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	<title>Ligucibario &#187; Gino Veronelli</title>
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		<title>Evo DOP Riviera Ligure in cattedra nei corsi GAE</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 13:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Evo DOP Riviera Ligure in cattedra nei corsi GAE (Guida ambientale Escursionistica). Se v’è un turismo che di natura s’intreccia alle escursioni ambientali, quello è l’oleoturismo, di cui anche in Liguria &#8211; tra fasce terrazzate e muretti a secco &#8211; si sta ormai prendendo compiutamente coscienza. Da docente nei ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/evo-dop-riviera-ligure-in-cattedra-nei-corsi-gae/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN0586.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25114" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN0586-300x225.jpg" alt="DSCN0586" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Evo DOP Riviera Ligure in cattedra nei corsi GAE (Guida ambientale Escursionistica).</p>
<p>Se v’è un turismo che di natura s’intreccia alle escursioni ambientali, quello è <strong>l’oleoturismo</strong>, di cui anche in Liguria &#8211; tra fasce terrazzate e muretti a secco &#8211; si sta ormai prendendo compiutamente coscienza.</p>
<p>Da docente nei <strong>corsi GAE di qualifica regionale</strong>, non potevo – ne volevo! – dunque sottrarmi al condividere con gli allievi del corso GAE presso Ente F.Ire di Genova un incontro-tasting dedicato all’olio extravergine DOP Riviera Ligure. Ne ho parlato e scritto circa un milione di volte, e <strong>Ligucibario®</strong> propone forse il più completo database delle cultivar liguri dall&#8217;arnasca alla toso (<a title="umberto curti le cultivar olearie liguri" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/oliva-arnasca/" target="_blank">link da qui</a>), ma stavolta in aula ho voluto anzitutto sottolineare il “peso” del Consorzio di tutela (attivo dal 2001), e di una filiera certificata che comprende 2.224 ettari con circa 660mila piante d’ulivo. Per il resto, avrei quasi potuto tacere e lasciar parlare la bottiglia.<br />
I 12 corsisti sono parsi gradire, alternando interesse e sorpresa a seconda dei temi che rivolgevo loro (purtroppo il consumatore medio italiano non padroneggia a fondo neppur <span style="text-decoration: underline;">la differenza tra olio extravergine e olio d’oliva</span>…), e soprattutto focalizzando che un grande extravergine nasce in primis dalla cura degli uliveti. E per salire negli uliveti liguri occorrono coloro che il mai troppo rimpianto <strong>Gino Veronelli</strong>, con cui una vita fa scambiai lettere affettuose, chiamava “angeli matti”…</p>
<h2>Olio DOP Riviera Ligure &#8211; dalla degustazione all&#8217;oleoturismo</h2>
<p>Il Consorzio di tutela Olio DOP Riviera Ligure, che come sempre ringrazio, mi ha cortesemente inviato per gli assaggi <strong>un monocultivar ponentino di taggiasca e uno levantino di razzola</strong>, forse le due varietà regionali più rappresentative non solo in termini di estremità territoriali, beninteso senza nulla togliere alla colombaia, all’arnasca/pignola, alla prempesa, alla lavagnina (che poi è la taggiasca)…</p>
<p>La fase <strong>organolettica</strong> – la durata della lezione ha purtroppo permesso di degustare solo l’extravergine da taggiasca &#8211; ha “percorso” un colore verde limpido e fresco, e un naso dove si annunciava quel che poi – come avviene sovente con l’extravergine da taggiasca &#8211; hanno rilevato le papille sensoriali in bocca: note fruttate (forse più del solito), piacevole dolcezza, sentori spiccati di <strong>carciofo</strong> (che personalmente adoro), e una pungenza assai tenue, che non ha creato problemi perfino a chi ha osato lo “strippaggio” finale, quello che con la coratina pugliese solitamente sconsiglio&#8230;</p>
<p>Mettere in tavola un <strong>nutraceutico</strong> del genere, un alimento più che un condimento, possibilmente accanto a piatti della tradizione mediterranea come le insalate e gli ortaggi di stagione, e il pesce crudo o cucinato non invasivamente, è un atto benefico da molteplici punti di vista: verso la nostra salute anzitutto, nonché verso l’ambiente, e verso economie di cui la società non può fare a meno.<br />
In oleo veritas, ecco il valore delle DOP come certificazioni, a garanzia di una tracciabilità, ecco i collarini gialli che tutelano e informano il consumatore sulla provenienza del prodotto e sul protocollo disciplinare su cui poggia.<br />
Amici Lettori (che da molti anni non siete poi pochi) stay tuned, perché nei prossimi giorni pubblicheremo ulteriori materiali sulla recente lezione.</p>
<p>E per ulteriori informazioni su questo dono della natura, <a href="https://www.oliorivieraligure.it/" target="_blank">Consorzio di tutela olio DOP Riviera Ligure</a>, via T. Schiva 29, 18100 Imperia, tel. +39 0183 767924, info@oliorivieraligure.it</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Ditole (manine)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 10:22:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le ditole (manine&#8230;) sono funghi anzitutto da querce e conifere, da terreni grassi&#8230; Si presentano a forma di ventaglio e simili ai coralli, carnosi, e lo chef savonese Ferrer Manuelli (&#8220;oste di prua&#8221; che cucinava &#8220;a vela&#8221;), caro a Veronelli, li intingeva nell’uovo, infarinava, e friggeva nel burro. Tipici anche della Gallura, in Sardegna, dove ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ditole-manine/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le ditole (manine&#8230;) sono funghi anzitutto da querce e conifere, da terreni grassi&#8230; Si presentano a forma di ventaglio e simili ai coralli, carnosi, e lo chef savonese Ferrer Manuelli (&#8220;oste di prua&#8221; che cucinava &#8220;a vela&#8221;), caro a Veronelli, li intingeva nell’uovo, infarinava, e friggeva nel burro. Tipici anche della Gallura, in Sardegna, dove specialmente si pongono in addobbo, consumabili già dopo una quindicina di giorni.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Archeogastronomia, scoprendo il Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 09:48:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Archeogastronomia: tra cultura, storia dell&#8217;alimentazione e genius loci,nuove stagioni multidisciplinari per l&#8217;archeologia del Mediterraneo, fuori dai luoghi comuni. Il terzo weekend del mese di giugno celebra le Giornate europee dell’archeologia. Si tratta di ricorrenza che non mi lascia indifferente, chi mi conosce sa infatti che nel 2010 pubblicai Tempo mediterraneo. Quel che resta di Apicio ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/archeogastronomia-mediterraneo/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21639" style="width: 204px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/apicio.jpg"><img class="size-full wp-image-21639" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/apicio.jpg" alt="tempo mediterraneo. quel che resta di apicio" width="194" height="259" /></a><p class="wp-caption-text">tempo mediterraneo. quel che resta di apicio</p></div>
<p><strong><em>Archeogastronomia: tra cultura, storia dell&#8217;alimentazione e genius loci,nuove stagioni multidisciplinari per l&#8217;archeologia del Mediterraneo, fuori dai luoghi comuni.</em></strong></p>
<p>Il terzo weekend del mese di giugno celebra le <a href="https://journees-archeologie.eu/" target="_blank"><strong>Giornate europee dell’archeologia</strong></a>.<br />
Si tratta di ricorrenza che non mi lascia indifferente, chi mi conosce sa infatti che nel 2010 pubblicai <em>Tempo mediterraneo. Quel che resta di Apicio in cucina</em> (con dizionario di tecnica gastronomica latino-italiano) e nel 2012 <em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em>. A <a title="i libri di umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">questo link</a>, amici Lettori, i possibili approfondimenti. E se il piacere di un autore diventa quasi sempre piacere del lettore, questi sono stati i due saggi che ho più amato scrivere…</p>
<h2>Archeogastronomia: gli usi alimentari di una comunità sono la strada per conoscerla</h2>
<p>What remains of those books? Rimane una costante passione per <strong>l’archeogastronomia</strong> (disciplina, ahimé, ben poco praticata in Italia), poggiata sulla convinzione che forzatamente siamo ciò che mangiamo, e che gli usi alimentari di una comunità (in base a quel che seppe coltivare, allevare, pescare, commerciare…) sono tuttora la strada maestra per conoscerla davvero.</p>
<p>Che vi sia, come affermò il romanziere partenopeo La Capria, più storia in un’onda del Mediterraneo che in tutti gli altri oceani messi assieme? Io ebbi la fortuna di conoscere <strong>Gino Veronelli</strong>, reputandolo – ancor prima di conoscerlo &#8211; uno dei massimi antropologi del nostro tempo. Il rispetto della natura, del territorio, delle tradizioni, ovvero la grande lezione che da costui, al presente come al passato, ereditiamo, mi pare tanto più centrale oggi che ci tocca vivere nell’<strong>antropocene</strong>, quest’epoca nefasta in cui l’uomo, credendosene il centro, non smette di devastare il Pianeta che lo ospita…</p>
<h2>Archeogastronomia: l&#8217;archeologia &#8220;fuori&#8221; dai luoghi comuni</h2>
<p>L’archeogastronomia rappresenta inoltre una delle migliori strategie per svecchiare l’immagine dell’archeologia, troppo spesso “confinata” sotto polveri e dentro musei (talora poco o nulla visitati). <strong>Spero si siano estinti coloro i quali tout court reputa(va)no il marketing nemico della cultura</strong>, senza accorgersi che senza marketing la cultura progressivamente è solo costo e mai profitto, e finisce con l’autorecludersi&#8230;</p>
<p>Ben vengano dunque nuove stagioni, interdisciplinari, dove un sapere contamini positivamente l’altro, dove i musei si rianimino aprendosi ad esperienze innovative, sensoriali, young-oriented.</p>
<h2>Archeogastronomia in Liguria? Sì, grazie!</h2>
<p>Chi legga <strong>Ligucibario®</strong> (e da tanti anni non siete poi pochissimi) sa bene che l’archeogastronomia di cui parlo vi fa continuamente capolino: a farinata ho sempre abbinato <strong>scripilita</strong>, grazie al machetto ho sempre rievocato il famoso e non famigerato <strong>garum</strong> (anzi, i garum), i miei storytelling sul pesto hanno sempre menzionato il <strong>moretum</strong>, capponadda potrebbe legarsi alle <strong>cauponae</strong> (locande), e la spungata di Sarzana (e della Via Francigena) non a caso al vocabolo<strong> spongia</strong>=spugna…</p>
<p>Il porto di <strong>Genova (Kainua)</strong> fu emporio vitale sin dall’epoca delle rotte etrusche, e la città che un intellettuale come <strong>Petrarca</strong> poi definì “Superba per uomini e per mura” è quella dove ancora vige il detto <em>Ianuensis ergo mercator</em>, lo sfarzo dei palazzi &#8211; inclusi quelli che chiamiamo <strong>Rolli</strong> &#8211; derivò direttamente dal dominio mercantile. Col top di gamma, ai moli approdavano beninteso anche uomini d’altre culture, vestimenti, sapori, abitudini, e Genova storicamente seppe accoglierli bene, per “amalgamare” ciò che recavano. Un <em>heritage</em> dal potenziale poderoso anche in funzione all&#8217;archeogastronomia.</p>
<p>L’avvenire si fonda anche sulla memoria, che poi è l’antitesi di quella omologazione che tutto appiattisce standardizza, ed io sono fra coloro che tanto si batterono perché Genova, attorno al suo recuperato porto antico, si volgesse al turismo. Deogratias, mi pare che buona strada sia stata percorsa.</p>
<h2><a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a></h2>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21488" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord-300x189.jpg" alt="smart" width="300" height="189" /></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/archeogastronomia-mediterraneo/">Archeogastronomia, scoprendo il Mediterraneo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Lunae a Montoggio</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 13:20:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Si avvicina la cena di venerdì 25 marzo, che abbiamo intitolato “7 note di biodiversità”, presso il ristorante Roma a Montoggio (010 938925), in valle Scrivia, nota sosta gourmet. Le portate di pesce pensate dallo chef Stefano Torre saranno quella sera accompagnate dai vini di Cantine Lunae Bosoni, viticoltore dell’estremo levante ligure. Andranno via via ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/lunae-a-montoggio/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/lunae-a-montoggio/">Lunae a Montoggio</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/03/lunae-bosoni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20869" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/03/lunae-bosoni-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Si avvicina <strong>la cena di venerdì 25 marzo</strong>, che abbiamo intitolato “7 note di biodiversità”, presso il ristorante <em>Roma</em> a Montoggio (010 938925), in valle Scrivia, nota sosta gourmet. Le portate di pesce pensate dallo chef Stefano Torre saranno quella sera accompagnate dai vini di <em>Cantine Lunae Bosoni</em>, viticoltore dell’estremo levante ligure. Andranno via via in scena il N°1 brut (blend d’uve albarola, greco e malvasia vinificato metodo charmat lungo), l’Albarola, il Vermentino &#8220;etichetta nera&#8221; ed infine – al momento dei dessert &#8211; il Nektar (vermentino passito).<br />
Non ho mai conosciuto personalmente <strong>la famiglia Bosoni</strong>, ma sempre ho esortato i miei studenti a visitare quel bellissimo complesso rurale settecentesco che oggi, luogo vivo e vivificante, ospita museo, enoteca emporio, spazi di cucina-degustazione, e liquoreria. Per me infatti, che anni fa scrissi <em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em> (editore De Ferrari), quei luoghi e <strong>quel terroir legati all’antica Luni * ed anche al frantoio del Varignano</strong> sono in qualche modo parte della mia vicenda umana oltreché professionale, vicenda la quale talvolta fa di me un archeogastronomo. Poi l’editore Sabatelli mi commissionò per il suo magazine bimestriale <em>LiguriaFood</em> un lungo articolo su Castelnuovo Magra (<a href="https://www.liguriafood.it/2018/07/23/castelnuovo-magra-un-castello-un-vermentino-la-francigena/">https://www.liguriafood.it/2018/07/23/castelnuovo-magra-un-castello-un-vermentino-la-francigena/</a> ), ed anche lì potei riferire di un microclina e di una viticoltura che, tutelando le tradizioni, si stava e si sta rinnovando. Fra parentesi: il 24 marzo è la <em>Giornata nazionale di promozione della lettura</em>, e ciò fa sentire un po&#8217; meno &#8220;superati&#8221; quelli che come me si ostinano a scrivere&#8230;<br />
<em><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/03/022.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20870" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/03/022-225x300.jpg" alt="022" width="225" height="300" /></a>Cantine Lunae Bosoni</em> aziendalmente è un insieme di piccoli appezzamenti (su alcune decine di ettari) che dalle zone pianeggianti ascendono alle pedocollinari e poi alle collinari, sino a circa 250 m sul livello del mare. Le <strong>Alpi Apuane</strong> li proteggono dall’aria fredda settentrionale, e il mare li ventila garantendo escursioni termiche atte a trasferire mediterraneità in bottiglia. Un centinaio e più di piccoli vignaioli conferisce, in tal contesto, la propria produzione, e ciò salvaguarda quel tessuto comunitario e &#8220;artigianale&#8221; che funge da diga all’abbandono dei luoghi. Dal 1966 Bosoni si è votato in toto alla viticoltura, disponendo di terreni dalla varia composizione e privilegiando, sebbene non in esclusiva, i <strong>vitigni autoctoni</strong>. L’abbandono dei diserbanti si coniuga all’uso di concimi naturali e ad una raccolta manuale, in cassette da 20 kg.<br />
Queste sono dunque proprio le “microeconomie” che Ligucibario® &#8211; memore di quel <strong>Gino Veronelli</strong> che ebbi il privilegio di conoscere &#8211; ama e promuove, a difesa della <strong>biodiversità ambientale e culturale</strong> della Liguria, microeconomie “glocal” (aggettivo cacofonico ma esauriente), capaci di recuperare e rivalutare <strong>cultivar</strong> (in val di Magra si pensi anche alle olive lantesco, castelnovina…) e sapienze agricole mai obsolete. Così che in Liguria <em>buonessere</em> sia parola nuova (anni fa fu tale anche nutraceutico) da affiancare a benessere.<br />
Venite la sera del 25 marzo prossimo a sperimentare dal vivo tutto questo, in una bella sala in cui sentirvi tra amici.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>* Luni, porto romano donde salpavano formaggi cari all’epigrammista Marziale…</p>
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		<title>Oli extravergine: l&#8217;assaggio DOP Riviera Ligure</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 16:13:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Oli extravergine: l&#8217;assaggio DOP Riviera Ligure. Proseguono (online) con mio immutato entusiasmo i corsi di degustazione con Umberto Curti. Lesson number 2: l’olio extravergine di oliva ligure…, più che un argomento una religione! E quel che segue è in minima parte quello che è emerso e che mi piace condividere. Così come per il vino, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/extravergini-lassaggio-dop-riviera-ligure/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20255" style="width: 180px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/olio.jpg"><img class="size-medium wp-image-20255" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/olio-170x300.jpg" alt="olio extravergine dop riviera ligure" width="170" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">olio extravergine dop riviera ligure</p></div>
<p><strong>Oli extravergine: l&#8217;assaggio DOP Riviera Ligure.<br />
</strong>Proseguono (online) con mio immutato entusiasmo i corsi di degustazione con Umberto Curti. Lesson number 2: l’olio extravergine di oliva ligure…, più che un argomento una religione! E quel che segue è in minima parte quello che è emerso e che mi piace condividere.</p>
<p>Così come per il vino, anche per quanto riguarda l’olio l’Italia primeggia per varietà: vanta addirittura il maggior numero di <em>cultivar</em> al mondo. <em>Cultivar</em> malgrado le apparenze non è latino, ma deriva dalla contrazione dell’inglese cultivated variety &#8211; grazie alla <em>teacher</em> Luisa Puppo per le precisazioni&#8230;</p>
<p>Il <span style="text-decoration: underline;">Registro nazionale delle varietà delle piante da frutto</span> ne elenca oltre 500, e dal canto suo la Liguria è senza dubbio protagonista nazionale, se ne trovano più d’una quarantina, di cui circa 15 “in uso” (altre sono state “abbandonate” o per fragilità della pianta, o per basse rese…). Anche in questa circostanza è doveroso ricordare come gli agricoltori del settore, gli olivicoltori, così come i colleghi viticoltori si trovino di fronte a terreni impegnativi da lavorare: il termine “coltivazione eroica” è alquanto esplicativo e non lascia spazio a dubbi sulle difficoltà incontrate. Il grande <strong>Gino Veronelli</strong> (la cui mamma era di Finalborgo) li battezzò non a caso “angeli matti”…</p>
<p>Tre sono le <em>sotto</em>zone di produzione dell’<strong>olio <span style="text-decoration: underline;">extravergine</span></strong> (e sottolineo)<strong> DOP </strong>(acronimo di Denominazione di Origine Protetta) <strong>Riviera Ligure</strong>, da Ponente a Levante troviamo:</p>
<ul>
<li><strong>Riviera dei Fiori r</strong>icavato dalla frangitura di olive “Taggiasca” per almeno il 90%</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Riviera del Ponente Savonese r</strong>icavato dalla frangitura di olive “Taggiasca” per almeno il 50%</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Riviera di levante r</strong>icavato dalla frangitura di olive “Lavagnina”, “Razzola”, “Pignola” e “Frantoio” per almeno il 65%.</li>
</ul>
<p>Emerge la <strong>Taggiasca</strong> come protagonista del territorio ligure, oliva da olio e da mensa, e seppur non autoctona (il nome deriva dalla città di Taggia ma provenne grazie a monaci dalla lontana Asia) si è rivelata sin dal Medioevo molto versatile, resistente, dalla produttività elevata e costante.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN1172.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20257" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN1172-300x225.jpg" alt="DSCN1172" width="300" height="225" /></a>Prima di poter accedere al gustoso “gioco dell’abbinamento” (ebbene sì è un duro lavoro…) dobbiamo rispondere a questa nodale domanda: qual è la differenza tra olio extravergine di oliva e olio di oliva? Non so quanti siano preparati e quanti viceversa siano corsi a <em>googolare</em> il quesito chiedendo l’aiutino alla rete, ma posso assicurarvi che una volta assimilata la differenza non sbaglieremo più la scelta.</p>
<p>L’<span style="text-decoration: underline;">olio extravergine di oliva </span>si caratterizza per un dato preciso: il livello di acidità massima totale dev’essere di 0,8 g per 100 g di olio, trattasi di una misura tecnica calcolata da un’analisi in laboratorio (non gustativa), che però traccia un solco profondissimo tra un prodotto quasi miracoloso dalle innumerevoli qualità e proprietà nutraceutiche: ricco di polifenoli, emolliente, colagogo (qui io ho “<em>googolato”</em>) e che si contraddistingue per il fruttato e l’assenza di difetti (verrebbe quindi da pensare che nessuno è perfetto tranne l’olio evo…), e viceversa un prodotto – mi riferisco ora all’olio di oliva NON extravergine &#8211; corretto/raffinato mediante una rettifica chimica e l’addizione solo di una parte di extravergine, pertanto “anonimo”, senza particolari qualità ed adatto più che altro per la cottura e frittura, in alternativa ad un monoseme, per esempio l&#8217;olio d&#8217;arachidi.</p>
<p>Ma passiamo ora all’assaggio, essendo la Taggiasca troppo “<em>mainstream”</em> ho voluto concentrarmi su una varietà più “particolare”, ho pertanto acquistato (la vedete nella foto) una bottiglia di “Olio extravergine di Oliva Riviera Ligure di Levante DOP” varietà <span style="text-decoration: underline;">Razzola,</span> autoctona della Val di Magra (SP), al confine con Emilia e Toscana.</p>
<p>Di colore giallo dorato, quest’olio all’olfatto si presenta ricco di note vegetali tra cui spicca il carciofo, ed è mediamente fruttato, al gusto si rivela dolce, e si avverte la mandorla. Amaro e pungente sono contenuti ed in grande armonia, ed io sono certa che mi terrà compagnia nell’imminente periodo primaverile-estivo quando nella mia dieta, anche in vista della prova costume, largheggeranno pinzimonii, verdure, carpacci ed insalate di mare.</p>
<p>Più che ad un vero e proprio abbinamento “cibo-olio” verrebbe da riflettere se nel caso dell’extravergine Riviera Ligure DOP non ci sia la regola “dell’inversione dell’onere della prova”? Ossia la sfida è trovare un piatto che NON venga valorizzato dal suo utilizzo: il suo gusto leggero e delicato, caratterizzato da una tipica nota dolce fa dell’olio extravergine di oliva Riviera Ligure DOP l’ingrediente segreto di tanta cucina ligure e mediterranea, un partner dunque versatile ed essenziale, infatti ampiamente utilizzato poiché rispetta il gusto delle altre pietanze esaltandole.</p>
<p>Grandissima, da sempre, l’attenzione riservata da Ligucibario® all’argomento olio: oltre ai numerosi <em>gustincontri </em>organizzati nelle location più suggestive come <a href="https://www.ligucibario.com/lolio-extravergine-in-biblioteca/" target="_blank">biblioteche</a> oppure <a href="https://www.ligucibario.com/olio-dop-ligure-mog-genova/" target="_blank">mercati</a> oppure ancora i famosi <a href="https://www.ligucibario.com/rolli-days-olio-dop-ligucibario/" target="_blank">palazzi dei Rolli</a>&#8230;,  recentemente si è “rimediato”, causa forza maggiore, con altrettanto interessanti <a href="https://www.ligucibario.com/un-webinar-sullolio-dop-riviera-ligure/" target="_blank">webinars</a></p>
<p>Speriamo però di poterlo presto bere e condividere in presenza, un tasting attraverso lo schermo del PC è un&#8217;esperienza vissuta a metà. Rimanete dunque connessi, Amici lettori di Ligucibario!</p>
<p>Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20218" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>La Savona della farinata</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 16:34:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Savona della farinata Quando Mario Muda mi propose di &#8220;salire a bordo&#8221; del suo progetto, che traguardava un libro sulla farinata ma con uno sguardo specifico su Savona, non avrei immaginato &#8211; quasi 2 anni dopo &#8211; di presentare poi quel libro dinanzi ad una sala gremitissima (standing room only), segno di una cittadinanza ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/la-savona-della-farinata/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/20191212_182120.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18754" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/20191212_182120-300x168.jpg" alt="20191212_182120" width="300" height="168" /></a></p>
<p>La Savona della farinata</p>
<p>Quando <strong>Mario Muda</strong> mi propose di &#8220;salire a bordo&#8221; del suo progetto, che traguardava un libro sulla <strong>farinata</strong> ma con uno sguardo specifico su <strong>Savona</strong>, non avrei immaginato &#8211; quasi 2 anni dopo &#8211; di presentare poi quel libro dinanzi ad una sala gremitissima (standing room only), segno di una cittadinanza che ama i propri luoghi e le proprie tradizioni.<br />
Chapeau dunque a chi quel progetto l&#8217;ha voluto condurre a termine e quel libro redatto, integrando i contributi dei diversi autori e organizzando &#8211; come degna &#8220;anteprima&#8221; &#8211; una serata all&#8217;insegna della cultura ma anche della convivialità, della rievocazione ma anche del buonumore. Oltre al sottoscritto, hanno cooperato al volume Giuseppe Milazzo, Elio Ferraris, Andrea Briano, Alessandro Bartoli, Giovanni Gallotti, Giovanni Assereto.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/20191212_182437.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18755" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/20191212_182437-168x300.jpg" alt="20191212_182437" width="168" height="300" /></a>Non rammento quel che ho detto quando mi è stata data la parola, ma presumo di aver accennato al concetto di <strong>etno-gastronomia</strong>, ovvero alla capacità del cibo di narrare Storia e Storie con la esse &#8211; finalmente &#8211; maiuscola. Di aver rappresentato l&#8217;alimento farinata come &#8220;uno spazio dentro al tempo&#8221;, per le sue estensioni geografiche e diacroniche, che lo rendono &#8211; ove posizionato al centro di una mappa mentale &#8211; una risorsa capace d&#8217;irradiarsi in cento direzioni diverse.<br />
Auguro davvero le migliori fortune ad un volume come questo, che già il 12 dicembre ha consentito di citare anche <strong>Giovanni Rebora, Renzo Aiolfi, Marco Sabatelli</strong>&#8230; Nel cuore di un territorio &#8211; da sempre pulsante d&#8217;arte e letteratura &#8211; dove l&#8217;immenso <strong>Gino Veronelli</strong> conobbe &#8220;<strong>Ferrer</strong>&#8221; Manuelli il cuoco di prua, dove <strong>Beppe Gavotti</strong> mise a punto il proprio ricettario d&#8217;Accademia culinaria, dove i <strong>Cavalieri del grappolo d&#8217;oro</strong> diedero alle stampe una ricerca ampelografica che tuttora rimane punto fermo per quanti s&#8217;interessino ai vitigni liguri.<br />
Concludo con alcuni link<br />
<a href="https://www.ilsecoloxix.it/eventi/2019/12/13/news/se-la-farinata-per-i-savonesi-e-un-tatuaggio-mentale-1.38206419">https://www.ilsecoloxix.it/eventi/2019/12/13/news/se-la-farinata-per-i-savonesi-e-un-tatuaggio-mentale-1.38206419</a><br />
<a href="https://www.lanuovasavona.it/2019/12/05/leggi-notizia/argomenti/cose-belle-1/articolo/la-savona-della-farinata.html">https://www.lanuovasavona.it/2019/12/05/leggi-notizia/argomenti/cose-belle-1/articolo/la-savona-della-farinata.html</a><br />
<a href="https://liguriaedintorni.it/un-libro-racconta-la-savona-della-farinata/">https://liguriaedintorni.it/un-libro-racconta-la-savona-della-farinata/</a><br />
che permetteranno agli amici lettori di <strong>Ligucibario</strong> di reperire ulteriori informazioni su &#8220;<strong>La Savona della farinata</strong>&#8221; di Mario Muda ed il bell&#8217;evento di cui sono stato partecipe.<br />
Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Olio, il dono della (extra)verginità</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2015 16:31:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Procura di Torino sta indagando a carico di vari marchi (fra cui ben noti brand), rei di commerciare come extravergini alcuni olii che per difetti organolettici non lo sarebbero. Ma qualcuno si è ancora stupito dei recenti scandali legati all’olio extravergine? Forse qualcuno di coloro (e non sono pochi) i quali ignorano la differenza ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/olio-il-dono-della-extraverginita/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/olio-il-dono-della-extraverginita/">Olio, il dono della (extra)verginità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16594" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/11/DSCN2967.jpg"><img class="size-medium wp-image-16594" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/11/DSCN2967-300x225.jpg" alt="Museo-frantoio Sommariva Albenga" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Una bella sala dell&#8217;interessante Museo-frantoio Sommariva ad Albenga (SV)</p></div>
<p>La Procura di Torino sta indagando a carico di vari marchi (fra cui ben noti brand), rei di commerciare come extravergini alcuni olii che per difetti organolettici non lo sarebbero.</p>
<p>Ma qualcuno si è ancora stupito dei <strong>recenti scandali</strong> legati all’<strong>olio extravergine</strong>?</p>
<p>Forse qualcuno di coloro (e non sono pochi) i quali ignorano la <strong>differenza fra olio extravergine d’oliva e olio d’oliva</strong> (1), e scaraventano nel carrello della spesa quel che càpita…</p>
<p>Forse qualcuno di coloro (e non sono pochi) i quali spendono una fortuna per l’olio motore e risparmiano il più possibile per l’olio da “rabboccare” nel proprio organismo…</p>
<p>Forse qualcuno di coloro (e non sono pochi) i quali non conoscono tutte le <strong>virtù salutari dell’extravergine autentico</strong>, il vero mosto delle drupe fresche, non a caso considerato alla stregua di un rituale e di un farmaco già dagli antichi…</p>
<p>Forse qualcuno di coloro (e non sono pochi) i quali si disinteressano completamente di tutte le<strong> agri-truffe e le contraffazioni</strong> che ogni giorno lordano il mercato alimentare, e che perciò sono le vittime ideali delle frodi in commercio e delle pratiche pubblicitarie scorrette…</p>
<p>Forse qualcuno di coloro (e non sono pochi) i quali dimenticano che la qualità della vita e la lotta alle mafie possono cominciare proprio a tavola…</p>
<p>Forse qualcuno di coloro (e non sono pochi) i quali accettano nella<strong> focaccia genovese</strong> lo strutto, che ove ricavato dal grasso surrenale è pericolosamente carico di acidi grassi saturi, o gli olii di sansa, sottoprodotti di estrazione industriale tramite solventi chimici (2)…</p>
<p>Forse qualcuno di coloro (e non sono pochi) i quali si tengono alla larga dalle librerie e dai buoni siti web e non conoscono saggi come Tom Mueller, <em>Extraverginità, il sublime e scandaloso mondo dell’olio d’oliva</em>, con prefazione di Milena Gabanelli, volume apparso nell’ottobre 2013 per EDT e contenente anzitutto le voci di chi l’olio lo produce con lealtà (Tom Mueller è un giornalista d’origini americane ma “ligure” da alcuni anni)…</p>
<p>Dove starebbe infatti la novità? Temo siano “millenni” che su portacontainer si importano, talora mimetizzate fra altre merci e derrate, partite d’economicissimo <strong>olio grezzo </strong>da Tunisia, Spagna e Grecia (questi Paesi produttori sono ai vertici quantitativi), ma anche da Turchia e Marocco, al fine di portarle con autocisterne là dove saranno miscelate con “mosti” locali per poi vendere le bottiglie come 100% madeinitaly, benché di italiano non vi sia molto di più che l’etichetta… Oppure si acquistano partite evidentemente difettose – morchia al naso e in bocca, muffe, rancido… &#8211; , si deodorano eccetera, e in tal modo si riattribuisce loro il dono dell’extraverginità… Oppure si “banfa” sulla resa per quintale delle olive al frantoio…</p>
<p>Stiamo parlando della punta dell’iceberg.</p>
<p>Intendiamoci: per bere – e/o utilizzare in cottura (3) &#8211; ottimi olii non occorre necessariamente appoggiarsi alle DOP più “costose” o padroneggiare una ad una le caratteristiche di tutte le centinaia di cultivar d’Italia. <strong>E’ sufficiente, tanto per cambiare, un poco di buon senso</strong>: sugli scaffali un prezzo inferiore ai 5-6 euro sembra alquanto impraticabile, figurarsi 2,99. E’ inoltre importante verificare l’origine del prodotto, laddove gli olii DOP sono sempre tracciabili, poiché debbono rendicontare l’intero percorso dalla pianta all’imbottigliamento, mentre per gli olii non DOP l’etichetta rivela una provenienza UE o extra UE…</p>
<p>Se l’anno scorso il flagello della <strong>Bactrocera</strong> (suono giustamente sinistro per la cosiddetta mosca dell’olio) ha disastrato non pochi raccolti, tanto che l’80% dell’olio imbottigliato in Italia proveniva da importazione (4), quest’anno gli dèi stanno ricompensando anche quelli che <strong>Gino Veronelli</strong> battezzava <strong>“angeli matti”</strong>, ovvero gli infaticabili olivicoltori liguri. Dunque, buon extravergine a tutti i lettori di Ligucibario® (5), e se poi è DOP Riviera Ligure – dalla taggiasca imperiese alla castelnovina spezzina &#8211; beh, siamo in presenza di un fuoriclasse, un olio perfetto anche per sua maestà il pesto!</p>
<p>(1) l’olio d’oliva è un olio non extravergine il quale subisce la cosiddetta rettifica, ovvero una raffinazione chimica finalizzata ad eliminare acidità, opacità, odori, mucillagini…, dopo di che viene miscelato ad oli extravergini o vergini</p>
<p>(2) l’intera cucina ligure, di fatto, ha solo una ricetta “storica” che fa centralmente uso di burro, sono i cosiddetti “straccetti di vitella all’uccelletto”, tutto il resto del menu è a base extravergine</p>
<p>(3) molti consumatori ritengono l’extravergine troppo costoso e troppo “amarognolo” per cotture e soprattutto fritture. Io me ne dolgo, ma raccomando in tal caso di friggere con (buoni) olii monoseme, ad es. arachidi (punto fumo &gt;180°C)</p>
<p>(4) e a ciò s’aggiunga il tormento della Xylella che si sta accanendo sulla Puglia</p>
<p>(5) amici lettori, spero avrete notato che <strong>Ligucibario® non contiene un solo banner pubblicitario</strong>&#8230; A buon intenditor. Se tuttavia (o a maggior ragione!) vi garba conoscere <a title="I miei 16 extravergine liguri preferiti" href="https://www.ligucibario.com/olio-extravergine-16-ottime-etichette-in-liguria/" target="_blank">i miei 16 extravergine liguri preferiti</a>, senza pretese di graduatoria né di completezza, cliccate il link e poi “svelatemi” i vostri…</p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/olio-il-dono-della-extraverginita/">Olio, il dono della (extra)verginità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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