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	<title>Ligucibario &#187; cubaita</title>
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		<title>Apicoltura (in Liguria)</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 12:56:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Fatica di un insetto meraviglioso (disciplinato, laborioso, sociale), il miele è un alimento nobile anzitutto perché “indenne” da ogni manipolazione produttiva… Già Roma e poi il Medioevo gli riconobbero grande importanza (come condimento e dolcificante), talora anche in occasione di rituali sacri… E scriveva (dedicando lo scritto ad un senatore) il georgofilo fiorentino Giuseppe Falchini nel 1747 a proposito delle società “matriarcali” che lo creano: “Questi Animaletti meritano tutto l’amore, e tutto l’incomodo, e tutta la necessaria attenzione per ben custodirli; attesochè sono essi dotati di moltissime Virtù, e prerogative: e la Divina Provvidenza, che in tutte le Opere sue maravigliosamente risplende, in questo, più che altrove, dimostra la infinita sua Onnipossanza, nel conferire di grandi Virtudi a Stromenti deboli, e vili. La provvidenza ha donato a questi piccoli e apparentemente insignificanti insetti, grandi virtudi”… Falchini fu anche eccelso disegnatore di arnie e strumenti, al tempo l’estrazione di miele e cera doveva eseguirsi, evitando ogni disagio alle api, fra metà agosto e la prima metà di settembre, con l’avvertenza di tagliare una adeguata porzione dei favi, sempre inferiore ai 2/3 del nido, per non fiaccare la comunità. L’intervento doveva svolgersi vestendo guanti e una buffa (visiera di velo per proteggere il volto) per prevenire le sgradevoli punture. Estratto il favo, il primo miele si ricavava per colatura e poi, per pressione, quello di seconda scelta. Il miele si conservava abitualmente in contenitori di terracotta, sigillati solo dopo la congrua fase di decantazione…<br />
<strong>Ed oggi? Si badi, qualora le api dovessero estinguersi anche l’umanità s’incamminerebbe rapida verso un disastro planetario e avrebbe ben poche chance e stagioni di sopravvivenza * .</strong><br />
I mieli della Liguria sono tradizionalmente dell’entroterra, dove le api caso per caso (la variazione altimetrica varia le biodiversità) bottinano flora di tiglio, castagno, ailanto, acacia, erica, edera, corbezzolo… Colore e sapore di conseguenza variano, ma i mieli – anzitutto il millefiori &#8211; rappresentano in ogni caso una risorsa dalle mille proprietà benefiche. Con i tanti boschi e – per fortuna &#8211; la rarità di agricolture intensive, la Liguria può effettuare sia l’allevamento stanziale sia il nomadismo (che trasferisce gli alveari in base alle fioriture in corso). Inoltre, la verticalità ligure, che in pochi km ascende dalla costa alla montagna, generalmente, come detto, dà vita a fioriture diversificate. La regione – dove s’incontra anche, a Calice al Cornoviglio (SP), un museo dedicato ** &#8211; ospita oggi 2.500 apicoltori per 30mila alveari, con una produzione annua (2020) di circa 500 tonnellate. Ma come si “ricava” il miele? Esso viene asportato dall&#8217;alveare di solito tramite getto d’aria o tramite affumicamento, ovvero si origina del fumo così che le api, per diradarlo, sbattano le ali nella parte bassa dell’alveare, consentendo quindi all&#8217;apicoltore di prelevare i telai mobili, carichi di miele (si tratta tuttavia di tecniche discutibili poiché non “indolori”)… I telai saranno poi disopercolati (rimozione dello strato di cera che sigilla ogni cella) con uno specifico strumento e collocati in una centrifuga estrattrice. Il miele così smielato si filtra e decanta, e infine s’imbarattola, voilà, non occorre altro. E dai favi vuoti si ottiene la cera con cui realizzare i nuovi stampi di celle.<br />
Conosciamo varie geotipologie di Apis mellifera, ben adattate al territorio che abitano, e capaci perfino di segnalarsi l’un l’altra zone migliori e minacce, ma quella importante in Italia è l&#8217;ape “gialla”, Apis mellifica ligustica (Spinola, 1806 *** ). E se l&#8217;introduzione di altre alloctone può indurre una produzione lì per lì maggiore, poi quasi sempre crea criticità di ibridazione.<br />
Sostenibilità e biodiversità oggi si legano, come mi ricorda sempre il mio amico apicoltore Cesare, alla lotta contro i tre grandi nemici dell’ape: i cambiamenti climatici (e l’ape è un marcatore ambientale), l’uso agricolo dei neonicotinoidi, e l’invasione di specie aliene (vespa velutina o calabrone asiatico, vorace predatore che, purtroppo, letteralmente impedisce alle api di uscire dall’alveare…).<br />
Per approfondimenti su questa paladina dell’ecosistema, suggerisco inoltre la visione del magnifico docufilm “More than honey” (2012) di Markus Imhoof.<br />
Infine, il miele in Liguria entra nella spungata di Sarzana, nelle cubaite ponentine, nei baci di Alassio, accompagna la prescinseua e gli yogurt&#8230;</p>
<p>* miele, propoli e pappa reale sono nutraceutici, producono immensi benefici sul nostro sistema immunitario e non solo. Il miele è un prebiotico che giova anche all’epidermide, idratandola naturalmente. Inoltre l’ape è preziosa anche per il nostro benessere psichico. Il bee humming è una sorta di apiterapia, per cui si ascolta – in sicurezza &#8211; il ronzio delle api dentro le arnie nel favo, ronzio che è tenue e costante, diverso da quello che emettono in volo</p>
<p>** Calice al Cornoviglio è, con Savignone (GE), una delle due località liguri aderenti al circuito “Città del miele”. Nel museo, ricavato nei sotterranei (vecchi magazzini) del castello calicese, s&#8217;incontrano alcune arnie primitive, strumenti per la raccolta e la lavorazione del miele, stampe, foto, e pannelli esplicativi che percorrono alcune operazioni di smielatura<br />
*** Massimiliano Spinola, conte, nativo di Pézenas in Occitania<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Cincin col Moscato</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 08:55:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/moscato-e-5-terre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22218" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/moscato-e-5-terre-297x300.jpg" alt="moscato e 5 terre" width="297" height="300" /></a><strong>Moscato</strong>, che bella famiglia di vini, la parola evoca sùbito il Piemonte… Una quindicina di anni fa Ligucibario® gli dedicò una serata (foto) presso un’apprezzata pasticceria di Genova, come volta il tempo! E fra qualche giorno – il 18 febbraio &#8211; festeggerò un compleanno importante, e dunque occorrerà “salirne” dalla cantina una bottiglia per i cincin finali…</p>
<p>In Liguria l&#8217;uva moscato presenzia solo la <strong>DOC Golfo del Tigullio-Portofino</strong>*, con qualche produzione di pregio, 100% da vitigno moscato bianco. Di solito la bottiglia rivela un bel giallo oro, e un naso inconfondibilmente aromatico, che in bocca si tramuta in dolcezza agrumata: un vino delle feste, perfetto coi <strong>dolci lievitati, soffici, e dunque la tradizione del pandolce alto, del panettone, del pandoro, della colomba, del pan di spagna</strong> (ideazione di un cuoco di Crocefieschi al seguito dei Pallavicini in Spagna!) variamente “abbinato”… Si vinifica anche in versione passita, cambiando ovviamente gli abbinamenti.</p>
<p>Il moscato appartiene a quell’ampio e magnifico gruppo di “aromatici” in cui troviamo il Moscadello di Montalcino, il moscato giallo, il moscato d’Asti, il moscato di Noto, il moscato di Siracusa, il moscato di 3 DOC sarde (Sardegna, Cagliari, Sorso-sennori), il moscato di Trani o reale, il moscato di Pantelleria (moscato di Alessandria, o moscatellone, o zibibbo), il Muscat de Chambave</p>
<p>Sono viceversa a bacca nera il moscato di Scanzo, il moscato di Amburgo, il moscato rosa.</p>
<p>Quanto sopra non va confuso coi Muscat d’Alsace (vitigni muscat d’Alsace e muscat ottonel, quest’ultimo a buccia rosa), e i vari Muscadet, fra cui il magnifico Muscadet de Sèvre-et-Maine (da vitigno melon de Bourgogne, tuttavia a dispetto del nome siamo nella Loira…).</p>
<p>*ma un clone è nella <strong>DOC Riviera ligure di ponente, dove si è recuperato il Moscatello di Taggia</strong>, vinificato sia secco sia passito. Secco si abbina a spaghetti alla bottarga, risotto alle verdure e ai frutti di mare, stoccafisso bollito, baccalà al verde… Passito si “medita” con pastefrolle, cubaite, macedonia di frutta secca, biscotti del Lagaccio spalmati di confetture, come piacevano a mio padre, che di piaceri si intendeva…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Metti una cubaita d’inverno a Natale…</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 12:53:38 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/023.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22066" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/023-225x300.jpg" alt="023" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Manca poco al <strong>Natale</strong>, ogni luogo (ogni famiglia) “custodisce” i propri riti e i propri cibi.<br />
E’ così anche in Liguria, in una casa si addobba l’albero in una si allestisce il presepe (talora si “cede” a entrambi, per la gioia dei bambini…), a levante si prepara la <strong>spungata</strong> a ponente la <strong>cubaita</strong> (col pandöçe zeneize ben al centro…), in città si afferma la <strong>galantina</strong> e nelle campagne la <strong>zeraria</strong>, un paese organizza il confeugo un altro una processione.</p>
<p>Di cubaita Ligucibario®, notoriamente, si è già occupato. E’ un dolce antico, croccante, che <strong>a Triora chiamano “turùn”</strong>. La parola è dall’arabo qubbat = mandorla.<br />
Si presenta a mo’ di sottile cialda (poca farina, acqua, albume) con farcia soda di nocciole trite, noci, miele (acacia o millefiori) sciolto a fuoco tenue, zest di limone o arancia grattugiato…; non esiste una ricetta unica ed assoluta, ma propone una certa qual parentela anche e soprattutto con dolci dell’Africa nord-orientale, ad es. della Tunisia, e con <strong>le copate senesi</strong> “uscite” da un convento nel ‘400 (e parenti delle <strong>ostie ripiene pugliesi</strong>).<br />
Ogni etto di frutta secca prevede indicativamente 80 grammi di miele.<br />
Si consideri che già il ghiottone &#8211; e miliardario &#8211; romano <strong>Apicio</strong> o chi per lui (1) descrive un <em>nucatum</em> dolce (nux, nucis = noce), preparato con mandorle, miele e albume, in qualche modo progenitore di quei torroni che sono il vanto di Cremona ed altre città. Ed in Sicilia – ma anche in Calabria &#8211; incontriamo infine la <strong>giuggiolena</strong> (giulgiulan), con mandorle, miele, semi di sesamo.<br />
Come i croxetti, la cubaita può esser incisa tramite pinze a dischetto, ottenendo disegni e stemmi.<br />
Delicata e non stucchevole, ottimamente conservabile, calorica ma proteica (con Omega3, fibre, calcio, ferro), abbina bene ad es. un <strong>DOC Pigato passito, da servire a 8-9°C</strong>.<br />
(1) al famoso <em>De re coquinaria</em> dedicai 13 anni fa un approfondito studio, <em>Tempo mediterraneo. Quel che resta di Apicio in cucina</em>, si veda <a title="i libri di umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">a questo link</a><br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Liguria che vai, Natale che trovi</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 09:56:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Martedì 12 dicembre alle h 17.00, presso la Biblioteca civica Saffi di Genova-Molassana, converserò sul Natale – come si dice – “di una volta”. Erano feste più felici delle attuali? Chissà, difficile rispondere a domande come questa. Ma quel 12 dicembre, quasi un solstizio ormai…, certamente varrà a viaggiare dentro rituali e menu che sono ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/liguria-che-vai-natale-che-trovi/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/cogoleto.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-22011" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/cogoleto-225x300.png" alt="cogoleto" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Martedì <strong>12 dicembre alle h 17.00, presso la Biblioteca civica Saffi di Genova-Molassana, converserò sul Natale</strong> – come si dice – “di una volta”.<br />
Erano feste più felici delle attuali? Chissà, difficile rispondere a domande come questa. Ma quel 12 dicembre, quasi un solstizio ormai…, certamente varrà a viaggiare dentro rituali e menu che sono in parte scomparsi, in parte per fortuna sopravvissuti.<br />
Parleremo di lumini, natelli, sexendé, mandarini…<br />
Di vigilie, abeti, presepi, “processioni” alla Madonna della Guardia lassù a Ceranesi su monte Figogna…<br />
Di galantine, ravioli, scorzonere, pandolci…<br />
Ma – come sempre – la città poteva differire dalla campagna, la costa dall’entroterra, il ponente dal levante, il desco del ricco dal desco di chi meno aveva. E i vari territori proponevano usi natalizi diversi gli uni dagli altri.<br />
Ecco tanto per dire, da ponente a levante, <strong>le tagliatelle di “boraxe” e la doba* a Ventimiglia , le acciughe, il favoloso brandacujùn e il coniglio a Sanremo, la croccante cubaita in vari borghi dove talvolta è chiamata turùn (Triora), l’antico gran pistau a Pigna. Le triglie e la cima ad Alassio, la ruralissima zerarìa a Toirano. La torta cappuccina in val Fontanabuona. Il baccalà a Castelnuovo Magra, le anguille ad Ameglia…</strong><br />
E voi, amici lettori, che Liguria siete? Che Liguria “andate”? Che Natale trovate?<br />
Vi aspetto martedì 12 alla Saffi, ingresso libero fino ad esaurimento capienza.<br />
Nel frattempo, “godetevi” acciughe, brandacujùn, coniglio,  cubaita, gran pistau, cima, zeraria, baccalà ecc. qui nella sezione <em>Alfabeto del gusto</em>! Più di vent&#8217;anni di lavoro per il più ampio e completo &#8220;vocabolario&#8221; dell&#8217;enogastronomia ligure. Buona lettura e buona acquolina&#8230;</p>
<p>*la doba è uno stracotto di vitellone magro, cotto a fuoco lento con pomodoro e funghi. Mi parrebbe, vista la vicinanza e l&#8217;assonanza, legarsi alla daube provenzale&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Genova e Liguria, i cibi &#8220;internazionali&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 08:53:00 +0000</pubDate>
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<p>Genova e Liguria, i cibi &#8220;internazionali&#8221;</p>
<p><em>Etno-gastronomia</em>, un neologismo che piace.<br />
In effetti, che la cucina racconti la storia culturale di un popolo è acquisizione che ha preso piede in Italia dai tempi di “Gino” <strong>Veronelli</strong> e degli illuminati suoi pari, 50-60 anni fa, animando ricerche e dibattiti… In Liguria, fatte salve alcune pagine del Professor Rebora, poco si è prodotto.<br />
Cucina come “convivio” tra genti: una comunità si nutre di quel che coltiva, rielabora, produce, ma anche di quel che acquista e apprende, e pare davvero superfluo sottolineare come la cucina genovese (ivi incluse le sue progressive “irradiazioni”) s’appoggi diacronicamente a <strong>Piazza Caricamento</strong>, luogo in cui affluiva ogni tipo di merce, talora top di gamma. La Superba, dominando le tratte mercantili, pian piano fu tale anche a tavola (pur senza mai barattare le frugalità col kitsch), si pensi alle <strong>frutta candite</strong> di cui siamo debitori al mondo arabo, al fastoso <strong>tacchino alla storiona</strong> (ricetta forse “giunta” dalla Stiria), finanche poi al <strong>cappon magro</strong>, che ha monumentalità quasi barocca rispetto ai piatti liguri più consueti…<br />
Rotte, commerci, un <em>genius loci</em> che si svela al cospetto degli altri. V’è dunque una ricca famiglia di ingredienti, piatti o tradizioni che Genova e la Liguria mutuano da un altrove, o – per così dire &#8211; con un altrove spartiscono. Pietanze “comparate”, così mi piacerebbe intitolare un corso universitario, modificando ogni anno – beninteso &#8211; la parte monografica.<br />
Salirebbero così al proscenio anzitutto sua maestà <strong>il pesto</strong>, che oltre il confine di Ventimiglia in parte s’affratella al pistou.<br />
La salsa <strong>agliata</strong>, energia mediterranea, e nutraceutica, affine all’aioli, così come l’<strong>acciugata</strong> (da non confondere col m a c h e t t o) lo è all’anchoyade.<br />
Il <strong>marò</strong>, che svela un lemma forse arabo, salsa al mortaio che non a caso impiega la menta e che non a caso s’accompagna (a Ponente) alla capra.<br />
La <strong>bottarga</strong>, botarikh è l’ovario, ed il <strong>musciamme</strong>, mushamma’, ovvero filettini di pesce essiccato (un tempo era anche delfino), sorta di soppressa ittica piuttosto soda.<br />
Le varie preparazioni in <strong>scabeccio</strong> (carpione), ancora una volta dall’arabo sikbag.<br />
La <strong>farinata</strong> di ceci, ovvero la socca, la bela cauda, la cecìna, la calentita, street food che attraversa Paesi e continenti&#8230;<br />
La <strong>piscialandrea</strong>, dal francese pissaladière (certo non da Andrea Doria), ovvero “torta” che fa uso di pesciolini salati.<br />
Lo <strong>scuccusùn</strong>, ed è qui sin troppo chiara l’assonanza con uno dei piatti più importanti e “rituali” dell’area nostra dirimpettaia, anzitutto il Maghreb.<br />
Il <strong>brandacujùn</strong>, attiguo alla brandade de morue, io lo prediligo di stoccafisso (più ligure?), non di baccalà (più francese?). Il <strong>ciuppin</strong>, zuppa di pesce che fa da “ponte” verso San Francisco in California. La <strong>buridda</strong>, di seppie ma non solo, il nostro stufato di mare più corposo, ed i gourmet sanno che il bourride di Provenza e Linguadoca rivaleggia con la bouillabaisse marsigliese.<br />
La <strong>cima</strong>, non lontana dalla poitrine de veau farcie, petto di vitello farcito, e poi cotto al forno.<br />
Le <strong>trippe</strong>, e qui si potrebbe organizzare un lungo tour non solo italiano tra interiora e fratteglie leggendo il mio “Il quarto numero cinque. Trippe, busecca, lampredotto…Storia e ricette”, ed. De Ferrari, Genova, 2014.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/DSCN4460.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20118" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/DSCN4460-300x225.jpg" alt="DSCN4460" width="300" height="225" /></a>La <strong>rattatuia</strong>, ovvero la ratatouille.<br />
Il <strong>pan di spagna</strong>, che tutto il mondo chiama significativamente pâte génoise, omaggiando quel Giovanni Cabona da Crocefieschi che la ideò, elegante e soffice, giunto coi Pallavicini alla corte di Spagna. Il <strong>pandolce</strong>, che suona “genoa cake” all over the world (sia lode all’anice). I biscotti di <strong>Garibaldi</strong>, gallette croccanti, con uvetta, molto diffuse da Newcastle a Londra, nate in onore di una visita dell’Eroe dei due mondi in Inghilterra (1854). La <strong>cubaita</strong>, dall’arabo qubbat, mandorle e altra frutta secca (secondo disponibilità) legate con miele dentro due cialde sottilissime. E le<strong> s-ciumette</strong>, albumi che la cucina francese – ça va sans dire &#8211; sa nobilitare col nome di îles flottantes…<br />
Lascio alla tua curiosità, amico lettore, l’onere di cliccare sui link che per ogni voce in elenco ti condurranno verso il mio “<strong>alfabeto del gusto</strong>”, un forziere di circa 1.100 lemmi (forse già lo consulti) nel quale è raccontata (vent&#8217;anni di lavoro) tutta intera l’enogastronomia ligure. Pardon, l’etno-gastronomia…<br />
Buon appetito!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Isolabona, gita tra frantoi storici</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 10:38:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16915" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2012/02/Foto0341.jpg"><img class="size-medium wp-image-16915" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2012/02/Foto0341-300x225.jpg" alt="raieu co o tocco" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">raieu co o tocco</p></div>
<div>Isolabona, gita tra frantoi storici</div>
<div></div>
<div>Visitai Isolabona per la prima volta nel ’93, uscii al casello di Ventimiglia diretto a Castelvittorio imbattendomi in quest’isola di cordialità alla confluenza di due corsi d’acqua. Ricordo vagamente le rovine di un castello ducentesco (che presumo appartenuto originariamente ai Doria) e una parrocchiale baroccheggiante… Stretti caruggi mettevano in comunicazione due piazze, disegnando un borgo arroccato, affascinante, circondato da un verde scosceso.</div>
<div>Cenammo, affamati, in una bella trattoria con camino, dove ci proposero frittelle e torte di verdure, ravioli conditi col &#8220;tocco&#8221;, i maccheroni alla deficeira (cioè alla frantoiana perché aedificium era il frantoio&#8230;), il capretto e lo stoccafisso in vari modi, la cubaita croccantissima… Non potemmo che abbinare, quasi ad ogni portata, il DOC Dolceacqua, prima il base poi il superiore!</div>
<div>Più nitidamente ricordo inoltre la presenza di vecchi frantoi oleari un po’ su tutto il territorio e dintorni. Oggi so che molti uliveti nella Liguria ponentina scomparvero (così come molti agrumeti), per lasciar spazio al maggior profitto delle floricolture. Ad Isolabona le prime documentazioni circa i frantoi risalgono al ‘500, ma l’economia olearia s’affermò tre secoli più tardi, quando – fra l’altro &#8211; l’acqua progressivamente non costituì più un’esclusiva feudale.</div>
<div>Di tanta tradizione trascorsa rimane l’attività eroica degli ultimi artigiani dell’olio (Cassini, tanto per fare un nome), abbarbicati a pochi ettari sù e giù, e a poche centinaia di piante, ma la <em>cultivar</em> taggiasca (&#8220;dono&#8221; del monachesimo altomedievale?) regala a chi la coltiva e a chi la gusta un mosto senza eguali, con sentori e sapori inconfondibili, elegante ma anche rotondo, appagante, perfetto nell’accostare alcuni piatti della mediterraneità imperiese, le zuppe delicate, i carciofi, il pesce al forno, l’insalata di coniglio…</div>
<div></div>
<div>Umberto Curti, <a href="https://www.ligucibario.com/">Ligucibario</a></div>
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		<title>Un matraccio di nocino modenese</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2016 14:31:40 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<h4>Tutto quello che avreste voluto sapere sul nocino&#8230; e non avete mai osato chiedere</h4>
<div id="attachment_16731" style="width: 370px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/02/101.jpg"><img class=" wp-image-16731" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/02/101-300x225.jpg" alt="nocino di modena" width="360" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">nocino&#8217;friends: massimo guidetti (a dx) con umberto curti</p></div>
<p>“Unguento unguento, portami al <strong>noce</strong> di Benevento, sopra l’acqua e sopra il vento, e sopra ogni altro maltempo” (formula rituale che molte donne accusate d’esser streghe pronunciavano durante i processi).</p>
<p>Luisa ed io ceniamo con <strong>Massimo Guidetti</strong> e la sua adorabile consorte <strong>Roberta</strong> alla “Locanda Sbrigàti” di Guiglia (il balcone dell’Emilia), buen retiro appenninico dove ci accolgono subito con una coppa di testa e un pesto di lardo, aglio e rosmarino che resusciterebbero un defunto.</p>
<p>Massimo è attivo da anni nell’Associazione <strong>“Il Matraccio”</strong> (e relativo albo assaggiatori), nata nel 2005 per la tutela e la promozione del nocino tipico di <strong>Modena</strong> (<a title="Il Matraccio" href="https://www.ilmatraccio.it" target="_blank">www.ilmatraccio.it</a>). Il matraccio medesimo non è altro che un contenitore di vetro, una boccetta, una fiala resistente alla fiamma, utilizzato da molti secoli in distillerie e laboratori chimico-farmaceutici, e in questo caso è quell’ampolla dove i nocinisti conservano le loro magie, dato che ciascun nocinista ha la propria ricetta “segreta”…</p>
<p>Durante la cena Massimo mi usa la cortesia di regalarmi un gradevole volumetto/ricettario di <strong>Manuela Fiorini “Ti do una noce! Storia, leggende e ricette del frutto più magico”</strong>, pubblicato presso Damster, ovviamente editore in quel di Mòdna.</p>
<p>I giorni successivi, da ligure, ripenso alla<a title="Noci in Liguria" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/noci/" target="_blank"><strong> noce in Liguria</strong></a>, dove si produce pochissimo nocino (lo incontri talvolta in val Bormida verso il Piemonte…) ma dove questo dono della natura è celebre soprattutto nella salsa di noci, la sarsa de nöxe, una preparazione nata al mortaio che sposa deliziosamente i <a title="Pansoti" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pansoti-o-ravioli-del-levante/" target="_blank">pansoti</a>, i nostri gonfi tortelli di magro del levante, e in qualche tradizione di pasticceria, ad es. la cubaita (1), o – per chi un tempo se lo concedesse &#8211; come “arricchimento” dei<a title="Castagnaccio" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castagnaccio-pattunn-a-in-val-fontanabuona/" target="_blank"> castagnacci</a> rurali.</p>
<p>Noci s’incontrano poi in un <a title="Pane di Carro" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pane-alle-noci-di-carro-sp/" target="_blank">pane di Carro (SP)</a>, che ha i gherigli nell’impasto, in un <a title="Sugo di Balestrino" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sugo-di-gherigli/" target="_blank">sugo rosso di Balestrino (SV)</a>, che sovente accompagna tagliatelle, e in qualche piatto della cucina cosiddetta bianca o malgara, ponentina, condimento per paste caserecce…</p>
<p>Infine, pare che il poeta “Nobél” <strong>Eugenio Montale</strong> non rinunciasse a condire i <strong>bolliti misti con olio di noci</strong> e qualche spolverata di <strong>sale grosso</strong>, segno che quella tradizione e quel prodotto esistevano ed erano in voga presso i buongustai genovesi abbienti (parimenti mi vien da supporre che ben figurasse anche con lo stoccafisso bollito).</p>
<p>Mi piacerebbe con Massimo e con l’Associazione “Il Matraccio” consolidare, in nome della noce, qualche ponte &#8220;di noci&#8221; fra la loro terra e la mia, fra i loro riti (in questo caso più numerosi e intensi) ed i miei di ligure. Fraterno lettore, se acquisterai il libro di Manuela Fiorini non perdere, alle pagine 100-104, tutti i <strong>consigli</strong> che proprio “Il Matraccio” elargisce – ma senza albagia alcuna &#8211; per la selezione delle noci e per la <strong>produzione e l’affinamento del miglior nocino</strong> (se vuoi ossequiare le usanze antiche, raccogli i malli il 24 giugno!). Un’ultima nota: <strong>io abbino positivamente il nocino anche ad alcuni cioccolati</strong>, talora intensi e tannici, ma mai e mai ad una massa di cacao 100% come purtroppo ho visto fare di recente, dato che un’astringenza così brutale non consente poi in bocca d’apprezzare alcun partner…</p>
<p>A presto, caro Massimo, e viva il nocino tipico di Modena.</p>
<p>Umberto Curti</p>
<p>(1) dette “copate” a Siena, sono in Liguria una tipicità antica e croccante dell’estremo Ponente, soprattutto Triora (turùn), Isolabona, Pornassio, ecc.. La parola è dall’arabo qubbat=mandorlato. Si presentano a mo’ di sottili cialde (poca farina, acqua, albume) con farcia soda di nocciole trite, noci, miele (acacia o millefiori) sciolto a fuoco tenue, zest di limone o arancia grattugiato…, e propongono una certa qual parentela anche con dolci dell’Africa nord-orientale, ad es. della Tunisia. Ogni chilo di frutta secca prevede 8 etti di miele. Come i croxetti, possono esser incise tramite pinze a dischetto, ottenendo disegni e stemmi. Delicate, gradiscono ad es. un DOC Golfo del Tigullio passito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/matraccio-nocino-modenese/">Un matraccio di nocino modenese</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Ubrin</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 20:18:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tipica anzitutto a Pigna (IM), in frazione Buggio, è una cubaita * , cialda tonda ripiena di nocciole, noci e mandorle tostate, cotte nel miele, con eventuali scorze d&#8217;arancia (marzapai, turun). Di fatto, è un croccante. In questi casi Ligucibario® abbina passiti a bacca bianca, serviti freschi nei tulipanini&#8230; Sulle cubaite, leggi utilmente un saggio ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ubrin/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tipica anzitutto a Pigna (IM), in frazione Buggio, è una cubaita * , cialda tonda ripiena di nocciole, noci e mandorle tostate, cotte nel miele, con eventuali scorze d&#8217;arancia (marzapai, turun). Di fatto, è un croccante. In questi casi Ligucibario® abbina passiti a bacca bianca, serviti freschi nei tulipanini&#8230; Sulle cubaite, leggi utilmente un saggio di Luciano Gabrielli <a href="https://www.intemelion.it/pdf/16/07-gabrielli.pdf" target="_blank">a questo link</a><br />
* qubbat nel mondo arabo, cubbaita in Sicilia, copata a Siena&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Turuin / cuppette</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 20:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Turun, plurale turuin, cuppelle, cuppette, ubrin, marzapai, cagamartin&#8230; Calorie di frutta secca e miele, a lunga conservazione, rito del Natale, &#8220;che fa tornare bambini&#8221;, e a Ponente &#8211; ne sono lusingato &#8211; citano Ligucibario® come fonte, a questo link. Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto anzitutto la voce (dall&#8217;arabo) Cubaite. Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/turnicuppette/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Turun, plurale turuin, cuppelle, cuppette, ubrin, marzapai, cagamartin&#8230;<br />
Calorie di frutta secca e miele, a lunga conservazione, rito del Natale, &#8220;che fa tornare bambini&#8221;, e a Ponente &#8211; ne sono lusingato &#8211; citano Ligucibario® come fonte, <a title="cubaita" href="https://www.facebook.com/lastregaditriora/posts/torno-a-parlare-del-dolce-tipico-natalizio-e-lo-faccio-postando-un-vecchio-artic/1148915063904757/" target="_blank">a questo link</a>.<br />
Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto anzitutto la voce (dall&#8217;arabo) <a title="Cubaite" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cubaite/">Cubaite</a>.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/turnicuppette/">Turuin / cuppette</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Pinocchiate</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 21:05:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>In Rossi (Cuciniera genovese del 1865) sono cubaite passate velocemente in forno. La parola peraltro trasporta velocemente in Umbria, verso un dolce natalizio di zucchero e pinoli&#8230; Sia come sia, a queste delizie Ligucibario® abbina un passito a bacca bianca, servito fresco nei tulipanini&#8230; Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pinocchiate/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pinocchiate/">Pinocchiate</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In Rossi (Cuciniera genovese del 1865) sono <a title="Cubaite" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cubaite/">cubaite</a> passate velocemente in forno. La parola peraltro trasporta velocemente in Umbria, verso un dolce natalizio di zucchero e pinoli&#8230; Sia come sia, a queste delizie Ligucibario® abbina un passito a bacca bianca, servito fresco nei tulipanini&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pinocchiate/">Pinocchiate</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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