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	<title>Ligucibario &#187; ogm</title>
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		<title>Una rivista di enogastronomia</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2025 17:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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<p>Leggevo nella bottega di un amico-gourmet un numero del periodico trimestrale “Il gastronomo. Rivista di letteratura gastronomica”, esperimento editoriale che il sommo Luigi Veronelli – ebbi la fortuna di conoscerlo &#8211; avviò attorno al 1956 (un anno per lui fertilissimo), e che quindi diresse. Costava 300 lire.</p>
<p>Lo stesso Veronelli motivava a posteriori quel progetto su &#8220;Panorama&#8221; di gennaio 1981: “Quando, 1956, pubblicai, alcuni mesi dopo Il Pensiero rivista di filosofia teoretica, Il Gastronomo rivista di gastronomia, non ebbi il minimo imbarazzo. Che è la gastronomia, infatti? Un atto del giudizio, teso a separare, nel campo degli alimenti ciò ch’è buono da ciò che buono non è”. Il fine del magazine consisteva quindi, implicitamente, nel tutelare e promuovere la qualità delle agricolture e delle viticolture, anche tramite l’analisi delle politiche nazionali e tramite l’individuazione e la valorizzazione di prodotti autenticamente tradizionali, custodi e ambasciatori della biodiversità, che Veronelli già definì “giacimenti gastronomici”…</p>
<p>Della rivista furono pubblicati 26 numeri, pochi ma non pochissimi, capitalizzando retroterra culturali immensi, e alla fine lasciando un vuoto dietro di sé. Semplice era la veste, pochissima la pubblicità (e zero le cortigianerie) onde rimanere il più possibile indipendenti ed evitare redazionali camuffati da articoli, e – last not least! &#8211; raffinate le citazioni e le ricette. Beato dunque chi ne collezionò le annate o chi ancora ne possiede e/o ne trova, magari ai mercatini dell’antiquariato…</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN5642.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25836" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN5642-300x225.jpg" alt="DSCN5642" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Pensavo a quanto manchi, (anche) in Liguria, uno strumento del genere, autonomo dalla vendita di spazi e autonomo negli approfondimenti. Che sapesse narrare le eccellenze ma anche quei borghi e produttori che – per varie ragioni, fra cui quella “dimensionale” – non possono permettersi di guadagnare la scena mediatica, e sono tanti, anzi la maggior parte, casari pescatori salumieri mugnai… Uno strumento, ove necessario, militante, dove riunire firme prestigiose (qualche idea l’avrei * …) dalle varie discipline – storia, antropologia, biochimica, enogastronomia ecc. ecc. &#8211; e proporre valori di impegno e partecipazione, tanto più oggi che l’umanità sconta un antropocene catastrofico. Uno strumento, per concludere, dove libertà di opinione e di espressione, e diritto di critica e di cronaca, fossero &#8211; come accade da tanti anni su Ligucibario® &#8211; imperativi categorici.</p>
<p>Non so se, visti i tempi correnti e le pagine di carta sempre più in crisi, si tratterebbe di una sfida sostenibile. Ma certo, in senso ideale, varrebbe davvero la pena di affrontare temi (Veronelli si schiererebbe dalla nostra parte) quali cambiamento climatico, oligopoli, OGM, glifosato, contraffazione alimentare, Italian sounding, grani antichi e grani “industriali”…</p>
<p>Io scrivo da Genova, la periferia dell’impero, ove tutto giunge tardi – se giunge &#8211; e attutito, e pertanto non nutro ormai soverchie illusioni.</p>
<p>* in ordine alfabetico per cognome: Franco Arminio, Dario Bressanini, Ulderica Da Pozzo, Sabrina Giannini, Ina Macaione, Luca Mercalli, Jonathan Nossiter, Paolo Piacentini, Sveva Sagramola, Annibale Salsa, Richard Sennett, Armando Sichenze…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Fermare gli OGM</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 12:32:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/foto-ponte-di-nava.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23035" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/foto-ponte-di-nava-300x170.jpg" alt="smart" width="300" height="170" /></a>Malgrado piogge e freddo “sbalorditivi”, l’estate è imminente. Molti – come sempre &#8211; sceglieranno per le proprie ferie la montagna, esploreranno boschi, troveranno silenzi impossibili in città, cammineranno verso rifugi e polente&#8230; <strong>La giornalista e videomaker Tiziana Fantini ha dedicato a quel mondo magico di sentieri e vette, che è per fortuna sempre più al centro dei dibattiti, un docufilm di taglio peculiare, “Il piatto forte dei Rifugi – Camminando nelle Alpi Liguri”</strong>. Un “trekking” in cerca di una cucina sostenibile, semplice ma gustosa, ricca di proprietà organolettiche e medicali, preparata direttamente dai gestori di rifugio.</p>
<p>Oggi che l’umanità abita un <em>antropocene</em>, ovvero una stagione che pone a rischio il futuro del pianeta, alimentarsi significa tutelare (o viceversa purtroppo condannare) ecosistemi, biodiversità, àmbiti sociali ed economici, e molto altro. Significa dunque, in primis, formarsi un’opinione e scegliere il “pane quotidiano” consapevolmente (senza posizioni precostituite), prevenendo il più possibile rischi per l’ambiente e per la salute… E’ sempre più al centro dei dibattiti, in tal senso, anche il ruolo dell’ingegneria genetica (come nuovo dominus) nelle coltivazioni agricole. <strong>Stefano Mori e Francesco Panié sono gli autori del recentissimo saggio “Perché fermare i nuovi OGM” (ed. Terra Nuova), oggetto in questi giorni di un tour di presentazioni (sovente disponibili gratis su piattaforma Zoom)</strong>. Francesco Panié è giornalista ambientale, e si occupa di politiche agricole, del cibo, della biodiversità. Stefano Mori è dottorando di ricerca presso l’Università della Calabria, dove è membro del Centro Studi per lo sviluppo rurale, e si occupa di politiche agricole a livello globale e nazionale. Nelle loro dense pagine si mescolano storia della biologia, scoop giornalistici, voci militanti e comunità contadine, anzitutto al fine di far luce sullo sconfinato business dell’OGM e talora sulle liaisons très dangereuses tra potentati economici, governi e scienziati. Il focus più attuale, peraltro, concerne il fatto che sinora gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio secondo il principio di precauzione hanno evitato all’Europa un’invasione di coltivazioni figlie dell’ingegneria genetica e di alimenti creati in laboratorio, ma le cose potrebbero presto cambiare, deregolamentando il quadro, “privatizzando” sempre più le sementi, e impedendo ai Paesi membri di bloccare la diffusione di quanto sopra sui propri territori rurali… <strong>La Liguria</strong>, per fortuna, scarseggia di coltivazioni intensive, e la sua orografia verticale ha preservato e ancora preserva a diverse altitudini una biodiversità magnifica, ma conoscere la posta in gioco è comunque fondamentale, onde garantire alle nostre tavole – nel presente ma specialmente nel tempo a venire -<strong> una filiera del buonessere, di cultivar autoctone, di qualità certificate</strong>, di cibi (rubando l’aggettivo a Slow Food) puliti. Nessuno si senta escluso: accorciare i passaggi, comprare prodotti di stagione, appoggiarsi a gruppi di acquisto “etici” possono davvero essere piccoli grandi gesti per giovare alla Terra che ci ospita… Da molti anni, del resto, questa è la battaglia n. 1 anche di Ligucibario®.</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Buon grano, salute a tavola</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 08:29:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/DSCN4475.jpg"><img class="size-medium wp-image-22542" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/DSCN4475-300x197.jpg" alt="pasta fresca al ristorante &quot;roma&quot; di montoggio" width="300" height="197" /></a></p>
<p>Su invito dell’attivissima Associazione “Aiolfi” di Savona, e in sinergia con una prolusione del dottor Marcello Brignone, Presidente di LILT, martedì 11 giugno ho parlato, dinanzi ad un folto pubblico, di biodiversità e di buone farine. Questa volta ho inteso sviluppare il tematismo in modo un po’ innovativo, partendo da recenti (e sbalorditivi) sondaggi sui complottismi, i quali rivelano quanto sia difficile anche in Italia condurre un ragionamento pacato e scientifico, e da navigazioni online le quali rivelano quanto sia difficile per il consumatore “comune” formarsi un’opinione tra fake news e siti che si contraddicono l’un l’altro. Purtroppo, sebbene ancor prima che a Pompei (dove operavano più di 30 panifici), le farine siano un alimento della quotidianità mediterranea, e sebbene Sicilia, Puglia ed Emilia siano storicamente granai meravigliosi, oggi poche persone le conoscono davvero, e le acquistano consapevolmente. Eppure, buona saggistica e buoni docufilms permetterebbero di districarsi bene dentro “misteri” quali la raffinazione, la forza, il glutine, i grani cosiddetti antichi… E, anche vicino alla Liguria, esistono mugnai-custodi che moliscono i cereali in qualità, offrendoci farine pulite. Permetterebbero, inoltre, di tenersi lontano da materia prima OGM o importata da Paesi in cui la coltivano impiegando il glifosato ed altri pericolosi veleni. Poiché viviamo dentro uno sciaguratissimo antropocene, ho concluso il mio intervento suggerendo di: <strong>variare le farine </strong>(ve ne sono moltissime anche senza glutine), e privilegiare &#8211; senza fanatismi &#8211; le integrali. <strong>Premiare le filiere brevi, i prodotti tracciati/certificati </strong>(malgrado Alberto Grandi…), i mugnai «custodi» che lavorano in qualità, i panettieri che si tolgono ore di riposo ritornando ai preimpasti (crescente naturale, biga, poolish). <strong>Proteggere i bambini dal trash food</strong>, poiché altrimenti già domani se non oggi saranno obesi e disattenti a tavola… Scrive il noto meteorologo Luca Mercalli che “Abbiamo il miglior cibo biologico al mondo ma ci facciamo fregare da un’industria agroalimentare sempre più artificiale e globalizzata”… E le sue mi paiono le parole migliori per chiudere questo pezzo e augurare buon <em>buonessere</em> a tutti i miei Lettori. Ma, come ribadito anche al dottor Brignone, mi rendo disponibile a trattare il tema ogni qual volta siano utili i momenti di divulgazione e sensibilizzazione. <strong>Umberto Curti</strong></p>
<div id="attachment_22485" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova</p></div>
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		<title>Giovani e biodiversità</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 11:52:00 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/giovani-e-biodiversita/">Giovani e biodiversità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/DSCN5908.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22391" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/DSCN5908-300x225.jpg" alt="DSCN5908" width="300" height="225" /></a></p>
<p><em>Giovani e biodiversità. La resilienza ai tempi dell&#8217;antropocene.  </em></p>
<p>In &#8220;anteprima&#8221; un amico videomaker mi ha spedito in visione un docufilm, di circa un’oretta, “ambientato” in quella terra di confine fra Liguria, Toscana ed Emilia che sintetizziamo col nome di Lunigiana. Ho dunque ammirato una raccolta di interviste ad agricoltori locali che si riuniscono attorno al credo del biologico (a prescindere dalle – costose e burocratiche &#8211; certificazioni). Via via dentro le immagini sono scorsi volti di imprese sovente giovani, che si impegnano in una resilienza capace di fronteggiare <strong>cambiamenti climatici, pandemie</strong>, difficoltà logistiche di ogni sorta.</p>
<p>Ligucibario® da molti anni &#8211; senza demagogie né blabla di facciata &#8211; milita a fianco delle filiere brevi, delle <strong>cultivar autoctone e dei grani antichi</strong>, delle botteghe artigiane, del cibo di qualità e del <em>buonessere</em> garantitoci dalla dieta mediterranea.<br />
Sul sito dell’editore, è ottenibile gratuitamente il volume <a href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank"><strong><em>Sostenibilità e biodiversità. Un Glossario</em></strong></a>, che abbiamo realizzato in sinergia col <a href="https://www.visitgenoa.it/it/evento/presentazione-del-libro-sostenibilit%25C3%25A0-e-biodiversit%25C3%25A0-un-glossario-di-umberto-curti-edizioni-s" target="_blank">Comune di Genova</a> all’inizio del 2023, e che aggrega in 400 lemmi – di scorrevolissima lettura &#8211; tante delle “urgenze” dei nostri tempi. Il volume contiene anche una biblio e videografia finale con centinaia di titoli, per ottimi approfondimenti personali che il lettore potrà autonomamente assicurarsi…</p>
<p>Da formatore (turismo e gastronomia), mi emoziona ogni volta, lo confesso, sentir parlare i giovani, quando possiedono competenze e motivazioni forti. Non tutti sono stati ridotti a zombie chini su uno smartphone il quale non di rado, purtroppo, li isola dal resto del mondo o li rende prede del peggio. Ormai, sia chiaro, <strong>l’antropocene</strong> (e le disparità globali, e le agromafie, e la chimica, e il trash food, e il profitto ad ogni costo, e la cementificazione, e le fake news…) ci ha condotti all’<strong>ecocidio</strong>, ad un punto in cui è a rischio l’esistenza stessa del pianeta, della terra che ci nutre, contaminata dal fetore di pratiche agricole ed economiche devastanti. E questi giovani debbono al più presto prendere nelle proprie mani il futuro (di fatto, quindi, non solo il loro). Vorrei creare a mia volta un portale che contenesse le loro testimonianze, i casi di buone prassi, le interviste a chi accetta di sfidare il pericolo pur di non abbassare la testa, i link a siti che stanno dal lato giusto della barricata. C’è tutto un mondo, intorno, cantava una quarantina d’anni fa un gruppo musicale genovese. <strong>C’è una letteratura da Esiodo a Calvino. C’è persino un Papa, con un’enciclica come Laudato si’.</strong></p>
<p>E’ tempo (adesso o mai più) di riorganizzare davvero e con coraggio &#8211; nessuno si senta escluso &#8211; la propria quotidianità, di non lasciarsi travolgere, di privilegiare la bellezza dell’utopia. Se ci siamo battiamo un colpo. Economia circolare, gruppi d’acquisto solidale, autenticità tracciabile, sicurezza alimentare, lotta all’OGM, riduzione degli sprechi, allevamenti rispettosi del benessere animale, custodia delle risorse appenniniche e alpine, riforestazione, potenziamento del trasporto pubblico, qualità delle nostre vite.<br />
<strong>Questo è il made in Italy in cui mi riconoscerei</strong>.</p>
<p>Il momento è adesso, adesso o mai più.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Api, celiachia e biodiversità</title>
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		<pubDate>Mon, 22 May 2023 09:00:25 +0000</pubDate>
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C’è un’ecologia profonda che ormai contesta addirittura il senso dell’espressione “sviluppo sostenibile”, additando criticamente uno sviluppo che non ha in realtà coinciso col progresso – sembra di riudire <strong>Pier Paolo Pasolini</strong> &#8211; , ma con sempre più devastanti crisi ambientali, inquinamento, e laceranti disparità socioeconomiche…<br />
Quel che sta accadendo in Emilia Romagna (l’ennesima tragedia che alla fin fine verrà imputata al destino?) dimostra ancora una volta come anche in Italia occorra da subito <strong>non cementificare più</strong> un solo metro quadro di suolo, e che il solo modello praticabile in avvenire, proprio per concedere un po’ di avvenire alle nuove generazioni, sarà <strong>la decrescita</strong>. Un vocabolo che spaventa solo i miopi e i menefreghisti.<br />
Non si affermi che sono mancati gli allarmi: <strong>da Fritjof Capra a Roberto Marchesini, da Mario Tozzi a Luca Mercalli, da Serge Latouche a Papa Francesco</strong> è tutto un rincorrersi di lucide e spietate analisi circa quel che – di fatto in nome dell’avidità &#8211; stiamo infliggendo alla Natura e alle creature che (ancora) la popolano. Ed un’esortazione a fermare immediatamente lo scempio.<br />
Io ho redatto, a titolo completamente gratuito, un toolkit che pongo a disposizione &#8211; in formato elettronico oppure cartaceo &#8211; di chi intenda approfondire le questioni in gioco e “militare” dalla parte giusta. Si ottiene semplicemente <a title="umberto curti glossario sostenibilità e biodiversità" href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank">cliccando qui</a>.<br />
Non si tratta di pagine puramente terroristiche (sebbene la realtà ormai le legittimerebbe): ho cercato di raccontare sostenibilità e biodiversità anche “appoggiandomi” a filosofi, artisti, poeti, registi, romanzieri… <strong>Jean Jacques Rousseau, Rubaldo Merello, Eugenio Montale, Francesco Rosi, Italo Calvino, Paolo Cognetti…</strong> Voci che, al pari degli alberi d’una solenne faggeta, sapranno svelare al lettore molto più di tante notizie e ammonimenti.<br />
Il futuro implica anche memoria, <em>wildlife stays wildlife pays</em>, ed ogni volta che l’uomo si è allontanato dalla natura ha pagato a caro prezzo i propri errori. Oggi diverrebbe quanto mai ipocrita ostinarsi a sostenere che l’attuale modello di profitti e business in voga in molti Paesi sia compatibile con una tutela e valorizzazione di quel che ancora ci circonda sulle montagne, nei boschi, lungo i fiumi, dentro i mari.<br />
Il tempo è infatti scaduto.<br />
*il 16 maggio si è celebrata anche la <strong>Giornata mondiale della celiachia</strong>. Come noto, allergie e intolleranze sono purtroppo in aumento, ma là dove ad es. la celiachia è una malattia autoimmune precisamente diagnosticabile, molte altre patologie e malesseri risultano di difficile inquadramento&#8230; Che la nostra &#8220;memoria biologica&#8221; si ribelli agli OGM e ai mille alimenti di bassa qualità che affollano gli scaffali del commercio? Ai Lettori di <strong>Ligucibario®</strong> , che molto spesso si è occupato anche di questo tema, segnalo dunque uno straordinario docufilm (in lingua italiana) realizzato da ABAP Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi, dal titolo <em>X-grain. Regola n. 1 salvare la pelle</em>, liberamente fruibile a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=N26lEBArG4s" target="_blank">questo link</a><br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Alta Via dei Monti Liguri, accento&#8230;genovese</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2023 16:32:41 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21394" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/01/20170510_151257.jpg"><img class="size-medium wp-image-21394" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/01/20170510_151257-300x168.jpg" alt="tessuti di pregio, fra Tigullio e Lorsica..." width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">tessuti di pregio, fra Tigullio e Lorsica&#8230;</p></div>
<p>Terroir e tradizioni dell&#8217;Alta Via dei Monti Liguri: alla ricerca del <em>genius loci</em> della Liguria nel suo entroterra.<br />
Prosegue il corso per <strong>GAE – Guida Ambientale Escursionistica</strong> presso l’ente formativo F.Ire di Genova e proseguono le docenze del nostro Umberto Curti dedicate all&#8217;Alta Via dei Monti Liguri.</p>
<h2>Alta Via dei Monti Liguri: il Genovesato</h2>
<p>Dopo le 10 località dell’Imperiese e le 26 del Savonese interessate dal tracciato dell’<strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong>, nella lezione del 30 gennaio ho “condotto” i corsisti nel Genovesato.<br />
Qui le località sono Arenzano, Borzonasca, Busalla, Campomorone, Casella, Ceranesi, Cogoleto, Davagna, Favale di Malvaro, Genova, Lorsica, Lumarzo, Masone, Mele, Mezzanego, Mignanego, Montoggio, Ne, Neirone, Orero, Rezzoaglio, S.Colombano Certenoli, Sant&#8217;Olcese, S.Stefano D&#8217;Aveto, Savignone, Serra Riccò, Tiglieto, Torriglia. Come si può notare, territori (e terroir) molto differenti tra loro, a cominciare dal dato altimetrico…</p>
<h2>Terroir e genius loci dell&#8217;Alta Via dei Monti Liguri</h2>
<p>Ognuno, però, ha tanto da raccontare. L’AVML possiede, tra le caratteristiche migliori, proprio quella di incernierare risorse ambientali, culturali, enogastronomiche…  In tal senso, rappresenta un&#8217;efficace espressione del significato &#8220;allargato&#8221; di terroir, termine preso a prestito dal settore enologico. Ed ogni località vale, per i corsisti, come input per approfondire <strong>il <em>genius</em> loci della Liguria</strong>, che divenne anzitutto celebre per il mare, &#8220;scoperto&#8221; da quel primo turismo high society che desiderava anche elio e talassoterapie, ma che in realtà poggia solidamente le proprie fondamenta sulle aree interne, là dove la preistoria e la protostoria hanno inciso non a caso segni indelebili.<br />
Al tema ho dedicato 11 anni fa il libro che, fra i molti che ho scritto, reputo il più avvincente, <em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em> (<a title="umberto curti il cibo in liguria dalla preistoria" href="https://www.deferrarieditore.it/prodotto/cibo-liguria-dalla-preistoria-alleta-romana/" target="_blank">link qui</a>), ed ogni volta spero che consultarlo trasmetta al lettore gli stessi magnifici stimoli che io provai scrivendolo.</p>
<h2>Storytelling dell&#8217;Alta Via dei Monti Liguri</h2>
<p>Da Arenzano a Torriglia ecco dunque <strong>un viaggio a tutto &#8220;terroir&#8221; tra abbazie, musei, vigneti DOC, trenini a scartamento ridotto, rifugi, acquedotti, terme, apicolture, neviere, ricettari, faggete e castagneti, vie del sale, castelli, salumifici, presepi, miniere</strong>…<br />
La lezione del 30 gennaio è giunta sino a Ne, luogo che adoro, la “capitale” della Val Graveglia, con insediamenti rurali preromani, il borgo di Cassagna, la miniera di Gambatesa (manganese) dove la casara Silvy Garibaldi (“La marpea”) affina la toma semicotta (44-48°C) vaccina battezzata “Il minatore”, il farmer market. Ne col suo Monte Zatta, il ricordo irrinunciabile dell’insigne linguista belga Hugo Plomteux, le fonti, i salumi e formaggi, l’apicoltura, l’olio extravergine (di nuovo il terroir), il celeberrimo ristorante con carta dei vini memorabile, l’apprezzato pastificio, e a Iscioli uno degli ultimi produttori di testetti… Anche l&#8217;artigianato, in un Paese come l&#8217;Italia, dovrebbe figurare tra le risorse più &#8220;centrali&#8221; nel design dell&#8217;offerta turistica&#8230; E ceramica, vetro, stoffe, filigrana, sedie fanno da &#8220;ambasciatori&#8221; della nostra regione nel mondo.<br />
<strong>Terroir, cultivar autoctone, filiere brevi, senso di comunità, buonessere</strong>, queste sono le keywords cui sempre più lego i miei convincimenti, e la mia didattica. Non può esservi promozione senza tutela, non può esservi avvenire senza memoria.</p>
<h2>La sfida della biodiversità</h2>
<p>Viviamo una stagione storica che decreterà &#8211; nel bene o nel male &#8211; il futuro del Pianeta, le cui <strong>biodiversità</strong> sono messe a rischio da condotte sempre più insostenibili&#8230; Io credo che oramai i libri di <strong>Mario Tozzi, Luca Mercalli</strong> (che non a caso fu sodale di Willy Monterin, figlio del grande glaciologo Umberto) ed altri andrebbero adottati in tutte le scuole. Ligucibario®, come fa da tanti anni, non cesserà di sostenere le battaglie contro mutamento climatico, inquinamenti, produzioni OGM e abitudini quotidiane sconsiderate.<br />
Ma è già troppo tardi? Chi percorrerà domani le nostre Alte Vie, bellissime e fragili?<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Il benessere degli animali</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 14:36:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il benessere degli animali: ce ne occupiamo a sufficienza? Se una sana alimentazione contribuisce alla salute e al benessere, di converso mangiando male talvolta ci ammaliamo, o via via ci predisponiamo alle future patologie, si pensi al boom delle cosiddette intolleranze. Io non so dire quanto, in passato, le buone condizioni di vita degli animali ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/il-benessere-degli-animali/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/DSCN5903.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20699" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/DSCN5903-225x300.jpg" alt="DSCN5903" width="225" height="300" /></a>Il benessere degli animali: ce ne occupiamo a sufficienza?</p>
<p>Se una sana alimentazione contribuisce alla salute e al benessere, di converso mangiando male talvolta ci ammaliamo, o via via ci predisponiamo alle future patologie, si pensi al boom delle cosiddette intolleranze.<br />
Io non so dire quanto, in passato, le buone condizioni di vita degli animali importassero al contadino/all’allevatore, ma presumo gli importassero: è pur vero che le società e le economie erano complessivamente assai più rurali del presente, sovente il contado nutrendo le città, e animali vigorosi potevano prima contribuire al lavoro umano e alla ricchezza di chi li possedeva, e poi alla tavola su cui finissero dopo la macellazione.<br />
Racconti che ho ascoltato con riverente attenzione, ad esempio in Calizzano, ad un passo dall’Alta Via dei Monti Liguri, rivelano come campagne e boschi fossero habitat in cui l’essere umano sovente istituiva una sorta di “simbiosi” con gli animali, sia domesticati che selvatici, ed ogni parte rispettava i propri spazi poiché la convivenza, nel complesso, risultava assai migliore dell’antagonismo… Ciò non significa che l’igiene venisse sempre al primo posto, che alcuni animali non venissero castrati o mutilati (la coda dei suini), ma suppongo che non vigesse la crudele indifferenza oggi tipica degli allevamenti industriali.<br />
Talora, ben poco è restato di quel mondo, e i cambiamenti climatici stanno qui e là infliggendo il colpo di grazia a luoghi e comunità marginalizzate da una globalizzazione senza senno. Per me che leggo (anzi mi abbevero a) Paolo Cognetti, Annibale Salsa, Paolo Rumiz…, la sopravvivenza di Alpi e Appennini è imperativo di cui tutti dovremmo occuparci subito e con determinazione.<br />
Detto questo, e tornando alle prime righe del post, io mi occupo di territorio ed enogastronomia, qualche giorno fa è uscito il mio nuovo lavoro, <em>Abbecedario della cucina ligure</em>, e debbo dire che tanto mi tengo alla larga da materie prime di provenienza “sospetta” e da OGM quanto continuamente esorto i miei Lettori verso filiere più brevi, pulite, “bio”, dentro le quali siano tracciabili <strong>anche le modalità in cui gli animali vengono cresciuti, fatti riposare, curati se necessario, trasportati, e (storditi e) abbattuti&#8230;</strong> Si veda in tal senso anche la strategia europea cosiddetta “farm to fork”. Stress e condizioni di (inutile) sofferenza possono – come ormai arcinoto &#8211; originare negli animali (bovini, equini, ovini, suini, pollame…) una maggior predisposizione alle malattie trasmissibili, il che rappresenta un rischio per i consumatori, ad es. tramite le comuni tossinfezioni alimentari causate da salmonella, campylobacter ed escherichia coli.<br />
Il benessere degli animali va dunque perseguito con una visione davvero più olistica, che tenga conto della loro salute ma anche degli aspetti psicologici e relazionali che caratterizzano la loro esistenza (il celebre Brambell report del 1965 già elencava e in qualche modo certificava le 5 “libertà” irrinunciabili: 1.dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione 2.di avere un ambiente fisico adeguato 3.dal dolore, dalle ferite, dalle malattie 4.di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche normali 5.dalla paura e dal disagio).<br />
Immagino perciò, e ne sono lieto, che torneremo sull’argomento, tanto più che persino le piante sono esseri viventi e intelligenti, caratterizzate da memoria e &#8220;socialità&#8221;, esseri che comunicano tra loro e con gli animali. A presto<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>La mietitura e lo spirito del grano</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 13:32:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La mietitura e lo spirito del grano Nei riti della mietitura presso i contesti rurali europei lo spirito del grano nuovo, custodito nelle ultime spighe/nell’ultimo covone e sovente rappresentato sotto sembianze umane (ad es. un forestiero) o zoomorfe (ad es. la lepre), veniva simbolicamente immolato e consumato. In base ad un format assai consueto presso ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/la-mietitura-e-lo-spirito-del-grano/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20146" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/DSCN0460.jpg"><img class="size-medium wp-image-20146" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/DSCN0460-300x225.jpg" alt="sale san giovanni" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">sale san giovanni</p></div>
<p>La mietitura e lo spirito del grano</p>
<p>Nei riti della <strong>mietitura</strong> presso i contesti rurali europei lo spirito del grano nuovo, custodito nelle ultime spighe/nell’ultimo covone e sovente rappresentato sotto sembianze umane (ad es. un forestiero) o zoomorfe (ad es. la lepre), veniva simbolicamente immolato e consumato.</p>
<p>In base ad un format assai consueto presso varie comunità del contado nord/centroeuropeo, ed assai rassicurante, <strong>col grano dell’ultimo covone si impastava uno specifico pane “apotropaico” da spartire</strong> solennemente fra tutti i membri della famiglia. Non di rado era il padrone dei terreni a falciare il primo grano e realizzare il cerimoniale, altre volte era il prete (pane eucaristico), fosse come fosse si recitavano preghiere e/o frasari ad hoc prima di cibarsi del banchetto. Alla fine, ciò che rimaneva di quel pane rituale veniva ripartito fra le case, onde recare a tutti i nuclei famigliari l’energia positiva e aggregante del grano nuovo (prima di tale distribuzione e “trattamento” era di fatto proibito consumarlo autonomamente, e il mancato rispetto del tabù esponeva a grave pericolo individui e gruppi…).<br />
L’etnografia mondiale rivela che questi usi legati alla fertilità, alla raccolta delle <strong>primizie</strong> e allo scavo delle prime radici stagionali rivestivano immenso valore calendariale, perché all’anno vecchio subentrava finalmente l’anno nuovo, dalla morte la rinascita, la rifondazione ciclica del tempo, speranza di prosperità, <strong>Demetra e poi Cerere</strong>, e la “madre” del Galles era Ceridwen, dea del grano, dell’ispirazione e dell’intelligenza&#8230;<br />
Tanto che il celebre antropologo scozzese James G. Frazer (<em>The golden bough</em>) sottolineò come fossero caratteristici anche di popoli non praticanti l’agricoltura come attività primaria.<br />
E li recuperiamo presso gli arabi, gli slavi, i russi… I bulgari rivestivano l’ultimo covone con una camicia femminile, lo trasportavano in processione attraverso il villaggio ed infine lo gettavano nel fiume ad evocare la pioggia che avrebbe portato beneficio al futuro raccolto. In alternativa, veniva incendiato e le ceneri sparpagliate per i campi, così da accrescerne la fertilità.<br />
In Italia le esperienze più importanti si contestualizzano e si perpetuano ad esempio nel <strong>Lazio, Cilento, Molise, Basilicata, Puglia, Sicilia…</strong><br />
L<em>&#8216;</em>esperienza agraria si conferma vitale nella strutturazione delle prassi religiose, presso qualunque civiltà agricola a prescindere dalle specificità geostoriche. In proposito non dovrebbero sussistere più dubbi, anche alla luce degli studi di <strong>Mircea Eliade, di Vladimir Propp</strong>&#8230; Se un raccolto abbondante infondeva beninteso serenità, ed uno scarso preoccupazioni, occorre ribadire che alla base dei riti si incontra costantemente – luogo per luogo, caso per caso – la paura ancestrale della forza “superiore” posseduta dalla natura (&#8220;primus in orbe deos fecit timor&#8221;, annota anzitutto <strong>Petronio Arbitro</strong>), cui in qualche modo assoggettarsi per proteggersi, e per utilizzare e condividere i prodotti anche in senso culinario.<br />
La frantumazione della società contemporanea e l’egoreferenzialità estrema dei percorsi personali hanno ovviamente indotto ansietà e timori nuovi, che l’uomo affronta più isolato e solitario, ecco perché neonate dottrine laiche si volgono al cibo inseguendo e spacciando evidenze e verità che il presente (o ciò che residua delle religioni tradizionali) non “garantisce” più. L’ideologia della forma fisica ed anzi della <strong>magrezza ad ogni costo</strong>, materialmente percepibile, si è anteposta alle spiritualità ed al vantaggio sociale. La sopravvivenza di ciascuno-per-sé svela tuttavia la pochezza di un modello privato che non favorisce progressi collettivi, bensì il diffondersi – in conflitto tra loro &#8211; di molteplici religioni della dieta e dei regimi (talora discutibili o addirittura nocive). Le menti più deboli precipitano nell’anoressia.<br />
<strong>Il villaggio ahimé globale</strong>, i riti “liquidi” ed effimeri della modernità oggi rendono tabù alcuni cibi, e li collocano sul banco degli accusati, imputando loro chissà quali nocumenti, e nel frattempo ne elevano altri a ipotetico fattore di salute e longevità. Sono teorie sovente infondate, mode prive di visuale scientifica, che inducono scelte semplicistiche, fobiche, talora promettendo benessere e risultati irrealistici, illusori (<strong>web e social fungono da cassa di risonanza</strong>, online tutti sono leoni, tuttologi, esperti, dietologi).<br />
Ma guasto analogo lo arrecano purtroppo ai fondamenti culturali insiti nelle tradizioni gastronomiche, le quali poggiano diacronicamente su di una duratura relazione umana verso alcuni alimenti, quelli che compongono e consolidano l’habitat culinario locale (<strong>a monte di una ricetta</strong> v’è agricoltura, pesca, allevamento, selvaggina, prodotti del bosco, cultivar autoctone…).<br />
Fastfood, chimica industriale, OGM, monoporzioni e kit per il dimagrimento – dominatori di una quotidianità sempre più sbrigativa e indecifrabile – via via “rimpiazzano” anche piatti cucinati che nelle storie di ieri rappresentarono momenti di <strong>convivio</strong>, di un mangiare insieme, seduti a tavola o dintorni, dove gettare ponti verso l’altro, verso differenti sapienze, verso differenti stili alimentari. Ciò che è stato va dunque sbiadendo a tal punto che le nuove generazioni si candidano a perdere il contatto con preziose forme di memoria storica e materiale, ormai (Italia se ci sei batti un colpo) a rischio d’estinzione.<br />
Ma il futuro è – pur senza alcuna nostalgia campanilistica &#8211; anche memoria, e ogni volta troppo alto il prezzo da pagare per chi se ne dimentichi.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>18 giugno: fare la spesa</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2020 12:17:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Quanto il marketing ha via via condizionato le nostre quotidianità a scapito del tempo, degli altri, della sostenibilità, del risparmio, del cibo inteso come forma di cultura locale? Riflessioni intorno alla Giornata mondiale della gastronomia sostenibile Per parlare della &#8220;giornata internazionale della gastronomia sostenibile&#8221; (18 giugno) mi sia consentito un antefatto. Un po’ di tempo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/fare-la-spesa/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/109.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19667" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/109-300x225.jpg" alt="109" width="300" height="225" /></a><strong><em>Quanto il marketing ha via via condizionato le nostre quotidianità a scapito del tempo, degli altri, della sostenibilità, del risparmio, del cibo inteso come forma di cultura locale? Riflessioni intorno alla Giornata mondiale della gastronomia sostenibile</em></strong></p>
<p>Per parlare della <strong>&#8220;<a title="Sustainable Gastronomy Day" href="https://www.un.org/en/observances/sustainable-gastronomy-day#:~:text=The%20UN%20General%20Assembly%20adopted,cultural%20diversity%20of%20the%20world." target="_blank">giornata internazionale della gastronomia sostenibile</a>&#8221; (18 giugno)</strong> mi sia consentito un antefatto. Un po’ di tempo fa mi sono imbattuto nel blog <a href="https://www.vivicomemangi.it/">https://www.vivicomemangi.it</a>, scoprendo che la sua linfa vitale dipendeva dall’Autrice di un libro (uso sempre la maiuscola per chi ancora s’ostini a scriver libri), Elena Tioli. Quel libro s’intitola “Vivere senza supermercato” (Terra Nuova Edizioni, 2017) ed è tuttora reperibile online.</p>
<h2>Quanto il marketing condiziona la nostra quotidianità?</h2>
<p>Mi sono francamente domandato quanto il marketing – disciplina che peraltro io conosco bene * &#8211; abbia via via condizionato le nostre quotidianità a scapito del tempo, degli altri, della sostenibilità, del risparmio, del cibo inteso come forma di cultura locale.</p>
<h3>C&#8217;è marketing e marketing</h3>
<p>Intendo dire, v’è un marketing che è diritto e quasi dovere d’ogni impresa, ed anzi ogni impresa che rifugga dal marketing presumo sia per natura condannata all’insuccesso.<br />
Ma v’è anche un marketing condizionante, talora ambiguo, a causa del quale perdiamo sempre più di vista i prodotti freschi, le filiere di prossimità, la possibilità di comprare sfuso, o d’autoprodurre detersivi ed altro (come facevano le massaie d’un tempo).<br />
La vita in città, la fretta, lo stress – quasi sempre spinti già in veste di condannati sul banco dei rei – in realtà sono responsabili solo in parte. Non voglio affermare (né lo penso, in quanto non è così) che tra i lunghi scaffali delle mega-superfici – dopo la caccia al parcheggio – occhieggino solo file infinite di prodotti già lavorati “per noi”, di farine iper-raffinate, di OGM, di cibi usaegetta, bensì che sino alla coda verso le casse non possiamo mai o quasi mai conoscere direttamente il “volto” dei produttori, tantomeno se piccoli artigiani, di corsa carichiamo il carrello di confezioni e plastiche che sovente non ricicleremo (ma eludendo il meaculpa), cediamo al superfluo di caramelle e dolciumi e tanto altro.</p>
<h3>Questo sarebbe un risparmio (economico e/o di tempo)?</h3>
<p>Purtroppo, la routine, e la scarsa conoscenza circa la provenienza e il contenuto dei prodotti acquistati, inducono a conservare le abitudini e gli stili di vita di sempre, ad appagare bisogni sovente artificiali, a non praticare una vera autonomia di giudizio.<br />
Il fascino del packaging, le continue martellanti promozioni, l’influsso pervasivo dei media, la mancata <strong>lettura delle etichette</strong> configurano i nostri modelli di comportamento, emulativi e superficiali, talora consumistici nell’accezione su cui magistralmente ci allertò <strong>il sociologo Zygmunt Bauman</strong> (ma anche Vance Packard e Marc Augé). Molti prodotti s’appiattiscono verso standard e chimiche che li rendono anonimi proprio per piacere a “tutti”. Nel frattempo, molte piccole botteghe chiudono per sempre i battenti, sovente lungo itinerari dei centro-città dove pian piano i turisti incontreranno solo fastfood e punti vendita di catene.</p>
<h2>La spesa come atto politico</h2>
<p>Ma la natura stessa va ribellandosi, e l’uomo può e potrà riappropriarsi di sé solo attraverso il rispetto per l’ambiente che lo circonda. <strong>La spesa (alimentare e non) è in tal senso un atto fra i più “politici”</strong>, ovvero etico e civico, <strong>ethos e civis</strong>, un’assunzione di responsabilità che condiziona la nostra e le altrui vite, poiché ciò che scegliamo &#8211; o che viceversa rifiutiamo &#8211; “plasma” il mondo in cui abitare oggi e soprattutto il “buonessere” in cui abiteranno i nostri discendenti domani.<br />
Intendo dire che spese e acquisti non massificati potranno contribuire poco alla volta ad un rinnovato senso di comunità, dove confrontarsi, interagire coi produttori, scambiarsi informazioni “sulla fiducia”, consigli, ricette, indirizzi di aziende autenticamente biologiche. <strong>Ligucibario è un inno alla cucina ligure proprio come valore mediterraneo, promozione dei prodotti locali, salvaguardia di antiche ricette, divulgazione di culinary heritage&#8230;</strong><br />
Personalmente diserto già da anni le carni da allevamento intensivo, i brand che non rispettano la dignità delle manodopere, le verdure fuori stagione (il quartiere dove abito è Deogratias costellato di mercati ortofrutta), le agricolture che abusano di pesticidi ecc., e quelle seduzioni preconfezionate le cui liste d’ingredienti sono contemporaneamente illeggibili e chilometriche.<br />
Fatemi sapere, Amici lettori, la vostra opinione, questi sono temi su cui cooperare.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a><br />
* il marketing è (stato) parte importante del mio percorso professionale, e (chi mi conosce lo sa) sulla materia ho scritto anche specifica saggistica<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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