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	<title>Ligucibario &#187; zygmunt bauman</title>
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		<title>Storie di vino in scena</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2021 12:20:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20668" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/rolla.jpeg"><img class="size-medium wp-image-20668" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/rolla-300x182.jpeg" alt="emanuela rolla" width="300" height="182" /></a><p class="wp-caption-text">emanuela rolla</p></div>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">In una piovosa domenica di novembre, un po’ di buon tempo a teatro scalda corpi e cuori, specie dopo tanti mesi di lockdown totali e parziali…</span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Ho infatti assistito con Luisa, presso il Teatro Garage di Genova, a “<strong>Vininprosa. Storie di resistenze e rivoluzioni</strong>”, messo in scena da Emanuela Rolla e da costei ideato con Luca Maschi. Negli articoli che lo promuovevano mi aveva colpito (la mia vita più che il mio mestiere è la storia dell’alimentazione) l’intreccio palcoscenico-vini, che già il titolo ben prefigurava.</span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Seguo il teatro ma – e me ne dolgo &#8211; non conoscevo Emanuela, che pur vanta un curriculum venticinquennale di assoluto livello e che mi pare legata a Genova da un visibile cordone ombelicale. </span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">E’ stata una felicissima sorpresa. Ho infatti impattato in un’artista che non si risparmia (sola in scena, regge per oltre un’ora l’intero spettacolo) e che sa miscelare molteplici temi con assertiva performance fisica e vocale, ergo spirituale. Temi annodati tuttavia da un fil rouge (narrativo), e da un assioma (interiore) chiarissimo, che da molti, molti anni ho fatto anche mio: <strong>la verità abita nella natura</strong>. Punto e a capo.</span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Dello spettacolo, che nasce da contatti reali con “<strong>gente di vigna e di cantina</strong>”, ho amato anzitutto le parti centrali, la barbona-ubriacona che in realtà si erge a paladina del vinificare pulito, e la candidata sommelière, che fra mercaptani e pelure d’oignon* satireggia alcuni atteggiamenti e lessici dei cosiddetti guru (lessici che, lo confesso, talvolta debbo praticare io stesso).</span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Una pièce, ove costruita con sagacia, incide un segno, fende una tela, getta un seme, anche grazie all’immediatezza della corporeità scenica, da Emanuela ora posta al servizio dell’ironico, ora del grottesco, ora del leggiadro. Seme che Emanuela ha poi “ribadito” anche intrattenendosi col pubblico nel post-spettacolo, difendendo un’idea precisa (inneggiando alla vita), da spartire con gli spettatori&#8230;prima che sia troppo tardi. </span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Nella mia visione, e presumo anche nella sua, quel seme lo piantarono via via, per limitarsi al &#8216;900, <strong>Adorno, Pasolini, Bauman</strong>… Non torno su ciò che ho già scritto sino alla noia a proposito di un tempo sempre più accelerato, brutale, spersonalizzante, che in nome del profitto e del possesso va compromettendo persino il clima e dunque l’esistenza stessa del pianeta. </span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Chi segue Ligucibario® (non sono poi pochissimi) sa che la mia militanza è sempre e comunque dalla parte delle agricolture umane, delle filiere brevi, delle cultivar autoctone, del buonessere, della memoria difesa e non tradita. Ebbi il privilegio di conoscere anche <strong>Gino Veronelli</strong>, dunque… Raccontava vini genuini, &#8220;camminava&#8221; osterie, la madre era di Finalborgo, e i vigneti verticali della Liguria &#8211; da Pornassio alle Cinque Terre &#8211; ammaliarono anche <strong>Mario Soldati</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Mi piacerebbe insieme a Luisa condividere un calice con Emanuela e Luca, a prescindere dai progetti che potranno derivarne. Ciò che loro affermano, e recitano, si potrebbe “declinare”, tanto per dire, anche a proposito dei <strong>grani antichi</strong>, in un Paese che per la gran parte neppure conosce quel che avvenne negli anni ’70 &#8211; purtroppo anche in Italia &#8211; con la mutagenesi radioattiva dei cereali… Un Paese che acquista Kamut©  ma sovente non sa che quel grano duro (Khorasan) cresce con altri nomi anche in Sicilia, Abruzzo, Toscana&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Si potrebbe declinare anche a proposito degli <strong>olii sulle tavole</strong>, tanto per dire, in un Paese che per la gran parte neppure conosce la differenza tra olio d’oliva (raffinato da una rettifica) ed olio extravergine, ovvero mosto di drupe…</span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Emanuela, Luca, grazie. Che dirvi ancora, se non a presto?</span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">Umberto Curti</span></p>
<p style="text-align: justify; background: white;"><span style="font-family: Georgia;">* mercaptani sono i responsabili dello sgradevole odore d&#8217;uova marce là dove lo zolfo durante la fermentazione ha reagito con lieviti morti o fecce; pelure d&#8217;oignon è notazione cromatica utilizzata per alcuni rosati<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</span></p>
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		<title>I “vecchi” sono sempre indispensabili</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 16:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I “vecchi” sono sempre indispensabili Quando nei giorni scorsi ho letto (chiunque l’abbia scritto e con qualunque significato) che gli anziani non sarebbero indispensabili allo sforzo produttivo del Paese, lo stupore è cresciuto di pari passo col malessere. Nel frattempo, e per fortuna, apprendo dell’uscita di un libro (autore Enrico Colombi) dal titolo “Un vecchio ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/i-vecchi-sono-sempre-indispensabili/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19970" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/HPIM4868.jpg"><img class="size-medium wp-image-19970" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/HPIM4868-300x225.jpg" alt="varazze, le spiagge della mia infanzia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">varazze, le spiagge della mia infanzia</p></div>
<p>I “vecchi” sono sempre indispensabili</p>
<p>Quando nei giorni scorsi ho letto (chiunque l’abbia scritto e con qualunque significato) che <strong>gli anziani non sarebbero indispensabili allo sforzo produttivo del Paese</strong>, lo stupore è cresciuto di pari passo col malessere.<br />
Nel frattempo, e per fortuna, apprendo dell’uscita di un libro (autore Enrico Colombi) dal titolo “Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia”. Quanto sopra, ecco, fa già comprendere come io la pensi e dove io mi collochi.<br />
Sarebbe forse il caso, inoltre e in altri àmbiti, che la smettessimo di ragionare sui nostri “vecchi” solo in termini di consumatori, più o meno sensibili a certi messaggi pubblicitari, e/o come a turisti silver, più o meno idonei a certe proposte di viaggio, e/o come pazienti, più o meno costretti a certi farmaci…<br />
Questo <strong>non è neppur più marketing</strong>, ma una delle sue più discutibili derive…, secondo la quale in nome del profitto noi esistiamo &#8211; sempre e solo &#8211; in quanto acquirenti di qualcosa, e tutto può e deve esser commercializzato e venduto, individui compresi (e dunque presto o tardi toccherà a ciascuno di noi). Forse Adorno, Pasolini e Bauman peccarono di ottimismo?&#8230;<br />
<strong>Un vecchio che muore – di Covid o d’altro &#8211; è veramente una biblioteca che brucia</strong>, un patrimonio di ricordi, emozioni, conoscenze, affetti che non sarà più possibile ripristinare. Un vecchio che muore è tutt’un mondo che dilegua, i paesaggi di ieri, i riti dell’infanzia, la scuola, il lavoro, le domeniche, gli amori e i lutti, colori suoni odori che, di fatto, nessuna fotografia potrà restituire.<br />
Penso ai luoghi delle loro giovinezze, alle case, i cibi di cui si nutrirono, i mille sacrifici, qualche viaggio, i giorni delle loro nozze, gli elettrodomestici del tempo, la prima auto che guidarono, la nascita di un figlio… I vecchi sono sempre persone, sono sempre indispensabili, infatti vi sono culture sociali antiche che tributarono loro la massima considerazione.<br />
Ho in mente un’iniziativa (e <strong>perciò chiedo già il tuo aiuto, amico lettore</strong>), che mi piacerebbe intitolare &#8220;La biblioteca d&#8217;argento&#8221;: vorrei cioè proporre ai nostri “vecchi” oltre i 70 di scrivere qualcosa, che abbia relazione col mondo in cui vissero, affinché se ne conservi memoria. Vorrei raccogliere le loro &#8220;voci&#8221;, dentro quei brevi testi, a formare una sorta di complessiva narrazione, e – senza alcun fine di “graduatoria” &#8211; mi piacerebbe selezionarne poi tre, per <strong>averle mie ospiti, quelle voci over 70 e quelle persone, a cena da qualche parte (quando si potrà), se vorranno allietarmi della loro presenza</strong> e conoscere anche mia moglie, Luisa.<br />
Infine, progettare una divulgazione, nel caso anche valutando (se tale spesa sarà sostenibile&#8230;)  la pubblicazione di un volume cartaceo “collettivo”, e/o di un ebook, previa liberatoria autorizzativa degli Autori; volume che penso rimarrebbe come segno importante di un passato il quale – anche a beneficio delle nuove generazioni, cui imputiamo un’insensibilità talora non reale &#8211; va protetto dall’oblio.</p>
<p>I testi, lunghezza non oltre le 6mila battute spazi inclusi, formato word, vanno inviati entro il 31/01/2021 come sempre a <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a> <strong>completati solo da titolo, uno pseudonimo dell’autore, e l&#8217;età in anni</strong>. Indicando nell&#8217;oggetto della mail<strong> &#8220;La biblioteca d&#8217;argento&#8221;.</strong></p>
<p>Penso sia chiaro (specialmente a chi mi conosca umanamente e professionalmente) ma lo ribadisco: il mio progetto <strong>non ha alcun fine di lucro</strong>.<br />
Mi darai una mano? Passerai parola? E’ una domanda che già rivolgo anche a tutti i soci di “Genova World”, e agli amici, liguri e non, Marco Benvenuto, Silvia Bottaro, Gianni Bruzzone, Alessandro Giacobbe, Roberta e Roberto Pesce, Federico Alberto, Paola Travo, Paolo Pagano, Raffaele Corrado, Luca Bartesaghi, Mario Muda, Bruno Sacella&#8230;<br />
Conto su di te.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>18 giugno: fare la spesa</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2020 12:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quanto il marketing ha via via condizionato le nostre quotidianità a scapito del tempo, degli altri, della sostenibilità, del risparmio, del cibo inteso come forma di cultura locale? Riflessioni intorno alla Giornata mondiale della gastronomia sostenibile Per parlare della &#8220;giornata internazionale della gastronomia sostenibile&#8221; (18 giugno) mi sia consentito un antefatto. Un po’ di tempo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/fare-la-spesa/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/109.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19667" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/109-300x225.jpg" alt="109" width="300" height="225" /></a><strong><em>Quanto il marketing ha via via condizionato le nostre quotidianità a scapito del tempo, degli altri, della sostenibilità, del risparmio, del cibo inteso come forma di cultura locale? Riflessioni intorno alla Giornata mondiale della gastronomia sostenibile</em></strong></p>
<p>Per parlare della <strong>&#8220;<a title="Sustainable Gastronomy Day" href="https://www.un.org/en/observances/sustainable-gastronomy-day#:~:text=The%20UN%20General%20Assembly%20adopted,cultural%20diversity%20of%20the%20world." target="_blank">giornata internazionale della gastronomia sostenibile</a>&#8221; (18 giugno)</strong> mi sia consentito un antefatto. Un po’ di tempo fa mi sono imbattuto nel blog <a href="https://www.vivicomemangi.it/">https://www.vivicomemangi.it</a>, scoprendo che la sua linfa vitale dipendeva dall’Autrice di un libro (uso sempre la maiuscola per chi ancora s’ostini a scriver libri), Elena Tioli. Quel libro s’intitola “Vivere senza supermercato” (Terra Nuova Edizioni, 2017) ed è tuttora reperibile online.</p>
<h2>Quanto il marketing condiziona la nostra quotidianità?</h2>
<p>Mi sono francamente domandato quanto il marketing – disciplina che peraltro io conosco bene * &#8211; abbia via via condizionato le nostre quotidianità a scapito del tempo, degli altri, della sostenibilità, del risparmio, del cibo inteso come forma di cultura locale.</p>
<h3>C&#8217;è marketing e marketing</h3>
<p>Intendo dire, v’è un marketing che è diritto e quasi dovere d’ogni impresa, ed anzi ogni impresa che rifugga dal marketing presumo sia per natura condannata all’insuccesso.<br />
Ma v’è anche un marketing condizionante, talora ambiguo, a causa del quale perdiamo sempre più di vista i prodotti freschi, le filiere di prossimità, la possibilità di comprare sfuso, o d’autoprodurre detersivi ed altro (come facevano le massaie d’un tempo).<br />
La vita in città, la fretta, lo stress – quasi sempre spinti già in veste di condannati sul banco dei rei – in realtà sono responsabili solo in parte. Non voglio affermare (né lo penso, in quanto non è così) che tra i lunghi scaffali delle mega-superfici – dopo la caccia al parcheggio – occhieggino solo file infinite di prodotti già lavorati “per noi”, di farine iper-raffinate, di OGM, di cibi usaegetta, bensì che sino alla coda verso le casse non possiamo mai o quasi mai conoscere direttamente il “volto” dei produttori, tantomeno se piccoli artigiani, di corsa carichiamo il carrello di confezioni e plastiche che sovente non ricicleremo (ma eludendo il meaculpa), cediamo al superfluo di caramelle e dolciumi e tanto altro.</p>
<h3>Questo sarebbe un risparmio (economico e/o di tempo)?</h3>
<p>Purtroppo, la routine, e la scarsa conoscenza circa la provenienza e il contenuto dei prodotti acquistati, inducono a conservare le abitudini e gli stili di vita di sempre, ad appagare bisogni sovente artificiali, a non praticare una vera autonomia di giudizio.<br />
Il fascino del packaging, le continue martellanti promozioni, l’influsso pervasivo dei media, la mancata <strong>lettura delle etichette</strong> configurano i nostri modelli di comportamento, emulativi e superficiali, talora consumistici nell’accezione su cui magistralmente ci allertò <strong>il sociologo Zygmunt Bauman</strong> (ma anche Vance Packard e Marc Augé). Molti prodotti s’appiattiscono verso standard e chimiche che li rendono anonimi proprio per piacere a “tutti”. Nel frattempo, molte piccole botteghe chiudono per sempre i battenti, sovente lungo itinerari dei centro-città dove pian piano i turisti incontreranno solo fastfood e punti vendita di catene.</p>
<h2>La spesa come atto politico</h2>
<p>Ma la natura stessa va ribellandosi, e l’uomo può e potrà riappropriarsi di sé solo attraverso il rispetto per l’ambiente che lo circonda. <strong>La spesa (alimentare e non) è in tal senso un atto fra i più “politici”</strong>, ovvero etico e civico, <strong>ethos e civis</strong>, un’assunzione di responsabilità che condiziona la nostra e le altrui vite, poiché ciò che scegliamo &#8211; o che viceversa rifiutiamo &#8211; “plasma” il mondo in cui abitare oggi e soprattutto il “buonessere” in cui abiteranno i nostri discendenti domani.<br />
Intendo dire che spese e acquisti non massificati potranno contribuire poco alla volta ad un rinnovato senso di comunità, dove confrontarsi, interagire coi produttori, scambiarsi informazioni “sulla fiducia”, consigli, ricette, indirizzi di aziende autenticamente biologiche. <strong>Ligucibario è un inno alla cucina ligure proprio come valore mediterraneo, promozione dei prodotti locali, salvaguardia di antiche ricette, divulgazione di culinary heritage&#8230;</strong><br />
Personalmente diserto già da anni le carni da allevamento intensivo, i brand che non rispettano la dignità delle manodopere, le verdure fuori stagione (il quartiere dove abito è Deogratias costellato di mercati ortofrutta), le agricolture che abusano di pesticidi ecc., e quelle seduzioni preconfezionate le cui liste d’ingredienti sono contemporaneamente illeggibili e chilometriche.<br />
Fatemi sapere, Amici lettori, la vostra opinione, questi sono temi su cui cooperare.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a><br />
* il marketing è (stato) parte importante del mio percorso professionale, e (chi mi conosce lo sa) sulla materia ho scritto anche specifica saggistica<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Il senso delle Feste e Zygmunt Bauman</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 14:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il senso delle Feste e Zygmunt Bauman “Tutte le cose, generate o prodotte, umane o no, sono “fino a nuovo avviso”, sono “a perdere”. Un fantasma si aggira fra gli abitanti del mondo liquido-moderno e fra tutte le loro fatiche e creazioni: il fantasma dell’esubero. La modernità liquida è una civiltà dell’eccesso, dell’esubero, dello scarto, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/feste-zygmunt-bauman/">leggi tutto</a></p>
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<p>Il senso delle Feste e Zygmunt Bauman</p>
<p>“Tutte le cose, generate o prodotte, umane o no, sono “fino a nuovo avviso”, sono “a perdere”. Un fantasma si aggira fra gli abitanti del mondo liquido-moderno e fra tutte le loro fatiche e creazioni: il fantasma dell’esubero. La modernità liquida è una civiltà dell’eccesso, dell’esubero, dello scarto, e dello smaltimento dei rifiuti» (<strong>Zygmunt Bauman</strong>, “Vite di scarto”, ed. Laterza, Bari 2007).<br />
Oggi la vita dell’uomo si svolge frenetica, ipertecnologica e vacua, una commedia goffa e a tratti volgare dove quel che conta è l’illusorio ed egotico possesso di beni, di poteri, di visibilità mediatica, pena il sentirsi esclusi dal tavolo di gioco (ma quale gioco, poi?). Questa modernità sempre più liquida e priva di punti di riferimento origina da una civiltà dell’eccesso e dello scarto, esito pervertito di un marketing ed un web sempre più incessanti ed invadenti, che sopraffanno il nostro senso critico: «Consumiamo ogni giorno senza pensare, senza accorgerci che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio».<br />
Il Natale ormai imminentissimo, con la pausa dalle ansietà del lavoro, dovrebbe indurci verso il più sagace critico della cosiddetta società postmoderna, mancato purtroppo due anni fa. Il quale &#8211; con toni che sarebbero piaciuti anche a Pasolini ed altri &#8211; ha svelato come il sistema economico-industriale in cui viviamo sia congegnato proprio al fine di non delimitare i desideri e gli pseudo bisogni dell’umanità, anche i più frivoli ed effimeri, così da non inceppare mai le crescite dei mercati.<br />
Bauman lo ha di fatto specificato in molti dei suoi meritevoli lavori (“Consumo, dunque sono”, “Homo consumens”), definendo la società contemporanea come dipendente dal consumo, tanto che la costruzione stessa dell’identità individuale ne dipende, ed ogni cosa e valore risulta ridotto a merce, da circuitare sino poi ad estinguerla, smaltirla, rottamarla.<br />
Bauman &#8211; dunque &#8211; può ancora aiutarci a <strong>vivere un Natale diverso, autentico e migliore</strong>, non il rito stanco, compulsivo e materialistico dello shopping e dell’abbuffata. Un Natale di affetto e vicinanza, di raccoglimento e misura, dove ritrovare anche noi stessi.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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