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	<title>Ligucibario &#187; società liquida</title>
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		<title>Eugenio Montale, esplorare un mito</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 14:38:10 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22014" style="width: 304px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/montale.jpg"><img class="size-medium wp-image-22014" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/montale-294x300.jpg" alt="il poeta genovese eugenio montale" width="294" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il poeta genovese eugenio montale</p></div>
<p>Ho visitato ieri con Luisa, in un uggioso fine novembre “illuminato” dall’incontro col caro amico il pasticcere La Iacona, la piccola mostra <strong><em>Genova per Montale (1967-2023)</em></strong>, presso la Biblioteca della scuola di scienze umanistiche, via Balbi 2.<br />
Per me studente universitario solitamente annoiato da esami e programmi, Montale fu amore a prima vista, sebbene avessi letto qualche suo capolavoro già alle superiori, in vista della maturità (“<strong>Meriggiare</strong>” e poco altro). Un amore che non mi ha abbandonato mai, fatto in primis di ammirazione.<br />
La piccola mostra percorre quel che Genova ha dedicato nel tempo al suo poeta “Nobel”(1), ma induce a pensare anche a quel che Genova non gli ha dedicato. L’interesse della città attorno a questa figura così sobria e coerente, ma mai severa o pedantesca, pare infatti tardivo e modesto, tenendo presente che Montale fu anche critico musicale, traduttore&#8230; Certo, vi fu chi – come il professor Croce Bermondi – lo “divulgò” ai propri corsisti sin dagli anni ’60, ma nel complesso Montale venne limitatamente decifrato e celebrato. Non è tanto il caso di ricorrere al frusto <em>nemo propheta in patria</em>, quanto forse al fatto che Montale risiedeva altrove, ed era uomo – non a caso un genovese? &#8211; dai modi misurati e talora schivi.<br />
A latere della mostra, un video sciorinava poi alcune letture, a cura di voci celebri (<strong>Gassman, Cucciolla, Sbragia, Anna Proclemer, Ferzetti…</strong>), ma ancora una volta – salvo rarissime eccezioni – Montale nella mia visione riesce indeclamabile, i suoi paesaggi i suoi versi scabri i suoi smarrimenti non si prestano a letture solenni, ad orazioni imponenti… ”Spesso il male di vivere ho incontrato, era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato”… Montale infatti prefigurò in qualche modo <strong>la società liquida</strong> prefigurata da Bauman in cui oggi siamo purtroppo immersi, e dove progressivamente vengono meno certezze ed appigli.<br />
Confessò: «L&#8217;argomento della mia poesia (&#8230;) è la condizione umana in sé considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l&#8217;essenziale col transitorio (&#8230;). Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.»<br />
Personalmente, di costui ho scritto ogni volta che ho potuto, convinto come sono che verso Montale siamo tutti “debitori”, noi contemporanei, noi occidentali, noi genovesi&#8230; <strong>E di costui racconto ai miei allievi dei corsi di qualifica (ente formativo F.Ire di Genova) per Guida Ambientale Escursionistica, poiché Montale è riferimento centrale per comprendere la natura interiore di molto Levante ligure, tra le onde di Punta Mesco, le scogliere verticali, i limoni, la “pagoda” giallognola in stile liberty con le due alte palme, e quei clivi vendemmiati dove il volo felice delle coturnici rende omaggio alla memoria della madre, morta da poco.</strong><br />
La mostra prosegue sino al 15 dicembre, dal lunedì al venerdì con orario 9.00-17.00 (ingresso libero), non perdetela.<br />
(1) premio ottenuto nel 1975, «per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni».<br />
Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Il ripristino della natura</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jul 2023 10:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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<p>La notizia ottima è stata l’adozione da parte del Parlamento europeo (con 336 voti favorevoli, ma ben 300 contrari e 13 astenuti) della legge sul cosiddetto “ripristino della natura”.</p>
<p>La pessima è stata la morte dell’antropologo Marc Augé, cui dobbiamo fra l’altro il concetto dei cosiddetti <strong>non luoghi</strong> (autogrill, motel, stazioni, aeroporti, metropolitane, outlet…), così diffusi nella nostra stagione storica. Non luoghi nei quali transitiamo e non viviamo, ciascuno – non di rado &#8211; rinserrato nella propria individualità e solitudine.</p>
<p>E’ stato detto che in qualche modo <strong>l’antropocene</strong> (globalizzando consumi e consumismi, mutando climi, desertificando luoghi, liquefacendo società…) si “sposa” di fatto anche alla perdita del senso di <strong>comunità</strong> che ormai investe numerose realtà territoriali e popolazioni. E molti giovani “fuggono” da borghi dove non riescono più ad immaginarsi un lavoro eccetera. Il depauperamento culturale in atto, per dirla ad es. con Luciano Canfora, fa peraltro sì che “gli studenti (…) diventano più facilmente vittime del potere, vengono resi fragili e manipolabili (…) perché i ragazzi sono privati della capacità critica, di quella capacità cioè di comprendere e di studiare storicamente, di distinguere, trasformandoli così in pappagalli parlanti dotati, a volte, di memoria e nulla più. Di trasformarli appunto in sudditi e non in soggetti politici”.</p>
<p>Bene ha fatto il capacissimo <strong>Luca Mercalli</strong>, sulle pagine de <em>Il fatto quotidiano</em>, a invocare sanzioni per quei giornalisti e comunicatori che, in spregio ad ogni deontologia professionale, diffondono tesi pseudo-scientifiche (inutilità dei vaccini, inesistenza di un cambiamento climatico…) mai poggiate su fonti e dati oggettivi. Tanto più che oggi il web ed i social media rendono immediatamente virale ogni contenuto, ivi comprese le <strong>fake news</strong>. Uno dei peggiori e meno contrastabili mali del nostro tempo</p>
<p><strong>Ligucibario®</strong> &#8211; occupandosi di territorio, enogastronomia, tradizioni… &#8211; è (e non da oggi) costantemente schierato dalla parte <strong>della sostenibilità e della biodiversità, dei luoghi e non dei non luoghi</strong>, e di una cultura che sappia avvicinare i giovani per renderli meno vulnerabili e più responsabili.</p>
<p>Tutelare e valorizzare l’ecosistema ambiente è il primo passo per consentire a se stessi e agli altri un futuro possibile, per contrastare ciò che è falso “sviluppo” (ovvero che non è “progresso”), per promuovere <strong>un turismo rispettoso della natura, del genius loci, delle cultivar e dei cibi genuini – i sapori del buonessere &#8211; , dei prodotti artigianali autentici</strong>.</p>
<p>Se un lungo cammino inizia sempre con piccoli passi, Amico lettore quando fai la spesa chiediti dunque quanto carburante e quanto inquinamento sono costate quelle merci che prima di giungere sugli scaffali hanno dovuto percorrere miliardi di chilometri…</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Guerre puniche e formazione &#8220;moderna&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 14:39:26 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/12/20190927_182733.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20702" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/12/20190927_182733-300x168.jpg" alt="20190927_182733" width="300" height="168" /></a>Ho seguito i giorni scorsi, davvero senza entusiasmo, la “querelle” prodotta da una dichiarazione del ministro Cingolani, secondo il quale al Paese occorre più cultura tecnica, implicitamente – vien da pensare – a scapito di quella umanistica. Alquanto infelice, poi, l’argomento “<strong>vogliamo studiare 4 volte le guerre puniche o impartire una formazione più moderna?</strong>”<br />
Molti ovviamente gli hanno subito controribattuto, e ho apprezzato in modo particolare il geologo Mario Tozzi, che non a caso è un ambientalista autentico, e davvero si spende, anche sui media, in difesa di questo nostro pianeta bellissimo e sventurato.<br />
Peraltro questa “frattura”, su cui ci si è scontrati, periodicamente riemerge. Ma come gli antichi ritenevano la cultura greca e quella latina due fiumi per così dire necessari onde giungere ad un&#8217;unica foce, così un dissidio tra sviluppo tecnologico da un lato e scienze umane o sociali dall’altro non ha oggi &#8211; come ieri &#8211; alcuna ragion d’essere.<br />
Io mi occupo da tanti anni di marketing (in specie turistico), e posso assicurare che la mia quotidianità professionale poggia – contemporaneamente – su numeri e statistiche cartesianissimi tanto quanto su indagini sociologiche e psicografie comportamentali.<br />
Aldilà delle attitudini e degli orientamenti individuali dei giovani, che persino le figure genitoriali sono a mio avviso tenute il più possibile a rispettare e assecondare (l’alternativa sarebbe infatti forzarli e costringerli), il nodo apparentemente gordiano svela una ben diversa emergenza. Che poi <strong>in Italia sarebbe quella, rieccola, della “buona scuola” e, last not least, della buona formazione</strong>.<br />
Se tali realtà operassero al meglio e, quand’opportuno, sapessero anche dialogare tra loro, quanto sopra diverrebbe chiacchiera da bar.<br />
L’era dell’accesso e la società liquida in cui volenti o nolenti viviamo (<strong>cito Rifkin e Bauman</strong>) hanno infatti – malgrado le apparenze &#8211; costantemente bisogno della riflessione storica, per tornare all’esempio iniziale, perché non si dà società né civilizzazione senza che un “cittadino” venga messo nella condizione di acquisire, oltre ai know-how lavorativi/concreti, anche o in primis quei valori (conoscenza del proprio Paese e di sé, senso morale, spirito critico, gusto estetico…) che di fatto sostanzieranno il suo vivere comunitario.<br />
Mi pare fosse <strong>Pasolini</strong> a situare &#8211; guarda caso &#8211; una netta differenza tra sviluppo e progresso… Quanto sviluppo ormai non è progresso!<br />
Circa la scuola si sono spesi tsunami d’inchiostro e, nei decenni, investimenti d’ogni tipo, scoraggia – come si suol dire &#8211; ritrovarsi sovente daccapo, con milleduecento criticità irrisolte (i Lettori più autolesionisti leggano, se ancora non lo conoscono, A. Galdo, <em>Ultimi</em>, ed. Einaudi (Torino), 2016).<br />
Circa la formazione, settore che spesso mi vede all&#8217;opera, malgrado l’ampiezza della questione due sono tuttora  mio parere le priorità, tenendo presente che molta Italia si caratterizza per microimprese a gestione famigliare: che gli enti (talora emanazione di associazioni di categoria) via via realmente si specializzino su tematiche e figure professionali in uscita, costruendo staff e metodologie didattiche ad hoc. E che consolidino sul territorio forti relazioni col sistema d’aziende, che da un lato può accogliere i formandi in stage, dall’altro può a propria volta rivelare fabbisogni formativi specifici (management, networking, lingue straniere, web/social media marketing…).<br />
A dispetto della sintesi, presumo che ora anche il mio punto di vista sia chiaro. E davvero – malgrado io non sia tout court uno storico (bensì forse ormai un antropologo&#8230;) &#8211; non mi riesce di visualizzare il futuro che attenderebbe una nazione tutta affollata di digital manager e poco altro. Di un&#8217;umanità tutta china sui propri smartphone?<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Il senso delle Feste e Zygmunt Bauman</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 14:40:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il senso delle Feste e Zygmunt Bauman “Tutte le cose, generate o prodotte, umane o no, sono “fino a nuovo avviso”, sono “a perdere”. Un fantasma si aggira fra gli abitanti del mondo liquido-moderno e fra tutte le loro fatiche e creazioni: il fantasma dell’esubero. La modernità liquida è una civiltà dell’eccesso, dell’esubero, dello scarto, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/feste-zygmunt-bauman/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/varazze-151218.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18791" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/varazze-151218-168x300.jpg" alt="varazze 151218" width="168" height="300" /></a></p>
<p>Il senso delle Feste e Zygmunt Bauman</p>
<p>“Tutte le cose, generate o prodotte, umane o no, sono “fino a nuovo avviso”, sono “a perdere”. Un fantasma si aggira fra gli abitanti del mondo liquido-moderno e fra tutte le loro fatiche e creazioni: il fantasma dell’esubero. La modernità liquida è una civiltà dell’eccesso, dell’esubero, dello scarto, e dello smaltimento dei rifiuti» (<strong>Zygmunt Bauman</strong>, “Vite di scarto”, ed. Laterza, Bari 2007).<br />
Oggi la vita dell’uomo si svolge frenetica, ipertecnologica e vacua, una commedia goffa e a tratti volgare dove quel che conta è l’illusorio ed egotico possesso di beni, di poteri, di visibilità mediatica, pena il sentirsi esclusi dal tavolo di gioco (ma quale gioco, poi?). Questa modernità sempre più liquida e priva di punti di riferimento origina da una civiltà dell’eccesso e dello scarto, esito pervertito di un marketing ed un web sempre più incessanti ed invadenti, che sopraffanno il nostro senso critico: «Consumiamo ogni giorno senza pensare, senza accorgerci che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio».<br />
Il Natale ormai imminentissimo, con la pausa dalle ansietà del lavoro, dovrebbe indurci verso il più sagace critico della cosiddetta società postmoderna, mancato purtroppo due anni fa. Il quale &#8211; con toni che sarebbero piaciuti anche a Pasolini ed altri &#8211; ha svelato come il sistema economico-industriale in cui viviamo sia congegnato proprio al fine di non delimitare i desideri e gli pseudo bisogni dell’umanità, anche i più frivoli ed effimeri, così da non inceppare mai le crescite dei mercati.<br />
Bauman lo ha di fatto specificato in molti dei suoi meritevoli lavori (“Consumo, dunque sono”, “Homo consumens”), definendo la società contemporanea come dipendente dal consumo, tanto che la costruzione stessa dell’identità individuale ne dipende, ed ogni cosa e valore risulta ridotto a merce, da circuitare sino poi ad estinguerla, smaltirla, rottamarla.<br />
Bauman &#8211; dunque &#8211; può ancora aiutarci a <strong>vivere un Natale diverso, autentico e migliore</strong>, non il rito stanco, compulsivo e materialistico dello shopping e dell’abbuffata. Un Natale di affetto e vicinanza, di raccoglimento e misura, dove ritrovare anche noi stessi.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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