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	<title>Ligucibario &#187; buridda</title>
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		<title>Per una storia dei genovesi a tavola</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 09:38:07 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29966" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cima1.jpg"><img class="size-medium wp-image-29966" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cima1-300x252.jpg" alt="cima genovese" width="300" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">cima genovese</p></div>
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<p>Ci avviciniamo al 5 maggio, data in cui presenterò alla Biblioteca Civica “Saffi” di Genova-Molassana il bellissimo saggio “Civiltà della forchetta” di Giovanni Rebora, uscito alcuni anni fa e certamente non dimenticato da chi fa il mio mestiere…</p>
<p>In questi giorni, parlando dell’iniziativa, anche ed anzitutto nelle aule di formazione dove Luisa Puppo ed io svolgiamo le rispettive docenze, talvolta risulta necessario recuperare qualcosa circa la biografia di Rebora, i luoghi a cui fu legato, e il clima culturale in cui cominciò a produrre alcuni dei suoi notevoli saggi.</p>
<p>Io lo conobbi circa 44 anni fa, quando &#8211; da matricola universitaria qual ero &#8211; mi aggiravo un po’ sperduto per i diversi e solenni istituti di cui si componeva la Facoltà di Lettere, rimbalzando fra le lezioni.</p>
<p>Rebora operava a Balbi 6, ricordo ancora quelle scalinate, ed il suo modo di “fare” ricerca e d’insegnare i fatti economici e agrari s’ispirava anche alla grande lezione della storiografia francese d’anteguerra (tra cui gli “Annales” di Bloch e Febvre), e si connetteva a Braudel, altro storico di vaglia, che ammirò Genova e che Rebora condusse anche in cerca&#8230;di trippe e gelati.</p>
<p>Poiché i fenomeni socioeconomici anche “minuti” e quotidiani consentono di comprendere il divenire delle comunità meglio di tutti gli altri, è ovvio che progressivamente l’enogastronomia attirasse – certo con un approccio non modaiolo – l’interesse di Rebora, maestro nello spulciare i documenti che raccontano la vita attraverso i vari periodi storici.</p>
<p>E non a caso l’8 marzo 1983 Rebora fu al centro di un Convegno a Imperia, sulla dieta cosiddetta mediterranea (concetto di cui oggi un po&#8217; si abusa?), i cui Atti rappresentano tuttora una lettura preziosa…</p>
<p>Per Rebora il cibo costituiva un modo di essere delle persone e dei ceti di appartenenza, e dunque chiariva molti aspetti anche della genovesità e della Liguria. Genova per secoli fu una città straricca, connotata da uno scarso “contado”, e pertanto chiamata a produrre risorse di eccellenza (dai limoni, ad alcuni vini, alle stoffe…) per importare quel che le occorreva, in primis il grano, o che le piaceva, per garantirsi un alto benessere. In tal senso la pasta di grano duro valse a lungo da cibo della domenica, si moltiplicarono i formati, e a coronamento di quel business non dimentichiamo che ad Imperia sorse nel 1887 il grande stabilimento della “Agnesi”, nata nel 1824 a Pontedassio.</p>
<p>Molti piatti genovesi non sono semplici, implicavano materia prima di qualità, lavorata con pazienza, e via via nei secoli si affermarono i ravioli, la cima (forse il piatto più complesso di tutta la cuciniera ligure), le gattafure, le cotture “accomodate”, le zuppe di pesce, la pasticceria secca e il pandolce (alto!)…</p>
<p>Le famiglie abbienti disponevano beninteso di cuochi, e prediligevano la carne di prima scelta (ovvero vitella), mentre i ceti più poveri (anzitutto i camalli) s’appoggiavano a trattorie e sciamadde, dove (seduti su lunghe panche gomito a gomito coi vicini) trovavano farinate, minestroni, trippe, vin brusco. Le ultime trattorie di quel tipo furono forse quelle di metà ‘900 a Sampierdarena (“Toro”…) * , ma per fortuna qualche sciamadda – sulla scia della “Carlotta” di Sottoripa ** &#8211; sopravvive con successo nei carruggi, oggi frequentata anche da turisti ammaliati dai nostri finger food.</p>
<p>Lo stoccafisso ovviamente si diffuse (esplosivamente) dopo che il naufrago Querini lo scoprì alle Lofoten.</p>
<p>Il pesce tuttavia non seduceva granché, ma le acciughe, pane del mare, per alcuni mesi erano molto pescate, e poi lavorate in cento modi, si tratta infatti di un pesce-conserva, di un pesce-condimento.</p>
<p>Le doti mercantili e imprenditoriali &#8211; alla base di un proverbio quale “Ianuensis ergo mercator” &#8211; consentivano ai genovesi d’insediarsi con successo in alcune aree e di dedicarsi a lucrosi commerci, ma al tempo stesso in alcune di quelle aree (a clima tropicale o quasi) essi seppero abbondantemente coltivare la canna da zucchero, che in patria rafforzava l’attività dei confiseur, i canditori (la tecnica è arabo-greca, e non a caso si diffuse anche a Venezia). Costoro, con la scoperta del Nuovo Mondo e l’arrivo delle fave di cacao, divennero poi anche eccelsi chocolatier, l’amarume della tostatura (lo scopriamo in Paul Valéry) si diffondeva intensamente nelle strade di Genova.</p>
<p>Si candivano splendidamente le arance, originarie dell’Asia come del resto anche i chinotti, e sulla Riviera di ponente attecchì la varietà Pernambuco (Washington Navel), assai versatile.</p>
<p>Anche di questo – debitori a “pionieri” quali Rebora &#8211; parleremo il 5 maggio, a testimoniare che la storia dell’alimentazione è foriera di mille insegnamenti, perché un popolo (a maggior ragione sul Mediterraneo, mare antico nelle parole di Raffaele La Capria, mare che unisce) è ciò che ha coltivato, allevato, pescato, commerciato… Diacronia significa, oggi come ieri, relazione.<br />
* Rebora stesso era sampierdarenese<br />
** la “Carlotta”, ostessa quanto mai dinamica sia ai fornelli sia in cassa, prevedeva come unico antipasto i muscoli, poi tra i primi spiccavano la zuppa di pesce e le tagliatelle all’uovo, insieme alla pasta condita con sugo o pesto. I funghi figuravano spesso tra le specialità della casa, e quanto ai piatti di pesce si gustavano l’aragosta, la buridda, e il pesce “allo scabeccio”. Ma naturalmente una portata imprescindibile era quella torta Pasqualina che commuoveva il noto giornalista Giovanni Ansaldo (nipote del fondatore dell’Ansaldo), il quale in un libriccino rivolgeva un accorato appello proprio alla Carlotta: “Bisogna che difendiamo il nostro buon nome sin d’ora. Se no, come adesso dicono che l’America l’hanno scoperta gli spagnoli, di qui a due secoli diranno che la torta pasqualina l’hanno inventata i milanesi”…</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Diversità culturali, incontri di cucine</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2024 08:00:16 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/saffi_incontri-cucine_corretto_page-0001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22660" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/saffi_incontri-cucine_corretto_page-0001-212x300.jpg" alt="saffi_incontri-cucine_corretto_page-0001" width="212" height="300" /></a>Giovedì 16 maggio dalle h 17.30, presso la Sala del Consiglio &#8211; Municipio IV Media Val Bisagno (Piazza dell’Olmo 3, primo piano), la Biblioteca Civica “Saffi” presenta <em><strong>Diversità culturali, incontri di cucine</strong></em>, conversazione con Umberto Curti, storico dell&#8217;enogastronomia ligure, delle cucine di bordo di porto di orto&#8230;<br />
L’evento (a ingresso libero) inquadra la Genova portuale come approdo storico di merci “top di gamma”. Kainua, nel seno del Mandraccio sotto la collina di Castello, nacque non a caso già come scalo d’influenza anche etrusca…<br />
L’interazione fra rotte, cibi e tradizioni – in primis da Caricamento e Sottoripa – divenne e diviene interazione fra popoli e comunità, fra persone prima ancora che scafi, fra culture prima ancora che merci.<br />
E l’origine (sovente araba) di molti termini della cucina genovese, da musciamme a buridda&#8230;, conferma che la conoscenza è strumento di reciprocità non solo a tavola, sempre prioritario per avvicinare e rispettare le diversità.<br />
Vi aspettiamo con piacere, passate parola!<br />
Luisa Puppo</p>
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		<title>Sciac-trà</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 09:45:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Lo sciac-trà è l’Ormeasco di Pornassio rosato (uve dolcetto), da vinificazione cosiddetta in cerasuolo, ovvero con limitata macerazione delle bucce e limitata cessione di antociani. Il nome gli potrebbe provenire – ma sottolineo il condizionale &#8211; da “schiaccia e trai”, ovvero pigia le uve e ricavane mosto per le botti. Grazie ad alcuni nuovi produttori, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sciac-tra/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sciac-trà è l’Ormeasco di Pornassio rosato (uve dolcetto), da vinificazione cosiddetta in cerasuolo, ovvero con limitata macerazione delle bucce e limitata cessione di antociani. Il nome gli potrebbe provenire – ma sottolineo il condizionale &#8211; da “schiaccia e trai”, ovvero pigia le uve e ricavane mosto per le botti. Grazie ad alcuni nuovi produttori, questo vino del ponente ligure è via via risorto a nuove vite&#8230; Ha tenui sentori floreali e fruttati, e abbina piacevolmente buridde, cime ripiene, polli alla cacciatora… Non va ovviamente confuso con lo Sciacchetrà, mitico passito delle Cinque Terre, tratto da uve a bacca bianca (bosco, albarola, vermentino), e che nei secoli sedusse anche molti letterati fra cui nel &#8216;900 il poeta Eugenio Montale, che aveva casa a Monterosso (SP)&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Il Festival di Sanremo a tavola</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2022 11:39:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Anche quest’anno Sanremo sarà per ben 5 giorni sede del Festival della canzone italiana, noto ai più come Festival di Sanremo. Cosa si mangia e si beve, su quella Riviera dei fiori, luogo di elezione per uno dei migliori olii extravergine al mondo? La cucina della Riviera dei Fiori: ricette e tradizioni &#160; La “bandiera” ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/festival-di-sanremo-a-tavola/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/festival-di-sanremo-a-tavola/">Il Festival di Sanremo a tavola</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20796" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/02/DSCN1994.jpg"><img class="size-medium wp-image-20796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/02/DSCN1994-300x225.jpg" alt="marò di fave" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">marò di fave</p></div>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">Anche quest’anno Sanremo sarà per ben 5 giorni sede del <strong>Festival della canzone italiana</strong>, noto ai più come<strong> Festival di Sanremo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">Cosa si mangia e si beve, su quella <strong>Riviera dei fiori</strong>, luogo di elezione per uno dei migliori <strong>olii extravergine</strong> al mondo?</p>
<h2 style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">La cucina della Riviera dei Fiori: ricette e tradizioni</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">La “bandiera” cittadina di <strong>Sanremo</strong> si è confermata, in anni recenti, insignita da specifica de.co., la <strong>sardenaira</strong>, un finger food goloso che non occorre cocciutamente “collegare” alla pizza napoletana. La sardenaira è un impasto che – similmente alla pissalandrea – nacque molti molti secoli fa, senza pomodoro, sovrastato all’inizio da sardine più che acciughe (donde il nome) e…da quel che c’era. Ad <strong>Apricale</strong> questa golosità “da strada” prende non a caso il nome di <strong>machetusa</strong>, in quanto presenziata da un’antica salsa ligure al mortaio, in qualche modo erede del famoso, o famigerato, <strong>garum</strong> romano. E la stessa <strong>pissalandrea</strong> si connette alla cugina <strong>pissaladière</strong>, nata con “insaporitori” quali il peis salat → pesce salato, queste specialità sono davvero racconti, grazie ai quali sembra di avvertire l’odore delle barche, delle reti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">Il mare (di Sanremo e non solo) regala, oltre al pesce azzurro, varietà di cattura notevoli, fra cui il pesce spada, e <strong>gamberi rossi</strong> d’eccellenza, calamari…, legati pressoché costantemente a ricette della tradizione locale (<strong>acciughe alla sanremasca, buridda, boiabesa, ciuppin, frittura</strong> mista…). Molto presente in tavola anche lo stoccafisso, Gadus morhua, dono quattrocentesco delle Lofoten, che usualmente si cucina bollito, accomodato, oppure come delizioso <strong>brandacujùn</strong>, cioè “scuotendolo” con altri ingredienti (patate…) sino a ridurlo in una grossolana crema (a mio parere la ricetta è migliore con stoccafisso che con baccalà).</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">Ortaggi e verdure permettono salse di pomodoro, fresco <strong>cundijùn</strong>, corroboranti zuppe (anche coi germogli di zucca), <strong>torta verde</strong> (col riso), torta di patate, <strong>friscioi</strong> di bietole, rattatuia (ancora un lemma imparentato col francese, ratatouille)… Ma anche quell’insalata russa che si pensava fosse nata in loco, per “invogliare” gli intestini dell’anziana nobiltà che &#8211; in epoca liberty &#8211; svernava negli hotel di lusso a bordo mare…</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">I primi hanno soprattutto le sembianze dei <strong>ravioli e pansoti</strong>, delle <strong>troffiette col pesto</strong> (o in stagione col profumatissimo <strong>marò di fave fresche</strong>), dei particolarissimi “<strong>sciancui au tucu</strong>”, ovvero una pasta “strappata” e condita col sugo di carne (tocco è il pezzo di carne che cuoce).</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">Tra i secondi, a Ligucibario® piace menzionare le <strong>verdure ripiene</strong>, il <strong>coniglio in umido</strong> rigorosamente con olive taggiasche, la <strong>cima</strong> ripiena (tendenzialmente più verde rispetto al Genovesato…), e le rostelle che Gabriele Camerino (mancato purtroppo qualche anno fa) portò dall’Abruzzo, girando poi i borghi dell’entroterra a bordo di un furgoncino e assicurando loro un duraturo successo.</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">Il gran finale è garantito in primis dal pandolce (<strong>pan du bambin</strong>), il <strong>castagnaccio</strong>, i <strong>baci di Sanremo</strong> (col cacao, simili agli alassini), le favolose <strong>marmellate</strong> di agrumi ed altro da procacciarsi al momento dello shopping prima di ripartire…</p>
<h2 style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">I vini della Riviera dei Fiori</h2>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">Quanto agli abbinamenti enologici, il tratto di costa è, come noto, interessato dalla <strong>DOC Riviera ligure di ponente</strong>, che sciorina un’ampelografia poggiante su Vermentino, Pigato, Rossese (clone di Campochiesa), Granaccia, Moscatello di Taggia (recuperato di recente). Verso l’interno, ad ovest il celeberrimo <strong>Dolceacqua</strong>, più ad est l’<strong>Ormeasco di Pornassio</strong>, che si vinifica anche rosato e passito. I matrimoni d’amore nel calice assecondano dunque anche i gusti individuali.</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">Buon Festival di Sanremo a voi tutti, amici Lettori.</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 13.55pt; background: white; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;"><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>I libri di Umberto Curti. 10</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 16:13:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I libri di Umberto Curti. 10 Genova Gourmet. Storie e ricette della tradizione, ed. Erga, Genova, 2014 (opera ideata con la Camera di Commercio di Genova) In un originale e praticissimo cofanetto a schede, Umberto Curti &#8211; uno dei più importanti enogastronomi dell&#8217;àmbito mediterraneo &#8211; propone tutte le più importanti ricette della gastronomia genovese, corredandole ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti-10/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/009.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20369" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/009-225x300.jpg" alt="009" width="225" height="300" /></a></em></strong></p>
<p>I libri di Umberto Curti. 10</p>
<p><strong><em>Genova Gourmet. Storie e ricette della tradizione</em>, ed. Erga, Genova, 2014 (opera ideata con la Camera di Commercio di Genova)</strong><br />
In un originale e praticissimo cofanetto a schede, Umberto Curti &#8211; uno dei più importanti enogastronomi dell&#8217;àmbito mediterraneo &#8211; propone tutte le più importanti ricette della gastronomia genovese, corredandole di introduzione storico-culturale e di abbinamenti enologici, com&#8217;è nello spirito di Ligucibario®.<br />
Passo dopo passo, il percorso introduce alle più celebri glorie della cucina cittadina/ligure, 42 ricette dalla &#8220;a&#8221; di acciughe ripiene alla &#8220;z&#8221; di zembi con l&#8217;arzillo, passando per buridda, canestrelli, cappon magro, cima, coniglio, cuculli, farinata, minestrone, pandolce, panera, pansoti, pesto, ravioli, stoccafisso, tomaxelle, torta pasqualina, sacripantina&#8230;</p>
<p>Genova &#8220;superba per uomini e mura&#8221; &#8211; così la definì il Petrarca &#8211; ma anche per cibi e cultura.</p>
<p>La puntuale traduzione è come sempre merito di Luisa Puppo, esperta di Gourmet English e di comunicazione interculturale. Completano l&#8217;opera le foto dei piatti pronti. <a title="genova gourmet storie e ricette della tradizione" href="https://www.youtube.com/watch?v=tlkYI8-MP4A" target="_blank">Ecco qui un link utile</a></p>
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		<title>Genova e Liguria, i cibi &#8220;internazionali&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 08:53:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/DSCN3063.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20117" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/DSCN3063-225x300.jpg" alt="DSCN3063" width="225" height="300" /></a></em></p>
<p>Genova e Liguria, i cibi &#8220;internazionali&#8221;</p>
<p><em>Etno-gastronomia</em>, un neologismo che piace.<br />
In effetti, che la cucina racconti la storia culturale di un popolo è acquisizione che ha preso piede in Italia dai tempi di “Gino” <strong>Veronelli</strong> e degli illuminati suoi pari, 50-60 anni fa, animando ricerche e dibattiti… In Liguria, fatte salve alcune pagine del Professor Rebora, poco si è prodotto.<br />
Cucina come “convivio” tra genti: una comunità si nutre di quel che coltiva, rielabora, produce, ma anche di quel che acquista e apprende, e pare davvero superfluo sottolineare come la cucina genovese (ivi incluse le sue progressive “irradiazioni”) s’appoggi diacronicamente a <strong>Piazza Caricamento</strong>, luogo in cui affluiva ogni tipo di merce, talora top di gamma. La Superba, dominando le tratte mercantili, pian piano fu tale anche a tavola (pur senza mai barattare le frugalità col kitsch), si pensi alle <strong>frutta candite</strong> di cui siamo debitori al mondo arabo, al fastoso <strong>tacchino alla storiona</strong> (ricetta forse “giunta” dalla Stiria), finanche poi al <strong>cappon magro</strong>, che ha monumentalità quasi barocca rispetto ai piatti liguri più consueti…<br />
Rotte, commerci, un <em>genius loci</em> che si svela al cospetto degli altri. V’è dunque una ricca famiglia di ingredienti, piatti o tradizioni che Genova e la Liguria mutuano da un altrove, o – per così dire &#8211; con un altrove spartiscono. Pietanze “comparate”, così mi piacerebbe intitolare un corso universitario, modificando ogni anno – beninteso &#8211; la parte monografica.<br />
Salirebbero così al proscenio anzitutto sua maestà <strong>il pesto</strong>, che oltre il confine di Ventimiglia in parte s’affratella al pistou.<br />
La salsa <strong>agliata</strong>, energia mediterranea, e nutraceutica, affine all’aioli, così come l’<strong>acciugata</strong> (da non confondere col m a c h e t t o) lo è all’anchoyade.<br />
Il <strong>marò</strong>, che svela un lemma forse arabo, salsa al mortaio che non a caso impiega la menta e che non a caso s’accompagna (a Ponente) alla capra.<br />
La <strong>bottarga</strong>, botarikh è l’ovario, ed il <strong>musciamme</strong>, mushamma’, ovvero filettini di pesce essiccato (un tempo era anche delfino), sorta di soppressa ittica piuttosto soda.<br />
Le varie preparazioni in <strong>scabeccio</strong> (carpione), ancora una volta dall’arabo sikbag.<br />
La <strong>farinata</strong> di ceci, ovvero la socca, la bela cauda, la cecìna, la calentita, street food che attraversa Paesi e continenti&#8230;<br />
La <strong>piscialandrea</strong>, dal francese pissaladière (certo non da Andrea Doria), ovvero “torta” che fa uso di pesciolini salati.<br />
Lo <strong>scuccusùn</strong>, ed è qui sin troppo chiara l’assonanza con uno dei piatti più importanti e “rituali” dell’area nostra dirimpettaia, anzitutto il Maghreb.<br />
Il <strong>brandacujùn</strong>, attiguo alla brandade de morue, io lo prediligo di stoccafisso (più ligure?), non di baccalà (più francese?). Il <strong>ciuppin</strong>, zuppa di pesce che fa da “ponte” verso San Francisco in California. La <strong>buridda</strong>, di seppie ma non solo, il nostro stufato di mare più corposo, ed i gourmet sanno che il bourride di Provenza e Linguadoca rivaleggia con la bouillabaisse marsigliese.<br />
La <strong>cima</strong>, non lontana dalla poitrine de veau farcie, petto di vitello farcito, e poi cotto al forno.<br />
Le <strong>trippe</strong>, e qui si potrebbe organizzare un lungo tour non solo italiano tra interiora e fratteglie leggendo il mio “Il quarto numero cinque. Trippe, busecca, lampredotto…Storia e ricette”, ed. De Ferrari, Genova, 2014.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/DSCN4460.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20118" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/DSCN4460-300x225.jpg" alt="DSCN4460" width="300" height="225" /></a>La <strong>rattatuia</strong>, ovvero la ratatouille.<br />
Il <strong>pan di spagna</strong>, che tutto il mondo chiama significativamente pâte génoise, omaggiando quel Giovanni Cabona da Crocefieschi che la ideò, elegante e soffice, giunto coi Pallavicini alla corte di Spagna. Il <strong>pandolce</strong>, che suona “genoa cake” all over the world (sia lode all’anice). I biscotti di <strong>Garibaldi</strong>, gallette croccanti, con uvetta, molto diffuse da Newcastle a Londra, nate in onore di una visita dell’Eroe dei due mondi in Inghilterra (1854). La <strong>cubaita</strong>, dall’arabo qubbat, mandorle e altra frutta secca (secondo disponibilità) legate con miele dentro due cialde sottilissime. E le<strong> s-ciumette</strong>, albumi che la cucina francese – ça va sans dire &#8211; sa nobilitare col nome di îles flottantes…<br />
Lascio alla tua curiosità, amico lettore, l’onere di cliccare sui link che per ogni voce in elenco ti condurranno verso il mio “<strong>alfabeto del gusto</strong>”, un forziere di circa 1.100 lemmi (forse già lo consulti) nel quale è raccontata (vent&#8217;anni di lavoro) tutta intera l’enogastronomia ligure. Pardon, l’etno-gastronomia…<br />
Buon appetito!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Zuppe di pesce, il mare sul tavolo</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 09:55:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/DSCN1033.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19731" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/DSCN1033-225x300.jpg" alt="DSCN1033" width="225" height="300" /></a></strong></p>
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<p><strong>Zuppe di pesce</strong>, odore forte di mediterraneità.<br />
Ho conosciuto &#8211; pur potendo viaggiare meno di quanto avrei sognato &#8211; la magia della bouillabaisse marsigliese, il cacciucco a Livorno (le c sono 5 e mai una di meno!) ammirando anche il Museo Fattori, l’aziminu corso, i cento brodetti dell’Adriatico (una vita fa vestii la divisa dell&#8217;Aeronautica a Macerata), il cuscusu a Trapani, la kakavia di Rodi (fresco di esami di maturità)…<br />
E la Liguria? <strong>La buridda (cugina della bourride provenzale), il ciuppin, il bagnun rivano</strong>, ma anche gli umidi che privilegino un solo ingrediente ittico, le seppie (o altri molluschi) in zimino, lo stoccafisso accomodato (beninteso dopo il naufragio di Querini alle <strong>Lofoten</strong>)… Tradizioni dal profilo nutrizionale importante, grazie anche ai crostini e – talvolta &#8211; al filo d’extravergine a fine cottura, Liguria terra di geniali frugalità. Le incontri tutte (anche l&#8217;etimologia dei vari lemmi), scorrendo il menu dalla a alla zeta <a title="ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/" target="_blank">qui sull&#8217;alfabeto del gusto</a>.<br />
Se la ricetta include pomodoro, il calice in abbinamento può metter da parte i consueti bianchi e diventare un rosato, o perfino un rosso di tenue struttura, sulle riviere alludo all’<strong>Ormeasco sciac-trà oppure al Ciliegiolo, o ancora ai Rossese</strong> “litoranei”, ovvero il clone di Campochiesa.<br />
Sono piatti della memoria, e che meraviglia sarebbe se i ristoranti “ospitassero” i magnifici libri di Francesco <strong>Biamonti</strong>, di Fernand <strong>Braudel</strong>, di Predrag <strong>Matvejevic</strong>, il viaggio nel buon cibo è come il viaggio dentro le buone pagine, nutre anche l’anima (e la letteratura rafforza il sapore).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Il &#8220;concerto&#8221; di Umberto Curti</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2018 13:56:53 +0000</pubDate>
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<p>Il &#8220;concerto&#8221; di Umberto Curti</p>
<p>“Standing room only” venerdì 25 maggio in occasione della cena ideata da <strong>Umberto Curti</strong> e realizzata dalla brigade de cuisine di &#8220;Azzurrodue&#8221; (Arenzano) per celebrare – reinterpretando alcune ricette storiche &#8211; la Liguria ed i suoi vini.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17923" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-6-300x168.jpg" alt="4ta2 6" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>La terrazza del ristorante sulla scogliera si è via via animata di commensali che hanno gustato <strong>le verdure ripiene</strong> al profumo di maggiorana fresca, e their majesties <strong>le acciughe</strong> impanate e fritte con scorzette di limone candite, abbinando Felcebianco (trebbiano, vermentino, malvasia) di Ortonovo.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1213.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17924" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1213-300x225.jpg" alt="DSCN1213" width="300" height="225" /></a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1214.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17925" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1214-300x225.jpg" alt="DSCN1214" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Poi i <strong>ceci di Tursi in zimino</strong> con moscardini (il piatto di più complessa esecuzione), e i bellissimi <strong>croxetti del Levante</strong> con muscoli e pinoli, abbinando Acini Rari (Pigato) della D.O.C. Riviera Ligure di Ponente.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1217.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17926" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1217-300x225.jpg" alt="DSCN1217" width="300" height="225" /></a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17927" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-7-300x168.jpg" alt="4ta2 7" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>Per secondo <strong>la buridda</strong> (dall&#8217;arabo come zimino), mista di polpo e molluschi, con crostini aglio e rosmarino, abbinando Serasuolo (Ciliegiolo) della D.O.C. Colli di Luni.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1221.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17928" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1221-300x225.jpg" alt="DSCN1221" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Infine – last not least! &#8211; <strong>la torta stroscia</strong> all’olio extravergine con <strong>la marmellata di chinotti</strong>, abbinando Vin du Preve (Pigato passito) di Ranzo, un prete che sapeva vivere&#8230; Tanti, ma davvero tanti i complimenti oer le &#8220;sperimentazioni&#8221; di Umberto Curti.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1225.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17929" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1225-300x225.jpg" alt="DSCN1225" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>In una terra dove la socialità non è dote così diffusa, ma viceversa la creatività sa purtroppo inventarsi ogni pretesto per disertare gli eventi altrui (la nonna 98enne cui ricrescono i dentini da latte, il timore che per le riviere occorra il passaporto, l&#8217;intolleranza all&#8217;acqua minerale, l’agenda sempre fully booked compreso il venerdì sera, gli spifferi troppo pungenti delle location, l’improvvisa fuga del consorte con una ballerina di kizomba, l’imprevista e strabiliante volontà di mettersi a dieta…) siamo felici di aver costruito qualche ora di letizia e buoni &#8211; anzi buonissimi &#8211; sapori per una molteplicità di ospiti, dentro un’atmosfera relaxing ma quasi da ridente trattoria bolognese, col plusvalore (beninteso) del sussurro delle onde…</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17930" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-11-300x168.jpg" alt="4ta2 11" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>Forse…mai quanto alle iniziative di Ligucibario® i sempr’assenti hanno sempre torto.<br />
Alla prossima! Chissà che Umberto (e Angela in cucina) non escogitino qualcosa a settembre per rendere meno grigio il passaggio dall&#8217;estate all&#8217;autunno&#8230; Stay tuned!<br />
<strong>Luisa Puppo</strong></p>
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		<title>Con Umberto Curti, 4 terre in Azzurrodue</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2018 11:14:42 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17854" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/azzurrodue.jpg"><img class="size-medium wp-image-17854" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/azzurrodue-300x225.jpg" alt="ristorante azzurrodue, arenzano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ristorante azzurrodue, arenzano</p></div>
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<p><strong>Venerdì 25 maggio, dalle h 20.15</strong>, gli amici del ristorante <strong>“Azzurrodue” di Arenzano</strong> ospitano una cena tutta ideata da Umberto Curti (Ligucibario®) per omaggiare le 4 province liguri, rivisitando storie culturali e accostamenti di sapori.<br />
Per le foto della bellissima location, e di tutte le 6 portate quella sera a menu, <strong>cliccare</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/metti-una-cena-ad-arenzano/" target="_blank">https://www.ligucibario.com/metti-una-cena-ad-arenzano/</a><br />
La cena, <strong>inclusi vini e passiti d’elezione, è proposta a</strong> <strong>45 euro</strong>.<br />
Poiché le 4 – pur ampie – terrazze sulla scogliera non possono contenere “centinaia” di clienti, vi suggeriamo di prenotare per tempo, rispondendo <strong>direttamente a questa nostra mail o componendo il 347 1095046</strong>.<br />
“Azzurrodue” è sull’Aurelia, si raggiunge facilmente da Genova superando Vesima, dal centro di Arenzano invece dopo la breve galleria rettilinea del Pizzo.<br />
<strong>Umberto Curti vi aspetta</strong> per condividere momenti, racconti, sensazioni (fra acciughe, verdure ripiene, ceci in zimino, croxetti, buridda, torta stroscia&#8230;), e non dimenticatevi un maglioncino per gustare anche il tramonto sul mare…<br />
Luisa Puppo</p>
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		<title>Metti una cena ad Arenzano (il 25 maggio)&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 15:06:15 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17817" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1061.jpg"><img class="size-medium wp-image-17817" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1061-300x225.jpg" alt="terrazza azzurrodue arenzano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">terrazza azzurrodue arenzano</p></div>
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<p>“Recuperavo” sul web un articolo circa un concorso fra ristoratori locali d&#8217;una quindicina di anni fa, con preoccupazione notavo che numerosi di quei locali (circa 1/3) purtroppo non esistono più, qualcuno ha chiuso i battenti da anni, qualcuno più di recente, in altri casi sono intervenuti uno o più cambi di gestione. Ogni impresa che chiude è una ferita per il territorio.<br />
Forse, in prospettiva futura, e là dove tanti giovani intendono avvicinarsi al settore e ai fornelli, occorrerebbe ben capitalizzare la celebre affermazione di <strong>Gualtiero Marchesi</strong>, secondo cui il cuoco è un cuocitore, e (cito testualmente) “il cuocitore dunque deve conoscere la materia prima e sapere tutto sulle cotture, e questa è la parte più importante”. Certo non gli intellettualismi da guru, le stravaganze fusioniste, il chiasso mediatico e l’ossessione dei social…, talora tendenze degli anni recenti.<br />
Un ristorante della miglior tradizione italiana è, e rimarrà, materia prima e sacrificio sapiente.<br />
Per il mio 55mo compleanno sono stato, insieme a Luisa, ospite di un’Amica e della sua Famiglia, ospite di Mina di Angela di Toni. <strong>Azzurrodue</strong>, riviera di ponente, terrazze “spalancate” sul mare, e lo scintillio di un’accoglienza premurosa prima ancora che professionale, intendo sentirsi accolto come uno di casa, uno che si ama incontrare.</p>
<div id="attachment_17818" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1040.jpg"><img class="size-medium wp-image-17818" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1040-225x300.jpg" alt="mina popia &quot;cantiniera&quot; di azzurrodue" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">mina popia &#8220;cantiniera&#8221; di azzurrodue</p></div>
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<p>Qui <strong>venerdì 25 maggio</strong> si svolgerà un viaggio etnostorico, una cena magica in 6 portate, con cui lo staff ed io abbiamo cercato di omaggiare alcune delle tradizioni ed eccellenze enogastronomiche di ciascuna provincia ligure, dato che il futuro è anche memoria…<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/20180421_154927.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17825" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/20180421_154927-300x168.jpg" alt="20180421_154927" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>A prescindere dalla bellezza del luogo, e dalla cura con cui Mina, Angela e Toni si orientano al cliente (quanti ristoranti conoscete dove l’extravergine in tavola è Roi?), sono felice di aver “giocato” e progettato un menu per una cucina che è l’antitesi degli intellettualismi, delle stravaganze, del chiasso mediatico e dei social…, una cucina la quale lavora in silenzio (lo fa guardacaso da una vita) cimentandosi col dantesco “provando e riprovando”, ovvero con la strategia madre di tutti i successi, quella che ti permette d&#8217;imparare anche dagli errori.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1027.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17819" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1027-300x225.jpg" alt="DSCN1027" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Ecco così <strong>le verdure ripiene</strong> (pre e postcolombiane) al trionfo di maggiorana, perché l’origano – qui come nel polpettone… &#8211; sarebbe un ripiego. Profumate, digeribilissime, punto.<br />
E <strong>le acciughe impanate e fritte</strong>, pan dö mâ, pesci fitö faêti, ma con scorzette di limone candite, giusto per “pianificare” la ricetta con qualche giorno d’anticipo (la canditura aborre la fretta). Nei calici in abbinamento spanderà profumi <strong>il Felcebianco</strong> (trebbiano, vermentino, malvasia) di Ortonovo, una delle poche produzioni “dure e pure” che – a differenza d’altre in cui anni fa i difetti venivano spacciati per pregi &#8211; mi rassicurò da subito.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1035.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17820" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1035-300x225.jpg" alt="DSCN1035" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Ecco così <strong>i ceci in zimino con moscardino</strong>, il piatto più complesso, poiché il mollusco deve contemporaneamente integrarsi alla zuppa di legumi e bietole (solitamente servita senza null&#8217;altro) e conservarsi tenero. Al termine, nei piatti non è residuata alcuna traccia d&#8217;unto.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1042.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17821" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1042-300x225.jpg" alt="DSCN1042" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>E <strong>i croxetti del Levante</strong> (quelli tondi e ricamati&#8230;) conditi da un sugo grezzo di muscoli e pinoli, affinché non scivoli via dalla pasta. Piatto magnifico, merito della cucina non mio, e nei calici <strong>l’Acini Rari (Pigato) della D.O.C. Riviera Ligure di Ponente</strong>, omaggio a quel Fausto De Andreis la cui meritoria cantina via via traguarderà tra non molto il quarantennale.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1046.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17822" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1046-300x225.jpg" alt="DSCN1046" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Ecco poi <strong>la buridda mista con crostini aglio e rosmarino</strong>, perché Azzurrodue è luogo di mediterraneità, e la buridda deve conservare un che di “portuale”, di ruvido, piatto da <strong>sciamadde</strong>, da ristori dove i camalli e i calafati si sfamavano accanto a poeti, a prostitute, a giornalisti, a snob oziosi. Nei calici il <strong>Serasuolo (Ciliegiolo in purezza) della IGT Liguria di Levante</strong>, e il vitigno linka varietalmente i frutti che avvertirete sin dal naso, dato che un bianco risulterebbe viceversa sovrastato.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1052.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17823" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1052-300x225.jpg" alt="DSCN1052" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Ecco infine <strong>la torta stroscia all’extravergine</strong>, alias il mito di Pietrabruna (più ricca se con nocciole), ma accostata ad una <strong>marmellata di chinotti</strong>, mito di Savona. Nei piccoli tulipani conclusivi Mina abbinerà <strong>Vin du Preve (Pigato passito) di Ranzo</strong>, un prete che evidentemente la sapeva lunga e amava “meditare”. La cantina-casetta è quella degli amici Lorena e Guido, e questo vino elegante affina la propria parabola in ceramiche “Clayver” non meno d’un anno. Madre mia quant’è mutato (in meglio) anche il modo ligure di vinificare…<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/20180421_154008.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17824" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/20180421_154008-300x168.jpg" alt="20180421_154008" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>Vi aspetto il <strong>25 maggio a cena da Azzurrodue</strong>, sia che già lo conosciate (come spero) sia che per voi rappresenti invece una nuova, intrigante scoperta. Portatevi il maglioncino, mi raccomando, per godervi in tranquillità il tramonto sulle onde.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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