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	<title>Ligucibario &#187; bregenz</title>
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		<title>Agroproduzioni, marketing, turismo: quali prospettive?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2024 09:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dal genius loci al digitale. Esploriamo insieme i rapporti (esistenti e potenziali) tra marketing delle produzioni agroalimentari e turismo attraverso riflessioni di scenario, tendenze, input operativi, buone prassi, fabbisogni d’innovazione.   Il format che abbiamo scelto per questo articolo si ispira alla formazione-intervento, una modalità di aggiornamento professionale che proponiamo alle imprese e che prediligiamo per le sue ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/agroproduzioni-marketing-turismo/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20962" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/05/DSCN2117.jpg"><img class="size-medium wp-image-20962" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/05/DSCN2117-300x225.jpg" alt="tipico borgo del ponente ligure" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">tipico borgo del ponente ligure</p></div>
<p><strong><em>Dal genius loci al digitale.<br />
Esploriamo insieme i rapporti (esistenti e potenziali) tra marketing delle produzioni agroalimentari e turismo attraverso riflessioni di scenario, tendenze, input operativi, buone prassi, fabbisogni d’innovazione.  </em></strong></p>
<p>Il format che abbiamo scelto per questo articolo si ispira alla <strong>formazione-intervento</strong>, una modalità di aggiornamento professionale che proponiamo alle imprese e che prediligiamo per le sue doti di concretezza ed operatività (non a caso, apprezzatissime dai partecipanti). Lo utilizziamo anche online: a titolo di esempio, anche nei webinar che abbiamo tenuto nel 2022 nell’àmbito del <a href="https://interreg-maritime.eu/web/in.agro/-/ciclo-di-incontri-formativi-sul-marketing-operativo" target="_blank">progetto comunitario Interreg Maritime “InAgro”</a> e che vertevano sui temi che andiamo ad approfondire.</p>
<h2>Turismo esperienziale: dal dove al come</h2>
<p>Il nuovo millennio si è via via caratterizzato <strong>per forme di turismo sempre più relazionali ed esperienziali, attive e sensoriali</strong>, ovvero il cosiddetto passaggio “dal dove al come”, che ha proiettato i propri <strong>effetti anche su alcuni trend e alcuni approcci alimentari, compreso il mondo delle agroproduzioni</strong>.<br />
Emblematicamente, anche tutte le principali OTA aggiunsero – chi prima chi dopo – nei propri portali il pulsante “esperienze”, per non autoescludersi da quei nuovi business. Oggi, in una frazione di secondo, è dunque possibile scoprire come surfare a Bali, tessere kimono in Giappone, prenotare degustazioni di vino sulle magiche colline toscane…<br />
I “riti” del turismo (prenotare, scoprire, sperimentare…) hanno progressivamente accresciuto il bisogno di “reti”, di network in grado d’ottimizzare offerte efficaci, di operare in team (1+1=3), e in Italia nel 2023 le cosiddette <strong>reti d’impresa</strong> (ben dilatandosi anche nel settore turistico) sono cresciute del 7,4%.</p>
<h2>Un customer journey sempre più digitale</h2>
<p>Quanto al customer journey, esso è oggi sempre più<strong> digitale</strong>, sempre più nasce online, sulle piattaforme dove variamente il turista prefigura (e pre-modella) il viaggio, personalizzandolo, assemblandolo. “Elude”, app americana su I-phone, in tal senso consente di costruirsi le opportunità di vacanza/trasferta non più in base a data e destinazione, bensì a budget personale e scalo di partenza…<br />
Gli insegnamenti &#8220;copernicani&#8221; di <strong>Philip Kotler e di Chris Anderson</strong> (prevalenza della domanda sull&#8217;offerta, orientamento al target&#8230;) paiono non esser stati vani.</p>
<h2>Turismo enogastronomico: <em>genius loci</em> e qualità della vita</h2>
<p>Cosa offre l’Italia ai mercati (e ai gastronauti)? L’Italia è il made in Italy anche e fortemente in senso enogastronomico,<strong> cultivar autoctone, prodotti DOP</strong> (malgrado i gineprai di sigle), figure di cuochi celebri, usi e ricette che il mondo intero le invidia…<br />
Ma la qualità delle nostre agroproduzioni non basta. Talvolta, malgrado tutto, <strong>la qualità della vita</strong> nei luoghi* (essenziale per i residenti tanto quanto per gli incomers) si pone infatti come criticità: tutte le prime 10 città italiane più alte nella relativa classifica annuale sono tutte al Nord, il Sud presidia le parti basse della classifica. E purtroppo i luoghi poco accoglienti e curati inducono quella che i sociologi definiscono “sindrome del vetro rotto”, ovvero un ambiente sporco sembra purtroppo “legittimare” ulteriori condotte scorrette (in antitesi all’ambiente tutelato, che induce rispetto).</p>
<h2>Focus Liguria, le sfide: destagionalizzazione e presenza web del <em>food&amp;crafts</em></h2>
<p><strong>Quanto alla Liguria, e ad altre – non poche &#8211; territorialità italiane, vige l’urgenza di una miglior destagionalizzazione dei flussi</strong>, che spalmi arrivi e presenze su un maggior numero di mensilità, attenuando l’andamento a picchi e crolli, con relativo crowding out (ad es. delle Cinque Terre) in alcuni – di solito prevedibili &#8211; periodi dell’anno…<br />
Già in epoca pre-Covid, il TOC (occupancy rate) a Genova è stato nel 2019 del 72,1%, un ottimo risultato, che rafforza le nuove vocazioni cittadine, ma ovviamente le località balneari in riviera risentono maggiormente della stasi invernale.<br />
Il mare continua a non esser vissuto – e venduto &#8211; a 360°, <strong>molto mare italiano sèguita a non esser “mare d’inverno”</strong> (pescaturismo, diving, whalewatching…), e l’economia dimezza, per così dire, i propri asset…</p>
<p>S’aggiunga inoltre che – da nostra ricerca 2021 – <strong>solo il 35% dei 234 siti web istituzionali dei Comuni liguri contiene informazioni sul food&amp;crafts locale</strong>, cioè su 152 non v’è, sorprendentemente?, traccia di enogastronomia e tipicità.</p>
<h2>Sostenibilità e turismo, un decalogo e un <em>tool kit</em></h2>
<p>Il tema, sempre più cogente, è quello della <strong>sostenibilità</strong>. Se ieri un’offerta poteva dirsi eco-compatibile, oggi nessuna offerta potrebbe non dirsi tale. E&#8217; un imperativo categorico che &#8211; per così dire &#8211; dalle pedonalizzazioni dei centri storici giunge dentro le camere dei bed&amp;breakfast&#8230;. La “<a href="https://www.gstcouncil.org/agoda-sustainable-travel-trends-survey-2021/" target="_blank">Agoda’s sustainable travel trends survey 2021</a>”, realizzata a livello internazionale, ha addirittura prodotto una sorta d&#8217;illuminante <strong>decalogo</strong> delle priorità reclamate dal turismo, e fra queste spicca il desiderio di offerte assolutamente green, rispettose degli habitat e delle comunità, attente a tutte le biodiversità del terroir… Scrisse anni fa il romanziere napoletano Raffaele La Capria che “v’è più storia in un’onda del Mediterraneo che in tutti gli oceani messi insieme”.</p>
<p>Per l’Italia, è doveroso in tal senso segnalare il toolkit (manuale d’uso**) che <strong>la Val d’Aosta</strong> aveva redatto per i propri operatori, a fini di branding e in qualche modo di formazione a distanza, sin dal 2015: “Un prodotto turistico è quello che compri. Un’esperienza turistica è quello che ricordi”. Qualità “totale”, propensione all’ospite e sinergie per un riposizionamento della valle, magnifica ma pur essa chiamata a non bastarsi di rendite di posizione.</p>
<h2>Agroproduzioni e turismo, le lezioni da imparare</h2>
<p><strong>Genius loci, buonessere, produzioni a filiera breve, Italian way of life, dieta mediterranea, muretti a secco insigniti del titolo UNESCO, centri storici d&#8217;ineguagliabile charme</strong>…, ecco i plus che costantemente ritornano nel <em>wordcloud</em> delle agroproduzioni.<br />
Ciò si riverbera anche nella <strong>ristorazione</strong>: l’apprezzatissima trattoria “Ai due platani” di Coloreto (PR), ben reperibile su<strong> web e social</strong> e premiata da punteggi altissimi su TripAdvisor ecc., ne è un esempio virtuoso.</p>
<p>Ciò non toglie che in un Paese come il nostro, dove il 93% delle imprese è di piccola/minimale dimensione (donde, scarsità quantitative di prodotto), secondo una ricerca dell’università Bocconi <strong>un’impresa famigliare su 4 sia ormai a rischio chiusura</strong>, per problemi di natura finanziaria. Ed il settore agroalimentare sconta, come risaputo, un danno annuale di 55 miliardi di euro indotto dal cosiddetto e indecente <strong>“Italian sounding”</strong>.</p>
<p><em>Poiché, secondo una ricerca dell’università Bicocca del dicembre 2020 il passaggio generazionale si conferma tra gli step più difficoltosi, con figli che sovente non intendono ripercorrere il mestiere dei padri, urge verosimilmente un ripensamento complessivo circa i fabbisogni (marketing e management) di tale tipologia d’impresa, la quale sovente tende all’individualismo, si racconta meno del dovuto, e non riesce più a tenere il passo “globale” del mercato, un mercato peraltro sempre più accelerato e deregolamentato. </em></p>
<p>Urgono, pare evidente, momenti formativi ad hoc, sia in termini di hard che di soft skills.<br />
<strong>Oggi – piaccia o no &#8211; ci si deve aggiornare durante tutto l’arco della vita lavorativa</strong>. Solo così la tradizione si orienterà al futuro, solo così i presidii rurali tanto quanto gli artigiani e le botteghe storiche potranno affrontare il nuovo che avanza… Nel 2006 la sociologa olandese Marianne Stuiver, cui si deve il concetto di <strong>retro-innovazione</strong>, ha prodotto lungimiranti parole in tal senso. Lo scenario alternativo sarebbe purtroppo quello delle aree a rischio abbandono, delle microattività che si arrendono, dei borghi abitati via via solo da anziani, dove lavoro e servizi scarseggiano.<br />
<strong>Uno scenario che veramente non vogliamo vedere.</strong></p>
<h2>Turismo enogastronomico: l&#8217;interazione domanda-offerta ai tempi del <em>societing </em>e del digitale</h2>
<p>Food tourism… Negli anni recenti sono andate spalancandosi anche alcune nicchie di mercato che – per comodità di sintesi – aggreghiamo nel lemma “<strong>societing</strong>”. Si tratta di gruppi, sodalizi, associazioni, club, confraternite, la cui esistenza si lega ad un interesse specifico, un hobby, una passione condivisa. Il francese Bernard Cova e l’italiano Giampaolo Fabris (deceduto nel 2010) indagarono, meglio di altri, tali interessanti dinamiche “antropologiche”, di tribalismo partecipativo, che il web ovviamente facilita. Questi gruppi gettano ponti verso altri gruppi, tanto che sovente “chiedono” di visitare città, beni culturali, e negozi, non sotto la guida di un classico operatore professionale, bensì di un abitante di quella città. Nacque così il magnifico fenomeno “<strong>Big apple greeter</strong>” a New York nel 1992, nacque così “<strong>Parisien d’un jour</strong>” a Parigi nel 2007…</p>
<p>Anche questa interazione fra domanda e offerta si posiziona stabilmente sulla rete, tutto – come detto &#8211; accade sempre più online, buyer e seller si accordano a distanza. Risulta tuttora preziosa, a latere dei social, quella “teoria dei 3 pannelli” che l’esperto di architettura dell’informazione <strong>Jeffrey Veen</strong> mise a punto sin dal 2001… Alludendo all’importanza di quel layout iniziale che agevola – anzitutto visivamente &#8211; l’esplorazione e la fruizione di un sito web:</p>
<ul>
<li>Di che sito si tratta?</li>
<li>Sto vedendo quel che cercavo?</li>
<li>Come lo navigo?</li>
</ul>
<p>V&#8217;è pertanto da chiedersi:</p>
<ul>
<li>quanti siti &#8220;rispettano&#8221; tale teoria e possono dirsi realmente user friendly?</li>
</ul>
<h2>Partecipare a fiere-workshop: una <em>check list</em> operativa</h2>
<p>Infine, in virtù di alcune riflessioni nate durante il question time di webinar e incontri, accenniamo anche al<strong> tema fiere-workshop</strong>, che malgrado il crescente affermarsi dell’e-commerce conferma ancora elementi d’interesse, tanto più che sovente sono disponibili <strong>agevolazioni e supporti</strong> pubblici (Regioni, Camere di commercio, ICE…) per le aziende che intendono parteciparvi.</p>
<p><strong>CHECK LIST OPERATIVA</strong></p>
<ol>
<li><strong>Selezionare.</strong> Va naturalmente effettuata una scrupolosa selezione circa gli eventi caso per caso più interessanti e coerenti, là dove le piccole imprese abbiano modeste disponibilità di budget e di tempo (talvolta alcune location fieristiche non sono proprio dietro l’angolo). Si consideri che manifestazioni sovradimensionate o “incoerenti” possono deprimere le aziende che vi abbiano preso parte senza ottenere visibilità e occasioni di negoziati…</li>
<li><strong>Il moltiplicatore 5</strong>. Si consideri che, secondo molti esperti del settore, in fiera vige la cosiddetta regola <strong>del moltiplicatore 5</strong>, ovvero i costi complessivi sostenuti dall’azienda ammontano al quintuplo o anche più (a causa di voci quali trasporti, hotel, acquisto di pubblicità…) rispetto all’affitto dello stand, a maggior ragione dove la partecipazione includa anche l’organizzazione di eventi, il reperimento di staff specifici (hostess, interpreti, animatori)&#8230;</li>
<li><strong>Il prima e il dopo</strong>. Inoltre, in termini fieristici <strong>il prima e il dopo</strong> sono fondamentali tanto quanto il durante, nel senso che la partecipazione va ottimizzata con una serie di attività ad essa antecedenti (contatti, presa d’appuntamenti, azioni online…) e con strategie follow up ad essa susseguenti (capitalizzazione dei contatti, spedizione della merce, analisi di marketing per valutare la proficuità o meno della partecipazione…). Tenendo presente che di solito la prima partecipazione a una data fiera è meno remunerativa delle successive.</li>
</ol>
<h2><span style="color: #000000;"><em>Food for thought</em></span></h2>
<p><span style="color: #000000;">Non esiste formazione-intervento efficace senza la proposta di case history molto centrate, e di successo. Oltre a quelle già citate nell&#8217;articolo, terminiamo in &#8220;crescendo&#8221; con il “caso” <strong>lavanda a Sale San Giovanni</strong> (CN) e il “caso” Käsestrasse/strada dei <strong>formaggi a Bregenz (Austria)</strong>, su cui Ligucibario®, non a caso, aveva già in passato pubblicato articoli (tra gli altri, ti consigliamo<a href="https://www.ligucibario.com/cheese-marketing-il-caso-bregenz/" target="_blank"> Cheese marketing, il caso Bregenz</a>).<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Conoscere le best practice altrui è la via migliore per mutuarne eventuali strategie. E <strong>co</strong></span><strong>noscere</strong> è già di per se stesso intraprendere, porsi in gioco, rinnovare, progredire.</p>
<p>*sul tema, specie per le connessioni con le città che evolvono e che decadono, si veda l’evergreen R. Florida, <em>L’ascesa della nuova classe creativa</em>, ed. Mondadori, Milano, 2003</p>
<p>**strumento di commitment sfortunatamente poco impiegato in Italia</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti e Luisa Puppo</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/agroproduzioni-marketing-turismo/">Agroproduzioni, marketing, turismo: quali prospettive?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>&#8220;Cheese&#8221;&#8230; E la Liguria dei formaggi sorride</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 09:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/copertina-formaggi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21677" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/copertina-formaggi-300x157.jpg" alt="copertina formaggi" width="300" height="157" /></a>E’ in edicola, fresco di stampa, il nuovo numero del magazine bimestrale LiguriaFood. Questa volta, per il nostro <strong>Umberto Curti</strong> uno dei temi più “sfiziosi”, i nostri formaggi.</p>
<p>“<strong>Cheese, e la Liguria sorride</strong>”.</p>
<p>Un viaggio anche “malgaro” da ponente a levante, <strong>da Briga a Brugnato</strong> per così dire, alla ricerca dei prodotti d’eccellenza ma anche di quelle tradizioni e cucine sapienziali che s’inscrivono dentro paesaggi ancora (fragilmente) incantati.</p>
<p>Le Alpi, gli Appennini sono infatti per il nostro Paese, contemporaneamente, <strong>biodiversità</strong> irrinunciabili e luoghi talora semiabbandonati, perché troppo “avari” di opportunità per generazioni non sempre inclini a sopportare i sacrifici dei padri. Si leggano Paolo Cognetti, Annibale Salsa&#8230;</p>
<p>A prescindere da tanti blabla astratti, <strong>se la sfida della sostenibilità si giocherà anzitutto nelle città, la sfida delle identità si giocherà anzitutto nelle aree rurali</strong>.</p>
<p>E l’enogastronomia di qualità (che è <em>terroir</em>, specie autoctone, filiere accorciabili, <em>buonessere</em>…) si erge a fattore primario per una tutela valorizzante delle socioeconomie locali, prima ancora che dei sapori.</p>
<p>Chi come me ama l’escursionismo, il <em>genius loci</em>, i formaggi (maggenghi e vernenghi), le “antiche” e moderne <strong>transumanze*</strong> (Umberto Curti ne ha scritto <a title="umberto curti sostenibilità e biodiversità" href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank">anche qui</a>) che in Liguria caratterizzano soprattutto <strong>Mendatica e l’Avetano</strong>, sa che il turismo – beninteso quello consapevole, slow, positivo… &#8211; ormai desidera luoghi puliti, esperienze autentiche, sensi di comunità, per calarsi nel fare quotidiano dei residenti…</p>
<p>Il web stesso propone un’infinità di docufilm e materiali tematici sull’importanza degli usi e prodotti locali, dell’artigianato, delle ricette a rischio estinzione.</p>
<p>Occorre quindi che i progetti riescano ad intercettare credibilmente i segmenti giusti del mercato (la concorrenza non sta a guardare). A quel punto anche i nostri formaggi liguri, che sono <strong>qualità più che quantità</strong>, potranno giocare un ruolo significativo di rappresentazione, “cooperando” ad itinerari (si pensi a quanto avvenuto con la <strong>Käsestrasse del Bregenzerwald e di recente presso alcune valli dolomitiche</strong>…) che non siano solo un tratto di penna fra puntini, bensì un forte aggregato di servizi ed attività a tema.</p>
<p>Buonissimo lavoro, Liguria, e felicitazioni alla <strong>prescinsêua</strong>, che fa di Genova una &#8220;città del formaggio&#8221;.</p>
<p>*dal 2019 inserita nel cosiddetto patrimonio Unesco</p>
<p>Luisa Puppo</p>
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		<title>La Giornata del latte e la Liguria montana, turismo e sostenibilità</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 08:50:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il 1 giugno ricorre la Giornata mondiale del latte, istituita nel 2012 dalla FAO. E l’Italia appartiene certamente ai Paesi di riferimento per la produzione dell’oro bianco. Sul prossimo numero di LiguriaFood, il magazine bimestrale edito da Sabatelli, ho non a caso curato un lungo, esauriente articolo sui formaggi liguri (ma null’altro “spoilero” qui, invitando i ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/giornata-del-latte-e-liguria-montana/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/giornata-del-latte-e-liguria-montana/">La Giornata del latte e la Liguria montana, turismo e sostenibilità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-ponte-di-nava.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21594" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-ponte-di-nava-300x170.jpg" alt="smart" width="300" height="170" /></a>Il 1 giugno ricorre la <a href="https://worldmilkday.org/" target="_blank"><strong>Giornata mondiale del latte</strong></a>, istituita nel 2012 dalla FAO<strong>.</strong> E l’Italia appartiene certamente ai Paesi di riferimento per la produzione dell’oro bianco.</p>
<p>Sul prossimo numero di LiguriaFood, il magazine bimestrale edito da Sabatelli, ho non a caso curato un <strong>lungo, esauriente articolo sui formaggi liguri</strong> (ma null’altro “spoilero” qui, invitando i Lettori a procurarselo fra poco nelle edicole…).</p>
<h2>Giornata mondiale del latte: spunti di riflessione e scenari turistici</h2>
<p>In una stagione di turismi sempre più <em>esperienziali</em>, l’idea &#8220;stimolata&#8221; dalla Giornata del latte potrebbe esser quella di ideare una vera e propria “cheese way”, che da una parte legasse fra loro le eccellenze territoriali, dall’altra gettasse ponti anche interregionali, sollecitando interazioni e sinergie concrete fra i formaggi italiani e le ottime imprese cui li dobbiamo.</p>
<p>Ciò peraltro, come sempre, non può costituire una semplice iniziativa “politica” o gastronomica, né uno spontaneismo che rischierebbe impattanti confronti con la realtà.</p>
<h2>Strade di prodotto: buone prassi dell&#8217;accoglienza</h2>
<p><strong>Le strade di prodotto, come dimostra il mirabile caso-studio di Bregenz</strong>, paradiso green fra Austria e Svizzera, non sono semplici collage di luoghi messi in fila – a tavolino &#8211; uno dopo l’altro, e collegati sulle mappe da un trattino… Le strade di prodotto autenticamente operative sono viceversa percorsi ricchi di servizi, di escursioni, di eventi, di esperienzialità, ben “aggregati” a comporre un <em>product</em> turistico (e non solo).</p>
<p>Il marketing e il management, in tal senso, dimostrano sempre che <strong>1+1=3</strong>, ovvero che la competitività si costruisce via via attraverso i partenariati, la visione d’insieme, la capacità di tessere reti interprofessionali, tanto più in una stagione storica caratterizzata da deregulation e accelerazioni brutali… La Liguria è terra di coste e di entroterra, ormai attrattiva 365 giorni l’anno. C’è tuttora un grande, ma stimolante lavoro di sensibilizzazione/formazione da svolgere, sui temi anzitutto <strong>dell’accoglienza targettizzata, del web e dei social, della “narrazione” di ciò che siamo</strong> prima ancora di ciò che facciamo (il post-pandemia non sta che confermando alcune tendenze preesistenti&#8230;). La Giornata del latte ci induce dunque a importanti riflessioni.</p>
<h2>Liguria montana, malgara, rurale: un patrimonio da vivificare</h2>
<p>E c’è tuttora un grande areale, ovvero <strong>la Liguria montana, malgara, rurale</strong>, la Liguria alpino-appenninica, dei borghi aggrappati e delle cucine bianche, dell&#8217;<strong>Alta Via</strong> e delle vie del sale, che chiede un ruolo di prima fila nei progetti che si cantiereranno, perché la montagna – senza infrastrutture e servizi – non potrà “riaccogliere” coloro che l’hanno, sovente a malincuore, abbandonata.</p>
<p>Io trascorro lunghi periodi a <strong>Calizzano</strong>, in Alta Val Bormida ad un passo dai tecci e dalla maestosa faggeta del Melogno, ma anche dalle valli <strong>Tanaro e Mongia</strong>, che da Ormea a Viola mi regalano differenti, ulteriori trekking e suggestioni, a contatto vero e non cartolinesco con la biodiversità (e lontano dagli “insensati clamori” cui già accennava un poeta della levatura di <strong>Giorgio Caproni</strong>…).</p>
<p>Da molti anni vedo quindi coi miei occhi che <strong>la montagna non va museificata, bensì vivificata,</strong> garantendo in primis opportunità di lavoro e abitative a chi intende restarvi, o tornarvi. Montagna significa anche sacrificio, isolamento, frugalità, perché la natura ha le proprie regole. Ma “<em>wildlife stays wildlife pays</em>”, proverbiano gli americani, e questo mi pare l’auspicio costante, <strong>di Ligucibario® e di Luisa Puppo</strong>, che anche molti giovani (qualcuno lo incontro per fortuna anche nei vari corsi dove insegno) condividerebbero.</p>
<p>Talora percepisco che sanno guardare avanti col cuore, e noi abbiamo perciò il dovere di non mortificare quello sguardo, e di potenziare le loro competenze professionali (specie in un Paese in cui tanti si dichiarano esperti di turismo, ma davvero pochi lo sono).</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Cheese marketing. Il caso Bregenz</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2022 09:03:07 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/04/DSCN5947.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20950" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/04/DSCN5947-300x225.jpg" alt="DSCN5947" width="300" height="225" /></a>Cheese marketing, il caso Bregenz.<br />
A proposito del caso-studio <strong>Bregenz</strong>, in Austria occidentale (Vorarlberg), va premesso che priorità del marketing locale è stata la promozione dei prodotti caseari e dell’agricoltura alpina tradizionale, anzitutto nei suoi nessi con le antiche tradizioni e gli antichi ricettari.<br />
Questo cuscinetto paradisiaco (in incremento demografico) fra l&#8217;Austria, la Svizzera e la Germania è un paesaggio dolce, 500 kmq di boschi e pascoli racchiusi tra il Lago di Costanza (il Bodensee, paradiso dei bikers) e una corona di monti superiori ai 2000 m, tra cui il Diedamskopf e il massiccio di Kanisfluh. Ovunque nelle fattorie spicca il cartello <strong>Milk, Käse, Butter</strong>.<br />
Da metà settembre a metà ottobre il Bregenzerwald festeggia l’autunno dei formaggi, col ritorno a valle del bestiame che nei mesi caldi ha via via respirato in alpeggio, e il mercato. Soprattutto si è creata &#8211; anni fa, 1996&#8230; &#8211; una <strong>Käsestrasse</strong>, aggregazione presentata come “asset differenziante” (coinvolgimento di hotel e ristoranti, caseifici, fattorie, organizzazioni turistiche, baite in quota, latterie…) perché coerentemente recupera antiche filiere socioeconomiche, nonché itinerario percorribile a piedi.<br />
In dettaglio, il Bergkäse nasce da latte crudo bovino intero o parzialmente scremato, che munto la sera viene tradizionalmente serbato in larghi, e bellissimi fusti di legno (Holzgepsen) a temperatura ambiente tutta la notte, ciò che conserva inalterata la caratteristica microflora. Talora la panna viene separata al mattino ed entra nella produzione di burro. Se il casaro preferisce viceversa non separarla, il formaggio grasso si chiamerà Vollfettkäse (Austria) o Vollrahmkäse (Svizzera). Ciò rievoca il passato poiché, ove non si possa raffreddare la panna e il burro, la conservazione &#8211; oggi agevole &#8211; risulta difficile e a volte di fatto impossibile. Al mattino il latte della sera precedente, eventualmente scremato, e l’intero appena munto vengono scaldati in catini fin quando non giungano ai 32°C, poi s’addiziona caglio animale (dallo stomaco di vitelli). Il latte si mantiene a questa temperatura finché non si addensa. Poi il formaggio viene frantumato classicamente con una lira, in grumi delle dimensioni di un pisello. L’attività di frantumazione prosegue a 50-55°C. Ottenuta l’idonea consistenza il formaggio viene pressato onde acquisisca la forma tonda a ruota e lavato con salamoia, poi posto a stagionare 2 anni. Per tradizione le vacche sono nutrite soltanto con foraggio fresco o fieno, mangimi sani, mai con insilati (alimenti fermentati), e gli allevatori vengono sollecitati a somministrare meno foraggi concentrati possibile (i concentrati contengono poche fibre e fanno iper-ingrassare gli animali). Gli aspetti prioritari di questa tradizione casearia sono: 1) il latte si conserva a temperatura ambiente in contenitori di legno tutta la notte, la vitalità viene preservata influenzando positivamente la successiva stagionatura 2) le colture batteriche di produzione vengono costantemente riprodotte e utilizzate, per non aggiungerne di laboratorio 3) viene utilizzato solo caglio di vitelli degli allevatori stessi 4) il formaggio in stagionatura viene regolarmente lavato in salamoia.<br />
Senza alcun dubbio è considerato dalla popolazione locale un simbolo di identità e appartenenza (la produzione richiede manodopera altamente qualificata). Questa sapienza antica in parte viene via via trasmessa oralmente, &#8220;on field&#8221; vien proprio da dire, di fatto con modalità informali.<br />
Per tutelarla e migliorarla con sfumature locali ed individuali, è doveroso promuovere la produzione presso le fattorie, gli “<strong>Vorsäße</strong>” (modello economico tipico sulle malghe del Bregenzerwald e della valle Walser, è un casolare in mezzo a un prato gestito secondo criteri di nomadismo pastorale) e nelle Alpi in genere. L’esportazione in tutta la regione avviene fin dalla Romanità (la città, d&#8217;origine celtica, ebbe nome Brigantium prima di cadere sotto gli assalti alemannici).<br />
Il mercato di <strong>Schwarzenberg</strong>, risalente al 1594, si è sviluppato nel corso di secoli in un evento a cadenza annuale, assai sentito socialmente. Cade intorno al 16 settembre, da 400 anni in contemporanea alla transumanza del bestiame da malghe a valli. Lì si compete &#8211; pastori e produttori &#8211; per il miglior formaggio, la qualità aromatica è di solito impagabile.<br />
Quanto al <strong>marketing</strong> odierno (il progetto è in continuo divenire e i miei studenti debbono costantemente &#8220;aggiornarne&#8221; l&#8217;analisi!), si sono organizzate regolari settimane gastronomiche nei ristoranti, nonché degustazioni… Presso ristoranti e strutture ricettive si sono allestiti anche punti vendita standard (boutique) delle tipicità. E’ stata servita la “colazione del contadino”, quasi un marchio di fabbrica. Sono stati erogati seminari formativi congiunti tra imprese turistiche e produttori alimentari, per favorire la comprensione reciproca delle esigenze delle imprese e dei rispettivi clienti. I corsi hanno spaziato dal marketing operativo alle capacità manageriali, così come alla culinaria a base di formaggi di montagna, per “sorprendere” l’ospite. Un gruppo di lavoro ha sviluppato spunti per i menu e per la programmazione degli acquisti. I criteri di qualità hanno fra l’altro incluso: a)un minimo di 5 portate a base di formaggio, siano esse ad esempio zuppe, tagliolini, flan, tegami di patate, b)lo sviluppo di menu speciali, c)la citazione dei produttori nel menu, d)la partecipazione a moduli di formazione su misura sia per cuochi, sia per camerieri&#8230; Attenzione particolare è stata infine riservata alla qualità e sostenibilità dell’esperienza del turista presso i caseifici, intesi complessivamente come front line: le reception, le aree vendita, la segnaletica interna, il materiale informativo, tutto ha concorso ad un setting specifico…<br />
Oltre la metà della superficie agricola del Bregenzerwald è oggi riservata al ciclo del latte, e il Land annovera 400 aziende certificate “<strong>bio</strong>” (è inoltre vietato, ovviamente, coltivare OGM).<br />
Latte ed erbe di malga, infine, sono entrati nella composizione di apprezzati cosmetici ecc.<br />
Esperienze casearie analoghe – che qui per ovvie ragioni di sintesi non trovano spazio &#8211; hanno riguardato i <strong>Paesi Catari</strong> (Languedoc-Roussillon), la <strong>Savoia</strong> dei piccoli mirabili villaggi e dei prodotti AOC, <strong>Rochefort</strong> nel Belgio Vallone (Namur) celebre anche per le birre, il <strong>Lucomagno</strong> in Canton Ticino… In Italia si sono via via mosse alcune territorialità soprattutto nel Nord-est trentino, bellunese&#8230;<br />
Anche il Lucomagno succitato ha realizzato una &#8220;strada dei formaggi&#8221;. Le solenni foreste hanno lasciato spazio &#8211; già attorno all&#8217;anno Mille &#8211; a pascoli, in un paesaggio da cartolina. Tra tetti in piode, fontane in granito, carrozzoni mobili per la mungitura e caseifici (talora con spazi di vendita), dalla cima del Passo del Lucomagno l&#8217;escursione &#8211; di alcuni chilometri &#8211; è rigenerante, non faticosa, e tocca anche la cembreta di Selvasecca, il più grande bosco di pino cembro a sud delle Alpi.<br />
L&#8217;offerta di turismo esperienziale, dunque, consiste soprattutto nel prevenire le tendenze.<em><br />
Umberto Curti</em></p>
<p><em><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</em></p>
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		<title>Casi-studio all&#8217;Università d&#8217;Imperia</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 15:50:46 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; background: white; vertical-align: baseline; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/03/testa-in-cassetta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20878" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/03/testa-in-cassetta-168x300.jpg" alt="testa in cassetta" width="168" height="300" /></a>Seconda lezione, presso il Polo imperiese, del Laboratorio di 24 ore “turismo dei saperi e dei sapori” internamente al corso di Scienze del turismo (l’iniziativa discende da protocollo d’intesa fra il dipartimento di Economia dell’Università di Genova e CNA Liguria).</p>
<p style="text-align: justify; background: white; vertical-align: baseline; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">Dopo la <strong>mindmap</strong>, metodologia formativa condivisa durante la prima lezione, l’aula ha potuto stavolta, “guidata” da <strong>Umberto Curti</strong>, confrontarsi con i casi-studio. Marketing concreto, marketing dal vivo: ogni studentessa e studente ha ricevuto un dossier con <strong>29 case histories</strong>, fra le quali sceglierne una che, dopo opportune analisi e indagini, verrà illustrata “pubblicamente” a compagne e compagni nella lezione successiva. Dal turismo della lavanda a Sale San Giovanni sino alla strada dei formaggi di Bregenz, dal craft tour dell&#8217;alabastro in Volterra sino al sito dei musei del cibo di Parma (un sito da acquolina in bocca)&#8230; Va da sé che i restanti casi rimangono a disposizione d’ognuno per ulteriori, autonomi approfondimenti…</p>
<p style="text-align: justify; background: white; vertical-align: baseline; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">La lezione è valsa così ad esplorare anzitutto il concetto di <strong>benchmarking</strong>, di (mi si passi l&#8217;espressione&#8230;) “spionaggio industriale lecito”, ovvero la capacità di indagare le strategie di mercato altrui così da mutuare eventuali <strong>buone prassi</strong> nel proprio contesto. Nel turismo, come in molti altri àmbiti, nulla nasce dal nulla, e di solito nulla s’inventa di sana pianta, così come “imitare” è, in sé, azione di trasferimento sovente sterile. Viceversa, ciò che sempre più conta pare l’attitudine a forme di <strong>intelligence</strong> idonee a reperire, nelle condotte altrui, quei contenuti ed input che – ben calibrati e contestualizzati – possano sortire, nel nostro quadro di attività, altrettanto efficaci esiti.</p>
<p style="text-align: justify; background: white; vertical-align: baseline; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;">In una stagione – accelerata e caotica &#8211; che impone anche a territori, destinazioni turistiche, imprese dell’ospitalità e delle produzioni autentiche una <strong>competitività</strong> quanto mai distintiva, non si tratta di “lezione” da poco. Una “lezione” (vista la quantità di ricerche e dati fruibile on e offline) su cui forse varrebbe la pena confrontarsi di più anche fuori dalle consuete aule di studio. Sensibilizzare è il primo passo per formare.</p>
<p style="text-align: justify; background: white; vertical-align: baseline; margin: 0cm 0cm 12.3pt 0cm;"><strong>Luisa Puppo</strong></p>
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		<title>Assaporando&#8230;la Strada del formaggio!</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2021 14:55:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Assaporando&#8230;la Strada del formaggio! Jasmine Capponi (corso IFTS gratuito co-finanziato dall&#8217;Unione Europea &#8220;Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio&#8221; presso Sei-cpt Imperia) vive a Sanremo, è una neo-accompagnatrice turistica, laureata in Mediazione Interlinguistica. Parla 5 lingue, grazie alle quali ha potuto maturare esperienze lavorative ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/assaporando-la-strada-del-formaggio/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/05/024.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20472" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/05/024-300x225.jpg" alt="024" width="300" height="225" /></a></strong></p>
<p>Assaporando&#8230;la Strada del formaggio!</p>
<p><strong>Jasmine Capponi</strong> (corso IFTS gratuito co-finanziato dall&#8217;Unione Europea &#8220;Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio&#8221; presso Sei-cpt Imperia) vive a Sanremo, è una neo-accompagnatrice turistica, laureata in Mediazione Interlinguistica. Parla 5 lingue, grazie alle quali ha potuto maturare esperienze lavorative nel settore nautico: prima come Operations Manager a Monaco, e successivamente come social media manager della Marina di Alassio. Attualmente sta frequentando il corso IFTS per approfondire le competenze in ambito turistico. Instancabile curiosa, e convinta che nella vita non si smetta mai di imparare, vede in questa professione un connubio perfetto per lavorare e continuare ad imparare: d&#8217;altronde, che cosa più dell’esperienza sul campo rende un accompagnatore turistico tale?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<strong>Al contadino non far sapere quant’è buono il cacio con le pere!</strong>” Quanto ho sentito pronunciare questa frase dai miei nonni, ogni volta che c’era del formaggio a tavola!</p>
<p>Grazie a Umberto Curti, docente del corso IFTS, ho avuto la possibilità di analizzare il percorso strategico di marketing che ha dato origine alla Strada del formaggio nel Bregenzerwald, in Austria. Immaginatevi una regione montana, verdissimi pascoli profumati alternati a folti boschi, un luogo dove vivono più mucche che persone, la vita dei malgari, i caseifici e il formaggio di montagna, che è alimentazione vitale, tradizione e arte per la popolazione locale. Questo paesaggio pian piano scompare con l’arrivo dell’epoca moderna…, le fabbriche prendono il posto dell’artigianato e la tradizione sembra essere superata: i giovani contadini vedono nella fabbrica un lavoro imperdibile e un’occasione per abbandonare la faticosa vita di montagna. E ancora, la riforma agricola austriaca, con il conseguente abbandono di numerose malghe, perché sì, i contadini, con l’abolizione del sistema feudatario erano finalmente liberi, ma non avevano disponibilità economiche per acquistare le terre! In questo clima di cambiamenti tecnologici, sociali ed economici, le cooperative casearie producevano molto più formaggio, ma c’erano molti meno malgari e così i pascoli persero attrattiva, paesaggistica e reddituale. E, infine, la crisi del settore tessile, da quel momento la regione del Vorarlberg si è dovuta <strong>reinventare</strong>: nasce così, la Strada del formaggio, non una strada in senso convenzionale, bensì un consorzio di allevatori delle malghe, di ristoratori, di commercianti, di artigiani e caseifici.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/05/12bluvalgargassa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20473" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/05/12bluvalgargassa-300x225.jpg" alt="12bluvalgargassa" width="300" height="225" /></a>Tutti coloro che fanno economia sulla trasformazione del latte – più di 170 membri &#8211; collaborano per salvaguardare l’agricoltura, per conservare <strong>le malghe</strong>, i caseifici, il paesaggio, per dare valore aggiunto alla regione e per promuovere l’offerta turistica. La Strada del formaggio è un modo per le persone di esplorare il territorio attraverso i prodotti tipici locali, di mangiare e bere biodiversità, di scoprire l’arte e l’architettura – si pensi alle particolarissime costruzioni in legno tipiche della foresta di Bregenz.</p>
<p>Così il Bregenzerwald diventa luogo tradizionale e allo stesso tempo aperto al mondo, proprio come le persone che ci vivono. I casari e i contadini, prendendo ispirazione dagli artigiani della regione, vedono la produzione del cibo non più come una necessità, ma come un mestiere, diventando veri e propri artisti del formaggio. Alla produzione alimentare viene affiancata la produzione di prodotti cosmetici a base di latte o erbe degli alpeggi, alla vendita dei prodotti caseari vengono affiancate degustazioni di formaggio, e laboratori culinari che danno la possibilità agli ospiti di &#8220;avventurarsi&#8221; nella produzione del formaggio. Nascono le visite guidate ai caseifici, alle colorate fattorie, al mercato del bestiame, obbligatoria diventa la tappa in un ristorante o in una locanda specializzata in formaggi. Turismo esperienziale, insomma.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/05/cheese6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20474" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/05/cheese6-300x225.jpg" alt="cheese6" width="300" height="225" /></a>Ma quale è il segreto di questo grande successo? Sicuramente i membri della Strada del formaggio avevano ben chiaro il proverbio “l’unione fa la forza” e grazie alla <em><strong>coopetizione</strong></em> si sono supportati a vicenda, creando un marchio a forte valenza turistica. Gli hotel, i ristoranti, le attività sportive all’aperto, gli impianti di risalita, mostrano tutti il cartello KäseStrasse – Strada del formaggio – diventando portatori della filosofia del formaggio. La Strada del formaggio vanta una produzione e commercializzazione di oltre 30 pregiate varietà, 10 ristoranti con Hauben (punteggio assegnato dalla guida Gault Millau), il prezzo del latte è ai massimi livelli europei e questi sono solo alcuni degli svariati risultati raggiunti&#8230; Esiste anche una Guest card Bregenzewald, particolarmente vantaggiosa, include viaggi gratuiti e, per chi soggiorna almeno tre notti nel Bregenzewald, è inclusa nel prezzo dell’alloggio! Loro sì che hanno da insegnare qualcosa, basta dare un’occhiata al sito ufficiale (<a href="https://www.bregenzerwald.at/" target="_blank">link</a>)  per comprendere cosa significhi realmente fare <strong>marketing</strong>…</p>
<p>Io sono di Sanremo, e lavorando su questo interessante caso-studio, che potrebbe ispirare molte <strong>produzioni liguri (Val di Vara, Val Gargassa, Stella, Mendatica, tome di pecore brigasche&#8230;)</strong>, mi è venuta un’ulteriore idea…, la &#8220;Strada dei Fiori”…chissà perché!?</p>
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