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	<title>Ligucibario &#187; annali del giustiniani</title>
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		<title>Baccicin du caru, Trattoria con t maiuscola</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 09:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_23698" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1251.jpg"><img class="size-medium wp-image-23698" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1251-225x300.jpg" alt="gianni bruzzone del &quot;baccicin du caru&quot; a mele" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">gianni bruzzone del &#8220;baccicin du caru&#8221; a mele</p></div>
<p><em>Che le autentiche – ed ammirevoli – trattorie siano un bene in via d’estinzione in questo Paese distratto, e che “<strong>Baccicin du caru</strong>” – in quel di Mele &#8211; incarni e rappresenti i valori migliori di ciò che alla parola trattoria un po’ tutti ancora associamo è incontestabile.</em></p>
<p>Ligucibario® in tanti anni non ha mai contenuto pubblicità né “dintorni”.<br />
Scrive di ciò che ama e di ciò che reputa importante divulgare anzitutto circa la cucina ligure.</p>
<p>Oggi, e avviene di rado, partirei da una “perplessità”, storcendo un po’ il naso: forse non ha molto senso definire una trattoria la migliore d’Italia. La migliore in assoluto secondo il giudizio (giocoforza arbitrario) di chi? E in base a quali parametri?</p>
<p>Premesso ciò, che le autentiche – ed ammirevoli – trattorie siano un bene in via d’estinzione in questo Paese distratto, e che “<strong>Baccicin du caru</strong>” – in quel di Mele &#8211; incarni e rappresenti i valori migliori di ciò che alla parola trattoria un po’ tutti ancora associamo, beh questo viceversa è incontestabile…</p>
<h2>Baccicin du caru: memorie lungo il passo del Turchino</h2>
<p>Quasi 50 anni fa e a 30 all’ora percorrevo il <strong>valico del Turchino</strong> in “Vespa”, diretto a Tarsoebi (Trisobbio, AL), dove i miei affittavano una casetta per agosto, e ricordo che in una curva a sinistra mi colpiva questo “presidio” dove immaginavo si mangiassero pietanze buone, e – vista l’atmosfera del luogo &#8211; si fermassero gli amanti della tradizione.</p>
<p>La gigantesca autostrada da metà anni Settanta ha un po’ tagliato fuori certi luoghi, ma io tuttora insieme a Luisa prediligo, ostinatamente, raggiungerli in <strong>treno</strong>, con quel <strong>binario unico di fine Ottocento</strong> che all’inizio fu a vapore e che regala – tra viadotti panoramici, santuari, neviere abitate da salamandre, e commoventi scorci rurali – <strong>Appennino allo stato puro</strong>…<br />
Partendo da Genova, ecco &#8211; iniziando a salire &#8211; Borzoli, Costa di Sestri, Granara, Acquasanta, Mele, poi il lungo tunnel e di là Campo Ligure, Rossiglione e infine Ovada, ormai in Piemonte (con le nocciole e i vini Dolcetto, e d’inverno magari la neve).</p>
<p><strong>Luoghi da</strong> <strong>trekkers</strong>, anzitutto col “sentiero” Frassati, e da archeologi (si pensi alla “pietra di Issel” crivellata di misteriose microcavità dette coppelle).<br />
L’area inoltre insiste su quell’interessante “cammino di Santa Limbania” la cui prima tappa congiunge Voltri con Roccagrimalda, per poi ripartirne verso Gavi.</p>
<h2>Baccicin du Caru: i cibi, i vini e il territorio</h2>
<p>Da Baccicin du Caru ho mangiato, nel corso del tempo, almeno una quindicina di volte, o forse ben di più, ricordo il sorriso di Gianni Bruzzone quando organizzava cene intorno ai formaggi della val Sangone, o ad altre prelibatezze scovate chissà dove. I suoi antenati commerciavano vino sfuso, e presumo che l’amore per il vino gli sia stato tramandato dritto dritto nel DNA.</p>
<p>Oggi i clienti approdano qui, oltre che da Genova e dalla Padanìa, anche da Francia e Germania, e sovente magari incontri, al tavolo accanto, il figlio del Professor <strong>Rebora</strong>, studioso che conobbi ai tempi dell’Università e cui ho dedicato molti scritti, gustando anche quel poderoso <strong>Barbera d’Asti</strong> che co-progettò con Franco Roero (<a title="umberto curti barbera del professore" href="https://www.ligucibario.com/una-barbera-dentro-la-storia/" target="_blank">leggimi qui</a>).</p>
<p>Di “Baccicin” ormai raccontano comprensibilmente in tanti, e ne sono davvero lieto, io anni e anni fa gli dedicai su un sito di viaggi la recensione, che bontà sua Gianni incorniciò, “Del mangiar benissimo sul Passo del Turchino”, colpito anzitutto dagli <strong>antipasti</strong> (lardo di pata negra, salame cotto piemontese, soppressata di cinghiale, spianatine di cervo, torta ai peperoni, Roccaverano su porcini, e, servita a parte, una salsiccia con uva), da <strong>cose arcirare come il <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/mucci/" target="_blank">flan di mucci</a> e la <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pute/" target="_blank">pute di Masone</a></strong>, e dal fatto che con gli gnocchi al <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pesto-di-basilico/" target="_blank">pesto</a> venisse fornita anche una coppetta da cui attingere, se necessario, ancora un po’ di “profumi”&#8230;</p>
<p>So che <strong>Mele</strong> – il cui nome si legherebbe al miele &#8211; è stata a lungo carta (di pregio), prodotta da varie officine lungo i corsi del Leira e del Cerusa, e talora esibisce fieramente qualche bella dimora di villeggiatura, visto il verde circostante e le vicine terme salso-sulfuree dell’Acquasanta (<a title="umberto curti a mele" href="https://www.liguriafood.it/2021/01/08/mele-miele-lacqua-le-coppelle/" target="_blank">leggimi qui</a>).</p>
<p>Tanto che già leggevamo nei preziosi “Annali” del Giustiniani (1537): “&#8230;e accanto ad essa villa (Mele) passa il fiume nominato Leira qual va in mare tra l’un borgo e l’altro (di Voltri), ed è il fiume celebre per l’utilità grande che produce agli uomini del paese, comeché su quelle siano edificati molti molini, molte ferriere, molte fabbriche per il papero e somiglianti edifici”.</p>
<p>Le cuciniere di quei luoghi in primis sciorinavano fügassin, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zeraria/" target="_blank">zraria</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zimino-di-ceci/" target="_blank">zimino</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/craston/" target="_blank">crastön</a>…</p>
<h2>Baccicin du caru: la salvaguardia di miti e riti alimentari</h2>
<p>Ma quando conobbi “Baccicin” innegabilmente mi seduceva l’immagine di una <strong>“osteria” nata (con cambio cavalli)</strong> per sfamare manodopera ferroviaria e tuttora, con sacrificio e passione, resiliente al tempo, ben salda sui propri ideali, <strong>paladina di quel che mi piace chiamare buonessere…</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1253.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23699" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/11/DSCN1253-300x225.jpg" alt="DSCN1253" width="300" height="225" /></a>Con Gianni, via via, ci siamo conosciuti un po’ più a fondo, anche per via di alcune analogie biografiche (entrambi VAM in Aeronautica, entrambi guidatori di Giuliette nei primi anni Ottanta…).<br />
Il locale, lindo e quieto, non tradisce mai se stesso, e propone una trentina di coperti disposti su due salette.<br />
<strong>Rosella, la sorella di Gianni</strong>, Rosella e non Rossella come purtroppo leggo qui e là, ha ingentilito alcune ricette importanti, che raccontano una storia di famiglia e che sanno collegare il mare della Riviera di ponente all’Ovadese. Perché <strong>qui si salvaguardano miti e riti alimentari</strong> ma – ove opportuno – con una <strong>creatività che non scada mai a stravaganza</strong>. <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/galantina/" target="_blank">Galantina di vitella</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ravioli-di-carne-o-di-magro-col-tocco/" target="_blank">ravioli</a> del terroir, pasta fresca, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/trippe-accomodate/" target="_blank">trippe accomodate</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cima-alla-genovese/" target="_blank">cima</a>, brasato, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/coniglio-alla-ligurealla-carlona/" target="_blank">coniglio alla ligure</a>, lingua con la salsa verde, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/lumache/" target="_blank">lumache</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/funghi-funghi-funghi/" target="_blank">funghi</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/canestrelli-di-torriglia-rovegno-brugnato-taggia/" target="_blank">canestrelli</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/panera/" target="_blank">semifreddi</a>, mamma mia che meraviglia, il tutto sempre abbinato a <strong>vini significativi</strong> (c’è affetto anche verso la DOC val Polcevera che grazie a 3 vignerons è tornata a nuova vita), ma senza necessariamente dover firmare cambiali…</p>
<p>Che dirti, amico Lettore? Se prenoterai, buon appetito, e salutami caramente i titolari…<br />
Un’ultima precisazione: da “Baccicin” non troverai chips, né tataki, né chapati, né topping…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>San Pietro e Paolo, bancarelle e sapori&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 13:22:05 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19727" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/frittura-pingone.jpg"><img class="size-medium wp-image-19727" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/frittura-pingone-300x168.jpg" alt="fritto di pesce nel menu di san pietro e paolo" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">fritto di pesce nel menu di san pietro e paolo</p></div>
<table width="704">
<tbody>
<tr>
<td>San Pietro e Paolo, bancarelle e sapori&#8230;</p>
<p>Gli <em>Annali</em> con cui il vescovo Agostino <strong>Giustiniani</strong> (1537) tratteggiò storie della Repubblica di Genova annotano che «…verso la marina, si giunge alla piaggia, nominata la Foce, dove sono da otto a dieci case con la chiesuola di S. Pietro. E la piaggia è molto atta e comoda al varar delle navi (&#8230;) E in questa piaggia a tempi nostri si è edificato uno amplissimo edificio quadrato e diviso in due parti, con chiostri e molte officine concedenti alla cura degli ammalati di morbo pestifero; alli quali, quando accade il bisogno, è benissimo provveduto. E da questa fabbrica verso la montagna, in larghezza di un miglio, e lunghezza di due, sono bellissimi e fruttiferi orti coltivati con molta diligenza; per il che producono ogni specie ed ogni varietà di erbe e di frutti ortilici in grandissima abbondanza. E questo territorio è nominato <strong>il piano di Bisagno</strong>”.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Alla Foce, a fine giugno ogni anno,</strong> “omaggiano” San Pietro e Paolo centinaia di bancarelle, e un tempo tra la folla si diffondevano odori dalle trattorie, <strong>zuppa di muscoli con le gallette, fritto di pesce (varia la composizione ma sempre con anciöe), laete döçe, frittelle, canestrelli e frutta “di filiere prossime”, nei calici la festa erano vini bianchi secchi e poi – secondo casi – i moscati o i passiti</strong>. Scene di un mondo in gran parte scomparso. Terminando la fiera, i pescatori locali ricalavano in mare i loro valorosi gozzi, ma badando alle mareggiate, consuete a fine giugno, dato che – allerta il sinistro detto – “San Pietro ne vuole uno (intendasi: annegato) per sé”…</p>
<p>Proprio una tremenda mareggiata natalizia, anno domini 1821, fracassò la cappella (ormai secentesca) di San Pietro, e le bombe inglesi della seconda guerra mondiale (1943-44) completarono l’opera distruttiva sul complesso secentesco di San Bernardo (ne riferisce bene lo storico Giulio Ottonelli), sulla collinetta dinanzi al mare là dove attualmente – alla sommità di via Nizza &#8211; domina la chiesa intitolata ad ambo i Santi.</p>
<p>La fiera commerciale con le bancarelle, di cui dicevamo, rendeva bene (non è casuale che sia rito protrattosi fino ai giorni nostri); e <strong>palio, lumini in mare, mangiafuoco, illusionisti e fuochi artificiali</strong> costituivano l’intrattenimento dopo aver acquistato &#8211; cedendo a molte tentazioni &#8211; attrezzi per lavoro e casa (San Paolo veglia anche su cordai e cestai), tessuti tanto per sarte quanto per donne di casa, passatempi e diavolerie d’ogni tipo per grandi e piccini, “medicamenti” per l&#8217;acciacco del momento, leccornie salate e dolci… “Vénghino siori vénghino”!</p>
<p>Ma la leggenda, come noto, lega San Pietro anche a <strong>Sampierdarena</strong> (Comune autonomo fino alle aggregazioni della “grande Genova” nel 1926): sulle sue arene il santo avrebbe infatti dormito dopo una convincente predica dalle parti di <strong>piazza Banchi</strong>… Non a caso una chiesa sorse in suo onore anche a Banchi, essa ha una collocazione ed una storia molto particolari (tra incendi, epidemie di peste, matrimoni speciali…), e dunque varrà forse la pena di dedicarle un prossimo pezzo. Che ne dite?</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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