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	<title>Ligucibario &#187; passo del turchino</title>
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		<title>Baccicin du caru, Trattoria con t maiuscola</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 09:26:53 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_23698" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1251.jpg"><img class="size-medium wp-image-23698" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1251-225x300.jpg" alt="gianni bruzzone del &quot;baccicin du caru&quot; a mele" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">gianni bruzzone del &#8220;baccicin du caru&#8221; a mele</p></div>
<p><em>Che le autentiche – ed ammirevoli – trattorie siano un bene in via d’estinzione in questo Paese distratto, e che “<strong>Baccicin du caru</strong>” – in quel di Mele &#8211; incarni e rappresenti i valori migliori di ciò che alla parola trattoria un po’ tutti ancora associamo è incontestabile.</em></p>
<p>Ligucibario® in tanti anni non ha mai contenuto pubblicità né “dintorni”.<br />
Scrive di ciò che ama e di ciò che reputa importante divulgare anzitutto circa la cucina ligure.</p>
<p>Oggi, e avviene di rado, partirei da una “perplessità”, storcendo un po’ il naso: forse non ha molto senso definire una trattoria la migliore d’Italia. La migliore in assoluto secondo il giudizio (giocoforza arbitrario) di chi? E in base a quali parametri?</p>
<p>Premesso ciò, che le autentiche – ed ammirevoli – trattorie siano un bene in via d’estinzione in questo Paese distratto, e che “<strong>Baccicin du caru</strong>” – in quel di Mele &#8211; incarni e rappresenti i valori migliori di ciò che alla parola trattoria un po’ tutti ancora associamo, beh questo viceversa è incontestabile…</p>
<h2>Baccicin du caru: memorie lungo il passo del Turchino</h2>
<p>Quasi 50 anni fa e a 30 all’ora percorrevo il <strong>valico del Turchino</strong> in “Vespa”, diretto a Tarsoebi (Trisobbio, AL), dove i miei affittavano una casetta per agosto, e ricordo che in una curva a sinistra mi colpiva questo “presidio” dove immaginavo si mangiassero pietanze buone, e – vista l’atmosfera del luogo &#8211; si fermassero gli amanti della tradizione.</p>
<p>La gigantesca autostrada da metà anni Settanta ha un po’ tagliato fuori certi luoghi, ma io tuttora insieme a Luisa prediligo, ostinatamente, raggiungerli in <strong>treno</strong>, con quel <strong>binario unico di fine Ottocento</strong> che all’inizio fu a vapore e che regala – tra viadotti panoramici, santuari, neviere abitate da salamandre, e commoventi scorci rurali – <strong>Appennino allo stato puro</strong>…<br />
Partendo da Genova, ecco &#8211; iniziando a salire &#8211; Borzoli, Costa di Sestri, Granara, Acquasanta, Mele, poi il lungo tunnel e di là Campo Ligure, Rossiglione e infine Ovada, ormai in Piemonte (con le nocciole e i vini Dolcetto, e d’inverno magari la neve).</p>
<p><strong>Luoghi da</strong> <strong>trekkers</strong>, anzitutto col “sentiero” Frassati, e da archeologi (si pensi alla “pietra di Issel” crivellata di misteriose microcavità dette coppelle).<br />
L’area inoltre insiste su quell’interessante “cammino di Santa Limbania” la cui prima tappa congiunge Voltri con Roccagrimalda, per poi ripartirne verso Gavi.</p>
<h2>Baccicin du Caru: i cibi, i vini e il territorio</h2>
<p>Da Baccicin du Caru ho mangiato, nel corso del tempo, almeno una quindicina di volte, o forse ben di più, ricordo il sorriso di Gianni Bruzzone quando organizzava cene intorno ai formaggi della val Sangone, o ad altre prelibatezze scovate chissà dove. I suoi antenati commerciavano vino sfuso, e presumo che l’amore per il vino gli sia stato tramandato dritto dritto nel DNA.</p>
<p>Oggi i clienti approdano qui, oltre che da Genova e dalla Padanìa, anche da Francia e Germania, e sovente magari incontri, al tavolo accanto, il figlio del Professor <strong>Rebora</strong>, studioso che conobbi ai tempi dell’Università e cui ho dedicato molti scritti, gustando anche quel poderoso <strong>Barbera d’Asti</strong> che co-progettò con Franco Roero (<a title="umberto curti barbera del professore" href="https://www.ligucibario.com/una-barbera-dentro-la-storia/" target="_blank">leggimi qui</a>).</p>
<p>Di “Baccicin” ormai raccontano comprensibilmente in tanti, e ne sono davvero lieto, io anni e anni fa gli dedicai su un sito di viaggi la recensione, che bontà sua Gianni incorniciò, “Del mangiar benissimo sul Passo del Turchino”, colpito anzitutto dagli <strong>antipasti</strong> (lardo di pata negra, salame cotto piemontese, soppressata di cinghiale, spianatine di cervo, torta ai peperoni, Roccaverano su porcini, e, servita a parte, una salsiccia con uva), da <strong>cose arcirare come il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/mucci/" target="_blank">flan di mucci</a> e la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pute/" target="_blank">pute di Masone</a></strong>, e dal fatto che con gli gnocchi al <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pesto-di-basilico/" target="_blank">pesto</a> venisse fornita anche una coppetta da cui attingere, se necessario, ancora un po’ di “profumi”&#8230;</p>
<p>So che <strong>Mele</strong> – il cui nome si legherebbe al miele &#8211; è stata a lungo carta (di pregio), prodotta da varie officine lungo i corsi del Leira e del Cerusa, e talora esibisce fieramente qualche bella dimora di villeggiatura, visto il verde circostante e le vicine terme salso-sulfuree dell’Acquasanta (<a title="umberto curti a mele" href="https://www.liguriafood.it/2021/01/08/mele-miele-lacqua-le-coppelle/" target="_blank">leggimi qui</a>).</p>
<p>Tanto che già leggevamo nei preziosi “Annali” del Giustiniani (1537): “&#8230;e accanto ad essa villa (Mele) passa il fiume nominato Leira qual va in mare tra l’un borgo e l’altro (di Voltri), ed è il fiume celebre per l’utilità grande che produce agli uomini del paese, comeché su quelle siano edificati molti molini, molte ferriere, molte fabbriche per il papero e somiglianti edifici”.</p>
<p>Le cuciniere di quei luoghi in primis sciorinavano fügassin, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zeraria/" target="_blank">zraria</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zimino-di-ceci/" target="_blank">zimino</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/craston/" target="_blank">crastön</a>…</p>
<h2>Baccicin du caru: la salvaguardia di miti e riti alimentari</h2>
<p>Ma quando conobbi “Baccicin” innegabilmente mi seduceva l’immagine di una <strong>“osteria” nata (con cambio cavalli)</strong> per sfamare manodopera ferroviaria e tuttora, con sacrificio e passione, resiliente al tempo, ben salda sui propri ideali, <strong>paladina di quel che mi piace chiamare buonessere…</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1253.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23699" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1253-300x225.jpg" alt="DSCN1253" width="300" height="225" /></a>Con Gianni, via via, ci siamo conosciuti un po’ più a fondo, anche per via di alcune analogie biografiche (entrambi VAM in Aeronautica, entrambi guidatori di Giuliette nei primi anni Ottanta…).<br />
Il locale, lindo e quieto, non tradisce mai se stesso, e propone una trentina di coperti disposti su due salette.<br />
<strong>Rosella, la sorella di Gianni</strong>, Rosella e non Rossella come purtroppo leggo qui e là, ha ingentilito alcune ricette importanti, che raccontano una storia di famiglia e che sanno collegare il mare della Riviera di ponente all’Ovadese. Perché <strong>qui si salvaguardano miti e riti alimentari</strong> ma – ove opportuno – con una <strong>creatività che non scada mai a stravaganza</strong>. <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/galantina/" target="_blank">Galantina di vitella</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ravioli-di-carne-o-di-magro-col-tocco/" target="_blank">ravioli</a> del terroir, pasta fresca, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/trippe-accomodate/" target="_blank">trippe accomodate</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cima-alla-genovese/" target="_blank">cima</a>, brasato, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/coniglio-alla-ligurealla-carlona/" target="_blank">coniglio alla ligure</a>, lingua con la salsa verde, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/lumache/" target="_blank">lumache</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/funghi-funghi-funghi/" target="_blank">funghi</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/canestrelli-di-torriglia-rovegno-brugnato-taggia/" target="_blank">canestrelli</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/panera/" target="_blank">semifreddi</a>, mamma mia che meraviglia, il tutto sempre abbinato a <strong>vini significativi</strong> (c’è affetto anche verso la DOC val Polcevera che grazie a 3 vignerons è tornata a nuova vita), ma senza necessariamente dover firmare cambiali…</p>
<p>Che dirti, amico Lettore? Se prenoterai, buon appetito, e salutami caramente i titolari…<br />
Un’ultima precisazione: da “Baccicin” non troverai chips, né tataki, né chapati, né topping…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Una Barbera dentro la storia</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Feb 2024 10:29:26 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/rebora1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22208" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/rebora1-126x300.jpg" alt="smart" width="126" height="300" /></a>Proprio nei giorni in cui si fa più veemente la protesta di molti agricoltori europei, mi è tornato alla mente <strong>il professor Giovanni Rebora, sampierdarenese</strong> doc, una volta &#8211; molto tempo fa &#8211; gli sentii più o meno dire che certe imposizioni igieniche erano eccessive, e che certi piccoli produttori di formaggette non avevano mai avvelenato nessuno.</p>
<p>L’Italia tendenzialmente è uno dei Paesi in cui purtroppo regna molta ignoranza circa la biologia e l’ecologia, un Paese ormai “ultimo” in molti campi (1), e parole come sostenibilità e biodiversità forse sono state inquadrate nel loro compiuto valore più tardi che altrove.</p>
<p>Io conobbi Rebora ai tempi dell’Università, via Balbi 6 a Genova, primi anni ’80 di un secolo – nel bene e nel male &#8211; ormai trascorsissimo.</p>
<p>Docente di storia assai innovativo, festeggiava già vent’anni d’insegnamento accademico, e traguardava l’importante <strong>convegno internazionale sulla dieta mediterranea</strong> (Cultura e storia dell’alimentazione) che si sarebbe tenuto a Imperia, i cui preziosi Atti – oggi quasi introvabili se non presso una Biblioteca d&#8217;Imperia? &#8211; uscirono negli anni successivi. La dieta mediterranea, al pari dei muretti a secco, è oggi patrimonio UNESCO&#8230;</p>
<p>Nel 1998 avrebbe poi pubblicato, presso l’editore barese Laterza, anche quella “Civiltà della forchetta” che forse si rivela il suo sforzo più compiuto…</p>
<p>Leggo sull’etichetta del <strong>magnifico vino Barbera DOCG che l’azienda Franco Roero di Montegrosso d’Asti gli ha dedicato</strong> “Giovanni Rebora, professore, con quel suo accento che rende favola anche gli insulti, sa regalare lezioni come fossero confidenze”…</p>
<p>Un po’ di quelle atmosfere le ritrovo ogni tanto presso Baccicin du caru, a Mele, “osteria” gourmet con buoni vini lungo il <strong>passo del Turchino</strong>, che lega Voltri a Ovada, tra Liguria e Stura piemontese, strada fascinosa per chi come me detesti le autostrade e i milioni di cantieri che di colpo, dopo l&#8217;immane tragedia di Ponte Morandi, l&#8217;hanno punteggiate. Non a caso, ama pranzarvi anche il figlio di Rebora.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/rebora21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22210" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/rebora21-300x298.jpg" alt="smart" width="300" height="298" /></a>Quando in un paio di occasioni abbiamo parlato, niente malinconie, niente saudade. Quanto a me, amo quelle strade e quelle terre, visitato il santuario dell’Acquasanta o la neviera soprastante potete proseguire in Masone dove l’estrazione del ferro ha lasciato in eredità un museo ad hoc, in Campo Ligure dove l’arte della filigrana tuttora crea oggetti di squisita fattura “all’ombra” di castello Spinola, in Rossiglione dove una coppia di “nostalgici” ha riunito oggetti del più intrigante modernariato, dalla bachelite alle Vespe Piaggio&#8230; I sapori &#8211; cui <strong>Ligucibario®</strong> ha nel tempo dedicato tante attenzioni&#8230; &#8211; sono quelli dei fugassin, della revzora con la testa in cassetta, dei ravioli, della bazzurra e della pute, del polpettone coi fagiolini gancetti. Il bosco dà funghi, castagne, miele (perfetto coi formaggi locali tra cui un bleu d&#8217;autore, a latte crudo), e Masone va famosa per i suoi biscotti crumiri, con finissima meliga&#8230;</p>
<p>In definitiva, il problema non è tanto dimenticare gli insegnamenti di Rebora, e di mille altri buoni maestri che ho menzionato uno ad uno nel mio “Sostenibilità e biodiversità. Un glossario” (ottenibile gratuitamente <a title="umberto curti glossario sostenibilità e biodiversità" href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank">a questo link</a>), <em>panta rei</em> e il tempo fugge inesorabile, la polvere notoriamente è capace di poggiarsi anche sulle pagine e i ricordi migliori.</p>
<p>Il problema, e lo scrivo anche per esperienza diretta, dopo quasi 40 anni di &#8220;militanza&#8221; e confronto operativo sui territori liguri, è che <strong>le scienze umane e le scienze esatte sovente non sanno dialogare, manca una trasversalità interdisciplinare, e la cosiddetta contaminazione fra saperi,</strong> di cui tanto si ciancia, rimane virtuosa solo nelle intenzioni &#8220;accademiche&#8221; e sulla carta, non dentro la “dura” realtà delle concretezze.</p>
<p>Lo avrete intuito, amici Lettori, hortus conclusus (&#8220;il geloso campo del lavoro intellettuale&#8221;) non è espressione che io ami.</p>
<p>(1) tuttora vi consiglio (se non temete i bruciori di stomaco) l’evergreen Antonio Galdo, “Ultimi”, ed. Einaudi, Torino, 2012…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/una-barbera-dentro-la-storia/">Una Barbera dentro la storia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Salti di acciughe e vie del sale</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 11:12:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Storie che s&#8217;intrecciano, antiche, vecchie, nuove; pescatori, donne, finanzieri, contrabbandieri di sale, acciugai&#8230; in tutto il libro si sente il profumo dell&#8217;aglio rosa, del salso del mare, delle valli nascoste e della Olga, la rossa di capelli che passa nelle pagine come una cometa&#8221;. Così, Rigoni Stern tratteggiava “Il salto dell’acciuga” del torinesissimo Nico Orengo, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/salti-di-acciughe-e-vie-del-sale/">leggi tutto</a></p>
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Se il viaggio più celere è a piedi, il rimpianto Gino Veronelli per penetrare l’Italia esortava non a caso a “camminare le osterie”…<br />
Oggi in cerca di acciughe non cammineremo, amico lettore, da <strong>Monterosso</strong> nelle Cinque Terre, né da coste. Ma da <strong>Campo Ligure</strong> (Parco Beigua ai piedi del Passo del Turchino), borgo della filigrana e della revzora, che fu degli Spinola. I genovesi vi salivano da Voltri e Mele (link LF) ben prima che un’autostrada a 3 corsie “scavalcasse” castelli, e romitori, e formaggi. Dove corre anche l’ottocentesco binario unico Genova-Acqui Terme grimpavano le “vie del sale”, mini Francigene mare-entroterra e ritorno. Gli adepti del commercio v’incrociavano come sempre gli adepti della fede.<br />
Nell’Ottocento, fra l’altro, a <strong>Voltri</strong> prosperò anche una produzione cartaria (censimento del 1830…). Questa carta favolosa originava da stracci, import padano. L’area di pertinenza sarebbe tuttora “Fabbriche”, ma per il micro Museo che ne rievoca le storie occorre la tortuosa viabile (crêuza da auto e minibus 101) dell’<strong>Acquasanta</strong>, luogo noto per il santuario (iniziato nel 1683), le benefiche terme solforose, le neviere che rifornivano di utile ghiaccio i genovesi patrizi/ricchi, e le schiette trattorie ben fornite di raiêu a-ö töccö. L’origine del nome Mele è, malgrado tutto, discussa, forse alludendo a Meleo dio della pastorizia, fratello di una ninfa <em>Eia</em>, donde il nome del fiume Leira?, oppure al miele (lo stemma comunale recita infatti “<em>ex melle mihi nomen</em>”). Peraltro l’area fu abitata già remotamente, e una quindicina d’anni fa è stato rinvenuto presso un orto un grosso cippo in pietra, forse a confine di un podere d’età romana. Taluni affermano che l’Acquasanta, punto di “valico”, oggi venerato santuario cristiano, già fosse luogo sacro e di convegno dei popoli celtici dell’Italia settentrionale, le acque sulfuree vantando proprietà miracolose… Ivi, la roccia detta “dell’Issel” in onore dello studioso del primo ‘900 propone una metà ricca d’incisioni: piccole coppelle (non atte a contenere acqua), intagli fusiformi… Lo studioso non può che ipotizzare un antico valore sacrale, legato a culti delle acque.<br />
Certo l’acciuga, come altri pesci (sardine, merluzzi, aringhe) che da tanto si salano, o s’affumicano…, era fra i pochi alimenti idonei a lunghe marce. Acciughe versus tela di canapa. Il sale, “sostanza da dèi” già in Omero e Platone, nelle varie età valse a conservare cibi, a preparare formaggi, medicamenti, tinte… Salsomaggiore, Salisburgo… Quest’oro bianco, diretto dalle îles e da Salon de Provence (Bocche del Rodano) verso l’Europa centrale, in Valle Stura come noto risuona anche nel Bric Saliera, guglia di pietra sovrastante una sella a 800 m dove si stoccava sale (a Colle dei Ferri viceversa il sale valeva chiodi).<br />
Vita ovunque agra… Malgrado tracce prei- e protostoriche, sappiamo che anche <strong>passo del Turchino</strong> e dintorni evolsero solo dal XIII secolo, con l’espandersi della prima badìa cistercense italiana, Santa Maria della Croce ovvero <strong>Tiglieto</strong>, dato che i monaci, non di rado còlti rampolli, ergo botanici e speziali, ben tesaurizzano e/o “convertono” i boschi, anche sostituendo le piante (di fatto il patriziato glieli affidava). Tiglieto così fu come lo <em>scriptorium</em> colombaniano di Bobbio, come la benedettina Novalesa (echi da Umberto Eco?), irradiò sapienza. Attorno alla splendida badìa, restaurata, corre oggi un agevole anello escursionistico di circa un paio d’ore di cammino.<br />
E bosco significa(va) legna, castagne, funghi, tartufi, miele, lumache, cinghiali e varia selvaggina…, ghiande di faggi e querce per i bovini e maiali. Il bosco può in tal senso soccorrer le città, e crebbero (un po’ ovunque in Liguria) i castagni da frutto, alberi del pane, ottimi sodali anche in carestia. Nei pressi, ecco sempre gli aberghi coi tetti di scandole, mezzo diruti al pari di tanti tecci dell’alta <strong>Val Bormida</strong> e canissi dell’<strong>Arroscia </strong>e scau di Garessio. Donne piemontesi arrivavano ad aiutare la raccolta, l’anno seguente la vendemmia causava esodi inversi. Ai castagni, e all’essiccazione dei frutti, Ligucibario® ha dedicato nel tempo molte pagine commosse…<br />
Dalle faggete viceversa si ricavò carbone per vetrerie e ferriere, sempre attigue ai torrenti poiché necessita loro energia idrica (e qui l’acqua, per l’impatto fra massa d’aria continentale e mitezza mediterranea, non mancava). Col legno, alquanto pieno e curvabile a vapore, si produsse mobilio, con le foglie foraggi per le bestie, coi frutti un olio alimentare, o si tostano come caffè surrogato&#8230; Ma anche i tronchi viaggiarono, dall’Olba ai cantieri navali della Repubblica di Genova lese di legno slittarono incidendo “orme” tuttora identificabili sui cammini hiking giù da Faiallo a Gava, nord di <strong>Arenzano</strong> (che fu minuscolo abitato dei Liguri <em>Viturii</em>, tribù povera dedita all’allevamento e al baratto).<br />
O cammineremo dalla <strong>Val Polcevera</strong>… Già la Postumia (via d’arroccamento realizzata verso Libarna e Piacenza dal console S. Postumio Albino nel 148 a.C. traguardando Aquileia) fu sutura tra porto di Genova e basso Piemonte, e non capitalizzò, aggregandola, che la rete di preesistenti percorsi. Così come la Tavola Bronzea del 117 a. C. (dove si cita anche Mignanico = <strong>Mignanego</strong>, presso la Bocchetta) inquadra l’esistenza di una società tribale in qualche modo organizzata. Dal <em>De bello gallico</em> di Cesare si apprende poi che i <em>Viturii Langenses</em> s’opposero strenuamente ai Romani, ma proprio la via Postumia mutò tutti gli equilibri e i destini del territorio, peraltro costantemente vocato ai transiti commerciali. I castagni, o i gelsi, o un tal Maurone (?) sono stati via via confusamente collegati all’origine del toponimo <strong>Campomorone</strong>. La Postumia tornò in auge quando Genova e Milano nel III-IV secolo d. C. si sostennero l’un l’altra circa le compravendite d’olio (da sud Italia e nord Africa) e granaglie. In tal senso, alla vigilia e poi all’inizio della calata barbarica quest’Appennino ospitale non a caso si ripopolò, e le fasce terrazzate ripermisero alcune delle usuali coltivazioni.<br />
Dopo il collasso viario romano e della élite “curtense” longobarda, dal XI secolo ecco l’ascesa politico-economica di Genova, e le notizie sul contado giungono più cospicue e perspicue. Nel “buio” Medioevo (buio?) pellegrini e merci si adattarono a sentieri e mulattiere, la Repubblica di Genova difatti badò solo alla transitabilità militare. Muli, slitte e dorsi di persone a piedi, non di rado donne (come per l’ardesia in Tigullio), furono i soli vettori – di fatto – sino alle ardite infrastrutture che, con binari e tunnel, dal tardo ‘800 unirono Genova alla Padanìa prediligendo la valle, dove prima era prediletto il crinale (che “evita” briganti e esondazioni). Il crinale, tuttavia, può essere a propria volta ventoso, gelido, brullo.<br />
Con l’espandersi genovese nell’Oltregiogo fu la Val Polcevera a incardinare tutt’attorno una “via del sale”, di nuovo una rete sud-nord. Quel sale divenne monopolio capitale, tanto che i contrabbandieri lo celavano, salvo sulla Francigena elargirne ai pii, per una prece di costoro quando giungessero in San Pietro. E il sale, sui moli poi sui muli, da Genova “saliva” in Padanìa in primis (amico lettore apri una cartina) <strong>via Pontedecimo, o per le Capanne di Marcarolo, o per Langasco-Pietralavezzara-Fraconalto-Voltaggio-Gavi</strong>. Oggi a fine percorso mangeremmo amaretti e, più riposati, berremmo Cortese. Sul fianco sinistro del Polcevera saliva viceversa a <strong>Torrazza</strong> sin poi alle valli Scrivia e Borbera, ma in genere valicava anche su altri tracciati, i Giovi a <strong>Busalla-Ronco</strong> (dove oggi si coltivano le rose), la Vittoria e la Crocetta di Orero, “vie dei feudi imperiali” poiché, vinti i Longobardi, il Sacro Romano Impero carolingio aveva affidato possessi ai feudatari leali, onde garantirsi vie al mare.<br />
<strong>Casella</strong> ai tempi della Roma repubblicana beneficiava di due notevoli assi: appunto la strada dei feudi imperiali e la perpendicolare via di fondovalle, su cui i mercanti trasportavano beni dal porto di Genova alla Padanìa. L’attuale toponimo (che ha sostituito il longobardo <em>Raudigabium</em>) significherebbe casa colonica (nella vicina Savignone, il locale Museo archeologico conserva resti in ceramica e funerari dell’età del Bronzo, cui risalgono i primi insediamenti). Il Medioevo fu fliscano, sino al 1547.<br />
Ricerche storiche hanno segnalato tra le vie tuttora più riconoscibili da Porta delle Chiappe (ciappe d’ardesia), detta anche di San Simone, le cosiddette “via della salata” (verso Borbera e Tortona via <strong>Casella-Savignone-Crocefieschi-Vobbia</strong>) e, più in quota, “via dei Malaspina” (verso Varzi via <strong>Bargagli-Torriglia</strong>).<br />
Tre ponti romani testimoniano che Bargagli fu crocevia tra la via del sale che portava in Emilia ed un’altra che portava in Fontanabuona. Il nome deriverebbe dal dominante monte Bragalla, anticamente Bargalla. Tuttora i pastori abbeverano le greggi ad una fonte perenne presso Monte Traso, 850 m, dove certamente venivano cacciati animali di passo. Mentre sull’area di Vobbia, oggi dominata dal castello della Pietra incastonato nella puddinga, i paleobotanici hanno evinto la presenza di conifere, il che attesterebbe trattarsi di area dal clima invernale tendenzialmente troppo ostile all’uomo.<br />
Si noti che il <em>trenino di Casella</em> (1929) nel progetto originario avrebbe dovuto raggiungere Bobbio e Piacenza. Il tesoretto in monete – quasi 3 chili &#8211; recuperato a Niusci, presso la ferrovia del trenino, era forse pedaggio andata/ritorno a un dio montano.<br />
Del business del sale residua anche una secentesca saliera a <strong>Campomorone</strong>, eretta dai D&#8217;Amico in un quadrangolo a corte su due piani (di sopra riposava il personale, gli stapulieri), difesa verso strada da due garitte angolari con teste apotropaiche. I 3 lati porticati potevano funger da stalla. Il luogo (dal 1923 monumento nazionale) era magazzino franco per varie merci daziate. Il torrione tuttavia rivela una preesistenza irregolare, in pietra di fiume. Anche Ca&#8217; de Rossi a San Martino di Paravanico (1200) fungeva da caravanserraglio (una basica locanda-deposito), ossia dove uomini e animali (decine) potevano pernottare dopo ore di cammino dal mare. Magazzini, fondachi e cantine da vino, stalle con mangiatoie e fienili, cucine e alloggi per il personale e i mulattieri in transito.<br />
L’acciuga, pan del mare, che talora nei cesti dei “passeurs” copriva il sale per eludere i gabellieri (sale da sopra a sotto…), come noto lega, saporita, le cucine ligure-provenzale e piemontese. Di qui acciughe all’ammiraglia, ripiene, fritte, bagnùn di <strong>Riva Trigoso</strong> con la galletta, tegame di <strong>Vernazza</strong>, machetto al mortaio (tra garum di Roma e colatura di Cetara) e <strong>un rito della salagione</strong> che certamente trova echi siculi ne “I Malavoglia” del Verga… Di là – porti e grossisti e contrabbandieri permettendo &#8211; acciughe al verde, in rosso, col burro di malga, con peperoni, “indigeribile” bagna caöda (se le nonne ancora ne cucinano in vendemmia), vitel tonné, persino un ecomuseo degli acciugai (gli anciué dal carretto azzurro), beninteso in…montagna, a Celle di Macra, Val Maira, 1.300 m sul livello del mare, sede anche della Confraternita.<br />
O cammineremo allora da <strong>Col di Nava</strong>… Una nota via del sale dalle coste francesi via <strong>Sanremo e Oneglia</strong> saliva poi fin proprio a Dronero (imbocco della Val Maira), cittadina di viuzze e porticati medievali che – si pensi &#8211; fino al 1966 una ferrovia univa a Cuneo. Un’altra via del sale univa <strong>Albingaunum (Albenga) ad Alba</strong>, salendo da Cisano sul Neva a Erli, Cerisola, San Bernardo di Garessio… Questa fu chiamata &#8220;<strong>via Pompea</strong>&#8221; poiché voluta da Gneo Pompeo Strabone, fondatore della stessa Alba Pompeia e padre di quel Pompeo Magno (106-48 a.C.) che avrebbe poi composto con Cesare e Crasso il primo triumvirato (60 a.C.), patto politico personale e privato, e per un po’ di tempo segreto (Pompeo Magno morì poi pugnalato e, come noto, la sua testa spiccata dal corpo venne offerta a Cesare)&#8230; Dunque, la via Pompea fu messa in opera verso l’anno 100 a.C. Svolse una decisiva funzione anzitutto in quanto, come altre vie altrove, favoriva i commerci tra piana e mare: sale e olio in un senso, vino e farina nell’altro; in particolare vi viaggiava molto sale tratto dalle grandi cave presso Marsiglia e Tolone, e dunque la strada d’attraversamento della valle Ellero fu genericamente nota per vari secoli come &#8220;via del sale&#8221;, ciò che tuttora si ritrova in non pochi toponimi.<br />
Anabasi ponentine che ben scriverei a quattro mani con qualcuno dei posti… La Val Maira – “magra” per pastori e contadini &#8211; sdipana una cinquantina di chilometri fra fitti boschi e mille minimali borghi (Moschieres, Elva…) il cui toponimo rievoca Spagna e Provenza, e persecuzioni che trasferirono cultura e lingua occitane in queste combe. La festa degli acciugai vi cade a giugno, e lo splendido pane locale ha nome <em>tirassa</em>, impasto tirato più volte, e scarsa mollica finale. Un tempo era casereccio, rivolto soprattutto ai bimbi, al centro infatti vi cuoceva golosamente una mela. Mi dicono che in un forno di Villar S. Costanzo, a richiesta, venga ancora preparata&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Campo Ligure chapeau!</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 13:30:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Campo Ligure si è classificata quinta nel recente contest RAI “Il borgo dei borghi”. Chapeau! E via via che le località scorrevano, mentirei se affermassi di non aver immaginato un piazzamento ancora più alto&#8230; Campo Ligure, un borgo&#8230;in filigrana Ho infatti sempre voluto bene a questo borgo della valle Stura ligure (l&#8217;antico Campo Fredo, Campo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/campo-ligure-filigrana/">leggi tutto</a></p>
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<h2>Campo Ligure, un borgo&#8230;in filigrana</h2>
<p>Ho infatti sempre voluto bene a questo borgo della <strong>valle Stura ligure</strong> (l&#8217;antico Campo Fredo, Campo Frei) circondato da pascoli e tracciati escursionistici, “dominato” da un magnifico castello degli <strong>Spinola</strong> restituito alla comunità, e last not least caratterizzato dalla tradizione dei <strong>filigranisti</strong> (Deogratias, botteghe artigiane e uno specifico museo animano ancora il suo centro storico).<br />
L&#8217;ardita <strong>ferrovia ottocentesca Genova-Acqui Terme</strong> &#8211; pur con tempi &#8220;rallentati&#8221; dal binario unico &#8211; consente di giungervi anche senza lo stress e le emissioni dell’auto, e sei nel <strong>Parco del Beigua</strong>…</p>
<h2>Campo Ligure, cucina della tradizione</h2>
<p>Amico Lettore, ovviamente <strong>Ligucibario®</strong> a Campo Ligure ti accompagnerebbe anzitutto alla scoperta della <strong>revzora</strong> (una focaccia rustica, alta, nel cui impasto entra anche farina di granturco) perfetta con le teste in cassetta, dei prodotti caseari, dei funghi, delle varietà di frutta fra cui squisite mele, dell’apicoltura, ma anche di quella sagra dello stoccafisso che ad ogni tarda primavera “cattura” gourmet locali e <em>foresti</em>. Non finiremo mai di ringraziare il naufragio di Pietro Querini, patrizio-mercante veneziano, alle isole Lofoten&#8230;<br />
La cucina della tradizione a Campo Ligure porta poi in tavola zuppe “povere” &#8211; ma corroboranti &#8211; come la <strong>pute</strong> (<a title="pute valle stura ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pute/" target="_blank">link qui</a>) e la <strong>bazzurra</strong> (<a title="bazzurra valle stura ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bazzurra/" target="_blank">link qui</a>), paste fresche e ripiene, polpettoni, carni bovine, il rito delle tomaxelle/tomaselle di vitello (mia madre ne ricavava ö töccö per condire tanti primi), il cinghiale, e per finire la pasticceria secca (e il pandolce basso!) e le torte di mandorle in “coabitazione” col vicino Piemonte.<br />
Se ben ricordo, la pute talvolta è nel menu dell’amico Gianni Bruzzone, presso l’Osteria <strong>Baccicin du Caru</strong> che da tanti anni consente soste ai buongustai (e ottime bottiglie) lungo il passo del <strong>Turchino</strong>, che tuttora collega con tornanti e scorci d&#8217;antan la Liguria col Piemonte.<br />
Buon appetito!<br />
<strong><a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/i-nostri-servizi" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Un sistema museale per la Valle Stura?</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 09:45:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Un sistema museale per la Valle Stura? Stefano Franchini (corso IFTS co-finanziato dall&#8217;Unione Europea &#8220;Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici, con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio&#8221; presso Sei-cpt Imperia), 45 anni, genovese, appassionato di entroterra, dopo numerose esperienze nell&#8217;ambito turistico alberghiero ed enogastronomico oggi è insegnante tecnico-pratico di tecnica ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/un-sistema-museale-per-la-valle-stura/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20454" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/ponte2.jpg"><img class="size-medium wp-image-20454" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/ponte2-300x225.jpg" alt="foto cortesemente fornitami da enrico zoni" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">foto cortesemente fornitami da enrico zoni</p></div>
<p>Un sistema museale per la Valle Stura?</p>
<p><strong>Stefano Franchini</strong> (corso IFTS co-finanziato dall&#8217;Unione Europea &#8220;Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici, con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio&#8221; presso Sei-cpt Imperia), 45 anni, genovese, appassionato di entroterra, dopo numerose esperienze nell&#8217;ambito turistico alberghiero ed enogastronomico oggi è insegnante tecnico-pratico di tecnica turistica e sala-bar. Rivolge in tal senso un occhio attento alle nuove tendenze, al mixology, ai consumi esperienziali.</p>
<p>&#8220;Il caso-studio propostomi dal docente Umberto Curti sui (4) <strong>musei della Valle Stura</strong> &#8211; cartario a Mele, ferro a Masone, filigrana a Campo Ligure, &#8220;passatempo&#8221; a Rossiglione * &#8211; mi ha portato a riconsiderare la loro presenza in termini di “circuito museale“, coerentemente legato al turismo esperienziale  che già andava affermandosi pre-covid.<br />
Il progetto, che ho sviluppato e proposto in una serie di slides, basandomi anche su buone prassi d&#8217;altrove (Musei del cibo di Parma&#8230;), è in realtà anzitutto la bozza per un sito web di moderna concezione, che aiuti la valle del “Turchino” nel suo complesso a vendersi come destinazione culturale à cheval di due regioni, naturalistica, e gastronomica. Campo Ligure (nella foto) appartiene non a caso al circuito dei Borghi più belli d&#8217;Italia. Inoltre, la linea ferroviaria Genova-Acqui Terme(-Asti) potrebbe agevolare un turismo davvero green&#8230;&#8221;</p>
<p>* su Ligucibario® si trovano molti contenuti a tema, ecco ad es. <a title="campo ligure, revzora, filigrana" href="https://www.ligucibario.com/campo-ligure-revezora-filigrana/">un link</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quel che resta del mondo – parte II</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 09:53:51 +0000</pubDate>
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<p>Spesso provo invidia per mio marito che ha avuto due nonni fantastici, due persone nate e cresciute in un piccolo paesino dell’Ovadese, passati attraverso una guerra mondiale e una campagna di Russia con tanto di ritorno a piedi (il nonno), che hanno fatto i contadini, e che con questo sono campati e hanno allevato tre figli maschi. Il nonno teneva il bue e una mucca per arare i campi e portare la merce a Genova lungo la via del Turchino, aveva piantato una vigna di cabernet che imbottigliava da sé, in un modo di “damigianari”, e si prendeva cura delle galline alle quali dava il granoturco, perché se alle galline non dai il tuo granoturco non ha senso che le tieni. Principio difficilmente applicabile a noi che, abitiamo in appartamenti e che saltiamo da una trasferta all’altra.<br />
Ora, ai tempi del Covid-19, tutti questi meccanismi che regola(va)no le nostre vite sono divenuti incerti. Camminiamo su una lastra di ghiaccio sottile, ad ogni passo potrebbe rompersi. Andare a far la spesa con mascherina e guanti, a distanza di sicurezza gli uni dagli altri, frequentando obbligatoriamente il supermercato più vicino, ci fa sentire fragili, a disagio. Ma proprio questo tempo mi ha risvelato il piacere di NON fare più la spesa settimanale. Ho scoperto una rete di produttori locali, che normalmente frequento il sabato al mercato (quando non sono in trasferta), e che singolarmente &#8211; cadenzati nei vari giorni della settimana &#8211; mi consegnano uova, carne, latte e verdura. Niente di esotico ovviamente, tutto si basa sulla stagionalità e la freschezza. No avocado ma mazzetti di erbette, no patatine ma riso Carnaroli, no bevande gassate ma succo di mele dell’Oltrepò. Questo è, e quanto ci consegnano. Insomma, ci si inventa ogni giorno cosa portare in tavola nell’ottica di una dieta sana e variata, con prodotti a filiera corta, autentici e di stagione. Quelli che ancora si “salvano” dall’inquinamento, dai cambiamenti climatici, dalle forzature dell’industria.<br />
Sono convinta che nel lungo periodo tutto ciò giovi, e contribuisca a tenere alto lo spirito in questo momento cosi difficile, nel quale siamo privati di alcune nostre libertà come andare in visita ai nostri genitori, pranzare in quella locanda che tanto ci piace, oppure fare una lunga passeggiata fuori porta. I produttori sono più vicini di quello che si pensi, consegnano alla bottega sotto casa, quella che abbiamo, a prescindere, il dovere di frequentare, oppure si sono organizzati per le consegne &#8211; essendo chiusi tutti i mercati settimanali &#8211; , e questo gli costa, vi assicuro, un grande sacrificio, in quanto non tutti hanno uno scontrino di vendita alto. Ma la campagna non si ferma e noi tutti abbiamo il compito di sostenerla, per tenere in piedi i territori, i borghi, le microeconomie, le “lentezze” antitetiche allo stress, e traguardare pian piano l’uscita dal tunnel (non ho dubbi che Ligucibario® condivida tale impegno).<br />
Sonia Speroni</p>
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		<title>Quale Liguria vorremo?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 17:05:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18738" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/revzora-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18738" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/revzora-2-225x300.jpg" alt="revezora con farina di mais" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">revezora con farina di mais</p></div>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Quale Liguria vorremo?</p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Mi preme rispondere al <a href="https://www.ligucibario.com/passo-del-turchino/">contributo di Sonia Speroni</a> apparso su Ligucibario® qualche giorno fa perché ricordo bene anch’io l’itinerario <strong>Genova-Ovada</strong>.<br />
Quattordicenne, nel 1977 lo percorsi in Vespa 50, proseguendo poi per Trisobbio (Tarsobi), dove la mia famiglia – al pari di alcuni miei parenti &#8211; affittava un appartamentino per l’estate. Il viaggio, durato alcune ore e “confortato” dai sorpassi di mio padre che mi scortava e via via mi attendeva, rappresentò una delle mie prime, magnifiche avventure di motociclista. La Vespa consentiva in vacanza una libertà totale, e il sellino lungo di trasportare comodamente amici e fanciulle (nella speranza che vigili&amp;company non mi avvistassero, la multa si aggirava sulle 2mila lire, troppe per le mie finanze di ragazzino)…<br />
Agosto a Tarsobi &#8211; ero stato promosso e m’apprestavo al ginnasio &#8211; significava spensieratezza, vino di vigne vere, nocciole, biliardi, ozio, bagni nelle cascatelle dei torrenti, paste del bar “Claudio” a Ovada, sagre di questo e di quello, orchestrine, trattorie nei paesini limitrofi dove “seguire” la squadra di calcio per cui tifavo, e che indossava squillanti maglie arancio tipo l’Olanda, la mitica compagine del calcio totale, che tutti avevamo scoperto grazie a Johan Cruijff…<br />
42 anni dopo posso dire d’aver poi percorso cento volte quella strada, quel &#8220;valico&#8221; del <strong>Turchino</strong> tutto curve, quell’autostrada che all’inizio parve un miracolo, talora anche godendomi i panorami a bordo del <strong>treno che da Brignole s’arrampica fino ad Acqui Terme</strong>, è una tratta ottocentesca a binario unico, con viadotti eroici e tante stazioncine, passata Sampierdarena, un po’ fuori del mondo… Provo a citarle a memoria: Borzoli, Costa di Sestri, Granara, Acquasanta, Mele, Campo Ligure (Masone), Rossiglione, Ovada, Molare, Prasco-Cremolino, Visone. Chi non è del posto, alcune le ha mai sentite nominare?<br />
Di quei luoghi io conosco non ogni angolo, ma quasi, la mia professione è infatti la Liguria, mi occupo di <strong>turismo enogastronomico</strong>, e questo conferisce costante “trasversalità” al mio fare, poiché turismo enogastronomico significa culture, sapienze, ruralità, produzioni agroalimentari, musei tematici, eventi&#8230;<br />
Liguria, una terra di <strong>strabiliante beltà</strong>, e 234 Comuni dal confine con la Francia al confine con Toscana ed Emilia, una terra duale (la costa e l’entroterra, il levante e il ponente, i centri urbani e le ruralità, Genova e le delegazioni/periferie…) con anime assai diverse al proprio interno, una mappa inesauribile di <strong>biodiversità</strong>, storie, tradizioni popolari, gastronomie, vigne e uliveti, artigianati… Tale dualità dovrebbe costituire – più di quanto sia sinora avvenuto &#8211; una ricchezza, e non più un punto critico.<br />
Del Turchino, della <strong>Valle Stura</strong> ligure e degl’immediati dintorni, amico lettore, potrei cantarti i santuari, i musei, l’antica trattoria-enoteca “Baccicin du caru” di Gianni Bruzzone, le escursioni, le neviere, Castello Spinola, i formaggi, la testa in cassetta, i ravioli, la pute, la batulla, la bazzurra, la revezora, i fügassin, la pasticceria secca, i boschi gli orti i frutteti, i funghi, le castagne, gli apiari, Forte Geremia, la Badia cistercense di Tiglieto… Una meraviglia dopo l’altra… Is it enough?<br />
Questi luoghi – come gran parte della Liguria e d’Italia &#8211; avrebbero il dovere di far compiutamente sistema e in tal modo facilitarsi il diritto d’attrarre <strong>un turismo ad hoc, un turismo rilassato, green, consapevole, gourmet, da accogliere con premurose formule esperienziali</strong>, e viceversa non dovrebbero patire la pena – quasi ogni autunno ormai… &#8211; di strade che cedono e frazioni cui non si può più giungere (e addirittura di vie Aurelie e autostrade che chiudono).<br />
Chi segue <strong>Ligucibario®</strong> (sito ormai ultradecennale) sa che, personalmente, mai mi arruolerò nelle schiere dei demagoghi, né di quei “ruralisti” che per avversione al nuovo o per mera saudade agognano forse un ritorno alle economie del baratto. Il passato è passato, si deve prender atto che una globalizzazione (iniqua fin che si vuole) è tuttora in pieno corso, e va fronteggiata – tanto dall’attore pubblico quanto dalle aziende &#8211; con atteggiamenti e strumenti adeguati ai tempi.<br />
Condivido la teoria secondo cui l’attuale modello “mondiale” di sviluppo non funziona, rende i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, genera soprattutto disoccupazione e scontento, ma temo che nessuna nostalgia, nessun fanatismo della terra e nessuna decrescita felice possano in sé garantire risposte ai territori. Occorre viceversa attrarre investimenti, “manutenere” il paesaggio e i collegamenti fra le comunità prima ancora che fra punti sulle cartine, riossigenare le economie ancora vitali, motivare i giovani (a rimanere), recuperare terreni e cultivar, tracciare filiere, letteralmente inventare lavoro per rimettere in circolo idee, risorse e redditi: <strong>wildlife stays, wildlife pays</strong>, dicono assai bene altrove: la natura se si perpetua rende, ovvero il progresso è, e dovrà sempre più essere, compatibile con la tutela dell’ambiente, che si rivela patrimonio in grado di “ripagarsi”.<br />
Tuttavia le microimprese a gestione famigliare, le piccole botteghe, i ristori di paese, alcuni agricoltori e agriturismi (specialmente nelle aree più “marginali”) sovente stentano a tenere il passo di un’epoca sempre più celere e deregolamentata e indecifrabile. Questi piccoli, coraggiosi, caparbi imprenditori, che talora potrebbero compartecipare i benefici portati dal turismo, vanno formati – con percorsi specifici &#8211; al management, alla comunicazione, alla tecnologia, perché la loro permanenza sui territori è essenziale, e ne perpetua l’identità socioeconomica. <strong>La formazione è il solo antidoto cui si può immediatamente e autonomamente ricorrere per contrastare il declino</strong>. Chi ancora non parla le lingue del mercato, chi non si racconta, chi non aderisce a reti operative, chi non si promuove su web e social media occuperà infatti – non illudiamoci &#8211; isole sempre più residuali, sino a scomparire progressivamente dalla scena. Prospettiva che mi addolora, ma chi non comunica non esiste, chi non pratica il marketing pratica &#8211; ipso facto &#8211; un <strong>antimarketing</strong> che avvantaggia solo i concorrenti. Non si tratta di imitare realtà diverse, sovradimensionate, né competitori di maggior successo, si tratta di attenuare gap altrimenti sempre più incolmabili. <strong>Formandosi formandosi formandosi.</strong> Anche tramite metodi formativi nuovi (flipped class e dintorni&#8230;), che capovolgono le logiche e le scansioni dell&#8217;insegnamento classico, addivenendo a forme di training interattive, concrete, &#8220;in situazione&#8221;, che ricalchino la quotidianità operativa delle imprese.<br />
Le botteghe di presidio, le attività d’un tempo, gli artigiani, i “commestibili” (come si diceva un tempo) troppo spesso debbono ormai arrendersi, calare le saracinesche, “estinguere” i propri saperi perché le nuove generazioni non rilevano “business” non più redditizi. Alcune aree vanno desertificandosi. <strong>Le statistiche recenti</strong>, per chi voglia consultarle, sono drammatiche (alcune delle peggiori – commercio, artigianato, hotel e ristoranti, bar e panifici… &#8211; al link <a href="https://www.ligucibario.com/luisa-puppo-ad-agritravelexpo-bergamo/">https://www.ligucibario.com/luisa-puppo-ad-agritravelexpo-bergamo/</a> ).<br />
Ligucibario®, quasi sempre inascoltato?, lo grida accoratamente da anni…<br />
Parallelamente, alla Liguria in questi decenni non è stato risparmiato alcunché quanto ad alluvioni, mareggiate, frane, crolli autostradali, estati siccitose, gelicidi. L’avidità, il profitto, l’insipienza hanno cementificato litorali e rilievi ovunque sia stato loro concesso dalla “miopia” di chi avrebbe dovuto custodire il territorio. Le cause di quanto sta avvenendo (in concorso col cambiamento climatico) sono molto chiare, <strong>il dissesto idrogeologico</strong> non discende da cause astratte, sovente firma i propri disastri con nomi e cognomi.<br />
Quale Liguria vorremo? Chi ascolteremo d’ora in poi? Quali percorsi sapremo intraprendere? Riusciremo ad invertire la rotta?<br />
Rispondetemi come io ho risposto a Sonia, <strong>ma non rispondetemi – vi prego &#8211; che forse è già troppo tardi</strong>.<br />
Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Quel che resta del mondo &#8211; parte I</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 16:54:43 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18723" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/ponte2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18723" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/ponte2-300x225.jpg" alt="veduta di campo ligure" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">veduta di campo ligure</p></div>
<p>Quel che resta del mondo &#8211; parte I</p>
<p>Per me nata nei profondi anni Settanta l’autostrada A26, primo tratto <strong>Voltri-Ovada</strong> inaugurato nel 1976, è sempre stata simbolo di potenza e progresso. Immaginavo che dalle gallerie uscisse Miwa a bordo del Big Shooter tanto l’architettura era futuristica. Gli ingressi delle gallerie, cosi diversi dalle autostrade solo di qualche anno più vecchie come l’A10 e l’A12, l’altezza dei viadotti cosi ardita, le conferivano quel non so che di irraggiungibile.<br />
L’A26 aveva avuto, almeno per me che soffrivo l’auto, un potere salvifico: durante la migrazione da Genova verso <strong>Tiglieto per la villeggiatura</strong> trimestrale estiva (bei tempi!), evitava che percorressimo la Statale 456 del Turchino, almeno fino a Masone, e le sue tortuosità.<br />
Nello stesso tempo però aveva cancellato <strong>la poesia e l’economia di una strada di valico</strong>, di confini geografici e culturali, di focacce profumate e grissini appena sfornati dai panifici di Mele, di mandilli de saea col pesto e arrosti di punta di vitello dalle numerose trattorie e osterie che trovavi lungo il percorso che saliva ai 591 m del passo. Era un mondo, un ecosistema che viveva del passaggio di automobilisti, <strong>camionisti, gitanti dell’epoca</strong>, non numerosi come ora, ma sufficienti a garantire un’economia di valle. Difatti a Mele, fin ad arrivare <strong>sù sù al Turchino</strong>, quando ci si riferisce al 1976 si dice “prima dell’abbandono” o “dopo l’abbandono”. Ora siamo tornati come ad allora, senza la certezza di un collegamento rapido <strong>col Monferrato e con la valle del Po</strong>, ma le botteghe e le trattorie hanno chiuso, rimane a presidiare qualche raro eroico oste o agriturismo o pasticceria dove ancora ristorare pancia e spirito, l’economia di valle sopravvive con poco, e a tutti noi è rimasto l’amaro in bocca.<br />
Successe la stessa cosa anche a Montalcino, prima dell’apertura dell’autostrada A1, la strada tra Firenze e Roma passava da lì. Ma la reazione, ed il risultato, sono un’altra storia.<br />
Sonia Speroni</p>
<p>p.s. la splendida foto di Campo Ligure non è proprietà di Ligucibario®, fu fornita alcuni anni fa &#8211; se ben ricordo &#8211; dal Comune, a fini promozionali</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gita all&#8217;Acquasanta</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 15:23:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gita all&#8217;Acquasanta Frequento Acquasanta da molto tempo, specie d’estate godendomi la frescura del luogo. Tuttora, lo confesso, non mi è chiaro dove corra il confine (forse lungo il torrente?) tra i Comuni di Genova e Mele, ma è comunque sorprendente questo grumo di quieta ruralità a due passi dal mare di Voltri, dal traffico dell’Aurelia, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/gita-allacquasanta/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/gita-allacquasanta/">Gita all&#8217;Acquasanta</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/04/stoccafisso-accomodato4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18393" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/04/stoccafisso-accomodato4-300x225.jpg" alt="stoccafisso accomodato4" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify; line-height: 115%;">Gita all&#8217;Acquasanta</p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify; line-height: 115%;">Frequento <strong>Acquasanta</strong> da molto tempo, specie d’estate godendomi la frescura del luogo. Tuttora, lo confesso, non mi è chiaro dove corra il confine (forse lungo il torrente?) tra i Comuni di Genova e Mele, ma è comunque sorprendente questo grumo di quieta ruralità a due passi dal mare di Voltri, dal traffico dell’Aurelia, e dall’industrializzazione del ponente cittadino. Il turista, il trekker, il devoto, il buongustaio o semplicemente il curioso può giungervi anche in autobus (linea AMT 101) ed in treno, grazie all’ardita ferrovia ottocentesca (originariamente a vapore), binario unico, 30 gallerie, e viadotti panoramici, che legano Genova ad Acqui Terme. Il celebre <strong>Passo appenninico del Turchino</strong> &#8211; percorso dai ciclisti durante la Milano-Sanremo &#8211; corre limitrofo verso Ovada.<br />
Acquasanta si svela sin dal toponimo: <strong>le terme sulfuree salse ed il santuario di Nostra Signora </strong>(eretto tra i secoli XVII e XVIII). Beninteso, gli escursionisti l’apprezzano in primis per il reticolo di sentieri con cui salire anche a <strong>Punta Martin</strong> (1.000 m), dislivello notevole ma segnavia rassicuranti, e per alcune <strong>neviere</strong>, interessanti sopravvivenze di un tempo in cui la Repubblica di Genova doveva rifornirsi di ghiaccio sfruttando il clima più rigido dell&#8217;entroterra. I gourmet, viceversa, per le buone trattorie dove ritrovare l’atmosfera casalinga, le ricette della tradizione (pesto, ravioli, coniglio…), e qualche buona referenza nelle carte dei vini. Gli amici dell&#8217;Antica Osteria talora &#8220;osano&#8221; anche piatti quasi in via di estinzione, quali lo zimino, il &#8220;crastun&#8221; (stufato d&#8217;ovino), o le parti di quinto quarto (lingua, rognoni), a servirli fra i tavoli si muove la gentilissima Antonella.<br />
Ringrazio <strong>Clio Ferrando e Rita Gestro</strong> per l&#8217;accoglienza che mi hanno riservato domenica 7 aprile scorso, e con viva cordialità do appuntamento a sabato 1° giugno. Sarà stimolante parlare di turismo esperienziale in un contesto che avrebbe, ove facesse maggiormente &#8220;sistema&#8221;, notevoli potenzialità.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Con Umberto Curti lungo il Passo del Turchino</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 13:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Con Umberto Curti lungo il Passo del Turchino “Assaggia la Liguria” è un ciclo di cene-evento ospitate da ristoranti del circuito “Liguria Gourmet”, e si svolge (grazie a risorse PSR 2014-2020 Regione Liguria mis. 3.2) a cura di Enoteca Regionale della Liguria in collaborazione col Consorzio di ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/assaggia-la-liguria-turchino/">leggi tutto</a></p>
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<p><strong>Con Umberto Curti lungo il Passo del Turchino</strong></p>
<p><strong>“Assaggia la Liguria” è un ciclo di cene-evento ospitate da ristoranti del circuito “Liguria Gourmet”, e si svolge (grazie a risorse PSR 2014-2020 Regione Liguria mis. 3.2) a cura di Enoteca Regionale della Liguria in collaborazione col Consorzio di tutela olio extravergine DOP Riviera Ligure e col Consorzio di tutela Basilico Genovese DOP.</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1246.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17942" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1246-225x300.jpg" alt="DSCN1246" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Il quarto appuntamento è approdato alle due suggestive salette dell’Osteria Enoteca &#8220;Baccicin du Caru&#8221;, in regione Fado, a Mele (GE), lungo il Passo del Turchino, Liguria che ascende verso il Piemonte. Mentre Gianni e Rosella Bruzzone, i titolari, ed il loro staff di cucina e sala proponevano via via le numerose portate di un menu ideato ad hoc e inclusivo di vini (Bianchetta Genovese DOC di Gionata Cognata, Pigato DOC R.L.P. di Claudio Vio, Ormeasco Sciac-trà DOC di Guglierame), i referenti delle 3 filiere coinvolte nel progetto hanno approfondito “tra i tavoli” i valori delle produzioni certificate, le quali non solo spiccano per i significati storico-culturali e la qualità organolettica, ma garantiscono il consumatore circa tutti i processi di lavorazione “dal podere – per così dire – sino alla confezione in commercio”.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1233.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17943" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1233-225x300.jpg" alt="DSCN1233" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Viticolture e olivicolture eroiche, le quali cifrano un paesaggio &#8211; quello ligure &#8211; per molti aspetti unico al mondo, e naturalmente non si sarebbe potuto negare il giusto spazio a sua maestà il Basilico Genovese DOP, protagonista di un pesto al mortaio affidato, per l’occasione, ad una “apprendista” (che non l’aveva mai preparato &#8220;a mano&#8221;) sotto gli occhi attenti e amorevoli del titolare.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1249.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17944" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1249-225x300.jpg" alt="DSCN1249" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>In un corner, allestito proprio all’entrata, erano liberamente disponibili &#8211; come sempre &#8211; molti materiali cartacei per chi voglia approfondire la materia (i frantoi, le vigne, le serre…), una materia che riveste indubbio fascino, e che non a caso induce il pubblico a consumi sempre più consapevoli e…a filiere sempre più corte.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1258.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17945" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1258-300x225.jpg" alt="DSCN1258" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>A metà serata si è proceduto anche ad un sintetico tasting delle 3 sottozone della DOP olearia ligure (Riviera dei Fiori, Riviera del Ponente Savonese, Riviera di Levante) per condividere con tutti i presenti la varietà di cultivar regionali &#8211; la taggiasca, l&#8217;arnasca, la colombaia, la lavagnina, la pignola, la razzola&#8230; &#8211; e soprattutto alcune consonanze e divergenze di flavor fra le diverse, ottime bottiglie.</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1229.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17946" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1229-300x225.jpg" alt="DSCN1229" width="300" height="225" /></a></strong></p>
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<p><strong>Prossimo rendez-vous domani 5 giugno al ristorante “La Ruota”, spianata Varese 25, a IMPERIA-BORGO FOCE, tel 0183 61206 &#8211; <a href="https://laruotaimperia.com/">https://laruotaimperia.com/</a>, per un inno al pescato locale e per la prima delle 12 cene fuori dalla provincia di Genova.</strong></p>
<p>Altre 7 complessivamente ne seguiranno.<br />
Giovedì 7 giugno &#8211; Osteria della Corte, via Napoli 86, LA SPEZIA tel. 0187 706796<br />
Martedì 12 giugno &#8211; Ristorante Il Genovese, via Galata 35r, GENOVA tel. 010 8692937<br />
Mercoledì 13 giugno – Ristorante La Femme, via C. Battisti 58, S. Bartolomeo al Mare (IM) tel. 339 3811469<br />
Giovedì 14 giugno &#8211; L&#8217;Insolita Zuppa<strong>, </strong>Via Romana 7, 16038 Santa Margherita Ligure (GE) tel. 0185 289594<br />
Sabato 16 giugno &#8211; Ristorante Palazzo SALSOLE, piazza Concezione 1, SASSELLO (SV) tel. 019 724359<br />
Martedì 19 giugno &#8211; Ristorante Le Perlage, via Mascherpa 4r, GENOVA tel. 010 588551<br />
Mercoledì 20 giugno &#8211; Ristorante Cian de Bià, via Silvio Pellico 14, BADALUCCO (IM) tel. 320 6622079<br />
Buona Liguria a tutti, una Liguria che profuma di olio extravergine, di vino, di basilico.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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