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	<title>Ligucibario &#187; val di vara</title>
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		<title>Coltivare la terra, nutrire la tavola</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; L’agricoltura è come il bosco, detiene un insieme di valori anche in senso storico, culturale, socioeconomico, occupazionale. Mai dunque come in questo tempo globalizzato, l’antropocene, tutelare (e promuovere) le qualità alimentari si posiziona come imperativo quotidiano e diretto per favorire la sopravvivenza delle biodiversità. Ricordo quando in gioventù ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/coltivare-la-terra-nutrire-la-tavola/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/fiori-zucchina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30216" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/fiori-zucchina-300x225.jpg" alt="fiori zucchina" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>L’agricoltura è come il bosco, detiene un insieme di valori anche in senso storico, culturale, socioeconomico, occupazionale. Mai dunque come in questo tempo globalizzato, l’antropocene, tutelare (e promuovere) le qualità alimentari si posiziona come imperativo quotidiano e diretto per favorire la sopravvivenza delle biodiversità.</p>
<p>Ricordo quando in gioventù parlavo ai miei amici “estivi” (pressoché tutti lombardi) di Liguria “montana”, restavano allibiti, vivendola solo come rivierasca, marina, non immaginando che il Mediterraneo ha sponde quasi subito verdissime, e talvolta cime su cui d’inverno persino nevica.</p>
<p>Oggi le sfide dell’innovazione (si pensi al “precision farming”), della sostenibilità, della dignità del lavoro rurale, traguardano &#8211; assai più che in passato &#8211; comparti via via multifunzionali: agriturismi, fattorie didattiche, vendita diretta, escursionismo, matching con consumatori di prossimità al fine di accorciare le filiere&#8230;</p>
<p>E chi come me ha la fortuna di vivere per lunghi periodi in una valle d’entroterra percepisce anche un grande interesse giovanile attorno alla terra, con giovani i quali decidono di rimanere in loco ma anche giovani i quali (ben sapendo che quella terra è sacrificio) investono il proprio avvenire stabilendovisi da altrove. Wildlife stays, wildlife pays: la natura, se si perpetua, ripaga.</p>
<p>Accanto a tutto ciò, ed è già molto, un Paese costellato di patrimonii UNESCO, fra i quali di recente la cucina stessa intesa come convivio, dovrebbe consolidare una strategia nazionale di educazione alimentare (ancora troppi consumatori di fatto non conoscono quel che infilano nel carrello della spesa). Mi riferisco ad un “disegno” complessivo che coinvolgesse agricoltori, consorzi DOP, scuole elementari-medie-superiori, famiglie, cuochi, foodbloggers, eccetera eccetera, convergendo in primis sul tema dei prodotti puliti, stagionali, di semplice tracciabilità, salubri (sono infatti sempre più allarmanti pure in Italia i dati circa l’obesità infantile, indotta anche da distributori automatici carichi di mille snack assai discutibili).</p>
<p>E’ del resto il tema delle cultivar autoctone, dei grani antichi, del pesce “povero” (squisito), del riavvicinamento fra campagne e centri abitati… Se il cibo è da sempre un concreto modo di essere delle comunità, mangiar bene, in Italia, dovrebbe assurgere a diritto. Quale testimone dunque vorremo passare ai giovani?</p>
<p>Per quanto sopra, agli amici Lettori di Ligucibario® (che da tanti anni non sono poi pochi) non posso che suggerire Padre Sandro Lagomarsini, “Coltivare e custodire”, ed. Libreria editrice fiorentina, 2017… Un volume che odora di Val di Vara.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su  <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(47). Cos&#8217;è la baciocca?</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2025 09:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: corzetti o croxetti? Cuculli o friscêu? Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà? Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte47-cose-la-baciocca/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Cos&#8217;è la baciocca?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>47. cos&#8217;è la baciocca?</strong> E&#8217; una torta salata di patate, diffusa anzitutto nel Levante ligure, &#8220;cugina&#8221; ma assai diversa rispetto alla <em>frandura di Montalto</em>, la sua dirimpettaia a Ponente (quasi un gratin)&#8230; Quando, grazie in primis a Padre Dondero parroco in val Fontanabuona, via via le patate dal Nuovo Mondo &#8220;spopolarono&#8221;, i menu dell&#8217;entroterra appenninico cambiarono radicalmente. La baciocca cuoce(va) sotto un testo di ghisa e sovente sopra un letto di foglie di castagno – altrimenti oggi mezz’ora in forno a 180°C &#8211; . In Val di Vara tendenzialmente entra nell’impasto la ricotta, in Val d’Aveto il “sarazzö” (una ricotta stagionata e salata, che rammenta il Sairas piemontese). E’ ricetta-antipasto del ‘700, con piccole varianti anche e squisitamente casalinghe fra Sturla (patate affettate cui si sovrappone una farcia di magro) e Graveglia (patate schiacciate dentro la farcia stessa, diffidare da innovazioni recenti!). Esisterebbe poi &#8211; uso il condizionale &#8211; una versione marinara, con due ripieni distinti, una delle quali con una parte di acciughe trite ed una di acciughe crude, aperte e diliscate&#8230;</p>
<p>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</p>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte46-il-pesto-deriva-dal-moretum/" target="_blank">la 46ma faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Ben di morti</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 12:39:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ben di morti è una torta lievitata, tra Carrara e confine con Liguria, preparata con farina di grano, acqua, olio, un pizzico di sale, cosiddetta in quanto legata all’importante rito del “ben di morti”, tra Ognissanti e il giorno dei defunti, tipico anche di Lerici, Pignone, Bolano, val di Vara (SP); può esser notoriamente senza ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ben-di-morti/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ben di morti è una torta lievitata, tra Carrara e confine con Liguria, preparata con farina di grano, acqua, olio, un pizzico di sale, cosiddetta in quanto legata all’importante rito del “ben di morti”, tra Ognissanti e il giorno dei defunti, tipico anche di Lerici, Pignone, Bolano, val di Vara (SP); può esser notoriamente senza zucchero, ingentilita da uvette, noci, semi di finocchietto&#8230;<br />
L’uva essiccata era, spesso e volentieri, a costo zero perché frutto dell’andare a “graspoḍár” nelle vigne, dopo che si era fatta la vendemmia. Un tempo tra Liguria e Carrara vigeva la tradizione che permetteva a ragazzi e donne di raccogliere tutti quei grappoli sfuggiti alla vendemmia e ancora presenti sui filari di vite…<br />
Al ben di morti Ligucibario® abbina un passito a bacca bianca.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ben-di-morti/">Ben di morti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Grano bianco di Suvero</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 13:55:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Con grano bianco di Suvero s&#8217;identifica una varietà antica di grano tenero (Triticum aestivum) coltivato tradizionalmente nelle valli di Suvero, presso Rocchetta Vara (SP), dove grani allignavano &#8211; e sono documentati &#8211; già dal ‘500&#8230; La Liguria, per &#8220;costrizioni&#8221; orografiche, come noto non è mai stata cerealicola. Ma questo è sopravvissuto a varie calamità e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/grano-bianco-di-suvero/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con grano bianco di Suvero s&#8217;identifica una varietà antica di grano tenero (Triticum aestivum) coltivato tradizionalmente nelle valli di Suvero, presso Rocchetta Vara (SP), dove grani allignavano &#8211; e sono documentati &#8211; già dal ‘500&#8230; La Liguria, per &#8220;costrizioni&#8221; orografiche, come noto non è mai stata cerealicola. Ma questo è sopravvissuto a varie calamità e crisi, e si connota per cariossidi dal colore chiaro e per una frattura farinosa. La pianta ha (prevedibilmente, trattandosi di varietà antica) taglia abbastanza alta e una spiga mutica, cioè priva di reste. Si semina – in un ambiente a positiva rotazione colturale &#8211; da fine ottobre fino a Santa Lucia, e ha ciclo vegetativo di circa 240/250 giorni (la concimazione è organica, con letame); la raccolta perciò va poi da metà luglio fino ad inizio agosto, praticata tramite mietitrebbia oppure ancora a mano. Prima della raccolta a campo aperto, le spighe più ricche in semi vengono scelte come sementi per l’anno seguente. Dopo la trebbiatura il grano viene steso al sole almeno tre giorni onde essiccare; dopodiché viene serbato in magazzini freschi e aerati, racchiuso in sacchi di iuta, oppure sfuso in casse di legno. Presenta bassi valori di glutine e una buona resa in farina, sebbene sia indicato soprattutto per impasti (panificazione &#8220;diretta&#8221;&#8230;) che giungano in breve tempo alla consistenza massima, ed abbisognino di non alte stabilità…. Per anni dimenticato, è oggi al centro di alcuni recuperi nelle terre incolte. I produttori detentori delle sementi, assieme ad altri soggetti locali, perseguono una valorizzazione anche dei diretti derivati, come farina e pani.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Taiette</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 08:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le taiette, in Val di Vara, tra colline e corsi d&#8217;acqua ad un passo dall&#8217;Emilia, sono tagliatelle di farina dolce di castagne, farina di frumento, acqua tiepida, uova intere e sale. Si tira una sfoglia e si taglia a mano. Dopo cottura al dente in abbondante acqua salata si condiscono ad es. con una ricotta ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/taiette/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le taiette, in Val di Vara, tra colline e corsi d&#8217;acqua ad un passo dall&#8217;Emilia, sono tagliatelle di farina dolce di castagne, farina di frumento, acqua tiepida, uova intere e sale. Si tira una sfoglia e si taglia a mano. Dopo cottura al dente in abbondante acqua salata si condiscono ad es. con una ricotta cremosa, o con un pesto &#8220;ruvido&#8221;, o con olio e formaggio grattugiato (anche un pecorino&#8230;). La Lunigiana propone, simili, le armelette, o lasagne bastarde, e anch&#8217;esse figurano qui sull&#8217;<em>alfabeto del gusto</em>.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Mozzarella di Brugnato</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 10:08:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Mozzarella di Brugnato (SP), si tratta di una produzione P.A.T., da latte vaccino, ambientatasi in loco (val di Vara) da circa 30 anni. Formaggio grasso, fresco, a pasta molle e filata. Si presenta con classica forma ovoidale (sebbene la mozzarella possa prodursi anche in forma di trecce, bocconcini…), conservato nel proprio latticello, ed ha intensità ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/mozzarella-di-brugnato/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mozzarella di Brugnato (SP), si tratta di una produzione P.A.T., da latte vaccino, ambientatasi in loco (val di Vara) da circa 30 anni. Formaggio grasso, fresco, a pasta molle e filata. Si presenta con classica forma ovoidale (sebbene la mozzarella possa prodursi anche in forma di trecce, bocconcini…), conservato nel proprio latticello, ed ha intensità aromatica modesta, regalando soprattutto un ottimo sentore di latte, vagamente acidulo. Si consiglia di consumarla anzitutto con l&#8217;olio extravergine della Riviera ligure e con le erbe aromatiche locali, in primis il basilico, ma come tutte le mozzarelle, che fondono e filano, entra di diritto in svariate ricette…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Caciotta di Brugnato</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 10:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Caciotta di Brugnato (SP), si tratta di una produzione P.A.T., da latte vaccino intero (pastorizzato sebbene le origini raccontassero latte crudo…). Formaggio grasso, fresco o di breve stagionatura, a pasta molle, è lavorato in Val di Vara, dove – come noto &#8211; si è affermata, ormai da un trentennio, una tradizione agro-pastorale bio (io sono stato, nel 2015, fra gli organizzatori a Varese Ligure (SP) del 1° Festival nazionale del biologico, che ebbe enorme successo)&#8230; Le caratteristiche, dopo almeno 20-30 giorni di “stagionatura” successive alla salatura a secco, rinviano ad una media intensità aromatica, che rende questa caciotta dolce, versatile e apprezzata. Può infatti sposare pan martin, verdure di stagione, patate, noci, miele di castagno…, e chiede vini bianchi non troppo strutturati.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Formaggetta del Levante</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jul 2024 10:04:20 +0000</pubDate>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La formaggetta del Levante è una produzione ligure storicamente riferita ad alta valle Stura, alta valle Scrivia, val Graveglia, Bonassola, val di Vara. Peraltro, ogni azienda di tali valli d&#8217;entroterra lavora/caglia il latte disponibile al momento. La vicinanza al mare caratterizza positivamente le essenze di cui s&#8217;alimentano le bestie lattifere&#8230; Sono perlopiù formaggette cilindriche, morbide, senza crosta o con croste sottili, da apprezzare fresche, o stagionate un mese, raramente due, e ancor più raramente stagionate fino a 6-10 mesi, nel qual caso la crosta indurisce e iscurisce. A tavola &#8211; a tutte le ore&#8230; &#8211; accompagnano focaccine e farinata, bruschette e grissini, e vini bianchi delle DOC locali, non impegnativi, la Bianchetta, il Vermentino&#8230;, da versarsi a 10°C in tulipani a stelo alto.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
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<p><strong> </strong></p>
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		<title>Castagno, l&#8217;albero del pane</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 10:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/DSCN3945.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22104" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/DSCN3945-300x209.jpg" alt="DSCN3945" width="300" height="209" /></a>La civiltà del castagno: Liguria, Calizzano&#8230;</h2>
<p>“Il riccio del castagno nasconde tre frutti, il primo del contadino, il secondo del povero e il terzo del prete…”</p>
<p>Sto svolgendo docenze anche nella <strong>terza e quarta edizione del corso di qualifica GAE presso l’ente formativo F.Ire di Genova</strong>, corso che abilita alla professione su scala regionale. Fra i molteplici temi che instancabilmente propongo ai corsisti v’è naturalmente quello della cosiddetta <strong>cultura del castagno</strong>.<br />
Dai monti Pirenei alle Alpi Apuane, per così dire, la <em>Castanea sativa</em> infatti significò &#8211; ed in parte ancora significa &#8211; una civiltà ed un’economia specifiche. Una civiltà che l’antropologo definirebbe insita via via nel profondo degl’immaginari collettivi (giovando dunque ad un affinamento delle tecniche colturali), e che non a caso ritorna anche nella letteratura, nella pittura, nell’esprimere e nell’autofigurarsi delle comunità…<br />
Del resto, ai legionari fedeli già Roma riconosceva non la proprietà dei suoli, ma la prerogativa di piantarvi castagni per il sostentamento, ciò che poteva essere anche oggetto di cessione o lascito ai figli (e qualcosa di tale diritto, si pensi, sopravvive tuttora <strong>in Svizzera e nella sottostante val Camonica</strong>…).<br />
Le invasioni barbariche, come noto, via via produssero anche un abbandono delle zone montane meno “lavorabili”, e ciò si riverberò direttamente sui castagni e la zootecnia transumante, molti pastori dovettero disertare le malghe. Ergo, Alpi e dorsali appenniniche si svuotarono similmente a quanto purtroppo avvenuto in tempi recenti, e rarissime furono le aree in cui il castagno sopravvisse significativamente anche durante l’Alto Medioevo. <strong>Fra queste, tuttavia, la Liguria, anche grazie all’azione sapiente di alcuni monaci</strong> (i cenobi, come noto, furono fucine di botanici, speziali…).<br />
Oggi circa 300mila q di produzione costituiscono comunque un dato non residuale, valgono ½ kg di castagne pro capite, e vi sono fondati motivi per auspicare che tale dato aumenti (l’Italia si conferma sesto produttore mondiale)…</p>
<h2>Del castagno non si butta nulla</h2>
<p>Cibo e farina (e nei castagneti curati si coglievano porcini&#8230;), vien subito da pensare, grazie anche al bel profilo nutrizionale del frutto; ma in realtà <strong>del castagno non si buttava/butterebbe alcunché </strong>(era infatti chiamato &#8220;il maiale del bosco&#8221;):</p>
<ul>
<li>il residuo delle potature entrava fra la legna da ardere, benché non sia ottimale;</li>
<li>i tannini servivano ai conciatori; l’eliminazione ogni anno dei polloni permetteva di realizzare cesti di varia dimensione; le foglie facevano da &#8220;teglia&#8221; sotto le campane di ghisa e quelle secche, custodite nelle fuiachere, fungevano da lettiera per le bestie allevate, o riempivano materassi e pagliericci, oppure se ne traevano infusi e tinture madri, oppure ancora vi si avvolgevano formaggi;</li>
<li>e gli esemplari non più innestati fornivano legno di qualità sia per lavori “edili” (travi e assi, porte, tegole per i tetti…) sia per produrre vari attrezzi, nonché mobilio (tavoli, madie, panche, sgabelli, scaffali, letti e comodini, culle), solide staccionate a delimitare i poderi, palificazioni di sostegno…</li>
</ul>
<p>Una volta, cent’anni fa, nell’hinterland milanese in direzione Lomellina vidi un ortolano arrostire le castagne: vidi il fuoco, la padella traforata, i frutti che “saltavano”, schiudendosi poco a poco e diffondendo un invitante profumo. L’ortolano le avvolse bollenti in un canovaccio onde rimuover le bucce e poi le riversò in una ciotola, offrendomene, con un gesto rituale che s’è inciso indelebilmente nei miei ricordi.</p>
<h2>Castagno, il pane degli Appennini</h2>
<p>Esiste peraltro sul tema tutta una mirabile, talvolta nostalgica saggistica, penso ai lavori di Riccardo Rao, Danilo Gasparini, Alfio Cortonesi, Giovanni Cherubini, Maurizio Miozzi, Tullio Pagano, Marco Alberti, Giovanni Romolo Bignami…<br />
Da essi apprendiamo come la castagna, e la farina che essa origina, risolsero per secoli e secoli i fabbisogni alimentari di molta parte delle regioni d’Italia, da nord a sud. Ottimi castagneti s’incontrano <strong>in Piemonte, in Toscana, nella Garfagnana e in Lunigiana, dove non a caso proliferano mitologie (1) e fiabe e detti popolari a tema</strong> castagna (i bambini stessi nascono non dentro il grembo materno bensì dentro i tronchi del castagno…). Fondamentali coltivazioni ancora punteggiano &#8211; e caratterizzano &#8211; i Monti Cimini, nel Viterbese, nonché la Campania, e a Sant&#8217;Alfio in Sicilia sopravvive l&#8217;esemplare più longevo al mondo, circa 4mila anni di vita&#8230;</p>
<h2>Castagno: il rituale degli essiccatoi</h2>
<p>Io, da parte mia, frequento da tanti anni <strong>Calizzano, in alta val Bormida, dove il castagno convive col faggio e dove gli essiccatoi vengono chiamati tecci, ma ho “esplorato” – benché siano pressoché tutti dismessi &#8211; gli scau a Garessio, i canissi nella splendida valle Arroscia, gli uberghi , i metati in Toscana-Emilia…</strong> Un essiccatoio, fra l’altro, poteva funzionare in comune fra vari nuclei famigliari. E con apprensione ho poi seguito le tragiche vicende del cinipide galligeno, che in loco stava mettendo a rischio l’esistenza stessa dei castagni, prima che un insetto antagonista (il torymus sinensis), una vespina predatrice proveniente anch’essa dalla Cina, risolvesse la situazione.<br />
Come sintetizzare il <strong>rituale dei tecci</strong>, che concorreva a scandire il calendario rurale? Le castagne fresche, colte a mano fra ottobre ed inizio novembre, si collocavano in questi monolocali su di un graticcio (che in alcuni casi, ove mancasse un essiccatoio, poteva perfino essere interno alla cucina di casa!). Il graticcio stava a circa 2,5 m da terra. Sottostante, su piastre, bruciava lentamente un fuoco atto a fornire più calore che fiamma, così da seccare le castagne, ma evitando di carbonizzarle (la farina risulterebbe oltremodo amara). Con costanza e pazienza quel fuoco veniva a turno “vegliato” per tutto il tempo indispensabile (oltre 1 mese), ardendo giorno e notte, sebbene con l’intensità minima possibile, grazie a braci con bucce secche (che risalivano alla battitura dell’anno prima). Nel frattempo, onde dare uniformità alla procedura, la massa dei frutti veniva ciclicamente smossa e capovolta tramite una specie di vanga di legno.<br />
Al termine, si procedeva alla frantumazione delle bucce, parzialmente già separate dalle polpe, chiudendo le castagne in un sacco di tela spessa, che veniva percosso energicamente su un ceppo (si dicono viette le speciali castagne che superano l’essiccazione a buccia integra). Il vaglio a questo punto scorporava i frutti essiccati da tali bucce, così da procedere ad una selezione, che separava i frutti migliori dagli altri, ivi comprese le castagne rotte/danneggiate. Ecco quindi che i frutti migliori si destinavano alla conservazione o alla vendita (un commercio che talora costituiva una boccata d’ossigeno…), mentre gli altri tradizionalmente finivano sul desco del contadino o nutrivano il maiale/le galline. Le castagne conservate (in grossi bancali di castagno progettati all’uopo) si trasportavano poi al mulino un po’ per volta, in sacchi, <strong>e la farina sarebbe valsa a preparare anzitutto la pasta (“matta”) e qualche altra ricetta salata e dolce. Si svolgevano anche forme di baratto, castagne in cambio di farina bianca, olio…</strong></p>
<h2>Castagne, tra tradizioni, gastronomia e mestieri</h2>
<p>Le castagne secche si cucinavano nel latte insieme al riso, o nelle zuppe dove si inzuppavano crostoni di pane strofinati con l’aglio. I contadini liguri, come noto, portavano riso dal Piemonte e dalla Lombardia come contropartita di migrazioni lavorative stagionali. Ma un pugno di castagne secche era anche <strong>dono ambito la notte della Befana, “nascosto” dentro la calza accanto alla stufa (o dentro la scarpa sul davanzale), insieme a qualche fico…</strong><br />
Ho personalmente contribuito alla de.co. del canestrello con farina di castagne di <strong>Montoggio, e con Stefano Torre (titolare e chef del ristorante “Roma”)</strong> all’archeogastronomia locale, castagne comprese, ho dedicato un’affollatissima, memorabile cena (nella foto, il dessert di quella serata).<br />
Amico lettore, <strong>Ligucibario®</strong> ha quindi nel tempo ripetutamente omaggiato quest’albero così munifico e simbolico (leggi, tra gli altri, il mio articolo sulla <strong><a href="https://www.ligucibario.com/la-castagna-in-liguria/" target="_blank">castagna in Liguria</a></strong>), ma beninteso il viaggio potrebbe estendersi – come detto – verso territorialità e paesaggi ampi e dunque anche fuori Liguria, dove i ricettari autentici sciorinano <strong>gnocchi, squisiti pan martin (durante l’ultima guerra andavano a ruba a borsa nera), <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castagnaccio-pattunn-a-in-val-fontanabuona/" target="_blank">castagnacci</a>, pattone, necci…</strong>, fino a quel sontuoso “monte bianco” che forse è giunto in Piemonte e Lombardia dalla vicina Francia.<br />
Il castagno, last not least, ieri più di oggi significava <strong>mestieri</strong>, attivava lavoro: chi ne otteneva cassoni e bauli, mestoli e posate, ciotole, pale, telai, tini, forme e fuscelle da formaggio, misure (stai) per i cereali, arnie (e <strong>il miele di castagno</strong>, un poco amaro, vanta innumeri virtù, antinfiammatorie, antibatteriche…). Chi ne otteneva torchi, giocattoli, sculture per ornare gli ambienti, sovente assai spogli&#8230;<br />
In caso di patologie della pianta, cicliche ove non ricorrenti, il contadino-boscaiolo provvedeva al taglio delle parti malate e all’innesto di nuove piante, onde consentire ai castagneti da frutto un avvenire. Tale cura dei boschi serviva anche a prevenire incendi e scongiurare alluvioni e smottamenti (bei tempi, prima che tanta stoltezza umana prendesse il sopravvento&#8230;).</p>
<h2>I musei del castagno</h2>
<p>Di tale sapienza materiale conservano preziosa testimonianza <strong>alcuni musei ad hoc</strong>, fra cui mi piace qui segnalare il Museo del castagno e del borlengo a Zocca (MO), il Museo del castagno di Castel del Rio (BO), il Museo del castagno di Colognora di Pescaglia (LU), il piccolo Museo dal castagno di Valloriate (CN), il Museo del castagno di Santa Lucia di Pescorocchiano (RI), il Museo della castagna di Lillianes (AO)…<br />
Buone visite, perciò, e buon appetito.<br />
(1) in Val di Vara (dove anche di recente sono state rivitalizzate varietà autoctone) si narra che una volta un anziano e i suoi compagni ritennero che alcuni spiriti abitassero l’interno di un castagno cavo, tuttora esistente quantunque gravato dagli anni, poiché durante la notte vi si scorgevano piccole luci azzurre&#8230;<br />
<strong><a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/">Umberto Curti</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Alta Via dei Monti Liguri, un teamwork</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 10:14:00 +0000</pubDate>
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<p>Nel <strong>corso GAE Guida Ambientale Escursionistica</strong>, in svolgimento presso l’Ente F.Ire di Genova, stiamo “percorrendo” l’Alta Via dei Monti Liguri.</p>
<h2>Alta Via dei Monti Liguri &#8211; cosa è</h2>
<p><a href="https://www.cailiguria.it/AVML/portale/it/tappa_per_tappa.html" target="_blank">Alta Via dei Monti Liguri</a>: in estrema sintesi, un tracciato di 440 km circa che, suddiviso in 8 zone e in 43 tappe di solito ben segnalate (tacca biancorossa), da due a quattro ore circa di cammino l’una, percorre tutta la Liguria <strong>da Ventimiglia (IM), zona stazione, a Ceparana (SP)</strong>, “riunendo” a sistema per l’appassionato di escursionismo pressoché tutti i percorsi, e vette, più <em>green</em> e affascinanti dell’arco regionale.<br />
Uno scrigno di <strong>biodiversità</strong> e un modo peculiare per approcciare tutta, proprio interamente, la Liguria, di fatto <strong>dal confine con la Francia sino alla bassa Val di Vara</strong>, grazie a cammini più o meno di crinale che la traversano sullo spartiacque.<br />
Cammini inclusi anche in due grandi itinerari escursionistici europei, <strong>l’E-1 e L’E-7</strong>. Il primo da Capo Nord (Svezia) a Capo Passero (Siracusa), il secondo da Lisbona a Costanza.</p>
<h2>Alta Via dei Monti Liguri &#8211; un cammino &#8220;vivo&#8221;</h2>
<p>L&#8217;Alta Via “nacque”, ambiziosamente per i tempi (rammento trattarsi dei primi anni ’90 del secolo scorso), all’interno del Piano Territoriale Regionale, traguardando un turismo <em>green</em> e, grazie ad esso, una crescita socioeconomica delle aree toccate dal tracciato. E’ infatti un cammino piuttosto “vivo”, che “riutilizza” e raccorda <strong>antichi sentieri di mercanti e pastori</strong> (nonché vie di fuga dagli assalti saraceni) quasi tutti di grande fascino. I tracciati e i panorami sono infatti, salvo brevi tratti, immersi totalmente nella natura, con tappe di diversa lunghezza e impegno (alcune perfette anche per famiglie con bambini), che regalano cime, passi, fortificazioni, borghi, boschi, ruralità quiete, torrenti e laghetti…, e il blu del mare là parallelo, all’orizzonte, a poche ore – o anche meno &#8211; di marcia.</p>
<p>Alta Via dei Monti Liguri &#8211; fruizione ed esperienze sportive</p>
<p>Sono talora praticabili, per accedervi o ripartire, anche collegamenti <strong>con mezzi pubblici – compreso il cosiddetto trenino di Casella, presso Genova</strong> &#8211; , limitando così l’uso dell’auto.<br />
Per agevolare ancor più la fruizione dell&#8217;Alta Via dei Monti Liguri sono presenti alcune strutture ricettive e <strong>rifugi</strong> (convenzionati), dove è possibile rifocillarsi, riposare e pianificare in piena libertà la marcia successiva, oppure le <strong>esperienze sportive</strong>. In Val d’Aveto, per esempio, si trovano percorsi da sci di fondo, presso il colle di San Bernardo di Mendatica si vola con i parapendii, qui e là i torrenti (dall’imperiese Arroscia allo spezzino Vara) consentono <em>rafting</em> e <em>canyoning</em>, molti tratti si possono godere in <em>mountain bike</em>, o a cavallo&#8230;</p>
<h2>Alta Via dei Monti Liguri &#8211; progettare offerta turistica</h2>
<p>Nel corso dell’ultima lezione, con gli allievi ho approfondito le 10 territorialità comunali dell’<strong>Imperiese</strong> interessate dal tracciatodell&#8217;Alta Via dei Monti Liguri: Armo, Camporosso, Cosio d&#8217;Arroscia, Dolceacqua, Mendatica, Pigna, Pornassio, Rocchetta Nervina, Triora, Ventimiglia.<br />
Per ciascuna – poiché <strong>l’offerta turistica si costruisce sempre in rete, saldando network professionali (1+1=3)</strong> – segnalando ai corsisti risorse archeologiche, musei, giardini botanici, agricolture, apicolture, eventi, pagine di scrittori, DOC vinicole, tradizioni enogastronomiche… Patrimoni che fungano da ulteriore stimolo all&#8217;apprendimento&#8230;<br />
Da “vecchio” formatore so bene, infatti, quanto <strong>la curiosità intellettuale, l’intraprendenza, la capacità di porsi in gioco e lavorare in squadra</strong> consentano poi ai corsisti un approccio al settore turistico (settore &#8211; si rammenti &#8211; trasversale, complesso, multiplayers, competitivo…) più consapevole ed efficace.<br />
In alto i cuori!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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