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	<title>Ligucibario &#187; sampierdarena</title>
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		<title>C’erano una volta i miei nonni e una crostata d’albicocche</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 14:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Arrivavano a casa nostra da Sampierdarena * , a bordo di una Fiat 600 beige, i miei nonni paterni…  Classe 1893 lui, torinese doc, classe 1896 lei, alessandrina doc. Non so come si fossero conosciuti. Molto eleganti, vivaci (mio nonno sempre engagé in politica nel PRI, mia nonna forse la prima patente al femminile di ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/crostata-dalbicocche-dei-nonni/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/crosta-allbicocche-pexels.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30271" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/crosta-allbicocche-pexels-300x200.jpg" alt="crosta allbicocche pexels" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Arrivavano a casa nostra da Sampierdarena * , a bordo di una Fiat 600 beige, i miei nonni paterni…  Classe 1893 lui, torinese doc, classe 1896 lei, alessandrina doc. Non so come si fossero conosciuti. Molto eleganti, vivaci (mio nonno sempre engagé in politica nel PRI, mia nonna forse la prima patente al femminile di Sampierdarena), costituivano una di quelle classiche coppie delle quali si dice “ma come hanno potuto, diversi come sono, rimanere sempre felicemente insieme?”</p>
<p>Da piemontesi veraci erano entrambi dei gourmet, mio nonno tuttavia più “galup” (goloso d’agnolotti come pochi) mia nonna più attenta alla linea. Io attendevo la loro visita poiché mia nonna aveva una predilezione per la crostata con confettura d’albicocche, e quindi quella merenda non mancava mai. Non ricordo dove la acquistassero (abitavano in una traversa di via Cantore), ma ricordo una pastafrolla d’autore e una “carabottina” di sottili listarelle che componevano una griglia perfetta…</p>
<p>A quei tempi il bambino che ero non immaginava ancora per sé alcun futuro. Men che meno avrei immaginato un giorno di occuparmi di storia dell’enogastronomia. Ma – tant’è – ora che Ligucibario® da così tanto tempo vanta non pochi lettori e un’autorevolezza online, nutrita d’indipendenza, cui le piattaforme zeppe di pubblicità ovviamente non possono ambire, m’è venuta voglia di proporvi una ricetta piacevolissima ma davvero a portata di tutti, relativamente poco costosa e alquanto rapida ad eseguirsi.</p>
<p>Eccovi quindi la mia crostata, di pesche (data la stagione) e proprio come omaggio ad alcune varietà pregiate del Piemonte. Vi serviranno 200g di farina semintegrale ‘1’, 70ml di latte, 40ml di olio extravergine, ½ bustina di lievito per dolci, 50g di zucchero semolato, 4 pesche meglio se a polpa bianca, 20g di burro, 20g di zucchero di canna.</p>
<p>Mescolate la farina, lo zucchero, il latte, l’olio, lo zucchero e il lievito, cercando di ricavare un amalgama sodo e omogeneo, che dovrà riposare alcuni minuti. In un padellino antiaderente sciogliete il burro con lo zucchero di canna, aggiungete le pesche lavorate a spicchi, e cuocete il tutto per alcuni minuti, sin quando l’aspetto sarà ottimale. Ora fasciate con carta da forno una teglia di forma tonda, appiattite la frolla col mattarello e sistematela dentro la teglia. Adagiatevi tutto sopra le pesche e rifinite “a griglia” con qualche listarella di frolla in sovrappiù. 40 minuti di forno a 180°C vi garantiranno un dolce da felici occasioni, cui abbinare un tulipanino ben fresco di vini passiti (Pigato, Erbaluce, Albana), a bacca bianca…</p>
<p>*a Sampierdarena ho dedicato nel tempo molte e affettuose attenzioni. Leggimi ad esempio <a title="sampierdarena" href="https://www.ligucibario.com/sampierdarena/" target="_blank">a questo link</a></p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><br />
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		<title>Giovanni Rebora, una storia sampierdarenese</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2026 08:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_30159" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/reb1.jpg"><img class="size-medium wp-image-30159" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/reb1-300x232.jpg" alt="federico rebora e umberto curti" width="300" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">federico rebora e umberto curti</p></div>
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<p>Il Centro civico “Buranello” di Genova <strong>Sampierdarena</strong> ha ospitato l’incontro “La civiltà della forchetta. Giovanni Rebora, cibi, comunità”, che avevo avuto già il piacere di proporre e realizzare alla Biblioteca civica “Saffi” di Genova Molassana. Come sempre, con questa iniziativa ho inteso coinvolgere <strong>Federico Rebora (figlio del Professore)</strong>, il quale ha conversato anche circa alcuni degli aspetti più famigliari e privati di suo padre, l’infanzia, gli studi scolastici, la stanza-biblioteca fumosissima in cui si dedicava alla ricerca storica, le passeggiate…</p>
<p>Mi piace pensare che l’evento – svoltosi fra l’altro pochi giorni dopo la scomparsa di <strong>Carlin Petrini, amico di Rebora</strong> &#8211; non sarebbe spiaciuto al Professore stesso, poiché non v’è stata alcuna retorica “celebrativa” in quel che è stato condiviso. Gli accadimenti, le persone, i libri…, hanno rievocato una stagione (gli ultimi decenni del Novecento) a suo modo feconda, e soprattutto la visione del mondo di Rebora, l’uomo oltre allo studioso, che attraverso gli aspetti socioeconomici sapeva restituirci a voce o sulla pagina, sempre con schiettezza sottile, il modo di essere delle comunità.</p>
<div id="attachment_30157" style="width: 136px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/bdp.jpg"><img class="size-medium wp-image-30157" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/bdp-126x300.jpg" alt="barbera del professore" width="126" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">barbera del professore</p></div>
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<p>Abbiamo forse reso, e lo spero, un buon servigio anche a Sampierdarena (luogo al quale per via paterna sono anch’io strettissimamente legato), che ricorre non di rado nei miei lavori e nelle mie conferenze, con un poco di <em>saudade</em> – stavolta sì &#8211; per quei Natali di mille anni fa in cui mio padre mi voleva con sé – a bordo di un’anziana ma sempre fiera “Giulia 1300” &#8211; comprando <strong>il pandolce zeneize</strong>, obbligatoriamente, presso una pasticceria dalle parti di piazza Vittorio Veneto, prima di passare a far gli auguri ai famigliari, sparsi in via dei Landi e dintorni…</p>
<div id="attachment_30160" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/reb2.jpg"><img class="size-medium wp-image-30160" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/reb2-300x203.jpg" alt="amarcord sampierdarena" width="300" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">amarcord sampierdarena</p></div>
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<p>Con Federico Rebora e l’Assessore al Municipio per la cultura e le manifestazioni, Dottoressa<strong> Margherita Pardini</strong>, abbiamo infine ragionato un poco di 2027, poiché l’anno prossimo ricorrerà il ventennale della scomparsa del Professore. Da parte mia, poiché già a lungo me ne sono occupato (<a title="le antiche trattorie di sampierdarena" href="https://www.ligucibario.com/sampierdarena/" target="_blank">leggimi a questo link</a>) ed è un tema “veronelliano” molto caro a Rebora stesso, il focus potrebbe estendersi &#8211; già a partire dall&#8217;autunno &#8211; <strong>sulle trattorie</strong>, della Sampierdarena di ieri e di oggi, cercando quei fil rouge legati alle tradizioni e alla convivialità che ancora nutrono l’economia locale.</p>
<p>Agli Amici di Ligucibario® (che da tanti anni non sono poi pochi…) posso quindi formulare un arrivederci a presto, e del Professor Rebora parleremo, sempre con Federico Rebora, anche in uno dei 3 incontri &#8220;I pionieri&#8221; che ho già calendarizzato per l’Associazione G.A.U. (dedicati a Giobatta Ratto, Mario Soldati, Giovanni Rebora), in data da definirsi ma nella primavera dell’anno prossimo. Stay tuned!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
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		<title>Carlin Petrini e Giovanni Rebora</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 07:16:02 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_30148" style="width: 205px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/tagli-scelti.png"><img class="size-medium wp-image-30148" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/tagli-scelti-195x300.png" alt="giovanni rebora - tagli scelti" width="195" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">giovanni rebora &#8211; tagli scelti</p></div>
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<p>E&#8217; mancato, 76enne, Carlin Petrini, braidese DOC, figlio di un ferroviere ed una fruttivendola, ed anzitutto alle sue intuizioni si deve la nascita nel 1989 di Slow Food (la &#8220;Libera e benemerita associazione degli amici del Barolo&#8221; era divenuta Arcigola nel 1986). Quest&#8217;uomo scrisse anche la prefazione alla famosa enciclica &#8220;Laudato si'&#8221; di Papa Francesco, il suo pensiero era che &#8220;C&#8217;è gente ricca che mangia cose buone fatte da contadini poveri, e c&#8217;è gente povera che mangia cose cattive fatte da agricoltori ricchi&#8221;&#8230;</p>
<p>In qualche modo parliamo anche di lui, mercoledì 27 maggio dalle h 17.00 presso il Centro Civico Buranello di Genova-Sampierdarena, durante l&#8217;incontro dedicato al Professor Giovanni Rebora. Infatti, a leggere ciò che costoro scrissero, e ad ascoltare ciò che dissero (Rebora talvolta più “ruvido”, ma Petrini sempre altrettanto sottile), si notano profonde e ripetute convergenze.</p>
<p>Sull&#8217;etichetta della Barbera d&#8217;Asti che nel 2007 Federico Rebora (figlio del Professore), anche grazie all&#8217;enologo albese Lorenzo Tablino, progettò &#8211; per onorare la memoria del padre &#8211; insieme a Franco Roero, vignaiolo di Montegrosso d&#8217;Asti, spicca non a caso una bella frase di Petrini: &#8220;Giovanni Rebora, Professore, con quel suo accento che rende favola anche gli insulti, sa regalare lezioni come fossero confidenze&#8221;.</p>
<p>Agli amici di Ligucibario® (che da tanti anni non sono poi pochi) suggerisco dunque, in quest’occasione, la lettura di &#8220;Tagli scelti&#8221;, una raccolta di materiali a firma Rebora che Slow Food pubblicò nel 2009, prefata proprio da Petrini, a cui poi Rebora dedica qualcosa di più che un affettuoso saluto finale.</p>
<p>Sono testi, tuttora preziosi, sempre in difesa della qualità alimentare, dei cibi autentici e puliti, e di rispetto assoluto per quelle filiere corte che debbono fronteggiare l’irruenza della globalizzazione e di quelle microeconomie oggi troppo a rischio estinzione (io ebbi la fortuna di conoscere anche Luigi Veronelli, e su quel rispetto poggio ogni giorno il mio lavoro).</p>
<p>Sono testi, tuttora preziosi, che innescano riflessioni a getto continuo, e fornirebbero centinaia di spunti per quella che ormai definiamo (l’espressione non mi entusiasma) public history, ovvero una divulgazione della storia autorevole ma non accademica, e che attraverso l’indagine di aspetti talvolta, sinora, trascurati, produca nuove acquisizioni.</p>
<p>A pagina 257 di &#8220;Tagli scelti&#8221; v&#8217;è tra l&#8217;altro un articolo, uscito originariamente su &#8220;Il Secolo XIX&#8221; del 12 ottobre 2004, che Rebora intitola &#8220;OGM? No, grazie, preferisco essere libero di mangiar bene&#8221;&#8230; Come sempre, personalmente credo che alle parole di Rebora, dettate dal buon senso prima ancora che dalla competenza culturale, vi sia ben poco da aggiungere.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Mia cara Sampierdarena</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2026 08:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Mercoledì 27 maggio alle ore 17, presso la Sala Blu del Centro Civico Buranello – Biblioteca Civica Gallino di Genova-Sampierdarena, si terrà l’incontro “La civiltà della forchetta. Giovanni Rebora, cibi, comunità”. L’appuntamento, a cura di Umberto Curti, è dedicato alla figura di Giovanni Rebora, tra i principali ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/mia-cara-sampierdarena/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/mia-cara-sampierdarena/">Mia cara Sampierdarena</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/buranello_gallino_giovanni_rebora_27052026_.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-30130" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/buranello_gallino_giovanni_rebora_27052026_-212x300.png" alt="buranello_gallino_giovanni_rebora_27052026_" width="212" height="300" /></a></p>
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<p><em>Mercoledì 27 maggio alle ore 17, presso la Sala Blu del Centro Civico Buranello – Biblioteca Civica Gallino di Genova-Sampierdarena, si terrà l’incontro “La civiltà della forchetta. Giovanni Rebora, cibi, comunità”. L’appuntamento, a cura di Umberto Curti, è dedicato alla figura di Giovanni Rebora, tra i principali studiosi italiani della storia dell’alimentazione. In forma di dialogo con Federico Rebora, l’incontro ripercorre il profilo umano e professionale del Professore, intrecciando ricerca storica, memoria familiare e cultura del territorio. Un’occasione per ripercorrere anche la Sampierdarena del Novecento e le sue antiche trattorie, tra memoria urbana e identità popolare.</em></p>
<p>Un filosofo vissuto tra Otto e Novecento, che conobbi &#8211; ahimé una vita fa &#8211; quand&#8217;ero liceale, scrisse che &#8220;l&#8217;origine è la meta&#8221;.<br />
Mio padre Alfredo Curti, sampierdarenese doc (era nato nel 1915 * in via G.B. Monti), dopo una vita a tratti avventurosissima, che lo condusse anche tra gli indios del Mato Grosso * , è sepolto nel cimitero della Castagna di Sampierdarena, ove sovente salgo a fargli visita. Il suo lungo viaggio ebbe una circolarità che lo ricondusse dond&#8217;era salpato.</p>
<p>Forse è quest&#8217;origine paterna, mista ad un poco di nostalgia, il cordone ombelicale che mi lega stretto stretto a Sampierdarena. E quando gli impegni me lo consentono, mi reco là a far la spesa il sabato mattina, con Luisa Puppo, ho i miei favolosi &#8220;pusher&#8221; &#8211; da Via Dottesio a Via Rolando &#8211; di teste in cassetta, di tortine Sacher, di gnocchi col pesto&#8230; Senza tessuto commerciale, i luoghi via via si spengono, ed è impressionante constatare quanto ciò si riveli quando ormai è troppo tardi.</p>
<h2>Civiltà della forchetta. Giovanni Rebora, cibi, comunità</h2>
<p>Mi rende dunque molto felice, <strong>mercoledì 27 dalle h 17.00</strong>, <strong>rievocare &#8211; insieme al figlio Federico</strong> &#8211; la figura del <strong>Professor Giovanni Rebora</strong> (1932-2007), insigne studioso di storia medievale ed agraria. Rebora infatti era sampierdarenese, forse &#8211; come lo sentii dire &#8211; con ascendenze verso quei Langenses menzionati nella <a href="https://www.ligucibario.com/tavola-bronzea-io-turista-nella-mia-citta/" target="_blank">Tavola Bronzea</a>, ed era un paladino delle autenticità e un avversario delle retoriche.<br />
<strong>&#8220;Civiltà della forchetta. Giovanni Rebora, cibi, comunità&#8221;</strong> è l&#8217;evento presso la <strong>Sala blu del Centro Civico Buranello</strong> (in Via Buranello, ingresso anche da Via Nicolò Daste) che abbiamo ideato per conversare di storie, di luoghi, di abitudini, di piatti, di vini, anche e preziosamente ispirandoci alla produzione saggistica di Rebora ** , uno storico dell&#8217;alimentazione che &#8220;rinnovò&#8221; una disciplina e a cui dobbiamo molte intuizioni. <a href="https://www.ligucibario.com/storia-alimentazione-identita-ligure-curti-rebora/" target="_blank">Storia dell&#8217;alimentazione e identità ligure attraverso lo sguardo di Giovanni Rebora</a> sono il tema di un approfondito articolo (con video) che ho pubblicato qui su Ligucibario®.</p>
<h2>Sampierdarena nel Novecento: vita quotidiana, cultura popolare e trattorie storiche</h2>
<p>Ma anche un evento per ripercorrere, con sintesi suggestive, la <strong>Sampierdarena delle trattorie</strong>, dal &#8220;Toro&#8221; alla &#8220;Gina&#8221;, i report gastronomici di Mario Soldati, le atmosfere e gli aneddoti di una stagione che talvolta pare ancora vivissima. Le <a href="https://www.ligucibario.com/sampierdarena/" target="_blank">antiche trattorie di Sampierdarena</a> furono nel 2019 protagoniste di un partecipato incontro da me tenuto presso la Biblioteca Civica Berio.<br />
Quest&#8217;articolo non vale dunque solo da invito all&#8217;incontro di mercoledì 27. A quei Lettori di Ligucibario® (che da tanti anni non sono poi pochi) i quali non la conoscessero a fondo, suggerisco anche una visita non frettolosa a Sampierdarena, che saprà incantarvi con le sue ville storiche, i portici di Via Cantore, le mille botteghe, e qualche crêuza superstite verso le alture &#8220;fortificate&#8221;. Buona passeggiata!</p>
<p>* all&#8217;epoca Sampierdarena era ancora Comune autonomo. Fu annessa alla &#8220;Grande Genova&#8221; in epoca fascista (1926)<br />
** &#8220;Civiltà della forchetta&#8221; uscì edito da Laterza nel 1998. Si suggerisce anche la lettura di &#8220;Tagli scelti&#8221;, edito da Slow Food nel 2009<br />
<strong><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Umberto Curti</a>, </strong>Ligucibario®<strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/umbi-versa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25121" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/umbi-versa-245x300.jpg" alt="umbi versa" width="245" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Ricordando Giovanni Rebora. Alla Biblioteca Saffi cibi e identità</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2026 08:09:36 +0000</pubDate>
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<p>Dinanzi al consueto pubblico, numeroso e partecipe, di Biblioteca Civica “Saffi”, luogo che la direttrice Elena Ghigliani sa rendere dinamico e frequentato, si è svolto l’incontro “Civiltà della forchetta. Giovanni Rebora, cibi, comunità”, che ho avuto il grande piacere di ideare coinvolgendo Federico Rebora, figlio dello studioso, Luca Lo Basso, docente dell’Università di Genova e già allievo e collaboratore di Rebora, e Anna Maria Campello, vicepresidente de “I Liguri nel mondo” e Ambasciatrice onoraria di Genova.</p>
<p>Il tempo, insieme a tutti costoro, è risultato un buon tempo, scivolato via rapidamente. Mia intenzione era costruire un ricordo di Rebora che, in qualche modo, non sarebbe spiaciuto a Rebora stesso: ovvero vissuto, schietto, concreto, lontano dalle retoriche e dai formalismi di tante commemorazioni. Un ricordo che restituisse il più possibile la caratura e gli esiti delle sue ricerche, la sua saggistica, ma anche gli aspetti caratteriali e un po’ più privati dell’uomo e del padre di famiglia.<br />
Gli anni, beninteso, volano, io stesso conobbi Rebora nel 1982, a momenti pare ieri e a momenti un millennio fa.</p>
<p>Ciascuno di noi ha dunque portato la voce delle proprie competenze e dei propri sentimenti, nel caso di Federico Rebora sentimenti più che mai profondi e vivi, e debbo dire che le tante persone del pubblico le quali si sono poi mostrate entusiaste, e in qualche caso commosse, hanno confermato come l’iniziativa sia andata davvero a buon fine, e – per dirla con Orazio – sia riuscita a <em>prodesse et delectare</em>.</p>
<p>Rebora del resto fu maestro nel tracciare una strada, nel posizionare il cibo come modo d&#8217;essere delle comunità. Nel trasmettere la capacità  di leggere i documenti (notarili, commerciali&#8230;) per comprendere appieno i fenomeni sociali ed economici. Il suo determinismo, la sua &#8220;cliometria&#8221;, è oggi il credo di tutti i migliori storici.</p>
<p>Ringrazio quindi, con parole sincere e non di rito, anzitutto i miei “compagni” di viaggio, Federico, Luca, Anna Maria.<br />
Ringrazio poi i miei allievi (Giuseppe, Susanna) che ancora una volta si sono scomodati per sopportare le mie parole.<br />
Ringrazio coloro, in primis Marisa Burlando di GAU, che mi hanno proposto di dare un sèguito a quanto avvenuto (proposta accettata!).<br />
Ringrazio chi non ho potuto salutare individualmente (e sono stati tanti).<br />
Ed infine – ma non per ultimi – ringrazio i vari media che hanno tempestivamente coperto la notizia, “Il Secolo XIX”, “Liguria Notizie” (Luca Bartesaghi), “Liguria Food” (Dario Sabatelli)…</p>
<div id="attachment_30067" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/secoloxix.jpg"><img class="size-medium wp-image-30067" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/secoloxix-300x293.jpg" alt="articolo su &quot;Il secolo xix&quot; del 5 maggio " width="300" height="293" /></a><p class="wp-caption-text">articolo su &#8220;Il secolo xix&#8221; del 5 maggio</p></div>
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<p>Invito inoltre gli Amici di Ligucibario® (che da tanti anni non sono poi pochi) a &#8211; come si suol dire – <strong>stay tuned</strong>, perché ad esempio già mercoledì 27 maggio presso la Biblioteca Civica “Gallino” di via Daste 8A a Sampierdarena è in cantiere, per le h 17.00, un ulteriore incontro dedicato a Giovanni Rebora, nel quale &#8211; di nuovo col figlio Federico &#8211; percorreremo anche le atmosfere (e le trattorie cui tante ricerche ho dedicato) di una Sampierdarena di alcuni decenni fa&#8230;</p>
<p>Infine, chi già qui e adesso gradisse approfondire la figura di Giovanni Rebora può connettersi <a title="giovanni rebora" href="https://www.ligucibario.com/storia-alimentazione-identita-ligure-curti-rebora/" target="_blank">a questo articolo</a>, del 22 aprile quando l&#8217;evento iniziava a prender forma, articolo completato anche da un video che abbiamo appositamente girato qualche tempo fa presso la “Saffi”. Buona lettura, pertanto, e buona visione!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Per una storia dei genovesi a tavola</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 09:38:07 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29966" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cima1.jpg"><img class="size-medium wp-image-29966" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cima1-300x252.jpg" alt="cima genovese" width="300" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">cima genovese</p></div>
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<p>Ci avviciniamo al 5 maggio, data in cui presenterò alla Biblioteca Civica “Saffi” di Genova-Molassana il bellissimo saggio “Civiltà della forchetta” di Giovanni Rebora, uscito alcuni anni fa e certamente non dimenticato da chi fa il mio mestiere…</p>
<p>In questi giorni, parlando dell’iniziativa, anche ed anzitutto nelle aule di formazione dove Luisa Puppo ed io svolgiamo le rispettive docenze, talvolta risulta necessario recuperare qualcosa circa la biografia di Rebora, i luoghi a cui fu legato, e il clima culturale in cui cominciò a produrre alcuni dei suoi notevoli saggi.</p>
<p>Io lo conobbi circa 44 anni fa, quando &#8211; da matricola universitaria qual ero &#8211; mi aggiravo un po’ sperduto per i diversi e solenni istituti di cui si componeva la Facoltà di Lettere, rimbalzando fra le lezioni.</p>
<p>Rebora operava a Balbi 6, ricordo ancora quelle scalinate, ed il suo modo di “fare” ricerca e d’insegnare i fatti economici e agrari s’ispirava anche alla grande lezione della storiografia francese d’anteguerra (tra cui gli “Annales” di Bloch e Febvre), e si connetteva a Braudel, altro storico di vaglia, che ammirò Genova e che Rebora condusse anche in cerca&#8230;di trippe e gelati.</p>
<p>Poiché i fenomeni socioeconomici anche “minuti” e quotidiani consentono di comprendere il divenire delle comunità meglio di tutti gli altri, è ovvio che progressivamente l’enogastronomia attirasse – certo con un approccio non modaiolo – l’interesse di Rebora, maestro nello spulciare i documenti che raccontano la vita attraverso i vari periodi storici.</p>
<p>E non a caso l’8 marzo 1983 Rebora fu al centro di un Convegno a Imperia, sulla dieta cosiddetta mediterranea (concetto di cui oggi un po&#8217; si abusa?), i cui Atti rappresentano tuttora una lettura preziosa…</p>
<p>Per Rebora il cibo costituiva un modo di essere delle persone e dei ceti di appartenenza, e dunque chiariva molti aspetti anche della genovesità e della Liguria. Genova per secoli fu una città straricca, connotata da uno scarso “contado”, e pertanto chiamata a produrre risorse di eccellenza (dai limoni, ad alcuni vini, alle stoffe…) per importare quel che le occorreva, in primis il grano, o che le piaceva, per garantirsi un alto benessere. In tal senso la pasta di grano duro valse a lungo da cibo della domenica, si moltiplicarono i formati, e a coronamento di quel business non dimentichiamo che ad Imperia sorse nel 1887 il grande stabilimento della “Agnesi”, nata nel 1824 a Pontedassio.</p>
<p>Molti piatti genovesi non sono semplici, implicavano materia prima di qualità, lavorata con pazienza, e via via nei secoli si affermarono i ravioli, la cima (forse il piatto più complesso di tutta la cuciniera ligure), le gattafure, le cotture “accomodate”, le zuppe di pesce, la pasticceria secca e il pandolce (alto!)…</p>
<p>Le famiglie abbienti disponevano beninteso di cuochi, e prediligevano la carne di prima scelta (ovvero vitella), mentre i ceti più poveri (anzitutto i camalli) s’appoggiavano a trattorie e sciamadde, dove (seduti su lunghe panche gomito a gomito coi vicini) trovavano farinate, minestroni, trippe, vin brusco. Le ultime trattorie di quel tipo furono forse quelle di metà ‘900 a Sampierdarena (“Toro”…) * , ma per fortuna qualche sciamadda – sulla scia della “Carlotta” di Sottoripa ** &#8211; sopravvive con successo nei carruggi, oggi frequentata anche da turisti ammaliati dai nostri finger food.</p>
<p>Lo stoccafisso ovviamente si diffuse (esplosivamente) dopo che il naufrago Querini lo scoprì alle Lofoten.</p>
<p>Il pesce tuttavia non seduceva granché, ma le acciughe, pane del mare, per alcuni mesi erano molto pescate, e poi lavorate in cento modi, si tratta infatti di un pesce-conserva, di un pesce-condimento.</p>
<p>Le doti mercantili e imprenditoriali &#8211; alla base di un proverbio quale “Ianuensis ergo mercator” &#8211; consentivano ai genovesi d’insediarsi con successo in alcune aree e di dedicarsi a lucrosi commerci, ma al tempo stesso in alcune di quelle aree (a clima tropicale o quasi) essi seppero abbondantemente coltivare la canna da zucchero, che in patria rafforzava l’attività dei confiseur, i canditori (la tecnica è arabo-greca, e non a caso si diffuse anche a Venezia). Costoro, con la scoperta del Nuovo Mondo e l’arrivo delle fave di cacao, divennero poi anche eccelsi chocolatier, l’amarume della tostatura (lo scopriamo in Paul Valéry) si diffondeva intensamente nelle strade di Genova.</p>
<p>Si candivano splendidamente le arance, originarie dell’Asia come del resto anche i chinotti, e sulla Riviera di ponente attecchì la varietà Pernambuco (Washington Navel), assai versatile.</p>
<p>Anche di questo – debitori a “pionieri” quali Rebora &#8211; parleremo il 5 maggio, a testimoniare che la storia dell’alimentazione è foriera di mille insegnamenti, perché un popolo (a maggior ragione sul Mediterraneo, mare antico nelle parole di Raffaele La Capria, mare che unisce) è ciò che ha coltivato, allevato, pescato, commerciato… Diacronia significa, oggi come ieri, relazione.<br />
* Rebora stesso era sampierdarenese<br />
** la “Carlotta”, ostessa quanto mai dinamica sia ai fornelli sia in cassa, prevedeva come unico antipasto i muscoli, poi tra i primi spiccavano la zuppa di pesce e le tagliatelle all’uovo, insieme alla pasta condita con sugo o pesto. I funghi figuravano spesso tra le specialità della casa, e quanto ai piatti di pesce si gustavano l’aragosta, la buridda, e il pesce “allo scabeccio”. Ma naturalmente una portata imprescindibile era quella torta Pasqualina che commuoveva il noto giornalista Giovanni Ansaldo (nipote del fondatore dell’Ansaldo), il quale in un libriccino rivolgeva un accorato appello proprio alla Carlotta: “Bisogna che difendiamo il nostro buon nome sin d’ora. Se no, come adesso dicono che l’America l’hanno scoperta gli spagnoli, di qui a due secoli diranno che la torta pasqualina l’hanno inventata i milanesi”…</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Civiltà della forchetta. Rebora in biblioteca</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:30:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Sono trascorsi circa 44 anni da quando sentii in un’aula universitaria (“di Balbi 6”) una lezione di Giovanni Rebora… E l’8 marzo del 1983 s’inaugurò a Imperia quel Convegno sulla dieta mediterranea, caldeggiato da Rebora, i cui Atti sono tuttora una lettura preziosa. Nel 2027 ricorrerà ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/civilta-della-forchetta-rebora-in-biblioteca/">leggi tutto</a></p>
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<p>Sono trascorsi circa 44 anni da quando sentii in un’aula universitaria (“di Balbi 6”) una lezione di Giovanni Rebora… E l’8 marzo del 1983 s’inaugurò a Imperia quel Convegno sulla dieta mediterranea, caldeggiato da Rebora, i cui Atti sono tuttora una lettura preziosa.</p>
<p>Nel 2027 ricorrerà il ventennale della sua scomparsa. O Professö, se ben ricordo, se ne andò poco tempo dopo un viaggio a Zurigo, una sorta di roadshow ove aveva accompagnato insieme a Vincenzo Gueglio i ristoratori della Val Graveglia (La Brinca, I Mosto, I Barba) e le loro ricette.</p>
<p>Di Rebora ho già scritto molto (<a title="giovanni rebora" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rebora-giovanni/" target="_blank">link qui</a>), e non vorrei ripetermi. Ma in questi giorni con Biblioteca Civica “Saffi” di Genova-Molassana ho cantierato una duplice iniziativa (un video sulla figura dello studioso e il 5 maggio prossimo una presentazione di “Civiltà della forchetta”, forse il suo saggio più noto * ), la quale vorrebbe anche essere un’anticipazione di quel che Ligucibario® porrà in essere l’anno prossimo.</p>
<p>Rebora era nato a Sampierdarena, da una famiglia di modeste origini. E da qualche anno a Sampierdarena v’è un ponte che porta il suo nome, stavolta la città è stata tempestiva e non matrigna.</p>
<p>Qualche volta, non a caso presso la trattoria “Baccicin du caru” di Mele, luogo del buon mangiare reboriano come pochi, ho incontrato uno dei suoi figli, il quale mi raccontava anche talune predilezioni paterne a tavola, le ricette senza fronzoli, i taglierini verdi col “töccö”, le zucchine ripiene, i vini rossi di corpo (<a title="barbera del professore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/barbera-del-professore/" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>So poi che con uno dei mille suoi illustri colleghi, Fernand Braudel, cantore della mediterraneità, Rebora s’aggirava per i carruggi in cerca di trippe e di gelato&#8230;</p>
<p>Della loro lezione è rimasto molto, in primis una nuova capacità di leggere e di scrivere la storia. Ovvero l’intuizione (originariamente di Bloch e Febvre sugli “Annales”) che attraverso la microstoria si interpreti adeguatamente il modo di essere delle comunità. Rebora indagò i cibi di bordo, le spezie, il trasporto e il pricing delle merci, lo stoccafisso…, capovolgendo alcune prospettive sin lì usuali.</p>
<p>E in tal senso il cibo (ovvero l’agricoltura, il commercio, la pastorizia, l’import-export…) emergeva nei suoi scritti sempre come tema “politico”, chiarendoci gli aspetti socioeconomici nonché culturali che connotano un tempo e un luogo.</p>
<p>Il video cui accennavo sarà presto online, mentre la conferenza del 5 maggio alle h 17.00 è progetto “in progress”, poiché vorrei allargarlo ad altre voci. Sia come sia, stay tuned!</p>
<p>* editore Laterza (Bari), 1998<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>I pasticceri svizzeri a Genova</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 11:20:15 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29867" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/017.jpg"><img class="size-medium wp-image-29867" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/017-300x225.jpg" alt="spongata" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">spongata</p></div>
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<p>Sono davvero lieto dell’uscita del saggio (di cui vi consiglio caldamente la lettura) “La dolce vita”, a firma del giornalista Lorenzo Cresci, edito da Multiverso.</p>
<p>Queste pagine ripercorrono la felice “calata” dei pasticceri (talvolta cioccolatieri) svizzeri in Italia e particolarmente in Liguria, a partire dal 1694.</p>
<p>Per me, che ho dedicato tanti anni di studio alla <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/spongata/" target="_blank">spongata</a> (il cosiddetto “dolce della Via Francigena” che dalla Padanìa giunse anche a Sarzana, dov&#8217;è chiamato <a href="https://www.ligucibario.com/spungata-spungatae-magnifica-sarzana/" target="_blank">spungata</a>), i pasticceri svizzeri sono un salto indietro nel tempo, e in particolare all’inverno nevoso – era il 2014? &#8211; in cui Luca Traverso, mio brillantissimo allievo in un corso per panettieri, a bordo del suo camper viaggiò tra Crema, Brescello, Busseto, Pontremoli…, in cerca di botteghe storiche e di spongate da portarmi.</p>
<p>Lorenzo Cresci ci racconta di bussolai e offellieri che nei secoli passati s’insediarono con successo a Firenze, a Napoli, a Trieste, a Genova, a Chiavari, a Sanremo…, con ricette (e caffè) d’elezione. Membri di comunità che, per dir così, crescevano di pari passo al business, anche a Genova (leggimi anche circa <a href="https://www.ligucibario.com/genova-a-zurigo-per-fespo/" target="_blank">Genova e Svizzera, una lunga amicizia</a>).</p>
<p>Chifferi, semeli, biscotti…</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/chifferi/" target="_blank">Chifferi</a>, semeli, biscotti… E’ ovvio che oggi in città balzino subito in mente il nome di Klainguti e della Pasticceria Svizzera di Albaro, ma artigiani elvetici del gusto operarono in via Giulia (l’attuale via XX settembre), via San Luca, via Balbi, piazza Banchi, via Lomellini, piazza San Domenico (l’attuale piazza De Ferrari), piazza Fossatello, nonché (e a quei tempi si trattava ancora di Comuni autonomi) a Sampierdarena, a Sestri Ponente…</p>
<p>La loro arte dolciaria punteggiò di profumi tante strade del centro, ed è dunque doveroso ricordarne l’impegno e le capacità. Buona lettura!</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Metti una sera a Sampierdarena da &#8220;Pinto&#8221;…</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 13:26:37 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29001" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/pinto1.jpg"><img class="size-medium wp-image-29001" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/pinto1-300x216.jpg" alt="la macelleria equina &quot;pinto&quot; a sampierdarena" width="300" height="216" /></a><p class="wp-caption-text">la macelleria equina &#8220;pinto&#8221; a sampierdarena</p></div>
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<p>Ho un cordone ombelicale che mi lega a Sampierdarena (mio padre nacque in via G.B. Monti ed è sepolto alla Castagna&#8230;), e non a caso Ligucibario® le ha già dedicato tanti contenuti affettuosi, anche ricostruendo la storia delle sue antiche, gloriose trattorie (il Toro alla Coscia, la Gina al Campasso…). E la “Macelleria equina Pinto” in via Dottesio 57 R non è un indirizzo dove càpito per caso. Quando il lavoro e il tempo me lo concedono mi piace infatti praticare acquisti di qualità presso botteghe di quartiere che profumano di famiglia, di artigianalità, di dedizione. Che “Pinto” sia una macelleria (anche) equina lo s’intuisce già grazie all’interessante pannello appeso ad una parete, in cui si dettagliano le caratteristiche e le parti dell’animale. E’ una carne che piace, competitiva nel prezzo, e si consuma anche cruda, in splendide tartare (provare per credere anzitutto a Parma…). Va acquistata di fresca macellazione. Risulta magra poiché il grasso è copertura e s’asporta (carne dunque bassa quanto a colesterolo), è poco calorica, di solito assai digeribile, e notoriamente proteica, ricca di ferro e vitamine del gruppo B, con valido contenuto di omega-3, e dunque la prediligono anzitutto gli atleti, le persone affette da anemia, le donne in stato interessante, e talora la suggeriscono i pediatri…</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/pinto2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29002" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/pinto2-300x250.jpg" alt="smart" width="300" height="250" /></a></p>
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<p>“Pinto” aprì i battenti – dalla Lucania per così dire &#8211; nel 1948, e tuttora s’ispira ad una bella frase dei titolari reperibile online, ovvero che “il macellaio è una persona che trasforma il mondo animale in mondo alimentare e svolge una funzione sociale eticamente molto importante, che deve avere anche rispetto dell’animale”. Le ricette equine più note (molte regioni italiane storicamente mangiano carne di cavallo e d’asino) spaziano dal tapulon novarese – che mangiai squisito una vita fa al “Monte Ariolo” &#8211; alla pastissada de caval veronese, perciò in cucina ci si può sbizzarrire con creatività. Personalmente, tuttavia, da “Pinto” mi rifornisco quasi sempre di prosciutto cotto, e di testa in cassetta (toscana) e mortadella, i miei due acquisti anche di ieri sera. Agli amici Lettori di Ligucibario® – che da tanti anni non sono poi pochi, fors’anche perché si tratta di un sito senza inserzioni pubblicitarie… – mi permetto dunque di suggerire, viste anche le imminenti Festività natalizie, una visita a questo forziere di cose buone, dove oltre alle carni e agli affettati troverete conserve, uova ecc., e dove sarete serviti davvero con competenza e cortesia.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a></p>
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<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Genova 1876. Cosa succede in città?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2025 08:29:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/friedrich-nietzsche-67543_640.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26249" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/friedrich-nietzsche-67543_640-225x300.jpg" alt="friedrich-nietzsche-67543_640" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Nel 1876 il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, 32enne, giunge per la prima volta a Genova. Nell&#8217;opera La Gaia Scienza (Die fröhliche Wissenschaft, 1882-1887) così descrive la città: &#8220;Mi son guardato per un bel pezzo questa città, le sue villette e i parchi e il circolo vasto delle sue colline e declivi abitati; devo dire infine che vedo volti di generazioni scomparse; questa contrada è disseminata di simulacri di uomini arditi e signori di sé. Essi hanno vissuto e hanno voluto continuare a vivere, questo mi dicono con le loro case edificate e abbellite per i secoli e non per l&#8217;ora fuggitiva; si sentono ben disposti verso la vita, per quanto malvagi potessero spesso essere stati con sé stessi&#8221;.</p>
<p>L’Ansaldo a Sampierdarena vara la sua prima nave in ferro, il Regio Avviso ‘Staffetta’ di 1800 tonnellaggio con 1700 cavalli di potenza, e deciderà poi, nel 1886, di trasferire le proprie costruzioni navali a Sestri, borgo ricco di maestranze e dotato di una spiaggia ampia e di giusta pendenza, acquistando all’uopo il cantiere Cadenaccio.</p>
<p>Don Agostino Roscelli (Bargone di Casarza 1818 &#8211; Genova 1902) fonda l’Istituto delle suore dell’Immacolata dedite alla commendevole missione di istruire e formare alla vita le giovani bisognose di imparare una professione perbene e con essa garantirsi un avvenire&#8230; I tempi, in quel momento storico ed economico, erano come si suol dire difficili. Pio IX gli aveva detto “Deus benedicat te et opera tua bona<em>”. </em>La prima scuola s’avvia quindi nell’area (allora periferica) di Borgo Pila, frequentabile da qualunque classe sociale, e adattandosi alle prescrizioni del Ministero allarga il proprio raggio d’azione oltre il corso elementare. Don Roscelli, sepolto alla morte in Santa Maria del Prato ad Albaro, sarà poi canonizzato dal pontefice Giovanni Paolo II nel 2001.</p>
<p>Infine, nel 1876 apre la caffetteria Mangini in piazza Corvetto, una piazza appena costruita, in forma vagamente ellittica per integrarsi al contesto urbano preesistente. Mangini, tempio oggi come ieri di cose buone, ha conservato in 150 anni di vita la propria impronta un po’ rococo. Nel tempo vi si sedettero personalità di spicco, l’attrice parigina Sarah Bernhardt, l’attore Gilberto Govi, i poeti Eugenio Montale e Camillo Sbarbaro, e Sandro Pertini quando, da spirito fiero e socialista, dirigeva il quotidiano “Il Lavoro” (al più rimpianto Presidente della Repubblica è intitolata la sala interna del locale, e chi voglia approfondirne la figura può visitare la casa-museo a Stella San Giovanni, a pochi km da Savona).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
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