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	<title>Ligucibario &#187; melogno</title>
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		<title>Dal “Din” io sono un uomo fortunato</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 18:56:03 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/DIN.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26517" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/DIN-233x300.jpg" alt="Din Colle del Melogno" width="233" height="300" /></a></p>
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<p>Frequento <strong>Calizzano</strong> da infinite estati, e “Din” è quindi uno dei luoghi dai quali, in un certo senso, non si può prescindere. Tanti anni fa (2003…) sedevo sovente nella sala interna, dove – grazie al clima quasi già montano della zona – talora si gustava polenta coi formaggi anche quando molti bagnanti, nel frattempo, affollavano le spiagge della Riviera finalese… “<strong>Ci troviamo da Din</strong>”, o dal Din, è peraltro un’espressione rimasta attuale anche presso ciclisti e mtbikers, perché siamo su una balconata fronte mare magnifica, che risulta anche crocevia verso i “pistini” di <strong>Pian dei Corsi, il lago di Osiglia, la magica faggeta del Melogno… “</strong>Din” è oggi un front-line tutto femminile (Lara, Martina, Paula) che non esito a definire solerte: sarà che <strong>Luisa Puppo</strong> ed io pratichiamo sempre l’arte della buona educazione – merce rara ormai &#8211; , ma da “Din” in cambio riceviamo sorrisi e servizio premuroso. Lara e Martina sono madre e figlia, mentre Paula (con cui ho scambiato qualche parola non frettolosa) proviene dall’Argentina, via Campobasso in Molise, le piacciono questi luoghi, e traguarda col marito una vita di buon lavoro e di serenità.</p>
<p>Il menu è andato negli anni positivamente alleggerendosi, limitato nel numero di proposte ma davvero ben costruito: nel tempo io ho assaggiato <strong>il tagliere “rustico” di antipasti misti (una decina, pressoché deliziosi, ivi compresa la frittata con la maggiorana!), i croccanti taglierini variamente conditi, la cima, la polenta con la salsiccia bovina di Galese (valoroso macellaio di Osiglia), le torte maison fra cui crostate alla frutta con gelato, e talora un dolce al cocco che letteralmente ridesta i defunti</strong>. Qualche calice di vino interessante e qualche birra non banale completano, con la gentilezza di Martina e Paula, l’offerta. Buon appetito quindi da Ligucibario® (come sempre sottolineo, per i Lettori che meno mi frequentano, che non esiste né mai esisterà alcun rapporto commerciale con le realtà di cui scrivo).</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>Negli orti di Calizzano</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2022 15:18:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/08/foto-pomodori.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21146" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/08/foto-pomodori-300x179.jpg" alt="smart" width="300" height="179" /></a></p>
<p>Negli orti di Calizzano</p>
<p>Christian (della famiglia dei proprietari dell’ortofrutta di <strong>Calizzano</strong>) è da alcuni anni un amico con cui dialogare di agricoltura, talora “sconfinando” altrove. E’ ben più giovane di me (purtroppo), ma da molti anni la vita negli orti costituisce la sua passione, oltre che il suo lavoro. I giorni scorsi ha invitato Luisa, me ed Angela Badano (che di professione è cuoca ed assai capace) a visitare quegli orti. Si è trattato, come immaginavo, di una bellissima esperienza. Durante la quale “esplorare” fra l’altro 36 varietà di <strong>pomodoro (tra cui un giallo senza semi e dalla buccia impercettibile), patate “come una volta” tra cui la quarantina e l’eccellente agria, la roveja o pisello dei campi, dal sapore dolcissimo, e fagiolane, carote…</strong> Christian s’ispira di fatto all’agricoltura sinergica (c’è in proposito un bel libro della permacultrice spagnola <strong>Emilia Hazelip</strong> che consiglio a tutti i Lettori, non sono poi pochi, di <strong>Ligucibario®</strong>), viceversa dissentendo da alcuni “fondamenti” di quell’agricoltura elementare che si lega al “non metodo” di Gian Carlo Cappello. Aldilà tuttavia dei nomi, da <strong>Rudolf Steiner</strong> in poi, che si vogliano dare alle teorie e agli approcci operativi (anche il vino ormai è biodinamico, naturale, resiliente, ancestrale, uffa che tedio…), la località di Calizzano, come ben noto e come ovvio, dal punto di vista pedoclimatico – quasi montagna, tra splendidi faggi e castagni &#8211; favorisce alcune coltivazioni ma ne penalizza altre (negli anni ho visto ad esempio non poco <strong>basilico ostacolato dalla peronospora…</strong>). Si tratta dunque, a maggior ragione in questo tempo ostile di cambiamenti climatici, genetiche modificate, crisi socioeconomiche ovvero alimentari, di “aggregare” quanto di meglio possa provenirci dalle diverse discipline e strategie, per un’agricoltura di qualità, equa, pulita, sostenibile, eccetera eccetera eccetera. <strong>Sovescio, rotazione delle colture, consociazione, pacciamatura, tanto per dire, e niente chimica, niente sementi “industriali”, niente bombe d&#8217;azoto, niente OGM.</strong> Per me, che da tanti anni mi batto (nei corsi che tengo, nei libri che scrivo, nei convegni cui partecipo, ed anche online…) per <strong>filiere più brevi, cultivar autoctone, ricette della memoria, buonessere</strong>, figure come Christian sono reali boccate d’ossigeno. Passate a fargli visita nella bottega sotto i portici dove la <strong>provinciale 490 del Melogno</strong> salendo da Finale entra in paese, potrà così raccontarvi di persona i molti prodotti che la sua terra genuinamente offre al nostro palato. <strong>Feel the difference</strong>, e salutatelo affettuosamente da parte mia. Se poi siete curiosi di cultivar liguri, <a title="umberto curti ligucibario alfabeto del gusto" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/" target="_blank">a questo link</a> (scorrendo sino alla lettera &#8216;P&#8217;) trovate sulla mia piattaforma tutte le varietà di patate più significative&#8230;</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Comunitas felix, a Calizzano 30 anni di &#8220;K2&#8243;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 09:26:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-palloncini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21085" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-palloncini-190x300.jpg" alt="smart" width="190" height="300" /></a></p>
<p>Comunitas felix, a Calizzano 30 anni di &#8220;K2&#8243;</p>
<p>I due gelati migliori della Liguria (lo scrive uno che ne ha gustati un po’ in tutto il mondo…) sono quelli del <strong>caffè-pasticceria “K2” in via XXV aprile a Calizzano</strong> e quelli di “Biagi” in via Muccini a Sarzana. Due esperienze mistiche, che creano dipendenza.</p>
<p>Il “K2” nei giorni scorsi ha compiuto 30 anni di attività, con un’allegra apericena condita da musica live e conclusa da una rituale fetta di torta con calici di brindisi. Uno staff tutto al femminile volteggiava tra i tavoli assicurando efficienza e sorrisi.</p>
<p>Il locale aprì nel 1963, ma l’attuale gestione lo conduce dal 1° luglio 1992. Molte cose buone sono scorse da allora sotto i ponti, sino ad un presente che via via ha il “tocco” di <strong>Alessia, una delle figlie di Adriana e Paolo</strong>, ingegnera civile che poi ha conosciuto l’alta formazione dell’Alma di Colorno e deciso di realizzarsi rimanendo nel suo borgo natio e nel laboratorio di famiglia… Sono sue, inconfondibilmente sue, le parole che seguono: ”…desidero che il paese continui a vivere di una luce propria tanto luminosa da rendere le persone positive perché un sorriso in più è meglio di uno in meno, questo sia nella vita sia dietro al bancone, anzi, dietro a mio figlio perché è così che sento il bar, mio, dentro all’anima e l’ho accudito e cresciuto come un membro della mia famiglia”.</p>
<p>Chi mi conosce e frequenta <strong>Ligucibario®</strong> sa quant’io da decenni mi spenda – con docenze, speech in convegni, webinar, <em>gustincontri</em>… &#8211; a favore di un turismo, in Liguria, non massificato e mordi-e-fuggi, bensì dinamico ed esperienziale (<a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/?product=libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts" target="_blank">questo è uno dei link</a> che suggerisco…), e quanto io in prima persona ami <strong>l’escursionismo</strong> e gli spazi “far from the madding crowd”, dove scoprire e “ascoltare” pian piano il senso delle comunità, il <em>genius loci</em>, i riti della tradizione, le cultivar autoctone, le filiere del <em>buonessere</em>… Da tanti anni non a caso adoro Calizzano (e <a title="umberto curti calizzano" href="https://www.liguriafood.it/2020/08/31/calizzano-profumo-comunita/" target="_blank">questo è un altro link</a> che suggerisco…), ad un passo da Finale Ligure via <strong>Melogno</strong>, e da Garessio e val Tanaro via <strong>Quazzo.</strong></p>
<p>Quasi trent’anni di lavoro e consulenze sul campo – con Luisa Puppo, ça va sans dire &#8211; mi consentono di pensare che, in termini di risultati e immagine, l’area di Calizzano varrebbe una miglior manutenzione complessiva del territorio e un piano propedeutico di micro-marketing idoneo a rendere più “strategica” la buona, anzi ottima, volontà di molti operatori commerciali, tanto più che nella <strong>centrale via Garibaldi</strong> e negli immediati dintorni si può mangiare splendidamente, si può praticare shopping di qualità (<strong>funghi, castagne, ortofrutta, carni e salumi, torte salate, pasticceria, miele e liquori, ceramica</strong>), si può vivere &#8211; e condividere &#8211; un tempo a misura d’uomo…</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-aperitivo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21086" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-aperitivo-225x300.jpg" alt="smart" width="225" height="300" /></a>Con tutto il cuore voglio auspicare che la progressiva fuoriuscita da questi anni tanto travagliati (dopo la pandemia ecco la guerra) produca finalmente nelle persone un diverso sentire nei confronti della <strong>sostenibilità ambientale, della biodiversità, delle generazioni future</strong>, cui altrimenti toccherà un pianeta sempre più inquinato e sempre meno abitabile (siccità, abbandono della montagna, inquinamento, deforestazione…).</p>
<p>E voglio auspicare che <strong>le microimprese a gestione famigliare</strong>, “cuore” instancabile e &#8220;cocciuto&#8221; del Paese, ma sovente alle prese con burocrazie ed altri pesanti fardelli, possano meritare un ruolo sempre più centrale in termini di ripresa socioeconomica, di presidio del territorio, di valorizzazione della qualità.</p>
<p>Storie come quella del “K2”, dunque, sono un toccante, magnifico, durevole segno che s’incide – umanamente prima ancora che professionalmente – nell’identità di un tempo e di un luogo.</p>
<p><strong>Felice compleanno e mille di questi giorni, Amici del “K2”!</strong> Senza il vostro gelato, e i vostri sorrisi di buon mattino, la vita sarebbe molto (ma molto) meno dolce!</p>
<p>Umberto Curti</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>A Finale Ligure i cedri per la marmellata</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 10:03:28 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/a-finale-ligure-i-cedri-per-la-marmellata/">A Finale Ligure i cedri per la marmellata</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/perti-chiostro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20030" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/perti-chiostro-300x225.jpg" alt="perti chiostro" width="300" height="225" /></a></p>
<p>A Finale Ligure i cedri per la marmellata</p>
<p>Leggevo nei giorni scorsi, tema che da sempre riguarda Ligucibario®, di <strong>frutti dimenticati</strong>, di <strong>biodiversità</strong> recuperate… Ho già segnalato che Ispra-Arpal ha di recente edito schede descrittive di alcuni frutti rappresentativi della <strong>Liguria</strong>, alcuni più noti (l’olivo <strong>colombaia</strong>, l&#8217;albicocca <strong>valleggia</strong>, i vitigni <strong>moscatello</strong>, <strong>ruzzese, scimiscià</strong>…) altri decisamente meno, di cui, sia come sia, urge una salvaguardia sempre militante, che possa nella giusta misura &#8220;ripromuoverli&#8221; anche nelle quotidianità alimentari e nella conoscenza da parte dei consumatori.<br />
Si tratta di arancia Armellun, olivo Gorgona, albicocca Valleggia, pero Buccun, castagno Buiasca, pero dell’Armella del seme, castagno Buinevera, pero Gastaldi, castagno Mundin-ne, pesco Dantin, castagno Pusielasca, pesco Dessiè, castagno Saigretta, pesco Michelini, cedro degli Ebrei, pummelo Sciadocco, ciliegio Camoglina, prugna Arselin-a, fico Amete, prugna Basaricatta, fico Negretta, prugna Buonboccone, fico Verdepasso, prugna Cateinetta, mela Bucapreve, prugna Negraà, mela Limonina, vite Moscatello di Taggia, mela Ciapelletta, vite Ruzzese, melo Muscin-a, vite Scimiscià, olivo Colombaia.<br />
E, di recente, ho dialogato anche con una famiglia, storicamente gestrice di agriturismi tra Calizzano e <strong>Finale Ligure</strong>, che in un’area (a me ben nota * ) benedetta dagli dèi ha messo a dimora anche numerosi agrumi, da cui ricava – di fatto in modo casalingo &#8211; ottime marmellate fra cui, la più “rara”, quella di <strong>cedro</strong>. Citrus medica è un arbusto da frutto di cui accenna già l&#8217;enciclopedista <strong>Plinio il Vecchio</strong>, e che in Italia, come risaputo, &#8220;leghiamo&#8221; anzitutto alla <strong>Calabria</strong><br />
In Liguria (Sanremo, Bordighera) si ha notizia di un &#8220;cedro degli Ebrei&#8221;, grosso, giallo citrino, dalla buccia consistente. Ovviamente, come il chinotto, teme le temperature rigide. Ha polpa presenziata da molti semi, acidula. La raccolta si svolge in luglio-agosto (importante <strong>festa di Sukkot</strong>/delle capanne/dei tabernacoli nel calendario ebraico&#8230;), e settembre-novembre per le produzioni agroalimentari di confetteria.<br />
A grandi linee il procedimento per la marmellata consiste nel raccogliere i frutti quasi maturi (ancora verdi di colore), come si fa coi chinotti. Vengono lavati e sbucciati. Si tiene la polpa e una parte di scorza, ed il tutto va a bagno in acqua per circa 2 giorni, al fine di togliere un poco di amarore. Poi si sbollentano i frutti mentre la scorza viene cotta a parte. In un secondo tempo si procede, per la marmellata, cuocendo la polpa, le scorze, e aggiungendo zucchero per una percentuale di circa 700 g per ogni kilogrammo di frutta. Si cuoce il composto sino a 57/59 brix (sostanza solida su soluzione liquida). A fine cottura si frulla tutto, si imbarattola a caldo ed infine si pastorizzano i vasetti in forno.<br />
Va da sé che queste marmellate, che raccontano terroir e filiere brevi, non sono solo strepitose <strong>su crostate di pastafrolla e dentro gobeletti </strong>(tipicità che Finale si &#8220;disputa&#8221; con Rapallo&#8230;), ma anche in accompagnamento a<strong> formaggi</strong> “di personalità”. Perché, cari Raffaele e Raffaellino, non traguardare dunque anche una <strong>mostarda</strong>, per quelle occasioni in cui i gourmet non resistono ad un bollito misto?<br />
* si tratta di <strong>Perti</strong>, antico &#8220;castrum&#8221; ad un passo sia dal magico faggeto del <strong>Melogno</strong> sia dalla patria del botanico <strong>Giorgio Gallesio</strong> (1772-1839), vedi U. Curti, <em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em>, ed. De Ferrari, Genova, 2012, da p. 44<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Calizzano mon amour</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 14:44:51 +0000</pubDate>
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<p>Calizzano mon amour</p>
<p>Con Luisa ho conosciuto compiutamente <strong>Calizzano</strong> nel 2003, in fuga disperata da un’estate di canicola, e la prima notte vi dormimmo – sbalorditi e felici &#8211; con la copertina. A quei tempi ci accolse la professionalità (la cortesia) di Piera Manfrino, dell’<strong>hotel “Miramonti”</strong>, struttura proprio in centro paese dove tornammo tante, tante volte (camera 35), ammaliati anzitutto dalla cucina di Angela (sorella di Piera), cuoca non più in attività. La dedizione di Piera e Angela verso l&#8217;ospite era commovente. Presumo che al &#8220;Miramonti&#8221; si mangi tuttora benissimo, ma personalmente continuo a sognare che da qualche parte le mani sapienti di Angela tornino ai fornelli, dato che i suoi <strong>ravioli e la gallina ripiena</strong> creavano dipendenza, ed io tuttora me ne debbo dichiarare adepto…<br />
Poi, per alcune estati, con Luisa m’appoggiai all’agriturismo “Le giaire”, belli e spaziosi quegli appartamenti appena fuori paese, cascina antica dove l’instancabile Raffaele (alias “lo gnomo”) organizzava eventi ed escursioni per grandi e piccini, e la moglie Maria Grazia col figlio Raffaellino badava alla cucina. <strong>La pasta fresca</strong> era da urlo, ma assaggiai anche ottimi bacialli e torte strozzagatti, perfette per uno come me sempre in cerca di ricette della memoria&#8230; Oggi so che Raffaele è impegnato soprattutto con “Il pernambuco della contessa” giù <strong>a Perti, vicino a Finalborgo, paradiso per bikers</strong>, e gli auguro ogni successo.<br />
Attualmente per Luisa e me Calizzano è “<strong>La brinetta</strong>”, agriturismo in regione Frassino, un luogo incantevole “far from the madding crowd” dove la famiglia Pesce si profonde in un’ospitalità squisita. I 4 alloggi (fra cui il “teccio”) sono magnifici e lindi (guardali con calma a <a title="la brinetta calizzano" href="https://www.labrinetta.it/" target="_blank">questo link</a>), e gli occhi si perdono nel verde del prato e dei boschi retrostanti. Fra <strong>quegli alberi di faggio e quei maestosi voli di poiane</strong> ci si sente al sicuro, ve lo scrivo per esperienza diretta (la mia vita non è stata semplice), via dalle città caotiche e dai nostri giorni ed impegni sempre più insensati… D’estate guardo <strong>Delia e Maria</strong> chine nell’orto fra zucchine e pomodori e mi dico che v’è più saggezza nei lenti gesti di quelle due meravigliose nonnine che in centinaia di parole e ciance che m’è toccato – che mi tocca &#8211; ascoltare o leggere.<br />
Quando mi chiedono le ragioni per le quali Luisa ed io amiamo così intensamente Calizzano rispondo – come prevedibile &#8211; che ne elencherei mille, non una di meno, sia come appassionato frequentatore sia come &#8220;addetto ai lavori&#8221; (di mestiere mi occupo, come noto, di turismo enogastronomico, di rilancio dei territori, di marketing per le imprese&#8230;).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/13.3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19713" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/13.3-300x225.jpg" alt="13.3" width="300" height="225" /></a>Calizzano è quell’atmosfera storico-culturale che respiri <strong>nel carruggio (via Garibaldi) e nelle sue antiche chiese (San Lorenzo, la Madonna del Rosario, le Grazie…</strong>). E’ quella sensazione d’esser al centro di infinite possibilità escursionistiche per tutte le gambe (<strong>l’Alta Via</strong> dei Monti Liguri è a un passo) e di gite in auto verso piccoli musei, caseifici, borghi tra i più belli d’Italia, caffè storici, commoventi mostre fotografiche. E’ quel cielo terso e quell’aria fresca che in piena estate profumano, per usar parole di mia moglie, di “paradiso possibile”. E&#8217; la quiete di <strong>Vetria</strong>, dove mi dicono si coltivi ottimo grano… Sono le fonti d&#8217;acqua, ciascuna con peculiari proprietà benefiche, la mia prediletta è la &#8220;ciumbere&#8221; sù verso la Colma, vecchia strada per Garessio&#8230;</p>
<div id="attachment_19702" style="width: 178px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/20170818_161112.jpg"><img class="size-medium wp-image-19702" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/20170818_161112-168x300.jpg" alt="vetria" width="168" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">vetria</p></div>
<p>Ogni giorno una passeggiata, Calizzano via via ha fatto di me (che non avevo quasi mai indossato scarponi e zainetto) un escursionista, se scelgo direzione <strong>Melogno </strong>(al valico presso Forte Centrale ha aperto il Rifugio), mi attende ad esempio la casetta della Forestale in mezzo alla foresta della <strong>Barbottina</strong>, riserva demaniale protetta. Se scelgo direzione <strong>Millesimo</strong>, mi attende ad esempio il parco regionale di Bric Tana, o la promenade lungolago di <strong>Osiglia</strong>. Se scelgo direzione <strong>Castelvecchio di Rocca Barbena</strong>, mi attende ad esempio il &#8220;sentiero di Ilaria&#8221; del Carretto, magia che scende a <strong>Zuccarello</strong>. Se scelgo direzione Toirano, mi attende ad esempio <strong>la panoramica abbazia di San Pietro ne’ Monti in val Varatella</strong>. Se scelgo direzione Giovetti, mi attende ad esempio San Giovanni della Langa, lungo un reticolo di percorsi della fede. Se scelgo direzione <strong>val Tanaro</strong> (profondo Piemonte), mi attendono ad esempio la magnifica <strong>Garessio, con la sua Colla di Casotto</strong> ben nota a trekkers e sciatori, e 12 km più a sud <strong>Ormea</strong>, celebre città di montagna dal fascino austero, occitano, terra di malghe e formaggi…<br />
Turista consapevole e buongustaio, che ogni tanto &#8211; o spesso &#8211; ami leggere Ligucibario, davvero Calizzano è come te l’ho descritta, coi suoi famosi <strong>funghi </strong>(&#8220;condivisi&#8221; con<strong> Bardineto), le castagne gabbiane</strong> da essiccare (in paese 2 gelaterie “rivaleggiano” quanto a goloso gelato), le creazioni artistiche in ceramica e legno di <strong>Giuliana e Agostino</strong>, i buoni cibi de “La bottega” serviti sempre col sorriso da <strong>Anna e Ileana</strong>, la frutta e verdura del giovane e valoroso <strong>Cristian</strong> (fra cui patate “pulite” come una volta), le cultivar tradizionali dell’azienda agricola <strong>Jole Buscaglia</strong>, con cui riscoprire sapori troppe volte dimenticati, le conserve di &#8220;Barberis&#8221;, la gradevolissima pizza de “<strong>L’odissea</strong>” (con birre nientemenoché di sua maestà Baladin), i curati piatti del “<strong>Passaggio a nord-ovest</strong>” lungo la strada che sale al colle del <strong>Quazzo, </strong>la cortesia di<strong> Lorenzo</strong> il benzinaio, le torte verdi di <strong>Valeria</strong> a Frassino…, e molto molto altro (mi sarebbe impossibile menzionare tutti).<br />
Se la tragedia del coronavirus indurrà quei ripensamenti che in tanti &#8211; da tanto &#8211; ci auguriamo, luoghi come Calizzano rappresenteranno un rifugio di bellezza e di semplicità, dove riflettere – prima che sia troppo tardi &#8211; sull’avvenire del mondo (tra inquinamento, cambi climatici, dissesto idrogeologico, cemento, plastica…) e come in prima persona impegnarci per migliorarlo, e dove recuperare – non è mai troppo tardi &#8211; anche <strong>una parte di se stessi</strong>.<br />
Amico lettore, sai come la penso, può dunque darsi che ci incontreremo là.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Suggestioni di val Bormida e val Tanaro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 10:41:19 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17369" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/calizzano-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-17369" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/calizzano-2-300x225.jpg" alt="calizzano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">calizzano</p></div>
<p>Suggestioni di val Bormida e val Tanaro</p>
<p>Via dalle calure, via dalla pazza folla, verso monti e boschi a portata di mare, e in autunno paradiso di funghi. Via verso l&#8217;alta val Bormida.<br />
<strong>Calizzano</strong>, la magica e ombrosa passeggiata lungo il Rio Nero, poi la buona pizza e le birre di Baladin (servite nei teku) alla pizzeria “Odissea”, e infine un sonno ristoratore presso l’agriturismo “La brinetta”, casa delle fate. Il valico del <strong>Melogno</strong>, tra faggi a perdita d’occhio, poi lo splendido tracciato fra la Madonna della Neve e il vivaio forestale di Pian dei Corsi, infine la cena (fettuccine, minestrone, salsiccia…) alla “Osteria del cantoniere”, 1.000 m con vista riviera. Ancora il Melogno, le quiete pinete verso Maremola e Pora, presso le miniere d’argento di Bric Gettina, e a sera i gelati di Pinotto (castagne, pinoli…) o del K2 (dieci e lode al gusto “carapino”). <strong>Bardineto</strong>, il Giogo di Toirano per innestarsi verso est oppure ovest sull’<strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong>, poi gli eleganti aperitivi nel parco del “Café Picaia” e gli hamburger di un “Azzeccagarbugli” (Andrea) che qui azzecca anche impasti e carni. Ancora Bardineto, la “salita” al rifugio escursionistico “Le collette”, l’accoglienza e la cucina di Irene, per un pranzo o una semplice merenda. <strong>Osiglia</strong>, il lago inaspettato e maestoso, e dopo gli sport acquatici i taglieri di formaggi e salumi, e la pasta fresca, della linda trattoria “C’era una volta”. Poco lontano, il fascino di <strong>Millesimo</strong>, non a caso uno dei borghi più belli d’Italia, e proprio sotto i portici centrali il ristorante “Panta rei”, eraclitea sosta di garbo. Il <strong>Colle del Quazzo</strong>, per una lunga e pianeggiante “traversata” fino al Colle di <strong>San Bernardo di Garessio</strong>, e al ritorno le ricette territoriali, ma più che creative, di “Passaggio a Nord Ovest”. Quanto al passaggio in val Tanaro, ecco <strong>Garessio</strong>, lo splendido borgo vecchio, e l’escursione panoramica dal Colle di San Bernardo sino a <strong>Scràvaion</strong>, per concludere con un ottimo angus irlandese alla pizzeria “Il farinello”. Ma Garessio anche sù sù verso la <strong>Colla di Casotto</strong> (la baita dei pastori…), crocevia a quasi 1.400 m di trekkers e buongustai, che fanno tappa al “Gallo di monte” per l’ospitalità e i menu di Paola, e infine scendono a Valcasotto per visitare la reggia sabauda e comprare le deliziose tome di Beppino Occelli. <strong>Ormea</strong>, città di montagna che più piemontese non si potrebbe, il centro storico e la spettacolare pista ciclabile verso Cantarana ed oltre, ma senza rinunciare agli spuntini affascinanti de “Il saraceno” oppure i tajarin e le grigliate de “La via del sale”, vicino alla stazione ferroviaria (Deogratias salvata a fini turistici) e al capolinea dei pullman sostitutivi Ceva-Ormea.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>L’incanto l&#8217;accoglienza la cucina</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2014 07:31:29 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/lincanto-laccoglienza-cucina/">L’incanto l&#8217;accoglienza la cucina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16209" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/08/278.jpg"><img class="size-medium wp-image-16209" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/08/278-300x225.jpg" alt="Il terrazzo de &quot;l'Antico Melo&quot; a Castelvecchio di Rocca Barbena" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il terrazzo de &#8220;l&#8217;Antico Melo&#8221; a Castelvecchio di Rocca Barbena</p></div>
<p>Da 11 anni trascorro la feria d’agosto a Calizzano, entroterra finalese via dalla pazza folla, luogo – parafrasando Pablo Neruda &#8211; dove l’anima mia e quella di Luisa ritornano ogni volta dove non erano mai state, e ritrovano quel che era loro sconosciuto… Fra i tanti meravigliosi borghi che “circondano” Calizzano, ad un passo dall’Alta Via dei Monti Liguri, il mio cuore batte forte, e da sempre, per <strong>Castelvecchio di Rocca Barbena</strong>. Furono attorno all’anno mille i marchesi di Clavesana (quelli che imposero il dolcetto-ormeasco ai Del Carretto) ad erigere, su un sito che già era stato bizantino in chiave anti-longobarda, questa rocca ardita, sotto la quale le case in pietra s’avvitano a disegnare percorsi affascinanti, in un gioco chiaroscurale di salite e discese che par trattenere la storia.</p>
<p>Sopra il dedalo delle case secolari, a pochi metri dal parcheggio per le corriere, ecco l’ingresso dell’<strong>agriturismo “Antico melo”</strong>, dimora aperta tutto l’anno ai viandanti, ai bikers, ai gourmet, e a chi mediti per qualche giorno di ritrovar se stesso. L’azienda fu avviata 9 anni or sono, 3 suggestive camere (“del melo”, “del ciliegio”, “dell’ulivo”) tutte con bagno privato, arredate con grazia premurosa, ma da 2 anni <strong>Maria Teresa e Massimo</strong> hanno arricchito l’offerta di ospitalità col servizio di ristorazione. Scesi dopo un cancelletto alcuni gradini, mentre già il panorama diventava nitido e verticale come una pagina di Montale, o di Biamonti, Luisa ed io abbiamo scoperto un’oasi di vero incanto, dove la fatica dell’uomo s’integra ancora perfettamente alla natura.</p>
<div id="attachment_16210" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/08/284.jpg"><img class="size-medium wp-image-16210" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/08/284-300x225.jpg" alt="Castelvecchio nel sole &quot;contemplata&quot; dal pergolato" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Castelvecchio &#8220;contemplata&#8221; dal pergolato dell&#8217;agriturismo</p></div>
<p>Seduti in una romantica saletta, mentre a tratti il sole balenava dalle finestre, lo sguardo nostro spaziava verso la terrazza panoramica, dalla quale godere l’abitato e la sottostante valle boscosa, dove non a caso alcuni stranieri (olandesi…) si sono stabilmente trasferiti, recuperando cascine e camminamenti. La terra, a chi sa lavorarla senza avvelenarla, qui dona <strong>mele, olive, zucchine trombetta, asparagi violetti, fichi rondetti</strong>. La mela è per antonomasia la “carla”, piccola, sugosa e dolce. Le <strong>olive</strong> viceversa possono appartenere a <strong>cultivar diverse</strong>, la taggiasca e la val d’ineglia, la merlegna (è la mortina), l’urivotto (affine alla colombaia), la pigneura (è l’arnasca), la colombera (è la colombaia), la spagna (una cultivar detta “spagnola” presenzia il levante, il professor Carocci Buzi negli anni ‘30 la annoverò fra le olive da olio), la rappaira (non ho trovato corrispondenze), ci sarebbe comunque da compilare un dizionario italiano-dialetto&#8230; Una pluricentenaria pianta di merlegna è persino alloggiata nel piccolo museo di cultura materiale che Maria Teresa e Massimo hanno allestito con vecchi attrezzi agricoli ed altro in un locale della loro struttura. Con queste drupe l’”Antico Melo” ottiene 3-400 litri d’<strong>extravergine</strong> blend all’anno, delicato ma ricco di frutto, com’è nella tradizione ponentina.</p>
<p>Iniziamo infine il pranzo, è un<strong> menu-degustazione</strong> – proposto a 25 euro &#8211; sagace e curato, cui ben s’affianca un vino naturale, uvaggio riuscito d’arneis chardonnay cortese, che ci accompagnerà fruttato e floreale sino in fondo (ma in carta presenzia ad esempio anche il meritorio Pigato di Sancio). Melanzana grigliata farcita di ricotta, crostino con paté di fegati di coniglio, piccola parmigiana, 3 salumi di “Maura Canova” di Calizzano, un assaggio di toma ovina con marmellata di limoni fatta in casa. Si prosegue con taglierini freschi alle zucchine e menta, e coniglio in umido profumato con aromi (questa è l’area dello steccadò, lavandula stoechas, lavanda selvatica!). Infine, goloso tortino di frutta fresca con gelato fiordilatte al coulis di lampone, e un caffè che molti bar di città nemmeno s’immaginano&#8230;</p>
<p>Chi mi conosce e legge sa che la precedente versione di questo sito conteneva centinaia di mie recensioni. Le ho rimosse e ho smesso di scriverne, perché oramai le scrivono tutti, ma proprio tutti, talora alimentando equivoci e polemiche. Ho fatto doverosamente eccezione per l’”Antico Melo”, casa di bellezza, di garbo, di sapori autentici, mura dentro le quali il silenzio della Liguria migliore vale quanto la voce umana.<br />
Spero che queste righe invoglino quei lettori che ancora non lo “praticano” a scoprire un agriturismo davvero sorridentissimo, verde e azzurro, dove la passione per il lavoro e il rispetto della terra sono la regola quotidiana di Maria Teresa e Massimo. A loro un caro a presto, magari quando l’autunno tinge d’arancio le faggete del mio adorato colle del Melogno, e rinnova la magia dei funghi e delle castagne.</p>
<p>Umberto Curti, Ligucibario®</p>
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