>, ed. Officine Gutenberg (Guide Marsupio),<br />
Silvio Zanelli, <em>Sulle strade del sale e dei briganti</em>, ed. Gribaudo,<br />
Giovanni Russo, <em>La via del sale dallo Ionio al Tirreno</em>, ed. Ferrari,<br />
Fabrizio Capecchi, <em>Le vie del sale</em>, ed. Croma,<br />
Luciano Venzano, <em>Cibo, vino e religione</em>, ed. Erga,<br />
Fiorenzo Degasperi, <em>Le vie del sale nel Tirolo storico</em>, ed. Curcu e Genovese.</p>
<p>Buona lettura!<br />
<strong><a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>La Giornata internazionale delle foreste</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 11:06:07 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/la-giornata-internazionale-delle-foreste/">La Giornata internazionale delle foreste</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21479" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/20170822_181000.jpg"><img class="size-medium wp-image-21479" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/20170822_181000-300x168.jpg" alt="veduta di viozene" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">veduta di viozene</p></div>
<p>Il 21 dicembre 2012 l&#8217;ONU istituì la <strong>Giornata internazionale delle foreste</strong>, fissandola al 21 marzo&#8230; Felice concomitanza, sono in questi giorni di imminente primavera cominciate le lezioni per la 2^ edizione del corso GAE &#8211; Guida Ambientale Escursionistica, organizzato da Ente F.Ire a Genova. <strong>Sostenibilità, biodiversità</strong> ed altre parole-chiave stanno già posizionandosi al centro dei tematismi che vado trattando, conditiones sine quibus non sarà neppur più possibile progettare e gestire il turismo di domani.<br />
Io sono un&#8217;escursionista non &#8220;originario&#8221;, nel senso che per 40 anni purtroppo non conobbi il significato delle parole scarponi, zainetto, borraccia. Ma dal 2o03, specialmente grazie a <strong>Calizzano, Garessio, Ormea, la val Mongia</strong>&#8230;, sto cercando (invano?) di recuperare tutto il tempo perduto, i mille boschi e sentieri e silenzi che avrei potuto già conoscere, sebbene con occhi diversi, durante la giovinezza. But, it&#8217;s never too late. Ogni passo che compio, lontano dagli &#8220;insensati clamori&#8221; &#8211; per usare le parole di <strong>Giorgio Caproni</strong> &#8211; , è un parziale recupero di me stesso.<br />
L&#8217;ho precisato ai miei corsisti, il miglior arrivederci che potrò loro rivolgere a fine corso sarà alla faggeta della <strong>Barbottina</strong>, o lassù dove l&#8217;antichissima abbazia di <strong>San Pietro in Varatella</strong> sposa il cielo al mare, o lungo l&#8217;antica via in discesa <strong>dalla Colla di Casotto alla certosa</strong> che poi fu sabauda&#8230;<br />
Ma mentre parliamo di foreste, di <em>Shinrin-yoku</em>, di tutela del pianeta (quel pianeta che legittimamente va stancandosi di ospitarci), ecco ovunque proseguire i disboschi. Una deforestazione – si pensi alla tragedia dell’Amazzonia &#8211; dove gli eccessi nell&#8217;abbattimento (di fatto per fini totalmente commerciali *) compromettono il tasso di ricrescita. Dopodiché, ancora ci sorprendiamo per l’effetto-serra e l’intensificarsi del riscaldamento globale, per la progressiva scomparsa di biodiversità e per il dissesto idrogeologico che puntualmente, in alcune stagioni dell&#8217;anno, ci infligge tragedie sin troppo prevedibili. Ed ogni weekend, nel tardo pomeriggio, rieccoci fermi in coda sulle strade intasate di sempre, a bordo delle nostre automobiline fumanti, inveendo &#8211; beninteso &#8211; contro il destino cinico e baro.<br />
Le foreste – direi che oramai è evidente a chiunque non si copra gli occhi &#8211; svolgono molte <strong>funzioni, produttive, sociali, turistiche, psicologiche&#8230;</strong> Per salvaguardarle davvero occorrono una vision leale e un&#8217;idonea dotazione di risorse. Ma anche un cambio di sensibilità che renda noi stessi, per primi, e giorno per giorno, fieri &#8220;custodi&#8221; dei valori da difendere. Wildlife stays, wildlife pays. Che sia tempo di cominciare?…<br />
* generalmente creare nuovi spazi coltivabili, tagliare legno combustibile/legno di pregio, ricavare olio di palma…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>20 cose da fare tra Val Bormida e Val Tanaro</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 10:10:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Escursioni, ciclovie, cultura, musei, soste golose&#8230; Il genius loci di quest&#8217;area racconta outdoor, storia, buona cucina. 20 rilassantissime cose da fare tra Val Bormida e Val Tanaro, sconfinando tra Liguria e Piemonte, in un&#8217;estate rovente e inquieta. Vi scrivo un amore per queste terre che da 20 anni scalda e nobilita la mia vita. Due ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/20-cose-da-fare-tra-val-bormida-e-val-tanaro/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-porcini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21101" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-porcini-300x200.jpg" alt="foto porcini" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Escursioni, ciclovie, cultura, musei, soste golose&#8230; Il <em>genius loci</em> di quest&#8217;area racconta outdoor, storia, buona cucina.</p>
<p><strong>20 rilassantissime cose da fare tra Val Bormida e Val Tanaro, sconfinando tra Liguria e Piemonte,</strong> in un&#8217;estate rovente e inquieta.</p>
<p>Vi scrivo un amore per queste terre che da 20 anni scalda e nobilita la mia vita. <strong>Due sole avvertenze, amici Lettori:</strong> l&#8217;escursionista saggio pianifica sempre con prudenza le proprie uscite. Ed il visitatore di musei verifica sempre giorni, orari e modalità d&#8217;apertura delle strutture.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>Immergersi nella faggeta della Barbottina</strong>, riserva demaniale protetta, solenne cattedrale d’alberi secolari, per un <em>forest bathing</em> prezioso al corpo e all’anima (fresche aree picnic lungo i percorsi, la prima già al colle del Melogno).</li>
<li><strong>Passeggiare sul lungolago di <a href="https://www.comuneosiglia.it/" target="_blank">Osiglia</a></strong>, tagliato a metà da ponte Manfrin, che consente fotografie d’autore, e prevedere una doverosa sosta alla macelleria del paese (“Galese”), per la deliziosa salsiccia.</li>
<li><strong>Esplorare – mi raccomando senza fretta &#8211; il centro storico di <a href="https://www.comune.millesimo.sv.it/" target="_blank">Millesimo</a></strong>, uno dei “Borghi più belli d’Italia”, dominato dal castello carrettesco (uno dei tanti che punteggiano ciò che fu feudo di questa casata). Acquisti golosi sotto i portici, e cena in piazza o immediati dintorni (mi piace molto il format de “La Pintadera” di chef Torterolo in piazza Ferrari), quando il tramonto via via lascia spazio ad atmosfere medievaleggianti.</li>
<li><strong>Percorrere l’Alta Via dei Monti Liguri appena fuori <a href="https://www.comune.bardineto.sv.it/hh/index.php" target="_blank">Bardineto</a></strong>, fino al monte Carmo (1.389 m), tra giogo di Toirano e giogo di Giustenice. Shopping indispensabile al banco freschi del celebre caseificio “Frascheri”.</li>
<li><strong>“Conquistare” l’antichissima abbazia di San Pietro in Varatella</strong>, che ha origini colombaniane e dall’alto fronteggia austeramente il mare, proteggendo vallata e naviganti. Una processione di devoti ogni anno la raggiunge lungo erti sentieri per sentir Messa.
<p><div id="attachment_21105" style="width: 235px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/calizzano.jpg"><img class="size-medium wp-image-21105" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/calizzano-225x300.jpg" alt="Calizzano" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Calizzano</p></div></li>
<li><strong>Regalarsi le botteghe e la gastronomia di <a href="https://www.comunedicalizzano.it/hh/index.php" target="_blank">Calizzano</a></strong>, funghi, castagne, torte verdi, carni, acque di fonte…, tra un oggetto di ceramica di Giuliana (“Terra e legno”, via Garibaldi) e un gelato al “K2” (via 25 aprile) che crea dipendenze. Menu d’eccellenza (intendo creatività senza stravaganze) all’agriturismo “Ca’ di voi” in frazione Caragna, e notti di silenzio assoluto all’agriturismo “La brinetta” in frazione Frassino, accolti dalla gentilissima famiglia Pesce a pochi metri dalla faggeta.</li>
<li>Posteggiare al colle del Quazzo e dopo un’ora abbondante di facile salita ecco la sommità di monte <strong>Spinarda (1.357 m), tripudio di erbe, fiori e farfalle</strong>, “altopiano” da cui la vista può spaziare su tutte le catene montuose circostanti. Disponendo di 2 auto, si può ridiscendere con altro percorso direttamente a frazione Valle e quindi a Calizzano.</li>
<li><strong>Visitare il Museo dell’arte vetraria ad <a href="https://www.comune.altare.sv.it/" target="_blank">Altare</a></strong>, presso la magnifica Villa Rosa in stile liberty, e garantirsi il gusto della miglior tradizione al ristorante “Quintilio” (via Gramsci), che perpetua ricette d’antan. Mio padre, che era gourmet vero, lo scoprì negli anni &#8217;80 del secolo scorso, se la memoria non mi tradisce il menu sciorinava soavità come peperoni ripieni, maccheroni ai porcini, coniglio, selezioni di formaggi&#8230;</li>
<li><strong>Scoprire il commovente museo “C’era una volta” a Riofreddo, frazioncina di <a href="https://www.comune.murialdo.sv.it/" target="_blank">Murialdo</a></strong> dove il tempo pare fermarsi. Poco oltre, o poco prima secondo provenienze, la magnifica chiesa di San Lorenzo, quattrocentesca, sorveglia la provinciale con l’alto campanile gotico e l’inconfondibile lunetta sopra il portale. Shopping di formaggi alla vicina bottega, o felici pasti &#8211; dai prezzi onestissimi &#8211; al ristorante “Il ponte”, quello del magnifico elisir “Spingitutto”.</li>
<li><strong>Respirare passione sportiva al notevolissimo Museo della bicicletta di <a href="https://www.comune.cosseria.sv.it/" target="_blank">Cossèria</a></strong>, progetto del compianto Luciano Berruti, mancato di recente ma di cui resta ben viva la memoria. Cossèria va anche celebre per le rievocazioni napoleoniche, poiché vi si svolsero accaniti scontri (13-14 aprile 1796…).
<p><div id="attachment_21106" style="width: 258px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/garessio.jpg"><img class="size-medium wp-image-21106" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/garessio-248x300.jpg" alt="Garessio" width="248" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Garessio</p></div></li>
<li><strong>Fotografare il quieto, accogliente centro storico di <a href="https://www.comune.garessio.cn.it/it-it/home" target="_blank">Garessio</a> (Borgo Maggiore)</strong>, dal volto medievale, sotto i ruderi del castello. E’ un altro dei “Borghi più belli d’Italia”. Apericena, ad esempio, all’Agribar del Duduro, coi tavoli proprio dinanzi al Palazzo Comunale, profumo di tome e di brüss, acquistabili anche nella bottega a Borgo Ponte o nell’agriturismo in frazione Prossaldo.</li>
<li><strong>Salire (in auto) alla Colla di Casotto</strong>, donde si dipartono infiniti percorsi trek&amp;bike, fra cui l’ascesa frequentatissima al monte Mindino (1.879 m), e dove “Il gallo di monte” – grazie a Paola e Fabiola &#8211; assicura sorrisi, taglieri di salumi e formaggi, e alcuni curati piatti un po’ piemontesi un po’ liguri.</li>
<li><strong>Innamorarsi della (restaurata) Reggia sabauda di Casotto</strong>, in mezzo ai boschi, che prima fu certosa di monaci, solitari ma alacri, oggi cuore di un territorio che dona escursioni di vario impegno (certune molto note agli appassionati), formaggi e paste di meliga.</li>
<li><strong>Sedere ai tavoli della “Locanda del mulino” di Beppino Occelli, a Valcasotto</strong>, spazi luminosi per una cucina di classe, una bella carta dei vini, e un carrello di formaggi – vi assicuro &#8211; letteralmente tra i migliori d’Europa.</li>
<li>Svoltare da Nasagò, lungo la Statale 28, <strong>verso Barchi e la sua torre saracena</strong>, antico cilindro di pietra appollaiato sulla rupe, a sorvegliare i transiti lungo la sottostante strada di valle. Nella vicina Trappa, serena sosta sempre lungo la Statale alla “Fabbrica del cotone”, con tartare all’albese e vitel tonnati a regola d’arte (la sera anche pizza).
<p><div id="attachment_21107" style="width: 235px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/ormea.jpg"><img class="size-medium wp-image-21107" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/ormea-225x300.jpg" alt="Ormea" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ormea</p></div></li>
<li><strong>Raggiungere <a href="https://www.comune.ormea.cn.it/it-it/home" target="_blank">Ormea</a>, magari in occasione di quei “treni storici” a vapore</strong> che durante l’anno vi arrivano da Ceva trainando carrozze &#8220;centoporte&#8221;, lungo una struggente ferrovia che era stata chiusa nel 2012 ma che oggi Deogratias è riaperta a fini turistico-culturali. La cittadina, col suo reticolo ombroso di “trevi” (i vicoli), è già Piemonte montano, con una straordinaria balconata di escursioni che può durare giorni. Infinite, davvero infinite, le possibilità per placare l’appetito o sorseggiare un aperitivo.</li>
<li><strong>Pedalare (o camminare) lungo la ciclovia del Tanaro</strong>, che da Pievetta conduce sino a Ponte di Nava, fra villette, aree prative, piccole coltivazioni… Presso Cantarana, alzando gli occhi, ecco la sbalorditiva balma del messere, cui volendo si perviene con breve salita. Poco oltre, l’hotel “San Carlo”, celebre ristorante con terrazze sulle vasche per la pesca. Più avanti ancora ecco Ponte di Nava, crocevia che ospita 3 ottimi ristoranti, un bar che propone validi taglieri, e 2 eccellenti negozi di ortofrutta/alimentari. Da lì, Viozene e il Mongioie sono davvero ad un attimo…</li>
<li>Progettare <strong>da San Bernardo di Garessio l’ascesa al monte Galero (1.714 m),</strong> più agevole per i meno “fanatici” (come me) grazie all’opzione easy del passo delle Caranche. Dalla cima, con piccola croce metallica, nelle giornate terse si godono incredibili panorami tra val d’Aosta e Corsica.</li>
<li><strong>Assaggiare la polenta bianca (o saracena),</strong> risorsa delle aree rurali, <em>saudade</em> di grano saraceno (oggi anche farina bianca), patate, porri soffritti, porcini e panna. Regalava calorie energizzanti ad uomini e donne sfiniti dal lavoro nei campi, nei boschi, in malga&#8230; E’ oggetto, non a caso, di sentitissime sagre.</li>
<li><strong>Assistere all’incantevole <em>bal do sabre</em> (danza delle spade), che ogni anno da <a href="https://www.comune.bagnasco.cn.it/" target="_blank">Bagnasco</a></strong> s’irradia verso altre località, perpetuando un rituale simbolico che ha meritato anche il bellissimo docufilm di Sandro Bozzolo. Nella vicina Nucetto, imperdibile sulla Statale 28 il ristorante “Vittorio”, che conferma i trascorsi aurei di Bagnasco, con antipasti e “passeggiate” innovative capaci di attualizzare i grandi classici. A quel punto, suggerisco infine di seguire verso Ceva, che ha piccolo ma affascinante centro storico e, all&#8217;occorrenza, altre assai buone tavole. Non mangiandovi di frequente, qui lascio a voi scelte e &#8220;recensioni&#8221;&#8230;</li>
</ol>
<p><strong>Umberto Curti</strong>, docente, consulente e saggista di turismo esperienziale/food</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Namasté. I miei 8.000 fra Bormida e Tanaro</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2022 15:17:25 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/namaste-i-miei-8-000-fra-bormida-e-tanaro/">Namasté. I miei 8.000 fra Bormida e Tanaro</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21062" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/06/foto-C38.jpg"><img class="size-medium wp-image-21062" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/06/foto-C38-300x225.jpg" alt="sentiero C38 da colla di casotto a reggia sabauda" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">sentiero C38 da colla di casotto a reggia sabauda</p></div>
<p>Vent’anni ormai di esperienze (a piedi, il modo più celere di viaggiare) <strong>tra Liguria e Piemonte</strong>, di hiking con Luisa sempre più “ardimentosi”, ma prudenti, scoprendo anche percorsi e collegamenti meno noti… Non solo <strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong>, quindi. E’ inesauribile questo territorio fra Bormida e Tanaro, che regala decine e decine di escursioni (ed io l&#8217;ho cantato molte volte, ad es. <a title="umberto curti calizzano mon amour" href="https://www.ligucibario.com/calizzano-mon-amour/" target="_blank">a questo link</a> oppure <a title="umberto curti calizzano profumo di comunità" href="https://www.liguriafood.it/2020/08/31/calizzano-profumo-comunita/" target="_blank">a questo</a>).</p>
<p>Una dimensione che, nel silenzio assoluto <strong>delle faggete e dei castagneti</strong>, via via mi sta restituendo a me stesso.</p>
<p>Da Calizzano, col <strong>colle del Quazzo</strong> (dove purtroppo sto notando disboschi alquanto aggressivi che mi preoccupano…) raggiungo <strong>Garessio</strong> in circa 25 minuti. Lungo la strada il santuario di Valsorda (1915), col cupolone a tamburo, è meta ogni primo maggio di una sentitissima processione. E grazie a Garessio già sento l’altra montagna, quella degli influssi occitani, e provenzali, quella dei trascorsi sciistici (ma alla Colla di Casotto mi dicono che stia per riprendere servizio <strong>la seggiovia per monte Berlino</strong>, e &#8220;aprirebbe&#8221; ai meno allenati l&#8217;alpe di Perabruna e il rifugio Manolino…).</p>
<p>Ma anche quella, per così dire, delle consonanze, i muretti a secco, gli essiccatoi per le castagne, la polenta bianca, le ricette con fagioli e ceci, le tome di pecora, il brüss, l&#8217;Ormeasco, questo straordinario DOC  ligure che però ha per nome un aggettivo piemontese&#8230;</p>
<p>Transita lenta lungo la statale 28 una corriera, che può condurre <strong>a Ceva oppure a Ormea</strong>, cittadine molto molto interessanti (una ricca di portici l&#8217;altra a forma di cuore), ma per fortuna anche la “vecchia” linea ferroviaria (dismessa nel 2012) è stata rimessa in funzione, con finalità turistiche, e <strong>una sbuffante locomotiva a vapore</strong> traina più volte durante l’anno uno splendido seguito di carrozze &#8220;centoporte&#8221;, quelle che i più giovani non hanno mai veduto (a Nucetto è visitabile il toccante museo dedicato alla linea, verificare sempre giorni e orari di apertura).</p>
<p>Amico Lettore, conosci questi luoghi? Vicini e pur appartati. Ad un passo dalla Riviera e pur rurali e malgari. Ti chiamano. Là m’incontrerai sovente. A Garessio <strong>passeggio il borgo antico,</strong> lungo l&#8217;asse viario che scendeva ad Albenga, tra chiese e &#8220;conventini&#8221; domenicani, per concedermi l’aperitivo all’”Agribar del Duduro” oppure – al culmine delle viuzze &#8211; costeggio <strong>l’ombroso rio San Mauro</strong>, strada che sale alla cascina dell’arciprete e poi al colle di San Bernardo, dov’è stata appena allestita una &#8220;big bench&#8221;, e dove montare al <strong>Galero</strong> (1.708m) o scendere all’incantevole <strong>Cerisola</strong> (terra di ciliegie?), già sulla via del sale. Percorro <strong>la ciclopedonale del Tanaro</strong>, devio verso la minuscola Trappa (dal campanile svettante), e proseguo per Pian Bernardo (dove le case prendono il sole disposte in fila) oppure mi siedo ai tavoli de “La fabbrica del cotone”, filatura del 1882, che ha battute al coltello e vitel tonnato d’elezione. Qualche volta da Nasagò salgo alla torre di Barchi, &#8220;saraceno&#8221; panorama mozzafiato.  Imbocco la solenne strada per <strong>i “castori” della colla di Casotto (Garessio 2000)</strong>, dove mi attendono cento escursioni ma anche Paola e Fabiola al “Gallo di monte”, col tagliere di formaggi e salumi e qualche piatto di cucina tradizionale che merita il viaggio (dalle<strong> lasagne d’Ormea</strong> alle frittate e torte verdissime).</p>
<p>E, last not least, ridisceso a Garessio faccio acquisti. Lungo via Lepetit indugio prima da “Tucci”, poi da “Non solo toma”, infine da “Stella alpina”, botteghe dove resistere a tutto, direbbe Oscar Wilde, tranne che alle tentazioni, fra cui <strong>i commoventi mirtilli di Valdinferno</strong>. E la tazzina di caffè è quella dell’elegante pasticceria “Cagna” in via Vittorio Emanuele II (favolose pastefrolle e nocciole), a pochi metri dallo IAT, dove la gentilissima signora Bruna distribuisce dépliants, e buoni consigli, a turisti e villeggianti.</p>
<p>Proprio ieri, infine, un’ottima novità: riaperto (pulitissimo) <strong>il sentiero C38,</strong> che ho fotografato, e che dalla Colla di Casotto &#8211; partenza di mille escursioni &#8211; scende con dolci pendenze alla magnifica <strong>Reggia sabauda</strong> che fu certosa, sovente aperta alle visite, e da lì il camminatore può poi proseguire fino al borgo di <strong>Valcasotto, per degustare anche i celebri formaggi</strong> di Beppino Occelli, tuma dla paja e bleu su tutti, in uno scenario &#8211; con mulino napoleonico &#8211; davvero d&#8217;altri tempi… Il gourmet tuttavia sappia che anche Pamparato coi biscotti di meliga è ad un passo.</p>
<p>Valgano perciò, queste poche ma affettuose righe, a ringraziare i soggetti pubblici che hanno reso possibile questo ripristino. <strong>Wildlife stays, wildlife pays</strong>. Nel tempo difficile in cui viviamo, il futuro poggia anche sulla memoria, e la natura costituisce &#8211; come sempre &#8211; la vera e sola magistra vitae.</p>
<p>Amico Lettore, visita la Val Tanaro, ti sfido a trovare territori montani più a misura di&#8230;Riviera. Ma scoprila secondo i tuoi ritmi e le tue passioni, e di sicuro l&#8217;amerai. Buon viaggio!</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Una bottega di delizie a Trappa di Garessio</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2021 11:10:41 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/08/trappa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20559" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/08/trappa-225x300.jpg" alt="smart" width="225" height="300" /></a>Reduce con Luisa da una passeggiata <strong>sulla bella ciclopedonale del Tanaro</strong>, una breve deviazione mi conduce in meno di 10 minuti a Trappa, frazione di Garessio (CN). Sottopasso la gloriosa ferrovia Ceva-Ormea, felicemente <strong>recuperata a fini turistici</strong>, e attraverso – ma con prudenza e sulle strisce pedonali – la trafficata Statale 28, dove transitano non pochi TIR. Pochi passi verso sinistra (sud) e incontro una bottega di alimentari dall’atmosfera “old style”, arredata e illuminata con gusto, dove non ero colpevolmente mai entrato e dove, con cortesia tutta piemontese, vengo accolto da <strong>Gemma</strong>, la titolare.</p>
<p>Oltre ad un ben fornito banco di formaggi, tra cui <strong>una toma di Valdinferno</strong> (zona montana famosa anche per i mirtilli) cui non si può resistere, e cui non resisto, la bottega propone un’ampia gamma di specialità dolci. Gemma (così come la mamma, 90enne) è infatti un’appassionata pasticciera, e realizza artigianalmente <strong>baci di dama, melighe, frollini e crostate</strong>…</p>
<p>Ma, quasi ci conoscessimo da tanto, Gemma racconta subito in prima persona tradizioni e ricette del territorio, ci accompagna tra le sue lavorazioni e i suoi vecchi quaderni di ricette, e nelle sue parole si avvertono – ad un tempo – orgoglio e progettualità, ed un poco di malinconica saudade, ciò che le rende ai miei orecchi ancora più significative.</p>
<p>Il packaging dei vari prodotti di Gemma è, in genere, un delizioso sacchettino/incarto trasparente con etichette tuttora scritte a mano, fra gli ingredienti compare il cremortartaro &#8220;casalingo&#8221; ma non il baking chimico, e non compaiono Deogratias conservanti di sorta.</p>
<p>Quando ci scopre genovesi, Gemma sottolinea il legame che ha sempre unito l’area di Garessio alla “Superba”, alcuni villeggianti abitano ancora seconde case, quelle comprate soprattutto quando alla Colla di Casotto gli impianti sciistici parevano promettere un grande avvenire, ma là pare che presto una <strong>nuova seggiovia</strong> riprenda servizio&#8230;, e forse mi sarà preziosa per raggiungere più celermente i rifugi Silvietto e Savona, il Manolino, e l’incantevole alpe di Perabruna dove pascolano mandrie…</p>
<p>Questo è stata Trappa in un tardo pomeriggio di luglio, con Luisa.</p>
<p>Dunque non porterò con me solo la genuina bontà dei suoi dolciumi, cara Signora Gemma, porterò sempre con me anche la sua cortesia, la sua ospitalità, che mi aiutano (parafrasando Neruda?) a <strong>ritrovare ciò che mai ebbi</strong>. Cortesia e pacatezza, merci rare in questo 2021, dell’era post-Covid, l’era del frastuono conformista, dei selfie puerili e narcisisti con cui mostrare (chissà a chi, poi) dove si viaggia o dove si pranza. L’era “webete” dei personaggi anziché delle persone. L’era dell’insensatezza?<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Calizzano mon amour</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 14:44:51 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19701" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/331.jpg"><img class="size-medium wp-image-19701" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/331-225x300.jpg" alt="calizzano" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">calizzano</p></div>
<p>Calizzano mon amour</p>
<p>Con Luisa ho conosciuto compiutamente <strong>Calizzano</strong> nel 2003, in fuga disperata da un’estate di canicola, e la prima notte vi dormimmo – sbalorditi e felici &#8211; con la copertina. A quei tempi ci accolse la professionalità (la cortesia) di Piera Manfrino, dell’<strong>hotel “Miramonti”</strong>, struttura proprio in centro paese dove tornammo tante, tante volte (camera 35), ammaliati anzitutto dalla cucina di Angela (sorella di Piera), cuoca non più in attività. La dedizione di Piera e Angela verso l&#8217;ospite era commovente. Presumo che al &#8220;Miramonti&#8221; si mangi tuttora benissimo, ma personalmente continuo a sognare che da qualche parte le mani sapienti di Angela tornino ai fornelli, dato che i suoi <strong>ravioli e la gallina ripiena</strong> creavano dipendenza, ed io tuttora me ne debbo dichiarare adepto…<br />
Poi, per alcune estati, con Luisa m’appoggiai all’agriturismo “Le giaire”, belli e spaziosi quegli appartamenti appena fuori paese, cascina antica dove l’instancabile Raffaele (alias “lo gnomo”) organizzava eventi ed escursioni per grandi e piccini, e la moglie Maria Grazia col figlio Raffaellino badava alla cucina. <strong>La pasta fresca</strong> era da urlo, ma assaggiai anche ottimi bacialli e torte strozzagatti, perfette per uno come me sempre in cerca di ricette della memoria&#8230; Oggi so che Raffaele è impegnato soprattutto con “Il pernambuco della contessa” giù <strong>a Perti, vicino a Finalborgo, paradiso per bikers</strong>, e gli auguro ogni successo.<br />
Attualmente per Luisa e me Calizzano è “<strong>La brinetta</strong>”, agriturismo in regione Frassino, un luogo incantevole “far from the madding crowd” dove la famiglia Pesce si profonde in un’ospitalità squisita. I 4 alloggi (fra cui il “teccio”) sono magnifici e lindi (guardali con calma a <a title="la brinetta calizzano" href="https://www.labrinetta.it/" target="_blank">questo link</a>), e gli occhi si perdono nel verde del prato e dei boschi retrostanti. Fra <strong>quegli alberi di faggio e quei maestosi voli di poiane</strong> ci si sente al sicuro, ve lo scrivo per esperienza diretta (la mia vita non è stata semplice), via dalle città caotiche e dai nostri giorni ed impegni sempre più insensati… D’estate guardo <strong>Delia e Maria</strong> chine nell’orto fra zucchine e pomodori e mi dico che v’è più saggezza nei lenti gesti di quelle due meravigliose nonnine che in centinaia di parole e ciance che m’è toccato – che mi tocca &#8211; ascoltare o leggere.<br />
Quando mi chiedono le ragioni per le quali Luisa ed io amiamo così intensamente Calizzano rispondo – come prevedibile &#8211; che ne elencherei mille, non una di meno, sia come appassionato frequentatore sia come &#8220;addetto ai lavori&#8221; (di mestiere mi occupo, come noto, di turismo enogastronomico, di rilancio dei territori, di marketing per le imprese&#8230;).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/13.3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19713" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/13.3-300x225.jpg" alt="13.3" width="300" height="225" /></a>Calizzano è quell’atmosfera storico-culturale che respiri <strong>nel carruggio (via Garibaldi) e nelle sue antiche chiese (San Lorenzo, la Madonna del Rosario, le Grazie…</strong>). E’ quella sensazione d’esser al centro di infinite possibilità escursionistiche per tutte le gambe (<strong>l’Alta Via</strong> dei Monti Liguri è a un passo) e di gite in auto verso piccoli musei, caseifici, borghi tra i più belli d’Italia, caffè storici, commoventi mostre fotografiche. E’ quel cielo terso e quell’aria fresca che in piena estate profumano, per usar parole di mia moglie, di “paradiso possibile”. E&#8217; la quiete di <strong>Vetria</strong>, dove mi dicono si coltivi ottimo grano… Sono le fonti d&#8217;acqua, ciascuna con peculiari proprietà benefiche, la mia prediletta è la &#8220;ciumbere&#8221; sù verso la Colma, vecchia strada per Garessio&#8230;</p>
<div id="attachment_19702" style="width: 178px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/20170818_161112.jpg"><img class="size-medium wp-image-19702" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/20170818_161112-168x300.jpg" alt="vetria" width="168" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">vetria</p></div>
<p>Ogni giorno una passeggiata, Calizzano via via ha fatto di me (che non avevo quasi mai indossato scarponi e zainetto) un escursionista, se scelgo direzione <strong>Melogno </strong>(al valico presso Forte Centrale ha aperto il Rifugio), mi attende ad esempio la casetta della Forestale in mezzo alla foresta della <strong>Barbottina</strong>, riserva demaniale protetta. Se scelgo direzione <strong>Millesimo</strong>, mi attende ad esempio il parco regionale di Bric Tana, o la promenade lungolago di <strong>Osiglia</strong>. Se scelgo direzione <strong>Castelvecchio di Rocca Barbena</strong>, mi attende ad esempio il &#8220;sentiero di Ilaria&#8221; del Carretto, magia che scende a <strong>Zuccarello</strong>. Se scelgo direzione Toirano, mi attende ad esempio <strong>la panoramica abbazia di San Pietro ne’ Monti in val Varatella</strong>. Se scelgo direzione Giovetti, mi attende ad esempio San Giovanni della Langa, lungo un reticolo di percorsi della fede. Se scelgo direzione <strong>val Tanaro</strong> (profondo Piemonte), mi attendono ad esempio la magnifica <strong>Garessio, con la sua Colla di Casotto</strong> ben nota a trekkers e sciatori, e 12 km più a sud <strong>Ormea</strong>, celebre città di montagna dal fascino austero, occitano, terra di malghe e formaggi…<br />
Turista consapevole e buongustaio, che ogni tanto &#8211; o spesso &#8211; ami leggere Ligucibario, davvero Calizzano è come te l’ho descritta, coi suoi famosi <strong>funghi </strong>(&#8220;condivisi&#8221; con<strong> Bardineto), le castagne gabbiane</strong> da essiccare (in paese 2 gelaterie “rivaleggiano” quanto a goloso gelato), le creazioni artistiche in ceramica e legno di <strong>Giuliana e Agostino</strong>, i buoni cibi de “La bottega” serviti sempre col sorriso da <strong>Anna e Ileana</strong>, la frutta e verdura del giovane e valoroso <strong>Cristian</strong> (fra cui patate “pulite” come una volta), le cultivar tradizionali dell’azienda agricola <strong>Jole Buscaglia</strong>, con cui riscoprire sapori troppe volte dimenticati, le conserve di &#8220;Barberis&#8221;, la gradevolissima pizza de “<strong>L’odissea</strong>” (con birre nientemenoché di sua maestà Baladin), i curati piatti del “<strong>Passaggio a nord-ovest</strong>” lungo la strada che sale al colle del <strong>Quazzo, </strong>la cortesia di<strong> Lorenzo</strong> il benzinaio, le torte verdi di <strong>Valeria</strong> a Frassino…, e molto molto altro (mi sarebbe impossibile menzionare tutti).<br />
Se la tragedia del coronavirus indurrà quei ripensamenti che in tanti &#8211; da tanto &#8211; ci auguriamo, luoghi come Calizzano rappresenteranno un rifugio di bellezza e di semplicità, dove riflettere – prima che sia troppo tardi &#8211; sull’avvenire del mondo (tra inquinamento, cambi climatici, dissesto idrogeologico, cemento, plastica…) e come in prima persona impegnarci per migliorarlo, e dove recuperare – non è mai troppo tardi &#8211; anche <strong>una parte di se stessi</strong>.<br />
Amico lettore, sai come la penso, può dunque darsi che ci incontreremo là.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Suggestioni di val Bormida e val Tanaro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 10:41:19 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17369" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/calizzano-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-17369" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/calizzano-2-300x225.jpg" alt="calizzano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">calizzano</p></div>
<p>Suggestioni di val Bormida e val Tanaro</p>
<p>Via dalle calure, via dalla pazza folla, verso monti e boschi a portata di mare, e in autunno paradiso di funghi. Via verso l&#8217;alta val Bormida.<br />
<strong>Calizzano</strong>, la magica e ombrosa passeggiata lungo il Rio Nero, poi la buona pizza e le birre di Baladin (servite nei teku) alla pizzeria “Odissea”, e infine un sonno ristoratore presso l’agriturismo “La brinetta”, casa delle fate. Il valico del <strong>Melogno</strong>, tra faggi a perdita d’occhio, poi lo splendido tracciato fra la Madonna della Neve e il vivaio forestale di Pian dei Corsi, infine la cena (fettuccine, minestrone, salsiccia…) alla “Osteria del cantoniere”, 1.000 m con vista riviera. Ancora il Melogno, le quiete pinete verso Maremola e Pora, presso le miniere d’argento di Bric Gettina, e a sera i gelati di Pinotto (castagne, pinoli…) o del K2 (dieci e lode al gusto “carapino”). <strong>Bardineto</strong>, il Giogo di Toirano per innestarsi verso est oppure ovest sull’<strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong>, poi gli eleganti aperitivi nel parco del “Café Picaia” e gli hamburger di un “Azzeccagarbugli” (Andrea) che qui azzecca anche impasti e carni. Ancora Bardineto, la “salita” al rifugio escursionistico “Le collette”, l’accoglienza e la cucina di Irene, per un pranzo o una semplice merenda. <strong>Osiglia</strong>, il lago inaspettato e maestoso, e dopo gli sport acquatici i taglieri di formaggi e salumi, e la pasta fresca, della linda trattoria “C’era una volta”. Poco lontano, il fascino di <strong>Millesimo</strong>, non a caso uno dei borghi più belli d’Italia, e proprio sotto i portici centrali il ristorante “Panta rei”, eraclitea sosta di garbo. Il <strong>Colle del Quazzo</strong>, per una lunga e pianeggiante “traversata” fino al Colle di <strong>San Bernardo di Garessio</strong>, e al ritorno le ricette territoriali, ma più che creative, di “Passaggio a Nord Ovest”. Quanto al passaggio in val Tanaro, ecco <strong>Garessio</strong>, lo splendido borgo vecchio, e l’escursione panoramica dal Colle di San Bernardo sino a <strong>Scràvaion</strong>, per concludere con un ottimo angus irlandese alla pizzeria “Il farinello”. Ma Garessio anche sù sù verso la <strong>Colla di Casotto</strong> (la baita dei pastori…), crocevia a quasi 1.400 m di trekkers e buongustai, che fanno tappa al “Gallo di monte” per l’ospitalità e i menu di Paola, e infine scendono a Valcasotto per visitare la reggia sabauda e comprare le deliziose tome di Beppino Occelli. <strong>Ormea</strong>, città di montagna che più piemontese non si potrebbe, il centro storico e la spettacolare pista ciclabile verso Cantarana ed oltre, ma senza rinunciare agli spuntini affascinanti de “Il saraceno” oppure i tajarin e le grigliate de “La via del sale”, vicino alla stazione ferroviaria (Deogratias salvata a fini turistici) e al capolinea dei pullman sostitutivi Ceva-Ormea.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Castagne secche</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 17:50:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Castagne secche&#8230; Quelle essiccate nei tecci, a Calizzano (SV) e a Murialdo (SV), sono presidio Slow Food. In Val Bormida si mangiano in molti modi, anche con l’aggiunta di ricotta. I tecci sono piccole costruzioni di pietra, coperte da scandole * , una graia posizionata a 2-3 m dal suolo consente a calore e fumo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castagne-secche/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Castagne secche&#8230; Quelle essiccate nei tecci, a Calizzano (SV) e a Murialdo (SV), sono presidio Slow Food. In Val Bormida si mangiano in molti modi, anche con l’aggiunta di ricotta.<br />
I tecci sono piccole costruzioni di pietra, coperte da scandole * , una graia posizionata a 2-3 m dal suolo consente a calore e fumo di salire verso le castagne, che vi venivano trasportate in sacchi dalle bestie da soma. La varietà è in genere la gabbiana, identica alla vicina garessina, e affumica due mesi sopra un fuoco tenue e  continuo.</p>
<p>Dopo di che se ne fanno confetture, biscotti… A Calizzano, eccellente anche il gelato alla castagna. Analoghi ai tecci, i canissi in Valle Arroscia e gli scau a Garessio (CN), a volte anche “ritrovi” dove sbocciavano gli amori; dopo l’essiccatura, le castagne da sbucciare venivano poste dentro una pistagna (sacca di tela), immersa in acqua e ceneri calde, sbattuta tre volte su un ceppo, le castagne venivano poi trasferite nel vallo (cesta tonda e piatta) dove si otteneva il distacco della pula, e alla fine si festeggiava il buon esito del lavoro con buridde di stoccafisso e qualche altra leccornia. Purtroppo, da alcuni anni, un patogeno dalla Cina (cinipide galligeno) stava compromettendo i raccolti, il paesaggio con le piante stava divenendo desolante, ma il pericolo è stato fronteggiato da un insetto antagonista.</p>
<p>* scàndure du tecciu (tegole del secchereccio) sono infatti semplici biscottini al forno di Calizzano (SV)</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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