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	<title>Ligucibario &#187; doc pigato</title>
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		<title>Corzetti o croxetti?</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2025 12:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Ho saputo dai media che chef Alessandro Borghese e la sua troupe, per la fortunata trasmissione “4 ristoranti”, faranno visita anche ad una (ottima) trattoria del Genovesato e sperimenteranno la pasta che chiamiamo croxetti. Erano già stati a Genova nel 2018 in cerca del miglior ristorante dei carruggi, e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/corzetti-o-croxetti/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26216" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/stampi-corzetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-26216" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/stampi-corzetti-300x168.jpg" alt="stampi croxetti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">stampi croxetti</p></div>
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<p>Ho saputo dai media che chef Alessandro Borghese e la sua troupe, per la fortunata trasmissione “4 ristoranti”, faranno visita anche ad una (ottima) trattoria del Genovesato e sperimenteranno la pasta che chiamiamo croxetti.</p>
<p>Erano già stati a Genova nel 2018 in cerca del miglior ristorante dei carruggi, e &#8216;C&#8217;era una volta&#8217; prevalse su &#8217;20tre&#8217;, &#8216;Le Cantine Squarciafico&#8217; e &#8216;Cashmere &amp; Lobster&#8217;. In Liguria vennero poi nel 2019 (V edizione) in cerca del miglior ristorante a gestione famigliare della Riviera dei Fiori, e &#8216;Da U Titti &#8211; Riccardo e Chiara&#8217; di Lingueglietta (Cipressa) prevalse su &#8216;Ristorante Marco Polo&#8217;, &#8216;Casa &amp; Bottega&#8217; e &#8216;Da Nicò&#8217;. Nella stagione 2022-2023 esplorarono infine il miglior ristorante del Parco nazionale delle Cinque Terre, e &#8216;Luca&#8217; di Vernazza prevalse su &#8216;Rio Bistrot&#8217;, &#8216;Da Ely&#8217; e &#8216;Il Casello&#8217;.</p>
<p>Ma veniamo alla pasta, tema della puntata: debbo dirvi che in Liguria non solo si tende a confondere i croxetti coi corzetti, ma di fatto rimane ignota anche l’origine del nome di questo formato. Che, appunto, ricorre come croxetti verso il Levante, ma come corzetti in val Polcevera, riferita a due formati assai diversi tra loro.</p>
<div id="attachment_26217" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/corzetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-26217" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/corzetti-300x225.jpg" alt="corzetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">corzetti</p></div>
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<p>I corzetti, tipici ad esempio di Campomorone (GE), antichissimi, si condiscono magnificamente con la salsa di pinoli (la più recente fra le salse da mortaio) o, finanze un tempo permettendo, con sugo d’arrosto o di coniglio o di funghi. Non so se la forma li colleghi ai corsetti femminili. Si tratta comunque di pasta fresca di grano tenero, all’uovo, hanno la classica forma ad elica, ad “otto” come i corsetti, vengono tirati con le dita e costituivano il piatto del Cenone di capodanno col sugo di maiale, nell’impasto entrava talora la persa. La cottura dura 10 minuti, buttarne un etto e mezzo a persona. I genovesi doc li mangiano col cucchiaio e li abbinano al DOC Val Polcevera – beninteso bianco se conditi con la salsa/il sugo di pinoli, e rosso se conditi col sugo &#8211; . Sul tema è uscito nel 2024 anche un pregevole volumetto di Chiara Parente…</p>
<div id="attachment_26218" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-26218" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<p>I croxetti viceversa sono dischi di pasta rotondi, di circa 4-5 cm di diametro, e presentano &#8211; incise &#8211; immagini e araldiche (croce cristiana, stemma di famiglia, stemma del pastaio…), utilizzando “formine” di un legno duro che non contenga tannini. La particolarità di questa pasta è proprio legata agli stampi, la cui origine risale alla Repubblica Marinara di Genova, le cui monete recavano su un lato il simbolo della croce (tuttavia il nome meglio si legherebbe forse a croset/cruset/crouzet, provenzale, pasta <em>scavata, incassata</em>, donde anche crêuza?). Ma le varie podesterie, soprattutto quelle più rurali e defilate, battevano monete proprie, connotate da altre simbologie che poi venivano trasportate anche sulla pasta: stemmi di casate, rosoni di chiese, vari tipi di cibi e barche a vela&#8230; Era comunque una pasta da solennità e feste, da banchetto rituale: nei matrimoni il padre dello sposo donava alla futura nuora un vassoio di croxetti completi del relativo stampo in legno. Quando Elisabetta Farnese nel XVIII secolo transitò per Varese Ligure in val di Vara lungo il viaggio per raggiungere lo sposo Filippo V, in Spagna, fu ospite dei patrizi Cesena, che predisposero i croxetti proprio per lei. Nel 1729 il Doge di Genova stesso, ricevendo una rappresentanza del sovrano del Marocco, tra le pietanze fece servire i croxetti. A Chiavari (GE) opera ancora un artigiano, Casoni, in grado di realizzare gli arabeschi voluti, che nei solchi fra l’altro trattengono bene il sugo. Un altro, Picetti, era a Varese Ligure (SP), è mancato di recente, mi risulta siano le figlie Alessandra e Monica a proseguirne l’attività. Tuttora custoditi e utilizzati dalle famiglie locali, gli stampi sono formati da due cilindri con diametro da 55 a 65 mm. Il primo è sagomato, così da essere impugnato per pressare idoneamente la pasta e disegnare la decorazione su un lato. Il secondo funge da base, anch’essa lavorata con una decorazione, e permette anche di ritagliare il disco. Nella zona del Tigullio, a Chiavari, Lavagna e Sestri Levante è uso imprimere tendenzialmente una sola faccia, mentre a Varese Ligure entrambe. I croxetti possono impastarsi rossi (col pomodoro), verdi (con gli spinaci)… La sfoglia – con uova &#8211; è spessa 1-2 mm, riposa una mezz’ora fuori frigo e quindi cuoce in un paio di minuti al massimo. Si mangiano – essendo grossi come medaglioni &#8211; ovviamente con la forchetta, e non col cucchiaio come i corzetti della val Polcevera. Varese Ligure è uno dei luoghi più coerenti per degustarli, ma ve n’è un tipo anche a Bedonia (PR). In origine si condivano “suolo a suolo” (cioè a strati come le lasagne) col sugo di funghi, i porcini freschi a fette, o le lumache in zimino. Talora si profumano con foglie di basilico tritate grossolanamente a coltello. Il sugo richiede ad esempio un DOC Dolceacqua base, il pesto un DOC Riviera ligure di ponente Pigato, alla giusta temperatura e nei giusti calici.</p>
<p>Nessuno davvero potrebbe imputare a Ligucibario® di non amare i croxetti. Essi sono infatti anche i protagonisti di una ricetta che ho ideato per il Comune di Genova in occasione delle “Rolli experience”: i croxetti del Doge, pubblicati anche da “La cucina italiana” (<a title="i croxetti del doge" href="https://www.lacucinaitaliana.it/article/croxetti-doge-liguria-la-migliore-ricetta-italiana/" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>Ma per concludere, che siano corzetti o siano croxetti l’importante è gustarli nella loro autenticità 100% ligure…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25797" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708.jpg"><img class="size-medium wp-image-25797" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708-300x225.jpg" alt="umberto curti al convegno sull'emigrazione presso il MEI di genova" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti al convegno sull&#8217;emigrazione presso il MEI di genova</p></div>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Evoè Festival, sapori di Liguria a Recco</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 14:08:15 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25855" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-25855" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<h2>Evoè Festival a Recco (la <em>ville gastronomique</em> della Liguria)</h2>
<p>Si tramanda che “evoè” fosse il grido con cui le Baccanti glorificavano Dioniso. A <strong>Recco</strong> è anche un Festival dedicato a prodotti e ricette dell’eccellenza italiana, giunto con successo alla 3^ edizione…</p>
<p>Si svolgerà quest’anno – con ricco programma – nella centralissima Piazza Nicoloso sabato 29 e domenica 30 marzo dalle h 10.00, coinvolgendo via via &#8211; con eventi “dedicati” &#8211; istituti alberghieri del territorio (i protagonisti di domani) e cuochi affermati.</p>
<p>Fra tradizione e innovazione, prodotti certificati di numerose regioni, fornelli accesi e mortai che dialogheranno col pestello, la “patria” della antica <em>focaccia di semola e giuncata appena rappresa</em>, oggi della <strong>Focaccia di Recco col formaggio IGP</strong>, vera <strong><em>ville gastronomique</em></strong> regionale, sarà dunque ancora una volta eccellente compagna di un weekend ad alto tasso di Riviera, mediterraneità, buonessere e… crescenza. Circa la &#8220;Recco&#8221; (e il mio no! alla pur gloriosa prescinsêua nella ricetta&#8230;), i Lettori più appassionati possono da tanti anni leggermi anche <a title="focaccia di recco col formaggio igp" href="https://www.liguriafood.it/2018/05/15/focaccia-col-formaggio-monumento-recco/" target="_blank">a questo link</a>.</p>
<p><strong>Evoè Festival</strong> propone un weekend all’insegna dell’edutainment, di qualcosa che dà piacere e al contempo giova alla conoscenza.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/evo---festival.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25869" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/evo---festival-300x198.jpeg" alt="evoè festival" width="300" height="198" /></a></p>
<h2>Evoè Festival, in scena anche i <em>croxetti</em> del Doge</h2>
<p>In occasione di <strong>Evoè Festival</strong>, personalmente &#8211; e <strong>ringrazio</strong> tutti coloro che hanno reso possibile l’iniziativa e le hanno dedicato parole lusinghiere (da Sandra Torre a Daniela e Lucio Bernini e a Luisa Puppo&#8230;) &#8211; sarò presente all’<em>evento da non perdere</em> di domenica alle h 16.30 (ingresso libero), quando Matteo Losio del ristorante “Bruxaboschi” di Genova e Federico Bisso del ristorante “Da o Vittorio” di Recco eseguiranno i<strong> <em>croxetti</em> del Doge</strong>, ricetta che ho ideata contestualmente al progetto “Rolli Experience” del <strong>Comune di Genova</strong> e che già è apparsa sul sito de “La cucina italiana” (ecco il link <a href="https://www.lacucinaitaliana.it/article/croxetti-doge-liguria-la-migliore-ricetta-italiana/" target="_blank">I <em>croxetti</em> del Doge, sapori di Liguria</a>). Il progetto “<strong>Rolli Experience</strong>” celebra patrimoni e sapori della Liguria e di Genova dentro le dimore patrizie cittadine del circuito dei Palazzi dei Rolli. <em>Food is culture</em>, non a caso, e a Genova (come in tutta la Liguria) l’enogastronomia rappresenta uno dei valori immediatamente coerenti ai beni storico-culturali.</p>
<h2>I<em> croxetti</em> del Doge, un omaggio al territorio</h2>
<p>La ricetta che ho ideata intende essere un affettuoso tributo ai <a href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-2-corzetti-o-croxetti/" target="_blank"><strong><em>croxetti</em></strong> </a>e agli artigiani che ancora fabbricano gli stampini, al <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sarazzu/" target="_blank"><strong><em>sarazzö</em></strong></a> (ricotta salata e stagionata) avetano, alle <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/nocciole/" target="_blank"><strong>nocciole “misto Chiavari”</strong></a>, all’olio extravergine <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/olio/" target="_blank"><strong>DOP Riviera Ligure</strong></a> e, last not least, a sua maestà la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/persa/" target="_blank"><strong>persa</strong></a> (la maggiorana)… Quanto all’abbinamento enologico, il mio cuore viaggia, data la presenza aromatica della persa, verso un <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pigato/" target="_blank"><strong>DOC Riviera Ligure Pigato</strong></a>, da servire a 11°C in tulipani a stelo alto.</p>
<p>Davvero lieto che il piatto stia per così dire debuttando in così valide mani, e nell’auspicio che possa nel tempo rappresentare un valido “segno” di Liguria, lo propongo come ennesimo omaggio di Ligucibario® al territorio, alle sinergie fra sapori e consistenze, ad un avvenire che sappia essere anche memoria sia sulle tavole di casa che della ristorazione.</p>
<p>Arrivederci a Recco, dunque! Potrete raggiungerla con la panoramica statale Aurelia, con l’autostrada (casello), o col treno (la stazione dista pochissimi minuti dalla sede di Evoè Festival).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/umbi-versa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25121" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/umbi-versa-245x300.jpg" alt="umbi versa" width="245" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Capui</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 08:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I capui ad Airole (IM) e dintorni sono foglie di verza ripiene &#8211; di riso &#8211; . Personalmente le rifinisco con un pesto leggero, tenuto un po&#8217; fluido&#8230; L&#8217;abbinamento è con un bianco profumato, ad es. in Liguria il DOC Riviera Ligure di Ponente Pigato, servito a 11°C in tulipani a stelo alto Umberto Curti ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/capui/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I capui ad Airole (IM) e dintorni sono foglie di verza ripiene &#8211; di riso &#8211; . Personalmente le rifinisco con un pesto leggero, tenuto un po&#8217; fluido&#8230; L&#8217;abbinamento è con un bianco profumato, ad es. in Liguria il DOC Riviera Ligure di Ponente Pigato, servito a 11°C in tulipani a stelo alto</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Minestrone di verdure</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 13:18:42 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20266" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN9425.jpg"><img class="size-medium wp-image-20266" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN9425-300x225.jpg" alt="minestrone alla genovese" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">minestrone di verdure alla genovese</p></div>
<p>Minestrone di verdure. E&#8217; la ricetta 47 dell&#8217;<strong>Artusi</strong> (che però della Liguria ignora sia il pesto che la focaccia): «Il minestrone mi richiama alla memoria un anno di pubbliche angoscie e un caso mio singolare. Mi trovavo a Livorno al tempo delle bagnature l&#8217;anno di grazia 1855, e il colera che serpeggiava qua e là in qualche provincia d&#8217;Italia, teneva ognuno in timore di un&#8217;invasione generale che poi non si fece aspettare a lungo. Un sabato sera entro in una trattoria e dimando: &#8211; Che c&#8217;è di minestra? &#8211; Il minestrone, &#8211; mi fu risposto. &#8211; Ben venga il minestrone, &#8211; diss&#8217;io. Pranzai e, fatta una passeggiata, me ne andai a dormire. Avevo preso alloggio in Piazza del Voltone in una palazzina tutta bianca e nuovissima tenuta da un certo Domenici; ma la notte cominciai a sentirmi una rivoluzione in corpo da fare spavento; laonde passeggiate continue a quel gabinetto che più propriamente in Italia si dovrebbe chiamar luogo scomodo e non luogo comodo. &#8211; Maledetto minestrone, non mi buscheri più! &#8211; andavo spesso esclamando pieno di mal animo contro di lui che era forse del tutto innocente e senza colpa veruna. Fatto giorno e sentendomi estenuato, presi la corsa del primo treno e scappai a Firenze ove mi sentii subito riavere. Il lunedì giunge la triste notizia che il colera è scoppiato a Livorno e per primo n&#8217;è stato colpito a morte il Domenici. &#8211; Altro che minestrone! &#8211; Dopo tre prove, perfezionandolo sempre, ecco come lo avrei composto a gusto mio: padronissimi di modificarlo a modo vostro a seconda del gusto d&#8217;ogni paese e degli ortaggi che vi si trovano. Mettete il solito lesso e per primo cuocete a parte nel brodo un pugnello di fagiuoli sgranati ossia freschi: se sono secchi date loro mezza cottura nell&#8217;acqua. Trinciate a striscie sottili cavolo verzotto, spinaci e poca bietola, teneteli in molle nell&#8217;acqua fresca, poi metteteli in una cazzaruola all&#8217;asciutto e fatta che abbiano l&#8217;acqua sul fuoco, scolateli bene strizzandoli col mestolo. Se trattasi di una minestra per quattro o cinque persone, preparate un battuto con grammi 40 di prosciutto grasso, uno spicchio d&#8217;aglio, un pizzico di prezzemolo, fatelo soffriggere, poi versatelo nella detta cazzaruola insieme con sedano, carota, una patata, uno zucchino e pochissima cipolla, il tutto tagliato a sottili e corti filetti. Aggiungete i fagiuoli, e, se credete, qualche cotenna di maiale come alcuni usano, un poco di sugo di pomodoro, o conserva, condite con pepe e sale e fate cuocere il tutto con brodo. Per ultimo versate riso in quantità sufficiente onde il minestrone riesca quasi asciutto e prima di levarlo gettate nel medesimo un buon pizzico di parmigiano. Vi avverto però che questa non è minestra per gli stomachi deboli. »</p>
<p>Torniamo ora a Genova (Artusi infatti era romagnolo di Forlimpopoli). Un critico teatrale ha definito il nostro minestrone “le fondamenta della cucina patriarcale dei liguri… un segreto che ha <strong>il profumo del basilico e dell’aglio</strong> ben pestati e intrisi di formaggio forte…” Quando ancora – o comunque ben più che oggi &#8211; si rispettavano le stagioni, esso era un uso “salutare” di primavera e autunno, e da zuppa si trasformava in minestra tramite l&#8217;aggiunta di <strong>alcuni e non altri tipi di pasta</strong>, i vermicelli, i corzetti della val Polcevera (<em>Cuciniera</em> del Ratto, 1863), i brichetti (fiammiferi), lo scucussùn (gragnuola) che per suono s’apparenta al couscous, i maccheroncini rigati o lisci (mostaccioli), le fettuccine di grani forse più &#8220;puliti&#8221; degli attuali…</p>
<p><strong>Giobatta Ratto</strong>, nella sua <em>Cuciniera genovese</em> testé citata (best seller dalle cento ristampe), preliminarmente friggeva le verdure con funghi secchi e acciughe salate, de gustibus&#8230; Mentre <strong>lo chef savonese Ferrer Manuelli</strong> – circa un secolo dopo &#8211; aggiungeva lardo, e malgrado prue e vele di una cucina marinara come poche (e come dimenticare le sue bretelle &#8220;ospiti&#8221; in tv di Veronelli?) questa si direbbe usanza forse quasi “longobarda”.</p>
<p>Il minestrone, sia come sia, c&#8217;era sempre nei pentoloni di quei <strong>cadrai</strong> (Ruscin, Dria&#8230;) e di quelle “spezzine” (chiatte attrezzate per il catering) che tentavano gli esausti marinai all&#8217;àncora con cibarie fresche – e vino &#8211; . E qualunque casalinga sa che il segreto del minestrone perfetto consiste sempre nella lunga cottura di molte verdure nell’acqua (all’inizio fredda, poi arricchita da un filo d’extravergine e da una crosta di parmigiano raschiata), e poi nella pressatura di alcune, schiacciandole sulla schiumarola con una forchetta (densità e gusto!). L&#8217;eventuale <strong>pesto</strong> va aggiunto al termine, fuori cottura, poiché il basilico ovviamente<b> non ama il calore..</b>. A <a title="curti minestrone genovese" href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/10/minestrone-di-verdure_10.html" target="_blank">questo link</a> amico Lettore hai come sempre la mia ricetta.</p>
<p>Vorrei infine, a maggior ragione quando servono turisti e buongustai stranieri, che le trattorie servissero il minestrone tiepido, e casomai freddo in estate, ma mai caldo. E nel calice sposassero sempre Bianchetta, Vermentino, Pigato, ovvero le nostre gloriose DOC.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong>(articolo di proprietà dell&#8217;autore, concesso originariamente ad altra piattaforma ed ora non più online)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Il pesto con Umberto Curti al Polo universitario d&#8217;Imperia</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2019 15:16:53 +0000</pubDate>
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<p>Puntuale, con 15 presenti, si è svolta venerdì 29 marzo al Polo universitario di Imperia la seconda lezione del 3° Laboratorio di “Itinerari turistico-artigianali”, istituito tramite un protocollo cooperativo fra l&#8217;Università di Genova (Economia, scienze del turismo) e CNA Liguria.<br />
Come promesso agli allievi, il docente Umberto Curti ha proposto uno storytelling – con degustazione guidata &#8211; riguardante il pesto.<br />
Le “origini” del mortaio, e perché usarlo. Marmo, circonferenza, pestelli, lavaggio. Ingredienti del pesto e loro caratteristiche specifiche. Il significato di DOP in termini di tracciabilità e qualità certificata, la differenza tra Basilico Genovese DOP e basilico qualsiasi, e tra olio extravergine DOP Riviera Ligure e olio qualsiasi.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG-20190329-WA0005.jpg"><img src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG-20190329-WA0005-225x300.jpg" alt="IMG-20190329-WA0005" width="225" height="300" /></a></p>
<p>E poi la successione degli ingredienti da utilizzare in ricetta. La proporzione fra i 2 formaggi. La stagionatura dei 2 formaggi. Preparazione del pesto e conservazioni. La pasta (meglio artigianale) in accompagnamento, un trionfo di lasagne, picagge, testaroli, trenette, gnocchi, trofiette. Infine, il vino in abbinamento, Pigato anzitutto.<br />
La lezione, anche nelle sue valenze organolettiche, è valsa ad illustrare anche i tematismi della qualità attesa e della qualità percepita (in questo caso vista, olfatto, gusto&#8230;), il cui rapporto innesca &#8211; anche online &#8211; dinamiche positive o negative in termini di fidelizzazione del cliente e passaparola o viceversa di bad reputation.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG-20190329-WA0006.jpg"><img src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG-20190329-WA0006-300x225.jpg" alt="IMG-20190329-WA0006" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Gli allievi hanno mostrato di gradire, e certamente hanno lasciato l’aula ben più consapevoli circa il valore etno-gastronomico delle eccellenze agroalimentari liguri (e ben più capaci, d’ora innanzi, di individuare buon pesto&#8230;).<br />
A presto, stay tuned, nelle prossime 6 lezioni l&#8217;artigianato salirà ancora in cattedra come risorsa storico-culturale e turistica, per un incoming goloso ed esperienziale.<br />
<strong>Luisa Puppo</strong></p>
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		<title>Picagge matte</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 20:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un 30% di farina di castagne &#8220;rinforza&#8221; l’impasto. Il pesto, o una crema di ricotta, sono i condimenti più immediati, ma io in stagione privilegio il marò di fave fresche&#8230; In questi casi Ligucibario abbina ad es. un Pigato DOC, servito a 11°C in tulipani a stelo alto. Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto ovviamente anche la ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/picagge-matte/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Un 30% di <a title="Farina di castagne" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/farina-di-castagne/">farina di castagne</a> &#8220;rinforza&#8221; l’impasto. Il pesto, o una crema di ricotta, sono i condimenti più immediati, ma io in stagione privilegio il marò di fave fresche&#8230; In questi casi Ligucibario abbina ad es. un Pigato DOC, servito a 11°C in tulipani a stelo alto. Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto ovviamente anche la specifica voce <a title="Picagge" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/picagge/">Picagge</a>.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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