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	<title>Ligucibario &#187; vetro di altare</title>
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		<title>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221; (2)</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 11:39:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25106" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/porto-genova.jpg"><img class="size-medium wp-image-25106" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/porto-genova-300x212.jpg" alt="il porto di genova" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">il porto di genova</p></div>
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<p>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221;&#8230; (<a title="liguri nel mondo" href="https://www.ligucibario.com/i-liguri-nel-mondo-spersi-1/" target="_blank">a questo link la prima puntata</a>)</p>
<p>Basta poi un&#8217;occhiata ad un atlante mondiale, ed ecco molte località dal nome Genova/Genoa, soltanto negli Stati Uniti se ne contano più d’una ventina. Dalle sparse case-fattorie di agricoltori nella zona rurale dell&#8217;Arkansas (contea di Miller), alla Genoa in Colorado (contea di Lincoln) con &#8220;ben&#8221; più di 200 abitanti.</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi: dal Canada alla California</h2>
<p>Dal 1850 al 1880 moltissimi furono anche gli emigrati liguri che si insediarono nelle <strong>contee californiane dell’oro, e poi alcuni anni dopo anche in Canada</strong> (Adele Maiello ha dedicato molti studi a tale argomento, noto in generale come “corsa all’oro”, innescato da un falegname che scoprì una pepita presso Coloma). Furono tuttavia vite assai grame: &#8220;&#8230;in quei tempi i padroni non erano obbligati a fare niente per la sicurezza; i minatori andavano giù alla mattina e non sapevano se alla fine del giorno sarebbero usciti vivi da quel buco”&#8230;</p>
<p>Restando in California, <strong>George Moscone, sindaco di San Francisco negli anni ’70</strong> del Novecento, aveva origini famigliari a Fontanarossa, frazione montana di Gorreto in val Trebbia (Ge). Era nato a San Francisco nel 1929 (il padre era secondino presso la prigione di San Quintino) e fu sindaco fino al 1978, anno in cui fu assassinato dall’ex poliziotto Dan White, un violento, affetto da crisi depressive. L’episodio è famoso, tanto che da tale incredibile vicenda è stato tratto anche il film “Milk” (2008) di Gus Van Sant, con Sean Penn.</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi: dal Perù all&#8217;Argentina</h2>
<p>In Perù, <strong>Parodi</strong> è cognome molto diffuso. I migranti liguri vi eccelsero anzitutto nel commercio (almacen è il negozio, all’ingrosso), non solo alimentare, ad es. anche di guano, che è come noto un prezioso fertilizzante *. Giovanni Bonfiglio ha dedicato nel 1999 un mirabile studio – con cronologia &#8211; sugli italiani in Perù <a href="https://www.byterfly.eu/islandora/object/librib:90750/datastream/PDF/content/librib_90750.pdf">https://www.byterfly.eu/islandora/object/librib:90750/datastream/PDF/content/librib_90750.pdf</a> , Paese dove non a caso tra il 1870 e il 1940 vennero pubblicati anche molti giornali in italiano. A livello linguistico, si noti che <strong>bachiche</strong> è un americanismo dal genovese «baciccia», soprannome dei molti immigrati liguri il cui nome di battesimo era Giovanni Battista, sovente abbreviato in Giobatta, secondo l&#8217;uso ligure; la frequenza del nome si lega al fatto che San Giovanni Battista &#8211; e non San Giorgio &#8211; è il patrono di Genova. Col trascorrer del tempo bachiche fu esteso a tutti gli italiani in Perú, anche se in origine Giobatta era sovente il nome del pulpero o del suo aiutante. E <strong>pastel de acelga</strong> è una torta di bietole di chiara origine ligure, forse un po&#8217; più dolce della Pasqualina…</p>
<p><strong>Antonio Devoto</strong> (1832-1916), imprenditore, colonizzatore e commerciante ligure, nacque a Lavagna nel 1832. Dal Tigullio arrivò in Argentina nel 1854 e in società coi tre fratelli Tommaso, Gaetano e Bartolomeo fondò una casa di import. Cogliendo le possibilità di sviluppo della <em>pampa</em> (dal quechua = “piana” fertile), acquisì vaste estensioni, che in poco tempo crebbero enormemente di valore. Creò così una serie di aziende agricole, tra cui le <em>estancias</em> (sono vaste tenute per l’allevamento) di Arroyo Dulce, nel comprensorio di Buenos Aires, e di Trenel presso La Pampa (3.300 kmq), dove fondare 8 colonie di immigrati italiani.  L’Italia gli concesse il titolo di conte, come riconoscimento per il suo lavoro ed il suo impegno a favore della collettività italiana. Morì a Buenos Aires nel 1916.</p>
<p>Liguri nel mondo spersi: Buenos Aires e la Boca</p>
<p>A proposito della <strong>Boca, il famoso quartiere “genovese” di Buenos Aires</strong>, cosí scriveva, nel 1930, il giornalista e scrittore Juan José de Souza Reilly (1880-1959): “Non appena giungiate alla Boca del Riachuelo (Rio Matanza), i vostri cinque sensi vi grideranno all’orecchio come un capostazione: Genova!”</p>
<p>Una Genova in miniatura, policroma, viva, popolata &#8211; com&#8217;è stato scritto &#8211; di marinai e pittori, massaie e prostitute, poeti vernacolari e contrabbandieri, commercianti e compositori di tango. In cui l&#8217;immigrazione ligure aveva indotto pacificamente l&#8217;uso del genovese. I boquensi odierni (detti &#8220;xeneizes&#8221;) affermano che questi immigrati formassero comunità quasi utopiche, dove la povertà era comunque dignitosa, e dove regnavano solidarietà, amicizia e ordine. Nel 1882 gli abitanti della Boca si autoproclamarono Repùblica de la Boca, issando niente meno che la bandiera di Genova e &#8220;costituendo&#8221; un territorio indipendente. Il noto generale Julio Argentino Roca, a quel tempo presidente della Repubblica, dovette intervenire e personalmente parlamentare con gli insorti per indurli ad ammainare quella bandiera e rinunciare alla pittoresca sollevazione.</p>
<p><strong>Il Boca Juniors</strong> fu fondato pochi anni dopo, lunedì 3 aprile 1905, anzitutto dai giovani di origine italiana Esteban Baglietto, Alfredo Scarpati, Santiago Pedro Sana e i fratelli (d’ascendenza lucana) Juan e Teodoro Farenga. E Xeneizes è il soprannome della squadra; in particolare Esteban Baglietto, primo presidente del club, proveniva da una famiglia di origini genovesi molto umile. Il Boca, salito nella prima divisione nel 1913, è l&#8217;unica squadra argentina a non essere mai retrocessa. L’<em>azul y oro</em> vanta una storia ricchissima di premi e vittorie, e una tifoseria calientissima (i “<em>bosteros</em>” – per via di una fabbrica di mattoni che utilizzava sterco di cavallo &#8211; vanno allo stadio assai rumorosamente!). Tra le fila dei Xeneizes ha figurato per diversi campionati addirittura Diego Armando <strong>Maradona</strong>. Suo padre era un loro tifoso. Due giorni dopo il debutto ufficiale allo stadio (detto notoriamente  <em>la Bombonera</em> per la forma), il Boca vinse contro il Talleres di Cordoba per 4-1 con doppietta proprio di Maradona, che già si mostrava un fenomeno. Un infortunio purtroppo lo fermò per 4 giornate, ma al rientro segnò 28 gol in 40 partite guidando il club alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura 1981&#8230; Maradona, giunto in prestito, venne tuttavia ceduto l’anno seguente &#8211; per difficoltà economiche &#8211; al Barcelona, glorioso club spagnolo. E come noto nel 1984 sbarcò al Napoli…</p>
<p>Nel 1907 un giovane marinaio genovese, Giovanni Parodi, salpò sul Drottning Sophia, mercantile battente bandiera svedese. Nel suo girovagare imparò a prodursi da solo <strong>un liquore a base di ginepro</strong> (juniperus communis), essendo tali bacche facilmente reperibili in tutti i porti&#8230; In particolare perfezionò la propria ricetta, di cui andava fiero, proprio nel porto di Buenos Aires, dove restò a lungo. Sovente ammazzava il tempo nei chiassosi carruggi della Boca, insieme a ragazzi di origine italiana/genovese che come lui si dilettavano nel gioco del calcio, da poco esportato quasi ovunque da marinai inglesi, come da inglesi era stato fondato una quindicina d’anni prima in Italia il Genoa cricket&amp;football… Tornato in patria, Parodi raccontava quei giorni “esotici” con una certa comprensibile nostalgia, e molti anni dopo la sua ricetta di gin è stata ripresa e perfezionata dal pronipote, stesso nome.</p>
<p>Il Comune di <strong>Altare in val Bormida, vicino a Savona, è famoso per la lavorazione del vetro</strong> (Ligucibario® se ne è occupato ripetutamente), ed ospita a “Villa Rosa” anche un museo a tema. Si tratta di un artigianato secolare. E da Altare, nel clima di incertezze dell’ultimo Dopoguerra, un gruppo di tecnici vetrai si trasferì in Sud America &#8211; anzitutto in Argentina &#8211; dando avvio a diversi laboratori. In pochi anni costoro avviarono dal nulla quattro vetrerie in Argentina e una in Brasile. Questi migranti, costituitisi in un gruppo organizzato, il C.T.O.V.A. (Complesso Tecnici Operai Vetrai Altaresi, molto materiale è disponibile online), divenuto poi Gruppo TOVA, un sodalizio in cui s&#8217;aggregavano tutte le competenze necessarie, erano partiti dall’Italia nel settembre 1947, e nell’arco di soli 10 mesi realizzarono la loro prima fabbrica. Tra il 1954 e il 1979 vi fu un grande incremento del business, e a tutt’oggi funziona a pieno regime in Buenos Aires la Cristalería San Carlos, fondata sin dall’ottobre del 1949: essa in quel Paese rappresenta, ancora oggi, la più grande realtà di lavorazione artigianale del cristallo…</p>
<p><strong>Nel cimitero di Rosario, in Argentina, sono numerose le tombe di emigrati liguri</strong>. Tombe che guarda caso richiamano da presso l&#8217;arte funeraria di Staglieno. Rosario è anche la città con la più nutrita ascendenza ligure al mondo, e vanta anche una replica esatta del monumento a Manuel Belgrano (generale, politico ed economista bonaerense) eretto in piazza Tommaseo a Genova (poiché donato a Genova dagli emigrati liguri di Rosario nel 1924).</p>
<p>Anche <strong>Pepe Mujica</strong> infine, ex presidente dell&#8217;Uruguay dal 2010 al 2015, ex guerrigliero, personaggio vulcanico e “pauperista”, origina come famiglia (per parte della madre, Lucia Cordano) a Favale di Malvaro.<br />
* concime naturale ricco di nitrati, si ricava da vasti accumuli, formatisi nei secoli per le deiezioni degli uccelli marini nelle isole lungo il litorale peruviano e sulla costa, accumuli favoriti dall’assenza di piogge. Il guano fu ampiamente acquistato in Europa, e lo sfruttamento dei depositi agevolò la nascita della prima borghesia imprenditoriale peruviana, cui non a caso appartennero anche vari commercianti italiani…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Il Museo dell&#8217;orologio a Tovo S. Giacomo</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2021 10:57:45 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/08/tovo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20556" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/08/tovo-225x300.jpg" alt="smart" width="225" height="300" /></a>Il Museo dell&#8217;orologio a Tovo S. Giacomo (SV).<br />
Quest’epoca presente è matrigna nei confronti dell’artigianato. Minacciato da trend globali, e brutali, il comparto ha subìto nell’ultimo decennio circa 170mila chiusure aziendali. Le cause sono note a chiunque voglia vederle. E <strong>non da oggi Ligucibario si occupa del tema, dato che l’artigianato autentico, l’agroalimentare, le produzioni veramente locali, potrebbero giocare un ruolo di prima fila (specie ora che stiamo lentamente fuoriuscendo dal Covid…) nelle proposte di turismo esperienziale</strong>. Food&amp;crafts, si suol dire, ovvero risorse in grado di raccontare il territorio, di esprimere genius loci, di coinvolgere l’ospite in attività concrete e relazionali… Ma solo la formazione consentirà finalmente a tante microimprese (sovente a gestione famigliare) di prenderne consapevolezza e dunque cooperare anche all’offerta turistica: conoscenza quantomeno dell’inglese, presenza efficace su web e social media, capacità di storytelling saranno infatti le “nuove” competenze indispensabili, prima che sia troppo tardi, per interagire con la domanda e per fronteggiare la concorrenza. Chi non le aggiornerà, chi non si aggiornerà, resterà purtroppo tagliato fuori.</p>
<p>La Liguria, relativamente all’artigianato, si caratterizza storicamente per alcuni specifici tematismi: il vetro di <strong>Altare</strong>, la ceramica nella conurbazione <strong>Albisole-Savona</strong>, la filigrana di <strong>Campo Ligure</strong>, l’ardesia della <strong>Val Fontanabuona</strong>, le sedie di <strong>Chiavari</strong>… Sono molto felice (anche da addetto ai lavori) quando a questi giacimenti “corrisponde” un museo, che narri compiutamente al visitatore italiano e straniero tutti i significati di una creatività che dal territorio trasse nutrimento e al territorio restituì &#8211; e restituisce &#8211; valore…</p>
<p>Pochi giorni fa, in una domenica d’inizio luglio un poco uggiosa, ho visitato con Luisa il suggestivo <strong>“Museo dell’orologio da torre G.B. Bergallo” di Tovo San Giacomo (SV)</strong>, piazza Canonico Falco in frazione Bardino Nuovo (per informazioni e modalità di visita+39 019 648545 e <a href="https://www.museodellorologio.it/">www.museodellorologio.it</a>). Il prezzo del biglietto è poco più che simbolico. Accompagnati, ma sarebbe più corretto dire “ospitati”, dalla gentilissima Signora Vittoria, abbiamo via via percorso gli spazi – amorosamente ristrutturati – del Museo, che restituiscono momenti di vita quotidiana e professionale legati in primis alla famiglia Bergallo, la quale si distinse nella produzione di autentici capolavori (circa un migliaio sin qui i censiti). <strong>Capolavori, gli orologi da torre e campanile, di cui solitamente ammiriamo giocoforza solo la parte “esterna”</strong>, visibile, senza tuttavia poter apprezzare i sofisticati congegni e ingranaggi retrostanti. Si rimane davvero sbalorditi al pensiero che, in questa minuscola porzione d’entroterra savonese, dove le vie di comunicazione erano e sono quel che sono, un’impresa poggiasse il proprio business anzitutto sul ferro (della vicina Isallo), e poi sulla capacità di fornire gioielli meccanici a gran parte dei campanili – e torri &#8211; del territorio… Una lezione d’imprenditoria artigianale che peraltro in Liguria trova analogie con <strong>l’azienda Trebino a levante (Uscio)</strong>, e che spero venga pienamente fruita da gruppi e scolaresche sempre più numerosi, omaggiando così un territorio bellissimo – in questo caso l’entroterra di Pietra Ligure &#8211; che s’apre come un balcone verde sul mare in lontananza, ma sempre vicino coi suoi blu.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Artigiani di Liguria, un mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2021 14:01:45 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/artigiani-di-liguria-un-mondo/">Artigiani di Liguria, un mondo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20463" style="width: 250px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/05/chiesa.jpg"><img class="size-medium wp-image-20463" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/05/chiesa-240x300.jpg" alt="albissola marina, capitale ligure della ceramica" width="240" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">albissola marina, capitale ligure della ceramica</p></div>
<p><strong>Giorgia Granchelli</strong> (corso IFTS co-finanziato dall&#8217;Unione Europea &#8220;Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici, con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio&#8221; presso Sei-cpt Imperia) diplomata in sala e vendita all’istituto alberghiero di Arma di Taggia “Ruffini Aicardi”, sempre però appassionata di turismo, viaggi, esplorazioni territoriali, culture straniere e lingue. E sempre a contatto con persone esterne, avendo così sviluppato nel tempo una certa capacità comunicativa. Non ha sinora avuto l’occasione di fare esperienze all’estero e non vede l’ora finalmente di compiere questa parte della vita e riuscire a viaggiare ovunque. Il suo obiettivo ad oggi è quello di riempire le proprie conoscenze in campo turistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Artigiani di Liguria</strong></p>
<p>Regione Liguria, ha voluto <strong>tutelare</strong> <strong>e promuovere</strong> le lavorazioni artigianali <strong>artistiche, tradizionali, tipiche </strong>di qualità attraverso un sistema di <strong>certificazione</strong> basato su un marchio di origine. La <em>Commissione regionale per l&#8217;artigianato</em>, incaricata della realizzazione del progetto, ha individuato <strong>dieci settori artigianali di nicchia</strong>, che rappresentano i più significativi e antichi mestieri del territorio, conservati grazie alla professionalità degli esperti e di abili artigiani. Per queste storiche dieci lavorazioni sono stati scelti due approcci certificativi:</p>
<ul>
<li><strong>certificazione di prodotto:</strong> tra il prodotto artigianale e la zona di produzione originaria esiste un legame imprescindibile e indissolubile, tale da essere considerato l&#8217;elemento caratterizzante da cui scaturisce la qualità del prodotto. La certificazione di prodotto è lo strumento di tutela dei prodotti di qualità, caratteristici del territorio in cui si realizzano e da cui prendono il nome, contraddistinti sul mercato da un marchio applicato direttamente sulla confezione ed etichetta a garanzia dell&#8217;origine e delle sue caratteristiche distintive, ottenute grazie al rispetto di antiche tecniche di lavorazione stabilite nel disciplinare di produzione. È stata applicata per i settori dell&#8217;<strong>ardesia della Val Fontanabuona</strong>, dei <strong>damaschi e tessuti di Lorsica</strong>, della <strong>filigrana di Campo Ligure</strong>, delle <strong>sedie di Chiavari</strong> e del <strong>velluto di Zoagli</strong></li>
<li><strong>certificazione di processo: </strong>strumento di tutela di un processo produttivo, definito nel disciplinare di produzione, che segue una tradizione da tempo diffusasi in Liguria e identificabile nell&#8217;abile e unica maestria dell&#8217;artigiano ligure. Settori della <strong>ceramica</strong>, del <strong>cioccolato</strong>, della <strong>composizione floreale</strong>, del <strong>ferro battuto</strong> e altri metalli ornamentali, e del <strong>vetro</strong>.</li>
</ul>
<p>Il marchio <strong>Artigiani in Liguria</strong> consente di distinguere le botteghe e le lavorazioni artigianali liguri. Questo marchio è attribuito alle imprese artigiane che si impegnano ad applicare le disposizioni del disciplinare di produzione e del regolamento d&#8217;uso del marchio. Con il rilascio del marchio, Regione Liguria fornisce uno <strong>strumento di valorizzazione e differenziazione</strong> sul mercato per le imprese artigiane di &#8220;classe superiore&#8221; e, per il consumatore, uno <strong>strumento di garanzia e certezza</strong> per individuare l&#8217;artigianato ligure di qualità.</p>
<p>Ardesia della val Fontanabuona. Damaschi e tessuti di Lorsica. Sedia di Chiavari. Velluto di Zoagli. Filigrana di Campo Ligure… E qui mi concedo una parentesi. Il vocabolo, di origine latina, in oreficeria indica una particolare tecnica di lavorazione ad intreccio di fili d&#8217;oro e d&#8217;argento, i quali vengono fissati su di un supporto di materiale prezioso formando l&#8217;effetto di una struttura traforata. Un marchio molto famoso ha di recente realizzato una elegante pochette, con la fibbia marchiata da “F” contrapposte, interamente con filo del prezioso metallo. La notizia è deflagrata anche sui social istituzionali: «Una Fendi made in Liguria! L’iconica borsa Baguette celebra l’eccellenza dell’artigianato italiano con alcune edizioni limitate, una delle quali è stata realizzata a Campo Ligure. La tradizionale lavorazione dell’argento in filigrana continua a vivere in Liguria e ora, grazie a questa unica Fendi, sarà apprezzata in tutto il mondo!».</p>
<p>Svolgendo questo lavoro di ricerca, affidatomi dal docente Umberto Curti, ho capito come purtroppo la Liguria sia realmente conosciuta quasi solo per mare e spiagge, ma in realtà, se si va a veder bene, questa nostra bellissima regione potrebbe offrire molto di più. Anch’io, nata e cresciuta in Liguria, non ero a conoscenza di queste radicate produzioni, ad esempio i preziosi tessuti, la sedia di Chiavari, e così via, ed è un vero peccato perché mi sono molto appassionata, e svolgere questo lavoro di analisi mi è piaciuto molto, è bello sapere ciò che offre la nostra terra, così poi da trasmettere queste notizie ai turisti, in modo che essi stessi vadano a “scoprire” anche il settore artigiano, vivano esperienze dal vivo&#8230; Occorrono comunque capacità narrative, ed esistono molti modi per praticarle. Ad esempio attraverso aneddoti, gallery fotografiche, videoclip, o i nuovissimi format appena sbarcati sul web. La<strong> regola d’oro:</strong> <strong>scrivere in modo corretto e avvincente, altrimenti nessuno leggerà mai.</strong></p>
<p>Non occorrono peraltro “scienza infusa” né verità rivelate, sia chiaro, ma se non si scrive bene ciò che si ha da dire, tutte le altre regole perdono automaticamente di valore. Il modo di scrivere è il tratto distintivo, ed è importante (sulla carta come online) tanto quanto gli argomenti trattati. Con l’avvento del web e poi dei social ognuno di noi è diventato una sorta di <strong>agenzia di stampa in miniatura</strong>. Prima, “rivolgersi” commercialmente a qualcuno significava pagare fior di quattrini per pubblicare un articolo sul giornale. Oggi ciò, in certo senso, è possibile gratis, ma&#8230;<strong>non si parla a tutti indistintamente</strong>. <strong>Conoscere il target di riferimento</strong> è quindi importantissimo per almeno due ragioni: se sai a chi stai parlando o a chi ti vuoi rivolgere, puoi scegliere quali argomenti trattare, sapendo che questi susciteranno un sicuro interesse; Il linguaggio si adatta al target e al medium scelto. Per esempio un blog di viaggi, o una pagina facebook, per invogliare qualcuno alla visita di un monumento archeologico forniranno descrizioni semplici e mirate, corredate magari di immagini accattivanti, piuttosto che ricostruire minuziosamente tutta la storia di quel bene dal Neolitico ad oggi…</p>
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		<title>Benvenuto turismo dell&#8217;artigianato</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 12:47:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Si conclude felicemente, proprio in questi giorni, la V edizione – forzatamente online &#8211; del Laboratorio “Turismo esperienziale. Artigianato e food nell’offerta turistica” (Polo d’Imperia) discendente da uno specifico protocollo d’intesa fra CNA Liguria e Università di Genova, dipartimento di Economia, corso in Scienze del turismo*. 24 ore come sempre intense, e connotate anche da ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/benvenuto-turismo-dellartigianato/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/copertina-foto-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20380" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/copertina-foto-2-300x168.jpg" alt="copertina foto 2" width="300" height="168" /></a>Si conclude felicemente, proprio in questi giorni, la V edizione – forzatamente online &#8211; del Laboratorio “<strong>Turismo esperienziale</strong>. Artigianato e food nell’offerta turistica” (Polo d’Imperia) discendente da uno specifico protocollo d’intesa fra <strong>CNA Liguria e Università di Genova</strong>, dipartimento di Economia, corso in Scienze del turismo*.<br />
24 ore come sempre intense, e connotate anche da preziose “testimonianze” di professionalità del settore (<strong>Gloria Manaratti, Daniela Minetti ed Elena Magni di Regione Liguria, Daniele Buschiazzo sindaco di Sassello e presidente dell’ente Parco Beigua, Sonia Speroni product manager di Ormina Tours</strong>).<br />
L’intera impalcatura didattica individuata da Luisa Puppo, e da me, ha come sempre proposto contenuti spendibilmente operativi, casi studio italiani e stranieri, spunti per l’autonomo approfondimento via web o bibliografico…, in un momento “segnato” sì dall’emergenza pandemica, ma contemporaneamente caratterizzato da istanze e progetti di ripresa. Il turismo che verrà chiede infatti habitat puliti, genius loci, filiere di <em>buonessere</em>, qualità delle accoglienze, momenti sensoriali, <strong><em>cultivar e prodotti autentici</em></strong>. Ecco dunque la cornice entro la quale, evidentemente, l’artigianato dovrà e potrà far valere le proprie peculiarità migliori. La parola artigiano, non si dimentichi, si lega ad arte, una capacità e risorsa dell&#8217;individuo, che non di rado la tramanda di generazione in generazione, ed essa origina creazioni che sono l&#8217;antitesi del prodotto seriale, standardizzato, anonimo.<br />
In Liguria si tratta di un patrimonio aggregante antichi mestieri ed eccellenze, quali <strong>le sedie di Chiavari, l&#8217;ardesia della Fontanabuona, i tessuti di Zoagli e Lorsica, la filigrana di Campo Ligure, la ceramica delle Albisole, il vetro di Altare, numerose imprese dell&#8217;agroalimentare</strong>&#8230;<br />
Nel corso della penultima lezione, inoltre, spazio anche alla &#8220;<a title="focaccia di san giorgio" href="https://genovaworld.blogspot.com/2020/04/le-farine-ingrediente-quotidiano.html" target="_blank">focaccia di San Giorgio</a>&#8220;, come ricetta-format in grado di &#8220;promuovere&#8221; il territorio, grazie ai suoi ingredienti very very local (prescinsêua genovese, olive di cultivar taggiasca, patate della val Bormida savonese, acciughe dello Spezzino, origano).<br />
I corsisti hanno mostrato di “gradire”, producendo via via riflessioni sempre più personali, ponendosi in gioco nell’interazione coi docenti, investendo passione. Quella passione “ideologica” (sovente dote dei giovani) e quella curiosità intellettuale di cui il sistema Paese e la Liguria hanno ed avranno grandemente bisogno.<br />
Gran finale, poi, con <strong>“esercitazioni” di segno il più possibile concreto</strong>, ed il meno possibile virtuale, che per un giorno trasformano gli allievi in docenti e public speakers: la famosa strada dei formaggi di Bregenz; l&#8217;analisi delle performance sul web di alcuni Comuni liguri con specifico riferimento ai prodotti locali; la costruzione di storyboard per tour esperienziali; la focaccia artigianale come centro di una mindmap pienamente storico-culturale; i musei di cultura materiale dall’Emilia parmense alla valle Stura ligure; la best practice della lavanda e dell’arboreto Prandi a Sale San Giovanni; i craft tour di scoperta dell’alabastro a Volterra; la piattaforma “Artigiani in Liguria” e le possibili geosinergie d’àmbito turistico; il turismo del paesaggio legato all’olivicoltura e ai muretti a secco, patrimonio Unesco…<br />
Buona fortuna, cari studenti! Prendete fra le mani il vostro futuro ed abbiatene cura, perché il futuro ha bisogno delle vostre competenze ed energie. Ed un ringraziamento sentito e non formale ai <strong>Professori Andrea Zanini e Daniela Ambrosino</strong> che con cordiale costanza appoggiano quest&#8217;innovativa esperienza.<br />
* la IV edizione generò la pubblicazione del volume illustrato in foto<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Turismo esperienziale all&#8217;Università con CNA</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2021 09:02:50 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/004.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20201" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/004-300x225.jpg" alt="004" width="300" height="225" /></a>Turismo esperienziale all&#8217;Università con CNA</p>
<p>Giunto felicemente alla V edizione, parte puntuale il 15 marzo, anche per quest’anno accademico, il “<strong>Laboratorio di turismo esperienziale. Artigianato e food nell’offerta turistica</strong>”.<br />
Organizzato dal dipartimento di Economia dell’Università di Genova, per il corso di laurea triennale in Scienze del turismo, in proficua collaborazione con CNA Liguria che rappresenta il settore imprenditoriale, il Laboratorio sarà tenuto come sempre dalla dott.ssa Luisa Puppo, nel 2018 nominata anche Ambasciatrice di Genova nel mondo, e dal dott. Umberto Curti, autore &#8211; fra l&#8217;altro &#8211; del &#8220;Libro bianco del turismo esperienziale. Prospettive (in Liguria) per territori, cultura, imprese&#8221; (approfondimenti a <a title="curti libro bianco turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/?product=libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts" target="_blank">questo link</a>).<br />
L’attività si svolge a distanza, attraverso la piattaforma Skype. Restano valide le regole degli altri anni, ovvero frequenza obbligatoria per almeno il 75% delle ore totali e project work finale. Il Laboratorio è aperto ad un massimo di 20 studenti, di secondo e terzo anno. La didattica è calendarizzata il lunedì e martedì con orario 9.00-11.00 a partire dal 15 marzo. Iscrizioni presso la segreteria del Polo universitario di Imperia via mail (<strong>poloimperia@unige.it</strong>) entro<strong> lunedì 8 marzo 2021</strong>. Chi ha già frequentato il Laboratorio lo scorso anno non potrà accedervi nuovamente.</p>
<p>Gli obiettivi del Laboratorio, che produce <strong>3 crediti formativi</strong> agli studenti che al termine verranno giudicati idonei, sono: affinare la conoscenza da parte degli studenti circa gli antichi mestieri e le produzioni (artigianato e gastronomia) più caratterizzanti il brand Liguria (vetro, ceramica, filigrana, agroalimentare&#8230;); istituire/consolidare specifiche sinergie turismo-enogastronomia-impresa artigiana in Liguria; direzionare in termini di visuale strategica e operativa possibili itinerari turistici ad elevata significatività food&amp;crafts, con attenzione anche alla competizione digitale. Infine, sensibilizzare gli studenti circa le deregulation e le “accelerazioni” turistiche in atto (alcune delle quali evidenti già pre-pandemia).</p>
<p>Il Laboratorio si svolge di fatto in forma di project work, ingaggiando gli studenti con attività concrete, interattive, da gestire in prima persona, e che li rendano protagonisti sensibili del processo formativo e ideativo.</p>
<p><a href="https://campus-imperia.unige.it/LaboratorioST" target="_blank">A questo link</a> la scheda descrittiva del Laboratorio, col programma e i contenuti di dettaglio, e per qualsiasi informazione e precisazione contattare la segreteria.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Itinerari turistico-artigianali all&#8217;Università d&#8217;Imperia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 10:56:26 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18366" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/03/220.jpg"><img class="size-medium wp-image-18366" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/03/220-300x225.jpg" alt="foglioline di baxeicò" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">foglioline di baxeicò</p></div>
<p>Puntuale, con 15 iscritti, è partita venerdì 22 marzo al Polo universitario di Imperia la 3^ edizione del Laboratorio di “Itinerari turistico-artigianali”.<br />
Quest’attività formativa discende da un proficuo <em><strong>protocollo di cooperazione fra l’Università degli studi di Genova (corso di laurea in Scienze del turismo) e CNA Liguria</strong></em>. Un totale di 24 ore spalmate su 8 lezioni, che sino al 24 maggio accompagneranno gli studenti in un viaggio storico-culturale, quanto mai stimolante, fra le eccellenze dell’artigianato – anche agroalimentare – ligure.<br />
Il taglio delle docenze, affidate ad un’impresa con specifiche competenze di marketing ed esperienze formative, è operativo: testimonianze in aula, casi studio, utilizzo mirato del web, degustazioni guidate.<br />
Venerdì 22 marzo il docente <em><strong>Umberto Curti</strong></em> ha immediatamente approfondito i “valori” dell’artigianato su scala nazionale (anche in chiave export), e il ruolo che queste produzioni possono e debbono giocare all’interno di un’offerta turistica davvero <strong><em>esperienziale</em></strong>. Ha poi percorso tutte le preminenze su scala regionale, dalla filigrana di Campo Ligure alle ardesie della Fontanabuona, dalla ceramica delle Albisole e di Savona alla tradizione vetraria di Altare, dai velluti di Zoagli alle sedie di Chiavari, sino ai macramé e ad ai rissêu, tradizioni che meritano d’esser tutelate e valorizzate tanto più ove a rischio estinzione…<br />
Già al prossimo incontro (29 marzo) gli studenti familiarizzeranno col pesto di basilico in una modalità per loro, verosimilmente, innovativa. Umberto Curti proporrà infatti (parafrasando il titolo d’una nota commedia di Woody Allen) lo storytelling “Tutto quello che avreste voluto sapere sul pesto ma non avete mai osato chiedere”, una lezione durante la quale gli studenti degusteranno sì un pesto artigianale, ma soprattutto acquisiranno tutti quei significati (storici, alimentari, organolettici…) con cui una salsa <strong><em>al mortaio</em></strong>, sperabilmente abbinata a paste e vini locali – può compiutamente rivolgersi alle sempre più vaste platee – italiane e straniere &#8211; di turisti e gastronauti.<br />
A presto, e naturalmente stay tuned.<br />
<em><strong>Luisa Puppo</strong></em></p>
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