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	<title>Ligucibario &#187; emanuela baccino</title>
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		<title>Aggiungi un pesto a tavola</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 10:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Proseguono (online) i miei gustincontri con Umberto Curti. Lesson number 3: non poteva mancare la salsa ligure per antonomasia: il PESTO. Questo è in minima parte quel che ne è emerso e che mi piace condividere. Così come per l’olio EVO, anche per l’ingrediente principale del pesto, il basilico, ricorre la parola cultivar: in giro ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/aggiungi-un-pesto-a-tavola/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20290" style="width: 245px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/pesto.jpg"><img class="size-medium wp-image-20290" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/pesto-235x300.jpg" alt="pesto di basilico" width="235" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">pesto di basilico</p></div>
<p><strong>Proseguono (online) i miei gustincontri con Umberto Curti.</strong></p>
<p><strong>Lesson number 3: non poteva mancare la salsa ligure per antonomasia: il PESTO.</strong></p>
<p>Questo è in minima parte quel che ne è emerso e che mi piace condividere.</p>
<p>Così come per l’olio EVO, anche per l’ingrediente principale del pesto, i<span style="text-decoration: underline;">l basilico</span>, ricorre la parola <em>cultivar</em>: in giro per il mondo esistono centinaia di varietà molto particolari che differiscono tra loro per aspetto e sapore, ma in “casa Ligucibario<em>®</em>” si parla solo di eccellenze e quindi si fa sempre e solo riferimento al <strong>Basilico Genovese,</strong> che non a caso ha ricevuto la certificazione <strong>D.O.P.</strong> (Denominazione di Origine Protetta) a garanzia di provenienza e qualità. Esso dev’essere infatti coltivato nel territorio ligure e si distingue alla vista per le foglioline piccole, di forma ellittica, “a cucchiaino”, curve su se stesse, e soprattutto dall’aroma inconfondibile, intenso.</p>
<p>Se il basilico è il re del pesto (vedremo tra poco gli altri ingredienti), <strong>il mortaio</strong> è altrettanto emblematico, in quanto prediletto da chi intenda lavorare secondo <span style="text-decoration: underline;">tradizione</span>. È utensile da millenni molto noto e diffuso (veniva usato per pestare erbe, frutta secca, pigmenti…), se ne trovano anche di bronzo, di legno…, ma in particolare quello cui io sto pensando (non fosse altro perché perennemente in bella mostra nella tavernetta “da <em>party”</em> dei miei genitori) è in marmo bianco di Carrara, completato dal relativo pestello in legno duro.</p>
<p>Proprio i giorni scorsi si è tenuta la VIII^ edizione del Campionato Mondiale di Pesto e &#8211; per ragioni di sicurezza sanitaria &#8211; in versione digitale.</p>
<p>Io non ho avuto l&#8217;audacia di iscrivermi, anche perché ammetto d’utilizzare il mixer (avendo però cura di riporre <strong>bicchiere e lame a raffreddare in freezer</strong> per evitare che il calore “elettrico” ossidi gli oli essenziali…), ma scherzi a parte la ricetta che ho provato grazie a Umberto Curti, e che è poi quella anche del ristorante “Azzurrodue” di Arenzano, presumo mi sarebbe valsa un buon piazzamento…</p>
<p>Si fa presto a dire pesto&#8230; Ecco i 7 ingredienti, in ordine di utilizzo:</p>
<ul>
<li>aglio bianco &#8211; in Liguria, cucina di salse agliate, furoreggia quello di Vessalico (IM), ma vanno bene anche altre varietà, sempre togliendo la camicia e l’anima…</li>
<li>pinoli italiani &#8211; sono più chiari ed hanno una forma leggermente affusolata rispetto agli “invasori” d’Oriente, ed è anche loro il merito della giusta <em>texture</em>;</li>
<li>sale grosso &#8211; che contribuisce all’effetto “grattugia”;</li>
<li>Basilico Genovese DOP;</li>
<li>Parmigiano Reggiano DOP 18-24 mesi di stagionatura, o Grana Padano DOP;</li>
<li>Pecorino Fiore Sardo DOP 10-12 mesi di stagionatura;</li>
<li>Olio EVO Riviera Ligure DOP – io ho da poco acquistato un Levante, varietà razzola, che forse per gusto è maggiormente indicato del taggiasco.</li>
</ul>
<p>Ovviamente le quantità dipendono dal numero dei commensali (ma vedi ricetta su <strong>Liguricettario</strong> a <a href="https://liguricettario.blogspot.com/search?q=pesto" target="_blank">questo link</a>).</p>
<p>Mi accomiato da voi Amici lettori sognando di rivivere presto una bella serata come quella trascorsa ad Arenzano due estati fa “Alla corte di Re Basilico” (<a href="https://www.ligucibario.com/alla-corte-di-re-basilico/" target="_blank">link qui</a>) , ed in testa canticchio la canzone sanremese “Fiamme negli occhi” del duo indie, coppia anche nella vita, Coma Cose:</p>
<p><em>“Resta qui e bruciami piano<br />
</em><em>Come il basilico al sole<br />
</em><em>Sopra un balcone italiano”…</em></p>
<p>Dimenticavo… Nella foto il mio pesto ormai pronto, con cui condirò non i soliti gnocchi/troffiette/mandilli/trenette/testaroli…, ma delle tagliatelle un po&#8217; “avvantaggiate”, integrali. E chissà che dalla cantina non spunti un <strong>Pigato</strong>… Vi è venuto appetito? Gustatevi nel frattempo anche il video a <a title="umberto curti pesto di basilico" href="https://www.youtube.com/watch?v=8ujC9Com54w" target="_blank">questo link</a></p>
<p>Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20289" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa1-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>Marò e Pigato</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 09:26:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Marò e Pigato. Sto seguendo (online) con grandissimo entusiasmo i corsi di degustazione di Umberto Curti&#8230;. Lesson number 1: il vino. E questo è in minima parte quel che è emerso e che mi piace condividere. Tra i vari primati dell’Italia possiamo annoverare quello del maggior numero di vitigni autoctoni: se ne contano oltre 500 (!), ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/maro-e-pigato-con-emanuela/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20219" style="width: 266px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---1.jpg"><img class="size-medium wp-image-20219" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---1-256x300.jpg" alt="marò di fave, salsa da mortaio del ponente ligure" width="256" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">marò di fave, salsa da mortaio del ponente ligure</p></div>
<p>Marò e Pigato.</p>
<p><strong>Sto seguendo (online) con grandissimo entusiasmo i corsi di degustazione di Umberto Curti&#8230;. </strong><strong>Lesson number 1: il vino. E questo è in minima parte quel che è emerso e che mi piace condividere.</strong></p>
<p>Tra i vari primati dell’Italia possiamo annoverare quello del maggior numero di vitigni autoctoni: se ne contano oltre 500 (!), e questo dato rafforza ancor più la mia consapevolezza circa l’infinito patrimonio di biodiversità presente nel nostro Paese (si chiamava Enotria) e vale come mia -parziale- discolpa per l’evidente impossibilità di ricordarli tutti…Un altro dato interessante, ed impressionante rispetto alla media europea, è quello dei vini che hanno meritato il riconoscimento di <strong>DOC</strong> (acronimo di Denominazione di Origine Controllata): sono attualmente 526 (riportati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, cfr. <a href="https://dopigp.politicheagricole.it/web/guest/scopri-il-territorio" target="_blank">il link</a>).</p>
<p>I numeri in Liguria si “riducono”, si fa per dire, a 8 (viticoltura eroica quella ligure visti i limitati ettari, distribuiti su ripidi terrazzamenti), e da Ponente a Levante incontriamo:</p>
<ul>
<li>Rossese di Dolceacqua,</li>
<li>Ormeasco di Pornassio,</li>
<li>Riviera Ligure di Ponente,</li>
<li>Val Polcevera,</li>
<li>Golfo del Tigullio e Portofino (quest’ultimo toponimo è una sorta di new entry),</li>
<li>Colline di Levanto,</li>
<li>Cinque Terre e</li>
<li>Colli di Luni.</li>
</ul>
<p>Il vitigno più diffuso nelle quattro province liguri è il <strong><span style="text-decoration: underline;">vermentino</span> </strong>(non è obbligatorio ma è bene scrivere il vitigno minuscolo), che disegna circa il 23% del paesaggio dei vigneti liguri, seguito dal <strong><span style="text-decoration: underline;">pigato,</span></strong> sempre a bacca bianca, che raggiunge il 13%, e in rappresentanza del rosso troviamo invece il <strong><span style="text-decoration: underline;">rossese a bacca nera</span></strong> 10%, che come noto si scinde nel clone Dolceacqua e nel clone di Campochiesa/Albenga.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20220" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---2-272x300.jpg" alt="dav_soft" width="272" height="300" /></a>Su suggerimento di Umberto ho scelto una ricetta tra le 101 (ma sono di più…) proposte da <strong>Liguricettario </strong><a href="https://liguricettario.blogspot.com/2013/08/si-scrive-liguricettario-si-legge.html" target="_blank">(link)</a> e, “ingannata” dall’aria già primaverile, mi sono lanciata senza esitazione sulla famosa strada del “complicarsi la vita”, ho scelto infatti la ricetta che, visti i pochi ma molto aromatici ingredienti, denoterà potenzialmente le maggiori difficoltà di abbinamento: il <strong>marò di fave</strong> (qui sull&#8217;Alfabeto del gusto <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/maro-di-fave/" target="_blank">link</a>), eccelsa salsa ponentina i cui ingredienti sono solo</p>
<ul>
<li>300 gr di fave novelle (sbucciate),</li>
<li>uno spicchio d’aglio (di Vessalico) privo di camicia e anima,</li>
<li>30/40 g di pecorino brigasco grattugiato,</li>
<li>qualche fogliolina di menta,</li>
<li>olio DOP Riviera Ligure (e a discrezione aceto) per emulsionare</li>
<li>sale q.b.</li>
</ul>
<p>La salsa, in stagione degna contendente del pesto anche se un po’ “dimenticata” e praticamente introvabile in commercio, può condire paste (ad es. <strong>picagge</strong>) anche &#8220;avvantaggiate&#8221; e &#8220;matte&#8221;, pani e tartine, accompagnare baccalà e carni varie (ad es. la capra)&#8230;<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---31.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20222" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---31-300x298.jpg" alt="dav_soft" width="300" height="298" /></a>Io trovandomi quasi ora dell’aperitivo ho semplicemente tostato alcune fette di pane casereccio della val Bormida (farina di grano, acqua e sale) ed ho aperto una bottiglia di <strong>Pigato</strong> Riviera Ligure di Ponente DOC: all’olfatto è delicato e floreale; al gusto secco, fresco ed armonico, motivata dalla “scuola di pensiero” dell’<em>abbinamento per affinità</em> (oltre a quello evidente per territorio) l’ho trovato accostamento riuscito, in fondo l’unione di due degli ingredienti della ricetta costituisce il celebre connubio “fave e pecorino”, per il quale notoriamente viene suggerito un bianco lieve e green. Non dimenticatevi di questa eccellente salsa, il cui nome si lega forse ad un lemma arabo, quando organizzerete (incrociamo le dita) un picnic fuori porta in vista dei vostri prossimi appuntamenti bucolici: Pasquetta, 25 aprile e primo maggio, plaid e cestini&#8230; Ovviamente se a fini di praticità utilizzate un mixer/robot/frullatore anziché san mortaio, gelate preventivamente bicchiere e lame un&#8217;oretta nel freezer, perché il calore dell&#8217;elettricità ossida i profumi delle piante aromatiche&#8230;<br />
Buone foto e buon marò a tutti i Lettori di <strong>Ligucibario</strong>®!<br />
Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20218" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>Un hummus di fagioli</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 16:20:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Un hummus di fagioli Giornata internazionale dei legumi: quando lo sviluppo sostenibile incontra il gusto Il 2021 è stato proclamato dalla FAO (Food and Agriculture Organization) anno internazionale della frutta e della verdura. L&#8217;obiettivo, in piena linea con la filosofia di Ligucibario®, è di informare i consumatori sui benefici per la salute derivanti dall&#8217;utilizzo di ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/un-hummus-di-fagioli-chez-emanuela/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/un-hummus-di-fagioli-chez-emanuela/">Un hummus di fagioli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/Screenshot_20210207_200110.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20171" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/Screenshot_20210207_200110-205x300.jpg" alt="Screenshot_20210207_200110" width="205" height="300" /></a></h2>
<h2>Un hummus di fagioli</h2>
<h2>Giornata internazionale dei legumi: quando lo sviluppo sostenibile incontra il gusto</h2>
<p>Il 2021 è stato proclamato dalla <strong>FAO</strong> (Food and Agriculture Organization) <strong>anno internazionale della frutta e della verdura</strong>. L&#8217;obiettivo, in piena linea con la filosofia di Ligucibario®, è di informare i consumatori sui benefici per la salute derivanti dall&#8217;utilizzo di frutta e verdura. Soprattutto se ciò avviene in maniera consapevole quindi rispettando la stagionalità delle stesse, e preferendo le produzioni (ancor meglio se locali) che utilizzino tecniche di coltivazione innovative con impatti ambientali contenuti.<br />
Ma passiamo rapidamente dai proclami ai fatti: il 10 febbraio è la <strong><a title="Giornata internazionale dei legumi" href="https://www.fao.org/world-pulses-day/en/">Giornata internazionale dei legumi</a>,</strong> (World Pulses Day) quale occasione migliore per celebrarla con una ricetta vegetariana (a ben pensarci &#8220;addirittura&#8221; vegana) originaria del Medio Oriente ma famosa in tutto il mondo, veloce, facile, adatta da colazione a cena, che non necessita di cottura&#8230;insomma&#8230;</p>
<h3><strong>Hummus di fagioli</strong></h3>
<p><strong>Ingredienti (per 4 persone affamate):<br />
</strong>Breve premessa &#8211; ho aperto la dispensa, non molto fornita per usare un eufemismo (non amo conservare a lungo il cibo e soprattutto ho botteghe sotto casa), ma incredibilmente vi era tutto il necessario…<br />
&#8211; 500 g di fagioli cannellini già lessati (250 g se optate per quelli secchi),<br />
&#8211; 2 cucchiai di tahina (pasta di semi di sesamo, io ho utilizzato quella <em>integrale</em>),<br />
&#8211; il succo di un limone (preferibilmente bio),<br />
&#8211; 2 spicchi d&#8217;aglio (io ho utilizzato quello nero fermentato),<br />
&#8211; 3 cucchiai di extravergine (tassativamente ligure),<br />
&#8211; qualche cucchiaio di acqua, all&#8217;occorrenza, per regolare la consistenza della crema;<br />
&#8211; sale, pepe e peperoncino q.b.</p>
<p><strong>Preparazione</strong>:<br />
1. Se utilizzate i fagioli già lessati passate direttamente alla &#8220;fase 2&#8243; ricordandovi solo di risciacquarli abbondantemente dal loro liquido di conserva; se utilizzate invece i fagioli secchi metteteli in ammollo per 12 ore nel doppio del loro volume (ovvero in circa 500 ml di acqua). Trascorso questo tempo, scolateli, sciacquateli molto bene e metteteli a cuocere per circa 2 ore (o sino a quando non saranno ben morbidi) unitamente ad una presa di sale ed ad una foglia di alloro. Scolateli ancora ed in questo caso potete tenere da parte qualche cucchiaio di acqua di cottura.<br />
2. Basta ora frullare per alcuni minuti gli ingredienti, e lasciar riposare almeno una mezz&#8217;ora, per ottenere una deliziosa crema, da accompagnare con un pinzimonio di verdure e/o da spalmare sul pane, io ho optato per una focaccia secca (&#8220;mon amour&#8221;) e la combinazione è risultata per-fet-ta vista la delicatezza della crema, che armonizzava la sapidità e la croccantezza della focaccia.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_20210205_172637.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20172" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_20210205_172637-247x300.jpg" alt="dav_soft" width="247" height="300" /></a>Penso sia superfluo chiarire che la ricetta “originaria” dell&#8217;hummus prevede i ceci, ma vi assicuro che il risultato è ottimo anche con altri legumi: ho trovato sul web anche versioni con lenticchie o diverse varietà di fagioli. Io ovviamente ho voluto un legume locale visto che la Liguria ne possiede numerose, valide varietà. Si veda la voce &#8220;Fagioli liguri&#8221; <a title="umberto curti fagioli liguri" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/fagioli-liguri/" target="_blank">qui sull&#8217;Alfabeto del gusto</a>&#8230;<br />
Se ancora non vi siete messi all’opera (non vi avessi ancora convinto) vi ricordo infine che i legumi sono realmente un alimento straordinario. Viste le elevate proprietà in vitamine, minerali e grassi sani stanno vivendo una nuova giovinezza, anche grazie al loro apporto proteico, come sostituti ideali della carne.<br />
Quanto al doveroso abbinamento enologico, beh Umberto (Curti) mi omaggia addirittura di <strong>un Buzzetto di Quiliano, servito a 10-11°C in tulipani a stelo alto</strong>… Buon appetito, Amici Lettori!<br />
Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19998" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>A Natale regala Liguria</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 11:02:46 +0000</pubDate>
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<p>A Natale regala Liguria</p>
<p>Manca un mese a <strong>Natale</strong> e, se non volete implorare un esausto commesso dinanzi alla saracinesca come nella canzone “<em>Baffo Natale”</em> di Elio e le storie tese: <em>“Provo a non ridurmi all’ultimissimo momento /Ventiquattro sera, diciannove e ventinove /Negoziante, stai chiudendooo?”,</em> è ora di pensare ai regali, anche per confortarci un po’ di quel che purtroppo stiamo vivendo.<br />
Talvolta mancano tempo ed idee, si sa, o si suol dire, e si cede all’inerzia di regalare l’ennesimo pigiama –per carità se continua l’<em>andazzo-lockdown</em> dovremo rivedere tutti il nostro guardaroba e farà senz’altro comodo un’altra vestaglia da camera… &#8211; ma speriamo tutti in un futuro migliore, sì, <em>sotto sotto</em> lo desidererà anche il più <em>Grinch</em> dei vostri parenti.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_20201125_112642.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20009" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_20201125_112642-240x300.jpg" alt="dav_soft" width="240" height="300" /></a>Nel 2019 (dati raccolti tra l’altro da Coldiretti e Codacons) gli acquisti di alcuni articoli “natalizi” da parte delle famiglie italiane erano leggermente scesi rispetto all’anno precedente (-2%), viceversa in controtendenza (+ 3%) il settore alimentare. Non solo le famiglie italiane scelsero di acquistare cibi, bevande e dolci tipici delle festività, ma tra questi si rafforzava un’inclinazione verso il “<strong>made in Italy</strong>”.<br />
Io, a mia volta, pensando al Natale (<a title="umberto curti antico pranzo natale genova" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pranzo-di-natale/" target="_blank">clicca qui</a> per gli antichi pranzi) ho voluto ancor più estremizzare questa tendenza, e la lista-idee che seguirà è tutta <em>made &amp; from Liguria. </em>Parafrasando una nota frase che trionfa sui social “nessun cestino di Natale è stato maltrattato per scrivere questo articolo”.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN1124.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20002" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN1124-225x300.jpg" alt="DSCN1124" width="225" height="300" /></a>Iniziamo subito raccogliendo (presumo) il consenso di tutti: l’<strong>olio extravergine di oliva</strong>. Lo sapevate che la Liguria è stata la prima regione italiana ad ottenere il riconoscimento europeo di <strong>D</strong>enominazione di <strong>O</strong>rigine <strong>P</strong>rotetta <strong>D.O.P.</strong> per la suo produzione? E allora perché non donare una pregiata bottiglia di <em>oro mediterraneo</em>?, oppure, sempre in tema, un vasetto di olive (intere o denocciolate) o un<strong> paté di olive</strong> (la cultivar <em>taggiasca</em> è la varietà più rinomata a livello regionale e fors’anche nazionale). Le proprietà benefiche di un buon extravergine sono riconosciute a livello medico e mondiale, essendo alla base della <em>dieta mediterranea</em> – da 10 anni <strong>patrimonio dell’umanità Unesco </strong>(<a title="umberto curti dieta mediterranea" href="https://www.ligucibario.com/dieta-mediterranea-patrimonio-unesco/" target="_blank">clicca qui</a> per approfondimenti).<br />
Sempre in termini di cibi sani e locali, ma in questo caso sicuramente meno noti, ultimamente ho letto molto &#8211; sia web sia giornali specializzati &#8211; sulle proprietà dello <em>yuzu</em> (agrume fortemente aromatico originario dell’Asia orientale), considerato “addirittura” un superfood (termine di marketing più che medico?…), così mi sono detta perché non considerare tale, e regalare, il <strong>chinotto di Savona,</strong> che si può trovare sciroppato o in decine di golose declinazioni: coperto di cioccolato fondente, lavorato in marmellate, in mostarda (da formaggi)&#8230;<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/331.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20001" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/331-225x300.jpg" alt="331" width="225" height="300" /></a>Per dare alle festività ancora una piccola (ultima, promesso) connotazione vagamente salutistica mi piacerebbe poi sostituire i <em>marrons glacés</em> con le altrettanto nobili e meno caloriche <strong>castagne essiccate nei tecci di Calizzano e Murialdo (SV),</strong> ma avrete presto modo di autosabotare i vostri propositi <em>light</em> utilizzandole come ingrediente d’ipercalorici manicaretti (l’amico Umberto Curti mi segnalava zuppe con fagioli, tortelli &#8220;capaltaz&#8221; alla romagnola, arrosti…).<br />
Per i palati più delicati, e le amiche che si cimentano nella pasticceria, suggerisco poi l’<strong>acqua di fiori d’arancio amaro</strong> di Vallebona (IM), o lo <strong>sciroppo di rose</strong>, specialità del Genovesato, valle Scrivia in particolare.<br />
Per chi invece preferisca un dolce già pronto, in Liguria troverete in – quasi &#8211; tutte le panetterie e pasticcerie la variante del lievitato per eccellenza: il <strong>pandolce genovese </strong>incartato a festa, e malgrado molti credano il contrario la versione più antica è proprio quella più alta, lievitata col crescente (<a title="umberto curti pandolce genovese" href="https://www.ligucibario.com/pandolcegenovese/" target="_blank">clicca qui</a> per saperne e &#8220;vederne&#8221; di più). Ma, sempre a produzione artigianale, vi verranno proposte altre numerose specialità quali le <strong>spungate di Sarzana</strong> (<a title="umberto curti spungata di sarzana" href="https://www.youtube.com/watch?v=zveauf5iTEE" target="_blank">clicca qui</a>!) che sfamarono pellegrini e viandanti lungo la Francigena, gli <strong>amaretti di Sassello, i baci di Alassio, i</strong> <strong>biscotti del Lagaccio</strong>, i <strong>canestrelletti di Torriglia, gli anicini…, </strong>delizie che ben si associano ai momenti di convivio, abbinate magari ad una bottiglia di passito <strong>Sciacchetrà</strong> dell’eroica DOC Cinque Terre, vigneti verticali e fasce sostenute da muretti a secco (a proposito di patrimoni Unesco&#8230;).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/245.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20000" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/245-300x225.jpg" alt="245" width="300" height="225" /></a>Se preferiamo invece inserire nel “cestino natalizio” qualcosa di salato simile ad un <em>kit di primi piatti tipici,</em> troveremo in negozi e gastronomie i <strong>ravioli</strong>, i <strong>corzetti </strong>(ne esistono due tipi, quelli della val Polcevera e quelli stampati del Levante), <strong>trofie</strong> o <strong>mandilli de saea,</strong> e non mancano le relative salse e sughi in vasetto (<strong>noci, pesto, töccö</strong>…). I liguri più tradizionalisti non rinunceranno, ovviamente, ai <strong>maccheroni/natalini</strong> (da gustare poi in brodo).<br />
Per finire l’appetitoso elenco, perché non scegliere anche una (o più) bottiglie tra le numerose produzioni dei <strong>birrifici artigianali</strong> <strong>liguri</strong> (se ne contano decine!), che peraltro ben sposano anche alcuni piatti della tradizione (<a title="umberto curti abbinamento birre" href="https://www.ligucibario.com/menu-pasqua-genova-abbinamento-birre/" target="_blank">clicca qui</a> se ami &#8220;giocare&#8221; con gli abbinamenti anche &#8220;oltre confine&#8221;&#8230;).<br />
L’alternativa “non commestibile” non è da meno, i <strong>prodotti artigianali della Liguria</strong> perfetti come regali annoverano, per chi ami cercare il meglio: le <strong>ceramiche e le maioliche</strong> (Albissole e Savona), <strong>i pizzi, damaschi e <em>macramè</em></strong> (Riviera di Levante e Val Fontanabuona), il <strong>vetro</strong> (Altare), l’<strong>ardesia</strong> (Val Fontanabuona), la <strong>filigrana</strong> (Campo Ligure); le <strong>sedie </strong>(Chiavari); oggetti in <strong>ferro e ferro battuto</strong> (Masone, Sarzana, Pieve di Teco)….<br />
Ed eccoci però arrivati alla nota dolente, ora che abbiamo visto quanto di bello e buono propongano le aziende liguri, così come le più piccole botteghe, auspichiamo che si adeguino maggiormente, se non l’hanno già fatto, al mercato, poiché (sempre dati alla mano) il commercio elettronico è in <strong>esplosiva e costante crescita</strong> in tutto il mondo e anche in Italia, pertanto “aprirsi” alle vendite online non è più da considerarsi come fantascienza o peggio, nell’intrinseco atteggiamento ligure, come punizione, bensì piuttosto come un’opportunità per raggiungere vecchi e nuovi clienti, anche lontanissimi. Nel 2004 fatturava 1,6 miliardi, nel 2018 più di 40, nel 2020 supererà i 60&#8230; L’e-commerce <strong>dovrà nel 2021 diventare anche per queste piccole aziende liguri un obiettivo primario</strong>, per non rimanere tagliate fuori dal business e dall’internazionalizzazione; la pandemia e la conseguente impossibilità di uscire per acquisti ha infatti solo accelerato un processo già in atto da almeno dieci anni, non a caso dati del 2019 posizionavano “Amazon” come leader tra le piattaforme <em>di e-commerce</em> con un fatturato di circa 233 miliardi di dollari… Mi consola, tuttavia, vedere che sul web, digitando &#8220;e-commerce di prossimità&#8221; o formule analoghe, finalmente s&#8217;incontrano anche molte micropiattaforme &#8220;di quartiere&#8221;, negozi &#8211; sovente vicini &#8211; che si sono &#8220;federati&#8221; per ricevere ordini, e consegnare la spesa, tramite messaggi mail o whatsapp&#8230; Vai così e Buon Natale, Liguria!<br />
Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19998" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>Un caffè col primo cittadino: Albissola Marina</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2020 10:01:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Un caffè col primo cittadino&#8221;<br />
Comune di Albissola Marina &#8211; sindaco Gianluca Nasuti</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/121636326_3876544395707504_7519171273747029902_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19976" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/121636326_3876544395707504_7519171273747029902_n-240x300.jpg" alt="121636326_3876544395707504_7519171273747029902_n" width="240" height="300" /></a>Albissola Marina </strong>è incorniciata tra mare e collina, nel suo centro storico si trovano numerose botteghe artigiane di ceramisti, tutte concentrate entro i modesti confini comunali (la superficie è di soli 3,25 km<sup>2</sup>). Ad una <em>visione d’insieme</em> il paese sembra disegnato da chissà quale dei tanti talentuosi maestri che l&#8217;hanno abitato anni fa e sembra creare a propria volta una piccola (per dimensioni) ma grande (per qualità) opera d&#8217;arte.<br />
Di fatto dal 2011 questa ambizione ha trovato concreta realizzazione<strong> <em>nel MuDA</em></strong> (Museo Diffuso Albissola), mi racconta il sindaco Gianluca Nasuti; Albissola Marina è difatti un vero e proprio museo a cielo aperto, che ha fondato le basi sul connubio fra artigianato ceramico e territorio. <strong><em>Il Centro esposizioni</em></strong> (in via dell&#8217;Oratorio) è considerato il cuore del progetto MuDA ed offre infatti numerosi servizi: è una galleria civica d&#8217;arte (moderna e contemporanea), offre informazioni turistiche, mette a disposizione libri ed una sala lettura, nonché è luogo prescelto per mostre temporanee, conferenze, laboratori e proiezioni. <strong><em>Ma architettura, scultura, ceramica e design sono distribuiti in modo naturale ed omogeneo in tutto il territorio comunale</em></strong>. Arte e cultura si susseguono infatti tra gli antichi <em>carruggi</em> e sarete (almeno da me!) giustificati se di tanto in tanto cadrete in tentazione a causa dell’inconfondibile aroma di focaccia calda proveniente dai vicini forni &#8211; che creano anche loro arte (ma bianca!).<br />
Il MuDA è nato con l&#8217;intento di dotare Albissola Marina di una serie coordinata di strumenti e strutture in grado di rendere fruibile il paese, di conservare, studiare e promuovere il patrimonio storico-artistico di Albissola Marina valorizzando l&#8217;integrazione all&#8217;ambiente urbano e naturale e potenziando la sua tradizionale sinergia con le attività artigianali e produttive locali.<br />
Il Sindaco mi descrive tutte le risorse, partendo dall&#8217;alto: sulle immediate alture di Albissola Marina troviamo <strong><em>Casa Jorn, </em></strong>un’unica fusione (in tutta Europa comparabile forse solo alla casa museo di Dalì a Cadaqués) di architettura, natura, ceramica e pittura creata dalla libera immaginazione di un importante artista del Novecento: Asger Jorn, e che richiama ogni anno un buon numero di visitatori (ovviamente tra gli stranieri i danesi, connazionali dell’artista, rappresentano la comitiva più numerosa).<br />
Scendendo verso mare ci si trova inconsapevolmente addirittura a “calpestare” un’altra vasta opera d’arte, unica nel suo genere: <strong><em>“Il lungomare degli artisti”, </em></strong>quasi un chilometro di mosaici pavimentali disegnati da venti artisti nazionali ed internazionali. Fu inaugurata nel 1963 e rappresentò il culmine di una stagione culturale che fin dagli anni ’30 col futurismo vide Albissola Marina elevarsi a meta privilegiata di artisti, letterati e galleristi di tutto il mondo (e presto Umberto Curti sarà &#8220;ospite&#8221; proprio dentro <strong><em>un saggio su Farfa</em></strong> a cura di Silvia Bottaro).<br />
Da visitare, oltre alle sedi private di alcuni famosi ceramisti, sempre facente parte del MuDA, <strong><em>vi è anche la fornace-museo Alba Docilia</em></strong>, una autentica fabbrica di ceramica del 1600, perfettamente conservata, dove all’interno si possono visitare diversi ambienti originali (gli antichi forni a legna e le vasche di decantazione per l’argilla e gli smalti) ed ammirare opere di ceramica contemporanea ed una esposizione permanente di tradizionali presepi in ceramica albisolesi (suggestiva e, se sarà possibile, da tenere in considerazione in vista delle imminenti festività).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/117644150_3680639015298044_1800097560039256497_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19977" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/117644150_3680639015298044_1800097560039256497_o-300x225.jpg" alt="117644150_3680639015298044_1800097560039256497_o" width="300" height="225" /></a>Il Sindaco riconosce chiaramente che <strong><em>nonostante la quantità d’arte e luoghi storici la principale attrazione turistica resta il mare</em></strong> (anche quest’anno il lido albissolese si è aggiudicato il riconoscimento europeo di “Bandiera Blu”). Afferma che le innovazioni, l’ottimo lavoro ed i servizi offerti dalle 11 strutture balneari, unitamente a quello della spiaggia libera attrezzata, hanno consolidato anno dopo anno la reputazione balneare di Albissola Marina. Una qualità che si ritrova anche nel settore ristorativo, il quale ha visto crescere il numero di tavole presenti sul territorio.  Ed il 7 agosto scorso, proprio questi ristoranti, pub e alcune cucine degli stabilimenti balneari si sono addirittura (giocosamente) sfidati in un appetitoso contest denominato “<em>Pane, Acciuga e ceramiche” </em>creato per celebrare la regina del mar Ligure ed impreziosito da attività di ceramica <em>live</em> ed intrattenimento musicale per le vie del centro storico.<br />
Facendo il punto <strong><em>sull’estate appena trascorsa il Primo cittadino osserva che</em> <em>è stata sorprendentemente soddisfacente</em></strong>, nonostante la sua <em>atipicità</em> e l’assenza di turismo estero, che comunque ad eccezione di <em>Casa Jorn</em> non è mai stato per Albissola Marina la voce predominante, la quale può invece contare sull’afflusso di affezionati villeggianti principalmente dalla limitrofa Savona (e provincia) e dalle regioni piemontesi e lombarde. A voler vedere il lato positivo è stata una stagione che, imponendo il rispetto di alcune norme mai considerate precedentemente, prima fra tutte il distanziamento, ha suscitato generalmente buoni consensi e generato spunti interessanti per il futuro, a favore di un soggiorno di maggior qualità.<br />
In tal senso, viste le recenti tendenze ed esigenze (faccio riferimento anche al sopra-menzionato distanziamento) si lavora anche ad alcuni progetti volti a potenziare l’attività all’aria aperta (outdoor): sta per ultimarsi proprio in questi giorni la riqualificazione del <strong><em>Parco Puccio, storico giardino di grande qualità naturalistica, che diventerà una vera “Palestra a cielo aperto”, </em></strong>un’area per lo sport dotata di attrezzature per uso esterno, di un deck in legno adatto alla meditazione, alla ginnastica ed allo yoga.<br />
Anche il lungomare, con la realizzazione di una pista ciclabile, sarà interessato prossimamente da interventi finalizzati alla creazione di un polo naturalistico che vedrà <strong><em>la spiaggia libera attrezzata della Madonnetta</em></strong>, ed il suo inconfondibile scoglio, far da base e ritrovo per “salpare” anche verso un turismo esperienziale marino. Anche perché da circa un anno (tra poco ricorre l’anniversario della data di presentazione che fu il 14 dicembre 2019) Albissola Marina ha acquisito – insieme alla vicina Albisola Superiore &#8211; un nuovo bene culturale che tuttavia, trovandosi in una location quantomeno insolita &#8211; ossia a circa 200 m dalla riva &#8211; , sarà raggiungibile solo in barca o tramite una vigorosa nuotata… sto alludendo al <strong><em>Presepe degli Abissi: un trittico di statue in ceramica a grandezza naturale depositate nel fondale </em></strong>al confine tra i due arenili a 7 m circa di profondità.<br />
In conclusione, se al momento gli spostamenti sono “limitati”, sono a disposizione dei <em>virtual tour</em> dei musei cittadini (proprio come hanno fatto i grandi musei internazionali) collegandosi al canale YouTube del MuDA oppure seguendo i canali social tra cui l’account Instagram @Visitalbissola, sempre pronto a regalarci incantevoli albe e scorci.<br />
Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20191022-WA0016.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19795" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20191022-WA0016-225x300.jpg" alt="IMG-20191022-WA0016" width="225" height="300" /></a></p>
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		<title>Un Master in carbonara</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2020 08:55:40 +0000</pubDate>
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<p>Il 25 ottobre ricorre, come ormai da 22 anni, il &#8220;<strong>world pasta day</strong>&#8220;…, e riesce facile immaginarsi lungo la Penisola un carosello tricolore di trenette e lasagne, di spaghetti e pizzoccheri, di rigatoni e cavatelli, di fettuccine e orecchiette…<br />
Spaghetti e rigatoni, dicevo… Un paio di settimane fa, quando ho saputo che saremmo partiti in direzione Roma per un weekend “lungo” intorno a una partita di tennis, ho iniziato immediatamente un&#8217;accurata selezione di ristoranti. Sono il classico tipo di persona che si può tranquillamente definire <em>cibopatica</em>, in vacanza divento pessima compagna se non ho mangiato (bene)<span style="text-decoration: line-through;"> quello che dico io, </span>nel ristorante che ho scelto io&#8230; Una sorta di dittatura che alla fine però appaga sempre anche i miei compagni di viaggio, più pigri e meno propensi a perder tempo per un aspetto che (loro, beati!) reputano secondario. E già, perché districarsi nell&#8217;offerta culinaria in genere, ma soprattutto in quella della Capitale è tutt&#8217;altro che semplice (fonti internet contano oltre 10.000 ristoranti). Un tempo funzionava il passaparola o il suggerimento “disinteressato” della persona del posto, poi tutti ci siamo un po’ stufati di mangiare nella trattoria del cugino del taxista…, e così abbiamo optato per metodi più attendibili.<br />
Io ne ho adottato uno piuttosto laborioso, che prevede l’incrocio di varie fonti e dati: seleziono alcuni blog &#8211; a mio avviso &#8211; affidabili, consulto poi l’app <em>Tripadvisor</em> &#8211; che quest’anno compie 20 anni! &#8211; , cerco e spero di trovare il sito internet ufficiale del ristorante – da considerarsi una cartina tornasole del messaggio che gli “osti” stessi vogliono far passare &#8211; , per finire – come in un esperimento di Pavlov? &#8211; sulle foto di Instagram dove il locale ed i suoi piatti più fotogenici vengono <em>taggati</em>.<br />
È sottinteso che vado alla ricerca di <strong>cucina autentica,</strong> e quella capitolina è abbondante: i <em>carciofi alla giudìa</em>, il <em>supplì</em> (come tutti noi <em>al telefono</em>, passatemi la battutaccia), l’<em>abbacchio alla scottadito</em>, la<em> porchetta</em>, il <em>quinto quarto </em>(1) fra cui memorabili<em> code alla vaccinara, </em>la<em> crostata di ricotta e vìsciole, </em>il <em>maritozzo</em> (e molti altri), ma soprattutto la <strong>pasta</strong>. In rigoroso ordine alfabetico – e con le maiuscole &#8211; Amatriciana, Cacio e Pepe, Carbonara, Gricia e Pajata. Sembra di riudire la voce della Sora Lella (ovvero Elena Fabrizi), il suo locale all’isola Tiberina – tuttora attivissimo – è giù inciso nel libro dei miti.<br />
Avendo pochi giorni a disposizione ho deciso, a mio insindacabile giudizio ma soprattutto a mio rischio e pericolo (coronarico), per una full-immersion nel piatto romano per eccellenza: la <strong>carbonara </strong>(Ligucibario l’ha già celebrata a <a title="umberto curti rigatoni alla carbonara" href="https://www.ligucibario.com/rigatoni-alla-carbonara/" target="_blank">questo link</a>)<strong>, </strong>assicurandomi un tavolo per le 4 serate in altrettanti posti conformi alle mie attese<em>. </em>Che siano spaghetti o rigatoni,<em> Roma nun fa&#8217; la stupida stasera&#8230;<br />
</em>Vediamo, in un’ottica di marketing operativo, come ai giorni nostri si possa <em>disporre di anteprime</em> (il cliente) così come si possano <em>creare delle vere e proprie aspettative</em> (il ristoratore) ancor prima che venga varcata la soglia di un locale.<br />
Partendo dall’alto: a Roma i <strong>ristoranti dell’olimpo stellato</strong> sono 18 (da Michelin 2020) e hanno tutti, immancabilmente, un curato sito internet bi-lingue, anzi alcuni prediligono la lingua inglese, con la possibilità di consultare il menu, sia alla carta che degustazione, nonché di prenotare, secondo disponibilità, tramite delle agevoli app. Le note dolenti, oltre “comprensibilmente” al prezzo, sono due: la prima è la <em>politica del no-show</em> che prevede &#8211; per lo più &#8211; l’obbligo di comunicare i dati della carta di credito, e qualora non vi presentaste (senza avviso entro le 24 h antecedenti la prenotazione) vi sarà addebitato il valore dei relativi menu degustazione non fruiti. L’altra nota per me ancor più dolente è, spesso, un elenco di piatti sofisticatissimi ma l’assenza di quello che volevo assolutamente degustare. E poi, diciamocelo, voler mangiare cucina tipica ed andare in un ristorante stellato è un po’ un ossimoro, perché “<em>Co’ 80 grammi de pasta te posso solo dì si è cotta!</em>”.<br />
Pertanto, tornando al mio metodo, nonostante numerosi siti/blog suggeriscano stellati anche a prezzi abbordabili, le recensioni siano positive, e le foto da urlo, avendo personalmente come focus la pasta (cucinata coi condimenti sopra descritti) io passo alla seconda categoria: le cosiddette trattorie 2.0 (o almeno qui le chiamerò così per distinguerle dalla terza tipologia che verrà in seguito presa in esame), ossia quelle osterie che, pur proponendo menu tipici, hanno altresì intrapreso un significativo percorso evolutivo-moderno, che si rispecchia sia nella proposta che nel marketing. La tradizione culinaria viene rispettata <em>q.b., </em>nella carta non mancano mai i classici, ma si lascia al commensale la scelta di giocare con una “carbonara da passeggio” , con un “maritozzo saltato”, o di finire un ipercalorico pasto con una “<em>carbonara dolce</em>” eseguita con julienne di mele e salsa di yogurt allo zafferano&#8230; Il marketing di queste trattorie 2.0 è molto efficace, si sono dotati, come i cugini nobili decorati con stella &#8211; per intenderci &#8211; , di siti internet altrettanto interessanti e piacevolmente navigabili, e numerosi blog ne parlano (a dire il vero parlano sempre degli stessi 20 o 30, e mi si sono incrociati gli occhi a ritrovare sempre gli stessi nomi in articoli che titolavano “<em>Gli indirizzi per la Miglior Cacio e Pepe</em>”, “<em>5 locali che dovete assolutamente provare</em>”, “<em>La miglior Pajata della vostra vita</em>” ecc… ma tant’è alla fine hanno saputo posizionarsi in quegli elenchi); Tripadvisor stesso ne conferma l’affidabilità (non sempre, talvolta vi è qualche stroncatura che, se giustamente argomentata e leale, val la pena prendere in considerazione), e soprattutto l’attività social (Instagram ed il suo #carbolover vince su tutti) è vivace ed invogliante…<br />
Per finire vi sono le osterie vecchio stampo, che presentano in menù solo i grandi classici, spesso non hanno sito internet e se ce l’hanno non è aggiornatissimo (alcune dispongono di Facebook)… Ovviamente quelle che hanno saputo aggiornarsi, non negli arredi ma nei modi di comunicare, catturano certo meglio l’attenzione, le altre vivono di una fama e di una rendita che tuttavia, da sola, talvolta ormai non bastano a farsi conoscere e a tenere il passo con la concorrenza.<br />
Volete infine sapere delle mie “vacanze romane”, delle mie cene, e delle carbonare (and the winner is…)?<br />
(1) se vi appassiona il tema frattaglie, trippe, interiora, a <a title="umberto curti il quarto numero cinque" href="https://armadillobar.blogspot.com/2014/07/il-quarto-numero-cinque.html" target="_blank">questo link</a> la recensione ad un libro che davvero fa per voi&#8230;<br />
<strong>Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20191022-WA0016.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19795" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20191022-WA0016-225x300.jpg" alt="IMG-20191022-WA0016" width="225" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Un caffè col primo cittadino: Sassello</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 10:04:37 +0000</pubDate>
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<p>Inizio da qui, da Sassello, perché qui mi sento a casa, per anni ho frequentato questo paese sia per lavoro che per diletto, ed anche se ultimamente la vita mi ha condotto altrove, sia come attività che come compagnia ho regolarmente cercato pretesti per tornare, ed ora che inizia questa mia nuova avventura non potevo trovare giustificazione migliore, e soprattutto intendevo partire da un luogo che mi sta particolarmente a cuore.<br />
Sì, sono originaria di queste parti e sono <em>di parte</em>, una grande estimatrice di Sassello, e a quanto pare su Ligucibario sono in buona compagnia (<a title="umberto curti gita a sassello" href="https://www.ligucibario.com/gita-a-sassello/" target="_blank">vedi link</a>).<br />
Ho incontrato il Sindaco, Daniele Buschiazzo, in una soleggiata e frescolina (5°C alle 9 del mattino…) mattina di metà ottobre, e mentre percorrevo la strada verso questo splendido entroterra savonese ammiravo i boschi che cambiano colore, spettacolo noto anche col termine inglese <strong><em>foliage </em></strong>o più tecnicamente &#8211; e nostranamente &#8211; come cromatismo autunnale, l&#8217;anno scorso proprio di questi tempi mi aveva addirittura spinto a scegliere il New England come meta di vacanza per contemplare questo particolare fenomeno in uno dei luoghi meglio pubblicizzati in merito.<br />
Ma non pensate a &#8220;la volpe e l&#8217;uva&#8221;, quest’anno meglio non viaggiare è vero, ma dentro di me ho realmente trovato altrettanto magica quella visione, ed ho pensato che <strong>la foresta della Deiva</strong> nulla ha da invidiare alle più famose e remote mete turistiche note per il <em>foliage,</em> ed infatti sul web ho poi visto che si rende meritata giustizia alle destinazioni italiane ricomprendendo nell&#8217;elenco proprio il Parco Regionale del Beigua (UNESCO Global GeoPark), definito &#8220;vera e propria tavolozza di colori durante la stagione autunnale&#8221;.<br />
Parlando con il Sindaco ho trovato conferma circa il fatto che <strong><em>il Parco sarà grande protagonista dell&#8217;autunno con tantissime escursioni &#8211; tutte gratuite &#8211; quali ad esempio il Biowatching ed il trekking fotografico, sul sito ufficiale www.parcobeigua.com ne troverete l&#8217;elenco completo ed il facile modulo per l’iscrizione (necessaria viste le normative e le limitazioni nel numero di partecipanti). Chiaramente il Parco è stato luogo d’incontro per eccellenza anche e soprattutto durante la bella stagione, nella zona di Deiva e Pratorotondo sono state organizzate esplorazioni guidate sia a piedi che a cavallo, sia per grandi che per piccoli esploratori</em></strong> (a loro è dedicato il programma Junior Geoparker).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/DSCN1404.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19914" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/DSCN1404-225x300.jpg" alt="DSCN1404" width="225" height="300" /></a>Nel centro storico di Sassello naturalmente si è avvertita la mancanza di due tra le feste con maggior seguito, ossia il <em>Corpus Domini</em> (celebre anche per la contestuale &#8220;infiorata&#8221; lungo vie e piazze) e l’arcitradizionale <em>Festa dell&#8217;amaretto</em>, le quali <strong><em>hanno spesso richiamato un numero di persone troppo elevato (oltre 3.000 nelle scorse edizioni) per assicurare il rispetto delle norme ora vigenti, ma il calendario estivo è stato tuttavia ricco di eventi culturali e musicali e vi è stata la novità del cinema all&#8217;aperto</em></strong>.<br />
Anche l’assenza di sagre enogastronomiche ha avuto il suo (buon) rovescio della medaglia, se da una parte ha scontentato qualche appassionato, dall’altra ha determinato un apprezzabile aumento di lavoro per i ristoratori, in un momento palesemente difficile per la categoria.<br />
Il Sindaco mi ha rivelato che <strong><em>sin dai primi di giugno, alla cosiddetta riapertura post lockdown, c’erano chiari sentori di un profondo interesse verso luoghi i cui spazi aperti permettessero di “ritrovarsi” in sicurezza, e vi sono state positive sorprese di affluenza, non solo nelle seconde case e per i canonici 15 giorni, dato che a Sassello tutto il mercato immobiliare ha vissuto un incremento per lunghi periodi.<br />
</em></strong>L’amministrazione è consapevole di gestire <strong><em>una piccola e preziosa realtà</em></strong>, in quanto può contare su molte attrattive diversificate, <strong><em>i musei (Palazzo Perrando, il Nuovo Polo museale con opere di Mirò e F. Bacon), Palazzo Gervino, le escursioni nell&#8217;arte rupestre nella zona del massiccio del Beigua</em></strong> (il Sindaco mi ha segnalato un servizio in onda i giorni scorsi su Rai 3 riguardante la scoperta di nuove incisioni non ancora catalogate), <strong><em>le attività e specialità gastronomiche</em></strong>…<br />
Sassello “riunisce” mulini ad acqua che macinano qualità a km0, birrifici davvero artigianali, allevamenti di lumache (<em>Helix Aspersa Maxima)</em>, caseifici…<br />
Tutte queste realtà sono oggi concessionarie del marchio “<strong>Gustosi per natura</strong>” un’iniziativa Parco del Beigua (rientrante a sua volta nel più ampio progetto Interreg “CamBioVia”) per rafforzare il legame fra territori protetti e lavorazioni agroalimentari, valorizzandone al contempo la tipicità e la stagionalità. E tutte queste realtà sono un ottimo pretesto per un pranzo al Beigua (<a title="umberto curti pranzo al beigua" href="https://www.ligucibario.com/pranzo-al-beigua/" target="_blank">vedi link</a>).<br />
“Gustosi per natura” contraddistingue anche il miele del Parco; le confetture a base ribes, more, zucca e prugne; l’amaretto di Sassello (dolce che non necessita di presentazione) già incluso nell’elenco dei PAT &#8211; Prodotti Agroalimentari Tradizionali, istituito dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (l’amaretto sarà oggetto di miei dolcissimi approfondimenti); i canestrelli; la pasticceria secca ed altre prelibatezze quali il gelato ai gusti canestrello, bacio, amaretto; i salumi ed altri insaccati quali testa in cassetta, paté di lardo, prosciutto cotto, salame crudo e cotto; i sott’oli e l’olio aromatizzato con funghi porcini del Sassello; il tirotto, curioso nome per un particolare pane (<a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tirotto/" target="_blank">vedi link</a>).<br />
Quest’abbondanza di risorse, combinata alla crescente propensione del consumatore verso la riscoperta di prodotti del terroir, dà vita ad un grande richiamo di attenzione e di visitatori, che dev&#8217;essere solidamente supportato da servizi adeguati. Ed in tal senso le intenzioni del Sindaco sono manifeste, <strong><em>per attrarre turismo e non vanificare gli sforzi fatti &#8211; mantenendo l’autenticità e rispettando l’ambiente &#8211; occorre investire nelle infrastrutture, andranno quindi eseguite opere migliorative nel campo della viabilità, del sistema idrico, nella connettività e quindi nella banda larga, andranno creati nuovi parcheggi, occorre &#8220;far vivere bene i residenti per far vivere altrettanto bene gli ospiti&#8221;,</em></strong> che nei periodi estivi arrivano a circa 12.000 unità (su circa 1.700 residenti…).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/DSCN1680.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19915" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/DSCN1680-300x225.jpg" alt="DSCN1680" width="300" height="225" /></a>Alla domanda se vi siano programmi per realizzare un vero e proprio turismo esperienziale il Sindaco mi descrive con giusto orgoglio “<strong>Feel Sassello”,</strong> <strong><em>un progetto, già realizzato, che riscopre antichi sentieri e li propone attraverso i cinque sensi ad un visitatore curioso di cogliere l’essenza del territorio. I percorsi sono concepiti come veri e propri soggetti narranti e consentono al paese di raccontarsi, di aprirsi.</em></strong> Riconosce poi che desidererebbe formare e coinvolgere sempre più e meglio gli operatori e gli esercizi commerciali, fra i quali peraltro esiste già una buona sinergia.<br />
Concludiamo la piacevole conversazione con qualche (ovviamente cautissima) anticipazione su possibili serate “gastroletterarie” presso le buone tavole sassellesi, <strong><em>si chiameranno “Incontri con l’Autore”, sono infatti numerosi i volumi, tra raccolte fotografiche, saggi di storia o romanzi, che hanno come protagonista proprio Sassello</em></strong>; per citarne uno, “Il Gallo nella borsa” di Stefano Frino (editore Sabatelli) è un autentico spaccato della vita nell’entroterra, racconti ed aneddoti a stretto contatto con la natura del Sassello: le battute a funghi, le discese al mare…<br />
E proprio riferendosi al mare il Sindaco sostiene l’idea<strong><em>, tendendo così la mano alle amministrazioni della vicina costa,</em></strong> <strong><em>che al territorio ligure, caratterizzato da un’autenticità tanto evidente, gioverebbe dotarsi di un’immagine più armonicamente integrata, intesa come “territorio diffuso”</em></strong>.<br />
Il caffè alla fine l’abbiamo bevuto, ovviamente in un bar (uno solo), ma io per non far torto ad alcuna azienda dolciaria, pasticceria o negozio, ho fatto shopping un po’ da tutti…<br />
Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20191022-WA0016.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19795" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20191022-WA0016-225x300.jpg" alt="IMG-20191022-WA0016" width="225" height="300" /></a></p>
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		<title>12 ottobre, vecchi e nuovi mondi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2020 20:40:20 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Viaggio da Pontinvrea (SV) al locro patrio argentino e ritorno</p>
<div id="attachment_19893" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/DSC_0750.jpg"><img class="size-medium wp-image-19893" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/DSC_0750-300x199.jpg" alt="cecilia, emanuela, viviana" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">cecilia, emanuela baccino, viviana</p></div>
<p>La progressiva scoperta del Nuovo Mondo rivoluzionò, come noto, (anche) i nostri menu. Patate e pomodori (alimenti di cui a lungo l&#8217;Europa &#8220;diffidò&#8230;), il mais, peperoni e peperoncini, fagioli e fagiolini, in parte le zucche e le zucchine, cacao, ananas, lo strabiliante tacchino&#8230;<br />
Umberto (Curti) mi segnalava tuttavia che non pari attenzione è stata riservata nel tempo dagli storici (eccetto Alfred Crosby) a tutto ciò che in termini di prodotti, ricette e tradizioni dal Vecchio Mondo giunse &#8220;in cambio&#8221; al Nuovo (1)&#8230; A puro titolo d&#8217;esempio, in Buenos Aires (dove la Boca è quartiere meravigliosamente <strong>porteño e zeneize</strong>) divorano la &#8220;fugazzeta&#8221; (<a title="umberto curti racconta la fugazzeta" href="https://genovaworld.blogspot.com/2020/05/omaggio-alla-fugazzeta.html" target="_blank">qui il link</a>), ma anche ñoquis, lasaña, tallarines, milanesa&#8230; Vi dicono qualcosa, fra tante altre che potrei aggiungere, queste assonanze?<br />
Oggi tuttavia voglio legarmi a quanto sopra tramite un episodio autobiografico. Una decina di anni fa due belle e sorridenti sorelle argentine, Cecilia e Viviana, accompagnate dai rispettivi mariti, hanno suonato a sorpresa il campanello della mia sperduta casa in campagna a <strong>Pontinvrea, entroterra di Savona</strong>. Era febbraio, faceva freddissimo, regnava la nebbia e, come se non bastasse, pioveva leggermente. Parlavano tanto e velocemente lo spagnolo e poco inglese, eppure con i miei genitori che parlavano poco italiano e tanto dialetto ligure si sono capiti benissimo: erano discendenti di emigrati italiani, forse nostri parenti e così, tra lacrime, commozione, gioia, strafalcioni grammaticali e linguistici, dovuti anche ad un paio di grandi vini stappati per un&#8217;<em>occasione tanto speciale, </em>siamo rimasti ora come allora in stretto contatto (ammetto, anche merito dei social). Viaggiando per il Sud America sono passata spesso a trovarle a Buenos Aires e mi hanno accolto sempre, non esagero, come una figlia. Di fatto abbiamo lo stesso cognome, i nostri avi provengono dalla stessa piccola frazione, ci somigliano moltissimo eppure, per quanto siamo sinora riusciti ad analizzare nei nostri alberi genealogici, pare che non siamo legate da alcuna parentela, ma si sa: &#8220;gli amici sono i parenti che ci scegliamo da soli&#8221;, e così ogni occasione è buona per sentirsi, e sapendo che oggi -<strong> 12 ottobre</strong> &#8211; è per loro giorno festivo, ho chiesto alla &#8220;mia&#8221; famiglia argentina di raccontarmi qualche curiosità.</p>
<p>Da tempo il Columbus Day, cioè la celebrazione del giorno della scoperta che avviene in molti Stati delle Americhe, è stato peraltro oggetto di &#8220;contestazione&#8221;, talvolta pure violenta, oggi ne parla anche il medievista Antonio Musarra su <em>Il secolo XIX</em>.<br />
Alcuni lo hanno dunque cancellato, altri lo hanno sostituito con una festività dedicata agli indigeni&#8230; Ma tralasciando questo aspetto, pur rispettando le diverse posizioni, mi hanno intrigato soprattutto i racconti del piatto tradizionale di questa (ed altre) festività, tra cui il <strong>25 maggio</strong> (primo governo argentino post-indipendenza) e il 10 novembre (Giorno della tradizione): sto alludendo al <strong>locro</strong>.</p>
<p>Il <em>locro patrio argentino </em>si differenzia degli altri <em>locro</em> sudamericani in quanto viene preparato con ingredienti peculiari, tra i principali vi sono: grani di mais bianco, zucca, fagioli e salsiccia (ma ve ne sono davvero molti altri quali patate dolci, petto di manzo, cipolla, peperoncino tanto o poco secondo gusti, zampe ed orecchie di maiale!&#8230;). Quindi guai a declassarlo a semplice stufato o a spezzatino in umido, si tratta di un piatto elaborato che valorizza anche il quinto quarto, un piatto per così dire da <strong>gauchos</strong> al lavoro e da tavolo di ristorante, e che per i grani di mais bianco richiede una cottura di ore. E&#8217; una pietanza (come le cassoeule lombarde, le choucroutes alsaziane&#8230;) molto ricca, corroborante e saporita, perfetta anche per banchetti nuziali e battesimi, e, sebbene abbia origini pre-ispaniche, forse incaiche, con la conquista del continente latino da parte degli Europei sono stati aggiunti ingredienti occidentali, come a voler mettere d&#8217;accordo tutti sul fatto che sommando le diversità si possono ottenere grandi risultati. Liguria e America Latina sono in tal senso positivi paradigmi&#8230;</p>
<p>Navigando nella rete internet troverete numerose ricette del <em>locro argentino</em>, ma se volete quella “autentica”, e collaudata ad ogni festività proprio dalla festosa famiglia di Cecilia e Viviana, contattatemi. Quanto al vino, opterei ovviamente per un <strong>Malbech</strong>, magnifico vitigno &#8220;bordolese&#8221; che ha attecchito benissimo in quel Paese di immense agricolture e immensi allevamenti, e che non vi farà mancare i polifenoli!<br />
Emanuela Baccino<br />
(1) una sintesi preziosa (da &#8220;Taccuini gastrosofici&#8221;) di quel che viaggiò in senso contrario, è consultabile a <a href="https://www.taccuinigastrosofici.it/ita/news/contemporanea/antropologia-alimentare/print/globalizzazione-scambi-alimentari-tra-Europa-e-Americhe.html" target="_blank">questo link</a></p>
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		<title>Golferenzo è bello</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 09:40:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ed eccoci qui in direzione ostinata e contraria rispetto alle usuali migrazioni che partono dalla Lombardia per andare sulla Riviera Ligure, ecco tre liguri che imboccano la Strada del vino dell&#8217;Oltrepò Pavese. L&#8217;area geografica così denominata comprende una settantina di Comuni e si estende per circa 60 km, è pertanto un condensato di sapori e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/golferenzo-e-bello/">leggi tutto</a></p>
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<p>L&#8217;area geografica così denominata comprende una settantina di Comuni e si estende per circa 60 km, è pertanto un condensato di sapori e genuinità: si traversano filari di vigneti centenari, castelli appartenuti a nobili casate, splendide ville ottocentesche e borghi fortificati. Uno di questi ci vale proprio da destinazione finale: <strong>Golferenzo</strong>, un grumo di case arroccato su un promontorio dal quale domina tutta la vallata, e che si raggiunge assecondando le curve delle sue dolci colline (464 m s.l.m.).<br />
L&#8217;insieme di questo borgo medievale costruito principalmente in pietra si propone intimo e curato, gli edifici, seppur alcuni molto antichi, sono stati ristrutturati di recente o sono ben conservati, e la Chiesa di San Nicola si innalza sopra una piazza circondata tutt’intorno da un muro di cinta che &#8220;<em>influisce a migliorare l&#8217;aspetto del luogo ed a dare maggiore risalto dell&#8217;edificio, a conciliare un sentimento di più intenso rispetto al Sacro Tempio</em>&#8221; &#8211; proprio così, solennemente, la descrive sul suo sito l&#8217;Unione dei Comuni Alta Valle Versa di cui Golferenzo fa parte &#8211; .<br />
Mentre stiamo per arrivare Luisa ci racconta dei suoi ricordi d&#8217;infanzia, quando talvolta &#8211; terminato l&#8217;orario scolastico &#8211; accompagnava il padre a far scorte essendo lui grande estimatore dei vini di questo territorio, e riaffiora in me lo stesso identico ricordo con mio padre, anche se la nostra destinazione  differiva: il Monferrato, e quindi come facilmente prevedibile tornavamo con damigiane di Dolcetto e Barbera, mentre qui, come mi spiegava Umberto, risulta più difficile “limitare” l&#8217;area a pochi vini, esistendo un’amplissima ampelografia, inclusi alcuni cosiddetti internazionali.<br />
Tra i <strong>vini </strong>da provare assolutamente: l&#8217;Oltrepò Metodo Classico DOCG, il Cruasè (Spumante rosè  Metodo classico, che sceglieremo per pranzo) e l&#8217;Oltrepò Pavese DOC nelle sue varie declinazioni (i Pinot, lo Chardonnay, e Barbera, Riesling, Malvasia, Moscato&#8230;), e successivi &#8220;scorpori&#8221; (Bonarda, Buttafuoco, Sangue di Giuda, Casteggio, Pinot Grigio e Pinot Nero, per il quale è la prima realtà italiana in termini di estensione).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/DSCN2438.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19835" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/DSCN2438-300x225.jpg" alt="DSCN2438" width="300" height="225" /></a>Facciamo una bella passeggiata nel borgo, sotto un caldo sole di fine settembre, accompagnati con entusiasmo da Valeria e suo marito, una coppia che come tante vive e lavora in una grande città della Lombardia ma qui ha una seconda casa, è legatissima a questi luoghi e non solo vi torna appena può ma li promuove con passione. Ci mostrano infatti lo storico <strong>Palazzo Belcredi-Belloni</strong> (oggi sede di un centro polivalente creato grazie al progetto Oltrepò Biodiverso), la Chiesa, il castello, i sentieri naturalistici, le attività  ricettive (La casa nel borgo, La Corte dei gatti, La Casa del sole, Le rose e le magnolie) e quelle di ristorazione (La pizzeria dell&#8217;Olmo Napoleonico, La Baita, e La corte del lupo) salutando per nome un po’ tutti gli abitanti incontrati, anche quelli a quattro zampe (<em>ciao gatto Zenzero!</em>).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20200926_133306.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19833" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG_20200926_133306-225x300.jpg" alt="IMG_20200926_133306" width="225" height="300" /></a>Che giunga ora di pranzo me lo ricorda non solo il campanile che rintocca le campane 13 volte ma anche il mio stomaco, che brontola similmente altrettante volte, in fondo sono una persona semplice ed alla mia affermazione &#8220;Ho fame&#8221; non ho bisogno di gente che risponda &#8220;Di già?&#8221; bensì &#8220;Anche io!&#8221;&#8230; Capisco di avere intorno a me persone conviviali quando sono da poco passate le tredici e siamo seduti all&#8217;<strong>Enoteca Corte del Lupo</strong>, in uno splendido giardino esterno verandato con vista panoramica, e degustiamo: tagliere di salumi piacentini con giardiniera agrodolce, piatto di formaggi locali di capra Azienda Boscasso con elisir di zibibbo e mostarda, panzanella di verdure con il miccone pavese (Prodotto Agroalimentare Tipico), uno dei pani più popolari del territorio, a base di farina di grano tenero e a pasta dura. Proseguiamo con carne cruda, scaglie di grana e capperi croccanti, tortelli di ricotta conditi con burro e salvia, e come dolce i biscotti tipici della zona: i brasadè, da inzuppare &#8211; ça va sans dire &#8211; nel Moscato.<br />
Si respira un&#8217;aria fresca, merito non solo delle numerose erbe spontanee presenti nel giardino (su tutte la menta fa da padrona) ma anche, mi viene da pensare, dell&#8217;entusiasmo e della rinascita che questo piccolo paese sta perseguendo.<br />
<strong>Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20191022-WA0016.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19795" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20191022-WA0016-225x300.jpg" alt="IMG-20191022-WA0016" width="225" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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