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	<title>Ligucibario &#187; tracciabilità</title>
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		<title>Coltivare la terra, nutrire la tavola</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/fiori-zucchina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30216" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/fiori-zucchina-300x225.jpg" alt="fiori zucchina" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>L’agricoltura è come il bosco, detiene un insieme di valori anche in senso storico, culturale, socioeconomico, occupazionale. Mai dunque come in questo tempo globalizzato, l’antropocene, tutelare (e promuovere) le qualità alimentari si posiziona come imperativo quotidiano e diretto per favorire la sopravvivenza delle biodiversità.</p>
<p>Ricordo quando in gioventù parlavo ai miei amici “estivi” (pressoché tutti lombardi) di Liguria “montana”, restavano allibiti, vivendola solo come rivierasca, marina, non immaginando che il Mediterraneo ha sponde quasi subito verdissime, e talvolta cime su cui d’inverno persino nevica.</p>
<p>Oggi le sfide dell’innovazione (si pensi al “precision farming”), della sostenibilità, della dignità del lavoro rurale, traguardano &#8211; assai più che in passato &#8211; comparti via via multifunzionali: agriturismi, fattorie didattiche, vendita diretta, escursionismo, matching con consumatori di prossimità al fine di accorciare le filiere&#8230;</p>
<p>E chi come me ha la fortuna di vivere per lunghi periodi in una valle d’entroterra percepisce anche un grande interesse giovanile attorno alla terra, con giovani i quali decidono di rimanere in loco ma anche giovani i quali (ben sapendo che quella terra è sacrificio) investono il proprio avvenire stabilendovisi da altrove. Wildlife stays, wildlife pays: la natura, se si perpetua, ripaga.</p>
<p>Accanto a tutto ciò, ed è già molto, un Paese costellato di patrimonii UNESCO, fra i quali di recente la cucina stessa intesa come convivio, dovrebbe consolidare una strategia nazionale di educazione alimentare (ancora troppi consumatori di fatto non conoscono quel che infilano nel carrello della spesa). Mi riferisco ad un “disegno” complessivo che coinvolgesse agricoltori, consorzi DOP, scuole elementari-medie-superiori, famiglie, cuochi, foodbloggers, eccetera eccetera, convergendo in primis sul tema dei prodotti puliti, stagionali, di semplice tracciabilità, salubri (sono infatti sempre più allarmanti pure in Italia i dati circa l’obesità infantile, indotta anche da distributori automatici carichi di mille snack assai discutibili).</p>
<p>E’ del resto il tema delle cultivar autoctone, dei grani antichi, del pesce “povero” (squisito), del riavvicinamento fra campagne e centri abitati… Se il cibo è da sempre un concreto modo di essere delle comunità, mangiar bene, in Italia, dovrebbe assurgere a diritto. Quale testimone dunque vorremo passare ai giovani?</p>
<p>Per quanto sopra, agli amici Lettori di Ligucibario® (che da tanti anni non sono poi pochi) non posso che suggerire Padre Sandro Lagomarsini, “Coltivare e custodire”, ed. Libreria editrice fiorentina, 2017… Un volume che odora di Val di Vara.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su  <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Un Natale più sostenibile e salutare</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 14:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29444" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/030.jpg"><img class="size-medium wp-image-29444" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/030-300x225.jpg" alt="natalini" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">natalini</p></div>
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<p>Un Natale più sostenibile? Sì, grazie.  L’86% degli italiani dichiara – ammette &#8211; di sprecare cibi durante le Feste di fine anno, e purtroppo ne derivano, anzitutto, tonnellate e tonnellate di rifiuti in discarica.</p>
<p>Ma proprio in questi giorni la (cosiddetta) cucina italiana è assurta a patrimonio UNESCO, e pochi momenti simboleggiano – un po’ in tutte le regioni &#8211; letizia e convivio quanto i pranzi di Natale, riti oggi come ieri di famiglia, occasioni in cui preoccuparsi poco dell’orologio…</p>
<h2>Strategie per un Natale più sostenibile</h2>
<p>Si debbono e si possono allora mettere in atto alcune strategie di buon senso per un Natale più sostenibile e salutare, che rendano questi pranzi meglio bilanciati, meno impattanti sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista della salute e del benessere, così – da una parte &#8211; da nuocere il meno possibile al Pianeta e così – dall’altra, quella che sembra riguardarci più “immediatamente” &#8211; da arrivare a fine pasto avendo assaggiato con piacere un poco di tutto…</p>
<p>Si tratta in primis di <strong>far la spesa in modo razionale e…regionale</strong>, privilegiando i mercati rionali e i prodotti del territorio, i farmer market e gli acquisti “comunitari”. Il compianto Gino Veronelli, “camminando” le osterie per penetrare l’autentico genius loci italiano, molti anni fa provocatoriamente già affermava che il peggior vino contadino è migliore del miglior vino industriale…</p>
<p>Ciò che è di stagione e ciò che è “bio” può infatti perfettamente sostituire (o comunque accompagnare) ciò che è esotico e talvolta modaiolo, ciò che attraversa il mondo su camion e aerei inquinanti. Le filiere brevi, le varietà ortofrutticole locali, le certificazioni DOP possono rappresentare scelte ottimali se ci interessa l’origine, la tracciabilità di quel che mettiamo in tavola &#8211; e nell’organismo &#8211; . Per converso, sarà bene <strong>evitare produzioni non etiche, alimenti OGM,</strong> confezioni sulla cui etichetta è <strong>difficile decifrare provenienze e ingredienti</strong>, tanti sono gli <strong>additivi</strong> che vi compaiono…</p>
<p>In tal senso Ligucibario® da molti anni non si stanca di esortare i propri Lettori e gli appassionati verso un <strong>“ritorno alla cucina”</strong>, poiché conoscere dal di dentro le qualità della materia prima è essenziale anche per ottimizzarne la manipolazione (e questo è un assioma che praticò prima di tutti il notissimo chef milanese Gualtiero Marchesi, vate della nouvelle cuisine, che non a caso affermava “il cuoco è un cuocitore”). Cucinare nella propria cucina, inoltre, diviene oggi l’<strong>antitesi necessaria al cibo usa-e-getta</strong>, ai sapori indifferenziati, alla chimica delle catene industriali (molti bambini sono obesi proprio in quanto si abbuffano di trash food).</p>
<div id="attachment_26659" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/rolli2.png"><img class="size-medium wp-image-26659" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/rolli2-300x280.png" alt="pandolce genovese col rametto di alloro" width="300" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">pandolce genovese col rametto di alloro</p></div>
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<h2>Regioni italiane: ecomenu interessanti e salubri</h2>
<p>Le <strong>regioni italiane</strong>, e certo non ultima la Liguria, permettono in tal senso molti <strong>ecomenu interessanti e salubri</strong>: qui da noi mi limito a menzionare i sott&#8217;olii, le focacce, le farinate e i cuculli, i ravioli di verdura, i natalini (maccheroni) in brodo &#8211; che vedete nella foto &#8211; , il minestrone alla genovese, la mes-ciùa spezzina, i ceci in zimino, i risotti, gli gnocchi e i testaroli (col pesto), le torte di verdura, il polpettone, le verdure ripiene, il pandolce, le torte e i biscotti con frutta e/o spezie, il castagnaccio, la spungata di Sarzana… Non v’è che l’imbarazzo della scelta.</p>
<p>Occorrerà poi servire <strong>porzioni ragionevoli</strong>, poiché ad es. l’assalto agli antipasti, e ai lievitati, non di rado può “condizionare” in negativo il seguito del banchetto.</p>
<p>In base alle portate prescelte, si potrà poi immaginare già a monte anche qualche positivo <strong>riciclo antispreco</strong>, un po’ come facevano le nostre nonne (dai risotti, tanto per dire, originano l’indomani squisiti supplì…), oppure una surgelazione, così da non destinarli alla pattumiera.</p>
<p>L’<strong>acqua in caraffa</strong>, poi, sarà certo più “sostenibile” di quella nelle bottiglie di plastica, così come si potrà, ove opportuno, utilizzare stoviglie eco-compatibili, da smaltire nell’umido così che si trasformino in compost.</p>
<p>L’atmosfera potrà riuscire calda ed intima grazie a <strong>candele naturali</strong>, e per alcuni ornamenti si potranno impiegare materiali di recupero, spazio alla creatività.</p>
<h2>Il gesto del dono</h2>
<p>Quanto infine ai <strong>doni</strong>, la priorità pare sempre di più spendere con intelligenza, pensando al destinatario, e cercando di donare qualcosa che abbia un senso e che duri. Il gesto del dono potrebbe poi estendersi anche in àmbito di beneficenza, dato che vi sono molte organizzazioni le quali a Natale attendono un nostro aiuto per soccorrere chi ha meno di noi. I genovesi, con finalità filantropica, serbavano una fetta di pandolce per chi avesse bussato all’uscio: cerchiamo di attualizzare quel bel pensiero, faremo del bene non solo al prossimo ma anche a noi stessi.</p>
<h2>Le scelte consapevoli</h2>
<p>In conclusione, le Feste tuttora costituiscono davvero una pausa di <strong>gioia e di riflessione</strong>, che può favorire scelte consapevoli e concrete anche in termini ecologici e salutistici. Fuggiamo via dalle code in auto, dai consumi massificati e disattenti, dai regali effimeri, dai botti di Capodanno che tanto nuocciono agli animali (e talvolta anche agli arti degli umani&#8230;). E recuperiamo alle Feste una dimensione meno frenetica e consumistica, e più interiore e solidale.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/umbi-versa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25121" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/umbi-versa-245x300.jpg" alt="umbi versa" width="245" height="300" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Vini liguri DOC e IGT all&#8217;ITS presso ELFO Albenga</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 09:20:24 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26303" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/06/mare-albenga.jpg"><img class="size-medium wp-image-26303" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/06/mare-albenga-300x168.jpg" alt="il mare dinanzi albenga visto dal treno" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">il mare dinanzi albenga visto dal treno</p></div>
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<h2>Vini liguri DOC e IGT. Wine English in Liguria</h2>
<p>Vini liguri DOC e IGT in cattedra. Luisa Puppo ha per il momento terminato le proprie docenze di inglese settoriale all&#8217;<strong><em>ITS Tecnico superiore responsabile delle produzioni e delle trasformazioni nel settore ortofrutticolo</em></strong> dell&#8217;Accademia Ligure Agroalimentare in svolgimento presso ELFO Albenga. E&#8217; stato un piacere &#8220;affiancarla&#8221; anche nell&#8217;ultima lezione, allorquando sono stati proposti tutta una serie di contenuti, infografiche, video e directory relativamente al <em><strong>Wine English</strong></em>, all&#8217;interculturalità, alla percezione del prodotto locale sui mercati esteri. Queste figure in uscita dagli ITS risultano in qualche modo anche custodi e ambasciatori del made in Liguria, della biodiversità mediterranea, delle cultivar autoctone e dei prodotti a certificazione d&#8217;origine. Accorciare le filiere d&#8217;acquisto e rispettare le stagionalità dei prodotti appaiono in tal senso anche criteri importanti per garantirsi qualità in tavola, nutraceutici e dunque buonessere, lontani dalla chimica e dagli ogm. Viviamo infatti un antropocene nel quale le agromafie sono divenute sempre più aggressive e le contraffazioni sempre più subdole.</p>
<h2>Vini liguri DOC e IGT. Una mappatura</h2>
<p>Vini liguri DOC e IGT, <strong>conoscere per raccontare</strong>. Dopo lo <a href="https://www.ligucibario.com/basilico-e-pesto-english-and-storytelling/" target="_blank">storytelling sul pesto</a> e il <a href="https://www.ligucibario.com/dop-riviera-ligure-in-cattedra-ad-albenga/" target="_blank">gustincontro dedicato all&#8217;extravergine DOP Riviera Ligure</a> abbiamo stavolta &#8220;percorso&#8221; con Luisa Puppo le<strong> 8 DOC (e le 4 IGT) liguri</strong>, sottolineando ancora una volta l&#8217;importanza delle <strong>tracciabilità e dei protocolli disciplinari</strong> che sostanziano tali marchi di denominazione. Ecco via via la <strong>Riviera ligure di ponente</strong>, con Vermentino, Pigato, Moscatello di Taggia, Rossese (clone di Campochiesa) e Granaccia. Ecco il <strong>Dolceacqua</strong>. Ecco l&#8217;<strong>Ormeasco di Pornassio</strong> base e superiore, ma anche nelle vinificazioni sciac-trà (cerasuolo) e passito. Ecco la <strong>Val Polcevera</strong>, con straordinaria Bianchetta che viene anche spumantizzata. Ecco il <strong>Golfo del Tigullio-Portofino</strong>, con le particolarità del Ciliegiolo in purezza, dello Scimiscià recentemente riscoperto, del Moscato&#8230; Ecco le <strong>Colline di Levanto</strong>, coi profumi di una viticoltura che risale ad epoche addirittura preromane. Ecco le celebri <strong>Cinque Terre</strong>, col bianco che nell&#8217;uvaggio integra sapientemente i vitigni bosco, albarola e vermentino, e col mitico passito Sciacchetrà, che innamorava anche Eugenio Montale. Ecco infine la DOC <strong>Colli di Luni</strong>, con un&#8217;ampelografia poggiata su vermentino, albarola, trebbiano toscano e sangiovese, che un poco &#8220;sconfina&#8221; in Toscana&#8230;</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/06/igt.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26304" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/06/igt-263x300.jpg" alt="smart" width="263" height="300" /></a></p>
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<h2>Vini liguri DOC e IGT. Una degustazione</h2>
<p>Ma per il cincin beneaugurante di fine lezione &#8211; che è valso anche a sintetizzare alcuni aspetti enologici e di degustazione, sia in italiano, sia in inglese &#8211; ho voluto privilegiare un <strong>IGP Riviera di Levante Rosso</strong> che molto apprezzo (sin dalla parola theia) e che, non a caso, sovente utilizzo nei corsi: si tratta del Ca&#8217; Theia Humus, dal rapporto qualità/prezzo straordinario e che talvolta trovo anche sugli scaffali della GDO.<br />
Bello a vedersi, naso importante, poi un po&#8217; tannico e vinoso in bocca, regala anzitutto sentori floreali e di frutti di bosco (ribes&#8230;), che lo rendono ottimo partner di molti piatti liguri: ravioli, taggiaen a-o tocco, coniglio in umido (ancor più se cucinato con vino rosso), tomaxelle&#8230; Servito, naturalmente, a circa 17°C in tulipani a stelo medio.</p>
<p>Prosit!<br />
<strong><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=G7AdSFjF6Ss" target="_blank">Vini liguri DOC e IGT. I consigli di Umberto Curti (video)</a></p>
<p><a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/2019/12/history-of-wine-in-mediterranean.html" target="_blank">Brief history of wine routes in the Mediterranean basin (Luisa Puppo)<br />
</a></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>DOP Riviera Ligure in cattedra ad Albenga</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 15:03:16 +0000</pubDate>
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<p><em>Un prodotto DOP “svela” coloro che materialmente lo producono, garantisce tracciabilità, e in definitiva risulta sempre una scelta di autenticità e sovente – come nel caso dell’olio extravergine – di salubrità. Ecco cosa significa, in concreto, DOP, ecco cosa significa DOP Riviera Ligure: un patrimonio da condividere anche in ottica interculturale.</em></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
<h2>DOP Riviera Ligure e formazione, un abbinamento felice</h2>
<p>Una felice intuizione degli staff di “Elfo Liguria” (ente formativo di Albenga) ha suggerito di riunire due gruppi di corsisti (di un ITS agroalimentare e di un corso di cucina), così che io potessi raccontare l’olio extravergine DOP Riviera Ligure ad una platea la più ampia possibile. Luisa Puppo ha corredato questo racconto di approfondimenti interculturali e lessici in lingua inglese, anche tramite video ad hoc e parole di cuochi famosi (Gordon Ramsay&#8230;).</p>
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<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN1111.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26192" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN1111-300x225.jpg" alt="DSCN1111" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Il Consorzio di tutela DOP Riviera Ligure come sempre mi ha cortesemente fornito la “materia prima”, in questo caso un monocultivar taggiasca * , e così – con grande piacere – ho strutturato una conversazione con cui proporre ai presenti una maggior familiarità con l’olivo (impollinazione anemofila, allegagione, invaiatura…), i valori della DOP (cosa significa in concreto DOP?), nonché una serie di criteri guida per scegliere il buonessere. Una conversazione, lo confesso, che dopo tanti anni avesse qualche crisma di novità anche per me.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN1516.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26193" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN1516-300x225.jpg" alt="DSCN1516" width="300" height="225" /></a></p>
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<h2>Controllato, assaggiato, certificato, garantito</h2>
<p>DOP Riviera Ligure. “Controllato, assaggiato, certificato, garantito”, recita l’astuccio della bottiglia col collarino giallo che ho quindi aperto insieme ai corsisti, raccontando loro di acidità (molti si stupiscono che il laboratorio di analisi faccia le veci della percezione), di pericolosi perossidi (molti non hanno mai sentito nominare i milliequivalenti), di pungenti polifenoli (molti mi domandano quanti tipi ve ne siano nell’olio e in quale percentuale), di spremitura a freddo, di sentori fruttati… Una corsista mi ha anche domandato quanto extravergine venga addizionato negli olii post-rettifica onde poterli commercializzare come olii d’oliva (si tratta del 5-25%, ma vi sfido a trovare celermente questo dato…).</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/IMG-20190409-WA0011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26190" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/IMG-20190409-WA0011-225x300.jpg" alt="IMG-20190409-WA0011" width="225" height="300" /></a></p>
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<h2>DOP Riviera Ligure. Liguria, la regione degli &#8220;angeli matti&#8221;</h2>
<p>Anche in àmbito oleario, come noto, Liguria significa qualità non quantità, i volumi produttivi non raggiungono infatti l’1% del dato nazionale, ma si stanno positivamente recuperando oliveti. E già Luigi Veronelli – ch’ebbi il privilegio di conoscere, sua mamma era di Finalborgo – definiva “angeli matti” quegli olivicoltori che sulle fasce terrazzate dai muretti a secco si ostinavano, e si ostinano, a perpetuare mediterraneità. Per secoli le Alpi ci &#8220;divisero&#8221; assai più che oggi dal burro, dalla birra, dalla segale.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/olio-astuccio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26213" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/olio-astuccio-300x201.jpg" alt="smart" width="300" height="201" /></a></p>
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<p>Quegli olivicoltori che s&#8217;ostinano a prendersi cura di piante – una gestione agronomica corretta impegna su mille fronti &#8211; che si mostrano resilienti solo fino ad un certo punto (mosca Bactrocera, batteriosi come la rogna, funghi vari, cancro corticale, cambiamento climatico, cecidomia…), tanto più dopo la revoca nel 2019 del “duttile” dimetoato.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN1787.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26194" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN1787-300x225.jpg" alt="DSCN1787" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>L’incontro è terminato con una rapida panoramica circa gli abbinamenti alimentari (un carpaccio di ricciola non è un asado), i difetti dell’olio non qualitativo fra i quali anzitutto il riscaldo, qualche amarcord sulle antiche mole trainate da asini e sui fiscoli (ma qualche anno fa ho personalmente veduto in Marocco oleificare ancora così), le accortezze per proteggere l&#8217;olio dai suoi 3 grandi nemici, e last not least sulla transizione ecologica grazie alla quale traguardare produzioni al 100% senza scarti, tema che ho specificamente trattato quasi 2 anni fa ad un ITS a Imperia, ov&#8217;ebbi il piacere di conoscere Fabrizio Vignolini, saggista, forse il miglior degustatore col quale ho interagito, e con costui parlar per ore ed ore anche di ottime olive straniere, piqual, arbequina, chemlali, kalamata&#8230; Spero che Fabrizio stia bene e spero di riincontrarlo presto.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN1935.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26195" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN1935-300x225.jpg" alt="DSCN1935" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>In conclusione, mi sia concesso aggiungere che viviamo un antropocene in cui le agromafie realizzano attività sempre più pervasive, l’<em>Italian sounding</em> viene mediocremente contrastato, e molti consumatori da parte loro allungano inconsapevolmente le filiere e si nutrono male. Un prodotto DOP, viceversa, “svela” coloro che materialmente lo producono, vincola a protocolli, garantisce tracciabilità, e in definitiva risulta sempre una scelta di autenticità e sovente – come nel caso dell’olio extravergine – di salubrità. Ecco cosa significa, in concreto, DOP.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/olio-allievi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26212" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/olio-allievi-300x277.jpg" alt="smart" width="300" height="277" /></a></p>
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<p>Buon DOP Riviera Ligure, perciò, a voi tutti. E se capitate a Pietrabruna (IM), mi raccomando gustate una torta stroscia, gloria della cucina prebunenca.</p>
<p>* oliva a duplice attitudine, da olio e da mensa. Il disciplinare DOP Riviera Ligure elenca oggi 28 varietà lavorabili (da sole o congiuntamente), dall’arnasca alla toso, ed è “panorama” quanto mai esaustivo. Ma per i più curiosi Ligucibario® sull’alfabeto del gusto alla lettera &#8220;o&#8221; (<a title="ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/" target="_blank">link qui</a>) elenca anche 14 ulteriori varietà liguri che per molteplici ragioni (fragilità pianta, basse rese…) non vengono ormai più lavorate&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25797" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708.jpg"><img class="size-medium wp-image-25797" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708-300x225.jpg" alt="umberto curti al convegno sull'emigrazione presso il MEI di genova" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti al convegno sull&#8217;emigrazione presso il MEI di genova</p></div>
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		<title>Agricoltura e biodiversità in aula</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2022 11:54:47 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/Primo-piano-focaccia-sangiorgio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21297" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/Primo-piano-focaccia-sangiorgio-300x200.jpg" alt="Primo piano focaccia sangiorgio" width="300" height="200" /></a>Nell’àmbito delle docenze al <strong>corso per Guida Ambientale Escursionistica tenuto dall’Ente F.Ire</strong>, 250 ore d&#8217;aula e 50 di escursioni sino all&#8217;esame abilitante, ho avuto il piacere d’invitare <strong>Gloria Manaratti, dirigente di Regione Liguria</strong> settore Agricoltura. Si è dunque svolto il primo dei numerosi interventi previsti in aula (ristoratori, giornalisti, presidenti di enti Parco e sindaci&#8230;), e che dunque via via “animeranno” il percorso didattico apportando visuali e contenuti molteplici.<br />
Con la consueta disponibilità e “vis” professionale Gloria Manaratti, accompagnata dall’agronomo Federico Ugolini, ha proposto ai corsisti una messe di informazioni e di riflessioni che ha occupato circa due ore di tempo, peraltro volate.<br />
Da un lato, <strong>alla voce “agricoltura” si connettono oggi tematismi fortemente legati alla rappresentazione enogastronomica del territorio, e di conseguenza al turismo esperienziale</strong>, ormai sempre più in cerca di genius loci, cultivar autoctone, buonessere, ricette della memoria… La Liguria è chiamata ad uno storytelling (anche e soprattutto online) a misura di turista, che sappia  integrare i valori della costa e quelli dell&#8217;entroterra, per un&#8217;offerta più destagionalizzata.<br />
Ancora una volta la tutela delle risorse naturali e agricole è emersa come forma prioritaria di valorizzazione, come conditio sine qua non in termini <strong>di garanzia delle tracciabilità e di competitività commerciale</strong>. Certificare la qualità, <strong>legare l’eccellenza al territorio d’origine</strong>, accorciare le filiere, favorire una interazione diretta – e biunivoca &#8211; consumatore-produttore, sono il viatico per una geografia del gusto che, dentro a quel forziere chiamato made in Italy, davvero caratterizzi le nostre regioni sino al più minuscolo dei poderi, al più appartato dei campanili. I marchi europei a denominazione d&#8217;origine, soggetti ad autorità di controllo terze, sono i punti fermi dentro ad un ginepraio di sigle che talora può disorientare il buongustaio.<br />
Ecco che quindi, a maggior ragione nel post-pandemia, <strong>sostenibilità e biodiversità</strong> si posizionano come valori entrambi centrali di un’unica mindmap, concettuale e operativa. Troppi fenomeni e troppi agenti avversi stanno mettendo a rischio l’avvenire delle nuove generazioni, attraverso un presente di già gravi disparità sociali ed economiche: il local si confronta oggi con un global gravato da inquinamento, cambiamenti climatici, ecomafie ed agritruffe. La black list è purtroppo interminabile. Ed i mari, gli arenili, le coltivazioni, i boschi sono parti di <strong>un insieme che si rivela fragile</strong>, non sempre trovando nel potere un leale alleato.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/054.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21298" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/054-300x225.jpg" alt="054" width="300" height="225" /></a>Gloria Manaratti, ripercorrendo trent’anni di esperienze lavorative, ha saputo da un lato sintetizzare il ruolo dell’istituzione regionale a fianco di territori ed economie, per uno <strong>sviluppo rurale</strong> di sistema, a contatto, sovente, con <strong>microimprese a gestione famigliare</strong>, cui tocca fronteggiare una deregulation sempre più brutale e veloce; dall’altro, tratteggiare alcuni “casi-studio” e percorsi di approfondimento (l’evo DOP, la rete d’imprese della lavanda, la reperibilità online di alcuni dati sulla piattaforma pubblica…) che, da “programma”, io stesso riprenderò in aula.<br />
Un grazie sincero e non formale a Gloria Manaratti e al suo collega, dunque.<br />
Come concludere la felice “conversazione” avvenuta? Forse con uno dei claim più evocativi che ci giunge (non a caso?) dal mondo anglosassone: “<strong>Wildlife stays, wildlife pays</strong>”: la natura, ove si perpetua, ripaga sempre degli investimenti…<br />
E’ un concetto che, presumo, sarebbe stato caro anche a <strong>Gino Veronelli</strong>, che ebbi la fortuna di conoscere, e di cui conservo gelosamente alcune lettere. Sua madre era di Finalborgo (SV), la &#8220;capitale&#8221; del marchesato dei Del Carretto, e un cordone ombelicale legò ben stretto alla Liguria il più intelligente e cordiale enogastronomo italiano.<br />
Personalmente, continuerò sempre a far tesoro del suo insegnamento (Ligucibario® non sarebbe neppur nato, senza il suo insegnamento). A Veronelli ho dedicato uno dei lemmi del mio &#8220;<em>Sostenibilità e biodiversità. Un glossario</em>&#8220;, in uscita ad inizio 2023, ma che sarà &#8220;anticipato&#8221; in occasione dell&#8217;evento &#8211; a ingresso libero &#8211; <strong>I mille volti della biodiversità</strong>, in programma mercoledì 14 dicembre dalle h 17.00 presso la Biblioteca Civica Berio di Genova. Vi aspetto!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></strong></p>
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		<title>Su allergie e intolleranze. Parte 8</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 10:12:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Paola Minale, troppa componente chimica nella maggior parte delle produzioni industriali? Additivi, conservanti… A tavola sembra ormai di giocare al piccolo chimico&#8230; Sei d’accordo se affermo che il primo buon passo consisterebbe nel seguire le stagioni, ridurre i cibi &#8220;processati&#8221;, e leggere con maggior attenzione le etichette scartando quei ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-8/">leggi tutto</a></p>
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<p><em><strong>Paola Minale, troppa componente chimica nella maggior parte delle produzioni industriali? Additivi, conservanti… A tavola sembra ormai di giocare al piccolo chimico&#8230; Sei d’accordo se affermo che il primo buon passo consisterebbe nel seguire le stagioni, ridurre i cibi &#8220;processati&#8221;, e leggere con maggior attenzione le etichette scartando quei prodotti che elencano un numero spropositato di…”ingredienti”?</strong></em></p>
<p>L’uso di additivi nella produzione alimentare è così esteso da rendere difficile capire la reale importanza di tali sostanze. Privilegiare i prodotti non confezionati e la produzione biologica, con filiera di produzione tracciabile è prioritario; leggere attentamente le etichette per verificare la presenza di tali sostanze e associarsi per effettuare una azione lobbistica , spingendo la produzione commerciale a ridurne al minimo l’uso, sono passi davvero necessari.<br />
<strong>Paola Minale</strong>, Direttore f.f. U.O.C. Allergologia, Policlinico Ospedale San Martino IRCCS, <strong>intervistata da Umberto Curti</strong> (<a title="umberto curti intervista paola minale" href="https://www.ligucibario.com/allergie-intolleranze-ed-altre-urgenze/" target="_blank">clicca qui</a> per iniziare la lettura dalle precedenti puntate e <a title="umberto curti intervista paola minale" href="https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-9/" target="_blank">clicca qui</a> per leggere la puntata successiva)</p>
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		<title>Feste e sagre del biologico… Ma che sia biologico</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 14:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;L’Italia è una Repubblica fondata sulle sagre” Che il “biologico” come vasto settore complessivo, pur fra molti meriti, abbia indirettamente calamitato attorno a sé una serie di falsi miti, e alcuni operatori della “naturalità” siano stati al centro di approfondite inchieste (delle pubbliche autorità e/o giornalistiche) dall’esito non sempre lusinghiero, è ormai cosa troppo nota ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/biologico-ma-che-sia-biologico/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16898" style="width: 502px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/06/DSCN5904.jpg"><img class=" wp-image-16898" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/06/DSCN5904-300x225.jpg" alt="splendori di val d'aosta" width="492" height="369" /></a><p class="wp-caption-text">splendori di val d&#8217;aosta</p></div>
<p><strong>&#8220;L’Italia è una Repubblica fondata sulle sagre”</strong></p>
<p>Che il “biologico” come vasto settore complessivo, pur fra molti meriti, abbia indirettamente calamitato attorno a sé una serie di falsi miti, e alcuni operatori della “naturalità” siano stati al centro di approfondite inchieste (delle pubbliche autorità e/o giornalistiche) dall’esito non sempre lusinghiero, è ormai cosa troppo nota per dilungarvisi. Del tema si sono ad esempio occupati anche</p>
<p>il noto chimico-blogger <strong>Dario Bressanini</strong> (<a href="https://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/11/18/dieci-vero-o-falso-sul-biologico/">https://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/11/18/dieci-vero-o-falso-sul-biologico/</a>),</p>
<p><strong>“Le iene” su Italia1</strong> (<a href="https://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/498338/agresti-quando-il-cibo-biologico-contiene-pesticidi.html">https://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/498338/agresti-quando-il-cibo-biologico-contiene-pesticidi.html</a>),<br />
<strong>“Ballarò” sulla RAI</strong> (<a href="https://ballaro.blog.rai.it/2016/03/29/bio-falso-un-dipendente-la-maggior-parte-della-merce-era-convenzionale-e-sulla-carta-diventava-biologica/">https://ballaro.blog.rai.it/2016/03/29/bio-falso-un-dipendente-la-maggior-parte-della-merce-era-convenzionale-e-sulla-carta-diventava-biologica/</a>)<br />
e ripetutamente <strong>l’imperdibile “Report”</strong>, il <em>format </em>di Milena Gabanelli che davvero non necessita più di presentazioni, e che andrebbe proiettato in tutte le scuole superiori (<a href="https://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-aaa2c7ef-f2d6-431e-9dcb-e2d5a3834c68.html">https://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-aaa2c7ef-f2d6-431e-9dcb-e2d5a3834c68.html</a>)…<br />
Il connotato modaiolo ha poi rafforzato una proliferazione di mercatini, fiere, festival e sagre enogastronomiche “bio”, o pseudo tali, su tutto il territorio nazionale. Digitando su Google “fiera del biologico” appaiono, non a caso, <strong>centinaia di migliaia</strong> di <em>item</em>. Si consideri che oggi in Italia le manifestazioni genericamente <em>food</em> sono in media salite a 3 per Comune, l’80% concentrate – manco a dirlo… &#8211; fra giugno e settembre (e talora lo scontento dei ristoratori e pubblici esercizi locali è deflagrato e sta deflagrando potente).<br />
Massimo rispetto per chi vi s’impegna, beninteso, e massima stima per il volontariato genuino. Ma dato che sagra deriva da <em>sacra</em>, la festa dei cibi e dei vini dovrebbe essere una liturgia di territorio, tipicità e artigianati, là dove, viceversa, badare laicamente solo al business oscura <em>ipso facto</em> i concetti di autentico e di tradizionale.<br />
E’ dunque verosimile che, per molte ragioni, la mera fila di stand indifferenziati, e la vendita di <em>paella</em> o muscoli fritti presso valli contadine che nemmeno intravedono uno spicchio di mare diventino, auspicabilmente, formule oramai obsolete. Per non parlare di sicurezza alimentare (conservazione, manipolazione e cottura dei cibi), talora un <em>optional</em>. Io non mi spingo sino alle parole del sito Dissapore (<a href="https://www.dissapore.com/cucina/il-pranzo-della-domenica-alle-sagre-solo-mera-congelata/">https://www.dissapore.com/cucina/il-pranzo-della-domenica-alle-sagre-solo-mera-congelata/</a>), dove si legge “…non ho nessuna fiducia sulla qualità delle pietanze servite in queste sagre: le ultime due che ricordo sono quella di Castelnovo in Garfagnana, con la polenta e qualcos’altro, e la <em>Sagra del Polpo </em>a San Vincenzo: polpesse in umido con vino di vascello servito a fiumi su tavolazzi con il rivestimento di linoleum, al prezzo del pranzo in un ristorante, appena qualcosa meno. E non riesco nemmeno a vedere l’utilità di queste manifestazioni, spesso sfoggio delle amministrazioni, passerella per le Pro Loco…”. E tuttavia una riflessione s’imporrebbe.<br />
A quali criteri conformarsi, dunque, per separare il grano dal loglio e per intendersi una buona volta circa i temi in gioco? Ecco qualche modesta proposta…<br />
<strong>- Questi eventi dovrebbero garantire le tracciabilità “bio” dei prodotti esposti e/o somministrati. In una fiera del biologico tutti i prodotti dovrebbero vantare la relativa certificazione. Punto a capo.</strong><br />
<strong>- Questi eventi dovrebbero assicurare il reale e concreto rispetto della sostenibilità ambientale, in termini di sia di strutture <em>hardware </em>sia di utensili, detersivi, smaltimenti&#8230; Vedere in un luogo “green” i cestini straripare di rifiuti indifferenziati è criticità non solo estetica. Punto a capo.</strong><br />
<strong>- Questi eventi non dovrebbero avere, occultamente, finalità speculative. Trasparenza impone che siano organizzati e gestiti da associazioni senza scopo di lucro, e che eventuali utili vengano reinvestiti solo a favore del “patrimonio” storico-culturale locale. Punto a capo.</strong><br />
<strong>- Questi eventi dovrebbero tenersi alla larga da ricette, merci e <em>trend</em> che nulla hanno a che vedere col “made in Italy” virtuoso né coi segni e i patrimoni profondi delle comunità locali. Punto a capo.</strong><br />
Il cammino mi pare ancora lungo… Tu, fraterno lettore, che ne pensi? Come ti regoli? Raccontami le tue esperienze migliori e peggiori. Rappresenteranno un utile &#8220;repertorio&#8221; per il pubblico di Ligucibario!<br />
Umberto Curti</p>
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