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	<title>Ligucibario &#187; di rovasenda</title>
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		<title>Umberto Curti all&#8217;Odissea 2.0, brindisi a Calizzano</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 15:46:51 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26462" style="width: 227px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/08/vinerd---quiz.jpg"><img class="size-medium wp-image-26462" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/08/vinerd---quiz-217x300.jpg" alt="Vinerdì" width="217" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Scene da un Vinerdì: Umberto Curti commenta i quiz sull&#8217;enogastronomia ligure</p></div>
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<p><em>Un viaggio tra i vini, la gastronomia e le tradizioni della Liguria. Una lunga e bella tavolata di persone ha partecipato l’8 agosto al “Vinerdì” ideato presso il bar-bistrot Odissea 2.0 di Calizzano dal nostro <strong>Umberto Curti in stretta sinergia con Cecilia Bianco</strong> e tutto lo staff del locale, ovvero un poker di eccellenze made in Liguria.</em></p>
<h2>Vinerdì è&#8230; Lumassina brut metodo classico</h2>
<p>Il via, con un po’ di ritardo poiché alcune persone arrivavano da Finale, dalla Riviera, ecc., ha stappato anzitutto le bollicine del <strong><a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/lumassina/" target="_blank">Lumassina</a> brut metodo classico</strong> “Lady Chatterley” di Sancio, vigneron in Spotorno. Lavorata in Liguria si presume dal ‘300, e descritta bene 5 secoli dopo dal Di Rovasenda, la Lumassina propone nel Savonese infiniti sinonimi. Quella di Sancio nasce da grappoli fra Orco Feglino, Vezzi Portio e Finale, e sta 24 mesi sui lieviti. Come il vitigno d’origine, garantisce una bella acidità floreale, dove percepire caso per caso agrumi, sentori muschiati… Servita dalla sommelière Ilenia Sclavo a circa 10°C, s’è ben maritata con focaccia, farinata e un cartoccio di meravigliose acciughe fritte.</p>
<h2>Vinerdì è&#8230; Pigato</h2>
<p>Abbiamo poi proseguito col <strong><a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pigato/" target="_blank">Pigato</a> DOC</strong> de “La ginestraia”, produttore di Cervo. Questo vino – che si vinifica ottimo anche passito &#8211; verosimilmente trae il nome da “pica”, ovvero l’insieme delle macchioline sulla buccia degli acini (non è Vermentino vendemmiato tardi!). La sua aromaticità lo affianca come noto alle erbe mediterranee. Timo, fiori, frutta bianca e gialla (fra cui la mela, la pera, gli agrumi) hanno indotto l’Odissea 2.0 a nozze (lodevolmente a km0) col pesto e con un primosale alle erbe. “La Ginestraia” privilegia naturalmente la macerazione a freddo, e poi 5 mesi in acciaio, ciò che preserva i bouquet varietali del vitigno rivierasco.</p>
<h2>Vinerdì è&#8230; Ormeasco</h2>
<div id="attachment_26464" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/08/vinerd---servizio.jpg"><img class="size-medium wp-image-26464" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/08/vinerd---servizio-225x300.jpg" alt="Scene da un Vinerdì: prosit!" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Scene da un Vinerdì: prosit!</p></div>
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<p>E’ inoltre salito alla ribalta, assai atteso, l’<strong><a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ormeasco/" target="_blank">Ormeasco</a> DOC</strong> di “Maffone”, dolcetto di montagna, esito felice di una viticoltura eroica che in quel di Pornassio sale oltre i 500 m di altitudine… Là lo portò probabilmente la casata dei Clavesana (non i Saraceni), e nel Novecento incantò anche un gourmet come Mario Soldati. L’Ormeasco si apprezza anche rosato e passito (perfetto quest’ultimo coi cioccolati: Umberto Curti anni fa ideò con un pasticcere genovese una ganache racchiusa in una favolosa camicia 80% cacao). Quello di “Maffone” sceso nei calici origina da una macerazione di 4-5 giorni sulle bucce a 25°C, e regala frutti rossi, qualche nota di rosa e viola, finanche una lieve mandorla amara nel finale… L’Odissea 2.0 gli ha abbinato i classici ravioli a-o tocco.</p>
<h2>Vinerdì è&#8230; Granaccia</h2>
<p>Infine, last but not least, ecco la lietissima conclusione rappresentata dalla <strong><a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/granaccia/" target="_blank">Granaccia</a> DOC</strong> di “Alessandri”, meritoria etichetta di Ranzi. La Granaccia – di cui hanno scritto innumerevoli enologi in tutto il mondo – è l’alicante, è il cannonau in Sardegna, è il passito Banyuls che la Francia meridionale destina a matching con la pasticceria secca e i fondenti… Coltivata col sistema ad alberello nei terreni più poveri e siccitosi e viceversa col sistema guyot sui declivi più collinari, e vendemmiata a fine settembre, la Granaccia incantò in quel di Quiliano perfino quel Luigi Veronelli, immenso maestro, ch’io ebbi l’onore e il piacere di conoscere. Quella di “Alessandri”, cui l’Odissea 2.0 ha abbinato formaggi e salumi locali, in origine macera 8 giorni con follature e delestage (sorta di rimontaggio più delicato), e poi s’eleva per 14 mesi regalando infine frutti rossi, spezie e pepe, terrosi sentori di humus. Chi lo desideri, può attenderla anche 10 anni, la bottiglia non tradirà l’aspettativa…</p>
<div id="attachment_26463" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/08/vinerd---spettacolo.jpg"><img class="size-medium wp-image-26463" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/08/vinerd---spettacolo-300x234.jpg" alt="Scene da un Vinerdì: la musica dal vivo" width="300" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">Scene da un Vinerdì: la musica dal vivo</p></div>
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<h2>Vinerdì è&#8230; gustincontro</h2>
<p>Il riuscito evento, accompagnato dalla musica dal vivo di Pulin &amp; the Little Mice,  ha ancora una volta dimostrato che i <strong><em>gustincontri</em> </strong>(da tanti anni nel “mood” di <strong>Ligucibario<em>®</em></strong>) e le cene narrate riscuotono sempre molto successo. Sono momenti conviviali durante i quali, contemporaneamente, si apprendono notizie e contenuti storico-nutrizionali interessanti, tanto più oggi che errati modelli alimentari inducono a scelte e quotidianità sovente assai nocive. Tanto più oggi, permettetemi di aggiungerlo, che uno storyteller come il nostro Umberto Curti si pone con passione a disposizione del pubblico… Stay tuned, amici Lettori!</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Luisa Puppo<br />
</strong></a></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong> </strong></a></p>
<div id="attachment_25072" style="width: 223px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/luisa-rolli.jpg"><img class="size-medium wp-image-25072" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/luisa-rolli-213x300.jpg" alt="luisa puppo, ligucibario" width="213" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">luisa puppo, ligucibario</p></div>
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		<title>Lumassina, una &#8220;riscoperta&#8221;&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 12:35:28 +0000</pubDate>
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<p>Francesca Rossi, allieva della sesta edizione dei corsi di qualifica regionale GAE (Guida Ambientale Escursionistica), mi invia un proprio &#8211; pregevole &#8211; elaborato sul vitigno e vino Lumassina di cui già mi aveva accennato a lezione. Lo scrisse qualche anno or sono per l&#8217;esame di &#8220;Antropologia dei beni culturali immateriali&#8221; nel master in &#8220;Promozione e organizzazione turistica e culturale del territorio&#8221;, e concretizza un itinerario alla riscoperta della Lumassina, tradizionale nel Finalese, corredato anche da significative interviste.</p>
<p>Francesca mi “promette” che, superato l’impegnativo esame che la attende, mi produrrà specificamente un articolo per Ligucibario®.</p>
<p>Apro tuttavia il pdf, il quale subito mi conduce dentro un àmbito d’entroterra contadini (Valle dell’Aquila e Orco Feglino) che mi è in gran parte noto, ma che tuttavia non cessa di coinvolgermi. Fasce terrazzate da muretti a secco, vigneti tenuti sù col particolare sistema detto “ambrustin” (pali di castagno grezzo collegati da rami di salice), antiche contese feudali, feste di paese, agriturismi, là dove via via mare e falesie cedono il passo ai declivi boscosi, raggiungendo infine le “colle” sull’Alta Via e i 1.000 metri della faggeta del Melogno…</p>
<p>Quando, in aula o in occasione di conferenze, racconto l’ampelografia ligure, lumassina è vitigno dagli innumerevoli sinonimi, che possono un po&#8217; confondere le idee: buzzetto a Quiliano e dintorni, mataossu anzitutto a Varigotti, garella a Savona, üga matta a Spotorno, acerbina qui e là… Molti viticoltori, nel tempo, lo abbandonarono, a vantaggio dei più “prevedibili” vermentino, pigato, rossese. Io lo conobbi una vita fa, ma proprio una vita fa, pranzando all’Osteria di Castel Gavone sù a Perti, in compagnia di mio padre, e di una cameriera che s’ostinava a chiamarlo “nonno”. Direi che quel vino oggi è molto migliorato, e costituisce un’ottima risorsa per abbinare molteplici specialità liguri.</p>
<p>Lumassina deriva probabilmente il proprio nome dalle lumache, molto diffuse sul territorio, il Buzzetto viceversa da “buzzo”, cioè acerbo, aspro, e il Mataossu da “precoce, neonato”, ovvero non matura pienamente.</p>
<p>E’ tipico come detto delle aree anzitutto finalesi. Arriva in Liguria, secondo studiosi, nel ‘300, ma i primi scritti sono ottocenteschi, per merito ad esempio del Di Rovasenda. Ha raccolta un po’ ritardata e talora si vinificava con altre uve per la sua buona acidità e l’intenso floreale. Personalmente lo accompagno a frittate, farinate, panisse, polpettoni, e a fritturine di pesce, anche e ancor più nelle versioni spumantizzate.</p>
<p>Del Buzzetto così scriveva lo chef savonese Ferrer Manuelli: “Quando i grappoli erano quasi maturi, si sfogliavano e poi si incappucciavano con un sacchetto di carta per proteggerli dalle api e dalle vespe. La carta naturalmente doveva essere filtrante, affinché gli acini potessero respirare. Una volta poi colti, i grappoli venivano ancora esposti al sole, sopra un graticcio, sul terrazzo di casa, fino ad appassire, dopo di che si pigiavano in un barile. Si lasciava fermentare il mosto per pochi giorni, lo si rimetteva al pulito, lo si restringeva ed infine si imbottigliava il vino lasciandolo poi riposare fino al primo parto, in famiglia, o fino all’ora del dessert dopo il pranzo di Natale”.</p>
<p>Francesca, attendo ora il tuo articolo…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25797" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708.jpg"><img class="size-medium wp-image-25797" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708-300x225.jpg" alt="umberto curti al convegno sull'emigrazione presso il MEI di genova" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti relatore al convegno sull&#8217;emigrazione presso il MEI di genova</p></div>
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		<title>Uga matta</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 17:58:57 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È la Lumassina a Spotorno (SV). Il nome &#8211; un&#8217;uva&#8230;matta &#8211; allude lapalissianamente all’imprevedibilità delle fasi di maturazione. Questo vitigno, di cui tanto ho parlato, venne tratteggiato la prima volta dal Di Rovasenda (1824-1913)… Oggi continua a maturare un po&#8217; tardi e a render bene, donando un bianco acido e beverino, con sentori erbacei e di mela acerba (viene anche spumantizzato), e che fa da &#8220;nostralino&#8221; &#8211; grazie anche alla modesta gradazione &#8211; alle sagre locali, sposando benissimo finger food e piatti liguri. Speriamo che i rischi di estinzione siano solo un ricordo, ma teniamo alta la guardia<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Lumassina</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 21:35:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Lumassina indica un vitigno raccomandato sulla provincia di Savona, entra nell’IGT Colline Savonesi. Tipico delle zone di Quiliano, di Calice Ligure, di Orco Feglino, di Giustenice&#8230;, è chiamato anche acerbina, garella, uga matta e in altri modi. Arriva in Liguria nel ‘300, ma i primi scritti sono ottocenteschi, ad esempio dell’ampelografo Di Rovasenda. “Nostralino” come ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/lumassina/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Lumassina indica un vitigno raccomandato sulla provincia di Savona, entra nell’IGT Colline Savonesi. Tipico delle zone di Quiliano, di Calice Ligure, di Orco Feglino, di Giustenice&#8230;, è chiamato anche acerbina, garella, uga matta e in altri modi. Arriva in Liguria nel ‘300, ma i primi scritti sono ottocenteschi, ad esempio dell’ampelografo Di Rovasenda. “Nostralino” come il Bosco, sovente è detto anche &#8211; nel Finalese &#8211; Mataossu perché non matura pienamente, e in dialetto “matti” sono i bimbi e le cose aspre, premature, oppure &#8211; nel Quilianese &#8211; Buzzetto (dall&#8217;aggettivo &#8220;buzzo&#8221;, di senso analogo). Ha raccolta un po’ ritardata e solitamente si vinifica con altre uve per la sua buona acidità e l’intenso floreale. Ad Orco (Orco Feglino) una sagra lo festeggia a inizio agosto. Accompagnalo ad es. ad acciughe ripiene, a primi e secondi di mare, e particolarmente a fritturine di pesce, anche spumantizzato.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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