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	<title>Ligucibario &#187; pecorino sardo</title>
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		<title>Pesto di maggiorana</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 18:20:31 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tante le varianti &#8211; come ho scritto (anche qui su Ligucibario®) centomila volte &#8211; sul tema pesto, gloria locale, mortaio e pestello sempre in azione ma anche, si badi, in assenza di basilico…<br />
A conferma che le salse da mortaio si preparavano con quel che c’era in base a stagioni e possibilità, sperando che vi fossero sempre aglio e sale grosso, ovvero il farmaco e il conservante.<br />
E tutt&#8217;al più il pecorino sardo, poiché la Repubblica di Genova interagiva con Sardegna e Corsica.<br />
Quindi pesto con prezzemolo (e noci), pesto con timo, pesto con fagiolini, pesto con spinaci, pesto con ortiche, pesto con menta, pesto con bietole&#8230;<br />
Orto ed erbe spontanee.<br />
Il pesto di maggiorana, in particolare, ottimo ad esempio coi croxetti, oggi è assurto alla de.co. a Vendone (SV), tradizione anzitutto delle frazioni a valle, Crosa, Castellaro. A Vendone possono condirvi le locali lazarene (vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la relativa voce), sorta di lasagnette &#8220;rustiche&#8221;.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Di che pesto sei?</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 12:31:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29493" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/01/DSCN9400.jpg"><img class="size-medium wp-image-29493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/01/DSCN9400-300x225.jpg" alt="basilico, mortaio e pestello" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">basilico, mortaio e pestello</p></div>
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<p>Tu di che pesto sei?&#8230; Poiché presto terrò il consueto storytelling sul pesto agli allievi del 7° corso per Guida Ambientale Escursionistica, durante le recenti Festività ho effettuato una sorta di “refreshing”, testando o ri-testando – anche in compagnia di Luisa Puppo e amici “gourmet” &#8211; una quindicina anzi quasi una ventina di prodotti, di diverso livello sin dal prezzo di vendita. Abbiamo in tal senso utilizzato una &#8220;scheda&#8221; di degustazione organolettica che ho messo a punto anni fa proprio per impiegarla nei corsi.</p>
<p><strong>La cucina ligure non fu né mai sarà (malgrado i mega-mortai galleggianti sul Tamigi…) solo pesto, ma indubbiamente questa salsa consente una public history ricchissima d’implicazioni sociali, economiche, quasi antropologiche. Non a caso tutti scrivono – talvolta pontificano &#8211; di pesto, non a caso in Liguria non v’è più un evento dove qualcuno non pesti pesto…</strong></p>
<p>Quel che leggerete di seguito, anche quando (garbatamente) esprimo riserve verso qualche pesto in assaggio, è scritto come sempre in spirito di servizio, e nel pieno rispetto del lavoro altrui. Commercializzare un pesto di qualità mantenendosi su prezzi ragionevoli non è infatti impresa semplice, chi fa il mio mestiere lo sa bene, e la concorrenza sugli scaffali dimostra che la “sfida” tra marchi è intensa e sempre in progress.</p>
<p>I primi suggerimenti che sento qui di dare al buongustaio &#8211; oltre a leggermi ad es. <a title="tutto quello che avreste voluto sapere sul pesto" href="https://www.ligucibario.com/il-pesto-genovese-3/" target="_blank">a questo link</a> &#8211; orientano anzitutto le scelte verso il pesto fresco, quello nei banchi frigo, evitando le referenze con shelf life prolungate (effetto di pastorizzazione e conservanti che snaturano i caratteri della materia prima). Inoltre, occorre leggere con attenzione gli ingredienti in etichetta, c’è basilico e basilico, gli anacardi non valgono i pinoli, gli olii di seme non valgono l’extravergine, il grana padano non vale tout court il parmigiano reggiano * . Infine, occorre sincerarsi che la percentuale di basilico fresco (beninteso non estratti / aromi) si attesti quantomeno intorno al 30%, poiché è quest’erba “da re” a regalarci l’aroma che pretendiamo, e “pretendere” che nel pesto vi siano l’aglio e il pecorino (sardo), poiché le origini narrano la necessità di un conservante e i traffici di Genova con Corsica-Sardegna.</p>
<p>Facendo tuttavia la spesa, talora leggeremo subito ingredienti che poco ci parranno coerenti: farina, patate, zucchero, mandorle, fibre vegetali (dal bambù al pisello), latte in polvere, acido lattico ** , finanche burro… Questi sono di solito i barattoli mediocri, che si disputano la fascia di posizionamento intorno, circa, ai 22 euro al chilo. Contengono un pesto assai modesto, che verosimilmente farà storcere il naso ai Zeneixi, un pesto da insalate, bruschette, pasta fredda coi pomodorini, più che da mandilli o trofiette o testaroli.<br />
In tal senso, ma con piacere offrirò loro altre chance, mi hanno emozionato poco i pesti di Rana, di Lidl, di Biffi, di Coop (se non nel segmento “Fior fiore”, peraltro un po’ formaggioso), e – mi duole dirlo – anche di “Latte Tigullio”, che lavora in ricetta olio prevalentemente non extravergine, una % di basilico del 27%, grana padano in aggiunta al parmigiano, prescinsêua, fibra vegetale&#8230;</p>
<p>Bene, viceversa, i casi “Stemarpast” (di Genova), “Eurospin” (Pesto alla genovese), “Todis” (quasi tutti ingredienti biologici) ed “Esselunga” (piuttosto avvolgente e di carattere malgrado la bassa % di basilico), che con prezzi davvero alla portata garantiscono un’esperienza organolettica francamente non banale.</p>
<p>Passando viceversa ai pesti freschi *** da cui più mi aspettavo, ovvero ai produttori molto reputati, o molto distribuiti, o molto “local”, i quali dunque, per ragioni diverse, sovente propongono prima ancora del prodotto l’immagine-brand, colloco “Novella” tra coloro che in questi anni hanno enormemente migliorato la salsa (si pensi alla texture, oggi cremosa alla giusta densità), giungendo ad un “compromesso” che meritatamente piace a tanti, e che sposa benissimo gnocchi, trenette, picagge, e addirittura non solo pasta. Chapeau.</p>
<p>Ho poi apprezzato moltissimo “Calcagno” (prevedibili e ottimi i sentori di basilico, ne parlai <a href="https://www.ligucibario.com/top-of-the-year-2025-parte-2/" target="_blank">già qui</a> nel mio top of the year 2025), “Sacco” (vellutato e intenso), “Parodi” (ben bilanciato, forse un pizzico salato), “Ramella” (un po’ povero di basilico, ma ben dosato quanto a pecorino fiore sardo e ad aglio).</p>
<p>A seguire, collocherei “Pesto per amore” (buono malgrado l’olio di girasole e l’assenza di pecorino), il “Portofino” (duttile, piacevole, nonostante alcuni ingredienti poco convincenti), il “Trofiaio” (connotato da grana padano e purtroppo privo di pecorino), il “Manuelina” (per i miei gusti un po’ poco pungente), e “Il pesto di Pra’” (buono quantunque un po’ fluido, formaggioso, e con una nota amarognola in chiusura). Credo infine vi siano ampi spazi di miglioramento per il “Carli”, alquanto oleoso, salato, e con note d’anacardi ed erbacee (che però non rinviavano direttamente a basilico).</p>
<p>Amici di Ligucibario®, che da tanti anni non siete poi pochi, fatemi sapere le vostre preferenze e l’esito delle vostre “incursioni”, il pesto è contemporaneamente genius loci e patrimonio di tutti, conoscerlo bene e degustarlo al meglio è un momento di buonessere, ogniqualvolta sia possibile scegliamo cultivar autoctone, prodotti certificati, accorciamo le filiere, nutriamoci di qualità!</p>
<p>*non mi si fraintenda: il grana padano DOP è un ottimo formaggio, ma il disciplinare del parmigiano reggiano DOP è ben più stringente (ad es. per gli additivi e la stagionatura), e ne fa un prodotto di maggior personalità ed eccellenza</p>
<p>**l’acido lattico artificiale, come noto, è molto poco congeniale ai neonati e ai bambini per la difficoltà di metabolizzazione, rivolgersi sempre al pediatra di fiducia</p>
<p>***via via i prezzi possono salire, non a caso, sino a circa 53 euro al chilo…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>DI PESTO, DI AGLIO E DI FORMAGGIO SARDO</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 09:47:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/pesto-pronto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21933" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/pesto-pronto-225x300.jpg" alt="pesto pronto" width="225" height="300" /></a>La cucina ligure, malgrado i giganteschi mortai &#8211; un po&#8217; grotteschi? &#8211; in navigazione sul Tamigi, non fu, non è e mai sarà solo pesto (circa le polemiche di questi giorni, mi riconosco maggiormente nelle parole del cuoco Roberto Costa che in quelle di Oliviero Toscani, siamo forse un po&#8217; stanchi di identificare un&#8217;identità regionale/cittadina con una ricetta). Poiché tuttavia questa salsa è ormai &#8211; meritatamente &#8211; molto nota, cerchiamo di renderle giustizia con alcune informazioni corrette (Ligucibario® peraltro se ne è già occupato infinite volte, leggimi ad es. <a title="umberto curti pesto genovese" href="https://www.ligucibario.com/il-pesto-genovese-3/" target="_blank">a questo link</a>).<br />
Anzitutto, <strong>la Liguria è terra di mortai per ragioni geostoriche</strong> (mediterraneità, dominio romano, Alpi Apuane…). Si caratterizza dunque per numerose salse – alcune più celebri e &#8220;vive&#8221; d’altre &#8211; preparate dentro tale manufatto, peraltro utile anche con frutta secca e spezie, e con pigmenti.<br />
Tutte queste salse, fra cui <strong>l’aggiadda</strong> (l’agliata, madre di tutte), poiché in origine accompagnavano carni, un po’ come i <em>bagnèt verd piemontesi</em>, proponevano un sapore sapido, puntuto, deciso, per via del <span style="text-decoration: underline;">sale</span> (un conservante) e dell’<span style="text-decoration: underline;">aglio</span> (un disinfettante).<br />
Il pesto tuttavia, la cui ricetta attuale si “formalizzò” non prima di metà ‘800 e poi molto grazie alla <strong>Cuciniera del Ratto</strong>, la cui prima edizione nel 1863 non risultò irreprensibile, si “batteva” nel mortaio con quel che c’era (maggiorana, fagiolini, spinaci…), tanto più che <strong>le serre di basilico</strong> con cui oggi identifichiamo Pra&#8217; (con l&#8217;apostrofo mi raccomando) erano ancora di là da venire, e quindi le stagioni come sempre condizionavano i menu. Si consideri inoltre, prima di &#8220;fucilare&#8221; lo chef lombardo Davide Oldani, che in campagna il burro era talora – sorprendentemente &#8211; più reperibile dell’olio. Inoltre, v’erano pesti per così dire più patrizi e pesti plebei, un po’ – benché per altri motivi &#8211; come avviene oggi, dato che non tutti utilizzano materia prima corretta, e di qualità…<br />
Anche <strong>il pecorino sardo</strong> DOP (ideale se stagionato 10-12 mesi) si conferma ingrediente centrale, in quanto la Repubblica di Genova intratteneva intensi commerci con Corsica e Sardegna, e quasi sempre una specialità culinaria origina da quel che un popolo conosce, coltiva, commercia.<br />
Io mi felicito con chi garantisce ai propri clienti un pesto autentico, realizzato (oggi) con <strong>basilico genovese DOP, aglio bianco di gentile sentore magari di Vessalico, pinoli pisani o comunque italianissimi, sale grosso, parmigiano reggiano DOP (il cui disciplinare è più vincolante rispetto al grana padano) e pecorino sardo DOP, e infine olio extravergine DOP ligure, magari della sottozona Riviera di levante dove le cultivar lavagnina e pignola fanno il mestiere della taggiasca</strong> (mia nonna e poi madre, cuoche eccelse, aggiungevano &#8211; non vogliatemene &#8211; anche un paio di gherigli di noce, sbollentati e spellati)&#8230;<br />
Un pesto della tradizione, dunque, saporito, corposo e non liquido, così come fu e dovrà continuare ad essere, ma senza fanatismi (il mio è quello nella foto, quando ho modo di usare il mortaio, altrimenti gelo un&#8217;oretta in freezer le lame e il bicchiere del frullatore).<br />
La mia raccomandazione è di accostarlo a pasta come <strong>trenette, lasagne sottili sottili, picagge, testaroli, gnocchi e trofiette</strong>, e di abbinarlo agli aromi di qualche buon <strong>Pigato</strong> locale, da versare a giusta temperatura, 10-11°C, dentro bei tulipani a stelo alto. Fuori Liguria, si potrà beninteso optare per Sauvignon, Malvasie secche, finanche Riesling…<br />
Amico gourmet, buona Liguria e buon pesto a te, naturalmente – sempre &#8211; con aglio e sardo.<br />
<strong>Umberto Curti, Ligucibario®<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21488" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord-300x189.jpg" alt="smart" width="300" height="189" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Aggiungi un pesto a tavola</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 10:35:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Proseguono (online) i miei gustincontri con Umberto Curti. Lesson number 3: non poteva mancare la salsa ligure per antonomasia: il PESTO. Questo è in minima parte quel che ne è emerso e che mi piace condividere. Così come per l’olio EVO, anche per l’ingrediente principale del pesto, il basilico, ricorre la parola cultivar: in giro ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/aggiungi-un-pesto-a-tavola/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/aggiungi-un-pesto-a-tavola/">Aggiungi un pesto a tavola</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20290" style="width: 245px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/pesto.jpg"><img class="size-medium wp-image-20290" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/pesto-235x300.jpg" alt="pesto di basilico" width="235" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">pesto di basilico</p></div>
<p><strong>Proseguono (online) i miei gustincontri con Umberto Curti.</strong></p>
<p><strong>Lesson number 3: non poteva mancare la salsa ligure per antonomasia: il PESTO.</strong></p>
<p>Questo è in minima parte quel che ne è emerso e che mi piace condividere.</p>
<p>Così come per l’olio EVO, anche per l’ingrediente principale del pesto, i<span style="text-decoration: underline;">l basilico</span>, ricorre la parola <em>cultivar</em>: in giro per il mondo esistono centinaia di varietà molto particolari che differiscono tra loro per aspetto e sapore, ma in “casa Ligucibario<em>®</em>” si parla solo di eccellenze e quindi si fa sempre e solo riferimento al <strong>Basilico Genovese,</strong> che non a caso ha ricevuto la certificazione <strong>D.O.P.</strong> (Denominazione di Origine Protetta) a garanzia di provenienza e qualità. Esso dev’essere infatti coltivato nel territorio ligure e si distingue alla vista per le foglioline piccole, di forma ellittica, “a cucchiaino”, curve su se stesse, e soprattutto dall’aroma inconfondibile, intenso.</p>
<p>Se il basilico è il re del pesto (vedremo tra poco gli altri ingredienti), <strong>il mortaio</strong> è altrettanto emblematico, in quanto prediletto da chi intenda lavorare secondo <span style="text-decoration: underline;">tradizione</span>. È utensile da millenni molto noto e diffuso (veniva usato per pestare erbe, frutta secca, pigmenti…), se ne trovano anche di bronzo, di legno…, ma in particolare quello cui io sto pensando (non fosse altro perché perennemente in bella mostra nella tavernetta “da <em>party”</em> dei miei genitori) è in marmo bianco di Carrara, completato dal relativo pestello in legno duro.</p>
<p>Proprio i giorni scorsi si è tenuta la VIII^ edizione del Campionato Mondiale di Pesto e &#8211; per ragioni di sicurezza sanitaria &#8211; in versione digitale.</p>
<p>Io non ho avuto l&#8217;audacia di iscrivermi, anche perché ammetto d’utilizzare il mixer (avendo però cura di riporre <strong>bicchiere e lame a raffreddare in freezer</strong> per evitare che il calore “elettrico” ossidi gli oli essenziali…), ma scherzi a parte la ricetta che ho provato grazie a Umberto Curti, e che è poi quella anche del ristorante “Azzurrodue” di Arenzano, presumo mi sarebbe valsa un buon piazzamento…</p>
<p>Si fa presto a dire pesto&#8230; Ecco i 7 ingredienti, in ordine di utilizzo:</p>
<ul>
<li>aglio bianco &#8211; in Liguria, cucina di salse agliate, furoreggia quello di Vessalico (IM), ma vanno bene anche altre varietà, sempre togliendo la camicia e l’anima…</li>
<li>pinoli italiani &#8211; sono più chiari ed hanno una forma leggermente affusolata rispetto agli “invasori” d’Oriente, ed è anche loro il merito della giusta <em>texture</em>;</li>
<li>sale grosso &#8211; che contribuisce all’effetto “grattugia”;</li>
<li>Basilico Genovese DOP;</li>
<li>Parmigiano Reggiano DOP 18-24 mesi di stagionatura, o Grana Padano DOP;</li>
<li>Pecorino Fiore Sardo DOP 10-12 mesi di stagionatura;</li>
<li>Olio EVO Riviera Ligure DOP – io ho da poco acquistato un Levante, varietà razzola, che forse per gusto è maggiormente indicato del taggiasco.</li>
</ul>
<p>Ovviamente le quantità dipendono dal numero dei commensali (ma vedi ricetta su <strong>Liguricettario</strong> a <a href="https://liguricettario.blogspot.com/search?q=pesto" target="_blank">questo link</a>).</p>
<p>Mi accomiato da voi Amici lettori sognando di rivivere presto una bella serata come quella trascorsa ad Arenzano due estati fa “Alla corte di Re Basilico” (<a href="https://www.ligucibario.com/alla-corte-di-re-basilico/" target="_blank">link qui</a>) , ed in testa canticchio la canzone sanremese “Fiamme negli occhi” del duo indie, coppia anche nella vita, Coma Cose:</p>
<p><em>“Resta qui e bruciami piano<br />
</em><em>Come il basilico al sole<br />
</em><em>Sopra un balcone italiano”…</em></p>
<p>Dimenticavo… Nella foto il mio pesto ormai pronto, con cui condirò non i soliti gnocchi/troffiette/mandilli/trenette/testaroli…, ma delle tagliatelle un po&#8217; “avvantaggiate”, integrali. E chissà che dalla cantina non spunti un <strong>Pigato</strong>… Vi è venuto appetito? Gustatevi nel frattempo anche il video a <a title="umberto curti pesto di basilico" href="https://www.youtube.com/watch?v=8ujC9Com54w" target="_blank">questo link</a></p>
<p>Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20289" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa1-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>Aggiungi un pesto a tavola</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/aggiungi-un-pesto-a-tavola/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 17:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Proseguono (online) i miei gustincontri con Umberto Curti. Lesson number 3: non poteva mancare la salsa ligure per antonomasia, il PESTO. Questo è in minima parte quel che ne è emerso e che mi piace condividere. Così come per l’olio EVO, anche per l’ingrediente principale del pesto, il basilico, ricorre la parola cultivar: in giro ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/aggiungi-un-pesto-a-tavola/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20290" style="width: 245px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/pesto.jpg"><img class="size-medium wp-image-20290" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/pesto-235x300.jpg" alt="pesto di basilico" width="235" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">pesto di basilico</p></div>
<p><strong>Proseguono (online) i miei gustincontri con Umberto Curti.</strong></p>
<p><strong>Lesson number 3: non poteva mancare la salsa ligure per antonomasia, il PESTO.</strong></p>
<p>Questo è in minima parte quel che ne è emerso e che mi piace condividere.</p>
<p>Così come per l’olio EVO, anche per l’ingrediente principale del pesto, i<span style="text-decoration: underline;">l basilico</span>, ricorre la parola <em>cultivar</em>: in giro per il mondo esistono centinaia di varietà molto particolari che differiscono tra loro per aspetto e sapore, ma in “casa Ligucibario<em>®</em>” si parla solo di eccellenze e quindi si fa sempre e solo riferimento al <strong>Basilico Genovese,</strong> che non a caso ha ricevuto la certificazione <strong>D.O.P.</strong> (Denominazione di Origine Protetta) a garanzia di provenienza e qualità. Esso dev’essere infatti coltivato nel territorio ligure e si distingue alla vista per le foglioline piccole, di forma ellittica, “a cucchiaino”, curve su se stesse, e soprattutto per l’aroma inconfondibile, intenso.</p>
<p>Se il basilico è il re del pesto (vedremo tra poco gli altri ingredienti), il mortaio è altrettanto emblematico, in quanto prediletto da chi intenda lavorare secondo <span style="text-decoration: underline;">tradizione</span>. È utensile da millenni molto noto e diffuso (veniva usato per pestare erbe, frutta secca, pigmenti…), se ne trovano anche di bronzo, di legno…, ma in particolare quello cui io sto pensando (non fosse altro perché perennemente in bella mostra nella tavernetta “da <em>party”</em> dei miei genitori) è in marmo bianco di Carrara, completato dal relativo pestello in legno duro.</p>
<p>Proprio i giorni scorsi si è tenuta la VIII^ edizione del Campionato Mondiale di Pesto e &#8211; per ragioni di sicurezza sanitaria &#8211; in versione digitale. Io non ho avuto l&#8217;audacia di iscrivermi, anche perché ammetto d’utilizzare il mixer (avendo però cura di riporre bicchiere e lame a raffreddare in freezer per evitare che il calore “elettrico” ossidi gli oli essenziali…), ma scherzi a parte la ricetta che ho provato grazie a Umberto Curti, e che è poi quella anche del ristorante “Azzurrodue” di Arenzano, presumo mi sarebbe valsa un buon piazzamento…</p>
<p>Si fa presto a dire pesto&#8230; Ecco i 7 ingredienti, in ordine di utilizzo:</p>
<ul>
<li>aglio bianco &#8211; in Liguria, cucina di salse agliate, furoreggia quello di Vessalico (IM), ma vanno bene anche altre varietà, sempre togliendo la camicia e l’anima…</li>
<li>pinoli italiani &#8211; sono più chiari ed hanno una forma leggermente affusolata rispetto agli “invasori” d’Oriente, ed è anche loro il merito della giusta <em>texture</em>;</li>
<li>sale grosso &#8211; che contribuisce all’effetto “grattugia”;</li>
<li>Basilico Genovese DOP;</li>
<li>Parmigiano Reggiano DOP 18-24 mesi di stagionatura, o Grana Padano DOP;</li>
<li>Pecorino Fiore Sardo DOP 10-12 mesi di stagionatura;</li>
<li>Olio EVO Riviera Ligure DOP – io ho da poco acquistato un Levante, varietà razzola, che forse per gusto è maggiormente indicato del taggiasco.</li>
</ul>
<p>Ovviamente le quantità dipendono dal numero dei commensali (ma vedi la ricetta su Liguricettario a <a title="umberto curti ricetta pesto" href="https://liguricettario.blogspot.com/search?q=pesto" target="_blank">questo link</a>).</p>
<p>Mi accomiato da voi Amici lettori sognando di rivivere presto una bella serata come quella trascorsa ad Arenzano due estati fa “Alla corte di Re Basilico” (<a href="https://www.ligucibario.com/alla-corte-di-re-basilico/" target="_blank">a questo link</a>) , ed in testa canticchio la canzone sanremese “Fiamme negli occhi” del duo indie, coppia anche nella vita, Coma Cose:</p>
<p><em>“Resta qui e bruciami piano<br />
</em><em>Come il basilico al sole<br />
</em><em>Sopra un balcone italiano”…</em></p>
<p>Dimenticavo… Nella foto il mio pesto ormai pronto, con cui condirò non i soliti gnocchi/troffiette/mandilli/trenette/testaroli…, ma delle tagliatelle un po&#8217; “avvantaggiate”, integrali. Chissà che in cantina, poi, non mi attenda una bottiglia di Pigato&#8230; Vi è venuto appetito?</p>
<p><strong>Emanuela Baccino</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20289" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa1-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>Chimiche del pesto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 10:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Chimiche del pesto Forse non tutti gli appassionati di pesto – e sono, ovunque, milioni – sanno che un basilico ed una salsa di eccellenza, regina del Mediterraneo (aglio, pinoli, sale grosso, parmigiano, pecorino, olio evo), rappresentano anche una lezione di chimica. Non è certo questa la sede per svolgerla, ma basti sottolineare che la ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/chimiche-del-pesto/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/chimiche-del-pesto/">Chimiche del pesto</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19942" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/persone-che-fan-pesto.jpg"><img class="size-medium wp-image-19942" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/persone-che-fan-pesto-225x300.jpg" alt="pesto al mortaio" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">pesto al mortaio</p></div>
<p>Chimiche del pesto</p>
<p>Forse non tutti gli appassionati di <strong>pesto</strong> – e sono, ovunque, milioni – sanno che un basilico ed una salsa di eccellenza, regina del Mediterraneo (aglio, pinoli, sale grosso, parmigiano, pecorino, olio evo), rappresentano anche una lezione di chimica.</p>
<p>Non è certo questa la sede per svolgerla, ma basti sottolineare che <strong>la coltivazione del basilico</strong> ha bisogno di terreni – ben lo intuirono sulle alture liguri, in campo e in serre(1) &#8211; con pH 6,5-7,2, e comunque mai sotto 5,5. <strong>Il pH del terreno</strong> non è un dato “astratto”, correlandosi concretamente, anzitutto, alla presenza di calcio (ed in misura minore può concorrere anche il pH dell’acqua). Se un terreno qualitativamente “vale”, un pH non ottimale (troppo acido o troppo basico) può entro certi limiti di “convenienza” esser corretto (<a href="https://tesi.cab.unipd.it/14619/1/tesi%2520finale.pdf">https://tesi.cab.unipd.it/14619/1/tesi%2520finale.pdf</a>).</p>
<p>5 anni or sono alcuni ricercatori italiani hanno indagato l’azione sinergica di pH e <strong>attività dell’acqua</strong> (aw (2)) anche relativamente alla stabilizzazione del pesto “genovese” tramite pastorizzazione termica, il pesto infatti vive organoletticamente – in primis – proprio grazie alla dote <strong>aromatica</strong> del basilico, scaturente dal profilo dei suoi olii essenziali, fra cui il metileugenolo.<br />
L&#8217;attività dell&#8217;acqua assume valori da 0 (cioè sostanza secca al 100%) ad 1 (acqua pura). La maggior parte dei <strong>batteri</strong> non prolifica a valori ˂ 0,90, e solo alcune muffe si possono riprodurre fino a valori di 0,60.<br />
La pastorizzazione mira, in linea generale, ad inertizzare le cellule vegetative, ma vitali permangono solo le spore di microrganismi aerobi ed anaerobi, pertanto è necessario che queste <strong>spore non germinino</strong> alterando la preparazione. In sintesi, i test d’inoculazione hanno mostrato che i ceppi di spore nei 2 mesi d’incubazione non hanno mai germinato (nemmeno con pH 4,9 e aw 0,93 oppure pH 4,6 e aw 0,95) né prodotto alterazioni. Identiche miscele di spore si sono inoculate in brodo colturale affine per pH e aw al pesto, e soltanto il Bacillus subtilis ha potuto crescere: aw 0,93 e pH 5,1 – 4,9 nonché aw 0,92 e pH 5,1 in 7-14 giorni. E’ dato dunque presumere che una aw di 0.92 e un abbassamento del pH a ≤ 4,9 bastino alla tutela sanitaria (e commerciale) del pesto pastorizzato, senza pregiudicarne i requisiti <strong>olfatto-gustativi</strong>.<br />
Si noti che anche il pH ideale di una pasta madre a giusto livello di maturazione è tendenzialmente compreso tra valori 3,9 e 4,4 (tre parti di acido lattico ed una di acetico).<br />
(1) intendo una corretta combinazione di <strong>luce, calore, umidità</strong>, e niente chimica mai. L&#8217;utilizzo di <strong>serre</strong> &#8211; da fine Ottocento &#8211; consente oggi di avere buon basilico 365 giorni l&#8217;anno<br />
(2) la misurazione di tale parametro (anche umidità relativa d’equilibrio) è essenziale per il <strong>controllo qualità di prodotti sensibili all’umidità</strong>. L’attività è l’acqua libera o non cellulare interna agli alimenti o ad altri prodotti igroscopici (l’acqua vincolata da legami, o cellulare, non è misurabile con tale metodologia).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>C&#8217;è pesto per voi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 12:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>C&#8217;è pesto per voi Quando, alcuni anni fa, la televisione passò al digitale terrestre, di colpo – decoder permettendo… – trovammo sintonizzabili alcune centinaia di canali, gran parte dei quali ci erano del tutto ignoti. Sperai quindi, occupandomi professionalmente di enogastronomia, d’imbattermi in molte trasmissioni dai validi contenuti. Debbo purtroppo affermare che in realtà quella ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/ce-pesto-per-voi/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/ce-pesto-per-voi/">C&#8217;è pesto per voi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18884" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/02/mare-di-basilico-e1582191058344.jpg"><img class="size-medium wp-image-18884" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/02/mare-di-basilico-e1582191058344-300x168.jpg" alt="magnifiche serre di basilico a pra'" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">magnifiche serre di basilico a pra&#8217;</p></div>
<p>C&#8217;è pesto per voi</p>
<p>Quando, alcuni anni fa, la televisione passò al digitale terrestre, di colpo – decoder permettendo… – trovammo sintonizzabili alcune centinaia di canali, gran parte dei quali ci erano del tutto ignoti. Sperai quindi, occupandomi professionalmente di enogastronomia, d’imbattermi in molte trasmissioni dai validi contenuti. Debbo purtroppo affermare che in realtà quella montagna, come si suol dire, partorì un topolino: pochi i format interessanti, rari gli spunti storico-culturali su prodotti e piatti, perfettibile il corredo d’informazioni circa l’uso, e i profili nutrizionali, di questo o quell’ingrediente…<br />
Ieri sera sul canale 33 la replica di una puntata di “Food Advisor” ha portato Simone Rugiati a <strong>Genova</strong>, in cerca – come stupirsi? &#8211; di <strong>pesto</strong>. Libero – come sempre &#8211; da pregiudizi, con piacere ho seguito il tour del conduttore attraverso 4 accoglienti locali, alquanto diversi tra loro, di cui uno “da asporto”. Si è trattato de “La voglia matta” a Voltri, la “Trattoria della Raibetta” nel centro storico, “Pesto bene” in via San Pietro della Porta, e “Marin – Eataly” proprio al Porto antico. &#8220;Pesto bene&#8221; è &#8211; a differenza degli altri 3 &#8211; non un ristorante bensì un ristoro che ha &#8220;brevettato&#8221; un finger food assai goloso, si tratta di quadrettoni di <strong>focaccia</strong> opportunamente &#8220;sagomati&#8221; e riempiti di pesto, per l&#8217;asporto.<br />
Tutti i 4 sfidanti, per la puntata televisiva, avevano eseguito in diretta un pesto al <strong>mortaio</strong> (&#8220;Pesto bene&#8221; con un pestello elettrico che rotea dolcemente), e debbo dire che in questi anni &#8211; si avverte &#8211; è molto cresciuta in città, anche grazie ai flussi turistici, la consapevolezza circa questa gloriosa salsa a crudo, che poggia tutti i suoi valori proprio sulla qualità della materia prima e sulla delicatezza dell’esecuzione (il calore elettrico dei frullatori, come noto, ossida gli olii aromatici della pianta…). Mi riferisco alla successione in mortaio degli ingredienti, alle caratteristiche del basilico (DOP, giovane, a foglioline piccole), alla stagionatura dei formaggi (grosso modo 18-24 mesi il parmigiano DOP, 10 il pecorino DOP), all&#8217;utilizzo pinoli pisani/italiani, di solo olio extravergine, preferibilmente ligure (cultivar taggiasca ma anche ovviamente lavagnina)&#8230;<br />
Ha vinto la “Raibetta”, antica trattoria dei carruggi, con le sue <strong>trenette avvantaggiate</strong>, che peraltro (e con mio sommo disappunto) realizza un pesto senza <strong>pecorino sardo</strong>, il quale viceversa è uno degl’ingredienti – l’altro è l’<strong>aglio</strong> (un nutraceutico) – attorno al quale, per ragioni storico-commerciali, via via presumibilmente il pesto prese forma.<br />
Nel complesso, ho assistito ad una gradevolissima puntata, e ad una competizione di buon livello, che ha reso onore all’oro verde della “Superba”. Fatti salvi alcuni dettagli, che mi vedono perplesso (l’etimologia delle trenette * , il pesto cotto dentro i tortelli ** , il vino rosé in abbinamento *** ), vi suggerisco ove possibile di recuperare la puntata online, e buon pesto a voi tutti, amici lettori, soprattutto in questi giorni difficili.<br />
* trenetta origina da piccola trina, treccia (di tessuto). Il tema dei nastri e cordoncini di stoffa ricorre più volte (anche) nella cucina ligure, si pensi alle fettuccine e alle picagge. &#8220;La voglia matta&#8221; di Voltri ha viceversa condito le classiche troffiette, saggiamente specificando che per i Genovesi le troffie erano gli gnocchi&#8230;<br />
** lo chef del “Marin” utilizza il pesto come farcia dei tortelli (dunque rapidamente lo cuoce), e completa creativamente il piatto con una crema di patate e alcuni fagiolini tagliati a freddo in listarelle minutissime<br />
*** per l’abbinamento privilegio sempre l’aromaticità dei <strong>Pigato</strong>, o fuori regione dei Sauvignon, delle Malvasie, finanche dei Riesling. Tengo viceversa i rosati per quei piatti di pesce che &#8211; in Liguria e altrove &#8211;  impiegano pomodoro, ortaggio che cuocendo trasforma il profilo organolettico delle pietanze<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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