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	<title>Ligucibario &#187; val tanaro</title>
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		<title>Ligucibario® in trasferta al Giàs del Roccassone</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 18:44:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; “Con te, con te, con te che sei la mia passione, io salgo al Giàs del Roccassone”, così qualche volta scherzando dedico a mia moglie questo pezzetto di canzone, mentre “scaliamo” la breve e non impegnativa salita che dalla scenografica Colla di Casotto, sopra Garessio, conduce ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/gias-del-roccassone-garessio/">leggi tutto</a></p>
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<div id="attachment_26502" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/gias-del-roccassone-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-26502" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/gias-del-roccassone-1-300x231.jpg" alt="Il Gias del Roccassone" width="300" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">Il Gias del Roccassone</p></div>
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<p>“Con te, con te, con te che sei la mia passione, io salgo <strong>al Giàs del Roccassone</strong>”, così qualche volta scherzando dedico a mia moglie questo pezzetto di canzone, mentre “scaliamo” la breve e non impegnativa salita che dalla scenografica <strong>Colla di Casotto, sopra Garessio</strong>, conduce appunto al Giàs del Roccassone (giàs in piemontese significa grosso modo baita), quasi a 1.600m sul livello del mare. Il luogo, per gli escursionisti come <strong>Luisa Puppo e me</strong>, è un piccolo paradiso, da cui raggiungere la zona del rifugio Manolino dove alpeggiano le mandrie, oppure il vicino rifugio Savona (di recente ristrutturato) che dall’altra parte scende a Valdinferno, oppure la certosa-reggia di Valcasotto e beninteso <strong>i formaggi strabilianti di Beppino Occelli</strong>, vicino allo scroscio d’acqua del mulino…<br />
L’estate 2025 qui mi è parsa positiva, e anche il Giàs – con la sua splendida terrazza panoramica – mi è parso un po’ rinato a nuova vita. <strong>Michela e Nicola</strong>, giovani coniugi genovesi con una nutrita tribù di figli, sono (presumo in sinergia con la Pro Loco ma non mi addentro in dettagli che non conosco) gli artefici di questa bell’aria che si respira in baita, unitamente ad un menu – semplice e per questo adattissimo al contesto – che sciorina alcune portate quanto mai piacevoli (Nicola mi precisa che a suo tempo si diplomò cuoco a Mondovì): dai panini con salumi niente meno che di <strong>“Gonella” di Ceva</strong> alla polenta, dalle lasagne al forno alla salsiccia alla piastra, sino alle profumate e leggere torte della casa. Il tutto condito dal sorriso e dal garbo di Michela, che instancabilmente si destreggia fra i tavoli interni ed esterni e la cura dei figli. Alcune bottiglie di vino, “ragionevoli” anche nel prezzo, e alcune birre affermate ma non ordinarie, fra cui Ichnusa, completano l’offerta enogastronomica di un presidio montano importantissimo per il territorio ed il turismo, cui augurare successo e lunga vita. Buon appetito dunque da Ligucibario®, per una volta in trasferta fuori regione…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>Passi di gusto tra Priola e Pievetta</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 20:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/07/IMG_20250717_174107-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26406" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/07/IMG_20250717_174107-1-300x225.jpg" alt="IMG_20250717_174107 (1)" width="300" height="225" /></a>La bellezza è negli occhi di chi guarda, e quelli di Luisa Puppo e miei sono sempre ben esercitati per coglierla (d&#8217;altronde, da 30 anni ci occupiamo di turismo enogastronomico). Da Calizzano mi sposto nell&#8217;incantata frazione di Vetria, salgo nei boschi della Rionda, proseguo per Casario, e giungo a Priola in Val Tanaro, fra Bagnasco e Garessio.</p>
<p>Priola è una Rio Bo di 600 abitanti, a 540 metri di altitudine. Sappiamo che nel 1033 venivano menzionati un castello (di cui rimangono le rovine) e una chiesa dedicata a San Desiderio (quella che oggi visitiamo è l&#8217;esito di molte trasformazioni).</p>
<p>Verso le cime dei monti Sotta e Spinarda si schierarono le truppe napoleoniche. Ed infine, a metà del secolo scorso, l&#8217;area fu teatro di scontri fra nazifascisti e partigiani.</p>
<p>Oggi una ciclopedonale sulla sinistra orografica del Tanaro mi conduce in 30 minuti alla suggestiva frazione di Pievetta. Lungo il cammino, mi fa compagnia il saltellare nei campi di un leprotto e il tracciato di quella ferrovia Ceva &#8211; Ormea che fu attiva dal 1889 al 2012 e che presto riattiverà, oltre ai treni storico-turistici, il normale servizio viaggiatori.</p>
<p>Mi piace quando negli sguardi delle persone intravedo la domanda &#8220;Che ci fanno qui questi due?&#8221;, perché è la conferma di un modo di viaggiare e di esplorare che Luisa Puppo ed io abbiamo affinato nel tempo, un po&#8217; à rebours e sempre fuori dalle rotte di massa.</p>
<p>A Pievetta mi accolgono prima l&#8217;albergo ristorante &#8220;Il Castagneto&#8221;, dove bevo un aperitivo in giardino e dove annuso profumi di cucina (il locale è noto per funghi, verdure e castagne) che mi inducono a prenotare per la settimana successiva. E poi il ristorante &#8220;La Luiza&#8221;, locale lindo e pulitissimo dove nel bel déhors apprezziamo, serviti con gentilezza, ottimi vitel tonné, tartare di fassona, roast beef&#8230;</p>
<p>Tornati con la ciclopedonale a Priola (la ciclopedonale prosegue piacevolmente fino a Ponte di Nava), sosta d&#8217;obbligo è la pasticceria &#8220;Canavese&#8221;, dove ci concediamo un po&#8217; di shopping tra Garessini, baci di dama, torta di nocciole&#8230; e una formaggetta del territorio. Ma sugli scaffali, amico Lettore, apprezzerai confetture di qualità e vari prodotti di ottima gamma.</p>
<p>Da Priola a Pievetta mi commuovono (è da sempre lo spirito di Ligucibario®) queste professionalità eroiche, che perpetuano le tradizioni dei territori, che con abnegazione rappresentano un presidio di accoglienza e di buonessere. Da Priola a Pievetta il verde dei monti boscosi, il silenzio lungo il fiume, le mille farfalle, gli abitati curati, i ramassin, tutto mi invia i segni di un&#8217;Italia ancora a misura d&#8217;uomo, rurale, con storie e percorsi tutti da approfondire.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(14). L&#8217;Ormeasco è dolcetto?</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 13:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: corzetti o croxetti? Cuculli o friscêu? Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà? Eccovi la nuova puntata della rubrica ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte14-lormeasco-e-dolcetto/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?<br />
Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>L&#8217;Ormeasco è dolcetto?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>14. l&#8217;Ormeasco è dolcetto<i>?</i></strong> Assolutamente sì. La DOC Ormeasco di Pornassio (IM) vinifica uve dolcetto, &#8220;risalendo&#8221; una valle quasi montana (dove fu trapiantato all&#8217;inizio del &#8216;300 in seguito a contese feudali Clavesana-Del Carretto) che si dirige tramite Col di Nava verso la val Tanaro cuneese. Una viticoltura eroica che colpì anche Mario Soldati&#8230; Le versioni, dal protocollo disciplinare, sono base, superiore, rosato (sciac-trà, da non confondere ovviamente col passito sciacchetrà delle Cinque Terre), e passito &#8211; con cui insieme ad un pasticcere progettai tanti anni fa la profumata ganache per un cioccolatino &#8211; . Personalmente non ho mai incontrato il passito liquoroso. In funzione di quel che berrete, versate i vini a giusta temperatura e nei corretti calici. Le tipologie più strutturate accompagnano fettuccine al &#8220;tocco&#8221;, ravioli di carne, polpette di cabannina, trippe accomodate&#8230; Lo sciac-trà &#8211; cerasuolo &#8211; è perfetto con la cima, il pollo alla griglia, il coniglio ripieno, finanche &#8211; personalmente &#8220;testato&#8221;&#8230; &#8211; il vitel tonné del vicino Piemonte. Ovviamente sposeremo al passito la varia pasticceria secca, ed il pandolce basso, la spungata, le crostate con confettura di albicocche e dintorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</h2>
<p>Cliccate qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte13-cose-la-scribilita/" target="_blank">la tredicesima faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dal territorio all&#8217;impresa</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 15:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Territorio e impresa sono i target di una serie di proposte consulenziali che Ligucibario® sta cantierando: un idoneo orientamento agli attuali, dinamici scenari turistici e commerciali. Sono venuti a farci visita a Calizzano, graditissimi, un team di giovani professionisti – reduce da uncorso biennale di specializzazione in Tourism Digital Marketing &#8211; che va proponendo al ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/dal-territorio-allimpresa/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/DSCN0467.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22630" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/DSCN0467-300x225.jpg" alt="DSCN0467" width="300" height="225" /></a><em>Territorio e impresa sono i target di una serie di proposte consulenziali che Ligucibario® sta cantierando: un idoneo orientamento agli attuali, dinamici scenari turistici e commerciali</em>.</p>
<p>Sono venuti a farci visita a Calizzano, graditissimi, un team di giovani professionisti – reduce da uncorso biennale di specializzazione in Tourism Digital Marketing &#8211; che va proponendo al mercato alcuni specifici servizi in tema di <strong>grafica, marketing digitale, social media, videomaking</strong>.<br />
Sono rimasti sinceramente incantati da questi luoghi che <strong>Luisa Puppo</strong> ed io, da circa un ventennio, abbiamo eletto in alcuni periodi dell’anno a buen retiro.</p>
<p>Ed in effetti è stato un piacere “scortarli” lungo sentieri e attraverso faggete, raccontando loro <strong>la biodiversità, l’Alta Via dei Monti Liguri, la cultura del castagno</strong>, le risorse culturali che punteggiano gli abitati e talora financo i boschi.<br />
Le loro competenze lavorative stanno via via integrandosi con le nostre, e presto produrremo una serie di proposte consulenziali per i territori e le imprese che vogliano idoneamente orientarsi agli attuali – e sempre in progress – scenari turistici e commerciali.</p>
<p><strong>Calizzano stessa, pur nella sua attrattività naturale, è un luogo dove “far turismo” – escursioni, ricettività, food, botteghe… &#8211; potrebbe e dovrebbe percorrere binari assai più condivisi ed efficaci</strong>. Abbiamo certamente vissuto stagioni accelerate, turbolente, di deregulation, che hanno messo in forse l’esistenza stessa di tante microimprese a gestione famigliare, e nel complesso anche i Comuni (pur se siamo Italia) stentano a tenere il passo, per quanto attiene alla valorizzazione dei propri beni e delle proprie tradizioni, ai ritmi e alle tendenze della domanda, è sufficiente visionare molti siti web “pubblici” per constatare, purtroppo, come risultino poco seduttivi, poco aggiornati e poco interattivi (questa sezione è vuota, questa pagina è in allestimento…).<br />
Qui tuttavia non si tratta di imputare qualcosa a qualcuno, io presumo che tutti facciano tutto quel che possono, bensì si tratta di rimboccarsi le maniche. Anche, evidentemente, negli àmbiti online.</p>
<p>In genere, la storia dei “successi” dimostra che <strong>le destinazioni più attrattive sono quelle in cui i ruoli dell’attore pubblico e delle imprese si integrano e si potenziano</strong>. Sarebbe dunque straordinariamente interessante poter operare sui due fronti in contemporanea, traguardare una dimensione diadica e non dualistica: ovvero qualificando e rafforzando sia le strategie delle amministrazioni e sia quelle di hotel, agriturismi, esercizi commerciali, artigianato… In un&#8217;ottica territorio &#8211; impresa.<br />
Chissà che <strong>le valli Bormida, Tanaro e Mongia</strong> non possano rappresentare (specie in un momento come questo) un eccellente laboratorio di buone prassi, per affrontare validamente le sfide del futuro.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Che fai a Battifollo?</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 10:11:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Battifollo &#8220;inaugura&#8221; Namasté, i miei 8mila fra Bormida, Tanaro e Mongia, un viaggio a puntate dentro un territorio, bellissimo ma “underrated”, che con Luisa Puppo esploro da vent’anni, fra escursioni, incontri, piccoli musei, buone soste… E’ l’omaggio che Ligucibario® (piattaforma senz’alcuna pubblicità) rivolge ai borghi, alle tradizioni, agli artigiani del gusto, a chi in quei luoghi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/che-fai-a-battifollo/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/Foglie-di-Mais-primo-pan.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-23138" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/Foglie-di-Mais-primo-pan-169x300.png" alt="Foglie-di-Mais-primo-pan" width="169" height="300" /></a></p>
<p>Battifollo &#8220;inaugura&#8221; <em>Namasté, i miei 8mila fra Bormida, Tanaro e Mongia,</em> un viaggio a puntate dentro un territorio, bellissimo ma “underrated”, che con Luisa Puppo esploro da vent’anni, fra escursioni, incontri, piccoli musei, buone soste…</p>
<p>E’ l’omaggio che <strong>Ligucibario®</strong> (piattaforma senz’alcuna pubblicità) rivolge ai borghi, alle tradizioni, agli artigiani del gusto, a chi in quei luoghi fra Liguria e Piemonte è restato o è ritornato, in fuga da città sempre più inquinate, alienanti, in fuga da trend sempre più rumorosi e cafoni.</p>
<p>E’ l’affettuosa divulgazione anche e specificamente online di quel che da tanto tempo “patrocino” nei miei <em>gustincontri</em> e nella mia saggistica, sempre più ispirata – lo confesso, e con deferenza – a Gino Veronelli (che ebbi il privilegio di conoscere), a Mario Soldati, ai mirabili scritti di Annibale Salsa, di Luca Mercalli, di Salvatore Settis, di Maurizio Pallante… Non so se io stesso ne caverò un libro, amico Lettore, ormai la carta circola poco (segno dei tempi), ti chiede tanto sforzo ma sovente ti ricambia poco o niente…</p>
<p><strong>Battifollo (CN)</strong> è una “Rio Bo” di circa 260 abitanti, fra Mongia e Tanaro, alte colline verdi dove spicca quel bric Ciarandella (1120m) che talvolta io raggiungo con una deviazione durante la bella e piuttosto rilassante camminata alla cappella di San Giacomo (sull’area ne incontri tante, io prediligo San Bernardo, dove sopravvive una panchina per sedersi nel silenzio e magari recuperare anche un poco di noi stessi).</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240704_150752-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23142" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240704_150752-2-300x234.jpg" alt="IMG_20240704_150752 (2)" width="300" height="234" /></a>La piccola località è dominata da quel che resta (quasi una famosa scultura di Cattelan…) di un castello medievale, ed ovunque regna <strong>il castagno, l’albero del pane,</strong> cui è dedicata nella giusta stagione una sagra. Pini (a Pian del Mondo) e faggi completano la biodiversità locale.</p>
<p>Fino ad una ventina d’anni fa qui operavano due strutture ricettive (ricordo che in una pranzai, “avvolto” da una deliziosa atmosfera fané), ma l’<em>antropocene</em> sta divorando anche quelle, chiudono le locande le trattorie le botteghe le bocciofile…, si perdono le ricette della memoria, i profumi delle comunità, ogni tanto salgo a Viola per ritrovare un paio di tavole alberghiere dove riannusarne.</p>
<p>Lungo la provinciale tra Bagnasco e Scagnello, via Chiossa, abbastanza gettonata nei weekend da centauri e bikers italiani e stranieri, incontri <strong>il biscottificio “Primo Pan”</strong>, tanti decenni di attività, ma definirlo biscottificio è riduttivo. Questo bistrot è infatti un presidio di autenticità che la famiglia di Silvano Giamello ed Angela Biga ostinatamente perpetua, contro il deserto sociale ed economico che via via rischia di circondare tanto made in Italy.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240713_143250.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23143" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240713_143250-210x300.jpg" alt="IMG_20240713_143250" width="210" height="300" /></a>Se curioserai su Google, in realtà constaterai che ne hanno parlato in tanti. La “casetta” aziendale è un delizioso guscio di eccellenze del territorio, preceduto da un giardino con tavolini ombrosi e una terrazzina dove accomodarsi a mangiar qualcosa, <strong>un tagliere e un taglierino, come dico io,</strong> alludendo alla gamma di formaggi, salumi e conserve tanto quanto al piatto di tajarin col ragù, ma “Primo Pan” (che non è un vero e proprio ristorante) si presta bene anche a merende &#8220;sinoire&#8221;, ch&#8217;erano di origine contadina, ad aperitivi, e a piccoli eventi di festa.</p>
<p>Eccelsi vini (fra cui il mio adorato “Carbuné” di Franco Roero) possono accompagnare questa felice esperienza, un po’ fuori dal tempo se ti piace respirare una convivialità quasi langarola con tutto il fascino del garbo antico… Inoltre, dal forno poco lontano – dove s’impiegano <strong>solo farine “Sobrino”</strong>… &#8211; arrivano grissini stirati a mano, focacce e pizze, biscotti, crostate, proposti a prezzi molto corretti (il mulino &#8220;Sobrino&#8221; è uno dei <em>fab ten</em> italiani che propongo nei miei corsi).</p>
<p>Silvano è peraltro uno sperimentatore di quelli creativi e non stravaganti, che ha familiarità tecnica coi grani, l’avena, il mais, il grano saraceno (che non è un grano bensì una poligonacea), e per garantire una biologicità qualitativa si rifornisce di materia prima da <strong>produttori cuneesi certificati, che si tratti di burro da zangolatura, di uova da galline allevate senza crudeltà, di nocciole di Langa</strong>&#8230; Abbiamo conversato a lungo, io stesso conduco da decenni una battaglia a favore delle semintegrali macinate a pietra, dei prefermenti, dei grani antichi, dei mulini meritevoli, una battaglia contro i miglioratori enzimatici, gli olii di sansa, gli strutti&#8230; Insensatezze dettate dal profitto.</p>
<p>Mi dirai quindi se infine hai saputo resistere anche alla tentazione dello shopping, finanche le confezioni sono molto, molto suggestive, un perfetto cadeau per se stessi o per chi si ama.</p>
<p>Da parte mia ti suggerisco sempre una prenotazione telefonica, anche per favorire l’operatività della cucina e del servizio (ora sai cosa faccio a Battifollo).</p>
<p><em>P.S. come sempre, Ligucibario® è da molti anni un team a disposizione di territori, amministrazioni e imprese per orientarsi &#8211; anche in àmbito digitale &#8211; agli attuali scenari turistici e commerciali, contattateci senza impegno su info@ligucibario.com.</em></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Balestrino, un tour nella bellezza</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 13:27:12 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22069" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/balestrino.jpg"><img class="size-medium wp-image-22069" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/balestrino-300x179.jpg" alt="Balestrino e il castello" width="300" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Balestrino e il castello</p></div>
<p>20 anni di esplorazioni culturali insieme a Luisa, anche per via del nostro lavoro, e poi &#8211; pian piano &#8211; di camminate lungo i sentieri dell’<strong>alta val Bormida, della val Tanaro, della val Mongia</strong> mi hanno condotto alla scoperta di territori magnifici, che dal mare del Finale ascendono faggete, valicano in Piemonte (nel Cuneese già montano e malgaro), mescolano culture, riti, ricette.</p>
<p>Fra i borghi che più amo figura non da oggi <strong>Balestrino</strong>. Un grumo antico di case, inconfondibilmente Liguria, dominate dal castello carrettesco. Da una parte scendi verso Toirano, dall’altra sali a Castelvecchio di Rocca Barbena e poi al colle Scràvaion, verso Bardineto, quanta bellezza a lato dei finestrini dell’auto&#8230;</p>
<p>Ho frequentato e frequento Balestrino anche in virtù dei suoi ristoranti, uno in particolare, attivo dal 1900 e dotato di camere, con splendida terrazza vista ulivi dove in estate – serviti con cura premurosa dalla proprietaria &#8211; assaggiare sfiziose bruschette mediterranee, pesto, ravioli di borragine, pansoti con la salsa di noci, coniglio alla ligure, cima, qualche piatto di pesce, e freschi dessert.</p>
<p>Balestrino vanta tradizioni gastronomiche peculiari (anche grazie a patate, castagneti, fungaie, frutta…), fra cui il sugo di gherigli che accompagna pasta casereccia; i ravioli cosiddetti “al faraballa”, ricchi di verdure e conditi con sugo di coniglio, con ampi lembi di sfoglia attorno alla farcia; lo zemin di legumi, un tempo cucinato per la notte dei morti dopo la chiamata e il requiem; l’umile, irrinunciabile panizza di ceci tagliata a cubettoni e condita con olio aceto pepe; il turtelin di cavoli invernali, riso, formaggi ovini; e qualche volta la zeraria, con carni di gallina in gelatina, elegantemente disposta sulle foglie di alloro… Il tutto accompagnato why not da quel vino “Lappazucche” (un cerasuolo) che nasce da uve barbarossa coltivate in loco e a Pieve di Teco. E tutto ciò “compartecipa” di qualcosa che io caso per caso definisco genius loci, &#8220;buonessere&#8221;, cultivar autoctone, filiere accorciate, e si tratta di caratteristiche che – guarda caso? &#8211; il turismo esperienziale da qualche anno priorizza (se hai piacere a sapere quel che ne penso e ne scrivo, <a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/?product=libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>Lo scorso settembre Luisa ed io abbiamo partecipato ad un interessantissimo tour del paese, che ci ha svelato anche aspetti meno noti, contestualizzando – come piace a me &#8211; la macrostoria dentro le microstorie (i giorni e le opere) di coloro che nei secoli questo paese hanno abitato… Un percorso fra chiese, affreschi, ruralità, antiche scuderie, che per alcune ore – anche grazie alle capacità e alla passione della storyteller &#8211; ha catalizzato la nostra attenzione.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/di-gangi-a-balestrino.jpg"><img class="size-medium wp-image-22070" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/di-gangi-a-balestrino-300x225.jpg" alt="alessandra di gangi al lavoro" width="300" height="225" /></a></p>
<p>“Venite a Balestrino”, reciterebbe dunque un noto format televisivo, ed è un invito al quale mi associo di tutto cuore, perché so che anche qui ancora esiste quella meritoria tipologia di giovani dinamici i quali amano il proprio paese, ne tutelano e promuovono i valori, e si battono <strong>perché le comunità locali abbiano ancora un futuro dentro cui recitare il loro indispensabile ruolo</strong> (e da tanti anni, mi sia riconosciuto, questa è anche la “battaglia” di Ligucibario® e della mia saggistica…).</p>
<p>In tal senso, molto entroterra ligure necessita – nient’affatto utopisticamente &#8211; di infrastrutture e servizi, non di museificazioni oleografiche, necessita di “opportunità” grazie a cui trattenere i giovani, garantire lavoro, manutenere le risorse naturali ed antropiche, confermare positive qualità di vita. Aldilà di stereotipi e demagogie, gran parte dell’entroterra ligure ha sin qui scontato rispetto alle spiagge una marginalizzazione che ovviamente propone un dark side, specie in senso turistico, ma io milito fra coloro che auspicano un post-pandemia dalle tendenze socioeconomiche confortanti: <strong>sostenibilità, biodiversità, interesse verso destinazioni a misura d’uomo, autentiche, non massificate, lontane dalla folla che le usa-e-getta</strong>.</p>
<p>Ben vengano dunque iniziative come quelle di Balestrino, le quali – specie se ben supportate anche online – contribuiscono a divulgare una Liguria talora meno “immediata” ma forse &#8211; proprio per questo – dal fascino senza tempo… Quella Liguria, amico lettore, che io stesso seguiterò a cantare, a proporre nei miei corsi, a descrivere nei miei <em>gustincontri</em>. A porre al centro della mia attività professionale (se hai piacere a saperne di più <a title="luisa puppo e umberto curti" href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>A presto, Balestrino, e buon Natale a te: questo è solo un piccolo pensiero &#8211; di Luisa e mio &#8211; che spero ti sia gradito porre sotto l’albero.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>La Giornata del latte e la Liguria montana, turismo e sostenibilità</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 08:50:22 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-ponte-di-nava.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21594" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-ponte-di-nava-300x170.jpg" alt="smart" width="300" height="170" /></a>Il 1 giugno ricorre la <a href="https://worldmilkday.org/" target="_blank"><strong>Giornata mondiale del latte</strong></a>, istituita nel 2012 dalla FAO<strong>.</strong> E l’Italia appartiene certamente ai Paesi di riferimento per la produzione dell’oro bianco.</p>
<p>Sul prossimo numero di LiguriaFood, il magazine bimestrale edito da Sabatelli, ho non a caso curato un <strong>lungo, esauriente articolo sui formaggi liguri</strong> (ma null’altro “spoilero” qui, invitando i Lettori a procurarselo fra poco nelle edicole…).</p>
<h2>Giornata mondiale del latte: spunti di riflessione e scenari turistici</h2>
<p>In una stagione di turismi sempre più <em>esperienziali</em>, l’idea &#8220;stimolata&#8221; dalla Giornata del latte potrebbe esser quella di ideare una vera e propria “cheese way”, che da una parte legasse fra loro le eccellenze territoriali, dall’altra gettasse ponti anche interregionali, sollecitando interazioni e sinergie concrete fra i formaggi italiani e le ottime imprese cui li dobbiamo.</p>
<p>Ciò peraltro, come sempre, non può costituire una semplice iniziativa “politica” o gastronomica, né uno spontaneismo che rischierebbe impattanti confronti con la realtà.</p>
<h2>Strade di prodotto: buone prassi dell&#8217;accoglienza</h2>
<p><strong>Le strade di prodotto, come dimostra il mirabile caso-studio di Bregenz</strong>, paradiso green fra Austria e Svizzera, non sono semplici collage di luoghi messi in fila – a tavolino &#8211; uno dopo l’altro, e collegati sulle mappe da un trattino… Le strade di prodotto autenticamente operative sono viceversa percorsi ricchi di servizi, di escursioni, di eventi, di esperienzialità, ben “aggregati” a comporre un <em>product</em> turistico (e non solo).</p>
<p>Il marketing e il management, in tal senso, dimostrano sempre che <strong>1+1=3</strong>, ovvero che la competitività si costruisce via via attraverso i partenariati, la visione d’insieme, la capacità di tessere reti interprofessionali, tanto più in una stagione storica caratterizzata da deregulation e accelerazioni brutali… La Liguria è terra di coste e di entroterra, ormai attrattiva 365 giorni l’anno. C’è tuttora un grande, ma stimolante lavoro di sensibilizzazione/formazione da svolgere, sui temi anzitutto <strong>dell’accoglienza targettizzata, del web e dei social, della “narrazione” di ciò che siamo</strong> prima ancora di ciò che facciamo (il post-pandemia non sta che confermando alcune tendenze preesistenti&#8230;). La Giornata del latte ci induce dunque a importanti riflessioni.</p>
<h2>Liguria montana, malgara, rurale: un patrimonio da vivificare</h2>
<p>E c’è tuttora un grande areale, ovvero <strong>la Liguria montana, malgara, rurale</strong>, la Liguria alpino-appenninica, dei borghi aggrappati e delle cucine bianche, dell&#8217;<strong>Alta Via</strong> e delle vie del sale, che chiede un ruolo di prima fila nei progetti che si cantiereranno, perché la montagna – senza infrastrutture e servizi – non potrà “riaccogliere” coloro che l’hanno, sovente a malincuore, abbandonata.</p>
<p>Io trascorro lunghi periodi a <strong>Calizzano</strong>, in Alta Val Bormida ad un passo dai tecci e dalla maestosa faggeta del Melogno, ma anche dalle valli <strong>Tanaro e Mongia</strong>, che da Ormea a Viola mi regalano differenti, ulteriori trekking e suggestioni, a contatto vero e non cartolinesco con la biodiversità (e lontano dagli “insensati clamori” cui già accennava un poeta della levatura di <strong>Giorgio Caproni</strong>…).</p>
<p>Da molti anni vedo quindi coi miei occhi che <strong>la montagna non va museificata, bensì vivificata,</strong> garantendo in primis opportunità di lavoro e abitative a chi intende restarvi, o tornarvi. Montagna significa anche sacrificio, isolamento, frugalità, perché la natura ha le proprie regole. Ma “<em>wildlife stays wildlife pays</em>”, proverbiano gli americani, e questo mi pare l’auspicio costante, <strong>di Ligucibario® e di Luisa Puppo</strong>, che anche molti giovani (qualcuno lo incontro per fortuna anche nei vari corsi dove insegno) condividerebbero.</p>
<p>Talora percepisco che sanno guardare avanti col cuore, e noi abbiamo perciò il dovere di non mortificare quello sguardo, e di potenziare le loro competenze professionali (specie in un Paese in cui tanti si dichiarano esperti di turismo, ma davvero pochi lo sono).</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Tour delle cascine, Bardineto</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2022 13:16:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Turismo rurale e marketing. Riflessioni operative a latere di un hiking tour tra cascine e faggete Un borgo sin dal check in nei propri vicoli può trasmettere senso d’appartenenza, così come la mancata tutela di boschi e sentieri costituisce uno dei peggiori biglietti da visita. Una camera d’agriturismo, in sé, può risultare ambasciatrice di buonessere ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/tour-delle-cascine-bardineto-pensieri-di-marketing-turistico/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-fiori.jpg"><img class="size-medium wp-image-21114 aligncenter" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-fiori-300x225.jpg" alt="foto fiori" width="300" height="225" /></a></p>
<h2>Turismo rurale e marketing. Riflessioni operative a latere di un <em>hiking tour</em> tra cascine e faggete</h2>
<blockquote><p><em>Un borgo sin dal check in nei propri vicoli può trasmettere senso d’appartenenza, così come la mancata tutela di boschi e sentieri costituisce uno dei peggiori biglietti da visita. Una camera d’agriturismo, in sé, può risultare ambasciatrice di buonessere o pietra semi-tombale sull’immagine di una località.</em></p></blockquote>
<h3>Autoritratto di uno &#8220;slow hiker&#8221;</h3>
<p>Finiva l’estate 2015, con Luisa (Puppo) percorsi tutto il <strong>Rio Nero a Calizzano</strong>, e a 52 anni grazie a quel bosco compresi in pochi minuti tutto quel che sino ad allora mi ero perso… Poiché tuttavia &#8220;it’s never too late&#8221;, non fu difficile convertirsi via via (sempre con molta prudenza) alle esplorazioni con scarponi e zaino. Rappresento, per dirla col marketing, il classico “target” che predilige sentieri slow, esperienze non estreme, momenti <em>culture&amp;food</em> tra un passo e l’altro.</p>
<p><strong>Oggi, fra le valli Bormida, Tanaro e Mongia “possiedo” ormai una cinquantina di itinerari</strong> (aumenteranno, lo sento), quasi tutti semplici e a portata di famiglie, che mi hanno dischiuso l’autentico <em>genius loci</em> di queste terre un po’ ai margini dei flussi turistici e delle visibilità mediatiche. Visto che in tutti questi anni di lavoro ho pubblicato quasi una ventina di volumi <a title="tutti i libri di umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">link</a>, un editore di recente mi ha proposto di redigere specificamente una guida, che pubblicherò col titolo (un po’ giocoso…) di <em>Namasté. I miei 8000 fra Bormida e Tanaro</em>, raccontando le mie camminate, e beninteso conterrà anche (quello era e rimane il mio mestiere) notizie storico-antropologiche, “ritratti” di persone che amo e stimo, <strong>indirizzi per ben dormire, ben mangiare, ben comprare</strong>. Avrò molte, davvero molte meraviglie da condividere, a maggior ragione se quest’epoca post-covid indurrà un po’ di ripensamenti – anche di natura turistica &#8211; quanto mai necessari, dato che il modello socioeconomico in cui viviamo si sta mostrando sempre più distorto e nocivo, <strong>sempre più consumistico e spietato</strong>.</p>
<h3>Entroterra (ligure), quale futuro?</h3>
<p>I giorni scorsi con Luisa ho sperimentato, sotto la guida dell’intraprendente Mitch di <em>Wild Bormida</em>, il <strong>tour delle cascine di Bardineto</strong>, ovvero le belle e vive Collette (dove ho ritrovato la famiglia Carretto-Manfrino che conosco dal 2003…), la Sciorta, ed infine la Dondella, l’anello poi rientrava nel fitto bosco con pendenze da mtbikers – i dominatori del territorio… &#8211; e ci riconsegnava al finale di giornata, in pizzeria. Incantevole anche il tratto lungo <strong>l’Alta Via dei Monti Liguri,</strong> col bivio per monte Lingo, sino al balcone panoramico delle pale eoliche. Da lì, si può proseguire per San Bernardo di Garessio, dov’è stata allestita da poco una <em>big bench</em> e donde si sale al Galero o si scende la via del sale Cerisola-Erli, o per il Quazzo, donde si sale allo Spinarda, tutte escursioni che, organizzandosi con buon senso (clima, orario, equipaggiamento&#8230;), suggerisco.</p>
<p>E’ impressionante riflettere su come sino a non molti anni fa queste cascine, Sciorta e Dondella ma anche altre che incontro lungo il mio zigzagare, <strong>fossero abitate</strong>, da persone che lavoravano campi e boschi ed evidentemente non soffrivano l’isolamento e la mancanza di servizi… Beppino Carretto, se ben ricordo, mi precisava che tra Quazzo e Scravaion operavano anche una scuola ed una trattoria (“dei laghi lunghi”). Molte microcomunità – io lo so bene perché leggo <strong>Paolo Cognetti, Annibale Salsa, Paolo Rumiz</strong>… &#8211; in Italia sono scomparse, gli asili non hanno più accolto bambini, sui valichi le locande hanno chiuso, molti alberghi denunciano costi fissi sempre meno sostenibili, Alpi ed Appennini hanno scontato un’indifferenza collettiva sovente ignobile, che li ha resi periferici e residuali, sino alle tragedie del cambiamento climatico e non solo (<strong>siccità, incendi, disbosco, frane, peste suina, zecche, disoccupazione</strong>). E, nella mia visione, indebolire o sopprimere un Corpo Forestale è una delle peggiori catastrofi cui uno Stato vada incontro&#8230;</p>
<p>E’ plausibile illudersi, con un’ingenuità “da cartoline”, che le persone (i giovani) tornino ad abitare sui monti da cui altri – magari i nonni – infine fuggirono, stremati dai sacrifici? Ho però anche notizia di un sindaco, zelante e legato al proprio paese (<strong>Bormida</strong>), che è andato concretizzando idee positive, tra cui case in affitto calmierato a 50 euro, attrazione di imprese…</p>
<h3>Obiettivo turismo: le tappe di un (lungo) cammino</h3>
<p>Ma torniamo a me, ed alla mia professione. Nell’àmbito turistico, come noto, si usa continuamente l’espressione “fare sistema” (Luisa ed io la ascoltiamo da 25 anni ciascuno…), in un Paese che storicamente si scinde <strong>fra orazi e curiazi, guelfi e ghibellini, fra “rivalità” e ironie di confine</strong>… Purtroppo da addetto ai lavori mi viene da affermare che la val Bormida ligure difficilmente (non in toto per proprie colpe) sa a tutt’oggi configurarsi come <strong>prodotto turistico</strong>, come offerta 1+1=3, in grado di segnalarsi sui mercati di domanda. I mtbikers da soli non bastano, e mancano &#8220;package&#8221; di ospitalità e  animazione territoriale di consistenza.<br />
<strong>La Liguria</strong> stessa è nell’insieme regione che potrebbe far meglio in termini di integrazione costa-entroterra, di destagionalizzazione, di accoglienza sistemica, con un tessuto di microimprese a gestione famigliare che temo tendano geneticamente al fai-da-te, parlino pochino pochino l’inglese, usino i social in modalità solo spontaneistica, esitino nel cosiddetto storytelling che oggi viceversa è fase integrante di un’ospitalità esperienziale <a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.libreriauniversitaria.it/libro-bianco-turismo-esperienziale-food/libro/9788899012519" target="_blank">link</a>… D’altronde, <strong>persino i miei allievi dell’Università a Imperia – cui pure suggerisco pagine di Philip Kotler, Chris Anderson… &#8211; talora faticano a cogliere i rapidi mutamenti in atto</strong>, tipici di una rivoluzione copernicana, di una deregulation sempre più globale, accelerata e violenta, nel cui seno un decennio rappresenta un’era geologica. “Non più vendere quel che si è prodotto, ma produrre quel che si vende”. E qui mi fermo, perché ormai mi annoierei da me stesso, e chi segue <strong>Ligucibario®</strong> (non sono poi pochissimi), o i miei libri o le mie lezioni, conosce il mio pensiero, che poi è anche quello di Luisa.</p>
<p>Mi sento tuttavia di aggiungere che il turismo è una disciplina quanto mai scientifica, cartesiana, dove non c’è spazio per i tuttologi o per chi immagini banalmente di emulare prassi che altrove hanno funzionato. Così come mi sento di ribadire, pur essendo io stesso uomo di entusiasmi e passioni, che senza piani di marketing territoriale <a title="curti-puppo vent'anni di liguria e food" href="https://www.liguriafood.it/2020/07/22/ventanni-liguria-food/" target="_blank">link</a>, e (occorre dirlo) senza contemporanei interventi formativi alle imprese, molti propositi rischieranno purtroppo d’essere ancora una volta velleitari e sterili (potrei rendicontare decine di progetti e di siti web che in Liguria, lentamente o velocemente, sono sbiaditi sino a scomparire). Occorrerebbero con urgenza, anche in val Bormida, <strong>SWOT analysis “tecniche” e concrete</strong>, che dalle forze e debolezze dell’area consentissero in prospettiva – come si suol dire &#8211; di incrementare gli asset e attenuare le criticità, orientando al meglio gli investimenti. Il tempo è darwiniano, e stringe. Assessori, organizzazioni locali, imprese, volete ragionarne con noi?</p>
<h3>Cosa è davvero &#8220;turismo&#8221;?</h3>
<p>Banalmente, come precisa qualunque manuale di tecnica turistica, <strong>il turismo non è escursionismo</strong>, il turismo implica pernottamenti in loco, i più numerosi possibile, e conseguenti ricadute economiche da tutta una serie di acquisti (beni e servizi) che l’escursionista, trattenendosi solo una giornata, tendenzialmente non compie, limitandosi a “merende”, sagre e poco altro. Si consideri inoltre che – secondo fonti autorevoli – attualmente <strong>8 turisti su 10</strong> prefigurano viaggi e soggiorni online, sul PC e sul cellulare, dove pertanto già s’ingegnano, ben prima di partire, di “assemblare” vacanze e permanenze secondo necessità e gusti (un surfista non è un gastronauta, un turista della fede non è un business traveller). La psicografia, ovvero il profilo dei comportamenti del turista, sempre più ci insegna che <strong>il come conta più del dove</strong>, che il turista non si fissa su una destinazione a prescindere, bensì tende a indagare ciò che vi potrà vivere, sperimentare, apprendere: paesaggi, sensazioni, persone, relazioni, quotidianità, sapori. <strong>Un borgo sin dal check in nei propri vicoli può trasmettere senso d’appartenenza, così come la mancata tutela di boschi e sentieri costituisce uno dei peggiori biglietti da visita. Una camera d’agriturismo, in sé, può risultare ambasciatrice di buonessere o pietra semi-tombale sull’immagine di una località</strong>.</p>
<p>Chi non è online, o chi è online goffamente (siti statici, traduzioni scadenti, prezzi rigidi…), ha quindi favorito la concorrenza, ha quindi perso la partita prima ancora di giocarla. Chi non comunica non esiste, sentenziano correttamente, inoltre la sola comunicazione efficace è quella che sa raggiungere in modo decifrabile il destinatario. Messaggio chiaro?</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong>, docente, saggista e consulente di turismo esperienziale/food</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>20 cose da fare tra Val Bormida e Val Tanaro</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 10:10:51 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-porcini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21101" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-porcini-300x200.jpg" alt="foto porcini" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Escursioni, ciclovie, cultura, musei, soste golose&#8230; Il <em>genius loci</em> di quest&#8217;area racconta outdoor, storia, buona cucina.</p>
<p><strong>20 rilassantissime cose da fare tra Val Bormida e Val Tanaro, sconfinando tra Liguria e Piemonte,</strong> in un&#8217;estate rovente e inquieta.</p>
<p>Vi scrivo un amore per queste terre che da 20 anni scalda e nobilita la mia vita. <strong>Due sole avvertenze, amici Lettori:</strong> l&#8217;escursionista saggio pianifica sempre con prudenza le proprie uscite. Ed il visitatore di musei verifica sempre giorni, orari e modalità d&#8217;apertura delle strutture.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>Immergersi nella faggeta della Barbottina</strong>, riserva demaniale protetta, solenne cattedrale d’alberi secolari, per un <em>forest bathing</em> prezioso al corpo e all’anima (fresche aree picnic lungo i percorsi, la prima già al colle del Melogno).</li>
<li><strong>Passeggiare sul lungolago di <a href="https://www.comuneosiglia.it/" target="_blank">Osiglia</a></strong>, tagliato a metà da ponte Manfrin, che consente fotografie d’autore, e prevedere una doverosa sosta alla macelleria del paese (“Galese”), per la deliziosa salsiccia.</li>
<li><strong>Esplorare – mi raccomando senza fretta &#8211; il centro storico di <a href="https://www.comune.millesimo.sv.it/" target="_blank">Millesimo</a></strong>, uno dei “Borghi più belli d’Italia”, dominato dal castello carrettesco (uno dei tanti che punteggiano ciò che fu feudo di questa casata). Acquisti golosi sotto i portici, e cena in piazza o immediati dintorni (mi piace molto il format de “La Pintadera” di chef Torterolo in piazza Ferrari), quando il tramonto via via lascia spazio ad atmosfere medievaleggianti.</li>
<li><strong>Percorrere l’Alta Via dei Monti Liguri appena fuori <a href="https://www.comune.bardineto.sv.it/hh/index.php" target="_blank">Bardineto</a></strong>, fino al monte Carmo (1.389 m), tra giogo di Toirano e giogo di Giustenice. Shopping indispensabile al banco freschi del celebre caseificio “Frascheri”.</li>
<li><strong>“Conquistare” l’antichissima abbazia di San Pietro in Varatella</strong>, che ha origini colombaniane e dall’alto fronteggia austeramente il mare, proteggendo vallata e naviganti. Una processione di devoti ogni anno la raggiunge lungo erti sentieri per sentir Messa.
<p><div id="attachment_21105" style="width: 235px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/calizzano.jpg"><img class="size-medium wp-image-21105" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/calizzano-225x300.jpg" alt="Calizzano" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Calizzano</p></div></li>
<li><strong>Regalarsi le botteghe e la gastronomia di <a href="https://www.comunedicalizzano.it/hh/index.php" target="_blank">Calizzano</a></strong>, funghi, castagne, torte verdi, carni, acque di fonte…, tra un oggetto di ceramica di Giuliana (“Terra e legno”, via Garibaldi) e un gelato al “K2” (via 25 aprile) che crea dipendenze. Menu d’eccellenza (intendo creatività senza stravaganze) all’agriturismo “Ca’ di voi” in frazione Caragna, e notti di silenzio assoluto all’agriturismo “La brinetta” in frazione Frassino, accolti dalla gentilissima famiglia Pesce a pochi metri dalla faggeta.</li>
<li>Posteggiare al colle del Quazzo e dopo un’ora abbondante di facile salita ecco la sommità di monte <strong>Spinarda (1.357 m), tripudio di erbe, fiori e farfalle</strong>, “altopiano” da cui la vista può spaziare su tutte le catene montuose circostanti. Disponendo di 2 auto, si può ridiscendere con altro percorso direttamente a frazione Valle e quindi a Calizzano.</li>
<li><strong>Visitare il Museo dell’arte vetraria ad <a href="https://www.comune.altare.sv.it/" target="_blank">Altare</a></strong>, presso la magnifica Villa Rosa in stile liberty, e garantirsi il gusto della miglior tradizione al ristorante “Quintilio” (via Gramsci), che perpetua ricette d’antan. Mio padre, che era gourmet vero, lo scoprì negli anni &#8217;80 del secolo scorso, se la memoria non mi tradisce il menu sciorinava soavità come peperoni ripieni, maccheroni ai porcini, coniglio, selezioni di formaggi&#8230;</li>
<li><strong>Scoprire il commovente museo “C’era una volta” a Riofreddo, frazioncina di <a href="https://www.comune.murialdo.sv.it/" target="_blank">Murialdo</a></strong> dove il tempo pare fermarsi. Poco oltre, o poco prima secondo provenienze, la magnifica chiesa di San Lorenzo, quattrocentesca, sorveglia la provinciale con l’alto campanile gotico e l’inconfondibile lunetta sopra il portale. Shopping di formaggi alla vicina bottega, o felici pasti &#8211; dai prezzi onestissimi &#8211; al ristorante “Il ponte”, quello del magnifico elisir “Spingitutto”.</li>
<li><strong>Respirare passione sportiva al notevolissimo Museo della bicicletta di <a href="https://www.comune.cosseria.sv.it/" target="_blank">Cossèria</a></strong>, progetto del compianto Luciano Berruti, mancato di recente ma di cui resta ben viva la memoria. Cossèria va anche celebre per le rievocazioni napoleoniche, poiché vi si svolsero accaniti scontri (13-14 aprile 1796…).
<p><div id="attachment_21106" style="width: 258px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/garessio.jpg"><img class="size-medium wp-image-21106" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/garessio-248x300.jpg" alt="Garessio" width="248" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Garessio</p></div></li>
<li><strong>Fotografare il quieto, accogliente centro storico di <a href="https://www.comune.garessio.cn.it/it-it/home" target="_blank">Garessio</a> (Borgo Maggiore)</strong>, dal volto medievale, sotto i ruderi del castello. E’ un altro dei “Borghi più belli d’Italia”. Apericena, ad esempio, all’Agribar del Duduro, coi tavoli proprio dinanzi al Palazzo Comunale, profumo di tome e di brüss, acquistabili anche nella bottega a Borgo Ponte o nell’agriturismo in frazione Prossaldo.</li>
<li><strong>Salire (in auto) alla Colla di Casotto</strong>, donde si dipartono infiniti percorsi trek&amp;bike, fra cui l’ascesa frequentatissima al monte Mindino (1.879 m), e dove “Il gallo di monte” – grazie a Paola e Fabiola &#8211; assicura sorrisi, taglieri di salumi e formaggi, e alcuni curati piatti un po’ piemontesi un po’ liguri.</li>
<li><strong>Innamorarsi della (restaurata) Reggia sabauda di Casotto</strong>, in mezzo ai boschi, che prima fu certosa di monaci, solitari ma alacri, oggi cuore di un territorio che dona escursioni di vario impegno (certune molto note agli appassionati), formaggi e paste di meliga.</li>
<li><strong>Sedere ai tavoli della “Locanda del mulino” di Beppino Occelli, a Valcasotto</strong>, spazi luminosi per una cucina di classe, una bella carta dei vini, e un carrello di formaggi – vi assicuro &#8211; letteralmente tra i migliori d’Europa.</li>
<li>Svoltare da Nasagò, lungo la Statale 28, <strong>verso Barchi e la sua torre saracena</strong>, antico cilindro di pietra appollaiato sulla rupe, a sorvegliare i transiti lungo la sottostante strada di valle. Nella vicina Trappa, serena sosta sempre lungo la Statale alla “Fabbrica del cotone”, con tartare all’albese e vitel tonnati a regola d’arte (la sera anche pizza).
<p><div id="attachment_21107" style="width: 235px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/ormea.jpg"><img class="size-medium wp-image-21107" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/ormea-225x300.jpg" alt="Ormea" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ormea</p></div></li>
<li><strong>Raggiungere <a href="https://www.comune.ormea.cn.it/it-it/home" target="_blank">Ormea</a>, magari in occasione di quei “treni storici” a vapore</strong> che durante l’anno vi arrivano da Ceva trainando carrozze &#8220;centoporte&#8221;, lungo una struggente ferrovia che era stata chiusa nel 2012 ma che oggi Deogratias è riaperta a fini turistico-culturali. La cittadina, col suo reticolo ombroso di “trevi” (i vicoli), è già Piemonte montano, con una straordinaria balconata di escursioni che può durare giorni. Infinite, davvero infinite, le possibilità per placare l’appetito o sorseggiare un aperitivo.</li>
<li><strong>Pedalare (o camminare) lungo la ciclovia del Tanaro</strong>, che da Pievetta conduce sino a Ponte di Nava, fra villette, aree prative, piccole coltivazioni… Presso Cantarana, alzando gli occhi, ecco la sbalorditiva balma del messere, cui volendo si perviene con breve salita. Poco oltre, l’hotel “San Carlo”, celebre ristorante con terrazze sulle vasche per la pesca. Più avanti ancora ecco Ponte di Nava, crocevia che ospita 3 ottimi ristoranti, un bar che propone validi taglieri, e 2 eccellenti negozi di ortofrutta/alimentari. Da lì, Viozene e il Mongioie sono davvero ad un attimo…</li>
<li>Progettare <strong>da San Bernardo di Garessio l’ascesa al monte Galero (1.714 m),</strong> più agevole per i meno “fanatici” (come me) grazie all’opzione easy del passo delle Caranche. Dalla cima, con piccola croce metallica, nelle giornate terse si godono incredibili panorami tra val d’Aosta e Corsica.</li>
<li><strong>Assaggiare la polenta bianca (o saracena),</strong> risorsa delle aree rurali, <em>saudade</em> di grano saraceno (oggi anche farina bianca), patate, porri soffritti, porcini e panna. Regalava calorie energizzanti ad uomini e donne sfiniti dal lavoro nei campi, nei boschi, in malga&#8230; E’ oggetto, non a caso, di sentitissime sagre.</li>
<li><strong>Assistere all’incantevole <em>bal do sabre</em> (danza delle spade), che ogni anno da <a href="https://www.comune.bagnasco.cn.it/" target="_blank">Bagnasco</a></strong> s’irradia verso altre località, perpetuando un rituale simbolico che ha meritato anche il bellissimo docufilm di Sandro Bozzolo. Nella vicina Nucetto, imperdibile sulla Statale 28 il ristorante “Vittorio”, che conferma i trascorsi aurei di Bagnasco, con antipasti e “passeggiate” innovative capaci di attualizzare i grandi classici. A quel punto, suggerisco infine di seguire verso Ceva, che ha piccolo ma affascinante centro storico e, all&#8217;occorrenza, altre assai buone tavole. Non mangiandovi di frequente, qui lascio a voi scelte e &#8220;recensioni&#8221;&#8230;</li>
</ol>
<p><strong>Umberto Curti</strong>, docente, consulente e saggista di turismo esperienziale/food</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Namasté. I miei 8.000 fra Bormida e Tanaro</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2022 15:17:25 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21062" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/06/foto-C38.jpg"><img class="size-medium wp-image-21062" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/06/foto-C38-300x225.jpg" alt="sentiero C38 da colla di casotto a reggia sabauda" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">sentiero C38 da colla di casotto a reggia sabauda</p></div>
<p>Vent’anni ormai di esperienze (a piedi, il modo più celere di viaggiare) <strong>tra Liguria e Piemonte</strong>, di hiking con Luisa sempre più “ardimentosi”, ma prudenti, scoprendo anche percorsi e collegamenti meno noti… Non solo <strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong>, quindi. E’ inesauribile questo territorio fra Bormida e Tanaro, che regala decine e decine di escursioni (ed io l&#8217;ho cantato molte volte, ad es. <a title="umberto curti calizzano mon amour" href="https://www.ligucibario.com/calizzano-mon-amour/" target="_blank">a questo link</a> oppure <a title="umberto curti calizzano profumo di comunità" href="https://www.liguriafood.it/2020/08/31/calizzano-profumo-comunita/" target="_blank">a questo</a>).</p>
<p>Una dimensione che, nel silenzio assoluto <strong>delle faggete e dei castagneti</strong>, via via mi sta restituendo a me stesso.</p>
<p>Da Calizzano, col <strong>colle del Quazzo</strong> (dove purtroppo sto notando disboschi alquanto aggressivi che mi preoccupano…) raggiungo <strong>Garessio</strong> in circa 25 minuti. Lungo la strada il santuario di Valsorda (1915), col cupolone a tamburo, è meta ogni primo maggio di una sentitissima processione. E grazie a Garessio già sento l’altra montagna, quella degli influssi occitani, e provenzali, quella dei trascorsi sciistici (ma alla Colla di Casotto mi dicono che stia per riprendere servizio <strong>la seggiovia per monte Berlino</strong>, e &#8220;aprirebbe&#8221; ai meno allenati l&#8217;alpe di Perabruna e il rifugio Manolino…).</p>
<p>Ma anche quella, per così dire, delle consonanze, i muretti a secco, gli essiccatoi per le castagne, la polenta bianca, le ricette con fagioli e ceci, le tome di pecora, il brüss, l&#8217;Ormeasco, questo straordinario DOC  ligure che però ha per nome un aggettivo piemontese&#8230;</p>
<p>Transita lenta lungo la statale 28 una corriera, che può condurre <strong>a Ceva oppure a Ormea</strong>, cittadine molto molto interessanti (una ricca di portici l&#8217;altra a forma di cuore), ma per fortuna anche la “vecchia” linea ferroviaria (dismessa nel 2012) è stata rimessa in funzione, con finalità turistiche, e <strong>una sbuffante locomotiva a vapore</strong> traina più volte durante l’anno uno splendido seguito di carrozze &#8220;centoporte&#8221;, quelle che i più giovani non hanno mai veduto (a Nucetto è visitabile il toccante museo dedicato alla linea, verificare sempre giorni e orari di apertura).</p>
<p>Amico Lettore, conosci questi luoghi? Vicini e pur appartati. Ad un passo dalla Riviera e pur rurali e malgari. Ti chiamano. Là m’incontrerai sovente. A Garessio <strong>passeggio il borgo antico,</strong> lungo l&#8217;asse viario che scendeva ad Albenga, tra chiese e &#8220;conventini&#8221; domenicani, per concedermi l’aperitivo all’”Agribar del Duduro” oppure – al culmine delle viuzze &#8211; costeggio <strong>l’ombroso rio San Mauro</strong>, strada che sale alla cascina dell’arciprete e poi al colle di San Bernardo, dov’è stata appena allestita una &#8220;big bench&#8221;, e dove montare al <strong>Galero</strong> (1.708m) o scendere all’incantevole <strong>Cerisola</strong> (terra di ciliegie?), già sulla via del sale. Percorro <strong>la ciclopedonale del Tanaro</strong>, devio verso la minuscola Trappa (dal campanile svettante), e proseguo per Pian Bernardo (dove le case prendono il sole disposte in fila) oppure mi siedo ai tavoli de “La fabbrica del cotone”, filatura del 1882, che ha battute al coltello e vitel tonnato d’elezione. Qualche volta da Nasagò salgo alla torre di Barchi, &#8220;saraceno&#8221; panorama mozzafiato.  Imbocco la solenne strada per <strong>i “castori” della colla di Casotto (Garessio 2000)</strong>, dove mi attendono cento escursioni ma anche Paola e Fabiola al “Gallo di monte”, col tagliere di formaggi e salumi e qualche piatto di cucina tradizionale che merita il viaggio (dalle<strong> lasagne d’Ormea</strong> alle frittate e torte verdissime).</p>
<p>E, last not least, ridisceso a Garessio faccio acquisti. Lungo via Lepetit indugio prima da “Tucci”, poi da “Non solo toma”, infine da “Stella alpina”, botteghe dove resistere a tutto, direbbe Oscar Wilde, tranne che alle tentazioni, fra cui <strong>i commoventi mirtilli di Valdinferno</strong>. E la tazzina di caffè è quella dell’elegante pasticceria “Cagna” in via Vittorio Emanuele II (favolose pastefrolle e nocciole), a pochi metri dallo IAT, dove la gentilissima signora Bruna distribuisce dépliants, e buoni consigli, a turisti e villeggianti.</p>
<p>Proprio ieri, infine, un’ottima novità: riaperto (pulitissimo) <strong>il sentiero C38,</strong> che ho fotografato, e che dalla Colla di Casotto &#8211; partenza di mille escursioni &#8211; scende con dolci pendenze alla magnifica <strong>Reggia sabauda</strong> che fu certosa, sovente aperta alle visite, e da lì il camminatore può poi proseguire fino al borgo di <strong>Valcasotto, per degustare anche i celebri formaggi</strong> di Beppino Occelli, tuma dla paja e bleu su tutti, in uno scenario &#8211; con mulino napoleonico &#8211; davvero d&#8217;altri tempi… Il gourmet tuttavia sappia che anche Pamparato coi biscotti di meliga è ad un passo.</p>
<p>Valgano perciò, queste poche ma affettuose righe, a ringraziare i soggetti pubblici che hanno reso possibile questo ripristino. <strong>Wildlife stays, wildlife pays</strong>. Nel tempo difficile in cui viviamo, il futuro poggia anche sulla memoria, e la natura costituisce &#8211; come sempre &#8211; la vera e sola magistra vitae.</p>
<p>Amico Lettore, visita la Val Tanaro, ti sfido a trovare territori montani più a misura di&#8230;Riviera. Ma scoprila secondo i tuoi ritmi e le tue passioni, e di sicuro l&#8217;amerai. Buon viaggio!</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/namaste-i-miei-8-000-fra-bormida-e-tanaro/">Namasté. I miei 8.000 fra Bormida e Tanaro</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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