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	<title>Ligucibario &#187; climate change</title>
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		<title>Coi GAE al lavoro verso l&#8217;Alta Via dei Gusti Liguri</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 17:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Alta Via dei Gusti Liguri e GAE. Quando alcuni allievi, dopo la fine di un corso, rimangono in contatto coi docenti tanto da recarsi a trovarli in montagna, anzitutto per il piacere di un’escursione insieme alla faggeta della Barbottina, e poi per condividere valori e progetti, credo di poter dire che la riuscita del momento didattico è ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/coi-gae-al-lavoro-verso-lalta-via-dei-gusti-liguri/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26477" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/08/IMG_20250809_182042-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-26477" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/08/IMG_20250809_182042-1-300x273.jpg" alt="Alta Via dei Gusti Liguri e GAE" width="300" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Alta Via dei Gusti Liguri e GAE</p></div>
<p>Alta Via dei Gusti Liguri e GAE. Quando alcuni allievi, dopo la fine di un corso, rimangono in contatto coi docenti tanto da recarsi a trovarli in montagna, anzitutto per il piacere di un’escursione insieme alla faggeta della <strong>Barbottina</strong>, e poi per condividere valori e progetti, credo di poter dire che la riuscita del momento didattico è andata ben oltre il consueto…</p>
<h2>Alta Via dei Gusti Liguri: il gruppo di lavoro</h2>
<p>Sto parlando di <strong>Enrica, Giuseppe, Stefano, Francesca, e presumo di poter includere nell’elenco anche Cristina, assente solo in quanto impegnata altrove, e Riccardo ed Elisa, splendide persone, provenienti da un altro corso ma coi quali di fatto già collaboro</strong>. Questi sono gli allievi che ho avuto il privilegio di conoscere durante gli ottimi corsi per GAE (Guide Ambientali Escursionistiche) cantierati dall’ente F.Ire a Genova, tutti ovviamente promossi a pieni voti ad una qualifica che li abilita ad esercitare nell’intero àmbito ligure.</p>
<p>Ognuno di loro, beninteso, porta con sé il proprio vissuto e le proprie motivazioni. Risiedono in territori diversi, e quindi in qualche modo disegnano già una certa trasversalità lungo l’arco regionale. Hanno competenze e attitudini diverse, e quindi in qualche modo focalizzerebbero escursioni connotate da quel che meglio padroneggiano e che più li appassiona.</p>
<p>Viviamo una stagione storica (<strong>l’antropocene</strong>) per certi versi oscena e drammatica, che ci chiama all’azione, nessuno si senta escluso, come si suol dire, dinanzi a questa globalizzazione insensata e consumistica che – mutuando un pensiero di <strong>Pasolini</strong> &#8211; insegue sviluppo e mai progresso, che aggrava le disparità sociali ed economiche, e che con le guerre, il business ad ogni costo, l’inquinamento e il climate change pone a rischio il futuro stesso del Pianeta.</p>
<h2>Alta Via dei Gusti Liguri: il progetto</h2>
<p>Insieme a queste energie comunque “giovani” e vitalissime – Enrica Giuseppe Stefano Francesca Cristina Riccardo Elisa &#8211; <strong>Luisa Puppo</strong> ed io stiamo quindi dando vita ad un gruppo di lavoro e traguardando un primo, ambizioso progetto, che ci piace intitolare <strong>Alta Via dei Gusti Liguri</strong>. E’ prematuro dettagliare qualcosa che sin qui è stato un “pensare insieme a voce alta” e che ora muoverà embrionalmente i primi passi anche sulla base di precedenti messe a fuoco (leggi l&#8217;articolo <a href="https://www.ligucibario.com/alta-via-dei-gusti-liguri/" target="_blank">Alta Via dei Gusti Liguri</a>).</p>
<p>Ma il progetto Alta Via dei Gusti Liguri capitalizza</p>
<ul>
<li>da una parte il ruolo di <strong>ben 7 GAE pronti a valorizzare aree ambientali, biodiversità, risorse rurali e locali</strong>…</li>
<li>dall’altra i know how e le esperienze di due consulenti, Luisa Puppo e chi scrive, attivi da quasi <strong>30 anni, accanto ad amministrazioni e aziende, nel marketing e nella formazione per il turismo incoming e l’enogastronomia.</strong></li>
</ul>
<h2>Liguria, entroterra e turismo</h2>
<p>Alta Via dei Gusti Liguri e scenari turistici. La <strong>Liguria</strong>, pur con alcune buone performance in grado di guarirla da quell’immagine di destinazione un po’ decotta che l’affliggeva una ventina d’anni or sono, si caratterizza ancora</p>
<ul>
<li>per un marcato squilibrio fra costa ed entroterra (il 90% delle economie insiste sul 10% del territorio, ovvero il litorale),</li>
<li>per una mediocre destagionalizzazione degli arrivi (in molte località dai picchi d’alta stagione si passa ai crolli in bassa e allo standby di tante ricettività, il cui TOC rimane modesto),</li>
<li>per un’accoglienza che potrebbe far meglio sistema.</li>
</ul>
<p>Inoltre, persistono più &#8220;a valle&#8221; criticità e ritardi anche presso le <strong>imprese</strong> (leggi il mio articolo su <a href="https://www.ligucibario.com/agroproduzioni-marketing-turismo/" target="_blank">agroproduzioni, marketing, turismo</a>) per quanto attiene</p>
<ul>
<li>alla conoscenza delle lingue,</li>
<li>al presidio di web e social media,</li>
<li>alle capacità di storytelling…,</li>
</ul>
<p>tanto più necessarie oggi che <strong>il turismo esperienziale</strong> (1) vuole conoscere dal di dentro le nostre “quotidianità”, comprendere il <em>genius loci</em>, familiarizzare con le comunità, le botteghe, le ricette del posto…</p>
<p>Al lavoro dunque, GAE! C’è molto da fare, e con l&#8217;Alta Via dei Gusti Liguri le nostre dovranno diventare “<em>parole in movimento</em>”, azioni concrete, quasi un manifesto di un nuovo modo (Liguria pionieristica?) di intendere il trekking e l’hiking, per gioire dell’outdoor “montagne vista mare” contemporaneamente imparando qualcosa circa la cultura e le tradizioni locali.</p>
<h2>Alta Via dei Gusti Liguri: turismo esperienziale ed enogastronomico</h2>
<p>Mi riferisco in definitiva, con realismo, alla creazione di <strong>un “catalogo” di proposte, dal forte taglio antropologico-enogastronomico, attente alla microgeografia dei luoghi, e idonee a coinvolgere i partecipanti in esperienze peculiari</strong>. Tale catalogo non trascurerà – anzi! &#8211; la Liguria meno nota, quella dei borghi a rischio senilizzazione e spopolamento, dove le strade franano, dove la mancanza di servizi e di opportunità allontana i giovani, dove i presidii commerciali faticano e infine chiudono, dove i sentieri sono invasi dalla vegetazione perché “mancano sempre i fondi”, dove i faggi pian piano sono solo legna da ardere per i forni delle pizzerie.</p>
<p>Se il progetto saprà camminare, l’Alta Via dei Gusti Liguri potrà via via assurgere a <em>product</em> turistico, un “mare verde” dove <strong>ridare piena dignità e prospettive ad Appennino ed Alpi</strong>, rivitalizzare quei contesti che qualche legislatore vorrebbe accompagnare verso spopolamenti irreversibili, dar voce a quanti sono rimasti in montagna o vi sono ritornati o vi si sono trasferiti per intraprendere un nuovo futuro (da casaro, da artigiano, da apicoltore, da GAE…), lontano – meglio lontanissimo &#8211; da città sempre meno sostenibili, sempre più degradate, alienanti, rumorose, dove molti mestieri sono precariato puro.</p>
<p>Credo d’aver ben chiarito quel che mi e ci muove. E chi mi conosce sa che avrò certo molti difetti, ma non sono incostante e non mi manca la determinazione.</p>
<p>(1) al turismo esperienziale in Liguria dedicai anni fa un saggio quanto mai operativo, lo trovi <a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/shop/gastronomia/libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts/" target="_blank">a questo link</a>. E se ami leggermi, <a title="glossario sostenibilità e biodiversità" href="https://www.sabatelli.it/shop/e-book/biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario/" target="_blank">a questo link</a> trovi poi il mio &#8220;Sostenibilità e biodiversità. Un Glossario&#8221; gratuitamente richiedibile all&#8217;editore in pdf.</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Umberto Curti<br />
</a></strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Giornata del made in Italy</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 09:31:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il 15 aprile si celebra (dal 2024) la cosiddetta Giornata del made in Italy.  Questa iniziativa mira a promuovere le eccellenze del nostro Paese attraverso eventi, mostre e iniziative di comunicazione. Ma cosa significa realmente &#8220;Made in Italy&#8221; e perché è così fondamentale per la nostra identità culturale e economica? Made in Italy? Sebbene il ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/giornata-del-made-in-italy/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/04/giornata-del-made-in-italy-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25995" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/04/giornata-del-made-in-italy-1-300x251.jpg" alt="Giornata del Made in Italy" width="300" height="251" /></a>Il 15 aprile si celebra (dal 2024) la cosiddetta Giornata del made in Italy.  Questa iniziativa mira a promuovere le eccellenze del nostro Paese attraverso eventi, mostre e iniziative di comunicazione. Ma cosa significa realmente &#8220;Made in Italy&#8221; e perché è così fondamentale per la nostra identità culturale e economica?</p>
<h2>Made in Italy?</h2>
<p>Sebbene il &#8220;liceo del made in Italy&#8221; (92 istituti in Italia di cui 3 in Liguria) paia sinora un&#8217;idea con le gambe corte, la Giornata del made in Italy è una stimolante occasione per ragionare di eccellenze nostrane e &#8211; purtroppo &#8211; di contraffazione (&#8220;Italian sounding&#8221; eccetera eccetera).<br />
Certamente l&#8217;Italia è stata ed è celeberrima per alcuni settori quali l&#8217;abbigliamento, l&#8217;enogastronomia, l&#8217;arredo e design, la meccanica.<br />
Questi settori non generano solo un&#8217;importante fonte di reddito. Vantiamo infatti un &#8220;effetto Paese&#8221;, vantiamo &#8220;filiere&#8221; che originano indietro nei secoli, da quelle corporazioni di artieri &#8211; sovente famiglie che si tramandavano i saperi &#8211; di cui Richard Sennett ha parlato in un magnifico saggio, ma di cui anche Ligucibario® si è nel tempo assai occupato.</p>
<h2>Giornata del Made in Italy e Made in Liguria</h2>
<p>La Liguria, in particolare, è un esempio straordinario di come il Made in Italy si manifesti a livello locale. Il made in Liguria stesso, infatti, sciorina artigianati da tutelare e promuovere senza sosta (filigrana, ceramica, vetro&#8230;), food&amp;wine &#8220;certificato&#8221; (2 DOP e 3 IGP), biodiversità, tradizioni e botteghe storiche che compongono ancora una volta un genius loci millenario e distintivo tanto agli occhi del turismo consapevole quanto dei gourmet e dei <em>quality seekers</em>. Ho dedicato ampio spazio all&#8217;argomento anche nel mio volume <a href="https://www.sabatelli.it/shop/gastronomia/libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts/" target="_blank"><em>Libro bianco del turismo esperienziale e food&amp;crafts</em></a>.</p>
<h2>L&#8217;antitesi della massificazione: la storia nei nostri prodotti</h2>
<p>Nella Giornata del Made in Italy vale la pena riflettere su come questi beni a pieno titolo culturali rappresentino l&#8217;antitesi del prodotto seriale, massificato, anonimo, o nei casi peggiori falsificato. Un&#8217;alternativa valida e preziosa ai beni seriali e spesso privi di identità.<br />
Narrano storie, legami con il territorio, le persone e le tradizioni. In un&#8217;epoca di globalizzazione e omologazione, queste storie diventano un valore aggiunto, capace di attrarre consumatori sempre più consapevoli<br />
E, innegabilmente, vivificano quartieri e strade.</p>
<h2>L&#8217;antropocene e le sfide del futuro</h2>
<p>Viviamo una stagione storica spartiacque &#8211; l&#8217;antropocene &#8211; non solo dal punto di vista ambientale (inquinamento, climate change&#8230;). Accelerazioni tecnologiche, deregulation brutali, pandemie ed altro stanno mettendo a rischio economie (dunque comunità) che fino a ieri sembravano consolidate, e provocando la chiusura di molte attività (circa la <a href="https://www.ligucibario.com/ho-visto-cose-che-voi-umani/" target="_blank">crisi del commercio a Genova</a> leggimi qui).</p>
<p>La Giornata del made in Italy può dunque, aldilà delle retoriche, valere come spunto per indirizzare meglio molti consumi e sensibilizzare le nuove generazioni (prima che sia troppo tardi). Un&#8217;importante occasione per educare i giovani sul valore delle nostre tradizioni e sull&#8217;importanza di preservare il nostro patrimonio culturale.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>I limiti del ruralismo</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 13:57:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; I limiti del ruralismo, confrontiamoci vi prego schiettamente&#8230; E&#8217; possibile un &#8220;ritorno alla terra&#8221; non ostile alla modernità? Attenzione spoiler: nell&#8217;antropocence non abbiamo bisogno di un ruralismo miope e populista. Ruralismo: non è demagogia C’era una volta la ruralità, sorta di “idilliaco” passato a cui molti filosofi, ambientalisti, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/i-limiti-del-ruralismo/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/i-limiti-del-ruralismo/">I limiti del ruralismo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN0518.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25138" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN0518-300x220.jpg" alt="DSCN0518" width="300" height="220" /></a></p>
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<p>I limiti del ruralismo, confrontiamoci vi prego schiettamente&#8230; <strong>E&#8217; possibile un &#8220;ritorno alla terra&#8221; non ostile alla modernità? Attenzione spoiler</strong>: nell&#8217;antropocence non abbiamo bisogno di un ruralismo miope e populista.</p>
<h2>Ruralismo: non è demagogia</h2>
<p><strong>C’era una volta la ruralità, sorta di “idilliaco” passato</strong> a cui molti filosofi, ambientalisti, cucinologi ecc. si richiamano… E come non notare, da parte di chi fa il mio mestiere, anche i molti ristoranti che oggi vanno sempre più riproponendo, ma con impiattamenti sofisticati e richiami cervellotici, forme più o meno ostentate di “tradizionalismo gastronomico”?</p>
<p>Spiace deludere tutti costoro, ma <strong>già il fascismo stesso, via via sempre meno rivoluzionario ma sempre più antimarxista,</strong> con le bonifiche e i grani “arditi”, con gli aratri e le spade, coadiuvato dai cinegiornali di regime e da ogni arma di cui disponesse la moderna propaganda, <strong>cavalcò il tema del “ritorno alla terra”</strong>, come recupero degli equilibri sociali e dei valori tradizionali della società contadina…</p>
<h2>Ruralismo: un idea &#8220;illuminata&#8221; da Esiodo a Orazio e a Rousseau</h2>
<p>E’ un trend, per la verità, già in atto dai tempi dell’antica Roma, o anche prima, <strong>dal greco Esiodo sino al latino Orazio ed al filosofo Rousseau</strong> quest’idea “illuminata” percorre un lungo cammino, l’<strong>uomo come figlio della natura e non suo rivale</strong>. Ecco quindi riaffiorare, non senza misoneismi, il senso ancestrale della casa, i ritmi rallentati, l’immediatezza dei rapporti umani, il lavoro che crea beni tangibili, l’odore e il calore della famiglia, i cibi naturali… Tutto ciò, <strong>oggi, in aperta antitesi ai consumi fast, allo spaesamento, all’eccesso di fittizio, alla tecnologia invasiva, alla durezza dell’individualismo</strong>, dentro una moltitudine dove l’uomo è usato e spersonalizzato (su questi temi ti rimando al mio recente <a href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank"><em>Sostenibilità e biodiversità. un glossario</em></a>, richiedibile gratuitamente alla pagina web dell&#8217;editore &#8211; clicca sul titolo).</p>
<p><strong>L’antropocene, nel frattempo, prosegue il proprio corso</strong>, con agricolture industrializzate sempre più impattanti, climate change, pandemie, tecnodominii che dilatano nel mondo le disparità socioeconomiche.</p>
<h2>Ruralismo e antropocene</h2>
<p>Fra l’altro, le <strong>antinomie in primis italiane connesse alla brusca transizione da una cultura agro-pastorale ad una industriale</strong>, con conseguenti <strong>emigrazioni dalle campagne alle città</strong>, sino alla recente <strong>terziarizzazione economica</strong>, hanno causato <strong>profonde “ferite”</strong> che inducono proprio <strong>istanze di “fuga</strong>” dal vissuto presente, di rimpianto v<strong>erso una realtà “altra”</strong>, percepita &#8211; consciamente inconsciamente &#8211; come più autentica e meno alienata.</p>
<p>E’ pur vero che le <strong>urbanizzazioni</strong>, veri esodi da Alpi e Appennini * , hanno affollato città che anche nel nostro Paese siedono sul banco degli imputati quanto a ruolo <strong>inquinante</strong> (è così a livello Pianeta). In tali città sono via via entrate in <strong>crisi</strong> anche le <strong>comunità abituali</strong> e la <strong>famiglia</strong>, primi punti di riferimento per una positiva aggregazione inculturante. Si tratta di città, inoltre, che <strong>non si approvvigionano più dalle campagne</strong> (di recente ho veduto mirtilli cileni nel banco frigo di un noto supermercato). Il “core” non dialoga più col “ring”, le filiere lunghe ammassano TIR sempre più carichi lungo le autostrade. Temi che il lettore di Ligucibario® può approfondire nelle numerose ed ampie interviste condotte da <a href="https://biovoci.blogspot.com/p/le-interviste-di-biovoci.html" target="_blank">Luisa Puppo per BioVoci</a>.</p>
<h2>Ruralismo: un ritorno alla terra non ostile alla modernità</h2>
<p>Detto ciò, <strong>a fronte di un’emergenza che per molti aspetti è globale, molti intervengono in nome del ruralismo con appelli demagogici, con toni municipalistici, senza comprendere che tutto è ormai interconnesso, una foglia caduta in un continente può – per così dire &#8211; determinare un terremoto in un altro, e ogni barriera è illusoria.</strong></p>
<p>Quanto alla natura, specie la <strong>montagna</strong>, si pratica una sorta di <strong>museificazione</strong>, che però più di tanto n<strong>on indaghi sulle condizioni di vita</strong> e le <strong>cause</strong> che <strong>un tempo</strong> determinarono l’<strong>abbandono di certe aree</strong> (ma senza tale indagine come sperare che nuovi abitanti vi giungano?). La natura, specie la montagna, è moda da turisti, che poi però raccolgono il veratro scambiandolo per genziana, il colchico d’autunno per zafferano, e rischiano di avvelenarsi.</p>
<p>Di questo <strong>ruralismo miope e populista</strong>, che loda il passato a prescindere, e che nulla propone “in agenda”, <strong>non abbiamo bisogno</strong>. Non abbiamo bisogno di altri progetti pensati per imprese ma redatti da chi le imprese neppur le conosce. Non abbiamo bisogno di altri progetti pensati per il turismo ma che poi, a conti (e auditing) fatti, non hanno attirato un solo turista in più…</p>
<h2>Ruralismo: quale futuro?</h2>
<p>Occorre sottolineare chiaro e forte (Ligucibario® lo fa da molti anni) che <strong>non vi sarà un futuro reale per certi territori e borghi se continueranno a mancare collegamenti viari decenti e connessioni web che attenuino l’isolamento quand’esso è letale</strong>. Non vi sarà un futuro per certe comunità ed economie <strong>se non si attiveranno corsi base, accuratamente centrati sulle esigenze locali, di marketing e management, di storytelling, di lingua inglese</strong> come strumento vitale per comunicare con molti mercati, e last not least, come accennavo, di <strong>web e social media</strong>. <strong>Chi si ostina ad individuare tout court nella “modernità” un nemico</strong>, e presume che certe realtà non debbano aggiornarsi, e promuoversi al passo coi tempi, perché si “snaturerebbero”, <strong>non ha compreso la posta in gioco né l’incalzare dei tempi</strong>.</p>
<p>* dove non a caso va estinguendosi anche la trasmissione orale dei saperi…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umbi bottiglia" width="275" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Jonathan Nossiter e l&#8217;insurrezione culturale</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 14:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Jonathan Nossiter e l&#8217;insurrezione culturale (un libro da non perdere)&#8230; Sotto l’abete natalizio quest’anno ho fatto trovare a Luisa un saggio prezioso, dal titolo emblematico, “Insurrezione culturale. Per una nuova ecologia della cultura”, a firma Jonathan Nossiter e Olivier Beuvelet, edito da DeriveApprodi qualche anno fa… ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/jonathan-nossiter-e-linsurrezione-culturale/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25095" style="width: 208px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/IMG_20250123_152211.jpg"><img class="size-medium wp-image-25095" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/IMG_20250123_152211-198x300.jpg" alt="jonathan nossiter, insurrezione culturale" width="198" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">jonathan nossiter, insurrezione culturale</p></div>
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<p>Jonathan Nossiter e l&#8217;insurrezione culturale (un libro da non perdere)&#8230;</p>
<p>Sotto l’abete natalizio quest’anno ho fatto trovare a Luisa un saggio prezioso, dal titolo emblematico, “<strong>Insurrezione culturale</strong>. Per una nuova ecologia della cultura”, a firma Jonathan Nossiter e Olivier Beuvelet, edito da DeriveApprodi qualche anno fa…<br />
Conoscevo bene Nossiter, avendo ammirato il suo (lungo ma entusiasmante) docufilm “<strong>Mondovino</strong>” apparso nel 2004, dove celebrava gli autentici mosti d’uva in contrapposizione alla devastazione chimica che li ha snaturati.<br />
In questo libro, scritto con un critico cinematografico, il regista statunitense, nato a Washington nel 1961, recupera alcuni dei temi che da sempre più gli stanno a cuore, con la consueta <em>resilienza</em> provocatoria. E “recupera” anche, nelle oltre 200 pagine, modi di vinificare quasi <strong>ancestrali</strong>, appannaggio di ruralità meritorie che perpetuano un legame osmotico con la natura.<br />
Nossiter individua nei vignaioli/contadini che non si sono prostituiti al profitto globale i primi “custodi” &#8211; la parola è bellissima &#8211; cui affidare la salvaguardia dell’agricoltura, <strong>insidiata dall’antropocene, dal climate change, da una disparità socioeconomica sempre più divaricante a livello mondiale.</strong><br />
E propugna una sollevazione pacifica, che ridia valore alle campagne, alle filiere brevi, agli artigiani, al <em>buonessere</em>, in contrapposizione ai tecno-dominii, ai prodotti seriali, al vivere straniante, ovvero ad un “progresso” che davvero non è sviluppo. Una sollevazione che anche <strong>Ligucibario®</strong>, mi sia permesso dirlo, propugna da molti anni.<br />
Non poteva non tornarmi alla mente la sequenza finale di “Mondovino”, e la coppia di “ostinati” anziani che in Sardegna produceva una Malvasia di Bosa senza eguali, i loro due bei volti giovani, accesi dal sole dentro un tramonto arancio. Grazie.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Ligucibario® e il climate change</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2024 12:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ligucibario®, che è di fatto anzitutto uno storytelling enogastronomico talora di natura scientifica (cultivar, filiere, buonessere…), implicitamente, da anni, si occupa di biodiversità e agricoltura. Uno dei miei corsisti in assoluto migliori (e lavoro nella formazione da 25 anni…) è salito a trovarmi, gradito ospite, a Calizzano, scrigno di ruralità in Alta Val Bormida dove ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/ligucibario-e-il-climate-change/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/foto-fiori.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22989" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/foto-fiori-300x225.jpg" alt="foto fiori" width="300" height="225" /></a>Ligucibario®, che è di fatto anzitutto uno storytelling enogastronomico talora di natura scientifica (cultivar, filiere, buonessere…), implicitamente, da anni, si occupa di biodiversità e agricoltura.</p>
<p>Uno dei miei corsisti in assoluto migliori (e lavoro nella formazione da 25 anni…) è salito a trovarmi, gradito ospite, a Calizzano, scrigno di ruralità in Alta Val Bormida dove mi rifugio appena posso, tra faggete pressoché montane.</p>
<p>Fa – con passione &#8211; l’agricoltore in quel d’Imperia, la “capitale” dell’olio extravergine, la patria di Lucetto Ramella e di Nino Lamboglia&#8230; Sovente mi ha raccontato dei suoi bellissimi e lodevoli progetti, dai carciofi alle fave, tutti all’insegna di un’agricoltura pulita, che aborre la chimica e tante altre storture dei nostri tempi antropocenici…</p>
<p>So che nega il cambiamento climatico per come viene descritto dai media, e il ruolo della CO2 come responsabile di quell’effetto serra che sta arroventando le nostre vite, i nostri campi, la nostra salute, le nostre economie future.</p>
<p>Lo confesso, un po’ “temo” sempre i negazionisti, e i dietrologi che – è avvenuto anche col Covid – ovunque scoprono complotti, orditi da oligopoli potenti e malvagi almeno quanto la “Spectre”. E che commiserano i tanti creduloni – come me &#8211; ancora convinti che la terra non sia piatta (e chi viceversa pensa che lo sia getti un occhio ai notevoli video online del dottor Gian Piero Abbate).</p>
<p>Il mio corsista per fortuna non è di costoro, pur tuttavia collezionandole su Google mi invia su whatsapp – a fini di “debunking” – un nutrito elenco di personalità che, in modo diverso, smentirebbero la tesi di uno spaventoso riscaldamento globale prodotto dalle attività umane: J. P. Steffensen, Ian Plimer, Luis Pomar, Roberto Vacca, Franco Prodi, Patrick Moore, Patrick Michaels, Antonino Zichichi, Piers Corbyn, Nicola Scafetta, Ernesto Pedrocchi, Franco Battaglia, Carlo Rubbia, Richard Lindzen, Alberto Prestininzi, John F. Clauser.</p>
<p>Si tratta però di un elenco di personalità per così dire “diseguali”.</p>
<p>Richard Lindzen, studioso competente ed assai stimato, in un articolo del 2006 uscito sul Wall Street Journal criticò il docufilm di Al Gore sul riscaldamento globale &#8220;Una scomoda verità&#8221;. E tre anni dopo sostenne che la terra stesse appena affiorando dalla &#8220;piccola era glaciale&#8221; durata fino all’Ottocento, e quindi che non vi fosse da stupirsi nel constatare un successivo riscaldamento. E’ in perenne contrasto con l’IPCC (il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l&#8217;Organizzazione meteorologica mondiale e il Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale).</p>
<p>Anche John F. Clauser è un autorevole scienziato, premio Nobel 2022 per la fisica, anche su costui – per dir così &#8211; nulla da “eccepire”.</p>
<p>E Carlo Rubbia, anch’egli premio Nobel per la fisica (che tuttavia non ha mai “smentito” il cambiamento climatico). E’ nell’elenco del mio allievo in quanto da una parte nel 2014 dice che dal 2000 al 2014 la temperatura della Terra è diminuita, ma ciò pare non vero (che la temperatura della Terra abbia sostanzialmente smesso di aumentare, o sia addirittura diminuita, dalla fine degli anni &#8217;90 è una tesi ricorrente, ripetuta dai negazionisti, che ignora però i dati sulla tendenza più recente. E trascura anche il fatto che la gran parte dell&#8217;aumento della temperatura globale è finita negli oceani. Il 90% del riscaldamento che si è verificato negli ultimi 50 anni sul pianeta si è accumulato all&#8217;interno degli oceani, in particolare nella parte più superficiale fino a 700 metri di profondità. Dal 2000 a oggi le temperature registrate a livello della superficie marina e terrestre hanno mostrato un&#8217;anomalia positiva, cioè un aumento). E dall’altra parte in quanto poi aggiunge che «ci troviamo di fronte a una situazione drammatica, le emissioni di CO2 stanno aumentando», e perfino che «il cambiamento climatico del CO2 registra un aumento esponenziale» (così nel resoconto stenografico dell&#8217;intervento).</p>
<p>Ma quanto ai rimanenti nell’elenco del mio allievo, Patrick Michaels è stato accusato di non aver prodotto prove o ricerche a sostegno di quanto asseriva, e la sua autorevolezza pare ad alcuni lesionata dai legami con l’industria dei combustibili (si vedano gli articoli segnalati anche da Wikipedia), da cui avrebbe ottenuto risorse finanziarie (Michaels peraltro ha sempre negato nessi tra quanto ricevuto e i contenuti del proprio argomentare).</p>
<p>Roberto Vacca è un prolifico divulgatore (un po’ tuttologo?) cimentatosi anche con la narrativa, gli dobbiamo infatti cose come “Anche tu informatico”, o “Consigli ad un giovane manager”… Non che questi pregressi letterari lo sminuiscano, tuttavia non si tratta stricto sensu di uno scienziato del clima.</p>
<p>Antonino Zichichi in coda ad un articolo del 2017 pubblicò un “Appello della Scienza contro le eco-bufale”, dichiarandolo firmato da 20 scienziati. Purtroppo tale appello si rivelò un falso poiché, dopo un&#8217;inchiesta de “Il Fatto quotidiano” (30 luglio 2017), nessuno dei firmatari si disse edotto circa il suo contenuto, né si trovò concorde con le teorie di Zichichi. In seguito, altri e numerosi climatologi si sono detti distanti e dissenzienti da quelle teorie, che il matematico e logico Piergiorgio Odifreddi chiama sarcasticamente “Zichicche”. Lo stesso Odifreddi cita un’asserzione che proverrebbe dall’astrofisico “Premio Nobel” Hans Bethe circa Zichichi: «un ottimo organizzatore, mediocre fisico».</p>
<p>Franco Prodi da alcuni non è ritenuto un vero specialista in materia, e via via le sue posizioni si sono ulteriormente radicalizzate, e molti le disapprovano apertamente, tanto che l&#8217;Istituto di Scienze dell&#8217;Atmosfera e del Clima, che un tempo Prodi stesso aveva diretto, ha preso in assoluto le distanze dalle sue tesi ormai “estremistiche”.</p>
<p>Nicola Scafetta, fisico dell’atmosfera all’Università di Napoli, propugna che l’aumento della temperatura vada imputato non all’uomo bensì a variazioni dell&#8217;attività solare e a cicli astronomici. Ma nessuna evidenza lega attività solare e riscaldamento globale, mentre molte evidenze legano tale riscaldamento all’andamento delle emissioni antropiche. Quanto ai cicli astronomici, sappiamo che i cosiddetti cicli di Milankovitch generano sì effetti climatici (innescando e terminando fasi glaciali) ma su scale temporali di decine e centinaia di migliaia d’anni… Esperti dell’ottimo sito “Climalteranti”, rifiutando gli innumerevoli errori su cui queste ipotesi poggiano, le tacciano di &#8220;irresponsabile e ostinata ciclomania&#8221;. Così come la CO2 non fa alcun bene alle piante. Anche Franco Battaglia è oggetto di circostanziate argomentazioni: “Che una persona senza alcuna pubblicazione scientifica sulla materia pretenda di dimostrare che l’intera comunità scientifica dei climatologi sta sbagliando, e che i rapporti dell’IPCC, che ricevono il plauso di tutte le comunità scientifiche internazionali, contengono delle assurdità, è una cosa ridicola che non meriterebbe di essere presa in considerazione, come si fa con i terrapiattisti o con chi nega la scienza alla base dell’evoluzionismo. Il problema è che a un lettore non esperto la presenza di formule complesse e un tono così deciso potrebbe far venire il dubbio che Battaglia abbia dimostrato matematicamente qualcosa. In realtà, in questo post abbiamo mostrato come conti basati sulle stesse equazioni di partenza, ma impostate in maniera corretta, provano alla fin fine la correttezza delle stime della comunità scientifica e dei rapporti IPCC, mentre le conclusioni (sbagliate) di Battaglia sono solo basate su affermazioni indimostrate. E non è un caso che Battaglia non abbia neppure provato a pubblicarle nelle sedi opportune, le riviste scientifiche, e si finga esperto su un blog di nessun valore scientifico”.</p>
<p>Il pensiero di Ian Plimer (vicino a “conservatorismi” di mercato che ironizzano sul cambiamento climatico…) è stato ripetutamente bollato come antiscientifico, con un travisamento di fonti e un uso improprio di dati che sarebbero all’origine di errori e false conclusioni, tanto che vari colleghi di Plimer, basandosi su analogo materiale, si sono poi attestati su posizioni (ovvero climalterazione senz’altro indotta dall’uomo) del tutto antitetiche al Plimer. Un libro di Plimer inoltre, ideato per i bambini, non ha avuto buona accoglienza nelle scuole.</p>
<p>A Patrick Moore i detrattori imputano di aver effettuato consulenze per imprese inquinanti o disboscatrici, e azioni di lobbying pro nucleare. E’ noto anche per posizioni a favore degli organismi geneticamente modificati.</p>
<p>Alberto Prestininzi ha dichiarato che il pianeta non è mai stato così bene, che non v’è correlazione tra clima e CO2, e che sulla terra – secondo costui chiunque lo vede dai satelliti… &#8211; si registra un aumento di massa vegetale rispetto agli ultimi 50 anni… “<em>Questa è la realtà. Invece a questi ragazzi che scendono per strada stiamo immettendo un</em><strong> analfabetismo culturale pericoloso”</strong>. Difficile, purtroppo, sposare il suo ottimismo.</p>
<p>Ernesto Pedrocchi, convinto nuclearista, non è &#8211; al pari di Franco Prodi ecc. – un vero specialista climatologo, ma si lancia in uscite per alcuni assai temerarie quali “Dietro alla paura per il clima c’è il progetto del Governo Mondiale”…, ed è stato ripetutamente attaccato dalla comunità scientifica, con una serie di argomentazioni che trovano adeguata sintesi ad es. a questo link <a href="https://www.climalteranti.it/2014/11/10/gli-imbrogli-del-prof-pedrocchi/">https://www.climalteranti.it/2014/11/10/gli-imbrogli-del-prof-pedrocchi/</a></p>
<p>Di Piers Corbyn infine, no-vax e teorico delle cospirazioni, per evidenti ragioni qui riesce difficile parlare.</p>
<p>Se dunque su alcuni punti mi sono talvolta trovato d’accordo col mio corsista (“asservimento” di certa politica, “tradimenti” della comunicazione…), e se di lui apprezzo profondamente il pathos genuino e militante che lo anima (a volte i giovani paiono zombie naufragati dentro gli smartphone), non posso tuttavia condividere tesi negazioniste circa quel climate change che stiamo palesemente scontando. Potrei infatti elencare <span style="text-decoration: underline;">centinaia di importanti studiosi</span> che si schierano – oggettivando con fonti scientifiche quel che affermano – dalla parte opposta, nella quale io pure mi riconosco.</p>
<p>Credo che ancora una volta il meglio starà nel mezzo (il che non significa compromesso), e in un primato della ragion pratica che rifiuti le sterili dialettiche ideologiche e la tendenza al “blastare” che purtroppo le contraddistingue, specie su web e social. Scrive non a caso Luca Mercalli su “Il fatto quotidiano” che “Solo i danni dicono la verità. (…) dalla conferenza di Rio (1992) su clima e ambiente nessuno al mondo ha trovato una formula efficace per comunicare la dimensione della sfida cui l’umanità è messa di fronte e suscitare la motivazione ad agire. (…) pessimismo contro tecno-ottimismo. Psicologi, sociologi, antropologi hanno da poco iniziato ad analizzare per quale motivo la specie umana è così poco incline alla prevenzione e così tanto alla negazione e alla procrastinazione. In attesa di risposte, la mia ricetta di comunicazione climatica è una media (…) : gli scienziati hanno l’obbligo morale di dire le cose come stanno e segnalare con chiarezza quali rischi incombano sul futuro. (…) Eco-azione contro eco-ansia. (…) Il resto sono supercazzole. Lo sa bene chi in questi giorni si è visto il tetto sbriciolato dalla grandine di un chilo, (…) la casa allagata, gli alberi precipitati come stecchini. (…) Quando la realtà fisica del clima irrompe nel tuo salotto (…) capisci tutto in pochi secondi”…</p>
<p>Alcuni mesi fa ho redatto un <strong><em>Glossario della sostenibilità</em></strong> e della biodiversità (ottenibile gratuitamente <a title="umberto curti sostenibilità e biodiversità" href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank">a questo link</a>) in cui ancora una volta “predico” – dato che la posta in gioco è la sopravvivenza del pianeta &#8211; un’ecologia profonda, lungimirante, olistica, che trasversalmente aggreghi le discipline e le competenze ben più di quanto non sia sinora avvenuto. Predico informazione anziché disinformazione ed eco-bufale. I disastri in corso non sono immaginari o puramente “ciclici”, né l’effetto di una manipolazione orchestrata da poteri adesso famelicamente interessati al business della transizione ecologica. Chi ancora non l’abbia consultato, si procuri poi online il pdf del recente 6° rapporto IPCC (marzo 2023), ricco di contributi di migliaia di scienziati da quasi 200 Paesi, e – di fatto – tutti unanimi nell’affermare un’oggettiva alterazione del clima, indotta dalle innumerevoli worst practices che l’uomo e il profitto hanno purtroppo saputo pianificare. La pubblicistica in merito è sterminata, e piattaforme come <strong>valigiablu.it</strong> (“Il dibattito scientifico sul cambiamento climatico è finito”) e <strong>greenreport.it</strong> quantificano almeno nel 97% la percentuale di scienziati che non nutrono più alcun dubbio circa la “eccezionalità” dell’ebollizione che stiamo vivendo, da umanità oramai sulla graticola… Questi scienziati starebbero mentendo al soldo di chi? Tutta questa comunità scientifica agirebbe come burattino mosso da quali fili? Dài, siamo seri, “di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”.</p>
<p>Come sempre, anche per “deformazione professionale”, io ho visionato quel che il mio corsista mi ha fornito, e cercato di comprendere le sue argomentazioni. Mi auguro che ora il mio corsista rifletta a fondo e cerchi di comprendere le mie (non pretendo che cambi opinione). Il rispetto è sempre buon compagno anche della comprensione e collaborazione.</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Giornata mondiale dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 10:56:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dal 1992 è istituita dalle Nazioni Unite per il 22 marzo la “Giornata dell’acqua” (World water day). Mai quanto oggi, viene da dire, l’oro blu è risorsa preziosa e a rischio. L’assenza/scarsità di precipitazioni piovose, anche in Italia, è sotto gli occhi di tutti. Tale fenomeno (anche detto, approssimativamente, tropicalizzazione *), legato al climate change ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/la-giornata-mondiale-dellacqua/">leggi tutto</a></p>
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<p>Dal 1992 è istituita dalle Nazioni Unite per il 22 marzo la “<strong>Giornata dell’acqua</strong>” (World water day). Mai quanto oggi, viene da dire, l’oro blu è risorsa preziosa e a rischio.<br />
L’assenza/scarsità di precipitazioni piovose, anche in Italia, è sotto gli occhi di tutti. Tale fenomeno (anche detto, approssimativamente, tropicalizzazione *), legato al <em>climate change</em> complessivo, sta purtroppo interessando anche la Liguria. <strong>L’oro blu</strong>, dunque, è via via già divenuto risorsa fondamentale e imprescindibile per il futuro comune del pianeta.<br />
La risalita del cuneo salino sta trasformando <strong>il delta del Po</strong> e pregiudicando agricolture secolari… Inoltre, anche <strong>sulle Alpi</strong> l’incremento delle temperature produrrà continuativamente un sempre più rapido disfacimento dei ghiacci, col conseguente innalzamento marino che porrà a rischio erosione non poco dell’arenile ligure, si presume a partire da ponente…<br />
<strong>Luca Mercalli, Mario Tozzi</strong> ed altri geoclimatologi di vaglia stanno lanciando allarmi più che chiari, ma da anni pressoché inascoltati.<br />
Si tratta oggi dunque di focalizzare bene e una volta per tutte le minacce all’orizzonte, e di sensibilizzare grandi e piccini circa l’insostenibilità dell’attuale <strong>impronta idrica</strong> (water footprint). Né si potrà tout court invocare e realizzare dissalatori marini, molto costosi e a cui si imputa di generare scorie pericolose per l’ambiente (salamoia tossica…).<br />
Io trascorro alcuni periodi dell’anno a <strong>Calizzano</strong>, dove i bellissimi boschi di faggi e castagni accolgono alcune mie silenziose escursioni, full immersion dentro una <strong>biodiversità</strong> che ristora anche l’anima. Questa località di villeggiatura è celebre per le <strong>moltissime fonti, tra cui quelle “captate” per imbottigliare l’ottima acqua Bauda</strong>, che sempre più spesso vedo sui tavoli dei ristoranti di qualità. Un interessante pieghevole, sovente disponibile allo IAT del paese, illustra le caratteristiche d’ognuna delle fonti, e i possibili benefici per l’organismo. Spesso, passeggiando o guidando, ne raggiungo qualcuna, fra cui la “ciumbere”, lungo la “vecchia” e un po’ malandata strada <strong>che da Vetria prosegue per Garessio</strong> (o per Casario e Priola). Mi rinfresco le mani, bevo, osservo quelle limpidezze, ed ogni volta mi pare davvero impensabile che il genere umano – come sempre per avidità e miopia &#8211; sia stato capace di compromettere persino questo bene…<br />
L’uomo di domani potrà guardarsi allo specchio?<br />
*con tropicalizzazione, infatti, si intende talvolta, altrettanto approssimativamente, l’aumento di intensità delle precipitazioni…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
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