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	<title>Ligucibario &#187; birre artigianali</title>
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		<title>Viaggio in Valle Scrivia, uno sguardo di marketing</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/IMG_3158.jpg"><img class="size-medium wp-image-26680" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/IMG_3158-300x225.jpg" alt="uno scorcio di montoggio" width="300" height="225" /></a></p>
<p>uno scorcio di Montoggio&#8230;</p>
<p><em>La Valle Scrivia è uno di quei territori che, a dispetto delle molte risorse storiche, ambientali ed enogastronomiche, continuano a occupare una posizione marginale nell&#8217;immaginario turistico ligure. Muovendo dalla propria esperienza professionale nel marketing territoriale, Umberto Curti ne propone qui una lettura che intreccia osservazione, analisi e prospettive di sviluppo.</em></p>
<h2>La Valle Scrivia tra turismo, escursionismo e nuove opportunità</h2>
<p>Alcuni miei ex allievi, poi brillantemente abilitatisi alla qualifica regionale di Guida Ambientale Escursionistica, mi chiedono via via “suggerimenti” sulla Valle Scrivia, un territorio retrostante Genova nel quale ho a lungo lavorato (Savignone, Montoggio…), sempre cercando, per quanto possibile, di porre turisticamente a sistema le sue risorse, non poche ma sovente – come suol dire l’anglista Luisa Puppo – <em>underrated. </em>Luisa, che fino al 1984 trascorse tutte le estati della propria giovinezza a Savignone, guarda ancora oggi alla Valle Scrivia con un affetto misto a un filo di comprensibile saudade. Del resto, proprio a Palazzo Fieschi ci sposammo nel 2000 e, negli anni successivi, cenammo mille volte a Bromia dall&#8217;indimenticato Alfredo Ogemini, maestro di ravioli.<br />
Ho sempre cercato anche di fare tesoro di buone prassi “altrui”, ovvero di orientare l’offerta lato sensu culturale-escursionistica verso quei target di domanda interessati a destinazioni meno consuete, meno massificate, eccetera eccetera…</p>
<h2>L&#8217;enogastronomia come leva del marketing territoriale</h2>
<p>Lo sguardo di Ligucibario® è sempre anche intensamente gastronomico, poiché oggi i paesaggi rurali, le cultivar autoctone, i prodotti “autentici”, le botteghe e le ricette della tradizione si confermano, verso alcuni di quei pubblici di riferimento orientati a soggiorni esperienziali, come attrattori capaci di “raccontare” al meglio le comunità, gli artigianati e il genius loci che storicamente le caratterizza. Qui, per la Valle Scrivia, sono le castagne, le rose, i ravioli, le formaggette, i canestrelli e canestrelletti, i mieli, le birre artigianali, le mostardelle…</p>
<p>Ma intanto, purtroppo, trattorie e negozi – come noto – stentano e talora si arrendono (e all’ecatombe di agriturismi a Montoggio ho dedicato tempo fa un articolo specifico <strong><a href="https://www.ligucibario.com/turismo-e-food-entroterra-ligure-montoggio/" target="_blank">Turismo e food nell&#8217;entroterra ligure: il caso Montoggio</a></strong>).</p>
<h2>Le criticità della Valle Scrivia tra spopolamento e accoglienza</h2>
<p>La Valle Scrivia, che aggrega una decina di Comuni (Busalla, Casella, Crocefieschi, Isola del Cantone, Montoggio, Ronco Scrivia, Savignone, Valbrevenna, Vobbia, e Torriglia come &#8220;confine&#8221; verso la Trebbia), come noto a chiunque in Liguria si occupi un minimo di socioeconomie e di turismo è un territorio dalle cento opportunità e cento criticità, dove molte frazioni sono andate spopolandosi, molti presidii ricettivi e commerciali hanno chiuso, dove il dissesto idrogeologico e il digital divide hanno complicato il quadro. E dove l’accoglienza poggia più sulle premurosità spontaneistiche che su un impianto strategico e complessivo di welcoming: sono affermazioni che la mia società di consulenza porta avanti da decenni, quasi sempre inascoltata, ma in molti casi (per non dire tutti) il marketing e la formazione, che aggiorni alcune competenze delle imprese, rimangono gli unici strumenti per competere sul mercato, per cogliere i suoi input, e per salvare il salvabile.</p>
<h2>I dieci Comuni della Valle Scrivia e il patrimonio da valorizzare</h2>
<p>I 10 Comuni valligiani, includendo Torriglia che fa per così dire da “confine” con la Val Trebbia, propongono tutti, e sottolineo tutti, ricchezze di segno storico-culturale, ambientale (flora e fauna riservano bellissime sorprese) e agro-culinario, eppure presumo che neanche uno di tali Comuni denoti flussi d’arrivo <span style="text-decoration: underline;">turistici</span> d’una qualche rilevanza, e sono sovente interessati da pesanti cali demografici. Alcuni sono anche toccati dal tracciato dell’Alta Via dei Monti Liguri, e quindi s’inscriverebbero perfettamente in quel disegno di un’<strong><a href="https://www.ligucibario.com/alta-via-dei-gusti-liguri/" target="_blank">Alta Via dei Gusti Liguri</a></strong> che, con gli ex allievi ora GAE di cui ho accennato all’inizio, sto da qualche tempo focalizzando. Alle dimore gentilizie, ai trenini a scartamento ridotto, ai castelli fliscani e della Pietra, alle parrocchiali e ai santuari, ai presepi, alla musealità, ai torrenti e laghetti, agli eventi e sagre…si affiancano infatti casari valorosi, pastifici e pasticcerie artigianali, ristoratori, cascine agricole, roseti, apicolture, macellerie, birrifici, finanche una viticoltura che da Valbrevenna a Minceto sta offrendo confortanti segni di ripresa, sto dunque riferendomi a ostinati custodi dei luoghi e dei saperi…, la cui attività anima territori e comunità altrimenti a rischio desertificazione.</p>
<h2>Una strategia di marketing per il futuro della Valle Scrivia</h2>
<p>Nella mia visione, tuttavia, e debbo dirlo senza giri di parole, poco sarà possibile qualora non si inquadrino correttamente le forze e le debolezze del “product” locale.</p>
<p>Ciò richiede un approccio metodologico fondato, fra l&#8217;altro, su:</p>
<ul>
<li>indagini di competitività turistico-ricettiva;</li>
<li>analisi SWOT propedeutiche alla definizione di piani di marketing;</li>
<li>bilanci di scenario capaci di interpretare l&#8217;evoluzione del territorio e dei mercati.</li>
</ul>
<p>Su questi temi ho avuto modo di soffermarmi anche in alcuni miei contributi raccolti in <strong>&#8220;<a href="https://www.liguriafood.it/2020/07/22/ventanni-liguria-food/" target="_blank">20 anni di Liguria e food</a>&#8220;</strong>.</p>
<p>Solo qualora gli attori pubblici e privati convergano compiutamente su obiettivi realistici e soprattutto condivisi sarà possibile costruire una prospettiva di sviluppo. Perché, nel marketing turistico, 1+1=3.</p>
<h3>Uno sguardo che diventa progetto: &#8220;Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando&#8221;</h3>
<p>Non è un esito casuale, ma una prosecuzione coerente del ragionamento sviluppato fin qui, il volume <strong>&#8220;Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando&#8221;</strong>, di imminente pubblicazione, che ho dedicato a questo territorio dell’entroterra genovese e realizzato in collaborazione con Riccardo Poggio, Guida Ambientale Escursionistica (GAE) per la Liguria.</p>
<p>Un manuale operativo, un kit di attrezzi per chi voglia visitare la Valle, ma anche per chi la abita e per chi è chiamato ad amministrarla.</p>
<p>I due video che seguono ne introducono i contenuti e ne restituiscono l’impostazione di fondo.<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/eTZh3LE2IIs?si=_1jDNlOzivuiEHUS" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/LpGAiwvSBNM?si=lFk8EsTZGAS0XPnM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<strong><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>17 gennaio, Giornata mondiale della pizza</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 13:53:24 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25019" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/pizza-fichi-speck-bufala.jpg"><img class="size-medium wp-image-25019" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/pizza-fichi-speck-bufala-300x168.jpg" alt="pizza con bufala, speck e fichi (umberto curti)" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">pizza con bufala, speck e fichi (umberto curti)</p></div>
<p>17 gennaio, Giornata mondiale della pizza&#8230;</p>
<p>Dal 2017 (non a caso l’anno in cui è divenuta <em>patrimonio UNESCO</em> grazie a un’intuizione napoletana) si celebra questa ricorrenza gastronomica, il World pizza day: del resto, Sant’Antonio Abate, l’anacoreta egiziano che ricorre anche in cento proverbi, è il patrono – oltre che degli animali domestici &#8211; dei lavoratori col fuoco e dunque dei fornai, dei ceramisti…</p>
<p>Avrebbe mai potuto uno come me &#8211; che negli anni ha tenuto docenze, eventi, gustincontri e cooking lesson di ogni tipo relativamente alle farine, ai grani antichi, ai lieviti, agli olii… &#8211; non occuparsi di questo street food tra i più importanti di tutto il bacino mediterraneo? Proprio oggi scorrevo online <strong>tante pagine di Ligucibario®</strong>, alcune ancora più che attuali, e mi dicevo, con piacere, che verosimilmente in questi ultimi anni la qualità delle pizze è migliorata, è un’esperienza anche più salubre rispetto al passato, e ad essa vengono sovente ben abbinati vini dei territori e birre artigianali.</p>
<p>Come tutti, ho a Genova e fuori Genova le mie pizzerie preferite (chi mi frequenta sa che le “condivido” volentieri*), ma soprattutto ho sperimentato anche a casa alcuni impasti, sovente – sebbene non sempre &#8211; con farine ‘1’ macinate a pietra da ottimi mulini e con lievito madre, che garantiscono una serena digestione.</p>
<p>Amico Lettore se ti piace approfondire alcuni temi del buonessere, eccoti i link a quelle pagine cui prima accennavo, e buona lettura:</p>
<p>&#8220;Ma è solo una pizza!&#8221; <a href="https://www.ligucibario.com/pizza-ligucibario/" target="_blank">https://www.ligucibario.com/pizza-ligucibario/</a></p>
<p>&#8220;Insegnare online farine e lieviti&#8221; <a href="https://www.ligucibario.com/insegnare-online-farine-e-lieviti/" target="_blank">https://www.ligucibario.com/insegnare-online-farine-e-lieviti/</a></p>
<p>&#8220;L&#8217;arte della pizza patrimonio dell&#8217;umanità Unesco&#8221; <a href="https://www.ligucibario.com/pizza-patrimonio-unesco/" target="_blank">https://www.ligucibario.com/pizza-patrimonio-unesco/</a></p>
<p>&#8220;GenovAmalfi&#8221; <a href="https://www.ligucibario.com/genovamalfi-pizza-piedigrotta-unidea-umberto-curti/" target="_blank">https://www.ligucibario.com/genovamalfi-pizza-piedigrotta-unidea-umberto-curti/</a></p>
<p>&#8220;La pizza è il pizzaiolo. Decalogo per il consumatore&#8221; <a href="https://www.ligucibario.com/pizza-10-cose-da-sapere/" target="_blank">https://www.ligucibario.com/pizza-10-cose-da-sapere/</a></p>
<p>&#8220;29 settembre, pasta madre day&#8221; <a href="https://www.ligucibario.com/29-settembre-pasta-madre-day/" target="_blank">https://www.ligucibario.com/29-settembre-pasta-madre-day/</a></p>
<p>*a Genova ad esempio (per ragioni diverse) “Piedigrotta”, “Patanegra” e “La funicolare”, a Cogoleto “Pomò”, ad Albisola &#8220;Benvenuti al sud&#8221; e &#8220;Fiore&#8221;, a Savona &#8220;Bella Napoli&#8221;, a Imperia-Porto Maurizio “La ribotta”…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Buona Pasqua da Ligucibario</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 13:43:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Buona Pasqua da Ligucibario &#160; Torta Pasqualina, cima (o cappon magro), agnello, colomba… sono questi anzitutto i classici in Liguria della festa ormai imminente, e che quest’anno riveste un significato ulteriore rispetto al solito (“Abbiamo ridotto i giorni di festa a giorni di tempo libero per poter consumare” ha osservato di recente sulla stampa lo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/buona-pasqua-da-ligucibario/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/buona-pasqua-da-ligucibario/">Buona Pasqua da Ligucibario</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/04/DSCN9792.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19380" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/04/DSCN9792-225x300.jpg" alt="torte pasqualine formato &quot;antipasto&quot;" width="225" height="300" /></a></strong></p>
<p>Buona Pasqua da Ligucibario</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Torta Pasqualina, cima (o cappon magro), agnello, colomba…</strong> sono questi anzitutto i classici in Liguria della festa ormai imminente, e che quest’anno riveste un significato ulteriore rispetto al solito (“Abbiamo ridotto i giorni di festa a giorni di tempo libero per poter consumare” ha osservato di recente sulla stampa lo storico Franco Cardini…).<br />
Mi sono detto: scrivo qualcosa in materia. Ma sono già tanti e tali i contenuti di Ligucibario® riguardanti la Pasqua nelle sue tradizioni culinarie che, forse, è soluzione migliore e più diretta quella di linkarteli…<br />
Inizia da questi 6 video, nei quali mi sono molto divertito – in via della Maddalena nel cuore dei carruggi &#8211; ad abbinare ai piatti, anziché il vino, alcune magnifiche <strong>birre artigianali</strong>…<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/menu-pasqua-genova-abbinamento-birre/">https://www.ligucibario.com/menu-pasqua-genova-abbinamento-birre/</a></p>
<p><strong>Torta Pasqualina</strong> (che non poté esser di carciofi), io la differenzio da quella di bietole arricchendo la farcia con preboggion. Nei calici un DOC Riviera ligure di ponente Pigato, 11°C in tulipani a stelo alto.<br />
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=1rKtIwWqfTs">https://www.youtube.com/watch?v=1rKtIwWqfTs<br />
</a><a href="https://www.youtube.com/watch?v=wGfnNH97Mds">https://www.youtube.com/watch?v=wGfnNH97Mds</a></p>
<p><strong>Cima</strong>, v’è chi non attende l’indomani e la impana e frigge il giorno stesso della preparazione. Un po&#8217; io dissento: probabilmente i nostri vecchi la friggevano i giorni successivi&#8230; Nei calici un DOC Riviera ligure di ponente Rossese, 16°C in tulipani a stelo medio.<br />
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=l2IYHLTxgjI">https://www.youtube.com/watch?v=l2IYHLTxgjI</a></p>
<p><strong>Agnello</strong> (o capretto), la ricetta al forno può prevedere tanto patate che carciofi, o piselli. Io suggerisco &#8211; qualora proprio non si riesca a rinunciare alla &#8220;strage&#8221;&#8230; &#8211; di marinare preliminarmente la carne per una trentina di minuti. Nei calici un DOC Ormeasco di Pornassio Superiore, 18°C in tulipani a stelo medio.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/agnello-pasqua-tradizione/">https://www.ligucibario.com/agnello-pasqua-tradizione/</a></p>
<p><strong>Colomba</strong>, in Liguria è un rito più recente rispetto ad altrove (ma alcuni privilegiano la mitica Sacripantina). Forse non te ne ho mai dato la ricetta (ne esistono diverse), ecco qui sotto una versione “semplificata”, se vuoi cimentarti a casa, ovvero che fa a meno del lievito madre e del doppio impasto &#8220;alla piemontese&#8221;, indispensabili per una colomba tradizionale&#8230;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Per l’impasto</span>: 180 g di farina di forza (350W) e stabile, 100 g di farina 0, 180 g di burro (il migliore è il Corman, ma abili pasticceri rimpiazzano in parte o in toto il burro con l’extravergine), 130 g di zucchero (alcuni utilizzano miele), 4 uova (fresche, non in brick), zest di limone grattugiato, 140 g di arancia candita (a dadini * ), 1 baccello di vaniglia fresca, 1 bustina di lievito per dolci.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Per la glassa</span>: 100 g di farina di mandorle, 100 g di zucchero a velo (no fecola), 1 uovo, mandorle intere qb, zucchero in granella qb.<br />
Lavora zucchero e uova ottenendo un composto omogeneo (meglio usare una planetaria o un’impastatrice). Incorpora una per volta le uova e continua sempre a sbattere. Unisci la farina, e il lievito ben setacciato così da non formar grumi. Poi il burro, morbidissimo e a piccoli pezzetti. Aggiungi vaniglia e zest di limone e mescola bene l’amalgama. Per ultimi i cubetti di canditi (a questo punto i pasticceri professionisti effettuano la cosiddetta &#8220;pirlatura&#8221;, che perfeziona l&#8217;impasto finale). Versa il tutto in uno stampo da colombe (le ali debbono essere i 2/5 del corpo) e cuoci in forno statico preriscaldato a 180 ° per tre quarti d’ora (ognuno si regoli in base al proprio forno, di solito all&#8217;inizio il forno è a 200°).<br />
Intanto dédicati alla glassa, mixando gli ingredienti, la farina di mandorle, lo zucchero a velo, l&#8217;uovo. A 10 minuti dal termine della cottura estrai la colomba e &#8211; meglio con un sac à poche &#8211; spalmala in superficie, rifinendo con le mandorle intere e la granella di zucchero (v’è chi beninteso cuoce le mandorle sin dall’inizio). Termina la cottura. La colomba è pronta quando, infilzandola, uno stuzzicadenti resta asciutto. Se hai un termometro a sonda, il cuore dev&#8217;essere a 94°. Ricorda &#8211; prima di mangiarla &#8211; di posizionarla una decina di minuti vicino ad una fonte di calore. L’abbinamento enologico preferenziale è con un DOC Tigullio-Portofino <strong>Moscato</strong>, 8°C in coppe da Moscato.</p>
<p>Auguri e cincin!, amico lettore, anche da parte di Luisa Puppo, nell’auspicio che presto vada davvero tutto bene. E che questo tragico virus induca idonei ripensamenti anche circa i nostri &#8220;stili di vita&#8221;, il nostro modo di comunicare, e i nostri modi di far turismo e di alimentarci.<br />
* chi prepara i canditi a casa, non faccia a meno del rifrattometro sino a 90° (si compra anche online), che misura i gradi Brix, ovvero la percentuale di zuccheri<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Luisa Puppo con Maltus Faber</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 15:35:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La birra racconta una storia molto antica. A maggior ragione in Liguria, tenendo presente che i Liguri abitavano un territorio – dall’Arno all’Ebro? &#8211; molto maggiore rispetto all’attuale, e che i Celti cisalpini tra Piemonte e Liguria riservarono alla birra grandi attenzioni almeno fino all’affermazione dell’uva, via via coltivata tra media età del Ferro (VI-V ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/luisa-puppo-mog-maltus-faber/">leggi tutto</a></p>
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<p>La birra sta vivendo stagioni felicissime. <strong>Le produzioni artigianali</strong> hanno progressivamente attecchito anche in Liguria, a Millesimo, a Sassello, a Genova, nel Golfo della Spezia, a Maissana&#8230;, amico lettore di Ligucibario® se sei un adepto trovi un mio ampio viaggio, e le mie predilezioni, sul n. 5 del magazine bimestrale “<strong>LiguriaFood</strong>”, edito da Sabatelli (Savona).<br />
Luisa Puppo, <strong>esperta di birre artigianali e nota foodteller</strong>, intorno alla birra sta lavorando specificamente onde farne anche il centro di attività di team building, durante riunioni e meeting. La birra, infatti, contiene innumerevoli significati etno-gastronomici, e permette un racconto “organolettico” quanto mai coinvolgente, sia in direzione di pubblici italiani sia stranieri.<br />
Mercoledì 8 gennaio gli spazi del MOG di Genova sono stati dunque teatro ideale per uno storytelling che Luisa Puppo ha dedicato alle produzioni di Maltus Faber, culminato naturalmente con una degustazione guidata, incluso un gaming alla cieca fasciando le bottiglie con carta stagnola. Molto partecipe il tavolo dei convenuti, circa una ventina, magistralmente organizzati dalla event manager Lisa Selva (Double Em), e magistralmente serviti dallo staff di MOG.<br />
<strong>Maltus Faber brassifica in Genova</strong> (Fegino in Val Polcevera), ed il marchio aziendale, con la medievale Porta dei Vacca che a lungo diede accesso alla Superba, lo “certifica”. Gli impianti, con annesso spaccio, possono ricevere tour di appassionati previo contatto di prenotazione. Maltus Faber “eredita” quella che cent’anni prima fu la sede di Birra Cervisia, ma i progetti sono ben più nuovi e adeguati ai tempi. L’azienda di Fausto e Massimo è attiva da appena un decennio, ma ha già ottenuto premi e segnalazioni, affermandosi in occasione di eventi e su guide di settore e online. Impiega solo ed esclusivamente ingredienti “tradizionali” (malto, luppolo, lievito e acqua), con un occhio di riguardo al metodo ad <strong>alta fermentazione ispirato al belga</strong>, che crea birre vitali, sane, nitide, molto autentiche. Un biglietto da visita inconfondibile, tenuto anche conto che Maltus Faber non ricorre ad aromatizzazioni (spezie, agrumi&#8230;) ma giostra con successo sulle sole selezione e combinazione di luppoli, malti e lieviti.<br />
Per l’evento Luisa Puppo ha selezionato<strong> la Blanche, la Cippa L’Ipa e la Triple</strong>, che, pur diversissime tra loro, a turno hanno entusiasmato gli assaggiatori – in sinergia con qualche quadrotto di ottima <strong>focaccia genovese</strong> che tuttavia non li appesantisse troppo, in vista della cena… &#8211; . Una triade di birre evolute, interessanti anche nei possibili abbinamenti al cibo, dato che la birra ha ormai meritatamente acquisito una “dignità” pari al vino, e i migliori ristoranti finalmente la propongono come avvenente sposa ai loro piatti…<br />
Quanto a Luisa Puppo, beh la nostra infaticabile una ne fa e cento ne pensa. E quale persona migliore per costruire intorno al food una cultura della qualità e del <strong>buonessere</strong>?<br />
Santé, mes amis, et à bien tôt<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
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		<title>Via della Maddalena &#8220;cuore&#8221; genovese</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 11:14:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Via della Maddalena &#8220;cuore&#8221; genovese Da ragazzino, quando mia madre mi consentiva di far visita a mia nonna da solo (in vico dei Garibaldi), i carruggi della casbah genovese mi disorientavano, temevo di perdermi. Un labirinto, un dedalo di colori, odori, voci, sino al portone verde, dotato di massiccio battente, che percuotevo due volte affinché ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/via-della-maddalena-cuore-genovese/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17586" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/02/birre-maddalena.jpg"><img class="size-medium wp-image-17586" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/02/birre-maddalena-300x168.jpg" alt="beershop maddalena a genova" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">beershop maddalena a genova</p></div>
<p>Via della Maddalena &#8220;cuore&#8221; genovese</p>
<p>Da ragazzino, quando mia madre mi consentiva di far visita a mia nonna da solo (in vico dei Garibaldi), i <strong>carruggi</strong> della casbah genovese mi disorientavano, temevo di perdermi. Un labirinto, un dedalo di colori, odori, voci, sino al portone verde, dotato di massiccio battente, che percuotevo due volte affinché una corda verticale, dal secondo piano, sganciasse una chiusura, consentendomi l’ingresso ad un ampio scalone di marmo&#8230;<br />
Via via però divenni esploratore più coraggioso, e scoprii anche le atmosfere e le botteghe di <strong>vico Casana, di via Luccoli, dei Macelli di Soziglia, di via San Luca, di Canneto il Lungo, di via della Maddalena</strong>, respirando – nel bene assai più che nel male &#8211; la Genova autentica, scoprendo il Caffaro epperò anche De André, e incrociando gli sguardi di “signore” molto truccate, ma non volgari, e di contrabbandieri di Marlboro che, agli occhi di oggi, paiono quasi figure pittoresche, tutt’altro che minacciose. Ogni carruggio vantava tappe golose, la panna di cremeria, le trippe e le sciamadde, lo stoccafisso, le spezie&#8230;<br />
Via della Maddalena anzitutto era, naturalmente, la rosticceria (che per fortuna esiste ancora), dove – se la memoria non m’inganna – mi colpivano i formaggi, la capricciosa, la savoiarda, tutti i leitmotiv golosi dell’epoca, inni alle salse.<br />
Viceversa, la giovanissima età non mi induceva a prestare attenzione e purtroppo non mi permetteva di apprezzare adeguatamente le architetture, le edicole votive, le vecchie insegne commerciali, tutte le bellezze storico-culturali di un’area cittadina che, di fatto, costituì un antichissimo asse viario est-ovest fuori delle mura caroline, prima che le trasformazioni urbanistiche (XII secolo→) le conferissero via via un aspetto più riconoscibile e più simile all’attuale.<br />
Via della Maddalena, che prende nome dalla sua chiesa (antico luogo di Dio ricostruito da fine ‘500), fu quartiere operoso, di sarti in primis, ma sempre “plebeo” rispetto alla soprastante Strada Nuova, che oggi è <strong>l’aurea via Garibaldi</strong> tanto percorsa dai turismi. Fu tuttavia anche “feudo” dei Boccanegra, famiglia il cui nome si lega a decisive vicende storiche locali (<strong>Simon Boccanegra</strong> infatti, di simpatie ghibelline, fu eletto primo Doge di Genova nel 1339). In loco il turista attento può scovare sul tema targhe marmoree che narrano fatti e biografie, ma beninteso anche tutto l’understatement turistico genovese, perché mai aprirsi tutt’in una volta quando ci si può rivelare lentamente?…<br />
Della mia adolescenza, alla Maddalena oggi ritrovo – come detto – la frequentatissima rosticceria, il bucato steso ad asciugare, e sempre le prostitute, oggi più numerose, di diversa provenienza, ma accomunate da un iniquo destino. La via mi appare però più bella e più viva di qualche anno addietro, e ho la fortuna, con una &#8220;guida&#8221; come <strong>Luisa Puppo</strong>, di cogliere anche quei dettagli che altrimenti mi sfuggirebbero.<br />
L’animazione commerciale rappresenta una delle più efficaci forme di presidio del territorio e un’oggettiva antitesi al degrado. Il viavai, la famigliarità fra residenti e commercianti, le saracinesche alzate scacciano, come noto, la criminalità.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/02/birre-madda-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17587" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/02/birre-madda-2-300x168.jpg" alt="birre madda 2" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>Se càpiti alla Maddalena, amico lettore, che tu già la conosca o che tu la scopra invece per la prima volta, regàlati anche una sosta non frettolosa presso il <strong>Beershop</strong> al 50c rosso (è anche un notevole ortofrutta), dove Luca – uno di coloro che più si sono battuti e si battono per rivitalizzare la strada &#8211; ti accompagnerà in un viaggio dentro <strong>le birre artigianali</strong> da tutto il mondo assolutamente sbalorditivo. Un viaggio grazie al quale comprendere cos’è oggi la birra, quanto differisca dall’immagine del passato, e come (last not least!) i suoi aromi sovente privilegino <strong>i prodotti dei terroir</strong>, ovvero le filiere accorciate.<br />
Se càpiti alla Maddalena, amico lettore, saluta Luca da parte mia, e…prosit!<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>La &#8220;scuola di cacao&#8221; di Umberto Curti</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2016 19:23:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; La &#8220;scuola di cacao&#8221; di Umberto Curti Genovesi musoni e “braccino corto”? Non ieri da Squillari, enoteca-salotto sotto i portici maestosi di via Cantore a Sampierdarena, dove Elvira Ackermann e Umberto Curti, dopo l’esordio in via Sestri del 22 ottobre scorso, hanno ambientato la seconda lezione di A ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/squillari-e-la-scuola-di-cacao-di-umberto-curti/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17005" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9173.jpg"><img class="size-medium wp-image-17005" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9173-300x225.jpg" alt="elvira ackermann e umberto curti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">elvira ackermann e umberto curti</p></div>
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<p>La &#8220;scuola di cacao&#8221; di Umberto Curti</p>
<p>Genovesi musoni e “braccino corto”? Non ieri da Squillari, enoteca-salotto sotto i portici maestosi di via Cantore a Sampierdarena, dove Elvira Ackermann e Umberto Curti, dopo l’esordio in via Sestri del 22 ottobre scorso, hanno ambientato la seconda lezione di <strong>A scuola di cacao</strong> davanti ad un bel pubblico, attento e numeroso, in mezzo al quale – graditi ospiti &#8211; anche alcuni sommeliers.</p>
<div id="attachment_17006" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9178.jpg"><img class="size-medium wp-image-17006" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9178-300x225.jpg" alt="squillari ospita ligucibario" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">squillari ospita ligucibario per gustincontri storico-culturali</p></div>
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<p>Dopo la conferenza, che ha consentito ai presenti di comprendere tutti i passaggi (dalla spietratura sino al confezionamento) tramite cui le fave di cacao, fermentate ed essiccate nei Paesi d’origine, diventano poi anche in Europa cioccolato in mille forme, gli assaggi hanno regalato esperienze assai significative, in successione:</p>
<div id="attachment_17007" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9181.jpg"><img class="size-medium wp-image-17007" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9181-300x225.jpg" alt="cioccolati della maison CREA" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">cioccolati della maison CREA</p></div>
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<p>Cioccolato CREA fondente 60% + birra Lupulus brune (birrificio Les 3 Fourquets, Belgio)<br />
Cioccolato CREA extra fondente 73% monorigine Ecuador + Banyuls Rimage Les Clos de Paulilles Maison Cazes 2012<br />
Cioccolato CREA extra fondente 74% monorigine Madagascar + Porto Messias 10 anni.</p>
<div id="attachment_17008" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9184.jpg"><img class="size-medium wp-image-17008" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9184-300x225.jpg" alt="birre artigianali, porto e banyuls" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">birre artigianali, porto e banyuls&#8230;</p></div>
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<p>Gli assaggi hanno rappresentato anche l’occasione per raccontare le caratteristiche delle birre artigianali (trend ormai intenso anche in Italia e Liguria), la granaccia passita che nel magico Midi di Francia diventa Banyuls, e quei vini liquorosi che nel ‘600, lungo il fiume Douro, lasciarono sbalorditi gli inglesi, originando una storia gloriosa che dura tutt&#8217;oggi…</p>
<div id="attachment_17009" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9187.jpg"><img class="size-medium wp-image-17009" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/11/DSCN9187-300x225.jpg" alt="il libro di umberto curti &quot;A scuola di cacao&quot;" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">il libro di umberto curti &#8220;A scuola di cacao&#8221;</p></div>
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<p>La terza ed ultima lezione, sempre in compagnia di Squillari e di Umberto Curti, dedicata proprio agli abbinamenti enologici/birra, si svolgerà nella bottega di via Malta 19r (tre-quattro minuti a piedi da Brignole) venerdì 18 novembre, sempre h 17.30, e sempre ad ingresso libero. Vi aspettiamo!<br />
Luisa Puppo</p>
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		<title>Birra artigianale ligure</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 17:35:17 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Birra: la parola ha controversa etimologia. Si tratta della prima bevanda alcolica bevuta dall’uomo, forse in Egitto forse in Mesopotamia.Tipica produzione conventuale, a Savignone (GE) la tradizione della locale fabbrica risale al 1905, grazie a due imprenditori elvetici. Pregiata, fra le sperimentazioni recenti, la “castagnasca”. La birra Bryton, viceversa, la “birra dei liguri” e la più antica luppolata, dimostra – tramite scavi del 1995 effettuati in una necropoli del novarese col ritrovamento di un bicchiere del secolo VII a.C. – che là i Liguri usavano il luppolo per conservare la birra, e ciò sposta indietro di molto una datazione dell’utilizzo di luppolo nella storia produttiva della birra. Questa bevanda propone varie affinità col vino, ad esempio la rifermentazione in bottiglia (méthode “champenoise”). Come noto, le tavole più sensibili si stanno ormai dotando di carte delle birre, perché sono possibili abbinamenti d&#8217;eccellenza. Ho percorso le migliori produzioni liguri (Sassello, Millesimo, Genova, Maissana, La Spezia&#8230;) in un lungo articolo su LiguriaFood n° 5, bimestrale in edicola con specifica trasposizione online&#8230; <strong>Prosit da Umberto Curti!<br />
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<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
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