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	<title>Ligucibario &#187; carloforte</title>
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		<title>Belu</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 13:26:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Belu è il ventre del tonno (vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto anche la voce “ventre”), stomaco, trippa, quinto quarto, talvolta me lo offrivano a Camogli (GE). Il tonno (cui anni fa dedicai un lungo pezzo sul quotidiano genovese &#8220;Il Secolo xix&#8221;) è realmente un pesce magnifico, di cui non si getta, o per meglio dire ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/belu/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Belu è il ventre del tonno (vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto anche la voce “ventre”), stomaco, trippa, quinto quarto, talvolta me lo offrivano a Camogli (GE). Il tonno (cui anni fa dedicai un lungo pezzo sul quotidiano genovese &#8220;Il Secolo xix&#8221;) è realmente un pesce magnifico, di cui non si getta, o per meglio dire non si dovrebbe gettare alcunché, e men che mai le interiora <a href="https://www.saporie.com/prodotti-tipici/pesci-e-crostacei/tonno-interiora-parti-pregiate">https://www.saporie.com/prodotti-tipici/pesci-e-crostacei/tonno-interiora-parti-pregiate</a><br />
Il belu &#8211; che ha peso vario in base alla stazza del tonno, anche 2 chili – oggi è belu fresco e si acquista sotto vuoto, shelf life 1 anno. Un tempo le procedure erano diverse, e laboriose, il belu si asportava e si lavorava appena pescato il pesce: quest’ampia sacca andava aperta e lavata direttamente con acqua di mare. Dopodiché si salava (&#8220;liofilizzare&#8221; conserva), si arrotolava e si poneva da parte per circa una giornata e mezza. A questo punto veniva rilavata e privata della pellicina che la ricopre, come si fa per il cuore, e identicamente si appendeva e si collocava ogni tanto al sole, l’odore non era proprio delicato (oggi il belu secco “artigianale” è fuori norma), infine pazientemente si poneva in ammollo per 24 ore. A quel punto si poteva traguardare la preparazione, una stufatura.<br />
Bollito circa un&#8217;ora, oggi il belu fresco rosola a fettucce in umido, in un capace tegame con olio evo, cipolle e pomodori (io aggiungo anche aglio e alloro), infine è tradizionalmente sfumato col vino e servito con patate, per quanto venga ingentilito rimane un alimento alquanto strong… E’ però a pieno titolo un prodotto “ancestrale”, il gusto è la sua identità storica, tipico anzitutto di un &#8220;pàize&#8221; chiamato Carloforte – dove lavoravano tonnarotti liguri &#8211; e di Trapani. In Sardegna non a caso è inserito fra i P.A.T. (le interiora del tonno erano solitamente destinate alla ciurma della tonnara). A Genova, grazie alle patate, faceva da piatto unico, come del resto lo stoccafisso e le trippe, me ne immagino scodelle fumanti nelle trattorie e sciamadde dei vicoli, Ligucibario® ieri come oggi abbinerebbe un rosso, oggi ad es. un Rossese della DOC rivierasca, servito a 17°C in tulipani a stelo medio… <a href="https://www.isoladisanpietro.org/ricettangolo/speciale_tonno/tonno_belu.htm">https://www.isoladisanpietro.org/ricettangolo/speciale_tonno/tonno_belu.htm<br />
</a><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(41). Cos&#8217;è il mosciamme?</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2025 09:02:08 +0000</pubDate>
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<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Cos&#8217;è il mosciamme?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>41. cos&#8217;è il mosciamme?</strong> Mosciamme o mosciame, “mösettö” nella parlata ligure-genovese, sono pregiati filettini di tonno essiccati (un tempo era delfino, chiamato a Viareggio pescio-porco) * , e confezionati un po’ come una soppressa, in barre rosso-violacee. Ereditiamo la parola dall’arabo mushamma’ (pesce o tonno salato), transitato nello spagnolo moxama oggi mojama, parola che ci conduce su antiche galee ed anche verso Carloforte. Si ricavano dalla ventresca superiore, detta bodano in tabarchino. Quantunque per lo storico Fernard Braudel il mosciamme, la buridda e il caviale fossero cibi “penitenziali”, oggi il consumo è diffuso e apprezzato, e quando possibile prescinde dalle stagioni. Il mosciamme va affettato e posto in olio extravergine perché s’ammorbidisca, e può quindi insaporire molti piatti. Con acciughe, pomodori e origano è ad es. un magnifico inizio per scoprire via via le più complesse e complete capponadde, camogline ma non solo, e sua maestà il cappon magro</p>
<p>* essiccati non più al sole, ma indicativamente 4-6 ore dentro forni&#8230;</p>
<p>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</p>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte40-chi-erano-i-besagnini/" target="_blank">la 40ma faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221; (1)</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jan 2025 09:47:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221;&#8230; (a questo link la seconda puntata) La Liguria ha una significativa “tradizione” di esploratori, geografi e studiosi lato sensu, da Colombo (col sodale Michele da Cuneo) a Leon Pancaldo * …, tradizione che si protrae anche in tempi a noi più vicini (Viviani, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/i-liguri-nel-mondo-spersi-1/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25099" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN2245-Copia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25099" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN2245-Copia-300x212.jpg" alt="il porto di genova" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">il porto di genova</p></div>
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<p>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221;&#8230; (<a title="liguri nel mondo" href="https://www.ligucibario.com/i-liguri-nel-mondo-spersi-2/" target="_blank">a questo link la seconda puntata</a>)</p>
<p>La Liguria ha una significativa “tradizione” di esploratori, geografi e studiosi <em>lato sensu</em>, da Colombo (col sodale Michele da Cuneo) a Leon Pancaldo * …, tradizione che si protrae anche in tempi a noi più vicini (Viviani, Isssel, Rovereto, Boccardo…), ed anche i fenomeni insediativi e migratori l’hanno lungamente connessa all’altrove, in primis al continente americano, <strong>quasi sempre tramite il porto di Genova</strong>. Si può dire che pressoché ogni famiglia ligure abbia antenati che migrarono per cercare lavoro. E alcuni di essi divennero, come noto, particolarmente famosi.</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi: da Tabarca a Gibilterra</h2>
<p>Circa i Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221;, se molto nota e indagata è la vicenda di Tabarca e Carloforte, anche i genovesi di Gibilterra (italogibilterrini) sono una comunità radicata ormai da secoli, formata da discendenti di genovesi e liguri che avevano scelto Gibilterra a fini di commercio e di pesca d’altura. Nel censimento del 1753 i genovesi erano il gruppo più numeroso di popolazione civile di Gibilterra e il genovese l&#8217;idioma più parlato. Alla fine dell&#8217;Ottocento la comunità iniziò a non usare più il genovese, preferendogli il llanito (un misto, creolo di andaluso e inglese, che tuttavia contiene circa 700 parole prese dal ligure). Di tali vicende linguistiche si è occupato come sempre brillantemente il compianto Fiorenzo Toso. Attualmente la popolazione civile di Gibilterra con cognomi genovesi (o italiani) si aggira ancora intorno al 20% del totale…</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi tra Vecchio e Nuovo Mondo</h2>
<p>Quanto a vicende &#8220;singole&#8221;, l’imperiese Bartolomeo Bossi, instancabile giornalista e botanico, appena sedicenne partì nel 1832 per Montevideo, percorrendo poi la Patagonia, il Mato Grosso…<br />
Savonesi o legati a Savona furono Battista Nano (attivo in Perù), Domenico Noberasco, Giuseppe Lamberti, Onorato Oddera di cui ben poco si conosce, il paleontologo Don Gerolamo Lavagna (Argentina), lo zoologo Armando David…<br />
Carcarese fu il missionario e orientalista Giuseppe Sapeto.<br />
Il capitano Giovanni Battista Cerruti (1850-1914) era varazzino (viaggiò davvero ovunque, dall’Argentina a Singapore…), come Lanzerotto Malocello scopritore delle Canarie, Don Stefano Testa, Marcantonio Carattino (1687?), Simone Canepa (1878-1919) che prese parte alla spedizione della “Stella polare”&#8230;<br />
Genovesi furono Vadino e Ugolino Vivaldi, Antoniotto Usodimare, e di Voltri i cugini Enrico e Luigi Maria d’Albertis…<br />
Chiavarese fu Giambattista Scala (1817-1876), che viaggiò in Asia ed Africa&#8230;<br />
Spezzino infine Giacomo Doria…<br />
Nel corso del 2024 Genova (che ospita il MEI e la Sala Lunardi) ha dato vita ad un gemellaggio con Santos in Brasile, dentro una cornice di turismo delle radici, del ritorno, della bilateralità, che ovviamente include anche le rispettive gastronomie (e ad es. circa la fugazzeta argentina puoi leggermi <a title="umberto curti la fugazzeta" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/fugazzeta/" target="_blank">a questo link</a>).<br />
Favale di Malvaro, a propria volta, ospita un “Museo dell’emigrante”, per le note vicende legate ad Amadeo Peter Giannini, l’illuminato banchiere (Banca d&#8217;America e d&#8217;Italia) i cui genitori erano proprio di Favale. Inoltre, partirono dalla Fontanabuona verso l’America sia Suor Blandina (Rosa Maria Segale), nata a Cicagna nel 1850, sia Natalina Garaventa &#8211; madre di Frank Sinatra – nata a Rossi di Lumarzo nel 1896…<br />
Genova non a caso è sede della Fondazione Casa America, e sodalizi quali l’Associazione Liguri nel mondo o congregazioni quali i Salesiani (alle cui attività nel Mato Grosso dedicai una vita fa la tesi di laurea) rappresentano altri soggetti molto dinamici e presso i quali attingere quantomeno notizie e documentazioni.<br />
* si vedano ad es. Furio Ciciliot, “Da Magellano a Buenos Aires”; F. Surdich, “Gli esploratori genovesi del periodo medievale” in MSE I, 1975, pp. 9-117…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/i-liguri-nel-mondo-spersi-1/">I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221; (1)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Tascelli</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 09:27:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tascelli, a Carloforte (u pàize), sono i “quadrettoni” in cui viene tagliata ad es. la focaccia. A Carloforte, &#8220;tramite&#8221; Tabarca (tema di cui Ligucibario® ha scritto tanto, leggimi ad es. a questo link), si gustano &#8211; come noto &#8211; tipicità che, non indirettamente, rievocano Genova, la fügassa, i curzetti col tuccu, il baccalà al verde&#8230; ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tascelli/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tascelli, a Carloforte (u pàize), sono i “quadrettoni” in cui viene tagliata ad es. la focaccia. A Carloforte, &#8220;tramite&#8221; Tabarca (tema di cui Ligucibario® ha scritto tanto, leggimi ad es. <a title="cucina di tabarca e carloforte" href="https://www.ligucibario.com/tabarca-carloforte-ricettario-genova-tunisia-sardegna/" target="_blank">a questo link</a>), si gustano &#8211; come noto &#8211; tipicità che, non indirettamente, rievocano Genova, la fügassa, i curzetti col tuccu, il baccalà al verde&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Tonnarotti</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 09:08:35 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tonnarotti sono i pescatori di tonni, la ciurma sulle barche, agli ordini del rais, che attende di &#8220;finire&#8221; i pesci catturati ormai nella camera della morte&#8230; La Liguria era nota per la loro abilità, erano celebri tagliatori ed anche salatori i tonnarotti sia di Laigueglia (SV) che di Villanova d’Albenga (SV) che di Alassio (SV) * , e la tonnarella di Camogli (GE) è la più antica del Mediterraneo ancora &#8220;visitabile&#8221; (sempre che qualche decerebrato non la distrugga con le eliche del motore). Alcuni tonnarotti intorno al 1730 emigrarono dalla Liguria in Sardegna con le intere famiglie, e come noto Carloforte (u paize) è tuttora uno dei luoghi migliori per assaporare il tonno in cento varianti culinarie&#8230; La pesca si concludeva, crudelmente, con la mattanza, e “Mattanza di tonni” è un impressionante quadro del pittore napoletano Paolo De Albertis del 1815 circa&#8230;<br />
* a Moglio si mangia non a caso la ventre, vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la relativa voce</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
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		<title>Diversità culturale, le cucine si incontrano</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2024 08:50:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Diversità culturale e biodiversità: la ricchezza dell&#8217;ambiente e dell&#8217;incontro. Ospite del Municipio IV media val Bisagno, su invito della Biblioteca Civica Saffi in Molassana – e dinanzi ad un pubblico molto partecipe e all’Assessora alla cultura Angela Villani &#8211; ho tenuto di recente una conversazione sul tema che emerge con vigore sin dal titolo di questo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/diversita-culturale-cucine/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22756" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/diversit---culturali-saffi.jpg"><img class="size-medium wp-image-22756" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/diversit---culturali-saffi-300x205.jpg" alt="da sx luisa puppo, umberto curti, angela villani, elena ghigliani, manuela sensi, rossella restivo" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">da sx luisa puppo, umberto curti, l&#8217;assessora angela villani, ed elena ghigliani, manuela sensi, rossella restivo di biblioteca civica saffi</p></div>
<p><em><strong>Diversità culturale e biodiversità: la ricchezza dell&#8217;ambiente e dell&#8217;incontro. Ospite del Municipio IV media val Bisagno, su invito della Biblioteca Civica Saffi in Molassana – e dinanzi ad un pubblico molto partecipe e all’Assessora alla cultura Angela Villani &#8211; ho tenuto di recente una conversazione sul tema che emerge con vigore sin dal titolo di questo pezzo.</strong></em></p>
<p>Il 21 maggio si celebra infatti la “<a href="https://www.un.org/en/observances/cultural-diversity-day" target="_blank">Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo</a>”, che io lego anche al 22 maggio, “<a href="https://www.un.org/en/observances/biological-diversity-day" target="_blank">Giornata mondiale della biodiversità</a>”. Entrambe, nella mia visione, alludono alla ricchezza dell’ambiente e dell’incontro.</p>
<h2>Ianuensis ergo mercator: cucina genovese, una storia di incontri</h2>
<p>Il detto anonimo “<strong>Ianuensis ergo mercator</strong>” precederebbe di poco il secolo di Francesco <strong>Petrarca</strong>, il quale scrisse di Genova (1358) &#8220;Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare&#8221;. Genova è Piazza <strong>Caricamento, Sottoripa (Eugenio Montale</strong> con un felice endecasillabo ancora la definiva “paese di ferrame e alberature”), è – per così dire &#8211; le persone prima ancora che scafi, le culture prima ancora che merci, gli arrivi prima ancora che le partenze.</p>
<p>Il nostro ricettario stesso è un “vocabolario” di innumerevoli importazioni linguistiche, in primis dall’arabo.</p>
<p>Oggi, per molte e note ragioni, la nostra società prova per il mondo arabo un sentimento ambivalente. Tuttavia l’apporto islamico all&#8217;Europa medievale (secoli XI-XIII) fu intenso in varie direzioni, arte e architettura, chimica e medicina, agricoltura, astronomia, matematica, musica, linguaggio, tecnologia, tessitura&#8230;</p>
<p>Di rilievo, poi, s’affermarono in Europa le traduzioni arabe di antichi classici greci, fra cui il filosofo Aristotele. Tanto che, secondo alcuni, <strong>il cosiddetto Medioevo islamico</strong> espresse una netta preminenza in termini di progresso civile, scientifico e culturale&#8230;</p>
<p>Alcuni fra i più celebri protagonisti ne furono Avicenna (XI secolo), medico già a 18 anni; Averroè (XII secolo), filosofo giurista medico astronomo…; Al-Jazari (XII secolo), sorta di Leonardo da Vinci; Ibn Battuta (XIV secolo), viaggiatore giurista storico…</p>
<p>Il 18 dicembre ricorre inoltre, istituita da UNESCO, proprio la “<a href="https://www.unesco.org/en/world-arabic-language-day" target="_blank"><strong>Giornata internazionale della lingua araba</strong></a>”. Qui non “elenco” tutte le terre dove si parla, esito dell’espansione, in progressive ondate, che sin dal VII secolo e dal proselitismo di Maometto finì poi col lasciar tracce profonde anche in Sicilia e Spagna (e &#8211; dunque non a caso &#8211; in alcune loro ricette…).</p>
<h2>L&#8217;influsso del mondo arabo sulla cucina ligure (ingredienti e tecniche)</h2>
<p>Dagli arabi, in definitiva, è giunta un’importante messe di ingredienti e d’usi:</p>
<p><strong>la pasta (anche ripiena, fritta…), gli agrumi, la canna da zucchero (che addolciva i “sherbet” di neve dell’Etna), l’attitudine per la frutta secca, le spezie, l’alambicco da distillazione, le tendenze all’agrodolce, e forse lo stesso biancomangiare, una crema di latte e mandorle… Mandorle che non a caso ritroviamo anche nei marzapani e torroni (ieri come oggi classici dolci da banchetto e da festività).</strong></p>
<p>Il biancomangiare (blanc-manger, bramagere) è una tecnica per mangiare in bianco, prima ancora che una sorta di budino alle mandorle (o preparato con latte di mandorle), d’ascendenza medievale, forse ieri più celebre e diffuso di oggi, e che l’Italia peraltro propone(va) in molte versioni, dalla Sicilia, all’Artusi romagnolo, alla val d’Aosta… In origine era salato, con pollo e lardo, ma i banchetti rinascimentali ne videro poi anche versioni con pesce, zuccherate… Notevoli le somiglianze col goloso muhallabi della cucina levantina (Libano, Turchia).</p>
<p>E agli arabi dobbiamo <strong>la frutta “candita”, dall’arabo qandi</strong> che allude al succo di canna da zucchero concentrato dentro cui le frutta via via schiariscono…</p>
<p>Nel 1863, ovvero <strong>28 anni prima dell’Artusi, a Genova si stampa “La cuciniera genovese” di GioBatta Ratto</strong>, che avrà radiose ristampe. Un forziere di quasi 500 ricette, che nell’edizione di lusso costava 4 lire. Fra le dolcezze compaiono pasticcini con la marmellata (i “cobeletti”), budini “biancomangiare” (ricetta n. 439), caramellati, anicini, croccanti, ciambelle di pasta di mandorle (“canestrelletti”), numerosi “quaresimali”, numerosi biscotti, alcuni canditi, varie frittelle, e una varietà di torte (d’arancio, di mandorle…) cui talora non far mancare spezie…</p>
<p>Questo bendidio ovviamente si arricchiva a Natale (ma anche a Capodanno ed Epifania) del <strong>pandöçe</strong>, molto amato e corroborante, a base di pasta madre, precedente al panetùn di Milano, tanto che alcuni lo “ascendono” al Paska, rito persiano dalle molte analogie, fra cui di nuovo frutta secca e candita…</p>
<h2>Cucina ligure, i ponti verso il mondo</h2>
<p>Ma altre diversità, che diventano incontri, getterebbero ponti tra Liguria e <strong>Provenza</strong> (la socca, la pissaladière, la tapenade, la brandade de morue, la bourride, la ratatouille), verso <strong>Carloforte</strong> (la focaccia, il pesto, la casòlla, la bobba, le cipolle ripiene, i pesci fritti con l’agiadda, i canestrelli…), e <strong>l’Ecuador</strong> della guatita, o <strong>l’Argentina</strong> della fugazzeta, degli ñoquis, della milanesa (e di quell’asado che celebra le radici, il ritorno, le bilateralità…), e infine – but not least &#8211; <strong>il Brasile</strong> dei bolinhos de bacalhau, quel Brasile dove mio padre Alfredo (leggete di lui su Wikipedia) entrò una vita fa nel Mato Grosso per filmare assai coraggiosamente alcune tribù d’indios…</p>
<p>Buon appetito o prima ancora buon viaggio?<br />
<strong><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Nuove voci sull&#8217;alfabeto del gusto di Ligucibario</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 12:49:29 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21730" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/07/foto-castello-varese-ligure.jpg"><img class="size-medium wp-image-21730" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/07/foto-castello-varese-ligure-300x225.jpg" alt="il castello di varese ligure (SP)" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">il castello di varese ligure (SP)</p></div>
<p>Amici lettori, 10 nuove &#8220;voci&#8221; arricchiscono da qualche giorno l&#8217;<em>alfabeto del gusto</em> di Ligucibario®.</p>
<p>Si tratta di <strong>Sandro Oddo, Sandro Lagomarsini, Valter Longo, Gino Veronelli, Paolo Monelli, Mario Soldati, Fiorenzo Toso, Maurizio Caranza, Annibale Salsa e Lucetto Ramella</strong>. Storici, parroci, biogerontologi, enogastronomi, giornalisti, dialettologi, sindaci&#8230;, ciascuno evidentemente con un &#8220;legame&#8221; diretto o indiretto verso la Liguria. Personalità cui dobbiamo tanto. Vi invito dunque ad approfondire la loro conoscenza, qui in questi sintetici profili, e soprattutto tramite gli scritti ed altri significativi &#8220;contenuti&#8221; (docufilm, dizionari, progetti&#8230;) che ci hanno lasciato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sandro Oddo</span></p>
<p>triorese, ha speso l’intera vita a descrivere il proprio territorio, le usanze culturali, le tradizioni gastronomiche di un Ponente – di fatto &#8211; già pienamente malgaro. Fecondo saggista, Sandro Oddo ha “percorso” – come si suol dire &#8211; storia e microstorie, tra stregoneria, cartoline dei tempi andati, escursioni in quota, ricette di quella cucina bianca che univa (unisce) sobrietà e genio…, raccontandocele con un’acribia ed una passione che ci rendono inevitabilmente, e da tempo, suoi debitori. Ligucibario®, non a caso, lo menziona ripetutamente, fra sugeli e bugaeli.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sandro Lagomarsini</span></p>
<p>parroco dal 1965 di Càssego (Varese Ligure, SP), sorta di “Don Milani” d’Appennino, Sandro Lagomarsini ci ha consegnato via via anche saggistica importante, e militante, fra cui “Coltivare e custodire” edito da Libreria Editrice Fiorentina. Nel suo cammino religioso, echi del Padre Brown di Chesterton e di Thomas Merton, monaco francese, trappista e pacifista (1915-1968). Un prete-formatore sempre a contatto con gli “ultimi”, ed in frizzante conflitto con tante convinzioni e luoghi comuni del nostro tempo. Insieme a Maurizio Caranza, il sindaco del biologico (si veda qui la relative voce), è stato fra coloro che più seppero “convertire” la montagna in luogo di opportunità e di accoglienza.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Valter Longo</span></p>
<p>celebre biogerontologo genovese, classe 1967, d’origine calabrese (Molochio in Aspromonte), attivo negli Stati Uniti ma di fama ormai internazionale. Valter Longo ha perfezionato ricerche via via approdate ad una “dieta della longevità”, con echi di Ancel Keys e piatti sani – basati sulla tradizione italiana, ergo “quinoa free”… &#8211; in grado di fronteggiare l’invecchiamento e alcuni fattori di rischio tumorale. Per la Liguria, ad esempio, cipolle sbollentate in acqua salata e servite con un pesto di noci (una delle poche fonti vegetali ricche di acidi grassi omega-3), aglio, succo di limone e prezzemolo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Luigi Veronelli</span></p>
<p>celeberrimo enogastronomo italiano (la madre era di Finalborgo), si può dire che Luigi Veronelli abbia pienamente consacrato la letteratura del cibo e del vino. Figura carismatica e mediatica, ebbe spiccate doti di comunicazione, che gli valsero anche le prime trasmissioni televisive (canali RAI) sull’arte culinaria, condotte insieme a vip dell’epoca quali la soubrette Delia Scala, gli attori Umberto Orsini, Ave Ninchi… Al centro via via di un ampio e qualificato network professionale, Veronelli lanciò anche sul mercato editoriale numerose guide al mangiare e al bere bene, il suo stile inconfondibile – simile a Gianni Brera e ricco di neologismi – dava del tu al lettore, accompagnandolo lungo un’Italia ricca tanto di trattorie quanto di ristoranti d’alta gamma, e avvicinandolo ai prodotti, alle cantine, ai caseifici…che il mondo intero ci “invidia”. La casa editrice cessò nel 2010. In tarda età, Veronelli guardò con piacere ai movimenti antagonisti che operano una critica alla globalizzazione alimentare e ai ricarichi eccessivi lungo la filiera, schierandosi a favore dei piccoli contadini e delle realtà marginalizzate da una concorrenza sempre più soverchiante.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Paolo Monelli</span></p>
<p>dobbiamo curiosamente a questo giornalista e scrittore emiliano la definizione di “Via dell’amore” per quel fragile ma incantato tratto che corre da Riomaggiore a Manarola, nelle Cinque Terre… Paolo Monelli infatti vide questa scritta su un capannone degli attrezzi lungo la massicciata ferroviaria… Intellettuale a tutto tondo, inviato di prestigiose testate, fra le due guerre mondiali viaggiò instancabilmente. Nel 1935 (ispirandosi anche ad una guida di Hans Barth del 1910) uscì “Il ghiottone errante”, con illustrazioni di Giuseppe Novello, in cui i due sono protagonisti di un originale gusto-tour lungo la Penisola. Nel secondo dopoguerra continuò a scrivere fecondamente, con grande successo, e nel 1963 “sovrappose” al ghiottone errante “O.P. Optimus Potor”, sempre redatto in collaborazione con Novello. Monelli era infatti un innamorato dell’enogastronomia, e va inscritto – con Veronelli, con Soldati… &#8211; in quella schiera di fuoriclasse cui la food literacy nazionale deve tanto.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Mario Soldati</span></p>
<p>Mario Soldati nacque – fra due secoli, vien da dire &#8211; a Torino nel 1906, tutta la vita portò con sé un accento inconfondibile. In gioventù vantò ottime frequentazioni, da Felice Casorati a Piero Gobetti, ciò che si “rifletté” nei suoi libri, nelle sue storie &#8211; sin dagli anni Venti &#8211; lievi e creative ed ironiche, intrise di tenerezza e talora di thrill e mistero, come s’addice a chi, buon torinese, guardi con curiosità il mondo che gli sta intorno, un mondo, per propria natura, ora grottesco ora magico&#8230; Viaggiatore instancabile, ed intellettuale a tutto campo, fu anche regista cinematografico e reporter televisivo, memorabile il ciclo di puntate che – sotto il nome di <em>Viaggio nella valle del Po</em> – svelò una nazione ancora (ma nel senso buono degli aggettivi) provinciale, agricola e… très gourmand, basti il richiamo cui Soldati cedette a quell’anguilla e quella salama da sugo che fanno la gloria della provincia e del delta ferrarese.</p>
<p>A proposito di Liguria, memorabili alcune sue soste alla trattoria “Toro” di Sampierdarena, purtroppo non più esistente. E sull’Ormeasco (il dolcetto di montagna) Mario Soldati scrisse in <em>Vino al vino</em> (1969-1981), un volume che per alcune parti andrebbe adottato nelle scuole che s’occupano di turismo e d’alberghiero: “<em>Pornassio, il più spettacoloso e originale paesaggio viticolo che abbia mai visto in vita mia. Immaginate un vastissimo arazzo, spesso e folto, arricciato e frastagliato, tutto sulle tinte fondamentali di un rosso acceso e violentissimo, con infinite sfumature che vanno dal marrone al violetto, dal cremisi allo scarlatto, dal fragola al rosa al giallo, con spruzzi di verde. Ma l’arazzo, oltre che denso di colori, appare fermamente costruito, secondo disegni visibilissimi, organici, funzionali: circoli, volute, serpentine parallele, che hanno lo scopo di sfruttare al massimo le concavità e le convessità, gli avvallamenti e i pronunciamenti del terreno, in rapporto all’arco che percorre il sole dall’alba al tramonto. Ne risulta una scenografia fantastica, liberamente geometrica, ma anche massiccia, di una strana violenza pittorica. Se si pensa alle vaste e blande circonvoluzioni sui colli veneti, toscani e piemontesi, la conca di Pornassio suggerisce qualcosa di più vigoroso e più vivo, qualcosa di ultimo e di eroico. L’amore degli uomini per la vigna, in tutto il mondo, non può fare di più</em>”.</p>
<p>Queste righe rivelatrici, questa “Stimmung”, questa disposizione d’animo che l’accompagnò lungo tutta la sua esistenza, non furono forse estranee nemmeno alla scelta di trascorrere lunghi periodi nella lericina Tellaro (a pochi km da Spezia), borgo fortificato con chiesina ed uliveti, gheriglio di carruggi di pescatori, a picco sulle risacche, dove dalle cucine spira sempre un odore inebriante di acciughe, di polpo lesso con patate e olive, e di focacce dolci, immancabili a Natale. Mario Soldati lo definì, quel paesino, “<em>un nirvana tra mare e cielo, tra le rocce e la montagna verde</em>”, beandosi di quell’atmosfera calma e luminosa che induce a meditare, a ricordarsi di se stessi, della nostra vita che scorre fra le altrui, magari davanti ad un bicchiere prezioso di Sciacchetrà.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Fiorenzo Toso</span></p>
<p>linguista e dialettologo di lungo corso, si concentrò su tematiche sovente “neglette” dai colleghi, fra cui l’area linguistica ligure e l’antico genovese. La professione lo impegnò fra il Genovesato e Sassari, sponde di un medesimo bacino acqueo. Fiorenzo Toso si appassionò in primis ai contatti fra popoli mediterranei, approfondì il tabarchino (il che gli valse la cittadinanza onoraria di Carloforte e Calasetta in Sardegna), indagò le migrazioni liguri anche in Sudamerica. Curò mostre bibliografiche e documentarie e compilò un “Piccolo dizionario etimologico ligure” che è una gustosa miniera d’informazioni sia filologiche sia storico-letterarie. Una prematura perdita, per un fulminante cancro al cervello, ha certamente privato la linguistica europea di uno dei suoi più originali talenti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Maurizio Caranza</span></p>
<p>Maurizio Caranza fu a lungo sindaco di Varese Ligure (1990-2004), luogo di cui molto ho scritto, contribuendo anche alla realizzazione nel <em>2015 del Festival nazionale del biologico</em>. Si deve anzitutto ad alcune sue intuizioni e decisioni quella svolta “bio” che permise al territorio di ottenere significative certificazioni di qualità ambientale, e di intraprendere un percorso davvero e convintamente green, dalle positive ricadute sociali ed economiche (allevamento, agricoltura, tutela valorizzante delle tradizioni…). Maurizio Caranza è scomparso appena 66enne nel 2007, nel letto di casa. Era uso dire, simpaticamente: “Sono stato fortunato perché da quando abbiamo ottenuto i primi risultati, tutti hanno cominciato a cercarmi per fare da cavia, dalla Regione al ministero dell’Ambiente. Abbiamo sperimentato il biologico, varie raccolte differenziate di rifiuti, il risparmio energetico, la produzione di energia da fonti rinnovabili”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Annibale Salsa</span></p>
<p>nativo di Lavagnola (SV), antropologo, esperto di socioeconomie montane, già presidente del CAI, ha fra l’altro insegnato all’Università di Genova. Annibale Salsa ha scritto volumi memorabili, tra cui il recente <em>Un’estate in alpeggio</em>, legato alla transumanza ed ai suoi riti in qualche modo ancestrali (per la Liguria si pensi ad esempio a Mendatica e alla val d’Aveto…, volume nel quale si auspica un equilibrio fra natura e cultura ben diverso dall’attuale, che sta causando – tra spaesamento e disagio &#8211; il progressivo, completo tramonto delle identità tradizionali. Collabora attivamente anche a docufilm di “sensibilizzazione”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Lucetto Ramella</span></p>
<p>“cantore” di Oneglia, della sua storia, delle sue olive, del parlato locale, del folklore, è mancato quasi centenario nel 2014. Lucetto Ramella ci ha lasciato una mirabile saggistica (quasi tutta edita da Dominici), dove approfondire, fra l’altro, anche le principali tradizioni gastronomiche imperiesi. Ligucibario®, non a caso, lo menziona ripetutamente. Ecco un suo classico storytelling: “ll giorno di San Giovanni. La mattinata festosa, le funzioni, le passeggiate sul molo, l’assalto alle trattorie del mezzodì. Ricordo la gente della Vallata col vestito delle feste odorante di spigo e la mandigliata portata dalle donne riversarsi ai giardini verso la Bocchetta. L’uovo sodo con la presina di sale, i pezzi di coniglio ravvolti nel rosmarino, la bottiglia di nostrano, la tovaglia candida, il buon pane casereccio da tagliare a larghe fette col coltello affilato…”</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Toso, Fiorenzo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 15:39:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Linguista e dialettologo di lungo corso, nativo di Arenzano (GE), si concentrò su tematiche sovente “neglette” dai colleghi, fra cui l’area linguistica ligure e l’antico genovese. La professione lo impegnò fra il Genovesato e Sassari, sponde di un medesimo bacino acqueo. Fiorenzo Toso si appassionò in primis ai contatti fra popoli mediterranei, approfondì il tabarchino, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/fiorenzo-toso/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Linguista e dialettologo di lungo corso, nativo di Arenzano (GE), si concentrò su tematiche sovente “neglette” dai colleghi, fra cui l’area linguistica ligure e l’antico genovese. La professione lo impegnò <strong>fra il Genovesato e Sassari</strong>, sponde di un medesimo bacino acqueo. <strong>Fiorenzo Toso</strong> si appassionò in primis ai contatti fra popoli mediterranei, approfondì il tabarchino, il che gli valse la cittadinanza onoraria di <strong>Carloforte e Calasetta</strong> in Sardegna (<a title="umberto curti tabarca e carloforte" href="https://www.ligucibario.com/tabarca-carloforte-ricettario-genova-tunisia-sardegna/" target="_blank">a questo link</a> le vicende storiche legate <strong>ai Lomellini di Pegli e al corallo</strong>), indagò le migrazioni liguri anche in Sudamerica. Curò mostre bibliografiche e documentarie e compilò un “<em>Piccolo dizionario etimologico ligure</em>” che è una gustosissima miniera d’informazioni sia filologiche sia storico-letterarie. Una prematura perdita, per un fulminante cancro al cervello, ha certamente privato la linguistica europea di uno dei suoi più originali talenti.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Pesce in carpione</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2020 08:45:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Pesce in carpione 26 maggio, giornata intitolata al pesce in carpione. In Liguria si usa l’espressione “scabeccio”, carpione è preparazione che dovrebbe riferirsi ai pesci d’acqua dolce (trote, tinche…). In Veneto, come noto, si dice saòr, nel Sud Italia scapece&#8230; La parola deriva dal persiano sikbag = cibo (in)acid(it)o, transitando per lo spagnolo (e non ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/pesce-in-carpione/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19648" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/05/023.jpg"><img class="size-medium wp-image-19648" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/05/023-225x300.jpg" alt="u.curti, tempo mediterraneo. quel che resta di apicio in cucina" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">u.curti, tempo mediterraneo. quel che resta di apicio in cucina</p></div>
<p>Pesce in carpione</p>
<p>26 maggio, giornata intitolata al <strong>pesce in carpione</strong>.<br />
In Liguria si usa l’espressione “<strong>scabeccio</strong>”, carpione è preparazione che dovrebbe riferirsi ai pesci d’acqua dolce (trote, tinche…). In Veneto, come noto, si dice <strong>saòr</strong>, nel Sud Italia scapece&#8230;<br />
La parola deriva dal persiano sikbag = cibo (in)acid(it)o, transitando per lo spagnolo (e non dal veliero “sciabecco”!).<br />
In scabeccio si fanno anzitutto pesci e pesciolini come le <strong>bughe</strong>, i cicciarelli, le alici, sgombri, triglie, anguille * … Un tempo, più d’oggi, anche polpi e moscardini. La ricetta – non riferibile direttamente ad <strong>Apicio**</strong> &#8211; prevede che i pesci vengano fritti e poi marinati in aceto e odori per lunghe conservazioni – v’è chi aggiunge uvetta, chi verdurine sminuzzate &#8211; . A <strong>Savona il baccalà</strong> viene passato in pastella, e vedi anche l’agrodolce nel ricettario di magro di <strong>Gaspare Dellepiane</strong> (1880). A Moneglia (GE), infine, il pesce non viene impanato ma infarinato (“<strong>antipasto di Moneglia</strong>”).<br />
Si pongono splendidamente in scabeccio – specie a fine estate &#8211; anche alcune verdure, quali zucchine, zucche, melanzane… Un tempo, specie al Sud, era cibo di strada nelle feste paesane. Il mio consiglio migliore è, per una volta, di fare a meno del vino, di cui uccideresti l’intero dato gustativo<br />
* il<strong> tonno carlofortino</strong> è viceversa fritto e sfumato con vino, oppure &#8211; a scabeccio &#8211; imbarattolato sott’olio (dopo la bollitura)<br />
** gli dedicai un libro, se la &#8220;misteriosa&#8221; figura di questo gastronomo miliardario del I secolo d.C. ti intriga, guarda il video al link <a href="https://www.youtube.com/watch?v=7TTk5sEVuMM">https://www.youtube.com/watch?v=7TTk5sEVuMM</a><br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></strong></p>
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		<title>Un cappon magro ad Azzurrodue</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2018 12:08:19 +0000</pubDate>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18060" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/09/cappon-magro.jpg"><img class="size-medium wp-image-18060" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/09/cappon-magro-200x300.jpg" alt="il cappon magro di azzurrodue (arenzano)" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il cappon magro di azzurrodue (arenzano)</p></div>
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<p><strong>Questo è il cappon magro che la brigata del ristorante Azzurrodue (prua del gusto ad Arenzano) ha allestito venerdì 21 settembre e abbinato a “L’amiral” di Maccario Dringenberg, valorosi vigneron nei luoghi di Biamonti.</strong></p>
<p>La foto non mi regala – purtroppo &#8211; i sensi organolettici di quel piccolo immenso capolavoro, ma mi esenta dalle parole in quanto parla da sé (sarà non a caso fra le immagini con cui Luisa Puppo tratterà il tema &#8220;dieta mediterranea e turismo esperienziale&#8221; al convegno internazionale <em>Food Tourism: a piece of cake?</em> che si terrà in Grecia il 27 settembre prossimo).<br />
E questo è l’amore che la brigata del ristorante Azzurrodue investe nei “gustincontri” con Ligucibario® e dedica a quell’ostinato eretico che risponde al mio nome.<br />
In un tempo nel quale gli individui sono sempre più connessi e sempre più soli, e nel quale sempre più cibo invade i massmedia ma sempre meno servendo la causa delle regionalità autentiche, ecco che via via anche in Liguria alcuni piatti splendidi tendono – salvo lodevoli eccezioni &#8211; a rarefarsi, zemin, s-ciattamaio, subricchi, tomaxelle, fratti, brandacujùn…<br />
Azzurrodue sta via via procedendo caparbiamente su diverso sentiero, valorizzando ricette (la capponadda camoglina), tutelando tradizioni (il pesto è davvero pesto), sperimentando accostamenti (i croxetti col sugo di muscoli e pinoli), lasciando spazi anche al pesce locale (dato che la Liguria è terra di besughi, sugarelli, lanzardi e triglie più che di sogliole, pangasio e squali smeriglio)&#8230;<br />
Io credo, lettore gourmet, che nessuno possa affermare con certezza che cappon magro origini dal pollo castrato, o dal pesce cappone (in Liguria scorfano rosso) o dal latino caupona (taverna). Credo poi che ciò che ammiri nella foto sia una magnifica interpretazione di quanto chiamavano biscotto condito, monumentale trionfo di mare e d’orto con uova e olive, piatto in origine quaresimale, legato dalla salsa verde, che tuttavia Giovanni Rebora posiziona già nel ‘600. Eccolo poi in un menu del 1901: aragosta * , pescio fin, scorsonnea, pigneu, musciamme, loassi, porpi, gambai, oje, ancioe de lamme, stecconetti a fa coronn-a. E credo inoltre che non esista una ricetta unica, ma non me ne vogliano il Santuario dei marinai in San Francesco da Paola a Genova né i cuochi francesi barocchi che talora si autonominarono inventori del piatto ** .<br />
Da venerdì 21, infine, credo però che Azzurrodue abbia vinto l’ennesima sfida, e quel cappon magro (pardon, quel piccolo immenso capolavoro) possa e debba – quando possibile e opportuno – sfavillare nel suo menu. Io, da parte mia, continuerò a raccontarti l’enogastronomia ligure, lettore gourmet, senza sbattert’in faccia neppure un banner pubblicitario.<br />
* un tempo le aragoste non erano tenute in gran conto, editti carlofortini del 1820 le posizionano fra il pescato meno costoso (a Carloforte s’incontra fra l’altro ottima capponadda, piatto da cambuse mediterranee, con pregiato mosciamme di tonno).<br />
** ringrazio Walter Zanirato il quale, costruendo un bell’excursus del cappon magro visionabile all’indirizzo <a href="https://www.aifb.it/calendario-del-cibo/giornata-nazionale-del-cappon-magro/">https://www.aifb.it/calendario-del-cibo/giornata-nazionale-del-cappon-magro/</a> ha citato e linkato le mie ricerche (sovente Ligucibario viene viceversa saccheggiato da soggetti che scrivono di cucina senza neppur la capacità di costruire concetti e frasi proprie).<br />
<strong>Umberto Curti</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/09/umbi-bello.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18059" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/09/umbi-bello-300x168.jpg" alt="umbi bello" width="300" height="168" /></a><strong><br />
</strong></p>
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