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	<title>Ligucibario &#187; palazzi dei rolli</title>
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		<title>L&#8217;Attestato d&#8217;onore ENTEL alla carriera</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:13:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30032" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel-300x172.jpg" alt="smart" width="300" height="172" /></a></p>
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<p>Martedì 28 aprile, presso il Salone di rappresentanza di Palazzo Doria Tursi (Comune di Genova), nell’àmbito dell’articolata iniziativa “Genova e la Liguria alla ricerca delle origini” patrocinata dal Comune, mi è stato conferito l’Attestato d’onore ENTEL al merito didattico e culturale.</p>
<p>Attestato che si “connette” a tutto ciò (docenze, consulenze, saggistica, eventi, divulgazione online…) con cui ho fin qui inteso contribuire alla valorizzazione di Genova, della Liguria, delle produzioni locali.</p>
<p>Dinanzi ad un folto pubblico, ho peraltro avuto anche il piacere di salutare coloro cui mi legano rapporti di amicizia e/o professionali, coloro – sovente &#8211; con cui ho condiviso/condivido significativi tratti di una carriera ormai trentennale&#8230;</p>
<p>I molti Relatori ed il succedersi dei diversi momenti hanno imposto alla giornata e ai singoli interventi una certa rapidità e sintesi.</p>
<p>Da parte mia, accanto all&#8217;amica Anna Maria Campello (Vicepresidente dei &#8220;Liguri nel mondo&#8221; che molto apprezza e incoraggia il mio lavoro), ho brevemente tratteggiato la mia “identità” di genovese e le sfide principali che oggi il lavoro (e l’antropocene) impone. Nella difesa e valorizzazione della biodiversità, delle filiere brevi e pulite, delle cultivar autoctone, dei prodotti certificati, della qualità che garantisce buonessere. In antitesi ai cibi spazzatura, agli OGM, alle contraffazioni dell’Italian sounding, alle agromafie.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli.jpg"><img class="size-medium wp-image-25202" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli-300x245.jpg" alt="museo archeologico di genova pegli" width="300" height="245" /></a></p>
<p>Mi chiedessero se, ripensando al mio percorso e ad alcuni traguardi raggiunti, io mi senta debitore a qualcuno, nominerei soltanto Luisa Puppo, titolare dell’attività di cui sono socio. E rivolgerei un piccolo grazie alla commercialista la quale, pur avendo un carattere perfino peggiore del mio, in tutti questi anni è riuscita a tenerci lontani i grattacapi e alcune incombenze di quella burocrazia che sottrae, insensatamente, non poco tempo al lavoro d&#8217;impresa vero.</p>
<p>Chi tuttavia – nelle conversazioni “dietro le quinte” – ha voluto conoscermi un po’ meglio, ha avuto dinanzi a sé un “ragazzo” 63enne, nato a Varazze ma giunto quasi subito a Genova alla Foce (dove tuttora risiedo). Cresciuto in una tipica famiglia borghese – papà libero professionista, mamma casalinga – in cui si parlava il genovese, si ascoltavano i sublimi dischi di Giuseppe Marzari, si mangiavano taggiaen, çimma, stocchefisce…, e si tifavano Genoa e Sampdoria. Ebbene sì, fra mio padre, genoano, e me vigeva un derby.</p>
<p>Dopo la laurea e un’importante esperienza nel marketing di un’azienda bolognese, decisi di cimentarmi in qualcosa che fosse nuovo e mio. 30 anni di turismo, ora guardandomi indietro, hanno davvero rappresentato un’era geologica, capace di produrre nel globo mutamenti epocali, deregulation, accelerazioni violente, tsunami.</p>
<p>Ma a partire dal 1992, con l’apertura del Porto Antico, finalmente anche Genova iniziò a credere nella propria vocazione turistica. E negli anni seguenti io stesso molto mi battei affinché entrasse – bella com’è – nelle destinazioni heritage. Promuovendosi – lunga e policentrica com’è – anche nelle risorse meno “immediate”, i forti, le ville, il trenino di Casella, il cimitero monumentale di Staglieno, l’acquedotto storico…</p>
<p>Da addetto ai lavori, ovviamente, percepivo i punti di forza della città ma anche i suoi punti di debolezza, la necessità di destagionalizzare meglio gli arrivi, di formare imprese e inoccupati ad un’accoglienza più sistemica, di diffondere la conoscenza dell’inglese, dello storytelling, e via via del social media marketing.</p>
<p>Lo confesso: dopo 30 anni lavorare mi piace ancora. Vivo tra l’altro a contatto d’innumerevoli patrimoni UNESCO: l’arte dei muretti a secco, la dieta mediterranea, i palazzi dei Rolli, la convivialità della cucina italiana, tutto ciò mi stimola.</p>
<div id="attachment_25855" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-25855" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<p>E progressivamente il mio pathos nei confronti della storia dell’alimentazione è diventato parte quasi prevalente del mio mestiere. Qualcosa che mi lega a Gino Veronelli, a Mario Soldati…, ma anche a Nino Bergese, a Ferrer Manuelli, ad Angelo Paracucchi.</p>
<p>E naturalmente a Giovanni Rebora, cui il 5 maggio alle 17.00 non a caso dedicherò un evento alla Biblioteca Civica “Saffi”.</p>
<p>La mia quotidianità sovente è fatta di olii, vini, finger food, salse da mortaio. Questa piattaforma, Ligucibario®, è ormai assurta a fonte privilegiata quanto a indicizzazione nelle ricerche sulla cucina ligure. In moltissimi casi, chi vuole approfondire i temi dell’enogastronomia ligure vi s’imbatte subito. L’IA definisce Ligucibario® “una istituzione digitale”, e mi lusinga…</p>
<p>Ho pubblicato oltre 20 saggi, ho organizzato o preso parte a circa 450 tra convegni, gustincontri… E tuttavia, di fatto, ho sempre perseguito un unico obiettivo: la tutela valorizzante del genius loci.</p>
<p>In tal senso l’enogastronomia è una vera e propria password, preziosa ed infallibile. Il cibo infatti costituisce, inevitabilmente, il modo d’essere di una comunità. Studiare la cucina di un popolo significa comprendere ciò che esso ha coltivato, allevato, pescato, importato…</p>
<p>Queste “microstorie” valgono ad inquadrare la storia molto più degli avvenimenti che di solito ci proponevano a scuola, imperi guerre battaglie trattati di pace sovrani dittatori… Da Bloch a Febvre, da Camporesi a Le Goff, da Braudel a Matvejevic, è ormai chiara la tipologia di contenuti ai quali mi ispiro.</p>
<p>Finanche il turismo cosiddetto esperienziale oggi ci chiede questo: ovvero di condividere i nostri riti e ritmi, i nostri borghi, le nostre ricette. E’ un turismo positivamente immersivo, relazionale, che ama partecipare delle nostre giornate, esser parte delle nostre comunità, comprendere le diacronie che ci rendono quel che siamo. Non di rado conosce Rubaldo Merello, Eugenio Montale, Francesco Biamonti.</p>
<p>Ed io stesso, da parte mia, come Giorgio Caproni, “Quando mi sarò deciso d’andarci, in paradiso ci andrò con l’ascensore di Castelletto, nelle ore notturne, rubando un poco di tempo al mio riposo”… Beninteso, dopo altri 30 anni di lavoro.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Genova, meta di principi nei palazzi dei Rolli</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 09:01:55 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/Foto0473.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29652" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/Foto0473-225x300.jpg" alt="Foto0473" width="225" height="300" /></a></p>
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<p><em>I Palazzi dei Rolli testimoniano una stagione in cui la Repubblica di Genova gestì l’accoglienza di sovrani e ambasciatori grazie a un sistema codificato, integrato da strategie di comunicazione istituzionale ante litteram. Non solo magnificenza architettonica e artistica, ma un modello organizzato fondato su procedure e ritualità che anticipano le moderne pratiche dell’Event Management e dell’Hotel Management. Le docenze di Hospitality English di Luisa Puppo propongono i Rolli come caso studio di eccellenza storica e prototipo delle moderne SOP (Standard Operating Procedures) del settore.</em></p>
<h2>Palazzi dei Rolli. Un’eredità culturale che ispira l’hospitality moderna</h2>
<p data-start="144" data-end="646">Le docenze di Hospitality English di Luisa Puppo presentano i Palazzi dei Rolli come un laboratorio di eccellenza storica, un modello che anticipa le moderne SOP nei settori di Event Management, Hospitality Management e accoglienza turistica. Le lezioni offrono l’occasione per analizzare e identificare buone prassi, dove storia e pratiche contemporanee si incontrano in un caso di studio concreto, da cui trarre spunti applicabili oggi. In tale prospettiva, Luisa Puppo condurrà gli allievi di vari percorsi formativi post diploma su cui attualmente svolge docenze (sempre attinenti alla lingua inglese e alla fruizione turistico-culturale della Liguria) alla mostra <strong><a href="https://archiviodistatogenova.cultura.gov.it/valorizzazione-mostre-ed-eventi/valorizzazione-del-patrimonio-archivistico/laccoglienza-a-genova-e-il-sistema-dei-rolli" target="_blank">L&#8217;accoglienza a Genova e il sistema dei Rolli</a></strong>, lodevolmente gratuita, in corso presso l’<strong>Archivio di Stato di Genova</strong>, forziere che custodisce oltre 40 km lineari di documentazioni. Mostra nella quale i “Libri delle cerimonie” (dal 1588 al 1796 * ) svelano il galateo che connotava l’ospitalità a principi e notabili negli sfarzosi palazzi dei Rolli, da vent’anni assurti – non casualmente… &#8211; a patrimonio UNESCO.</p>
<h2>I Palazzi dei Rolli, simbolo dell’ospitalità genovese</h2>
<p>Se, in occasione di particolari visite (Luigi XII, l’Infanta di Spagna, Massimiliano d’Austria) la città si rifaceva il look e le strade di collegamento, e s’illuminava a festa, per non nuocere alla qualifica di “Superba” che secoli prima le aveva tributato niente meno che Petrarca, anche l’accoglienza “privata” non poteva esser da meno ** . Stiamo riferendoci al siglo de oro (metà ‘500 – metà ‘600), allorquando Genova, capitale mercantile, si sforzava (con successo) di differenziarsi e di eccellere in ogni aspetto della vita pubblica.</p>
<h2>I “Libri delle cerimonie” e il galateo dell’accoglienza</h2>
<p>Lo scopriamo da carte delicatissime, impegnative a conservarsi, fitte di calligrafie ardue a leggersi ma meticolose. Centinaia di “vip” del potere e dell’economia (categorie sovente intrecciate), della nobiltà, del clero e della diplomazia, tutti illustrissimi e adusi al lusso, scoprivano Genova o vi tornavano, fatti oggetto di cerimoniali, di rinfreschi e d’intrattenimenti, ora solenni ora religiosi ora mondani, finalizzati ad accrescere l’immagine della città, oggi quasi diremmo la sua brand reputation. Beninteso, i costi di tutto l’apparato risultavano sempre impegnativi per non dire enormi (per Luigi XII si spesero 12mila ducati!). Inoltre, occorreva sistemare anche l’ampio seguito che “scortava” costoro, sempre inclusivo di carrozze, carriaggi e cavalli. Tanto che talvolta a Genova occorreva richiedere prestiti per non precipitare in default le proprie casse.</p>
<h2>Accogliere principi e ambasciatori: tra rituali e banchetti</h2>
<p>Ma l’etichetta, di fatto, veniva prima d’ogni altra urgenza, e nulla era casuale, gli imprevisti non trovavano spazio per esistere all’interno di un’esperienza che via via aggregava alloggi di charme, itinerari di visita, concerti, cene, cortei, maschere, barcheggi, regalie, tutto puntigliosamente scandito, senza fretta, e calibrato ad personam. Affinché Genova apparisse porto fiorente, urbanità compatta, eleganza fusa a ricchezza, e forza verticaleggiante verso le sue immediate colline.</p>
<p>E quanto alla gola dei “foresti”, ovvero i non genovesi, essa – presumiamo con piacere &#8211; incontrava il tacchino “esotico”, il rosolio, le note speziate, e cioccolate calde da sorbirsi in tazza, classica novità da corte, ma anche cioccolato (solido) donato, insieme a biscotti che oggi chiameremmo caporali o savoiardi, su vassoi avvolti nel broccato. La Liguria, non a caso, è tuttora terra di velluti, damaschi, pizzi al tombolo…</p>
<h2>Una città che costruisce la propria reputazione</h2>
<p>Chi ripartiva, certo affascinato da ciò che aveva visto, e lusingato da ciò che aveva vissuto (e ricevuto), garantiva in genere passaparola notevoli, che giovavano al “marketing” genovese. A buon intenditor…</p>
<p>La mostra all’Archivio di Stato, realtà sempre dinamica e cuore pulsante dell’offerta culturale cittadina, è visitabile, su prenotazione, mercoledì e giovedì dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00.</p>
<p>Per i gruppi, dal lunedì al venerdì, rivolgersi direttamente al numero telefonico 010 537561. Buona visita!</p>
<p>*incombe ormai anche su Genova il terremoto bonapartiano</p>
<p>**come noto, nel 1588 un bombardiere venne rasato, suppliziato e condannato a 10 anni di remi “soltanto” per aver sbagliato una salva di cannone durante un evento di rappresentanza<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(<a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Luisa Puppo e Umberto Curti</a>, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
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		<title>Rolli Experience, edizione di Natale</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 10:10:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Rolli Experience, edizione di Natale&#8230; Si è tenuta lo scorso weekend (13-15 dicembre) una nuova, ricchissima “Rolli Experience”, versione natalizia. Ed il venerdì, su incarico del Comune di Genova, la nostra Luisa Puppo ha tenuto presso il salone consiliare della Camera di commercio (Palazzo Tobia Pallavicino) uno ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/rolli-experience-edizione-di-natale/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/rolli3.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-24880" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/rolli3-212x300.png" alt="rolli3" width="212" height="300" /></a></p>
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<p>Rolli Experience, edizione di Natale&#8230;<br />
Si è tenuta lo scorso weekend (13-15 dicembre) una nuova, ricchissima “<strong>Rolli Experience</strong>”, versione natalizia.<br />
Ed il venerdì, su incarico del Comune di Genova, la nostra Luisa Puppo ha tenuto presso il salone consiliare della Camera di commercio (Palazzo Tobia Pallavicino) uno speech sulla storia enogastronomica della “Superba”. Dinanzi ad un pubblico “giusto”, curioso e gourmet, di italiani, sloveni…, e mentre una troupe del canale tv pubblico France 3 filmava luoghi e momenti della Rolli Experience, sono state approfondite le ritualità delle imminenti Feste.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/rolli1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-24881" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/rolli1-262x300.png" alt="rolli1" width="262" height="300" /></a></p>
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<h2>Rolli Experience: Ianuensis, ergo mercator</h2>
<p>Anche risalendo a quel forziere di notizie (<em>O tondo de Natale</em>) che il poeta e drammaturgo vernacolare <strong>Niccolò Bacigalupo</strong>, vissuto nell’Ottocento, ci lasciò in eredità (<a title="antico pranzo di natale a genova" href="https://www.ligucibario.com/genova-pranzo-natale/" target="_blank">approfondimenti sull&#8217;antico menu a questo link</a>).<br />
Poiché inoltre il 18 dicembre ricorre la “Giornata mondiale della lingua araba”, Luisa Puppo ha sottolineato i legami commerciali fra <strong>il porto di Genova</strong>, le altre sponde del Mediterraneo e l’Asia, legami che naturalmente influenzarono anche il lessico gastronomico locale (<strong>mosciamme, bottarga, buridda…</strong>).<br />
Al mondo lato sensu arabo si attribuiscono inoltre – con fondatezza storica -<strong> la pasta, l’arte della canditura, fors’anche un proto-pandolce (il paska) che in Persia veniva dai giovani offerto al sovrano per l&#8217;anno nuovo</strong>…</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/rolli2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-24882" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/rolli2-300x280.png" alt="rolli2" width="300" height="280" /></a></p>
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<p>Ianuensis ergo mercator, non a caso si proverbiava nei secoli in cui il dominio mercantile del mare era appannaggio della bandiera di San Giorgio.<br />
E mentre nella Rolli Experience andavano in scena bei racconti e ottime vivande, l’aurea via Garibaldi (Strada Nuova) esibiva fieramente, fra gli addobbi, il “Best in travel 2025” di Lonely Planet.</p>
<h2>Rolli Experience, tra arte e sapori</h2>
<p><a href="https://www.lonelyplanetitalia.it/speciale/genova" target="_blank">Speciale Genova: un approdo di arte e sapori</a> è il titolo dell&#8217;approfondimento appena diffuso da Lonely Planet, ribadendo il parallelo tra la dimensione culturale e la dimensione etnogastronomica del genius loci cittadino. Il video dedicato al patrimonio gastronomico si apre &#8211; non a caso &#8211; con il claim che Ligucibario ha ideato per il progetto Rolli Experience: Genova, cucina di bordo, di orto, dell&#8217;orto. Nel filmato, la nostra Luisa Puppo dedica un focus all&#8217;arte della canditura della frutta e della cristallizzazione di fiori ed erbe aromatiche.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/o5rzMIfn570?si=Q_nXIeFSPbfMkjQO" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
Credo che per la cittadinanza (certamente per me) sia un&#8217;emozione incrociare turisti numerosi e &#8220;sorpresi&#8221; là dove fino ad un paio di decenni fa, o poco più, non se ne vedeva l&#8217;ombra. I competitor sono tanti e forti, ma una strada è stata imboccata, ed ora occorre che alla quantità si coniughi una sempre maggior qualità, dell&#8217;accoglienza, dei servizi, delle iniziative. Ligucibario®, ogniqualvolta potrà, non farà mancare il proprio apporto.<br />
Buon Natale a tutti da Luisa Puppo e da</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Con Paolo Zerbini &#8220;la nostra storia&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 09:54:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21488" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord-300x189.jpg" alt="smart" width="300" height="189" /></a>In queste settimane sono ospite dell’amico <strong>Paolo Zerbini sull’emittente Telenord</strong>. Ci eravamo conosciuti un bel po’ di anni fa, ho infatti ripetutamente partecipato dapprima a “Viaggio in Liguria” (su altra emittente), poi a “Itinerari di Liguria” e “Tappeto rosso”, infine al format “La storia a tavola” per il quale raccontavo alcune delle principali tradizioni culinarie liguri/genovesi…<br />
Il tempo, notoriamente, vola.<br />
Ora la cortese ospitalità mi viene riservata a “<strong>La nostra storia</strong>”, indovinata trasmissione che approfondisce, attraverso differenti tematiche, l’identità della nostra terra: geostorica, culturale, economica, enogastronomica…<br />
Gli ospiti, non a caso, sono volta per volta – com’è nello “stile” quanto mai vivace di Zerbini &#8211; professionalità provenienti da molteplici settori (musei, archivi, insegnamento, arte musicale…), ed in tutti si rileva la passione – non solo narrativa – per i luoghi e le vicende, protagonisti della puntata, che essi concorrono efficacemente ad illustrare.<br />
Sovente, inoltre, la messa in onda di <strong>docufilm e materiali di eccezionale caratura</strong> arrichisce il menu servito al telespettatore…<br />
In altre parole, mi trovo davvero, e costantemente, in ottima compagnia…<br />
Agli Amici di <strong>Ligucibario®</strong> inizio dunque a proporre <a title="umberto curti la nostra storia telenord" href="https://telenord.it/la-nostra-storia-quarta-puntata-54903/" target="_blank">il link</a> all’interessantissima puntata del 16 marzo, durante la quale ho avuto il piacere di “argomentare” il cibo sulle tavole &#8211; ricche e meno ricche &#8211; dei <strong>Genovesi nel ‘500</strong>, un periodo – per evidenti ragioni fra cui <strong>la scoperta colombiana del Nuovo Mondo nel 1492</strong> &#8211; di cruciale rilievo nei destini della città, che si apprestava a vivere ciò che gli storici chiamano “siglo de los Genoveses”…<br />
Da Tabarca all’istituzione dei Rolli, dalle gattafure cantate da Ortensio Lando ai dipinti fiamminghi custoditi in Palazzo Bianco*, la carne al fuoco &#8211; ma via via anche lo stocchefisce dalle Lofoten&#8230; &#8211; era davvero abbondante.<br />
Buona visione e buon appetito (* e sulla <strong>&#8220;Cuoca&#8221; di Bernardo Strozzi</strong> suggerisco anche il video del <strong>progetto Outfood</strong> (<a title="genova world progetto outfood la cuoca bernardo strozzi" href="https://www.youtube.com/watch?v=zulPuuOX-Ys" target="_blank">a questo link</a>) che Luisa Puppo ed io abbiamo realizzato grazie al Comune di Genova&#8230;).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>I libri di Umberto Curti. 5</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 09:33:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I libri di Umberto Curti. 5 Focaccia, farinata e finger food. Storie di Liguria, ricette, strade…, Erga, Genova, 2011 Il volume, un divertissement sul genius loci ma anche un esaustivo manuale introduttivo, arricchito da estratti in lingua inglese e tedesca, è anzitutto un viaggio per gourmet e turisti attraverso cibi di strada genovesi/liguri ma contemporaneamente ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti-5/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/002.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20337" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/002-225x300.jpg" alt="002" width="225" height="300" /></a></em></strong></p>
<p>I libri di Umberto Curti. 5</p>
<p><strong><em>Focaccia, farinata e finger food. Storie di Liguria, ricette, strade…</em>, Erga, Genova, 2011</strong><br />
Il volume, un divertissement sul genius loci ma anche un esaustivo manuale introduttivo, arricchito da estratti in lingua inglese e tedesca, è anzitutto un viaggio per gourmet e turisti attraverso cibi di strada genovesi/liguri ma contemporaneamente fra i più celebri al mondo.</p>
<p>Focaccia, farinata, focaccia di Recco col formaggio, panissa, frisceu, cuculli, sardenaira, piscialandrea, sgabei&#8230;, e contiene fra l’altro l’originale “<em>Scheda di degustazione organolettica della focaccia genovese</em>”, ideata da Umberto Curti (uno dei più importanti enogastronomi d&#8217;àmbito mediterraneo * ) per meglio comprendere e meglio assaporare il contenuto di quella &#8220;peppiâ&#8221;, che ci olia le dita&#8230;<br />
Cucina ligure, porti e angiporti, farine, olio extravergine, sciamadde e fainotti, teglie e padelle, odori e colori&#8230;, un panorama a 360° al cui centro troneggia la Superba (&#8220;per uomini e per mura&#8221;, coi suoi palazzi nobiliari &#8211; i Rolli &#8211; ed i suoi carruggi policromi, dove &#8211; fra citazioni di Francesco Petrarca e Fabrizio De André, di Giovanni Ansaldo e Eugenio Montale &#8211; ungersi con un cartoccio goloso in mano e gli occhi rivolti ad affreschi ed edicole votive&#8230;<br />
* gli dobbiamo via via innumerevoli progetti di valorizzazione etno-gastronomica fra cui la &#8220;GenovAmalfi&#8221;, la &#8220;Focaccia di San Giorgio&#8221;, i &#8220;Croxetti del doge&#8221;&#8230;<br />
<strong>Luisa Puppo</strong></p>
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		<title>Oli extravergine: l&#8217;assaggio DOP Riviera Ligure</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 16:13:31 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20255" style="width: 180px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/olio.jpg"><img class="size-medium wp-image-20255" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/olio-170x300.jpg" alt="olio extravergine dop riviera ligure" width="170" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">olio extravergine dop riviera ligure</p></div>
<p><strong>Oli extravergine: l&#8217;assaggio DOP Riviera Ligure.<br />
</strong>Proseguono (online) con mio immutato entusiasmo i corsi di degustazione con Umberto Curti. Lesson number 2: l’olio extravergine di oliva ligure…, più che un argomento una religione! E quel che segue è in minima parte quello che è emerso e che mi piace condividere.</p>
<p>Così come per il vino, anche per quanto riguarda l’olio l’Italia primeggia per varietà: vanta addirittura il maggior numero di <em>cultivar</em> al mondo. <em>Cultivar</em> malgrado le apparenze non è latino, ma deriva dalla contrazione dell’inglese cultivated variety &#8211; grazie alla <em>teacher</em> Luisa Puppo per le precisazioni&#8230;</p>
<p>Il <span style="text-decoration: underline;">Registro nazionale delle varietà delle piante da frutto</span> ne elenca oltre 500, e dal canto suo la Liguria è senza dubbio protagonista nazionale, se ne trovano più d’una quarantina, di cui circa 15 “in uso” (altre sono state “abbandonate” o per fragilità della pianta, o per basse rese…). Anche in questa circostanza è doveroso ricordare come gli agricoltori del settore, gli olivicoltori, così come i colleghi viticoltori si trovino di fronte a terreni impegnativi da lavorare: il termine “coltivazione eroica” è alquanto esplicativo e non lascia spazio a dubbi sulle difficoltà incontrate. Il grande <strong>Gino Veronelli</strong> (la cui mamma era di Finalborgo) li battezzò non a caso “angeli matti”…</p>
<p>Tre sono le <em>sotto</em>zone di produzione dell’<strong>olio <span style="text-decoration: underline;">extravergine</span></strong> (e sottolineo)<strong> DOP </strong>(acronimo di Denominazione di Origine Protetta) <strong>Riviera Ligure</strong>, da Ponente a Levante troviamo:</p>
<ul>
<li><strong>Riviera dei Fiori r</strong>icavato dalla frangitura di olive “Taggiasca” per almeno il 90%</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Riviera del Ponente Savonese r</strong>icavato dalla frangitura di olive “Taggiasca” per almeno il 50%</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Riviera di levante r</strong>icavato dalla frangitura di olive “Lavagnina”, “Razzola”, “Pignola” e “Frantoio” per almeno il 65%.</li>
</ul>
<p>Emerge la <strong>Taggiasca</strong> come protagonista del territorio ligure, oliva da olio e da mensa, e seppur non autoctona (il nome deriva dalla città di Taggia ma provenne grazie a monaci dalla lontana Asia) si è rivelata sin dal Medioevo molto versatile, resistente, dalla produttività elevata e costante.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN1172.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20257" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN1172-300x225.jpg" alt="DSCN1172" width="300" height="225" /></a>Prima di poter accedere al gustoso “gioco dell’abbinamento” (ebbene sì è un duro lavoro…) dobbiamo rispondere a questa nodale domanda: qual è la differenza tra olio extravergine di oliva e olio di oliva? Non so quanti siano preparati e quanti viceversa siano corsi a <em>googolare</em> il quesito chiedendo l’aiutino alla rete, ma posso assicurarvi che una volta assimilata la differenza non sbaglieremo più la scelta.</p>
<p>L’<span style="text-decoration: underline;">olio extravergine di oliva </span>si caratterizza per un dato preciso: il livello di acidità massima totale dev’essere di 0,8 g per 100 g di olio, trattasi di una misura tecnica calcolata da un’analisi in laboratorio (non gustativa), che però traccia un solco profondissimo tra un prodotto quasi miracoloso dalle innumerevoli qualità e proprietà nutraceutiche: ricco di polifenoli, emolliente, colagogo (qui io ho “<em>googolato”</em>) e che si contraddistingue per il fruttato e l’assenza di difetti (verrebbe quindi da pensare che nessuno è perfetto tranne l’olio evo…), e viceversa un prodotto – mi riferisco ora all’olio di oliva NON extravergine &#8211; corretto/raffinato mediante una rettifica chimica e l’addizione solo di una parte di extravergine, pertanto “anonimo”, senza particolari qualità ed adatto più che altro per la cottura e frittura, in alternativa ad un monoseme, per esempio l&#8217;olio d&#8217;arachidi.</p>
<p>Ma passiamo ora all’assaggio, essendo la Taggiasca troppo “<em>mainstream”</em> ho voluto concentrarmi su una varietà più “particolare”, ho pertanto acquistato (la vedete nella foto) una bottiglia di “Olio extravergine di Oliva Riviera Ligure di Levante DOP” varietà <span style="text-decoration: underline;">Razzola,</span> autoctona della Val di Magra (SP), al confine con Emilia e Toscana.</p>
<p>Di colore giallo dorato, quest’olio all’olfatto si presenta ricco di note vegetali tra cui spicca il carciofo, ed è mediamente fruttato, al gusto si rivela dolce, e si avverte la mandorla. Amaro e pungente sono contenuti ed in grande armonia, ed io sono certa che mi terrà compagnia nell’imminente periodo primaverile-estivo quando nella mia dieta, anche in vista della prova costume, largheggeranno pinzimonii, verdure, carpacci ed insalate di mare.</p>
<p>Più che ad un vero e proprio abbinamento “cibo-olio” verrebbe da riflettere se nel caso dell’extravergine Riviera Ligure DOP non ci sia la regola “dell’inversione dell’onere della prova”? Ossia la sfida è trovare un piatto che NON venga valorizzato dal suo utilizzo: il suo gusto leggero e delicato, caratterizzato da una tipica nota dolce fa dell’olio extravergine di oliva Riviera Ligure DOP l’ingrediente segreto di tanta cucina ligure e mediterranea, un partner dunque versatile ed essenziale, infatti ampiamente utilizzato poiché rispetta il gusto delle altre pietanze esaltandole.</p>
<p>Grandissima, da sempre, l’attenzione riservata da Ligucibario® all’argomento olio: oltre ai numerosi <em>gustincontri </em>organizzati nelle location più suggestive come <a href="https://www.ligucibario.com/lolio-extravergine-in-biblioteca/" target="_blank">biblioteche</a> oppure <a href="https://www.ligucibario.com/olio-dop-ligure-mog-genova/" target="_blank">mercati</a> oppure ancora i famosi <a href="https://www.ligucibario.com/rolli-days-olio-dop-ligucibario/" target="_blank">palazzi dei Rolli</a>&#8230;,  recentemente si è “rimediato”, causa forza maggiore, con altrettanto interessanti <a href="https://www.ligucibario.com/un-webinar-sullolio-dop-riviera-ligure/" target="_blank">webinars</a></p>
<p>Speriamo però di poterlo presto bere e condividere in presenza, un tasting attraverso lo schermo del PC è un&#8217;esperienza vissuta a metà. Rimanete dunque connessi, Amici lettori di Ligucibario!</p>
<p>Emanuela Baccino<br />
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		<title>Genova nei suoi mercati</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 13:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Genova nei suoi mercati I mercati coperti a struttura fissa sono &#8211; non da oggi &#8211; una costante in numerose città italiane, tanto più che il fascismo, durante il Novecento, come noto ne tutelò o ne incentivò la presenza. Genova è ormai città heritage, come si suol dire in termini di attrattività turistica, possiede beni ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/genova-nei-suoi-mercati/">leggi tutto</a></p>
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<p>Genova nei suoi mercati</p>
<p>I mercati coperti a struttura fissa sono &#8211; non da oggi &#8211; una costante in numerose città italiane, tanto più che il fascismo, durante il Novecento, come noto ne tutelò o ne incentivò la presenza.</p>
<p><strong>Genova</strong> è ormai città heritage, come si suol dire in termini di attrattività turistica, possiede beni molteplici e diversi, e beninteso li “dissemina” anche in quelle delegazioni che fino all’accorpamento del 1926 erano Comuni autonomi (e che talora si vivono ancora come tali?).</p>
<p>Per molte ragioni fanno parte di tale patrimonio “policentrico” anche <strong>i mercati coperti</strong>, oggi ne sopravvive una quindicina (e va tenuto presente che i più centrali sono di antica edificazione), talora in autogestione (1). Circa il loro destino da alcuni anni ci si interroga, e ci si preoccupa.</p>
<p>Va infatti sottolineato che le zone residenziali, perdendo mercati e <strong>botteghe di prossimità</strong> (che talora perpetuano mestieri storici), involverebbero sempre di più a dormitori spenti, donde si parte la mattina per recarsi al lavoro e dove si torna la sera&#8230; Le micro/piccole imprese del commercio, con tutti i loro limiti, cooperano alla coesione sociale, all’occupazione, alla “tenuta” delle locazioni immobiliari. Sapranno però, tali imprese, fronteggiare i <strong>threats</strong> di un’età frastagliata, liquida, deregolamentata, digitale, in cui <strong>l’e-commerce dei grandi oligopoli</strong> conferma ogni giorno di più la propria irruenza globalizzante?</p>
<p>Alcuni ovviamente hanno affiancato ai banchi tradizionali attività ristorative ecc., per “diversificare” e riconvertire parte del proprio ruolo e della propria immagine. <strong>Bologna (Mercato di mezzo), Modena (via Albinelli), Firenze (Loggia di mercato nuovo), Palermo (Ballarò), Budapest (Nagycsarnok), Barcellona (la Boqueria), Madrid (San Miguel), Lisbona (Mercato da Ribeira), Londra (Covent Garden), Stoccolma (Ostermalms)</strong> e altri casi battistrada di cui tutti parlano, infatti, sono ormai a pieno titolo location estetico-turistiche, dove ci si siede – per un’esperienza di tipicità &#8211; prima o dopo il passeggio, lo shopping, le visite a musei ed altro. Gli <strong>street food</strong> della tradizione sono sovente tra le proposte più gradite a stranieri e gourmet.</p>
<p>I mercati più centrali non competono in via diretta con le megasuperfici della GDO (non a caso padrone delle periferie), perché propongono un’offerta tendenzialmente più qualitativa, da connoisseurs, legittimamente più “costosa”, e già fra i banchi l’atmosfera è più “calda” e personalizzata. La clientela non di rado instaura giorno dopo giorno una relazione schietta e di cordialità coi propri “pusher” di fiducia, e anche questo costituisce un piacevole pretesto per andare, qualora non vi si risieda, in centro città. Anche gli uffici circostanti si possono appoggiare a mercati centrali per le pause pranzo e per la spesa pre-cena&#8230;</p>
<p>Si legge sul &#8220;Balilla&#8221; del 14 gennaio 1889 (traduco): &#8220;A quanto pare, il giorno 8 del prossimo gennaio 1900 avrà luogo nel Municipio l&#8217;incanto, per l&#8217;appalto dei pubblici mercati. Appoggiandosi alle giuste osservazioni del &#8220;Secolo XIX&#8221; e del &#8220;Corriere Mercantile&#8221;, anche noi facciamo osservare che troppo presto il nostro sindaco ha preso tale decisione, perché almeno avesse atteso lo sgombero definitivo dell&#8217;ex via Giulia, e l&#8217;apertura della nuova strada via XX settembre. Però da tempo addietro, e come ora s&#8217;è replicato, da parte dell&#8217;impresa si è avuta l&#8217;assicurazione che per la fine di questo mese i lavori dell&#8217;ultimo tratto di via XX settembre saranno progrediti così in avanti da permetter non solo libero passaggio ai pedoni, ma anche l&#8217;impianto e l&#8217;esercizio di tram elettrici. Se così fosse, allora la deliberazione presa dal nostro sindaco per l&#8217;8 gennaio del 1900 alle ore 14 la troviamo giustificata, e si terrà il primo incanto per l&#8217;appalto dell&#8217;esercizio biennale dei pubblici mercati, per la somma di 90mila lire. Il sindaco su tale questione si gioca parte della propria reputazione&#8221;&#8230;</p>
<p>Tra i mercati genovesi coperti (2), la palma del più importante spetta naturalmente al frequentatissimo <strong>Mercato Orientale</strong>, costruito nel 1899 in cemento armato quasi a metà di <strong>via XX Settembre</strong> (l’arteria dello struscio), ma inaugurato con una sfavillante mostra floreale – era il 7 maggio alle 10.00 &#8211; dentro un chiostro preesistente, e recentemente oggetto di una riqualificazione. Di tale mercato Ligucibario si è già, per ovvie ragioni, occupato, ambientandovi anche proposte turistiche (pesto, olio DOP&#8230;). Conta circa 80 banchi (malgrado tutto un numero rilevante) di merci varie, alcune come si suol dire a km0, ma in origine nacque come ingrosso ortofrutta (la vendita al dettaglio risale alla costruzione dell’ingrosso di corso Sardegna, dal 2009 non più attivo e in attesa di…destini chiari). Circa le diacronie di questa struttura, il Comune stesso dispone di un ottimo archivio fotografico.</p>
<p>Tempo addietro i diversi banchi – giunsero ad esser 200, e acquistarne uno poteva costare 600 milioni di lire… &#8211; proponevano maggior specializzazione, il che è rimasto nei ricordi dei genovesi, uno vendeva pesce o pollame di un certo tipo, uno salumi, un altro ogni sorta di un dato frutto, o di un dato ortaggio (Natale significava galantina, primavera preboggion&#8230;). Progressivamente si è assistito, per ovvie ragioni commerciali, ad accorpamenti&#8230;</p>
<p>Nulla ha di “orientale” (nel senso di esotico), il nome semplicemente si deve all’ubicazione, orientale rispetto al centro topografico cittadino. L’area a metà Ottocento si era dotata di un nuovo quartiere fra via San Vincenzo e la chiesa della Consolazione, prodromo di una complessa espansione verso est, e via XX Settembre col suo ponte Monumentale fu creata a fine secolo, rivoluzionando via Giulia e via della Pace (via della Consolazione). Cinquant’anni fa venne costruita quella copertura che celava le riuscite architetture ad arco, oggi rimpiazzata da vetro, che ovviamente conferisce maggior luminosità all’insieme, un po’ chiuso e buio. Il piano superiore, chiuso e poi riaperto, è infatti divenuto una food court. A <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Y-dBrZ4MZtk" target="_blank">questo link</a> un mio dialogo con Fabrizio Rela, di uno dei banchi più attrattivi.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/117.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19960" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/117-300x225.jpg" alt="117" width="300" height="225" /></a>Centrali e suggestivi sono anche i mercati, pur di ridotta dimensione, <strong>di piazza Sarzano e di piazza Statuto</strong>. L’inconfondibile impronta liberty comune a entrambi dissimula il fatto che quello di piazza Sarzano, a due passi dal complesso di <strong>Sant’Agostino</strong> (sede museale), risalga al 2013 (in loco esisteva già un mercato all’aperto). Quello di piazza Statuto, risalente al 1921 e ampio 270 mq, è o sarebbe tappa turistica quasi obbligata per chi esplori <strong>Porto Antico e carruggi del centro storico, la casbah fra Palazzo Reale, i Rolli e la darsena</strong> (Genova propone davvero molte anime), e volesse concedersi una sosta un po’ shopping un po’ food. Ora un bando lo assegnerà in gestione a privati, con cessione per 30 anni del diritto di superficie.</p>
<p>Quanto al Mercato <strong>del Carmine</strong> (purtroppo chiuso e di recente riaperto solo come ristorazione), attorniato da sedi universitarie nell’omonima area, sopra quella piazza della Nunziata caratterizzata dalla chiesa neoclassica, è “piazza” che negli auspici di molti meriterebbe sorte meno precaria. Durante il Medioevo la zona era a coltivi, lungo il rio Carbonara (dal ‘600 non più visibile poiché incanalato in gallerie sotterranee), con uliveti e frutteti cui non a caso si lega la toponomastica limitrofa, tra fragole e giuggiole. Un certo benessere indusse nell’abitato incrementi demografici, senza peraltro modificarne più di tanto l’assetto, quegli alti palazzi in stile ligure che a tutt’oggi colpiscono il turista e impegnano lo storico dell’architettura e del vivere locale il quale tesaurizzi le lezioni alla <strong>Ennio Poleggi</strong>. Sul finire dell’Ottocento la piazzetta del Carmine nacque da interventi là dove salita S. Bernardino incontra salita Carbonara, attirando nel 1921 il mercato rionale che operava in piazza Bandiera, poco lontano. Il Novecento si concluse tuttavia con un unico esercizio in attività…, ciò che rafforzò nel 2010 la volontà di un impegnativo recupero di piazzetta e mercato, affascinanti spazi di aggregazione, dove “promuovere” i prodotti di allevatori e agricoltori di prossimità. Pronti via, ottobre 2013. Ma col passar del tempo – di nuovo &#8211; i costi di gestione, e last not least l’assenza di parcheggi, costrinsero le attività alla resa, fra malcontento e accese polemiche. Forse troppo semplicistica e temeraria – benché lodevole in termini ambientali e di sensibilizzazione alimentare – l’esclusività dei prodotti assolutamente local e assolutamente stagionali, e l’attitudine verso una ristorazione “naïve”, a base di pesce povero, genuino, di quinti quarti “economici”…. Si veda <a href="https://genova.repubblica.it/cronaca/2015/08/29/news/mercato-121819741/" target="_blank">al link</a></p>
<p>Il <strong>mercato ortofrutticolo del Ferro, a Sestri Ponente</strong>, è un’elegante struttura liberty di ferro e ghisa, con una storia particolare. Realizzato nel 1882 a Venezia, per la commercializzazione del pesce, il manufatto fu acquisito nel 1908 da Sestri (ancora Comune autonomo) e ri-eretto dove tuttora sorge (tra via Ferro e via Goldoni). Nel 2003 si procedette ad un integrale smontaggio, onde realizzare un garage interrato, e ad un meticoloso restauro. Nel 2008 il rimontaggio previde il completamento con le parti mancanti e con componenti decorative nello stile originale. Finalmente, nell’autunno del 2011 i lavori all&#8217;interno furono prodromici all’arrivo (2013-2014) dei banchi sin allora operanti nello storico mercato ortofrutta di piazza dei Micone (14 attività residue) e nel vecchio mercato coperto Cortellazzo di via Fabio da Persico. Il nuovo sottopassaggio dalla antistante, frequentatissima stazione ferroviaria consente ora un accesso pedonale sicuro e confortevole.</p>
<p>Quanto al resto della città, dove – come a Sestri Ponente &#8211; turismo e svago non incidono, i supermercati (quasi sempre dotati di comodo parcheggio) stanno sopravanzando strutture che non possono convertirsi a ristorazione o altro… Talvolta, i pochi banchi superstiti punteggiano spazi ampi ma “immalinconiti”, e talora fatiscenti. Analoghe dinamiche socioeconomiche (ben indagate) hanno peraltro riguardato Roma e le altre città con viva <strong>tradizione mercatale</strong> (3), dove alcuni dei mercati paiono “sospesi” tra l’affetto dei conservatori che tuttora vi si recano ogni giorno, il pessimismo di chi li equipara a forme commerciali ormai superate, l’avversione di chi vorrebbe solo demolire e derattizzare, e l’ottimismo di <strong>chi – previe riqualificazioni e riconversioni – vedrebbe possibile un nuovo avvenire</strong> (la quarta pare peraltro la posizione più condivisibile, così da non gettar via il bimbo insieme all’acqua sporca: alcuni mercati rappresentano oggettivamente un profondo “segno” urbano, antropologico, gastronomico, di presidio e animazione…). Si tratta &#8211; con urgenza &#8211; di sperimentare nuovi format, iniziative, modelli di marketing e di comunicazione, strategie di richiamo e accoglienza più efficaci e continuative.</p>
<p>(1) il Comune di Genova, con Camera di Commercio e Associazioni di categoria, pochi anni or sono ha complessivamente identificato 4 tipologie di gestione: a)diretta, con il Comune che si fa carico della manutenzione ordinaria e straordinaria; b)mista, con concessione di pubblico servizio a un consorzio per la manutenzione; c)autogestione e miglioria, con scomputo dei canoni (un consorzio concessionario di pubblico servizio sostituisce il Comune e incassa i canoni); d)autogestione con costituzione di diritto di superficie sino a 50 anni (un consorzio si fa carico delle spese di miglioria).</p>
<p>(2) in certo senso, fu peraltro <strong>la ripa maris, coi suoi portici dinanzi a Caricamento</strong>, il primo mercato cittadino coperto… Si veda <a href="https://www.editpress.it/cms/sites/default/files/anteprima/assaggio_mercati.pdf" target="_blank">al link</a></p>
<p>(3) si noti che la parola sopravvive in molti toponimi, toscani, emiliani, marchigiani…</p>
<p><strong><em>Bibliografia suggerita</em></strong></p>
<ol>
<li>Dassori E., De Maestri S., Morbiducci R., Dalla bottega all’ipermercato: percorso storico del commercio nella città di Genova, in Fumo M. (cur.), Dal mercato ambulante all’outlet. Luoghi e architetture per il commercio, Bologna, Editrice Compositori, 2004, pp. 61-90.</li>
<li>Rossini G., Michele Fenati 1885–1973. Un architetto civico tra Eclettismo e Razionalismo, Genova, Sagep, 2017.</li>
<li>I nuovi mercati rionali, “Il Comune di Genova. Bollettino Municipale mensile”, I/9, 1921, pp. 1-3.</li>
<li>Il mercato dei fiori, “Genova. Rivista Municipale” XIV/3 1934, pp. 239-241.</li>
<li>Il mercato rionale di Terralba, “Genova. Rivista Municipale” XII/10 1932, p. 987.</li>
<li>Michelis P. A., Estetica del cemento armato, Genova, Vitali e Ghianda, 1968.</li>
<li>Barisione S., Fochessati M., Franzone G., Canziani A. (cur.), Architetture in Liguria dagli anni Venti agli anni Cinquanta, Milano, Abitare Segesta, 2004.</li>
<li>Garibaldi E., L’ex mercato di via Bologna bloccato dalla burocrazia, un “buco nero” del quartiere, in “Il Secolo XIX”, 14/3/2014.</li>
<li>Cafferata D., Moggia C., Segantin F., “Da Mercato del Pesce a moschea: restauro e riuso di un edificio razionalista genovese”, in Ananke n. 71, gennaio 2014, pp. 84-101</li>
<li>Vecchiattini R., Genova: salvare l&#8217;ex-mercato per la frutta e la verdura nel quartiere di San Fruttuoso, in “Ananke”, n. 84, 2018, pp. 151-152.</li>
<li>Fidone G., Il ruolo dei privati nella valorizzazione dei beni culturali: dalla sponsorizzazione alle forme di gestione, in “Aedon”, n. 1-2/2012.</li>
<li>Petraroia P., Partenariato tra pubblico e privato nella tutela e valorizzazione dei beni culturali, in Individuazione e tutela dei beni culturali. Problemi di etica, diritto ed economia, Istituto lombardo-Accademia di Scienze e Lettere-Incontri di studio, 7/4/2016.</li>
<li>Boniotti C., Della Torre S., Innovative funding and management models for the conservation and valorization of public built cultural heritage, in G. Biscontin, G. Driussi (cur.), Eresia e ortodossia nel restauro. Progetti e realizzazioni, Atti delle Giornate di studi, Bressanone 28/6 &#8211; 1/7 2016, Marghera, Arcadia ricerche, 2016, pp. 105-114.</li>
<li>Christaller, W., Die zentralen Orten in Süddeutsch-Land, Jena, Gustav Fischer, 1933.</li>
<li>Bartaletti F., Compendio di geografia urbana, Genova, Bozzi, 1986.</li>
<li>Poleggi E., Città portuali del Mediterraneo, storia e archeologia. Atti del Convegno Internazionale di Genova 1985, Genova, Sagep, 1989.</li>
</ol>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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